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Giovedì, 19 Ottobre 2017

A TEATRO NELLE CASE PER I TERRITORI DA CUCIRE

Scritto da  Redazione Set 19, 2017

Chi è uno straniero? Chi è un locale? È una questione di luogo di nascita, di residenza o di nazionalità? Di lingua o cultura? Tematiche di stringente attualità che quest’anno percorreranno la ventunesima edizione di “A teatro nelle case” il festival d’autunno diretto dal Teatro delle Ariette

 

 

 

Dopo aver attraversato questa estate il territorio di Valsamoggia a bordo della piccola roulotte trainata dalla “2 Cavalli”, armati di un manifesto che usciva dal tettuccio aperto e di un megafono rosa che amplificava la pubblicità dello spettacolo serale, il Teatro delle Ariette prosegue a riflettere sul tema degli stranieri, una parola che pronunciamo quotidianamente ma sulla quale forse non si riflette in modo profondo.

Chi è uno straniero? Chi è un locale? È una questione di luogo di nascita, di residenza o di nazionalità? Di lingua o cultura? Di caratteristiche somatiche o di condizione (studente, turista, lavoratore)? Lo straniero ha diritti limitati rispetto al locale?

 

Tematiche di stringente attualità che quest’anno percorreranno la ventunesima edizione di “A teatro nelle case” il festival d’autunno diretto dal Teatro delle Ariette, che dal 23 settembre al 22 ottobre in Valsamoggia (Bologna) accoglierà la seconda fase del progetto ‘Territori da cucire’ dedicato proprio al tema dello straniero, con un ricco programma di teatro, cinema e laboratori, realizzato con il contributo di Regione Emilia-Romagna e Comune di Valsamoggia e con le collaborazioni di Fondazione Rocca dei Bentivoglio, ASC InSieme - Commissione Mosaico e Alliance Française Bologna.

 

Il Teatro delle Ariette ospiterà altre voci e altri sguardi che vengono da lontano, parlano altre lingue e si interrogano sulle questioni delle identità, delle radici e delle migrazioni, riflessioni che hanno accompagnato la Compagnia per tutto il 2017 grazie alla collaborazione e al contributo di idee dei cittadini e delle associazioni del territorio.

 

Il programma

 

Primo appuntamento è sabato 23 settembre (ore 21) al Teatro delle Ariette con il Teatro delle Albe che presenta “Rumore di acque” di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, con Alessandro Renda, regia di Marco Martinelli.  L’idea dello spettacolo nasce anni fa a Mazara del Vallo quando il Teatro delle Albe vi giunse con la Non-scuola. Mentre si tenevano le attività di laboratorio, i giornali riferivano di migranti clandestini annegati fra le acque. Nomi, volti e storie sono diventati in Rumore di acque l’oggetto del racconto di un grottesco generale dagli occhiali da sole scuri e una divisa con medaglie ciondolanti.

 

“Uno spettacolo nato per andare quasi ovunque - scriveva Martinelli nel 2005 -  ovunque la necessità chiamerà lo spettacolo, anche sulla spiaggia: come se fossimo in tempo di guerra. E forse ci siamo davvero”.

 

Lunedì 25 settembre e lunedì 2 ottobre (ore 20.30) al Cinemax Bazzano sarà presentato “Acqua salata” il film di Stefano Massari e Stefano Pasquini, un progetto di Paola Berselli e Stefano Pasquini, realizzato con i cittadini del Comune di Valsamoggia, ultima fase del progetto ‘Territori da Cucire’ 2017, produzione Teatro delle Ariette.

Acqua salata come l’omonima sorgente di Rio Marzatore, a 100 metri da casa Ariette. Una sorgente di acqua fossile, una sacca di acqua di mare rimasta imprigionata tra le cavità della roccia quando il mare, che migliaia di anni fa ricopriva queste terre, si è ritirato. “Lo stesso mare che - scrive Stefano Pasquini - divide la tua terra dalla mia. Adesso quell’acqua risale alla superficie, attraverso le crepe della terra”.

Un film fatto di pensieri, racconti e testimonianze che i cittadini hanno regalato durante il percorso del progetto e la tournée di Io, il couscous e Albert Camus. Un film semplice e sincero per raccontare, a zero budget, l’esperienza vissuta, il sentimento che ha attraversato questa girandola di incontri umani potenti, destabilizzanti, commoventi e disarmanti.

 

Sempre lunedì 25 settembre, alle ore 22, segue la proiezione del film “A seafish from Africa. Il mio amico Banda” del bolognese Giulio Filippo Giunti, presente alla serata, una produzione POPCult e CARTA BIANCA. Immigrato ghanese di fede musulmana, Banda arriva in Europa alla ricerca di una possibilità di sopravvivenza per sé e di aiuto per la sua famiglia in Africa. In Italia incontra Giulio che gli offre un lavoro, diventa suo amico e, affascinato dalla sua originale personalità, decide di raccontarne la sua storia in un film.

