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Lunedì, 23 Ottobre 2017

Articoli filtrati per data: Venerdì, 13 Ottobre 2017 - nelPaese.it

Al Napoli Est Teatro è stata presentata oggi la nuova stagione teatrale 2017/2018 con la direzione del collettivo Nest. Il teatro della periferia est della città che da tre anni porta compagnie e attori di caratura internazionale. Tra gli obiettivi è quello di mettere al centro dell’iniziativa culturale uno dei quartieri più dimenticati.

“Convinti che il teatro possa sanare qualche ferita e riempire qualche vuoto, quest’anno l’Arrotino del Teatro griderà per le strade del quartiere”, spiegano i ragazzi del Nest che puntano su una stagione non convenzionale dal titolo.

 “È arrivato il Teatro”.  Da Goldoni a Totò, passando per la nuova drammaturgia e finendo con la lezione di un grande Maestro come Eugenio Barba, la formula sarà come sempre quella dei 2 spettacoli al mese che permetterà di lavorare in maniera approfondita su ogni singolo evento. “In questi primi tre anni ci siamo fatti un po’ d’esperienza e abbiamo capito molto bene una cosa: il pubblico bisogna andare a prenderlo fino a casa. Allora ci siamo immaginati arrotini del teatro che girano per i vicoli del quartiere al grido: È arrivato il Teatro! Un servizio alla comunità necessario, almeno è quello che crediamo da quando è nato il Nest, e alcuni risultati sul territorio lo dimostrano”, dichiara Francesco Di Leva, tra i fondatori dello spazio.

Il programma

La stagione si apre il 4 e 5 novembrecon “La Locandiera”di Stefano Sabelli con Silvia Gallerano, che traghetta l'azione del capolavoro goldoniano dalla Firenze di metà settecento in una bassa Padania, esotica e fluviale anni '50. Il 12 novembre Giuliana De Sio leggerà per noi antiche favole della tradizione napoletana, di una Napoli che in pochi hanno visto e saputo cogliere, assaporarne i colori ed i sapori, con l’accompagnamento musicale di Marco Zurzolo 4Tet. Si prosegue con “Gli Onesti della Banda” dal 23 al 26novembre, liberamente tratto dalla sceneggiatura de La Banda degli Onesti di Age e Scarpelli, che ha visto il debutto al Napoli Teatro Festival, è una spericolata riscrittura di Diego De Silva e Giuseppe Miale Di Mauro, una produzione Casa del Contemporaneo e Nest. Ad inaugurare il nuovo anno, il 6 e 7 gennaio,I Virtuosi di San Martino,con Totò che Tragedia!, che, in collaborazione con Teatri Uniti, portano in scena il racconto di un doppio binario di dolore e di gioia, di parole e musica, sul quale si fonda il mito del Principe De Curtis.

Il 20 e 21 gennaio si va nella Città Inferno di nO(Dance first. ThinkLater),un musical di dolori e abbandoni, delle superstizioni, delle canzoni passionali, dell’Italia del nord e del sud, passando per il centro. A seguire il 3 e 4 febbraio Marcello Cotugno mette in scena un testo con un’anima femminile, Il Corpo giusto di EveEnsler,una galleria di ritratti di donne moderne, un caleidoscopio di situazioni grottesche. Spazio ai più piccoli il 3 e 4 marzo che potranno vedere Il Piccolo Principe in versi siciliani e italiani di Giovanni Calcagno, liberamente tratto da Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupèry. 

Duccio Camerini sarà sul palco il 17 e 18 marzo con Risorgi una singolare riscrittura contemporanea del “Re Lear”, contaminato con “The Connection”, mitico testo anni sessanta del Living Theatre. E per restare in tema la compagnia ScenaVerticale con Dario De luca firma la regia di Il Vangelo secondo Antonioin cuiracconta, con sentimento e com-passione, le vicende di un parroco molto attivo impegnato nell’accoglienza di emigranti, che si ammala di Alzheimer.

Grande novità di quest’anno il progetto conNESTioni (collaborazioni con realtà di promozione teatrale campane, attraverso un percorso di sostegno a grandi progetti formativi e di programmazione condivisa) che porterà il 23 marzo il maestro Eugenio Barba, che presenta Ave Maria, uno spettacolo OdinTeatret (fuori abbonamento) grazie alla collaborazione con l’Associazione Il Colibrì (CE) di Antonio Iavazzo. Mentre in collaborazione con Erreteatro di Vincenzo Albano (SA), il 28 e 29 aprile, ci sarà La Mite adattamento e regia di Cèsar Brie, che chiude la stagione.

Fuori abbonamento(data da definire) anche quest’anno Una Serata al Nest con…Francesco Montanari che presenta Il pigiama, ovvero: solo gli stupidi si muovono veloci, testo e regia di Daniele Prato. Nell’ambito del progetto #Giovani O’Nest, attività laboratoriali, formative e di visione condivisa, con lo scopo diavvicinare i giovani a rischio al teatro, il 17 e 18 febbraiosi ride con TVATT (fuori abbonamento) - Teorie Violente Aprioristiche Temporali e Territoriali - uno spettacolo di Lugi Morra, comico e grottesco, che indaga su una precisa tipologia di violenza come schiaffi, pugni, risse, sopraffazioni. Infine dal 23 novembre e fino al 7 gennaio 2018 il Nest ospiterà Totò POP (focus su Totò) la mostra fotografica dedicata al principe della risataa cura di Pasquale Liguori e Clelio Alfinito foto di Giancarlo De Luca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Campania
Venerdì, 13 Ottobre 2017 17:26

AD ALTROCIOCCOLATO SUONA "MUSICA ETICA"

Come ogni anno ad Altrocioccolato grande spazio alla musica e allo spettacolo da sempre protagonisti della manifestazione che a partire dalla passione per il cioccolato porta in piazza una nuova visione dell'economia mondiale fondata sui valori della giustizia e dell'equità. Dal 20 al 22 ottobre la kermesse organizzata dall'Associazione Umbria EquoSolidale alla sua XVII edizione in Umbria e per la quinta volta a Città di Castello ospiterà anche una proposta musicale di prestigio.

Musica Etica Musica d'ETIChettA. Questo il nuovo nome della rassegna musicale, ideata e curata da Moreno Giappesi, che ha già portato in Umbria artisti di fama internazionale e proposte musicali d'eccellenza proponendo ogni anno un genere musicale diverso per conoscere e vivere tutti i molteplici volti della musica. E questa edizione, sarà il Folk protagonista di Altrocioccolato: Folk che letteralmente significa musica folkloristica, popolare: perché la gente possa essere protagonista assoluta come nello spirito della manifestazione.

Sette live completamente gratuiti, per una tre giorni assolutamente da non perdere che vedrà alternarsi sul palco artisti come The Black Animals, Distilleria a Vapore, Groove Tribu (Mauro Giorgeschi Trio), Boda, Organicanto e infine, punta di diamante, il ritorno ad Altrocioccolato di Flaco Leo direttamente dal Cile, reduce dalla recente partecipazione allo Spronz Festival di Vinicio Capossela.

Aprirà la manifestazione Mauro Giorgeschi Trio con il progetto GrooveTribù venerdì 20 alle ore 18:00. Sul palco di Piazza Matteotti ci aspetta un viaggio virtuale nel mondo del ritmo! Molto di più di un concerto, un vero spettacolo nel quale un trio di percussioni suonerà generi diversi di altrettanti parti del mondo: un incontro di culture e tradizioni che rappresenta musicalmente lo spirito della manifestazione.

