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Mercoledì, 17 Gennaio 2018

A Napoli migliaia di studenti contro la violenza criminale. C'è un lenzuolo bianco con la scritta "Basta violenze" in testa al corteo partito dalla stazione della metropolitana di Scampia. In strada ci sono i ragazzi dell'area nord di Napoli: sono gli studenti contro le violenze delle "baby gang", gruppi di giovanissimi che nelle ultime settimane hanno colpito, ferendoli e accoltellandoli, diversi coetanei. Da Arturo, il 17enne del liceo Cuoco vittima di un'aggressione che lo ha costretto a lottare tra la vita e la morte, a Gaetano, adolescente di Melito ferito da una banda di una decina di giovanissimi.

Ieri il ministro dell'Interno, Marco Minniti, era in prefettura, a Napoli, per illustrare le misure prese per arginare il fenomeno delle baby gang: più forze dell'ordine, maestri di strada e tolleranza zero. Ma l'inquilino del Viminale ha chiesto anche alla città di partecipare, manifestando il proprio dissenso contro una violenza "inaccettabile" e in cui esiste un "rischio emulazione".

Quella di oggi, organizzata dal collettivo Ferraris di Scampia, è la seconda risposta dopo un primo corteo pacifico che aveva come protagonisti i compagni di scuola e i familiari di Arturo. La sfilata di ragazzi, studenti e docenti ha attraversato tutto il quartiere fino a raggiungere la metropolitana di Chiaiano, uno dei luoghi dove si sono consumate le violenze di questi giorni.

(Fonte: Redattore Sociale/Dire)

 

Che cos’è la felicità? Forse una convenzione. Non tutti sono felici, infatti, nel modo che la società occidentale propone e a volte impone: c'è qualcuno che va controcorrente; ci sono persone che resistono fuori dalle strade comode e più frequentate, per seguire cammini più accidentati ma autentici, gli unici possibili per loro. Sono le “vite resistenti” raccontate da Giulia Calligaro, in un percorso che l'ha portata a conoscere un'Italia inedita. Il libro “La prossima felicità. Storie di persone libere, resistenti, felici” è in uscita dal 25 gennaio con Altreconomia edizioni (128 pagine, 13.50 euro)

“I protagonisti di questi dodici straordinari incontri - spiega l'autrice - sono persone che hanno seguito la propria vocazione, anche quando portava fuori dall’ordinario e non passava per vie comode. La meta che cerchiamo di raggiungere - la felicità - ci rende infatti simili, ma i sentieri per raggiungerla sono diversi. Le persone che ho incontrato hanno accettato che la loro strada non sia battuta, di essere i pionieri della propria vita”.

Tra i dodici ritratti, una maratoneta che dalla corsa e dalla malattia “ha imparato la pazienza”, uno chef che ha scelto di avere solo le stelle del cielo, una coppia che in una casa di paglia ha trovato il rifugio più sicuro, un raccoglitore di erbe selvatiche che “teme più l’uomo dell’orso”, un genio moderno e incompreso per cui “la fisica può diventare metafisica”, un birraio asceta che pratica l'arte brassicola come un'illuminazione.

Sono uomini e donne che conducono vite “partigiane”. Non sono necessariamente eremiti o perfetti sconosciuti, ma molti di loro hanno scelto una semplicità volontaria, lontana dal consumismo e dalle luci della città. Spesso anzi vivono a stretto contatto con la natura, accettandone i doni ma anche le asperità: perché come ha detto uno di loro “anche la vita semplice è una conquista, non un acquisto”.

“In queste storie - dice Giulia Calligaro - la felicità diventa allora una pratica di verità. Il più grande malinteso è pensare che un giorno qualche cosa fuori possa colmare quel senso di mancanza che abbiamo tutti. Io credo che ci sia invece un’altra accezione di felicità molto più stabile, più vicina, che si trova nell’ascolto di sé: se quello che desideri più di tutto è diventare il fiore di cui hai dentro il seme, cioè compierti, allora i momenti difficili non verranno meno, ma saranno più sopportabili”.

Un libro da tenere sul comodino. Scrive nella bella prefazione Franco Arminio, poeta, scrittore e paesologo: “Questo [libro] non è uno spettacolo fatto con le parole, è un pellegrinaggio a cui dovete rispondere, altrimenti non cominciate neppure a leggerlo (…) Fidatevi di questo libro e di queste vite, ma fate la vostra, e che sia una vita con dentro l’universo. Illuminatevi, illuminatevi con la luce e con il buio, e poi portate nel mondo la vostra rivoluzione”.

