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Lunedì, 16 Luglio 2018

ODISSEA IN VALSAMOGGIA: NEL BOLOGNESE "TERRITORI DA CUCIRE" In primo piano

Scritto da  Redazione Lug 02, 2018

Un' Odissea in 5 puntate teatrali come 5 le piazze che la ospiteranno nel territorio di Valsamoggia. Giunge alla quarta edizione “Territori da cucire”, il progetto che il Teatro delle Ariette cura dal 2015 realizzato con il contributo di Comune di Valsamoggia, Regione Emilia-Romagna, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, in collaborazione con ASC InSieme - Commissione Mosaico, Fondazione Rocca dei Bentivoglio, CartaBianca Libreria Indipendente.

Se il tema affrontato lo scorso anno è stato quello degli stranieri, quest’anno si esperimenta un teatro di comunità con la creazione dello spettacolo teatrale “Un’Odissea in Valsamoggia” in cui protagonisti, guidati dal Teatro delle Ariette, sono circa 40 cittadini di differente età e provenienza culturale coinvolti in tutte le fasi dell’allestimento, dalla recitazione alla realizzazione delle scene e costumi, in una contaminazione continua tra cultura classica e cultura popolare, tra il lavoro dei professionisti e quello dei dilettanti/cittadini.

Tratto dall’Odissea di Omero, nella traduzione di Emilio Villa, lo spettacolo si realizza grazie alla collaborazione di diverse associazioni di volontariato presenti sul territorio (Cooperativa Sociale Arca di Noè, Open Group Cooperativa Sociale, Donne Multietniche Valsamoggia, Nema Problema Onlus, Associazione Culturale Islamica Valsamoggia, Comunità Bahá’í), con una particolare attenzione a quelle cosiddette di “stranieri”, nello spirito dell’Odissea stessa, e con la partecipazione del Collettivo La Notte e del Laboratorio Permanente di Pratica Teatrale, per promuovere l’incontro tra culture, costumi, lingue e tradizioni diverse, per disegnare una nuova mappa dell’identità culturale della comunità attraverso la condivisione di un processo di creazione artistica.

Il comune di Valsamoggia nasce nel 2014 come risultato della fusione di 5 comuni: Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno. Una superficie vastissima e in parte disomogenea che va dall’alta collina alla via Emilia, un territorio che ha bisogno di essere ‘cucito’ non solo amministrativamente. In Valsamoggia risiedono persone di provenienze diverse, pochi degli attuali residenti vi sono nati: molti sono arrivati da Bologna, altri dal resto d’Italia, altri ancora dall’estero. Da qui la necessità di costruire un tessuto di relazioni tra le persone e anche tra le associazioni che vi vivono, un tessuto i cui fili sono le attività culturali capaci di immaginare una nuova identità della comunità che, senza cancellare le radici storiche, sappia superare la logica ristretta dei campanili.

Caratteristica di Territori da cucire è quella di portare il teatro nei luoghi della vita e dell’aggregazione sociale, di raggiungere realtà marginali e periferiche, creare un tessuto di relazione, rafforzare il sentimento di appartenenza alla comunità, porre domande agli individui e alla società.

Come Odisseo, il teatro viaggia

L’Odissea sarà così ospitata a puntate in 5 piazze del territorio - sempre ad ingresso libero -  con il seguente calendario: La zattera di Odisseo a Monteveglio (4 luglio), Odisseo-Nessuno a Savigno (11 luglio), Scilla, Cariddi, le Sirene. Il ritorno a Castelletto (18 luglio), La gara dell’arco a Crespellano (25 luglio), Lunga notte d’amore a Bazzano (1 agosto). La barca di legno di Ulisse, trasportata su una due cavalli, farà il suo ingresso nelle piazze il giorno prima per promuovere l’evento.

Costruire insieme uno spettacolo tratto dall’Odissea significa riflettere sui suoi contenuti, farci le stesse domande che si fece Odisseo e cercare insieme risposte e soluzioni ai problemi che la vita ci impone. Mai come oggi l’Odissea parla di noi e del nostro presente, e di come ogni incontro con l’altro, ogni differenza e scoperta servano a costruire ed arricchire la nostra identità individuale e collettiva e rafforzare il sentimento di appartenenza alla comunità.

‹‹Non so che senso avrebbe oggi mettere in scena l’Odissea - scrive Stefano Pasquini – Anzi, sono convinto che l’Odissea non si possa mettere in scena, ma rappresenta una straordinaria occasione di teatro. Il teatro è il gesto di una comunità e l’Odissea sta alle fondamenta della nostra comunità. Fondamenta tanto profonde da essere oramai irraggiungibili, invisibili, dimenticate. Questo mi interessa dell’Odissea oggi: il suo invincibile anacronismo. Quali frammenti, quali brandelli sono rimasti attaccati alle nostre vite, si sono arenati nei meandri della memoria? Che cos’è una sirena oggi? L’orologio di una fabbrica? Il clacson di un’ambulanza? E la dea civetta è forse quella che fa l’occhiolino ai passanti? O una divina macchina della polizia?››

Partendo dal fatto che l’Odissea è una storia autobiografica che Ulisse racconta attorno a una tavola, così anche la scenografia farà pensare a un convivio e a una barca nello stesso tempo. ‹‹L’Odissea in fondo è una favola raccontata a tavola: la favola delle origini e dei destini di una comunità e degli dei e degli uomini che la compongono››. Focaccia, frutta e verdure saranno condivise con il pubblico al termine dello spettacolo. Le parole di Omero saranno tagliate, triturate e infilate nelle nostre bocche moderne. Non per mettere in scena l’Odissea, ma noi stessi, la nostra comunità catturata nell’atto di interrogare quelle parole antiche, quelle vecchie storie di un mondo che non c’è più e vive sprofondato dentro di noi nel mistero della sua disarmante attualità.

Tutto il progetto sarà seguito e raccontato nel blog Verso Itaca sul sito www.teatrodelleariette.it

 

L'ultima modifica Lunedì, 02 Luglio 2018 16:04
Redazione

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