Sabato 21 alle ore 16:00  il primo live di Flaco Leo y su Banda:  fondatore de Il Florida di Modena, Amico Fraterno, autore e ispiratore di alcuni testi di Vinicio Capossela, negli anni Settanta ha fatto ballare tutto il centro Italia con i ritmi calienti della musica latino americana. Rifugiato politico in fuga dalla dittatura di Pinochet, è tornato recentemente nella patria natale, e nel suo breve viaggio in Italia non poteva mancare l'appuntamento di Altrocioccolato.

Si continua alle ore 18:00 con LA Distilleria a Vapore che proporrà una miscela esplosiva di Folk e groove, mentre alle ore 21:30, rock puro e vero con The Black Animals, il gruppo tifernate che si sta affermando sempre più nel panorama musicale.

La rassegna prosegue domenica 22 dalle ore 15:00 sempre sul palco di Piazza Matteotti con Boda, al secolo Daniele Rotella fondatore dei Rust and the Fury storica band perugina e le sue canzoni per anime belle. Alle ore 17:00 poi arriva la musica popolare degli Organicanto che ci accompagnerà alla riscoperta di una tradizione perduta, grazie alle sonorita' di una band che vede impegnarsi da sempre nelle tematiche etiche e solidali. In chiusura dalle ore 18:30 ancora il ritmo travolgente del Mariachi Flaco Leo che con la sua banda avrà l'onore di chiudere in bellezza la kermesse di Altrocioccolato.

La manifestazione è realizzata grazie al supporto di Regione Umbria, Comune di Città di Castello, Gal Umbria e in collaborazione con Equo Garantito, Libero Mondo, CAES,Altreconomia, Terra Nuova e Altromercato, sponsor e sostenitori della manifestazione.

 

Pubblicato in Umbria
Venerdì, 13 Ottobre 2017 17:12

PROCESSO PER MINACCE: FNSI E ODG CON BORROMETI

«Siamo qua, Federazione nazionale della stampa italiana, Usigrai, Associazione Stampa Siciliana, Ordine dei giornalisti, per mettere una firma collettiva sotto le inchieste di Paolo Borrometi, sotto le sue denunce, e per fare sapere a chi lo ha messo sotto tiro che l'intero giornalismo italiano illuminerà a giorno tutti coloro che qui minacciano Borrometi, altrove, decine di altri cronisti. Ogni qualvolta un cronista verrà minacciato noi verremo ad accendere tutti insieme tutti i riflettori sulla zona della minaccia, dell'oscurità e del malaffare». Così il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, fuori dal tribunale di Ragusa dove si è celebrata questa mattina l’udienza in cui Borrometi ha testimoniato contro i presunti autori delle minacce ricevute.

Vittorio Di Trapani, segretario Usigrai, ha sottolineato che la proposta del presidente della Federazione nazionale della stampa «di illuminare a giorno è possibile ma bisogna rilanciare le inchieste dei giornalisti minacciati. Paolo Borrometi è stato minacciato ed aggredito perché ha pubblicato inchieste, ha denunciato affari sporchi e insanguinati. Per dire che Paolo e gli altri giornalisti minacciati non sono soli, abbiamo uno strumento: ripubblichiamo e rilanciamo le loro inchieste, solo così mafiosi e corrotti sapranno che i cronisti non sono soli».

Alberto Cicero, segretario dell'Assostampa regionale, ha ricordato che «le istituzioni dei giornalisti sono presenti ogni qual volta ce ne sia bisogno e nel momento in cui un cronista viene minacciato. La gente ha diritto ad essere informata. Questa è una minaccia alla possibilità della gente di essere informata, perché intimidire un giornalista significa questo».

Riccardo Arena, presidente uscente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, anche lui presente al Tribunale di Ragusa, ha osservato: «È il mio ultimo atto da presidente dell'Ordine di Sicilia, da martedì non lo sarò più. Ho voluto concludere questa esperienza bellissima con un comportamento doveroso per un presidente dell'Ordine: stare vicino ai colleghi. Lo abbiamo sempre fatto con i colleghi minacciati, querelati, intimiditi, sottoposto ad azioni civili ma anche con i precari, con gli ultimi, con quelli che sono pagati nulla. Stare vicino a Paolo è un dovere e sono sicuro che chi mi succederà saprà fare altrettanto».

Di dovere ha parlato anche Francesco Nania, componente del Consiglio direttivo dell’Unci Sicilia: «È doveroso – ha detto – essere presenti in questo momento importante per un collega che ha mostrato la schiena dritta. Lo appoggiamo in tutto e per tutto». Mentre il presidente nazionale dell’Unci, Alessandro Galimberti ha scritto in una nota: «Siamo tutti vicini a Paolo Borrometi in questa su battaglia per la libertà, per la democrazia e per la civiltà».

Ad attendere l'inizio del processo c’erano anche la segretaria regionale della Cgil Sicilia, Mimma Arcurio, il segretario provinciale della Cgil di Ragusa, Peppe Scifo, e Eliana Giudice di "Fai Antiracket" di Vittoria.

Pubblicato in Sicilia

"Rispetto alle vicende che hanno riguardato il caso del rinvio a giudizio dell'ex direttore del carcere di Rebibbia e di altre 13 persone, in futuro una nostra campagna riguarderà la richiesta di abrogazione del reato colpa del custode (art. 387 c.p.)”. Lo afferma il presidente nazionale di Antigone Patrizio Gonnella.  

“Non conosciamo i fatti – aggiunge - che hanno riguardato nello specifico l'episodio del carcere romano di Rebibbia ma temiamo che decisioni di questo genere possano determinare una chiusura all'interno dell'amministrazione, provocando, per paura di ripercussione negative, una riduzione delle attività dirette alla socializzazione dei detenuti”.

Poi conclude: “se in ogni caso di evasione come in ogni caso di suicidio la soluzione è quella del capro espiatorio non si aiutano quei direttori e quello staff penitenziario che si dimostra più aperto e più disponibile a progetti di reintegrazione sociale".

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Un mondo fatto di più di 60 imprese, con oltre 10mila soci e circa 6mila occupati. E’ quello delle cooperative sociali di Legacoop Romagna, un settore che negli anni della crisi ha tenuto, sia dal punto di vista della produzione che degli occupati, garantendo coesione sociale, qualità dei servizi e radicamento territoriale. In provincia di Ravenna le cooperative sociali iscritte a Legacoop Romagna sono una ventina, con circa 1.500 soci e poco meno di 1.700 occupati. Il comparto si è riunito oggi a Ravenna, in occasione del congresso di area vasta svolto alla sala Nullo Baldini.

L’appuntamento si è aperto con un approfondimento sulla nuova normativa relativa a impresa sociale e terzo settore svolto dal responsabile fisco e legislazione di Legacoop nazionale Mauro Iengo e dalle esperte di Federcoop Laura Macrì e Roberta Boghi. I lavori sono stati coordinati dai responsabili di settore di Legacoop Romagna, Emiliano Galanti e Federica Protti.

“La nuova normativa presenta luci e ombre – ha concluso la parte seminariale il direttore generale di Legacoop Romagna – e necessita di numerosi chiarimenti. La nostra iniziativa in materia non potrà che partire dalla difesa della distintività della cooperazione e del suo ruolo in un welfare universale e pubblico, per il quale svolgiamo un ruolo fondamentale.

Nel documento congressuale che sarà oggetto degli appuntamenti di Bologna (il prossimo 23 ottobre) e Roma (il 15 e 16 novembre) sono tantissimi i temi strategici, dal posizionamento della cooperazione sociale nel mercato alla creazione di nuovi strumenti finanziari di sviluppo, una materia su cui Legacoop Romagna è protagonista con il progetto europeo “Fit4Se”, fino al rinnovo del contratto nazionale di lavoro per il quale è in corso una serrata trattativa.

