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Venerdì, 19 Gennaio 2018

"NEL CAS DI CONA NULLA È CAMBIATO": LA DENUNCIA DELLE ASSOCIAZIONI

Scritto da  Redazione Gen 13, 2017

A fornire un quadro tre settimane dopo la morte di Sandrine Bakayoko e le successive proteste nel Cas veneziano sono Asgi, LasciateCIEntrare, Giuristi democratici, Bassa padovana accoglie e MeltingPot: "pronti a fornire informazioni all'Autorità giudiziaria".

A seguito delle diverse iniziative assunte, tra gli altri, dalle associazioni che sottoscrivono anche la presente - tra cui i ricorsi d'urgenza alla Corte Europea dei Diritti Umani dello scorso mercoledì 11 gennaio 2017 e gli ulteriori ricorsi in via di inoltro in questi giorni – associazioni, attivisti e giuristi tornano a porre l'attenzione sulle condizioni inumane e degradanti che si vivono nel Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) di Cona (VE), ex Caserma Silvestri, e che hanno condotto ai noti, tragici eventi di inizio anno.

A fornire un quadro tre settimane dopo la morte di Sandrine Bakayoko e le successive proteste nel Cas veneziano sono Asgi, LasciateCIEntrare, Giuristi democratici, Bassa padovana accoglie e MeltingPot: “Per quanto noto – scrivono -dei 1.240 richiedenti attualmente presenti nella struttura di Cona, che aveva recentemente superato i 1.400 ospiti mentre è ufficialmente idonea per 542 posti, risultano con certezza almeno altri 30 cittadini stranieri di minore età che, per legge, dovrebbero avere accesso alle misure di accoglienza predisposte dagli enti locali ai sensi dell'articolo 1-sexies del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39 o per i quali, in ogni caso, dovrebbe essere assicurato il collocamento in un luogo sicuro e dedicato ai soli minori, anche attraverso misure di accoglienza assicurate dalla pubblica autorità del Comune presso cui i minori si trovano”.

Tale stima, peraltro, potrebbe essere approssimativa perché non tiene conto di coloro che, entrati nel centro di accoglienza su indicato nel corso del 2015-2016 come minorenni, avrebbero solo da pochissimo tempo raggiunto la maggiore età, essendo comunque in situazione di evidente vulnerabilità di fatto.

“Dalle informazioni assunte - aggiungono risulta plausibile, inoltre, che molti minorenni non accompagnati siano stati registrati come maggiorenni per errore , nonostante si fossero esplicitamente dichiarati minorenni e tali risultassero a colpo d'occhio. Per questo motivo è ragionevole ritenere che molti tra quelli registrati con anni di nascita 1997-1998 in realtà siano nati successivamente e siano, tutt'ora, di minore età. Al riguardo si invitano i soggetti pubblici e privati destinatari, in qualsiasi forma, della presente, nel caso di fondati dubbi sull'età dichiarata dai singoli, di fare corretta applicazione (come auspicato da oltre trenta associazioni in Italia) del recente d.p.c.m. n. 234/16 affinché siano applicate in via analogica a tutti i minori stranieri non accompagnati, anche non vittime di tratta, le norme ivi previste e che definiscono i metodi per la determinazione dell'età dei minori non accompagnati”.

Non risulta che sia stata effettuata alcuna segnalazione alle autorità competenti per le misure obbligatorie di tutela, nemmeno per coloro che risultano formalmente registrati come minori, ciò che configura possibili violazioni anche di rilievo penale a vari livelli di responsabilità, in relazione alle quali è in corso di presentazione un esposto all'Autorità Giudiziaria: non risulta infatti sia stato nominato il tutore per nessuno di questi minori né esser state effettuate le segnalazioni al giudice tutelare, alla procura presso il tribunale per i minorenni e alla DG Immigrazione, in violazione dell'art. 19 c 5 del D.lgs. 142/2015,

“La decisione della locale Prefettura del 15 gennaio 2017 di trasferire i soli minori firmatari del ricorso in altre strutture – continua la nota - risulta pertanto insufficiente ed evidentemente rivolta soltanto ad evitare di subire un provvedimento cautelare della Corte, nel mentre permangono situazioni di gravissima criticità per tutti gli altri minori ospitati, che si continua consapevolmente ad ignorare. Le preoccupazioni delle scriventi, ancora, riguardano di pari modo tutte le persone, di qualsiasi genere ed età, attualmente allocate nella struttura di Cona, tra le quali risultano esservi anche persone vulnerabili”.

Le condizioni in cui le stesse sono costrette a vivere “non possono infatti che essere considerate come inumane e degradanti”. Le associazioni denunciano “la carenza e pessima qualità del cibo,
la mancanza di operatori che diano effettive e valide informazioni sul sistema di accoglienza e sui diritti per legge conseguenti, di adeguati servizi di supporto legale, di supporto psicologico, di orientamento al lavoro, ai servizi sociali, all'integrazione sociale e sporcizia dei locali e mancata distribuzione (nei termini previsti dalla legge e, comunque, in termini dignitosi) di prodotti per l'igiene personale e vestiario”. A questo si aggiunge “il mancato assolvimento anche degli obblighi minimi previsti nella convenzione stipulata dall'ente gestore, la mancanza di adeguati impianti di riscaldamento e la carenza di adeguati e sufficienti servizi igienici”.

Le associazioni si dichiarano disponibili per offrire tutte le informazioni alle competenti Magistrature per le specificità emergenti dalla tutela dei casi singoli: “riteniamo indispensabile ricondurre a responsabilità tutte le Autorità amministrative e giudiziarie che devono istituzionalmente intervenire, a Cona come in situazioni similari in altre parti di Italia, affinché condizioni di maltrattamento come quelle in essere cessino immediatamente e si apra una stagione nuova, volta alla integrazione sociale dei migranti e dei richiedenti asilo”.

“Il Centro di Cona, come gli altri con alta concentrazione di persone in altre parti di Italia, deve chiudere e le persone ivi accolte devono essere trasferite con la massima celerità in strutture adeguate”: questa è la richiesta delle reti associative che si battono per i diritti umani di richiedenti asilo e migranti.

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