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Giovedì, 16 Agosto 2018

“Siamo contenti che sia stata accolta la nostra richiesta di approvare un primo decreto correttivo del Codice del Terzo settore dopo le problematiche che erano già emerse in questa prima fase di applicazione della Riforma.” Così la portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore Claudia Fiaschi commenta l’approvazione ieri in Consiglio dei Ministri del decreto correttivo al Codice del Terzo settore.

“Ci riserviamo di leggere il testo approvato dal Governo prima di valutare in modo definitivo e puntuale le modifiche che sono state apportate – prosegue la Portavoce –, ma rispetto alle prime note diffuse riteniamo positiva, nello specifico, la proroga del termine per l’adeguamento degli statuti degli Enti. Naturalmente ci auguriamo che nel frattempo tutte le norme, specie quelle fiscali, trovino una forma definita per consentire alle organizzazioni di Terzo settore di poter attuare in modo consapevole le scelte che sono chiamate a fare su aspetti importanti della loro vita associativa.”

“Si tratta di un nuovo importante passo – conclude Fiaschi – di un percorso di riforma già molto lungo che ci auguriamo possa concludersi nel più breve tempo possibile.”

Sarà Toni Servillo ad aprire il Premio Responsabilità Sociale "Amato Lamberti" che si terrà presso il Centro di Studi Europeo di Nisida sabato 22 settembre 2018 a partire dalle ore 18. L'artista, dopo una conversazione pubblica con Conchita Sannino, riceverà il premio speciale di questa quinta edizione, accreditata presso l'Ordine deiGiornalisti e organizzata dall'Associazione Jonathan e dal gruppo di imprese sociali Gesco con il sostegno di WhirlpoolCorporation.

L'iniziativa ha carattere nazionale ed è intitolata al compianto Amato Lamberti, a lungo presidente della Provincia di Napoli, fondatore dell'Osservatorio sulla Camorra, distintosi per la sua battaglia culturale e sociale contro la criminalità organizzata.

Il Premio si rivolge a cittadini ed esponenti del mondo della cultura, del giornalismo, del lavoro, delle istituzioni e del terzo settore che si siano impegnati per la tutela delle persone più deboli, la giustizia, la promozione della cittadinanza attiva e della responsabilità sociale.

L'edizione 2018 vedrà  premiati: Bruno Usai e Giorgio Attori, operai della ex Alcoa ora Sider Alloys, fabbrica sarda di alluminio in cui gli operai sono entrati a far parte della gestione (categoria Impresa); il parroco di Santa Maria della Sanità padre Antonio Loffredo con la cooperativa sociale l'Officina dei Talenti (categoria Lavoro sociale); il direttore del museo di Capodimonte Sylvain Bellenger (categoria Cultura); la giornalista Isabella Schiavone (categoria Giornalismo); il magistrato Roberto Di Bella (categoria Menzione Speciale dedicata al magistrato Paolo Giannino). Al direttore del Goethe Institut di Napoli Maria Carmen Morese andrà  il premio "Napoli Città Solidale" assegnato ogni anno dal portale media partner dell'evento.

Come lo scorso anno, affiancano il Premio Lamberti alcuni artisti di rilievo internazionale che hanno donato ciascuno un'opera da assegnare ai vincitori. Per l'edizione 2018 contribuiscono generosamente Danilo Ambrosino, Lucia Ausilio, Anna Fusco, Sergio Fermariello, Cherubino Gambardella, Francesco Manes, Ana Gloria Salvia, Emmanuele Stanziano, Carla Viparelli.

La serata vedrà la partecipazione straordinaria di alcuni ragazzi dell'Istituto penale per i minorenni di Nisida, coinvolti nel rinfresco a cura del catering Monelli tra i fornelli.

In conclusione si terrà una performance del cantautore Giovanni Block.

La cerimonia di premiazione sarà condotta dalla giornalista Ida Palisi. È stato invitato il presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico.