Gli interventi dal pubblico hanno richiamato, tra le altre cose,l’esigenza di mantenere alto il focus associativo sul codice appalti, affinché i servizi fondamentali alle persone non siano più oggetto di massimo ribasso, e sulla uniformità della contrattazione territoriale.

“In un momento di grave crisi economica del Paese – ha concluso il presidente di Legacoopsociali Emilia-Romagna, Alberto Alberani – la cooperazione sociale ha aumentato occupati e valori economici. Abbiamo una responsabilità molto alta a livello di associazione perché siamo un elemento di connessione fondamentale tra le esigenze delle imprese e tutti i livelli di governo”.

L’assemblea ha infine eletto i 19 delegati romagnoli per il congresso nazionale di Legacoopsociali. Si tratta di Michele Babini (Il Cerchio), Barbara Biserni (Acquarello), Marco Berlini (134), Lindita Caka (Persone in Movimento), Cristina Campana (La Fonte), Emiliano Galanti (Legacoop Romagna), Francesca Gennari (Formula Servizi alle Persone), Luana Grilli (Il Mandorlo), Arianna Marchi (Zerocento), Romina Maresi (San Vitale), Patrizio Orlandi (Dialogos), Federica Protti (Legacoop Romagna), Manuela Raganini (Formula Solidale), Guglielmo Russo (CAD), Cristian Tamagnini (Cento Fiori), Nicole Triboli (CILS), Patrizia Turci (Tragitti), Gilberto Vittori (Consorzio Sociale Romagnolo) e Cesare Zavatta (Lo Stelo).

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Il memoriale Loris, veneziano, prima tetraplegico poi cieco, al termine di una disperata battaglia ha preso la via, già percorsa da altri, della Svizzera scegliendo di porre fine alla propria esistenza in modo assistito. “Proprio perché amo la vita credo che adesso sia giusto rinunciare ad essa vista la sofferenza gratuita sia fisica che spirituale.”

“Chi ricopre un ruolo politico o istituzionale, chi è responsabile dei servizi legga il memoriale di Loris e tragga da questa tragica lezione un insegnamento: non siamo una voce di costo, ma persone con dignità umana e con il diritto a vivere in modo non umiliante. E questo diritto umano non si garantisce a parole, ma con un costante e concreto impegno. Da subito”, scrive la Fish Onlus che ha inoltrato alla stampa il memoriale.

Storia di Loris

Sono nato a Dolo il 17 giugno del 1958 e nel 1977 frequentavo l’Istituto Tecnico. Il 30 marzo 1977 ho fatto un incidente stradale che avrebbe potuto portare delle conseguenze di poco conto. Un’automobile mi ha investito mentre ero in ciclomotore. In realtà l’incidente ha avuto delle conseguenze molto gravi e nell’impatto c’è stata una frattura delle vertebre C5 C6 e sono rimasto completamente paralizzato.

Sono stato subito ricoverato all’Ospedale di Padova nel reparto di neurochirurgia, dove mi hanno operato immediatamente e lì sono rimasto fino al 16 giugno 1977. Sono stato poi ricoverato nell’Ospedale Civile di Vicenza dove sono rimasto fino al 29 ottobre dello stesso anno. Il certificato che è stato redatto nello stesso Ospedale alle dimissioni attesta una situazione che a parere dei medici era di gravità estrema; si parlava di difficoltà nel potere riacquisire una stazione eretta e dell’impossibilità della deambulazione e quindi di non più autosufficienza. Qualche giorno dopo il mio ritorno a casa il fisioterapista che mi aveva seguito nel primo ricovero in neurochirurgia di Padova, dove mi avevano operato di laminectomia con artrodesi C3 C4 C5, è riuscito a farmi camminare con il suo sostegno e con quello di mio padre per un tratto di circa venti metri. In questo tratto muovevo autonomamente le gambe, anche se spesso tentavano di cedere.

La riabilitazione

Dopo pochi giorni a metà dicembre del 1977 sono stato ricoverato all’Ospedale al Mare di Lido di Venezia. Quando i medici hanno verificato che riuscivo a spostarmi con un aiuto, hanno investito molto sul mio recupero e sono rimasto ricoverato per molti mesi e con brevi interruzioni fino al luglio del 1980. Dopo questo lungo percorso riabilitativo mi alzavo dalla carrozzina facendo leva sul braccio destro o su un appoggio fisso. Camminavo con due stampelle: la parte sinistra funzionava meglio e con quella riuscivo a mangiare da solo e a tenere la stampella, mentre la destra funzionava peggio e non poteva sostenerla autonomamente.

Il ritorno a casa

Al ritorno a casa nel 1980 c’era stato, per fortuna disconfermando in parte la diagnosi iniziale, un considerevole recupero. All’inizio per camminare mi hanno fasciato il braccio destro alla stampella. In seguito con una modifica della stessa mi hanno permesso di poterla usare autonomamente dopo che qualcuno mi aveva aiutato ad agganciarla. Facevo la pipi da solo a letto con un pappagallo appoggiato ad una sedia dal lato sinistro, scoprendomi e coprendomi al bisogno e battendo sulla vescica. Durante il giorno con l’assistenza di familiari ed amici facevo la pipi in piedi o in bagni pubblici con l’assistenza solo di una persona che mi tenesse in equilibrio. Durante il giorno in ospedale usavo sempre la carrozzina quando ero da solo mentre camminavo con l’assistenza di una persona per sicurezza. Una volta ritornato a casa non ho quasi più usato la carrozzina grazie all’aiuto costante di familiari ed amici. Avendo inoltre conservato la sensibilità sia tattile che sensoriale di tutto il corpo riuscivo a controllare, oltre che la pipi, anche la defecazione. Questa era normale in tutte le situazioni tranne nel caso di feci molli, situazione nella quale era più complicato arrivare in bagno.

La nuova caduta

Nel marzo 1982 sono disgraziatamente scivolato mentre camminavo con le stampelle. Inciampando sono scivolato e, avendo il braccio destro bloccato dalla stampella, questa ha fatto da perno e c’è stata una grave frattura all’omero destro e quindi c’è stata la necessità di una operazione per sistemare l’omero. Da quel momento non sono più riuscito a camminare con due stampelle in autonomia ma ho avuto bisogno di una persona che mi fosse di appoggio per tenermi in equilibrio. Avevo da ragazzo imparato a nuotare da solo e ho reimparato nel 1986 grazie all’aiuto di un istruttore di nuoto sportivo per disabili. Visto che il nuoto era una mia grande passione, è stato per me molto importante e una grande conquista riprenderlo. Ho comunque dovuto nuotare a dorso.

Dal 1980 al 1988, facendo ginnastica solo 3 o 4 volte l’anno, i movimenti del corpo erano diventati meno sciolti. Sono stato ricoverato nuovamente all’Ospedale al Mare al Lido di Venezia anche nel 1988 per fare fisioterapia e piscina in modo continuativo. Dopo 45 giorni ho riacuisito una buona parte delle funzionalità motorie che avevo un po’ perso. Anche in questo caso, grazie alle terapie sono riuscito a riacquisire una funzionalità e una abilità motoria che posso considerare sicuramente soddisfacenti, se confrontata con la diagnosi che era stata effettuata a suo tempo nell’Ospedale di Vicenza. Riuscivo a camminare tutti i giorni con il sostegno dei familiari e degli amici per circa 2 Km al giorno e non usavo mai la carrozzina, se non nel caso di necessità estrema, cioè in occasione di spostamenti per lunghi tragitti o per muovermi in città.