L’autrice ha inoltre il dono di una scrittura in levare, densa e leggera, che lascia al lettore il piacere di rendere compiuta la scena e che fa alzare i suoi personaggi dalle pagine, così che si possano vedere, nella loro interezza e in prospettiva. Con 26 foto in b/n. L’illustrazione di copertina è di Simone Massi, illustratore e autore indipendente di film d'animazione, vincitore tra l'altro di un David di Donatello, nonché protagonista di una delle storie.

L'autrice

Giulia Calligaro è friulana, filologa, giornalista, giramondo, autrice, yogini. Ha studiato letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e ha fatto della scrittura - la sua passione segreta - il suo lavoro, in particolare dal 2007 collaborando con i periodici Rizzoli. Dal 2003 si occupa anche di comunicazione per il teatro. Si trova spesso con la valigia in mano e il tappetino da yoga sotto braccio: le sue mete preferite sono il Sud America, l’Africa, il Sud Est asiatico, dove ha fatto reportage sociali; e l’India, dove ha trovato uno dei luoghi d’elezione.

Giulia considera “casa” le isole di mondo in cui la sua anima respira: accade nelle sue Dolomiti, in certi colli dell’Umbria e sul suo divano a Milano. Ha scritto, tra l’altro, con Jayadev Jaerschky, “Esercizi di Felicità. Pratiche quotidiane per il corpo e il cuore” (Ananda Edizioni, 2017), cura il blog esercizidifelicita.com, e la pagina www.facebook.com/giulia.calligaro

“Mi chiamo Vera e ho due storie: mio nonno fu ucciso ad Auschwitz, mia figlia morì su un volo della morte in Argentina. Per entrambi, non c’è tomba”. Vera Vigevani Jarach, giornalista e scrittrice, è una delle madri che in Plaza de Mayo ogni giovedì da quarant’anni sfilano rivendicando il diritto a conoscere la sorte dei loro familiari desaparecidos negli anni della dittatura (‘76-83) e per il mantenimento di una memoria storica collettiva, che proprio perché terribile, non può essere dimenticata, né sottaciuta.

Quasi novantenne, infaticabile, è ancora impegnata nella sua toccante azione di testimonianza di quella tragedia, a Buenos Aires ci ha accompagnati nel Parco della Memoria tra le migliaia di nomi degli scomparsi e le installazioni d’arte che ne cantavano il lamento.

Martedi 23 gennaio 2017 alle 16.45 nella sede sociale di coop Arcobaleno in Via Paolo Veronese 202 a Torino  all’assemblea parteciperà Vera Vigevani Jarach, intervistata nell’occasione da Irene Zerbini giornalista di Radio 24-Il Sole 24 Ore

 

“Fare innovazione sociale nel 2018 significa anche guardare al contesto”. All’agenzia stampa Redattore Sociale Flaviano Zandonai, ricercatore presso Euricse (Istituto europeo di ricerca sull’impresa cooperativa e sociale) e segretario di Iris Network (la rete nazionale degli istituti di ricerca sull’impresa sociale) indica le priorità per il 2018 per l’innovazione sociale attraverso 5 parole chiave. La prima ècontesto, perché “da un approccio piatto, nato sull’onda della globalizzazione, slegato dal territorio, sta rinascendo un approccio più contestualizzato, la ricerca di un legame biunivoco con il contesto socio-economico”, precisa il ricercatore.

La seconda parola scelta da Zandonai è impatto. “Fare innovazione sociale significa anche incidere sulle politiche regolatorie, sulla governance, sulle regole del gioco – dice il ricercatore –. Significa produrre una trasformazione sociale, con obiettivi di medio e lungo periodo, guardando all’indotto e non solo al contenuto”. Si parla di valutazione di impatto sociale, ad esempio, nella riforma del Terzo settore oppure, come ricorda Zandonai, anche nel bando contro la povertà educativa. “Questo secondo me è un importante banco di prova perché innovazione sociale non significa solo migliorare l’esistente ma trasformarlo”.

Governance delle reti è la terza parola per il 2018. “L’innovazione sociale è frutto di un’azione collettiva ma queste reti non sono più soltanto reti tra pari ma sono sempre più meticce – spiega Zandonai –. Per questo bisogna cambiare governance, adottare un sistema che sia adeguato a reti multistakeholder. Solo così si può essere davvero incisivi”.

