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Venerdì, 15 Dicembre 2017

COSENZA, DONNE E BAMBINI LASCIATI SOTTO UN PONTE

Scritto da  Redazione Ott 14, 2015

Le condizioni della comunità rom raccontate da Redattore Sociale: "Ci sono ancora dei bambini sotto il ponte, da lunedì. E' inumano". Le associazioni riferiscono di "pressioni" esercitate sulle persone, per convincerle a tornare nel loro paese d'origine. A fine serata, a partire sono state circa sessanta persone, mentre ancora oggi alcune famiglie, con i loro bambini, restano accampate sotto il ponte.

A Redattore Sociale arriva la denuncia sulla situazione di Cosenza che da due giorni vede in strada donne e bambini rom. "Ci sono ancora dei bambini sotto il ponte, da lunedì. E' inumano". Sono passati due giorni dall'inizio dello smantellamento della tendopoli per i rom di Cosenza, e Luigi Bevilacqua, dell'associazione "Lav Romanò", manifesta tutta la sua rabbia per un'operazione che non condivide nelle forme e nei risultati raggiunti. Già lunedì sera Marilina Intrieri, Garante per l'Infanzia della Regione Calabria, aveva intimato all'amministrazione comunale del sindaco Occhiuto di rimontare alcune tende perché i neonati e i bambini, rimasti letteralmente per strada insieme alle loro famiglie, hanno diritto a un tetto.

"Tutto è iniziato venerdì 9, quando con un passaparola il Comune ha avvisato la comunità che il lunedì successivo ci sarebbe stato lo sgombero" racconta Mariafrancesca D'Agostino, dell'associazione "La scuola del vento". Secondo l'amministrazione sarebbe bastato un contributo economico di seicento euro al capofamiglia, più trecento a ciascun componente dei nuclei familiari, a rendere indolore la prima fase dello sgombero. Ma i calcoli erano sbagliati e lunedì sera l'asfalto spogliato dalle tende brulicava di gente che non aveva trovato un alloggio

"Lo sgombero si è svolto in gran confusione - continua D'Agostino. - A rimanere senza un tetto c'erano sia quelli che non avevano trovato casa tempestivamente, che quelli rimasti fuori dall'erogazione del contributo perché, dopo lo sgombero nel giugno scorso della baraccopoli sul lungo fiume Crati, non avevano trovato posto nella tendopoli o avevano preferito appoggiarsi altrove. Tuttavia, con la distruzione delle baracche avevano perso tutto e, teoricamente, avrebbero avuto diritto al contributo comunale. Il problema è nato perché il censimento iniziale è stato estremamente approssimativo".

"Il Comune non ha mai lavorato con le associazioni – aggiunge D'Agostino - , ma in totale autonomia. C'era stata la proposta della Caritas di affiancare l'ente per sostenere i casi più vulnerabili e cercare alloggi alternati, ma è stata bocciata. Evidentemente l'idea era di sbarazzarsi di queste persone e di buttarle via. Nonostante i bambini fossero nati a Cosenza e frequentassero le scuole da anni".

Ieri sera lo sgombero definitivo affiancato da un pullman diretto in Romania. Le associazioni riferiscono di "pressioni" esercitate sulle persone, per convincerle a tornare nel loro paese d'origine. A fine serata, a partire sono state circa sessanta persone, mentre ancora oggi alcune famiglie, con i loro bambini, restano accampate sotto il ponte che si affaccia sulla stazione ferroviaria. Le associazioni denunciano i molti percorsi scolastici interrotti. E che i rom rimpatriati non hanno neanche avuto il tempo di recuperare il nullaosta per poter iscrivere i bambini a scuola, in Romania. Non c'è stato verso. Sono dovuti partire troppo in fretta.

"Che senso ha questo doppio sgombero? Non sarebbe stato meglio dare i soldi alle famiglie dopo aver raso al suolo le loro baracche, piuttosto che farli restare nella tendopoli quattro mesi e poi risgomberarli senza un progetto?" Luigi Bevilacqua, di "Lav Romanò" non è il solo a porsi questa domanda. Perché un doppio sgombero? Perché non erogare i soldi spesi per l'allestimento della tendopoli, come contributo economico ai rom?

Redazione (Fonte e foto: Redattore Sociale)

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