L'evento è su invito e aperto alla partecipazione dei giornalisti per i quali darà diritto a 6 crediti formativi (è possibile iscriversi dal 3 al 17 settembre sulla piattaforma Sigef, titolo corso: "La responsabilità sociale nelle carte deontologiche del giornalista").

 

L'edizione 2018 ha i patrocini di: Ministero della Giustizia; Regione Campania; Comune di Napoli; Ordine dei Giornalisti della Campania; Università degli Studi Suor Orsola Benincasa. Media partner il portale Napoli Città Solidale. La regia e l'allestimento sono a cura di Exit Communication.

Non è solo goliardia come per il lancio di uova a Daisy. Da Napoli a Pistoia sono stati due gli episodi di spari contro immigrati: proiettili sparati a freddo su persone inermi.  Sullo sfondo emerge anche un altro fenomeno:  ci sono alcuni episodi che non vengono nemmeno più denunciati e restano così senza monitoraggio e riflettori mediatici.

Napoli

Cisse' Elhadji Diebel, 22 anni, senegalese in Italia con permesso di soggiorno, è stato ferito a una gamba da due sconosciuti con un colpo di pistola. Il fatto è avvenuto in via Milano, nel quartiere Vasto, non lontano dalla stazione ferroviaria centrale. L'immigrato, intorno alle 22 di ieri sera, si trovava in compagnia di due amici, in strada, quando è sopraggiunto uno scooter con a bordo due persone: secondo quanto riferito dai compagni della vittima i due erano di pelle bianca, e uno di loro ha esploso alcuni colpi di pistola, forse tre, uno dei quali ha colpito a una gamba il senegalese. Il ferito è stato condotto nell'ospedale San Giovanni Bosco, dove sarà sottoposto a intervento chirurgico per l'estrazione del proiettile, rimasto conficcato nell'arto. Diebel non è in pericolo di vita.

La zona del quartiere dove è avvenuto l’agguato si trova nelle adiacenze alla stazione centrale. A calar della sera quelle strade, caratterizzate da una vasta comunità multietnica, diventano terra di nessuno: spaccio, prostituzione e degrado in attività illecite gestite dai clan della camorra e “appaltate” a gang di diverse nazionalità. Da mesi una campagna politica di esponenti della destra punta il dito contro gli immigrati, tanto che la stessa Giorgia Meloni si è recata sul posto con una “passeggiata”.

Nel pomeriggio la rete antirazzista ha promosso un presidio contro l’agguato e il rischio dell’avanza della violenza razzista anche nella città partenopea.

Pistoia

"Due giovani italiani al grido "negri di merda" hanno sparato uno o due colpi di arma da fuoco in direzione di uno dei nostri ragazzi migranti che fortunatamente è rimasto illeso. Sono in corso le indagini, per il momento non so dirvi altro.". La denuncia arriva da Don Massimo Biancalani, il parroco che proprio un’estate fu al centro di attacchi da parte dell’attuale ministro Salvini e delle formazioni neofasciste come Forza Nuova per accogliere i migranti.

Chi non denuncia

Razzismo, odio, emulazione o goliardia siamo di fronte a un fenomeno agghiacciante per la sua diffusione. E ci sono casi che non vengono denunciati. Il 31 luglio nella provincia di Napoli, nel territorio di Calvizzano, un giovane ghanese è stato colpito da proiettili a piombino mentre era in bici. A sparare sarebbero stati dei giovani in sella a uno scooter. A soccorrere il giovane migranti alcuni residenti, poi il ragazzo ha preferito non denunciare né farsi refertare per paura.

Il far west è già realtà. L’odio dai social è passato alle aggressioni fisiche, ai proiettili, agli agguati. E vede la negazione di chi al governo si occupa della nostra sicurezza.