La quarta parola per il 2018 è conoscenza. “Per produrre innovazione sociale e valutarne l’impatto serve un nuovo modo di produrre conoscenza – afferma il ricercatore –. Anche in questo caso il processo è collettivo: non più solo i centri di ricerca ma anche singoli cittadini e organizzazioni possono diventare soggetti attivi per produrre conoscenza”.

Infine, Zandonai sceglie scalabilità. “Abbiamo raccolto tantissime buone pratiche, esperienze, sperimentazioni, che sono tanto belle ma molto marginali e che non contribuiscono a cambiare le regole del gioco. Bisogna farle crescere ma va cambiato il modo in cui farlo: non si può puntare solo la replicabilità dell’esperienza ma anche sull’adattabilità al contesto socio-economico”.

 

"La prima difficoltà è stata far accettare che una persona con disabilità, che non può andare in bici, in realtà possa ripararle. L'elemento conflittuale spesso è l'humus che fa nascere le cose, perché lo scontro e la dialettica tra diversi punti di vista possono generare idee e progetti".

Lo ha sottolineato il presidente di Coop Noncello, Stefano Mantovani, a Sacile nel corso della presentazione e inaugurazione di Community Bike, l'officina per la riparazione, il restauro e la vendita di biciclette anche storiche operativa oramai da un mese in viale Zancanaro 36/A. Titolare Ivan Bellina che, grazie alla cooperazione di diversi enti del territorio uniti dal progetto europeo "Ctrl+Alt+EnterPrise" e, inoltre, di Fondazione Well Fare, Coop Noncello, Comune di Sacile e Friuladria Crédit Agricole, ha raggiunto il sogno di aprire un'officina tutta sua.

"L'inizio di questo progetto - ha proseguito Mantovani - nasce dalla disponibilità di un fondo provinciale per la disabilità. Coop Noncello si è messa a disposizione nel seguire questa nuova iniziativa per favorirne la fase di start-up. È importante che il terzo settore e la pubblica amministrazione collaborino, affinché le persone possano esprimere se stesse e le proprie idee".

Ivan Bellina aveva infatti iniziato la sua attività di meccanico nella primavera del 2014 proprio all'interno di un progetto-laboratorio situato nella sede di Coop Noncello a Roveredo in Piano, in un'officina dedicata alla riparazione di biciclette e macchine da giardinaggio. Su una sedia a rotelle a causa di un incidente stradale, Bellina lavorava con i cerchioni delle bici da corsa, la trasmissione delle mountain bike, i freni a bacchetta dei modelli storici, ma riparava anche motori di tosaerba e decespugliatrici che la Coop Noncello utilizza nei suoi servizi di manutenzione del verde. Il ruolo della Noncello è stato fondamentale non solo allora ma anche in tempi recenti, dal momento che la Cooperativa sociale pordenonese ha sostenuto l'avvio della nuova impresa contribuendo materialmente con attrezzatura e finanziariamente facendosi carico di parte del prestito con la banca.

Tante le autorità che hanno salutato l'avvio della nuova impresa, tra cui il sindaco di Sacile Roberto Ceraolo che ha sottolineato come "questo progetto evidenzi quanto sia importante che la pubblica amministrazione faciliti i processi burocratici, che molto spesso si pongono da ostacolo ad iniziative di inclusione sociale". Carlo Francescutti - responsabile SS Integrazione sociale e SIL Servizio di integrazione lavorativa dell'Aas 5 Friuli Occidentale - ha evidenziato come "la creazione di un'impresa artigianale comporti una serie di sforzi notevoli. L'esperienza di Ivan esemplifica quanto sia importante il rapporto di fiducia tra pubblico e privato".

Per la Fondazione Well Fare Tiziana Maruccia - tutor di Ivan Bellina - ha posto l'accento "sull'importanza di tutta la fase di accompagnamento non solo del processo e del progetto, ma soprattutto della persona nel suo percorso verso l'autoimprenditorialità, dall'individuazione della possibile location aziendale fino al conto economico".

Gianfranco Verziagi - presidente di Well Fare - ha ricordato come "la provincia di Pordenone abbia un terzo settore molto forte ma poco coordinato, in tal senso la Fondazione può giocare un ruolo fondamentale fungendo da anello di congiunzione tra i vari soggetti del territorio". "Aprire un'impresa artigiana a volte è davvero un'impresa e, spesso, bisogna essere dei temerari" - ha affermato Elena Corazza di Confartigianto.

