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Venerdì, 22 Giugno 2018

Foto repertorio: braccianti nelle campagne Foto repertorio: braccianti nelle campagne

PATERNÒ: TRA CAPORALATO, RAZZISMO E RISCHIO GUERRA TRA POVERI In primo piano

Scritto da  Redazione Feb 19, 2018

Siamo nel pieno della stagione  di raccolta delle arance e da Paternò fino al calatino si espande la piaga del caporalato, che costringe centinaia di migranti e braccianti locali a lavorare in condizioni disumane ed in nero.  Lavorano nei campi della Sicilia orientale, in maggioranza migranti marocchini adulti, buona parte con regolare permesso di soggiorno o in attesa di rinnovo. 

Nelle giornate lavorative (finora poche a causa della pioggia) i migranti percepiscono 25/ 30 euro al giorno, raccogliendo 40/ 50 cassette (60/65 cc per ogni cassetta) di kg. 20 in oltre 9 ore di lavoro, ma devono pagare 3/ 5 euro al caporaleper il trasporto nell'agrumeto. 

“Mentre consideriamo positive le reazioni dei cittadini solidali e delle associazioni come ANPAS e Caritas di Paternò, che stanno offrendo quotidianamente cibi caldi e vestiario – scrive in una nota la Campagna LasciateCIEntrare - purtroppo c'è chi attizza  ostilità nei confronti dei migranti, perchè ‘farebbero concorrenza sleale’ ai lavoratori locali: quindi il problema non è debellare il lavoro in nero , ma evitare di parlarne condannando all'invisibilità i migranti”. 

E continua: “da anni denunciamo che uno stato debole con i forti e forte con i deboli non è uno stato di diritto. Nessuno nel Comune di Paternò è a conoscenza che durante la raccolta delle arance (da almeno 10 anni) arrivano nella zona centinaia di lavoratori migranti stagionali? É così difficile costruire una mappatura dei mezzi di trasporto dei caporali e dei proprietari degli agrumeti? Che ci stanno a fare le organizzazioni sindacali locali, se non riescono a costruire solidarietà fra lavoratori locali e migranti?”

Invece di fare emergere il lavoro nero e di regolarizzarlo, rispettando il salario e l'orario contrattuali, “si spingono centinaia di migranti nella rete di sfruttamento dei caporali, che  a volte tentano perfino di evitare di corrispondere la misera retribuzione”.  Il principio di "Uguale salario per uguale lavoro" o diventa la bussola dell'associazionismo antirazzista “o la differenziazione etnica dei salari può innescare fratricide guerre fra poveri (in presenza di questa disastrosa crisi economica), contrapponendo lavoratori italiani e migranti e migranti di diversa nazionalità e condizione”. 

 

L'ultima modifica Lunedì, 19 Febbraio 2018 15:01
Redazione

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