In una lettera inviata il 1° agosto 2018 al Presidente della Repubblica, al Governo e al Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di porto, le organizzazioni A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Casa dei Diritti Sociali, CNCA, Emergency, FCEI, INTERSOS, Médecins du Monde Missione Italia, Medici Senza Frontiere e Oxfam hanno denunciato le gravi violazioni delle norme internazionali, europee e nazionali di cui le autorità italiane si sono rese responsabili nei recenti casi in cui hanno impedito o ritardato lo sbarco di persone soccorse nell’ambito di operazioni di salvataggio coordinate dall’Italia.

 

Le organizzazioni evidenziano come:

  1. non è noto se in tali casi siano stati adottati o meno provvedimenti formali, facendo sorgere seri dubbi sulla legittimità di misure eventualmente adottate in attuazione di mere dichiarazioni effettuate dai Ministri attraverso i media;
  2. sono state violate le norme del diritto internazionale del mare che stabiliscono l’obbligo per le autorità italiane di adottare tutte le misure necessarie affinché le persone soccorse possano sbarcare nel più breve tempo possibile in un luogo sicuro (Convenzione SAR, par. 3.1.9);
  3. la permanenza prolungata sulla nave, in condizioni di sovraffollamento, in particolare ove riguardi minori, donne incinte e persone bisognose di cure mediche o traumatizzate, può essere considerata un trattamento inumano e degradante, vietato dall’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo ed è senz’altro contraria al principio del superiore interesse del minore sancito dall’art. 3 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza;
  4. il divieto di accesso ai porti italiani, con la conseguente impossibilità di valutare le singole situazioni delle persone interessate, comporta la violazione del divieto di espulsioni collettive previsto dall’art. 4 del Protocollo n. 4 alla CEDU, del principio di non refoulement e del diritto di accedere alla procedura d’asilo sanciti dalla Convenzione di Ginevra, dal diritto comunitario, dalla Costituzione e dalla legge italiana;
  5. il divieto di attracco delle navi delle Ong nei porti italiani per motivi di ordine pubblico, risulta di assai dubbia legittimità, salvo che vi fossero specifiche situazioni di cui l’opinione pubblica non sia informata;
  6. il rifiuto di autorizzare lo sbarco dalla nave attraccata in porto, privando della libertà personale i naufraghi in assenza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria, comporta una grave interferenza nell’operato della magistraturain violazione dei principi di autonomia e indipendenza fissati dalla Costituzione.

 

Nella lettera, le organizzazioni sottolineano inoltre come l’eventuale respingimento in Libia delle persone soccorse costituirebbe una gravissima violazione della normativa internazionale, europea e interna, con riferimento sia all’obbligo di condurre le persone soccorse in un “luogo sicuro”, sia alle norme in materia di diritti umani e protezione dei richiedenti asilo.

La Libia non può ritenersi in alcun modo “luogo sicuro”, come affermato anche dalla Commissione europea e dalla stessa magistratura italiana, posto che i migranti, inclusi i minori, sono oggetto di detenzione arbitraria nelle carceri, in condizioni disumane e sottoposti a torture, stupri e  violenze sistematiche, né possono avere accesso all’asilo. L’Italia è già stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione del divieto di respingimenti collettivi e di trattamenti inumani e degradanti con riferimento ai respingimenti verso la Libia.

Le autorità italiane sarebbero responsabili di tali violazioni anche nel caso in cui effettuassero il respingimento indirettamente, ordinando a una nave di consegnare le persone soccorse alla Guardia Costiera libica o rifiutando di assumere il coordinamento di un’operazione SAR.