"Ivan era la classica persona presa in carico dai servizi sociali ma, a distanza di 15 anni, testimonia come si possa uscire da una situazione meramente assistenziale attraverso percorsi di sviluppo personale". Lo ha sottolineato il direttore sociosanitario dell'Aas5, Roberto Orlich, che ha anche aggiunto di "credere fermamente nell'operatività del terzo settore e delle fondazioni, sono una fucina di pensieri per il futuro".

Presente anche Giorgio Simon, direttore generale dell'Aas5, che ha evidenziato come "vi siano due modi di essere Azienda sanitaria: il primo prevede di focalizzarsi solo sul numero di servizi erogati, il secondo presume un'operatività congiunta con il territorio. Sacile è luogo dove si riescono a mettere insieme più cose". Per l'assessore ai servizi sociali del Comune di Sacile, Maurizia Salton, "Ivan è l'esempio che le persone con disabilità possono condure una vita pari a quella dei normodotati". Di poche parole, benché significative, il diretto interessato: "oggi qui con me non vedo istituzioni - ha affermato il neo imprenditore Ivan Bellina -, vedo solo amici e posso solo dire grazie".

Oltre a quelli già citati, l'apertura della nuova attività a Sacile si inserisce all'interno di un percorso reso possibile dalla cooperazione di diversi enti uniti dal progetto Erasmus +, co-finanziato dall'Unione Europea, "Ctrl+Alt+EnterPrise: self-employment for social inclusion of vulnerable people", rivolto all'autoimprenditorialità di persone con disabilità, svantaggiate, vulnerabili o disoccupate, per aiutarle a migliorare il proprio stile di vita attraverso la realizzazione di un'attività in proprio.

Nel Pordenonese sono stati coinvolti Azienda per l'Assistenza Sanitaria n° 5 (ente capofila), Cooperativa sociale Itaca, Comune di Pordenone (in qualità di ente gestore dell'Ambito Urbano 6.5), Mag Verona - Società mutua per l'autogestione, Soform Scarl (Pordenone).

Enterprise comprende anche i partner stranieri di Epralima - Escola Profissional do Alto Lima (Portogallo), Skup - Skupnost privatnih zavodo (Slovenia), Anatoliki S.A. - Development Agency of Eastern Thessaloniki's Local Authorities (Grecia).

 

Un'occasione straordinaria rivolta ad attori professionisti è il laboratorio attoriale "La ricerca del corpo teatrale" che Spiro Scimone e Francesco Sframeli condurrannodal 19 al 29 marzo presso l'Auditorium Santa Caterina di Foligno, organizzato da La s​ocietà dello s​pettacolo, in collaborazione con Scarpaccia Teatro, nell'ambito del progetto nazionale di residenze artistiche Foligno Incontemporanea sostenuto da Mibact, Regione Umbria e Comune di Foligno.

Per partecipare è necessario inviare una mail entro e non oltre il 19 febbraio 2018: i partecipanti selezionati verranno contattati entro il 28 febbraio. Il laboratorio sarà attivato al raggiungimento del numero minimo di partecipanti.

Teatro dell’oppresso

Società Cooperativa Sociale - Centro di Ricerca e sperimentazione teatrale sui metodi Boal e Freire in collaborazione con Associazione Deposito dei Segni Onlus, Centro Diurno Chesensoha e Caritas Termoli-Larino presentano il Laboratorio "Tecniche del TdO e la Relazione tra Operatore e Beneficiario"

Tecniche TdO e la Relazione tra Operatore e Beneficiario al di là che l’ambito sia quello dei Migranti, di un Centro Diurno, di una Casa Famiglia, di una Comunità: indagare la questione della relazione, dello stress di essere operatori/poliziotti, motivatori per la presa in carico di se stessi e dei beneficiari.

Conduce ROBERTO MAZZINI di Giolli Cooperativa Sociale

Si terrà il 3-4 Febbraio  2018 nella Sala don Tonino Bello - presso Istituto Gesù e Maria - Cittadella della Carità P.zza Bisceglie, 1 a Termoli

"Un'immediata scarcerazione". È quanto chiede Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, in merito ad un ragazzo di 24 anni attualmente detenuto presso la Casa di Lavoro di Vasto.

Il caso riguarda A.C., malato psichiatrico affetto da una forma di epilessia cronica e da una gravissima schizofrenia paranoide, nonché da disturbi di personalità. Dopo essere stato condotto presso la Casa di Lavoro ha subito un tracollo psichico sviluppando una gravissima depressione, con una totale dissociazione dalla realtà, con un quadro delirante e tendenze suicide.

