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Martedì, 21 Novembre 2017

"DIGIT IN CARCERE", A PADOVA DETENUTI AL LAVORO

Scritto da  Redazione Feb 14, 2013

“Digit in carcere” (nella foto a sinistra il giorno inaugurale), il progetto della Casa di Reclusione di Padova, finanziato dalla Cassa delle Ammende, la cui realizzazione è affidata alla cooperativa sociale padovana AltraCittà, in partnership con la rivista Ristretti Orizzonti e con la collaborazione della Casa della Memoria di Padova: impiega i detenuti del carcere padovano nell’attività di digitalizzazione della documentazione giudiziaria dei processi per terrorismo e fenomeni eversivi del Veneto. 

È pienamente operativo “Digit in carcere”, il progetto della Casa di Reclusione di Padova, finanziato dalla Cassa delle Ammende, la cui realizzazione è affidata alla cooperativa sociale padovana AltraCittà, in partnership con la rivista Ristretti Orizzonti e con la collaborazione della Casa della Memoria di Padova: impiega i detenuti del carcere padovano nell’attività di digitalizzazione della documentazione giudiziaria dei processi per terrorismo e fenomeni eversivi avvenuti nel Veneto. Questa opportunità di inserimento lavorativo, a fronte della drammatica condizione in cui versano le carceri italiane, da una parte forma con specifiche competenze professionali i soggetti in esecuzione di pena e offre al territorio servizi di digitalizzazione (sia per il pubblico che per il privato). Dall’altra, rende un servizio all’attività di ricerca storica, nel suo compito di comprendere gli eventi e rintracciarne l’origine, ricostruire nessi e sviluppi, analizzare il contesto dei fatti e valutare l’influenza del passato sul presente.

“Digit in carcere” mira, infatti, a “salvare la memoria”, in una linea di continuità con il lavoro della redazione di Ristretti Orizzonti - celebre rivista scritta dai detenuti del Due Palazzi di Padova e dalle detenute dell’Istituto di pena femminile la Giudecca di Venezia -, che ormai da anni ha messo al centro della propria attività il tema del rapporto tra vittime e autori di reato.

Un progetto ispirato a valori culturali e sociali alti, come ha testimoniato la composizione degli ospiti presenti all’inaugurazione tenutasi il primo di febbraio al Due Palazzi, fra cui proprio i familiari di alcune vittime del terrorismo: Benedetta Tobagi, Manlio Milani, Giovanni Bachelet, Silvia Giralucci, Salvatore Niedda. «È stata per tutti una giornata intensa e commovente, autentico specchio del significato dell'iniziativa» ha dichiarato Rossella Favero, presidente della cooperativa AltraCittà.

L'attività del  laboratorio di digitalizzazione si inserisce nel più ampio progetto “'Rete degli archivi per non dimenticare'”, un network formato da archivi di stato, soprintendenze archivistiche e archivi privati, centri di documentazione e associazioni che lavorano per conservare e tutelare la memoria storica del Paese, con riferimento alle tematiche legate al terrorismo e alla violenza politica. 

Francesca Carbone

Ufficio stampa Legacoop Veneto

Redazione

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