 

La lettera si conclude con la richiesta alle istituzioni che:

  1. in nessun caso venga effettuato (direttamente o indirettamente) un respingimento verso la Libia delle persone soccorse;
  2. nell’ambito delle future operazioni SAR coordinate dall’Italia, il Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto indichi tempestivamente il porto sicuro di sbarco alle navi che trasportano le persone soccorse;
  3. cessino immediatamente le azioni che ostacolano l’operato delleOng e di tutti i soggetti impegnati nelle operazioni di salvataggio in mare e che hanno determinato l’aumento del numero di persone morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo (più di 1.400 nel 2018);
  4. siano resi pubblici i provvedimenti adottati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dal Ministero dell’Interno e da ogni altra autorità coinvolta in merito al divieto di attracco e di sbarco nei confronti delle navi impegnate nei soccorsi;
  5. il Governo italiano promuova un’equa distribuzione dei richiedenti asilo tra tutti gli Stati europei non impedendo lo sbarco dei naufraghi ma sostenendo un meccanismo di distribuzione permanente e obbligatorio quale quello previsto dalla riforma del Regolamento Dublino approvata dal Parlamento europeo.

 

 Lunedì scorso nell'ospedale di Viterbo è morto Hassan Sharaf, un ragazzo egiziano di 21 anni, arrivato lì in fin di vita dopo essersi impiccato nella cella di isolamento, dove era stato condotto da poche ore, della locale casa circondariale.

"Quello che chiediamo, dopo questo suicidio, è che si faccia un'indagine approfondita anche alla luce di quanto esposto dal Garante regionale sulle presunte violenze che avverebbero a Viterbo. Quello di Hassan è la terza morte avvenuta in questo carcere nei primi sette mesi dell'anno, la seconda a seguito di un tentativo di suicidio compiuto in isolamento, segno di un malessere diffuso le cui cause devono essere portate pienamente alla luce". A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

"Nel caso specifico di questo ragazzo poi – prosegue Gonnella – c'è da accertare se corrisponda a realtà quanto starebbe emergendo, ovvero che il ventunenne fosse in carcere per un reato commesso da minorenne. Se così fosse avrebbe dovuto essere recluso presso un Istituto di Pena per Minorenni. Anche in questo caso – conclude il presidente di Antigone – andrebbe quindi accertato cosa è accaduto".

 

Un Ferragosto solidale, insieme con i senzatetto  ospiti nel loro principale centro d’accoglienza, l’Oasi del Clochard: lo organizzano i City Angels, e invitano i milanesi a partecipare.

L’Oasi, aperta in collaborazione con il Comune di Milano nel marzo 2017 dove prima sorgeva un campo rom, accoglie circa 200 senza fissa dimora, metà italiani e metà stranieri, di una ventina di nazionalità, uomini e donne, dai 18 agli 80 anni. Nel centro d’accoglienza mangiano, dormono, sono seguiti da personale specializzato e seguono corsi di formazione, che li aiutino a reinserirsi in società.

“Invitiamo i milanesi a vivere un Ferragosto speciale, in cui conoscere un mondo che a volte ignoriamo e a volte ci fa paura” dice Mario Furlan, fondatore dei City Angels. “Chiunque può venire, indossare la pettorina dei City Angels, servire a tavola i clochard e poi mangiare insieme con loro”.

I milanesi potranno venire dopo essersi prenotati attraverso la pagina Facebook dell’Associazione https://www.facebook.com/CityAngelsItalia. Se vorranno potranno portare, in segno di condivisione, qualcosa da mangiare, oppure qualcosa da bere (ma niente alcolici).

Arriveranno con la pettorina dei City Angels, in veste di camerieri, il Sindaco di Milano,Giuseppe Sala; l’assessore ai Servizi sociali del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino;Mons. Franco Buzzi, già Prefetto della Biblioteca Ambrosiana; e l’Imam Khaled Elhediny.

Saranno presenti anche Daniela Javarone, madrina dei City Angels, il musicista e attoreMaurizio Colombi, la cantautrice Annalisa Cantando e la cantante Alessandra, che farà ballare i presenti.

L’appuntamento è dunque per mezzogiorno di lunedì 15 agosto in via Cesare Lombroso 99, presso l’Oasi del Clochard, a 100 metri da Piazzale Ovidio e a 200 da Viale Corsica.