Proprio questo ha portato gli psichiatri della struttura penale a sollecitare l'immediata sospensione delle misure di sicurezza, per le evidenti incompatibilità dell'internato con il trattamento inframurario. Dopo queste istanze e quelle del legale della famiglia, lo scorso 7 dicembre, il Magistrato di Sorveglianza di Pescara ha preso atto della assoluta incompatibilità di A.C. con il regime penitenziario.

Nonostante questo però, ad oggi, il provvedimento del Magistrato di Sorveglianza non è stato eseguito poiché non ci sarebbe posto in nessuna Rems (Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza) del Lazio e d'Italia.

Il ventiquattrenne viene dunque indebitamente trattenuto, nonostante i suoi bisogni pressanti di cure e lecondizioni di incompatibilità con la misura penitenziaria, all'interno della Casa di Lavoro di Vasto.

"In ogni circostanza in cui emerga un'incompatibiltà con il regime di detenzione e nel caso non sia immediatamente disponibile un posto in Rems - sottolinea Gonnella - è fondamentale che l'attesa che questo posto si liberi avvenga da una condizione di libertà e che la persona sia presa in carico dal Dipartimento di Salute Mentale del territorio dove si risiede. Ancor più fondamentale lo è poi in circostanze come queste dove vi è un rischio suicidario". "Questo è un caso in cui bisogna salvare una vita e tutti i soggetti che hanno una responsabilità devono fra loro dialogare per risolverlo immediatamente, prima che si arrivi ad una tragedia" conclude Patrizio Gonnella. 

 

Bambini sotto le bombe in Siria: decine di morti e feriti. Fran Equiza, rappresentante Unicef in Siria: “È scioccante che nei primi 14 giorni dell'anno più di 30 bambini siano stati uccisi in un'escalation di violenza nella zona orientale di Ghouta, dove si stima che 200 mila bambini siano rimasti intrappolati, sotto assedio dal 2013. A Idlib, nel nord-ovest del paese, si parla di gravi violenze avvenute nelle ultime settimane, a seguito delle quali sono rimasti uccisi e feriti decine di bambini e donne e sfollati circa 100.000 civili”.

“È vergognoso – continua - che, dopo quasi sette anni di conflitto, continui una guerra contro i bambini mentre il mondo guarda. Milioni di bambini in tutta la Siria e nei paesi vicini hanno subito le conseguenze devastanti di livelli di violenza ininterrotti in diverse parti del paese”.

A Raqqa Msf cura 13 minori feriti da esplosione

Nella prima settimana dell'anno, 33 pazienti con ferite da esplosione, di cui 13 minori, sono stati curati dalle equipe di Medici Senza Frontiere (MSF) nella città di Raqqa, in Siria. Le persone sono rimaste ferite mentre rientravano alle loro case in città, dove bombe inesplose e ordigni esplosivi improvvisati (IED) sono disseminati ovunque. 

MSF è estremamente preoccupata per la limitata attività di sminamento nella regione, dovuta principalmente alla carenza di attrezzature e personale specializzato. Dal 17 ottobre del 2017, quando il conflitto a Raqqa si è placato, le equipe di MSF hanno assistito 271 persone con lesioni da esplosione, di cui 64 erano già morte o in fin di vita al loro arrivo in ospedale.

"Nei due mesi trascorsi in Siria non ho assistito solo vittime dirette del conflitto", dichiara Simone Del Curto, anestesista di MSF rientrato dall'ospedale di Tal Abyad, che riceve pazienti da Raqqa. "In ospedale arrivavano tante persone che saltavano sulle mine o si imbattevano in trappole esplosive dopo essere rientrate nelle loro case. Ricordo di aver curato pazienti colpiti da bombe nascoste in un peluche, un televisore e perfino in una zuccheriera. In Siria, anche un momento conviviale come prendere un tè con la famiglia può trasformarsi in una tragedia."

Sono già migliaia i siriani rientrati a Raqqa dopo la fine dei combattimenti pesanti, ma si stima che questo numero aumenterà sensibilmente. Gli ordigni inesplosi e improvvisati restano una delle principali minacce per la popolazione. Se non aumenteranno le attività di sminamento ci saranno ancora molte vittime di esplosioni, anche fra i bambini, nei prossimi mesi.

