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Lunedì, 11 Dicembre 2017

VAL D'AGRI, BASTA PETROLIO: "UNA SMART LAND PER FUTURO GREEN"

Scritto da  Redazione Apr 14, 2017

Conoscere le potenzialità del territorio, creare la consapevolezza delle peculiarità della Valle dell’Agri e avanzare proposte di modifica dello status quo sono i punti cardine dell’iniziativa di Legambiente: l’unica strada virtuosa nello sfruttamento sostenibile nelle vere ricchezze del territorio.

Si è tenuta nella giornata di lunedì, presso il salone del Castello San Severino di Grumento Nova, la giornata di approfondimento organizzata dalla Legambiente “Val D’Agri. Smart Land? – Per una governance green del territorio”.

L’iniziativa ha voluto soffermare l’attenzione della collettività e del mondo amministrativo (rappresentato dai Sindaci di Montemurro, Sarconi, Spinoso e naturalmente Grumento Nova) sulla necessità di riportare l’attenzione verso i piccoli centri, vedendo nei progetti “Smart City” e “Smart Land” la naturale inclinazione di un Paese policentrico come l’Italia.

La traduzione logica dei progetti Smart – secondo quanto esposto da Alessandra Bonfanti (Segreteria Nazionale Legambiente), Saverio Massari (Menowatt), Francesco Ferrante (Kyoto Club) Ennio di Lorenzo (Legambiente Val D’Agri), Michele Greco e Pasquale Scavone (Fondazione Osservatorio Val D’agri) – sta nella realizzazione di una governance green e sostenibile del territorio, attraverso alcuni asset strategici come la gestione dei rifiuti, l’ innovazione tecnologica o la modifica dei modelli energetici.

Conoscere le potenzialità del territorio, creare la consapevolezza delle peculiarità della Valle dell’Agri e avanzare proposte di modifica dello status quo sono i punti cardine dell’iniziativa dell’associazione ambientalista, che vede l’unica strada virtuosa nello sfruttamento sostenibile nelle vere ricchezze del territorio: l’acqua, il turismo, le aree verdi.

L’attuazione di una nuova politica economica e di valorizzazione delle risorse naturali è il punto cardine per invertire il trend di spopolamento delle aree periferiche in Italia innescato negli ultimi 20 anni con la perdita di “paesaggio produttivo”, inteso come creazione di ricchezza attraverso la valorizzazione di 3 filiere: il patrimonio boschivo, la filiera energetica (sia come percorso di transizione e di abbandono del fossile che come raggiungimento dell’autonomia nelle comunità resilienti) ed il patrimonio storico, edilizio ed agricolo dei piccoli centri, ormai quasi completamente abbandonati e spopolati.

Nel corso dell’iniziativa è stato presentato il “Progetto Smart Basilicata” promosso da ENEA e Regione, in prosecuzione di un lavoro iniziato ormai nel 2009 da parte dell’Ente di ricerca in Basilicata. Il progetto –illustrato dalle Dott.sse Patrizia Menegoni e Maria Sighicelli – ha come obiettivo lo sviluppo di nuove metodologie innovative per lo sviluppo sostenibile con prodotti e servizi, funzionali al loro inserimento all’interno delle procedure della Pubblica Amministrazione.

Le azioni di monitoraggio (del Fiume Agri prima e del Lago di Pietra del Pertusillo poi), assieme all’avviamento di un percorso sui contratti di fiume sono le azioni previste dal “Progetto Smart Basilicata” per un lavoro collettivo con le comunità della Valle.

Le conclusioni dell’iniziativa sono state affidate al Responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente Antonio Nicoletti che ha sottolineato come "l’assenza dal Convegno dell’Ente parco dell’Appennino Lucano non fosse una dimenticanza, ma una presa d’atto della inutilità di una presenza visto che l’Ente parco è al momento incapace di svolgere il suo ruolo a favore della tutela della natura e di promuovere politiche di sviluppo sostenibili e degne di questo nome. Dobbiamo prendere atto che l’Ente parco promuove progetti e attività che vanno contro la stessa natura che dovrebbe difendere. Un Ente parco che ha nella sua missione l’obiettivo di frenare la petrolizzazione del territorio sceglie invece come partner principale l’ENI e come “braccio armato” la Fondazione Mattei per promuovere progetti e l’immagine della Val d’Agri fuori dai confini regionali. Un Ente Parco gestito e diretto in questo modo non è quello che noi abbiamo chiesto e invocato 20 anni fa – è stato sottolineato – anzi si può dire che il Parco lo si sta ancora aspettando: un Parco diverso che si riconnetta al territorio ed alle comunità locali, le quali dovranno affrontare la sfida fondamentale della sostenibilità per i prossimi 20/25 anni, rispondendo efficacemente ai cambiamenti climatici, all’uscita dalle fonti fossili e dal petrolio. Tocca innanzitutto ai sindaci rilanciare una nuova idea di sviluppo per la Val d’Agri, una strategia che vada oltre il petrolio e affronti con forza le contraddizioni che la scelta delle fonti fossili ha creato nel territorio e nel tessuto economico e sociale di una Valle che deve scegliere di essere una “Bio Smart Valley” dove la tutela della natura, la qualità delle produzioni e la valorizzazione delle risorse idriche e forestali devono servire a far ritrovare la strada all’Ente parco che abbiamo smarrito".

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