 

 

In occasione delle commemorazioni per il trentottesimo anniversario della strage alla stazione del 2 agosto '80, sono diverse le iniziative organizzate da Cotabo o alle quali sarà presente una delegazione della cooperativa dei tassisti, per ricordare le 85 vittime, tra le quali due tassisti in servizio nel piazzale della stazione: Francesco Betti e Fausto Venturi.

Cotabo è da sempre impegnata per il ricordo delle vittime e per la ricerca di una piena verità e giustizia per i familiari delle vittime. Nel corso degli anni ha sostenuto diverse iniziative per la memoria, tra cui la produzione di un documentario distribuito nelle scuole. Nella nuova sede di Cotabo è stato installato il cippo dedicato ai tassisti caduti in stazione il 2 agosto di 38 anni fa, e il taxi rimasto sotto le macerie della sala d'aspetto.

 "Il nostro impegno per la memoria è quotidiano, ma oggi sentiamo sempre più l'esigenza di dovere fare di più, soprattutto per i giovani: se tutto dura solo per il tempo di un like sui social network, se proliferano fake news, odio e rancore, se il vero e il falso stanno sullo stesso piano, dobbiamo interrogarci sugli errori commessi e fare ogni sforzo per mantenere vivo il ricordo della strage e preservare le verità emerse negli anni – dichiara il presidente di Cotabo, Riccardo Carboni –  Un popolo senza memoria è destinato a rivivere le pagine più buie della sua storia, e questo non lo vogliamo. Faremo la nostra parte, come sempre, stando dalla parte dei familiari delle vittime, per la verità e la giustizia. Chiediamo alle istituzioni di fare altrettanto, non solo a parole ma con fatti concreti: cominciando dai risarcimenti ai familiari delle vittime".

Questo il programma delle iniziative

Alle 9:15, come ogni anni saranno quattro taxi Cotabo ad aprire il corteo che parte da via Indipendenza per raggiungere la stazione centrale.

Alle 10.25 del 2 agosto, il personale in servizio nella sede della cooperativa osserverà un minuto di silenzio.

Alle 10.45, dal parco della Montagnola, partirà un corteo di podisti e tassisti diretto alla nuova sede di Cotabo, in via Stalingrado 61.

Alle 11.30 ritrovo dei tassisti nel parcheggio davanti alla sede per la deposizione di corone di fiori al cippo che ricorda i tassisti caduti nella strage. Alla cerimonia di commemorazione interverranno: il presidente di Cotabo, Riccardo Carboni; esponenti dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto e rappresentanti delle istituzioni: per il Comune di Bologna interverrà l'assessore alla mobilità, Irene Priolo; per la Città Metropolitana interverrà il consigliere delegato, Raffaele Persiano.  In rappresentanza della Regione Emilia-Romagna parteciperà il consigliere Antonio Mumolo.

A seguire il tradizionale rinfresco nella sede della cooperativa con i vigili urbani del reparto motociclisti di Bologna.

Cotabo, inoltre, partecipa da dieci anni al triangolare di calcio in onore delle vittime, che si tiene il 2 agosto, alle ore 17 al centro sportivo Pallavicini.

La nave di soccorso Aquarius, gestita in collaborazione da Sos Mediterranee e Medici Senza Frontiere (MSF), salpa oggi da Marsiglia dopo uno scalo prolungato in porto. Tornerà nel Mediterraneo centrale per continuare a offrire assistenza alle persone che rischiano la vita nella traversata del mare.

“La rotta del Mediterraneo centrale è la più letale al mondo” dichiara Aloys Vimard, coordinatore di MSF a bordo della Aquarius. “Oggi, con pochissime navi umanitarie rimaste in mare e nessun meccanismo dedicato di ricerca e soccorso messo in atto dagli Stati europei, l’assistenza umanitaria è necessaria più che mai. Il soccorso in mare di persone in difficoltà resta un obbligo legale e morale. Questo disprezzo per la vita umana è spaventoso.”

