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Sabato, 25 Novembre 2017

PALERMO: LA CITTÀ CHE APPRENDE

Scritto da  Redazione Ott 23, 2014

Palermo, torna protagonista il diritto ad apprendere per tutto l'arco della vita. La sfida dell'Auser per combattere i nuovi analfabetismi e l'esclusione sociale: VII edizione della Città che apprende il 22-23 ottobre.

In occasione dei Venticinquesimo anno di costituzione di Auser, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito la Medaglia di rappresentanza Palermo, 22 ottobre 2014 - Centro Congressi Hotel San Paolo Riportare al centro dell'agenda politica l'importanza del diritto ad apprendere per tutta la vita. E' l'appello lanciato da Palermo dall'Auser in apertura della settima edizione della Città che apprende, l'evento nazionale che l'associazione dedica a cadenza biennale, all'educazione degli adulti e alle università popolari della terza età.

Circa 300 persone in rappresentanza delle 712 università popolari e circoli culturali sparsi sul territorio nazionale si sono date appuntamento alla due giorni palermitana, per discutere di diritto all'educazione continua, di invecchiamento attivo, di lotta all'esclusione sociale e alla discriminazione.
Da quando è stata costituita, 25 anni fa, l'Auser ha messo al centro delle sue attività strategiche il diritto ad apprendere in ogni fase della vita in modo accessibile.

Per soddisfare al meglio, con competenza e qualità, il desiderio di apprendere sempre, l'associazione ha in campo una rete di università popolari e di circoli culturali che attraversa tutta l'Italia ed è in costante crescita. Oggi sono oltre 111.000 le partecipazioni che si registrano all'anno ai 6800 fra corsi, seminari, conferenze, visite culturali, laboratori e tanto altro ancora.
Gli insegnanti sono 3800 per l'80% dedicano il loro tempo a titolo gratuito.

Nonostante questi numeri significativi, l'Italia intera non brilla nelle classifiche europee.
Siamo il Paese dove l'educazione permanente è ancora molto sottovalutata, solo il 6,6% dei cittadini risulta partecipare a questo tipo di attività, nonostante l'Unione Europea abbia fissato come obiettivo il 15% da raggiungere entro il 2020.

L'ultima indagine dell'Ocse sulle competenze cognitive della popolazione adulta (16-65 anni), relega l'Italia ai piani bassi della classifica. Non abbiamo le "competenze necessarie minime" per vivere in modo consapevole in una realtà sempre più complessa. Siamo il Paese dove gli adulti con la sola licenza elementare/media sono ancora in netta maggioranza, il 54%, i diplomati sono il 34% ed i laureati il 12%. Ne risulta un quadro allarmante: solo un terzo degli italiani tra i 16 e i 65 anni risulta raggiungere un livello accettabile di competenza alfabetica, mentre un altro terzo è ad un livello così basso che non è in grado di sintetizzare un'informazione scritta. "Lo scenario è difficile ma migliorare è possibile, mettendo in campo le giuste strategie.

Le Università popolari e della terza età, le scuole popolari, tutto il sistema dell'educazione cosiddetta "non formale" possono fare molto. Ecco perché la qualità dell'offerta formativa è importante" ha sottolineato Patrizia Mattioli della presidenza nazionale Auser nella sua relazione di apertura dei lavori.

"Per gli adulti, anche nelle fasce di età più avanzata, l'educazione continua rappresenta un modo fondamentale per seguitare a vivere da protagonisti in una società che cambia velocemente, nella quale crescono diseguaglianze e rischi di esclusione sociale per le fasce economicamente più deboli e con basso livello d'istruzione" ha proseguito la Mattioli.

La società è sempre più globalizzata e complessa ed anche l'allungamento della vita costituisce un fenomeno con il quale occorre fare i conti. Ogni persona ha oggi davanti a sé almeno 50 anni di vita dopo l'uscita dal ciclo di istruzione media e superiore, e almeno 20 dopo l'uscita dal lavoro. "Con questo scenario il diritto di continuare a conoscere è una precondizione indispensabile per combattere l'analfabetismo di ritorno, nuovi analfabetismi come quello per le nuove tecnologie, che condannano le persone alla perdita dell'autostima e alla marginalità sociale" "L'apprendimento è un'esigenza che dura tutto il ciclo della vita. Possiamo, dobbiamo continuare ad apprendere anche andando avanti con l'età".

L'Unione Europea è impegnata da tempo nelle politiche per l'apprendimento permanente.
In Italia abbiamo dovuto attendere il 2012 con la legge 92. Ma un significativo passo avanti è stato compiuto proprio quest'anno. Lo scorso 10 luglio la Conferenza Unificata che coinvolge Ministero pubblica istruzione, ministero del lavoro, regioni, associazioni dei comuni, unione delle province ha siglato un accordo importante che apre la strada per un reale cambiamento. "Può costituire una vera svolta per l'avvio di un sistema territoriale integrato per l'apprendimento permanente e per l'esigibilità del diritto individuale ad apprendere – ha sottolineato la Mattioli - per la prima volta le organizzazioni culturali del volontariato e del privato sociale entrano nelle reti territoriali a pieno titolo e con pari dignità rispetto ai soggetti del "formale" con un ruolo di innovazione che integra ed arricchisce il ruolo del pubblico, in particolare nei confronti dei cittadini economicamente o culturalmente più deboli." Si delinea per la prima volta un welfare pubblico territoriale di comunità che "prende in carico" il cittadino anche per quanto attiene ai bisogni culturali e formativi.

Dal convegno di Palermo l'Auser lancia un appello alle istituzioni ed alle Regioni: occorre dare gambe al documento e avviare al più presto la costruzione delle reti territoriali per l'apprendimento permanente.

L'Auser chiede che la Conferenza Unificata convochi una riunione del Tavolo Interistituzionale; che ciascuna Regione convochi i soggetti istituzionali e sociali (enti locali, direzione scolastica regionale, università, parti sociali, forum terzo settore). Si apre per Auser un'importante opportunità per contribuire insieme alle istituzioni pubbliche ed alle altre associazioni ad un'offerta culturale e formativa qualificata e integrata in grado di abbattere gli inaccettabili livelli di analfabetismo ancora presenti nel nostro paese.

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