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Mercoledì, 18 Luglio 2018

DALL'ARGENTINA ALLA NONCELLO NEL NOME DI BASAGLIA coop sociali, Friuli Venezia Giulia, salute mentale, Basaglia, Argentina

DALL'ARGENTINA ALLA NONCELLO NEL NOME DI BASAGLIA In primo piano

Scritto da  Redazione Friuli Venezia Giulia Dic 06, 2017

Nei giorni scorsi, sono stati accolti nella sede di coop sociale Noncello a Roveredo in Piano tre tirocinanti provenienti dall’Argentina a conclusione del loro percorso formativo in Italia. Gaspar Macias e Bruno Biganzoli – entrambi psicologi - e Melisa Jara – terapista occupazionale - erano partiti tre mesi fa rispettivamente da Buenos Aires, Ciudad de la Plata e Ciudad de Puerto Madryn per svolgere il loro tirocinio al Dipartimento di salute mentale di Trieste. Impegnati nel servizio pubblico,sono venuti in Friuli Venezia Giulia per imparare come è organizzata la rete dei servizi. Uno dei loro interessi principali riguardava l’ambito della salute mentale e la loro esperienza friulana è stata fondamentale.

In Argentina esiste una legge nazionale sulla salute mentale per molti versi simile - nello spirito - alla nostra Legge 180, si tratta della Legge 26657 del 2010. “Da noi – hanno raccontato -, gli ospedali psichiatrici esistono ancora, anche se ne è prevista la dismissione, ma il processo è ancora lungo. Per questo motivo, l’esperienza nella vostra regione legata alla Legge 180 è stata per noi importante da apprendere, anche perché in Argentina consideriamo la Legge Basaglia come un punto di riferimento imprescindibile non solo nella lotta allo stigma ma anche nel più ampio e complesso processo che dovrebbe portare alla chiusura degli ospedali psichiatrici”. Ci hanno anche raccontato che in Argentina, in questa fase di transizione, i ricoveri di persone con sofferenza mentale, in base alla legge, sono autorizzati solo come ultima ratio e, comunque, negli ospedali generici

Inoltre, uno degli interessi che hanno mostrato di voler approfondire era riferito proprio al mondo della cooperazione sociale. “Per noi le cooperative sociali sono una novità e, al di là del lavoro nei Csm, volevamo saperne di più, per imparare e capire cosa sono e come funzionano”. Da qui è nata l’idea di visitare Coop Noncello - a Trieste avevano incontrato i referenti delle Coop San Pantaleone e della Clu-Lavoratori Uniti Franco Basaglia -, una delle Cooperative sociali storiche del Fvg.

Nella nostra sede di Roveredo hanno così incontrato il presidente Stefano Mantovani e Davide Cicuttin, il responsabile dell’ufficio riabilitazione, che hanno ripercorso le origini della nostra Cooperativa dal 1981 ad oggi, entrando anche nel merito dell’organizzazione interna, della strutturazione dei nostri servizi, nonché della differenza tra cooperative sociali di tipo A e di tipo B.

“In Coop Noncello abbiamo imparato – hanno riferito Gaspar, Bruno e Melisa - che la cooperazione sociale può essere un’alternativa ai servizi pubblici, abbiamo conosciuto i laboratoriche danno lavoro a diverse persone svantaggiate, abbiamo scoperto positivamente la stabilità del processo che ha permesso alla Cooperativa, nata all’interno del servizio pubblico, di restare in vita per tutti questi anni e sviluppare le sue attività autonomamente e senza il sostegno, anche economico, del settore pubblico. In Argentina questo è molto complicato, perché generalmente progetti simili ci sono ma hanno una durata molto limitata nel tempo”.

Uno degli aspetti che hanno maggiormente colpito i nostri tre ospiti si lega un po’ a quello slogan che in tutti questi anni abbiamo sentito nostro: “si può fare”. Come ci hanno spiegato, “abbiamo non solo imparato come si costruisce e sviluppa un progetto all’interno della Cooperativa, ma soprattutto come da un sogno si può passare ad una realtà strutturata, specie nell’ambito della progettualità legata alla salute mentale”.

Prima di salutarli e di ringraziarli per la loro visita, abbiamo chiesto loro di raccontarci cosa si porteranno in Argentina della loro esperienza in Italia. “Tra le cose che mi hanno colpito di più – ha riferito Gaspar -, la grande libertà di movimento che ho notato negli operatori, che possono spostarsi liberamente da un Centro di salute mentale ad un altro, semplicemente prendendo un autobus oppure l’auto. Recarsi al domicilio di un utente per noi è un fatto assolutamente nuovo”. Un aspetto questo, ha spiegato loro Davide Cicuttin, legato alla Legge 180 che aveva rotto lo schema del luogo unico, passando ad una strutturazione ramificata dei servizi sul territorio e strutturata attraverso più centri di salute mentale, fisicamente dislocati in diversi luoghi.

Ciò che ha colpito maggiormente Bruno è stato “il fatto che non esistano più frontiere né barriere tra i “matti” e i “non matti”, entrare ad esempio in un bar e chiedere un caffè qui è una cosa normalissima, e non ha più alcun senso chiedersi chi sia il matto e chi non lo sia”.Melisa ha, infine, posto l’accento su un ultimo aspetto, ovvero “il coinvolgimento dell’intera società e comunità, e la presenza di una rete molto ampia di servizi di cui possono fruire i beneficiaridei servizi di salute mentale”.

Fabio Della Pietra

L'ultima modifica Mercoledì, 06 Dicembre 2017 10:02
Redazione  Friuli Venezia Giulia

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