È la prima volta, in più di due anni di ininterrotta attività di soccorso, che la Aquarius resta in porto per oltre un mese. Questa sosta prolungata è il risultato dei netti cambiamenti avvenuti nel contesto del Mediterraneo centrale, che hanno avuto serie ripercussioni sulle attività di soccorso.

Alla fine di giugno l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) ha riconosciuto il nuovo Centro di Coordinamento Congiunto di Soccorso (JRCC) libico. Sempre di più le responsabilità di coordinamento dei soccorsi sono state trasferite alla Guardia Costiera libica supportata dall’Unione Europea, nonostante gli Stati Europei siano ben consapevoli dell’allarmante livello di violenza e sfruttamento che rifugiati, migranti e richiedenti asilo devono subire in Libia. Le contese politiche sui porti di sbarco hanno bloccato in mare per intere settimane navi che avevano effettuato dei soccorsi. Le organizzazioni umanitarie impegnate in attività di ricerca e soccorso sono state criminalizzate e bandite dai porti in Italia e Malta.

“Nonostante la situazione sempre più complessa nel Mediterraneo centrale, il nostro obiettivo resta lo stesso che ci ha spinto a scendere in mare: salvare vite, impedire – nel modo più rapido ed efficace possibile – che uomini, donne e bambini anneghino, e portarli in un porto sicuro, dove i loro bisogni primari siano assicurati e i loro diritti tutelati e garantiti” ha detto la dott.ssaClaudia Lodesani, presidente di MSF in Italia.

Le équipe di Msf e Sos Mediterranee a bordo della Aquarius ribadiscono che “Aquarius continuerà a soccorrere persone in difficoltà in mare nel pieno rispetto del diritto marittimo e a coordinare la propria attività con tutte le autorità marittime competenti nel rispetto delle convenzioni internazionali marittime. Inoltre rispetterà ordini di non-intervento solo se saranno dispiegate altre navi per assistere le persone in difficoltà e portarle in un porto sicuro. La Aquarius rispetterà un ordine di non-intervento solo se sarà chiaro che tutte le altre risorse e assetti disponibili saranno dispiegati per salvare le persone in pericolo e portarle in un porto sicuro. Soccorrere un’imbarcazione in difficoltà è un obbligo legale”.

Inoltre Aquarius “non sbarcherà in Libia persone soccorse in mare”. La Libia non è un posto sicuro per rifugiati, richiedenti asilo e migranti, sottolineano. “Un posto sicuro è un luogo dove vengono assicurati i loro bisogni primari, ma anche dove possono chiedere la protezione a cui potrebbero avere diritto e dove non rischiano di subire ulteriori abusi e violazioni. Oggi la Libia non è riconosciuta come un porto sicuro”.

Per le Ong “rifugiati, richiedenti asilo e migranti intercettati in mare non devono essere riportati in Libia. Per questo la Aquarius sarà costretta a rifiutare qualunque ordine da parte delle autorità marittime di sbarcare in Libia le persone soccorse in mare o di trasferirle su qualunque altra nave che le porterebbe in Libia”.

Dall’inizio dell’anno, oltre 1.100 persone sono morte nel Mediterraneo centrale secondo dati ufficiali dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), quasi due terzi da inizio giugno, quando l’attività delle organizzazioni umanitarie è stata progressivamente ostacolata. Oltre 10.000 persone sono state intercettate e riportate in Libia dalla Guardia Costiera libica quest’anno.

“Dopo le intercettazioni sempre più frequenti della Guardia Costiera libica, ora anche la nave italiana Asso 28 ha riportato in Libia 108 persone soccorse in mare, un precedente inaccettabile che potrebbe rappresentare una grave violazione della legislazione internazionale sul diritto d’asilo” conclude Lodesani, presidente di MSF. “La Libia non è un posto sicuro, nessuno deve essere riportato nel paese.”