 

Dalla Francia arriva al Teatro delle Ariette sabato 30 settembre (ore 21) il Théâtre de Chambre con “Un rendez-vous si loin" di Christophe Piret, anche in scena insieme a Marina Keltchewsky, appuntamento realizzato in collaborazione con Alliance Française di Bologna. Christophe viene dal Nord della Francia, Marina dalla Russia. Entrambi sono divisi tra l’attaccamento alle origini e la volontà di affrancarsi, tra l’amore per le culture di provenienza e il bisogno di liberarsi di dolorose eredità. Di origine gitana russa, Marina conosce bene la migrazione, una specie di atavismo ingombrante che ha portato in Iugoslavia, Marocco, Argentina. Con lo sguardo rivolto all’Est, Christophe, malgrado i suoi legami, moltiplica gli scali, da Berlino a Volgograd. “Un rendez-vous si loin” tratta del fascino talvolta scorticato dell’attrito delle lingue e delle culture, dei viaggi che esprimono il bisogno viscerale di libertà. Non ci sono personaggi e nemmeno finzione ma dei frammenti sensibili scaturiti da un incontro, un dialogo sul filo delle loro storie e la musica intrecciata alla scrittura.

 

Una giornata intera con i Cantieri meticci - Percorsi teatrali con migranti richiedenti asilo e rifugiati si svolgerà al Teatro delle Ariette domenica 8 ottobre. Alle ore 10.30 spazio ai laboratori (aperti a tutti, adulti e bambini) che, tenuti da attori, danzatori e artisti di varia provenienza, proporranno due percorsi artistici: uno legato alla manualità finalizzato alla creazione di oggetti scenici con le tecniche del collages, l’altro legato alla danza e alla costruzione di azioni sceniche collettive.

Alle ore 15.30 segue “Il violino del Titanic (non c’è mai posto nelle scialuppe per tutti)” diretto da Pietro Floridia con una compagnia composta da oltre 50 attori provenienti da Afghanistan, Belgio, Camerun, Cina, Costa d’Avorio, Ghana, Iran, Italia, Marocco, Nigeria, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Russia, Sierra Leone, Siria, Somalia.

 

Ispirandosi al capolavoro La fine del Titanic di H. M. Enzensberger, lo spettacolo farà salire gli spettatori a bordo della “stessa barca” con gli attori-rifugiati, in modo da far loro sperimentare da dentro le dinamiche che l’affondamento e la lotta per salvarsi possono generare. Gomito a gomito con chi spesso ha vissuto, e non metaforicamente, esperienze di naufragio.

 

Domenica 22 ottobre, alle ore 18, al Teatro delle Ariette Giuseppe Cederna presenta “Da questa parte del mare” da Gianmaria Testa, regia Giorgio Gallione, una produzione Fuorivia / Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale, in collaborazione con Teatro dell’Archivolto.

Da questa parte del mare è il libro della vita di Gianmaria Testa, arrivato in libreria, purtroppo postumo, il 19 aprile 2017. È il racconto dei pensieri, delle storie, delle situazioni che hanno contribuito a dar vita ad ognuna delle canzoni dell'album omonimo. È il racconto dei grandi movimenti di popolo di questi anni. Un patrimonio di riflessioni umanissime, senza presunzioni di assolutezza, uno sguardo lucido, durato più di 20 anni, sull’oggi.

 

Un libro che ora diventa uno spettacolo teatrale e a portarlo in scena è Giuseppe Cederna che ha condiviso più volte il palcoscenico con Gianmaria e che con lui condivide ancora, soprattutto, una commossa visione del mondo. Giorgio Gallione, altro amico di Gianmaria, ne cura la regia, traducendo in linguaggio, immagini e forma teatrali, parole pensate per la pagina scritta, dense di sonorità e musica. Un viaggio struggente, per storie e canzoni, sulle migrazioni umane, ma anche sulle radici e sul senso dell’umano. Senza retorica ma con il solo sguardo sensato: raccontando storie di uomini e donne. Di Babasunde, che ha perso il suo nome, di Rrock Jakaj, violinista di Scutari, di quella ragazza intirizzita che cammina verso la stazione. E di Tinochika, aggrappato con tutto se stesso allo sguardo di una donna.


 

Nei luoghi del Festival sarà allestita “Territori nelle piazze”, la mostra fotografica in video proiezione di Giovanni Battista Parente, che da vari anni segue il progetto ‘Territori da cucire’ raccontandolo con le sue immagini.

 

Giovedì 28 settembre, alle ore 18, presso la sede bolognese di Alliance Française, con cui il Teatro delle Ariette ha iniziato una collaborazione che proseguirà anche l’anno prossimo, si svolgerà l’incontro “Un théâtre de voisinages” (Un teatro di vicinanze) con Christophe Piret, direttore artistico, autore e regista del Théâtre de Chambre/232U, e condotto da Massimo Marino.

 

In occasione della residenza creativa e della presentazione dello spettacolo presso il Teatro delle Ariette Christophe Piret incontrerà il pubblico bolognese per raccontare con parole e immagini la singolare esperienza della compagnia che dirige da trent’anni nel Nord della Francia instaurando uno stretto rapporto con il territorio, con i cittadini e gli artisti locali e allo stesso tempo in continuo contatto con i cittadini e gli artisti dell’Europa e del mondo.

 

Un teatro radicato nell’ordinario, nelle problematiche contemporanee, negli interrogativi che attraversano e a volte scuotono il quotidiano; un teatro che interroga le storie individuali e collettive, in cerca della poesia, l’eroismo ordinario, la trascendenza dei gesti.

 

Nello spirito di massima apertura, inclusione e accoglienza che ha contraddistinto l’edizione di Territori da cucire 2017, dedicata al tema dello “straniero”, tutti gli spettacoli, i film e i laboratori sono a ingresso libero fino a esaurimento posti.

@nelpaeseit

L'ultima modifica Martedì, 19 Settembre 2017 10:30
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