L’impegno nelle radio locali

Dal 1985 ho avuto il sostegno anche degli obiettori di coscienza al servizio di leva, che mi sono stati continuativamente affidati dal Comune di Fiesso per 4 ore al pomeriggio dal lunedì al venerdì. Questo aiuto mi è stato dato fino al 2005, anno in cui è stato eliminato il servizio di leva e di conseguenza anche il servizio sostitutivo alla leva. Grazie al loro aiuto sono riuscito per molto tempo a camminare regolarmente e quindi a tenere attiva la muscolatura, a trovare e frequentare gli amici e a muovermi per svolgere varie attività, che mi hanno permesso di mantenere una vita attiva e sociale.

Una di queste, che avevo già cominciato nel 1976 e che poi grazie all’aiuto di mia madre e a quello degli obiettori ho continuato, è stata una trasmissione musicale in una radio locale, Radio Cooperativa. La trasmissione si chiamava “Discorso musica” e sono riuscito a gestirla dal 1980 fino al 1999. In questo periodo, oltre alla trasmissione serale, sempre grazie al sostegno indispensabile e assiduo di mia madre, riuscivo a curare anche in mattinata la rassegna giornalistica e ad invitare dei personaggi pubblici per discutere di argomenti politici, sociali e di attualità. In tutte queste situazioni avevo l’assistenza o di un tecnico o di qualche aiutante ma devo dire che riuscivo comunque a svolgere autonomamente molte mansioni. Questo periodo che ho trascorso in radio mi ha dato moltissime soddisfazioni e mi ha inoltre permesso di avere una vita sociale molto intensa. Frequentavo molte persone, che erano sempre disponibili ad aiutarmi. Spesso intervistavo i musicisti, per poi trasmettere le interviste in radio. Collaboravo inoltre con riviste musicali. Tutto ciò era un grande impegno ma anche una grande soddisfazione per me e per i miei amici. Andavo spesso a vedere dei concerti, sia per aggiornarmi sulle musiche che poi avrei trasmesso in radio che per passare dei momenti gradevoli in compagnia.

I problemi di vista

Delle considerazioni particolari devono essere fatte invece per i miei problemi di vista, che ho avuto fin da quando ero ragazzo. Nel 1969 a 11 anni ho avuto un distacco di retina all’occhio sinistro, per il quale sono stato operato. Il recupero della funzionalità dell’occhio c’è stata, ma il miglioramento è stato molto limitato: l’occhio non ha più acquisito infatti la sua normalità, cosa che non mi ha più permesso di leggere. Nel 1975, inoltre, anche l’occhio destro ha avuto dei problemi: c’è stata una grossa emorragia e il problema è apparso subito grave. Il Rettore di oculistica dell’Università di Roma, Prof. Mario Pannarale, ha diagnosticato una retinite degenerativa con retinoschisi e ha operato l’occhio effettuando un cerchiaggio e un piombaggio dell’occhio con la laserterapia. Il Prof. Mario Pannarale ha incaricato il rettore di genetica dell’Università Tor Vergata Bruno Dalla Piccola di fare un’indagine genetica, dalla quale è emerso che la retinite si trasmette per via ereditaria dalla madre ai figli maschi ( mia sorella ne è infatti esente). Ricordo che dal 1973 al 1977 ho fatto spesso visite di controllo e ho seguito le cure farmacologiche che mi sono state prescritte. Dal 1977 in poi i controlli non sono stati più possibili a causa dell’incidente. Nel 1981 mi è apparsa una macchia e mi sono recato d’urgenza a Roma per controllo. Il Prof. Mario Pannarale ha detto in quella occasione che non era più possibile fare delle cure. Da quel momento in poi c’è stato un progressivo peggioramento della mia vista, fino a che non sono riuscito più a leggere. Dal 1987 sono stato certificato ipovedente; dal 1996 la commissione che mi ha visitato mi ha considerato cieco assoluto.

L’impegno sociale

Tra le cose importanti della mia vita c’è stata anche una notevole sensibilità per i problemi sociali e politici, che ho avuto fin da quando ero studente. Fino a quando ho potuto farlo ho letto un quotidiano tutti i giorni, oltre a riviste e libri. Ho sviluppato questa mia attitudine anche nel lavoro giornalistico che facevo alla radio. Dopo il mio incidente ho sviluppato una particolare sensibilità per i problemi dei disabili (in primis per l’abbattimento delle barriere architettoniche) e per la tutela dell’ambiente e del paesaggio (dopo l’incidente nucleare di Chernobyl). Nel 1990 sono diventato consigliere comunale per i Verdi per alcuni anni nella città di Mira. Negli anni 2004/ 2005 sono stato candidato sia alle elezioni della provincia di Venezia che per le regionali del Veneto. Il mio interesse per la politica continua ancora oggi tramite i social network e organizzando iniziative locali.

I rapporti sentimentali

Una parte importante della mia vita riguarda le mie relazioni sentimentali. Ho avuto varie relazioni affettive più o meno lunghe con donne, con le quali ho effettuato anche viaggi in Italia e all’estero. Con nessuna il rapporto è però diventato così forte da immaginare un legame duraturo. Ciò si è verificato effettivamente nel momento in cui ho conosciuto nel 1996 Anamaria, che poi è diventata mia moglie nel giugno del 1999. Anamaria aveva una sensibilità particolare e il rapporto con lei è stato molto arricchente e positivo. Dopo essersi laureata, lei era arrivata in Italia con una borsa di studio sul cinema, essendo cittadina italo-brasiliana. Anamaria aveva frequentato una scuola di regia con Ermanno Olmi e quando l’ho conosciuta era impegnata in vari lavori cinematografici, che ha sempre continuato con grande passione e dedizione, nonostante tutti i problemi che si è trovata ad affrontare nei periodi successivi. Insieme a lei ho cominciato ad immaginare una vita in comune ma per potere concretizzare questo nostro desiderio è sorta subito l’idea di ampliare e ristrutturare la mia vecchia casa; questo progetto si è potuto realizzare anche grazie all’aiuto dei miei genitori. I lavori sono cominciati quando mio padre era ancora in vita (è venuto a mancare pochi mesi prima del mio matrimonio) e sono continuati anche dopo. La casa è stata terminata nel 2003 ed è diventata una bifamiliare: da una parte ci ha abitato e ci abita mia madre e dall’altra io ed Anamaria. Per pagarla abbiamo dovuto fare un mutuo e quindi tutte le nostre risorse economiche sono state indirizzate a far fronte a questo progetto. Ho rinunciato alle trasmissioni in radio, sia per motivi organizzativi che economici. Dalla fine degli anni 80 era subentrata una nuova gestione nella radio e ho continuato normalmente con la mia trasmissione di musica, non riconoscendomi più comunque nel progetto complessivo. Le spese per poter effettuare il programma non potevano poi essere le stesse di prima; non potevo cioè comprare i dischi necessari per mantenere attuale la qualità del programma, non essendo sufficienti in questo compito i soli dischi che mi arrivavano dalle case discografiche.

Nel tempo il rapporto con Anamaria si è assestato ed è diventato per me sempre più importante. Nonostante tutte le difficoltà che abbiamo avuto e che abbiamo sempre cercato di affrontare insieme, posso affermare con certezza che questo progetto di vita in comune è stato molto positivo e costruttivo. Lei ha comunque continuato tutte le sue attività e cercato di mantenere i suoi impegni di lavoro, che talvolta la tenevano lontana da casa. Più di qualche volta ha dovuto rinunciare ai suoi impegni, perché non è sempre riuscita a trovare una persona che mi assistesse (ad esempio ha rinunciato a partecipare al film “Il vento fa il suo giro“ di Giorgio Diritti). Compatibilmente con tutto ciò non ha mai trascurato gli impegni di assistenza nei miei confronti.

