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Venerdì, 24 Novembre 2017

ISCHIA: INCENDIO "VILLA STEFANIA", I PAZIENTI PSICHICI RISCHIANO UN ALTRO TRASFERIMENTO

Scritto da  Redazione Mag 27, 2015

No al trasferimento a Napoli dei sofferenti psichici ischitani: è quanto chiedono la cooperativa sociale Accaparlante e il gruppo Gesco, dopo l'incendio che nei giorni scorsi ha devastato i locali della struttura dell'Asl Napoli 2 a Casamicciola Terme. Sergio D'Angelo: "Non vanifichiamo il lavoro di questi anni: lasciamoli a Ischia, dove hanno creato una comunità".

Scongiurare il trasferimento a Napoli dei sofferenti psichici ospitati nell'ex albergo Villa Stefania a Ischia: è quanto chiedono la cooperativa sociale Accaparlante e il gruppo Gesco, dopo l'incendio che nei giorni scorsi ha devastato i locali della struttura dell'Asl Napoli 2 a Casamicciola Terme. L'incendio, la cui natura è tutta da chiarire, ha sorpreso nell'ex albergo i dieci pazienti psichiatrici che sono stati sgomberati da carabinieri e vigili del fuoco, con l'ipotesi di essere trasferiti in strutture della terraferma. Si tratterebbe di un trasferimento contrario a ogni principio di cura e di accoglienza per persone che sono state già duramente provate dalla chiusura, lo scorso anno, della loro "casa" storica, Villa Orizzonte a Barano. Oggi i sofferenti psichici rischiano di essere collocati ancora più lontano dai loro legami e dalla loro comunità.

Villa Stefania è un ex albergo che da circa un anno ospitava, insieme ai servizi territoriali della Asl, anche la Sir, la residenza psichiatrica da sempre contestata dalle famiglie dei pazienti, dai sindacati, dai comitati civici e dagli stessi operatori sociali della cooperativa Accaparlante del gruppo Gesco. La cooperativa da oltre quindici anni si prende cura dei sofferenti psichici, che nella precedente residenza di Barano avevano trovato una dimensione di accoglienza e di tranquillità adeguata alla loro condizione e alle attività di reinserimento sociale portate avanti dalla cooperativa.

"Dobbiamo fare di tutto per scongiurare il trasferimento a Napoli – dice il direttore di Gesco, Sergio D'Angelo – Ricordiamo che a Ischia i sofferenti psichici hanno creato legami importanti per il loro equilibrio: si tratta di salvaguardare la vita delle persone, che devono riabilitarsi nel loro contesto di vita, recuperando radici e legami con la comunità. È auspicabile che la Asl torni a prendere in considerazione l'ipotesi di farli tornare a Villa Orizzonte, che fu lasciata per motivi economici e che oggi potrebbe essere nuovamente disponibile a condizioni decisamente più favorevoli".

"Auspichiamo che si trovi comunque al più presto una soluzione sull'isola – conclude Sergio D'Angelo – anche eventualmente accogliendo la richiesta del comitato di Cittadinanza nato a sostegno dei sofferenti psichici, che chiede l'utilizzo degli spazi di Villa Joseph, una struttura già pronta e disponibile ad accoglierli insieme con gli operatori socio-assistenziali. Concordiamo con loro nel dire che la prima necessità e il primo dovere siano quelli di proteggere i sofferenti psichici e garantire loro un'esistenza serena. Sradicarli dalla loro terra e dal loro contesto di riferimento, come fosse un semplice trasferimento di reparto, significherebbe vanificare completamente l'esperienza realizzata fin qui dagli operatori sociali, nel solco del lavoro avviato con la chiusura del Leonardo Bianchi".

La vicenda

I dieci sofferenti psichici nel luglio 2014 furono costretti a lasciare Villa Orizzonte, a Barano d'Ischia, dove erano rimasti per 17 anni, e a trasferirsi nell'ex albergo Stefania, a Casamicciola Terme, per ragioni dettate dalla "spending review",come fece sapere l'azienda ospedaliera.
Dopo 8 mesi dal loro trasferimento, un'inchiesta della magistratura ha portato al sequestro dell'ex albergo giudicato"inagibile e non idoneo come struttura sanitaria", come già denunciato all'epoca del trasferimento dagli stessi operatori. Ora si ripropone il rischio di ricollocare gli utenti di Ischia in RSA (Residenze Sanitarie Assistite) e SIR (Strutture Intermedie Residenziali) sul territorio di Napoli, rispetto al quale esplose la reazione di famiglie e cittadini, che si sono costituiti in un "Comitato spontaneo di cittadinanza attiva".

Redazione Campania

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