I numeri del soccorso in mare

In oltre due anni di attività nel Mediterraneo centrale la nave Aquarius ha assistito più di 29.000 persone in oltre 200 operazioni di soccorso, tutte coordinate dalle autorità marittime competenti. In molte occasioni la Aquarius è stata mobilitata dalle autorità marittime per accogliere persone soccorse da altre navi nel Mediterraneo centrale, sia commerciali, militari o della Guardia Costiera italiana.

La nave dispone di 3 imbarcazioni veloci di soccorso, dotate di strumenti galleggianti di emergenza per le operazioni di soccorso di massa. Ha a bordo un team di 35 operatori appositamente selezionati, con un equipaggio marittimo professionista, soccorritori e un team medico di MSF, tutti formati per fornire assistenza alle persone in difficoltà in mare. La Aquarius è allestita per poter fornire cure di emergenza a oltre 500 persone contemporaneamente, per diversi giorni in alto mare.

Mentre era a Marsiglia la Aquarius è stata dotata di una nuova imbarcazione veloce di soccorso per garantire soccorsi più efficienti. Con l’aumentata probabilità che le persone soccorse in mare dovranno trascorrere più giorni a bordo prima di poter sbarcare in un porto sicuro, sono state imbarcate scorte supplementari di cibo e forniture mediche. Per la maggiore probabilità di morti in mare, è stato installato un container refrigerato sul ponte della nave per conservare i cadaveri. 

L’impegno in Libia

MSF è scesa in mare nel maggio del 2015 per supplire al vuoto lasciato dalla chiusura dell’operazione di ricerca e soccorso Mare nostrum e rispondere a un inaccettabile numero di morti in mare. Dall’inizio delle proprie attività in mare MSF ha contribuito a salvare oltre 75.000 vite nel Mediterraneo centrale, nel rispetto del diritto marittimo e sotto il coordinamento della Guardia Costiera italiana. In Libia, MSF fornisce assistenza medico-umanitaria in centri di detenzione che sono in capo all’autorità del Ministero dell’Interno e del suo Dipartimento contro l’Immigrazione Illegale (DCIM), nelle regioni di Tripoli, Khoms e Misurata.

 

 

 

 

 

 

Un vero e proprio crac che spacca l'Italia in due: il Mezzogiorno subisce le conseguenze di un ventennio di politiche economiche."Il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, da 362 mila a 600 mila (nel Centro-Nord sono 470 mila)". Così la Svimez che parla "di sacche di crescente emarginazione e degrado sociale, che scontano anche la debolezza dei servizi pubblici nelle aree periferiche". E definisce "preoccupante la crescita del fenomeno dei 'working poors'", ovvero del "lavoro a bassa retribuzione, dovuto a complessiva dequalificazione delle occupazioni e all'esplosione del part time involontario".

Nel 2019 "si rischia un forte rallentamento dell'economia meridionale: la crescita del prodotto sarà pari a +1,2% nel Centro-Nord e +0,7% al Sud". E' quanto prevede la Svimez, nelle anticipazioni del Rapporto di quest'anno. Nel 2017, si spiega, "il Mezzogiorno ha proseguito la lenta ripresa" ma "in un contesto di grande incertezza" e "senza politiche adeguate" rischia di "frenare", con "un sostanziale dimezzamento del tasso di sviluppo" nel giro di due anni (dal +1,4% dello scorso anno al +0,7% del prossimo).

"Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti: la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all'estero. Quasi 800 mila non sono tornati". E' questo il 'bollettino' della Svimez sulla 'fuga' dal Sud, il cui peso demografico non fa che diminuire.

