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Lunedì, 23 Ottobre 2017

TEATRO: "CALCEDONIO", IN SCENA IL FANTASMA DELL'IDEOLOGIA PERDUTA

Scritto da  Giuseppe Manzo Gen 23, 2017

Siamo nel 1989, un televisore trasmette notizie dell'evento più importante e gravido di conseguenze dell'epoca: la caduta del muro di Berlino, che segna la fine delle ideologie. Sono solo alcuni degli ingredienti del successo di “Calcedonio”, lo spettacolo di Manlio Santanelli diretto da Orlando Cinque 

 

Scenografia essenziale, dialoghi ricchi di suggestioni e una trilogia di attori capaci di entrare in perfetta sintonia con lo spettatore. Sono solo alcuni degli ingredienti del successo di “Calcedonio”, lo spettacolo di Manlio Santanelli diretto da Orlando Cinque, appena concluso al Ridotto del Mercadante, Napoli (in cartellone dal 17 al 22 gennaio).

Federica Aiello (Cesarina) e Angelo Laurino (Egisto) sono una coppia di quasi cinquantenni, apparentemente in crisi; Orlando Cinque (Vitaliano), il vecchio amico andato a trovarli una sera a cena.

Siamo nel 1989, un televisore trasmette notizie dell'evento più importante e gravido di conseguenze dell'epoca: la caduta del muro di Berlino, che segna la fine delle ideologie, il momento di cesura tra passato e presente. Data da non sottovalutate per la nostra piccola storia, in cui la vera protagonista è proprio la Storia (con la S maiuscola), intesa come ideologia politica e pensiero collettivi ma anche come passato di cui non ci si riesce a liberare, che grava come un'ombra su un presente quasi impalpabile. Ad essere rievocata è la memoria di un Paese, attraverso citazioni e date di vita e morte di letterati e intellettuali (da Manzoni a Pasolini, da Neruda a Majakovskij), che si fonde e confonde con la memoria privata attraverso il ricordo di un vecchio compagno di liceo, l'enigmatico "Calcedonio", personaggio destinato ad essere sospeso tra realtà e la fantasia.

Di lui si sono perse le tracce ma i tre amici si dilettano a ricercarle attraverso ricostruzioni, più o meno legate alla Storia ufficiale, senza mai veramente riuscirci perché in fondo gli uomini non riescono a controllarli i ricordi. “Un thriller esistenziale - spiega Orlando Cinque, interprete e regista - immerso in una disperata ironia, in cui però l'assassino è già noto, non viene mai nominato, quasi rimosso. Ciò che si cerca di scoprire, invece, è chi sia la vittima. Cosa è andato perduto per sempre? Quali sono le promesse non mantenute che rendono invivibile io presente? A cosa o a chi si deve dire addio e cosa si può ancora salvare? Cosa possiamo perdonare o riconoscere perché si possa prendere serenamente congedo dal passato ed aprire una pagina nuova nella propria vita e nel proprio tempo?”.

Lo spettacolo, in poco più di un’ora, avvince lo spettatore anche grazie ai suoi giochi di parole e deduzioni, restando asciutto nella scena ma offrendo molti stimoli alla riflessione. Le scene sono di Laura Simonet della Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli afferente al corso di Luigi Ferrigno, i costumi di Alessandra Gaudioso, le luci di Cesare Accetta, le musiche di Luisa Boffa. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile di Napoli - Teatro Nazionale

Maria Nocerino (dal portale napoliclick.it)

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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