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Lunedì, 11 Dicembre 2017

ECCO NAPOLILANDIA: IL CENTRO STORICO TRA TURISMO E DIRITTO ALLA CASA In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Nov 24, 2017

Napolilandia, arriva il turismo di massa e cambia la faccia al centro storico. Nel mirino c’è la questione sociale del diritto alla casa nella ricerca condotta dall’architetto Alessandra Esposito e che è stata presentata ieri dalla campagna cittadina Magnammece ‘o pesone.

“Siamo convinti ci sia anche un ostacolo culturale da affrontare rispetto alla retoriche sul turismo – ha detto Alfonso De Vito della Campagna Magnemmece ‘o pesone - e alla necessità di un approccio non ideologico al processo. Occorre uscire da una serie di fraintendimenti linguistici: ormai più che di sharing economy è giusto parlare in questi casi di "on demand economy" e il problema più che il bnb è rappresentato dalla locazione di interi appartamenti (i cosiddetti "affitti brevi" di "case vacanza" che in realtà approfittano di un totale vuoto normativo nella situazione italiana) che rappresentano però il 65% delle offerte presenti sulle grandi piattaforme”.

Sono stati illustrati i dati quantitativi e qualitativi in merito all'impatto dei flussi turistici e delle piattaforme on line come Airbnb sul mercato immobiliare, sulla rendita e di conseguenza sulla disponibilità di alloggi, sul livello degli affitti e sul diritto alla casa. Un fenomeno che ormai ha dimensioni globali e sta performando le aree storiche di molte importanti città e che a Napoli potrebbe avere e sta avendo un impatto molto veloce (in generale l'Italia è il terzo cliente mondiale di airbnb). I dati raccolti sulla città di Napoli sono stati comparati con quelli di altre città europee che hanno messo in campo tentativi di contromisure come Barcellona, Londra, Berlino per cercare di alimentare un confronto che arrivi a delle scelte amministrative su come contenere e governare il fenomeno, soprattutto di attutirne l'impatto sul diritto all'abitare delle fasce più deboli.

Come a dire che la rendita immobiliare si è appropriata di questi strumenti per una specie di "turbovalorizzazione" di cui però i più deboli rischiano di pagare il prezzo. Restituiamo intanto qualche elemento. Nel 2014-2015 è esploso il fenomeno di airbnb in italia, con un incremento in un solo anno di queste offerte del 550%.

A Napoli in appena tre anni l'offerta sulla piattaforma di airbnb è arrivata a circa 4600 host, di cui, stando alle statistiche precedenti, oltre tremila sono "case vacanza". Parliamo di oltre tremila appartamenti scomparsi dal mercato delle locazioni ordinarie e quasi tutti concentrati nell'area dei quartieri storici, la cosiddetta "area unesco".

Gli effetti più ovvi sono l'incremento dei costi degli affitti ordinari, un nuovo processo di concentrazione della proprietà e la tensione a liberarsi dagli inquilini economicamente troppo deboli per resistere. “In diversi casi – aggiunge De Vito - non parliamo dello sfratto di singoli appartamenti, ma di interi palazzi e che sta cambiando il volto ad alcune aree della città (la parte bassa dei quartieri spagnoli ad esempio)” .

Altra faccia della medaglia è la potente elusione fiscale, dalla fiscalità generale (molte transazioni sono totalmente in nero) alle tasse locali, non solo la tassa di soggiorno ma anche l'IMU visto che l'offerta alberghiera a due e tre stelle sta scomparendo in favore di questa modalità che nasconde la sua natura commerciale esternalizzando i servizi alle agenzie.

Un’altra ricerca “amatoriale” è stata condotta da un altro gruppo di ricercatori ed è stata illustrata dalla ricercatrice Anna Fava su come cambia la risposta del commercio al flusso turistico: botteghe si trasformano in trattorie, i bassi si adeguano alla domanda di b&b e case vacanza, i generi alimentari tradizionali come la mozzarella di bufala subiscono sensibili aumenti. Siamo di fronte a un fenomeno di offerta al fronte di una domanda di consumo turistico che però vede intere zone in una situazione di completa “deregulation”.

Presenti in sala alcuni consiglieri comunali, il presidente del consiglio comunale e l'assessore comunale al Bilancio Enrico Panini che si è detto disponibile ad aprire un tavolo di confronto. In questo scenario la domanda viene posta all’Amministrazione comunale che nel suo Piano Napoli 2020 presenta la città in forma “competitiva” per attrarre turismo ma non mostra quali interventi per governare il fenomeno che ha anche un altro aspetto: il dilagare del lavoro nero, anche nei principali siti archeologici e storici del centro antico.  

L'ultima modifica Venerdì, 24 Novembre 2017 16:23
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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