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Martedì, 14 Agosto 2018

CAMPANIA, PRIMATO DI CANCRO AI POLMONI: "INCIDENZA AUMENTA CON DISCARICHE E SITI INQUINATI" In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Gen 31, 2018

In Campania ci si ammala di più ai polmoni rispetto al resto del Paese. I dati e le cause dell’’Associazione Italiana di Oncologia Toracica (AIOT) rispondono nei fatti a chi dice che la Terra dei Fuochi non è mai esistita. Ogni anno in Italia si registrano circa 38 mila nuovi casi di tumore al polmone, il  15% dei quali (circa 4.800) in Campania. Mentre il dato nazionale indica che negli uomini, dal 2008 al 2016,  c’è stata una diminuzione dell’ incidenza dei casi di tumore del polmone e della prostata (-2,5% per anno), il Registro Tumori Campano evidenzia, per la stessa fascia di popolazione, maggiori tassi di incidenza del tumore al polmone rispetto alla media nazionale.

Se in parte il fenomeno è probabilmente dovuto al fatto che la  Campania  è la Regione con la più alta percentuale di fumatori negli ultimi venti anni, ma presentando un tasso di tabagisti poco superiore alla media nazionale (31% contro il 28). Nel solo 2015, inoltre, la Regione ha registrato la comparsa di  3.844 nuovi casi di carcinoma polmonare.

Sui fattori che possono favorire l’insorgenza del tumore del polmone, in primo piano restano, oltre al fumo, l’inquinamento ambientale e atmosferico:  “Nelle  zone in cui sono presenti discariche abusive dove spesso i rifiuti vengono bruciati - dichiara Carlo Curcio, Direttore UOC Chirurgia Toracica Ospedale dei Colli -  si è registrata una maggiore incidenza tumorale. Oltre  ad essere inquinato il sottosuolo, infatti, si registrano nell’aria forti concentrazioni di diossina e altri gas tossici. Nell’area di Bagnoli invece ci sono ancora altissime concentrazioni di radon nel sottosuolo, in una quantità molto superiore a quelle consentite. Se si volesse veramente parlare di prevenzione, bisognerebbe bonificare questi ambienti ad altissimo rischio per la salute pubblica.”

Questi dati si aggiungono alle parole del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Ricciardi che a Presa Diretta fornì i numeri dell’aspettative di vita nel Mezzogiorno. E, soprattutto, del disastro della sanità pubblica nel meridione. Tra le varie cause, infatti, vanno aggiunti anche i cosiddetti stili di vita, la prevenzione individuale e i controlli periodici, soprattutto per gli individui maggiormente a rischio: “Occorre adottare stili di vita corretti abolendo completamente il fumo, seguendo una corretta alimentazione e svolgendo  attività fisica che  favorisca il ricambio di ossigeno nei polmoni – conclude. A questo si aggiungono gli screening periodici. Le TAC di cui disponiamo oggi  permettono  di intravedere neoplasie anche inferiori ai 5 millimetri.  Da sola, però, la TAC non basta, perché alcuni tumori molto aggressivi a distanza di sei mesi possono presentarsi per la prima volta già in fase avanzata.  Per cui ci viene in aiuto una importante novità che è la biopsia liquida, un particolare esame del sangue che monitora le mutazioni di alcuni elementi presenti nell’acido ribonucleico (RNA) che indicano la predisposizione del soggetto all’insorgenza del tumore. Se si notano queste  mutazioni, lo screening andrà effettuato non più  due volte l’anno, ma ad una distanza molto più ravvicinata, che permetterà di intercettare l’eventuale tumore allo stadio iniziale“.  

Resta, però, un problema drammatico quello della prevenzione. I tempi delle liste di attesa per un esame arrivano anche a 1 anno. Chi non ha i soldi per ricorrere alle cure e alla prevenzione privata è seriamente a rischio. E quello della povertà sanitaria, soprattutto al Sud, è il tema strettamente legato ai fattori ambientali: due fattori che stanno mettendo a rischio la vita per intere generazioni in Campania e nelle altre regioni meridionali.

E rischia così di suonare come una beffa il primato del Monaldi che per il quarto anno consecutivo,  con 160 interventi nel solo 2017, si conferma al primo posto in Italia per interventi chirurgici sui pazienti affetti da tumore al polmone con tecniche mini-invasive in videotoracoscopia o VATS (Video-assistedthoracoscopicsurgery). La nuova tecnologia, che ha completamente rinnovato la chirurgia toracica,  è stata introdotta nella struttura dal 2011 e fino ad oggi ne hanno beneficiato oltre 560 pazienti. Grazie ai nuovi sistemi gli interventi chirurgici sono molto più sicuri e molto meno traumatici e si aggiunge l’importante abbattimento dei costi dovuto alla riduzione dei giorni di degenza ospedaliera.

Di fronte alle condizioni di vita e alla tossicità ambientale serve una sanità pubblica efficiente e avanzata che non costringa più i cittadini campani e meridionali a un esodo di massa verso il Nord.

 

 

L'ultima modifica Mercoledì, 31 Gennaio 2018 12:42
Giuseppe Manzo

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