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Martedì, 21 Novembre 2017

SAPETE COME MI TRATTANO?

Scritto da  Redazione Ott 08, 2012

La II Edizione di “Sapete come mi trattano?” Concorso promosso dalla Fish

Un’occasione per riflettere sul rapporto tra sociale e comunicazione

Nell’era della comunicazione pervasiva, la vita quotidiana di milioni di persone assume interesse solo se si presta alla spettacolarizzazione, se ha un impatto talmente prepotente da toccare soprattutto le corde più retrive dell’animo umano

Nell’era della comunicazione pervasiva, la vita quotidiana di milioni di persone assume interesse solo se si presta alla spettacolarizzazione, se ha un impatto talmente prepotente da toccare soprattutto le corde più retrive dell’animo umano, come possono essere la morbosità o il pietismo, così da permettere all’informazione di trasformarla in scoop. In questo sistema ad avere la peggio sono quelle fasce sociali cosiddette deboli. 

Come non stigmatizzare certe produzioni televisive d’intrattenimento il cui canovaccio si muove intorno alla mortificazione della dignità degli individui, alla derisione delle responsabilità etiche che dovrebbero essere alla base di una società civile? Dalle gare canore in cui i bambini, esaltati o spaventati, sono costretti a scimmiottare cantanti di fama, passando per il vergognoso “Velone” nel quale persone anziane vengono umiliate e derise per divertire un pubblico sempre più privo di pudore. Tanto per fare due esempi tra i tanti. Anche l’informazione va in questa direzione con il suo bisogno di audience e di vendere pubblicità, la quale non si smarca certo dai cannoni del resto della comunicazione, anzi! Il bisogno dello scoop, nemico giurato di un’onesta informazione, porta a bypassare i contesti reali creando stereotipi che si sovrappongono alla realtà semplificandola e dettando i canoni del pensiero collettivo. Così per esempio, l’immigrato o è un ladro, forse stupratore e pure assassino, oppure è un eroe meritevole di medaglia per aver salvato il ragazzino che stava affogando. Alla stessa maniera vengono trattate le questioni che riguardano le persone con disabilità, anche qui o si parla dei superman che ce l’hanno fatta, vedi Pistorius o Zanardi, oppure vengono trattate in maniera pietistica, spesso morbosa, per mantenere viva l’attenzione dello spettatore o del lettore. Una menzione particolare merita la questione dei “falsi invalidi”, al di là dei dati statistici nazionali che dimostrano come l’incidenza economica del fenomeno sia stata mediaticamente gonfiata, direi che i “falsi invalidi” sarebbe più giusto definirli truffatori, come si fa normalmente negli altri casi di truffa. In questo panorama però, da alcuni anni, cominciano ad emergere esperienze di comunicazione dall’interno del sociale, che non hanno certo la forza dei massmedia, ma che hanno gli strumenti culturali per sfidarli, per proporre altri linguaggi e altri punti di vista, per porre all’attenzione questioni importanti, una su tutte quella dei diritti, per riportare all’attenzione del sociale stesso la sua vita reale. Una di queste esperienze è il concorso, promosso dalla Fish (federazione italiana superamento handicap), “Sapete come mi trattano?” la cui seconda edizione, dedicata alla discriminazione, è stata lanciata proprio in questi giorni. “Tema non facile quello della discriminazione, sovente dimenticato dall’informazione. Un argomento non semplice da comunicare in forma efficace, comprensibile a tutti. La discriminazione nasce dal pregiudizio, dai luoghi comuni, dall’assenza di pari opportunità…”, sintetizzano con efficacia gli organizzatori. Il Concorso, al quale si può partecipare con foto vignette video o testi che possano diventare sceneggiature, è un’opportunità per evidenziare attraverso la creatività le barriere culturali che troppo spesso fanno passare i diritti per privilegi e che alimentano le difficoltà di una reale inclusione sociale. La data ultima per inviare i materiali è il 16 novembre 2012. Per tutte le informazioni utili http://www.sapetecomemitrattano.it

Enzo Berardi

Redazione

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