Mia madre ha avuto problemi di salute: ha dovuto operarsi nel 2001 per una grave ernia al disco e da quel momento in poi non ha potuto più darmi la sua assistenza come nei periodi precedenti. Non riusciva più infatti ad alzarmi e a sostenermi fisicamente. Una volta che mia madre ha avuto queste difficoltà, su di lei è infatti pesato tutto l’onere del lavoro di cura. Inoltre ricordo, come ho già accennato precedentemente, che dal 2005 non sono stati più disponibili gli obiettori, che mi erano stati sicuramente di grande aiuto e questo ha complicato i problemi.

Il peggioramento delle mie condizioni

Un fatto significativo e che segna una svolta peggiorativa nelle mie condizioni di salute, risale al 6 novembre del 2000. In questo mese, a causa di una manovra poco accorta ed errata nel teuna successiva TC lombare ha evidenziato esiti di frattura somatica di L2 con stenosi foraminale destra L1 L2. Ho dovuto portare il busto in tela armata con spallacci per cinque mesi e sono dovuto rimanere per necessità senza le normali attività di ginnastica che svolgevo, che mi permettevano di mantenere una certa mobilità muscolare ed articolare. Una volta levato il busto mi sono rimasti dei forti dolori alla schiena e una scarsa elasticità complessiva. Nel luglio del 2001 sono stato ricoverato nuovamente all’ospedale del Lido di Venezia per cercare di recuperare la mobilità che era in buona parte compromessa. Le attività svolte per 40 giorni in palestra e in piscina sono state importanti ed utili ma nonostante tutto non sono riuscito a riacquisire completamente la condizione che avevo prima di questo incidente. Fino a quel momento in 10 minuti riuscivo a fare le scale e salire al terzo piano con l’aiuto di qualcuno e da questo momento in poi questa attività mi è risultata quasi impossibile. Era necessario cioè l’aiuto di una terza persona che mi aiutasse prendendomi dalla schiena per fare gli scalini. In seguito non mi è stato più sufficiente il piccolo sostegno che prima mi permetteva di fare qualsiasi cosa ma ciò ha comportato la prima vera perdita di autonomia. Pur con queste grosse difficoltà nel 2004 mi sono recato per l’ultima volta in viaggio in Brasile. Nello stesso periodo mi è stato affidato l’ultimo obiettore di coscienza rimasto, che non è riuscito a farmi camminare in modo adeguato, tenendomi troppo e non lasciandomi il mio necessario movimento (fino a quel momento riuscivo a camminare per un chilometro e mezzo).

Nell’ottobre del 2005 mi è comparso un edema sul gluteo destro, che con il tempo è diventato sempre più grande. In questa situazione non potevo rimanere seduto a causa del dolore e del gonfiore, dovendo stare in piedi, o sdraiato o in alternativa camminare. Per provare a risolvere questo problema ho effettuato delle visite fisiatriche, neurologiche e neurochirurgiche, che potessero accertare nel complesso quale origine avessero i problemi che mi stavano tormentando e le possibili soluzioni da adottare, senza che nessuno riuscisse effettivamente a capire le cause dello stesso. Ciò mi ha provocato una grossa contrattura della schiena. I movimenti che prima riuscivo a compiere, seppure in modo non semplice, come per esempio girarmi nel letto, poi sono diventati sempre più causa di sofferenza. Questo lungo periodo di inattività (circa un anno e mezzo) mi ha completamente bloccato la muscolatura. Ho dovuto usare un cuscino antidecubito per attenuare la sofferenza e mi sono dovuto muovere ancora di più solamente in carrozzina e quindi la mia capacità motoria, che nel frattempo si era notevolmente ridotta, è ulteriormente peggiorata. Dopo un ricovero in neurochirurgia nel luglio del 2007 per accertamenti, è stata aumentata la dose di Baclofene (che già avevo usato fino al 1979 per diminuire la spasticità e che avevo ripreso dopo la frattura delle vertebre lombari). Successivamente la Prof.ssa Squintani mi ha somministrato una dose crescente dello stesso farmaco. E’ stata tentata anche una prova per mettere la pompa al Baclofene, senza esiti positivi; inoltre con l’uso di questo farmaco direttamente in colonna perdevo tutte le forze e non riuscivo più a camminare. Sono stati fatti altri tentativi di cura senza esiti positivi fino al 2010, quando a Ferrara all’ospedale S. Giorgio il dottor Mario Manca ha cominciato a trattare gli ischio crurali con tossina botulinica. Poco tempo dopo nell’ospedale Don Calabria di Negrar di Verona il dottor Gerardo Serra (in collaborazione con l’ospedale di Ferrara) ha continuato il trattamento con tossina botulinica all’ileo-psoas e al quadrato dei lombi di sinistra. Al momento le cure concordate hanno avuto qualche risultato.

La separazione da mia moglie

Questo progressivo peggioramento complessivo ha portato nel 2011 mia moglie a non riuscire più ad affrontare la situazione, che in questi ultimi anni si era estremamente complicata. Anche per lei è diventato sempre più difficile fare fronte a tutte le mie difficoltà, che erano cresciute progressivamente. Il fatto che la mia assistenza gravasse quasi completamente su di lei e che dovesse affrontare faticosamente quasi da sola la soluzione ai problemi quotidiani l’ha portata ad una situazione estrema, cioè la richiesta della separazione. Questa scelta di Anamaria, che ha aggiunto sofferenza a sofferenza, è stata difficile da metabolizzare e ha avuto su di me delle forti ripercussioni negative. Oltre alla sofferenza emotiva dell’abbandono, si faceva sempre più urgente il problema della mia assistenza, che non poteva non essere affrontata con urgenza. Devo a questo proposito aggiungere che la mia situazione familiare non mi permette di avere dei possibili sostegni: mia sorella ha una grave sclerosi multipla ed è invalida al 75% e non mi può essere sicuramente di aiuto e mia madre ha appena compiuto 80 anni e quindi non posso in questo momento contare per ovvi motivi sul loro aiuto.

Nessun aiuto dalla Regione

Dal 2005 ho percepito un contributo di 1000 euro dalla Regione Veneto per pagare parzialmente un’assistente che mi aiutava nei miei bisogni quotidiani e questo aiuto mi è stato di grande sollievo. Dal 2005 al 2011 ho avuto una persona che mi assisteva parzialmente dal lunedì al venerdì, avendo comunque nello stesso tempo anche il supporto di mia moglie. Dal 2011 in poi, mancando il supporto di mia moglie e avendo bisogno di assistenza 24 ore su 24, ho tentato di accedere ad ulteriori contributi straordinari della Regione Veneto per casi di particolare gravità. Ho lottato con la Regione per quasi due anni senza ottenere il risultato che speravo. Ho avuto per un periodo due assistenti, pagandole grazie all’aiuto di amici e ad una festa per raccogliere i fondi necessari. Questa situazione non poteva durare a lungo e quindi, finiti i fondi, mi sono trovato nella condizione di pagare una sola assistente. Alcuni amici mi hanno sostenuto nelle giornate festive e nelle situazioni di emergenza o di malattia dell’assistente. Mi sono trovato comunque varie volte senza assistenza da solo a letto, senza potermi lavare o andare in bagno e rischiando di essere ricoverato in istituto. Ho cambiato varie assistenti, che duravano molto poco, data la notevole difficoltà e le energie anche fisiche necessarie nella mia assistenza.

