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Lunedì, 23 Ottobre 2017

VERONA: GLI STRUMENTI ADEGUATI PER IL WELFARE GENERATIVO

Scritto da  Redazione Lug 04, 2017

Il corso appena concluso ha permesso a operatori, operatrici, volontari, imprenditori e amministratori pubblici di affinare le pratiche di rete nello sviluppo di un welfare territoriale che integra pubblico e terzo settore, con al centro la generatività. Patrizia Cappelletti (Università Cattolica di Milano): “Il welfare attuale non crea circolarità. Il modello generativo invece rigenera soggetti e luoghi".

Concluso lo scorso 23 giugno, il percorso formativo “Dalla visione al cambiamento: welfare generativo”, tenutosi alla Casa comune di Mag Verona, ha messo al centro il ruolo della progettazione comunitaria come fattore chiave di sviluppo del welfare territoriale.

Al percorso formativo hanno partecipato 21 persone provenienti da diverse realtà veronesi, attive nell’inserimento lavorativo e sociale dei detenuti, nei servizi di cura alla disabilità, all’infanzia, ai giovani e agli anziani, oltre a consulenti aziendali, Acli, Cgil per l’area welfare, e l’assessorato al sociale del comune di Bussolengo.

A fronte di un sistema di cura in crescente difficoltà, chiuso in un modello assistenzialista che fatica a rispondere ai bisogni complessi delle persone, l’esempio percorso da diverse realtà profit e non profit si inserisce in un modello di welfare generativo. Ovvero, un sistema che non si focalizza esclusivamente sull’utente e sul problema, bensì mette al centro il contesto quale spazio in cui sviluppare strategie integrate, per sviluppare comunità cooperanti, responsabili, che grazie allo scambio e alla reciprocità favoriscono la sostenibilità economica, sociale e culturale di medio-lungo periodo.

«Imparare a co-progettare è una fase necessaria per riuscire a coinvolgere anche il territorio – afferma Paolo Dagazzini, responsabile dell’area progetti di Mag Verona -, mettendo in pratica la responsabilità sociale di territorio e generare capitale sociale buono».
«Il welfare che abbiamo conosciuto finora non basta, perché non crea circolarità – sostiene Patrizia Cappelletti, ricercatrice sociale all’università Cattolica di Milano e docente del corso, membro dell’Anthropology of religion and cultural change e coordinatrice dell’Archivio della generatività sociale della predetta Università -. Oltre a raccogliere risorse e distribuirle per chi ha necessità, il modello generativo comprende la rigenerazione dei soggetti e dei luoghi in cui vivono, mette a frutto le risorse, ma soprattutto responsabilizza. Beneficiare di un aiuto è un diritto che chiede in cambio un coinvolgimento, utile in primis a far sentire capace la persona, non lasciandola all’angolo degli assistiti».

Lo sviluppo delle comunità quindi richiede un coinvolgimento di chi beneficia dell’aiuto, ma anche la capacità di co-progettare tra attori del sociale, un’alleanza tra pubblico, privato e terzo settore che rimetta in moto le risorse. «Il sistema attuale è cristallizzato e spesso è distante dalla spontaneità della società civile – conclude Cappelletti -. Se non ci è chiaro ancora quale sarà il welfare del futuro, assistiamo a fenomeni nuovi, ad esempio al welfare aziendale, che potrebbero configurarsi anche sul piano comunitario. Se abilitiamo l’umano e le relazioni daremo più risposte ai tanti bisogni, per questo è fondamentale la coprogettazione».

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