Gli abitanti di Raqqa vogliono poter tornare in sicurezza nelle loro case, al lavoro e nei campi. MSF chiede con forza a tutte le parti in conflitto e ai loro alleati, così come alle organizzazioni per lo sminamento e alla comunità dei donatori, di aumentare le operazioni di sminamento nelle case e nei villaggi e di aumentare le attività di educazione al rischio mine, per proteggere le persone da queste drammatiche ma evitabili morti e lesioni. Nel 2017 MSF ha lanciato il rapporto "Set to explode" (Pronto a esplodere) che raccoglie le testimonianze di medici e pazienti del nord della Siria, mutilati da mine e ordigni inesplosi nelle strade, nei campi o all'interno delle loro case.

 

Il 13 gennaio scorso, terminata la manifestazione organizzata da Carovane Migranti ad Alba assieme ai richiedenti asilo ospitati nei centri d'accoglienza straordinaria di Santa Maria e Roddi, l'associazione denuncia un gravissimo episodio di violenza. Lo comunica la Campagna LasciateCIEntrare che denucia come un ragazzo appena rientrato nel centro. A., un migrante che era stato investito qualche giorno fa e che ora ha un gesso alla gamba, sia stato aggredito dal proprietario del centro, gli è stato sottratto il telefono e rotto insieme alla Sim.

Gli attivisti hanno avvisato polizia e 118 mentre A. è stato portato in ospedale per accertamenti. Carovane Migranti e LasciateCIEntrare hanno scritto immediatamente una lettera per denunciare l'aggressione al Prefetto, al Presidente Commissione Diritti Umani del Senato, al Capo Dipartimento delle Libertà Civili e dell'Immigrazione del Ministero dell'Interno e al Direttore Centrale per le politiche dell'Immigrazione e dell'asilo.

Nella lettera denunciano la catena degli eventi: “sottolineiamo che A. è fortemente spaventato e preoccupato per l'aggressione subita, motivo per il quale gli scriventi hanno contattato la Caritas albese che lo ospiterà presso la struttura di Via Pola 13 per qualche giorno, in attesa di poter essere trasferito in luogo sicuro, idoneo al suo stato fisico e psicologico”.

 

 

Il Forum del Terzo Settore esprime preoccupazione per la notizie apparsa lo scorso 12 gennaio sulla testata la Repubblica «Ong, donazioni flop: Effetto delle accuse sui soccorsi in mare» che approfondisce il tema dell’impatto che le polemiche degli ultimi mesi contro le organizzazioni non governative hanno avuto in termini di minore raccolta fondi.

“Nel 2017 abbiamo assistito a comportamenti da parte di media e di istituzioni che hanno delegittimato il prezioso lavoro delle Ong nel soccorso a migranti e rifugiati nel Mediterraneo. Il peso di queste accuse ha portato ad una campagna diffamatoria che oggi rischia di avere drastiche conseguenze, come l’interruzione di decine di progetti, non solamente dedicati ai migranti.” Così la Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore Claudia Fiaschi.

Il Forum del Terzo Settore, sin dall’inizio delle polemiche, ha cercato di operare per riportare un clima di veridicità rispetto ai fatti, organizzando insieme ad AOI -Associazione Ong Italiane- la conferenza stampa #OngATestaAlta nella quale ha fatto chiarezza sui comportamenti delle Ong ed ha richiamato tutte le parti a svolgere il proprio lavoro con il necessario equilibrio, a partire dai rappresentanti delle forze politiche e della magistratura. “Eppure – dichiara Luca De Fraia, coordinatore della consulta Europa, Mondo e Cooperazione Internazionale del Forum – l’esasperazione delle polemiche e delle insinuazioni ha portato ad un indebolimento della fiducia dei cittadini nei confronti delle organizzazioni di solidarietà.”

Le attività delle associazioni, e nello specifico delle ONG, sono un bene prezioso per l’Italia per assicurare la partecipazione dei cittadini alla vita del Paese e nello svolgimento di attività concrete che assicurano il godimento di diritti fondamentali ed il Terzo settore è un protagonista determinante per affrontare le sfide dell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile a livello globale.

“Il Forum del Terzo Settore – conclude la Portavoce Fiaschi – si augura che questa brutta pagina della recente storia italiana, che ha visto le organizzazioni non governative subire attacchi ingiustificati, possa essere presto chiusa. Spetta alla buona politica difendere il valore del contributo dell’associazionismo alla vita del Paese e ci auguriamo di vedere dei chiari segnali in questo senso specialmente dalle forze politiche che si candidano alla guida del Paese.”

 

 

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