La fortuna di incontrare Mirela

Dal 2013 ho avuto la fortuna di incontrare Mirela, molto brava e paziente, che mi assiste tutto il giorno e anche nei giorni festivi. Anche quando ha avuto problemi di salute, conoscendo le difficoltà della mia situazione, non ha mai rinunciato ad assistermi comunque. Se non fosse stato per la sua indispensabile presenza, sarei sicuramente ricoverato in qualche istituto. Devo comunque affermare che dopo tre anni e mezzo di lavoro, nei quali si è concessa solo due brevi periodi di riposo, è anche lei arrivata ad un notevole livello di saturazione sia fisica che psichica, con il rischio di un suo reale cedimento da un momento all’altro. Trovare un sostituto per i suoi periodi di ferie è stato molto difficile, (abbiamo impiegato anche dei mesi) data la difficoltà nell’imparare le tecniche per alzarmi, sedermi e nell’assistenza nei brevi spostamenti che riesco ancora a fare. Nel caso di una sua eventuale difficoltà farei fatica a trovare una persona che la sostituisca e nel breve periodo sarebbe una cosa impossibile.

L’ultimo periodo

In questi anni, pur avendo trovato un beneficio con la tossina botulinica, per mantenerne parzialmente l’efficacia, i medici hanno dovuto sempre più aumentare la dose, arrivando ora alla soglia massima possibile e non avendone quasi più beneficio. Da molto tempo la contrattura a sinistra della schiena non mi permette neanche di reggere la cornetta del telefono. Cammino per pochi passi e faccio molta fatica a farmi fare tutta la doccia in piedi, nonostante continui a fare da anni e in modo continuativo fisioterapia tre volte alla settimana. Dall’autunno 2015 fare pipi da solo di notte è diventato sempre più difficile. Quando la contrattura della schiena è forte e arriva a prendermi anche il collo, faccio fatica a piegare le gambe per mettere il pappagallo e a fare la pipi. Di conseguenza devo chiamare anche di notte l’assistente per aiutarmi. Per cercare di affrontare questo problema ho fatto una visita neurologica, per vedere se la contrattura si potesse attenuare aumentando la dose di Baclofene; questa soluzione non è stata considerata praticabile. Ho fatto in seguito una visita urologica, nella quale è stato accertato il buon funzionamento dei reni e della vescica. Mi è stato consigliato l’uso di Bettmiga 50 per ritardare lo stimolo. Grazie a questo farmaco la vescica riesce a tenere più a lungo e una quantità maggiore di pipi ma se la contrattura è forte devo comunque chiamare l’assistente per aiutarmi a piegare le gambe. Altra soluzione proposta è quella dell’uso di un catetere condom. Questa continua perdita di autonomia mi ha creato un ulteriore disagio. Non riesco a stare neanche seduto in carrozzina per lunghi periodi. Devo avere la possibilità di cambiare posizione e di sdraiarmi e ciò non mi permette più di poter viaggiare e di poter rimanere fuori casa per una giornata intera. Da un po’ di mesi la contrattura è talmente forte che non mi permette neanche di alzare il braccio per mangiare da solo e devo essere imboccato. Ho inoltre dei problemi crescenti anche nell’andare di corpo; i miei addominali sono sempre più deboli e quindi non sono autonomo neanche in questa operazione, nella quale devo essere completamente assistito.

La scelta della morte assistita

Questo mio progressivo peggioramento fisico mi rende comunque difficile immaginare il resto della mia vita in modo minimamente soddisfacente, essendo la sofferenza fisica e il dolore diventati per me insostenibili e la non autosufficienza diventata per me insopportabile. Sono arrivato quindi ad immaginare questa scelta, cioè la richiesta di accompagnamento alla morte volontaria, che è il frutto di una lunghissima riflessione. E’ infatti una scelta che sto meditando da molto tempo e alla quale sono giunto progressivamente ma in modo irreversibile. Io sono stato e sono ancora convinto che la vita sia bella e sia giusto goderla in tutti i suoi vari aspetti, sia quelli positivi che quelli negativi. Questo è esattamente quello che ho fatto sempre nonostante l’incidente che ho avuto e le difficoltà di tutti i tipi che questo mi ha creato. Non ho mai rinunciato a niente di tutto quello che potevo fare, nonostante gli ostacoli che ho trovato e che spesso grazie alla mia forza di volontà e all’aiuto delle persone che mi sono state vicine e mi hanno voluto bene sono riuscito ad affrontare. Credo in questo momento che la qualità della mia vita sia scesa sotto la soglia dell’accettabilità e penso che non valga più la pena di essere vissuta. Credo che sia giusto fare questa scelta prima di trovarmi nel giro di poco tempo a vivere in un istituto e come un vegetale, non potendo nemmeno vedere, cosa che sarebbe per me intollerabile. Proprio perché amo la vita credo che adesso sia giusto rinunciare ad essa vista la sofferenza gratuita sia fisica che spirituale che stanno progressivamente crescendo senza possibilità di revisione o di risoluzione positiva.

Qualcuno ha provato a convincermi che questa scelta poteva essere rimandata, che c’era ancora tempo. Li ringrazio per questo tentativo e per essermi stati vicini, ma il mio tempo è terminato. Il muro contro il quale ho continuato per anni a battermi è più alto che mai e continua a negarmi il diritto ad una assistenza adeguata. Anche Mirella, dopo quattro anni con me, non ce l’ha più fatta a seguirmi quotidianamente e quindi, dallo scorso giugno, ho dovuto cercare assistenza mettendo degli avvisi su siti di annunci in rete. Non è facile, però, trovare personale adeguato alla mia situazione. Dev’essere in grado di aiutarmi nelle incombenze quotidiane, alzarmi, vestirmi, lavarmi, sostenermi, prendersi cura anche della casa. Deve avere la patente, per accompagnarmi. Deve saper usare il computer, che, essendo cieco e non potendo utilizzare le mani, non riesco ad usare autonomamente. Deve essere disponibile 24 ore al giorno. Non è stato tuttavia possibile sostituire Mirella. Le persone disponibili e adeguate, di fronte al carico di lavoro, di fronte alla mancanza di giorni liberi, hanno rinunciato. Ho così trovato soltanto personale improvvisato, che provava a fare il lavoro di cura senza preparazione e dedizione adeguate, pensando che potesse ridursi a piazzare il paziente davanti a un televisore o a metterlo a letto dandogli un’occhiata ogni tanto. Per non dire di peggio, di chi pensava di approfittarsene credendo di poter giocare con sentimenti, desideri, bisogni della persona.

Nuova richiesta alla Regione

Se, dopo la separazione da mia moglie, avessi avuto la possibilità di giovarmi di due persone qualificate e motivate, soprattutto in questi ultimi sei anni, la mia vita sarebbe stata un po’ più facile e dignitosa. Essendo impegnato nel movimento per la “Vita Indipendente”, che chiede per le persone con grave disabilità il diritto a un’assistenza completa e autogestita e finanziata con un fondo apposito dalla Regione, mi sono rivolto agli uffici competenti e, al tempo stesso, ho fatto presente la mia nuova situazione ai servizi sociali e al sindaco del mio Comune (Fiesso d’Artico, in provincia di Venezia). Ho anche sollecitato direttamente in particolare l’assessore regionale che si occupava allora di questi problemi. E’ venuto a farmi visita, una volta, dopo molte mie insistenze e proteste per le mancate risposte, ma non è bastato. Non ha capito la mia situazione, che è la situazione di tanti e tante come me, a nome dei e delle quali penso di parlare.

