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Mercoledì, 18 Luglio 2018

CATANZARO, IN PIAZZA I "SEPOLCRI LAICI" DELLA MEMORIA

Scritto da  Redazione Apr 02, 2015

A cinquant'anni dall'omicidio del sindacalista Luigi Silipo la città calabrese è scesa in strada per un "esercizio collettivo di partecipazione e condivisione". In una marcia silenziosa e notturna promossa da Libera, Legacoop, coop sociale Kyosei, Ubik, Gruppo 52 e Venti d'autore. Ecco il racconto della serata da parte del gruppo Lou Palanca.

Gino, il barbiere, se li ricorda ancora gli spari di quella maledetta sera. "E come avrei potuto dimenticare, Catanzaro era una città tranquilla, pacifica, e poi all'improvviso vengono ad ammazzare un cristiano proprio nel cuore del centro storico, alla Maddalena, nella stessa via in cui io e miei compagnelli giocavamo con la palla di pezza e le porte disegnate con il gessetto bianco".

 

Era il primo giorno di aprile del 1965. A dire il vero, quelli che c'erano se lo ricordano tutti l'omicidio di Luigi Silipo. Si ricordano gli spari, la confusione, la paura, i funerali con le bandiere rosse che riempivano la città, le lacrime di chi gli voleva bene. E poi più niente. A essere sparito dalla memoria collettiva è tutto quello che è venuto dopo: le indagini, le supposizioni, le polemiche, gli articoli di giornale, le dicerie, il vuoto che ha inghiottito il fascicolo processuale, la polvere che ha ricoperto il volto di una persona e il senso della sua vita. Proprio come accadde qualche anno dopo per Giuseppe Malacaria, l'operaio-martire ucciso da una stupida bomba lanciata contro una manifestazione anti-fascista.

Luigi Silipo fu ucciso alla Maddalena, intorno alle dieci di sera di un giorno di primavera. Proprio a quell'ora ci ritroveremo cinquant'anni dopo, il primo aprile del 2015, di fronte al suo portone. "Siamo partiti da Piazzetta della Libertà- si legge in una nota del gruppo Lou Palanca- dove cadde Malacaria, e abbiamo percorso la strada che ci fa uomini e cittadini. Non per chiedere giustizia o verità, sebbene ci piacerebbe che fosse ancora possibile cercarle e trovarle, ma per omaggiare quel che resta della memoria, della dignità, della consapevolezza di questa comunità. Sono i sepolcri laici della nostra città, uno squarcio nel silenzio, un esercizio collettivo di partecipazione e di condivisione. Un segno per quello che è stato. E per quello – conclude Lou Palanca – che vorremmo che fosse il nostro futuro".

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