La Svimez, l'associazione per lo sviluppo industriale nel Mezzogiorno, nelle anticipazioni del Rapporto 2018 lancia l'allarme sul "drammatico dualismo generazionale". E spiega: "il saldo negativo di 310 mila occupati tra il 2008 e il 2017 al Sud è la sintesi di una riduzione di oltre mezzo milione di giovani tra i 15 e i 34 anni (-578 mila), di una contrazione di 212 mila occupati nella fascia adulta 35-54 anni e di una crescita concentrata quasi esclusivamente tra gli ultra 55enni (+470 mila unità)". Insomma, sintetizza, "si è profondamente ridefinita la struttura occupazionale, a sfavore dei giovani".

(Fonte: Ansa)

 

Se hai la sclerosi multipla, sport impegnativi come la vela, l'arrampicata o il windsurf  fanno per te. Un'iniziativa promossa dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) e dall'Università degli Studi di Genova ha evidenziato come sport complessi e faticosi possano avere un effetto positivo, stimolando chi li pratica, sia da un punto di vista fisico, sia  emotivo.

L'evento "MS and sport activity: wind of change" – si è proposto proprio di affiancare allo stimolo fisico degli sport acquatici anche quello emozionale e psicologico che proviene dal contatto col mare e dalle attività legate a questo contesto, e in particolare dalla navigazione a vela. Come in altre patologie neurologiche, anche nella sclerosi multipla i sintomi di natura sensoriale e motoria, quali le alterazioni posturali, i disturbi della coordinazione e la fatica, sono spesso accompagnati da difficoltà di natura cognitiva e psicologica. Questi aspetti influiscono in misura considerevole sulla qualità della vita di ogni persona, tanto da ridurre l'effetto benefico di un trattamento riabilitativo.

Wind of change si è svolto all'isola d'Elba,  ha avuto una durata di cinque giorni, dall'11 al 15 maggio,  ha previsto l'introduzione alla pratica della vela su barche piccole, catamarani, un piccolo cabinato, SUP (Stand Up Paddle Surf) e persino il windsurf a persone con SM con bassa disabilità. Ha consentito di mettere alla prova aspetti connessi all'attività fisica, come esercizi di forza e precisione con gli arti superiori ed inferiori, la capacità di coordinazione motoria ed il mantenimento della postura in condizioni dinamiche; tutto ciò in situazioni in cui è anche necessario un alto livello di attenzione.

All'evento hanno partecipato 17 persone con SM. I partecipanti sono stati sottoposti a valutazioni cliniche da parte di personale specializzato in sclerosi multipla, sia all'inizio che al termine della cinque giorni, dati concernenti le loro abilità sensorimotorie e cognitive e l'effetto di questa esperienza sulla motivazione nello svolgere attività fisica nella vita di tutti i giorni. Ed eccoli i dati di conferma: i partecipanti sono migliorati dopo l'evento di circa il 10% sia in test che valutano la resistenza durante il cammino che in quelli relativi all'abilità nel compiere gesti di motilità fine delle mani, senza riscontrare un aumento della fatica.

Aggiungiamo poi una nota che può e forse deve far riflettere: alcuni dei partecipanti all'evento hanno ripreso attività sportive abbandonate in passato, altri hanno iniziato a praticare gli sport nautici proposti duranti Wind of change e buona parte di loro hanno deciso di fare le proprie ferie scegliendo mete dove è possibile praticare sport.

È di fondamentale importanza ricordare che tutte queste attività vanno svolte con un personale qualificato, che conosca i fondamenti degli sport proposti e quelli della malattia, in modo da proporre queste attività con le modalità adeguate ad ogni persona con sclerosi multipla. Per questo, AISM e FISM in collaborazione con i Corsi di Studio in Scienze Motorie dell'Università degli Studi di Genova, vorrebbero in futuro formare laureati in Scienze Motorie che abbiano questo profilo, per poter offrire ad ogni persona con sclerosi multipla l'attività sportiva più adatta alle proprie potenzialità.

 

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