Dopo la visita dell’assessore il mio Comune ha presentato alla Regione la richiesta di accedere ai fondi straordinari appositi previsti dalla dgr 1177/2011. La Commissione di valutazione regionale, però, per ben due volte ha risposto picche, ha ritenuto non idoneo il progetto presentato dal mio Comune a sostegno del sottoscritto, nonostante le valutazioni e i pareri favorevoli dell’ULSS, dell’assistente sociale e del Comune stesso. Avrei potuto fare ricorso al TAR, ma ormai ero deluso, stanco, sfinito dalle mille quotidiane difficoltà, di fronte a tanta incomprensione, per altro mai decentemente argomentata.

Perché è così difficile capire i bisogni di tante persone in situazione di gravità, perché questa diffidenza degli amministratori, questo nascondersi sempre dietro l’alibi delle ristrettezze finanziarie, anche quando basterebbe poco, in fondo, per dare più respiro, lenimento, dignità? Domande che spero possano trovare risposta al più presto affinché tante altre persone con grave disabilità possano usufruire dell’assistenza personale e di un reddito per vivere libere, con dignità, evitando l’abbandono o il ricovero definitivo in qualche istituto. A questo fine è necessario alzare la soglia massima relativa all’Impegnativa di Cura Domiciliare e Fisica oggi fissata a 1000 euro, ferma al 2004 e quindi anacronistica e del tutto insufficiente per assicurare le collaborazioni indispensabili. Magari a qualcuno potrebbero bastarne anche meno, ma per altri ne servono certamente molti di più, come nel mio caso. Quindi tale soglia va modificata, resa maggiore e più elastica.

Le mie battaglie

Sono più di quarant’anni che mi batto per queste cose. Mi sono impegnato a fondo nella rete che lotta per la “Vita Indipendente”, un movimento di associazioni, gruppi, famiglie, persone che affermano il diritto a una vita dignitosa delle persone con grave disabilità avendo come controparti Comuni, Regioni, lo Stato, le Ulss, ottenendo a volte risultati importanti anche se siamo ancora ben lontani da quanto sarebbe necessario e da quanto in altri paesi, specie nel nord Europa, si è già consolidato. Ho anche trovato la forza d’animo e la forza fisica di candidarmi e di fare il consigliere comunale a Mira, nei primi anni ’90, per dare una forma anche istituzionale al mio impegno politico per i diritti e per l’ambiente. Ho infatti condiviso con i Verdi le grandi battaglie globali in difesa dell’ambiente e dei beni comuni, per la pace, contro gli ogm e sui mutamenti climatici, in difesa degli altri animali (anche attraverso la scelta vegetariana) e le battaglie locali in difesa del mio territorio e delle persone più deboli. Mi sono sforzato di partecipare a riunioni, iniziative pubbliche, manifestazioni o tramite i media e in rete, con tutti coloro che credono in queste cose, che potrebbero magari mettersi finalmente insieme per avere più forza. Siamo in un momento di rischi e trasformazioni epocali: la crisi climatica, la crisi ecologica, che tra l’altro causano o accentuano i fenomeni migratori, con grandi masse che cercano una vita migliore. E’ necessario cambiare i modelli di sviluppo, ingiusti, dissipativi e inquinanti, giungere a una riconversione ecologica delle economie e dei sistemi produttivi, rigenerare il pianeta, renderlo più equilibrato e giusto, accogliente. Questa è la mia speranza politica, che rilancio e che vorrei trovasse tante altre persone che se ne fanno carico anche dopo di me, nel momento in cui ho smesso di sperare che nella mia vita personale ci possano essere miglioramenti in grado di farmela ritenere di nuovo irrinunciabile.

Testamento biologico e legge sul fine vita

Per questo, il mio impegno estremo, il mio appello, è adesso in favore di una legge sul “testamento biologico” e sul “fine vita” di cui si parla da tanto, che ha mosso qualche passo in Parlamento, ma che non si giunge ancora a mettere in dirittura d’arrivo. In altri paesi è da tempo una possibilità garantita. Vorrei che, finalmente, lo fosse anche in Italia. Questa mia volontà, e questa mia scelta, non sono in contraddizione con la lotta per una vita indipendente da garantire comunque, anzi. Vi sono situazioni che, infine, evolvono inesorabilmente verso l’insostenibilità. Sono convinto che, se avessi potuto usufruire di assistenza adeguata, come ho già detto, avrei vissuto meglio la mia vita, soprattutto questi ultimi anni, e forse avrei magari rinviato di un po’ la scelta di mettere volontariamente fine alle mie sofferenze. Ma questa scelta l’avrei compiuta comunque, data la mia condizione fisica che continua progressivamente a peggiorare e le sue prospettive. Avrei però voluto che fosse il mio Paese, l’Italia, a garantirmi la possibilità di morire dignitosamente, senza dolore, accompagnato con serenità per quanto possibile. Invece devo cercare altrove questa ultima possibilità. Non lo trovo giusto. Il mio appello è che si approvi al più presto una buona legge sull’accompagnamento alla morte volontaria (ad esempio, come accade in Svizzera), perché fino all’ultimo la vita va rispettata e garantita nella sua dignità.

È arrivato il momento.

Ora è arrivato il momento. Porto con me l’amore che ho ricevuto e lascio questo scritto augurandomi che possa scuotere un po’ di coscienze ed essere di aiuto alle tante persone che stanno affrontando ogni giorno un vero e proprio calvario.

Ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicini e che proseguiranno la battaglia per il diritto ad una vita degna di essere vissuta e per un mondo più sano, pulito e giusto.

 

 

 

È iniziata oggi la XVII edizione delle Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile, il tradizionale appuntamento di AICCON, che riunisce annualmente i maggiori rappresentanti del mondo del Terzo Settore, dell’Università, delle Istituzioni e delle imprese. Il dibattito, articolato in quattro sessioni, vedrà oltre 250 partecipanticonfrontarsi sui temi di maggiore attualità per il Terzo settore come la riforma del Terzo settore, educazione all'imprenditorialità sociale, sviluppo di nuove economie locali coesive e impatto sociale.

Come generare nuove economie? Come si ridefinisce il lavoro in un contesto sempre più produttivo imprenditoriale del Terzo settore? Da dove partire per affiancare a nuove norme giuridiche, rinnovate norme sociali?

È partito con queste domande il dibattito della Sessione di Apertura dal titolo “Fare luogo. Il Terzo settore fra normatività sociale e legislativa” – coordinata da Paolo Venturi, Direttore AICCON – a cui hanno partecipato Stefano Zamagni, Università di Bologna; Leonardo Becchetti, Università di Roma Tor Vergata; Michele Tiraboschi, Università di Modena e Reggio Emilia; Maurizio Gardini, Presidente Alleanza Cooperative Italiane/Presidente Confcooperative e Luigi Bobba, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

In particolare, il Sottosegretario Bobba  ha affrontato il tema della riforma e della  necessità di ricostruire nuovi legami “Voglio ricordare tre elementi: l’accentuazione della promozione delle reti dei soggetti del Terzo settore; il rafforzamento dell’incontro fra cittadini, imprese e realtà del terzo settore con agevolazioni di carattere fiscale; il tentativo di far uscire il Terzo settore dalla logica di fornitore strumentale della pubblica amministrazione e per farlo diventare un partner che co-progetta gli interventi.”

Presentazione Istat

In chiusura della mattinata Sabrina Stoppiello e Stefano Menghinello dell’Istat hanno annunciato che si è conclusa la rilevazione campionaria delle istituzioni non profit relativa all’anno 2016, i primi risultati saranno diffusi entro la fine del 2017. Nel suo intervento la Stoppiello ha analizzato l’evoluzione del settore non profit negli ultimi anni (2011-2015). Nel breve periodo si rileva una forte vivacità demografica con tassi di mortalità e natalità più elevati rispetto al mondo delle imprese.

Sono circa 62mila (il 20%) le istruzioni non profit (Inp) che hanno cessato la loro attività negli ultimi anni, la cessazione è legata ad una minore complessità organizzativa, dimensioni più contenute, lavoro più flessibile e meno strutturato (forte presenza di lavoratori esterni). Le Inp in vita sono relativamente più presenti al Centro e al Nord (Toscana, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Piemonte, Veneto la percentuale è superiore all’ 80%). Le Inp cessate sono relativamente più presenti Situate al Sud (Molise, Calabria, Abruzzo, Sicilia, Basilicata la percentuale è superiore al 24%).

Le istituzioni non profit censite nel 2011 ancora in vita nel 2015 risultano relativamente più presenti tra cooperative sociali e fondazioni, esistono da almeno 40 anni, operano con 20 e più volontari, gestiscono entrate superiori a 30mila€ annue (>83%), erogano più di un servizio (81,5%) e si occupano di Sostegno e supporto dei soggetti deboli (82,8%).

 

 

Pubblicato in Economia sociale

“Il 28 ottobre state tranquilli: saranno in piazza più poliziotti che manifestanti”. È sarcastico e senza peli sulla lingua Massimo Perrone, uno dei fondatori di Forza Nuova che da mesi è protagonisti di azioni e ronde contro i migranti. Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha già detto che sarà vietato il corteo che richiama alla Marcia su Roma ma Perrone definisce tutto ciò “una carnevalata”. Con Roberto Fiore, di cui è stato assistente parlamentare a Bruxelles, è finita in tribunale: solo la prescrizione ha salvato il leader neofascista dall’accusa di truffa nei suoi confronti e ora la causa si è trasferita in sede civile. “E non ci ha pagato nemmeno i contributi tanto che ho una causa di lavoro”, aggiunge Perrone la cui posizione invece è stata archiviata. Parla a ruota libera e specifica che non bisogna confondere Fn con altre formazioni di estrema destra.

Massimo Perrone, lei che è stato uno dei fondatori, che cos’è oggi Forza Nuova?

“Io  ero tra i fondatori. L’archivio ce l’ho io da 20 anni quando giravamo il Paese a fare proselitismo e ad aprire sezioni mentre Fiore era latitante a Londra. Ho tutto le foto e i video archiviati. Conosco Fn meglio di Fiore perché ero quello che girava e aveva contatti anche nel mondo. Oggi è diventato grazie a facebook un partito d’immagine. In questi 10 anni si sono susseguiti personaggi fino a Castellino e Boccacci che fino a ieri il primo stava con Alemanno e l’altro diceva pesta e corna di Fiore. E ora hanno fatto il triumvirato per chi sa quale rivoluzione. Non oso immaginare cosa possa uscire da un governo guidato da questi tre. Ma questi non fanno politica: è imprenditoria”.

Eppure oggi Forza Nuova ha grande visibilità mediatica con azioni come le ronde contro migranti e centri di accoglienza. Cosa pensa di questo?

“La visibilità è garantita per questi sistemi di informazione. Sulla ronda bisogna partire dal termine che è sbagliato: l’ho fatto durante il militare e vorrei vedere lì in mezzo chi è in grado di farla. E poi cosa devono controllare? La ronda effettua controlli e Fn non ha incarichi di polizia giudiziaria. Vogliono controllare l’immigrazione clandestina? Lo spaccio di droga dei migranti? Bene, ma non ho visto ronde nei quartieri dove stanno gli italiani a spacciare oppure che siano andati dove ci sono famiglie ben conosciute a Roma con banchetti e presidi. Anzi, magari qualcuno che oggi sta dentro Fn è stato pure fermato con la droga e ci dovrebbero spiegare come mai questo utilizzo. Queste carnevalate andando a gridare nei quartieri servono solo per far vedere che fanno politica ma questa non è politica”.

Lei quindi non è d’accordo con le azioni anti-migranti in nome della sicurezza?

“Lo spaccio di droga non ha colore e nazionalità. Le occupazioni abusive non hanno etnia. E allora in questo caso potrebbero fare politica per amor di patria e non per interessi stupidi. Fanno pagliacciate, questo è il mio pensiero”.

Però continuano ad inaugurare nuove sezioni nel Paese.

“Le sezioni si aprono e si chiudono. Il  bagaglio storico e politico di Forza Nuova non esiste più. Quei militanti che hanno dato luce non ci sono più.  Oggi hanno una base ‘anarchica’ ma anche lo stesso segretario Fiore non appartiene a quei valori. Fanno la battaglia contro la droga ma non contro lo spaccio degli italiani e non ho mai visto striscioni contro i Casamonica. Perché il nemico non è lo spacciatore immigrato ma contro chi fornisce gli stupefacenti. Poi la battaglia contro il finanziamento dei partiti e intanto Fiore come europarlamentare ha beneficiato di quei fondi. Oggi di Forza Nuova rimane solo il nome e somigliano più alla rivoluzione di Pappalardo che ad altro”.

Lei non ha timori verso la sua persona?

“Alcuni giorni fa ho denunciato alcuni attacchi dopo aver rilasciato un’intervista. Perché dovrei avere timore di ciò che penso? Forza Nuova sono io e i tanti che l’hanno fondata. Aveva un altro scopo che era quello di dare voce e possibilità ai giovani, alle famiglie. Fiore detiene solo lo statuto e se lo può tenere. Io non ho ricevuto un avviso di garanzia per truffa. Io non ho paura”.

Perrone, lei che è fuori da tutto: come si definisce oggi?

“A me il fascismo affascina soprattutto a ciò che vedo oggi se penso alle leggi sociali fatte nel Ventennio. E mi affascina rispetto a cose che vedo oggi come anziani sbattuti fuori dalle proprie case. Però commetterei un errore storico a definirmi fascista perché non esiste più e quindi sono nazional-popolare. E se questi di Forza Nuova sono fascisti mi vergogno e se questo è il fascismo mi vergogno di definirmi tale”.

 

 

 

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Freddi e scettici verso la battaglia per l’indipendenza che stanno conducendo i catalani, gli italiani sono decisamente allibiti e contrariati dal comportamento e dalle scelte del governo Rajoy. Gli avvenimenti spagnoli di questi giorni stanno scuotendo le coscienze dell’opinione pubblica nazionale. L’attenzione verso la mobilitazione indipendentista della principale regione spagnola si è accesa nel corso degli ultimi giorni. Le posizioni e le opinioni della maggioranza del Paese sono contrassegnate da una forte indecisione. Solo un terzo degli italiani è schierato a favore dell’indipendenza della regione di Barcellona.

Favorevoli al distacco sono, soprattutto, gli elettori dei Cinquestelle (53%) e quelli della Lega Nord (51%). Più freddi gli elttori del PD (21% di favorevoli). Da un punto di vista generazionale l’ipotesi di fuoriuscita piace alle persone più anziane (38%), mentre molto più distanti da questo progetto sono i Millennials, i giovani under 24 anni (27%). I ceti medio bassi, invece, sono marcatamente indipendentisti (42%), mentre un po’ più distaccati appaiono le persone che appartengono al ceto medio (32%). Se una minoranza d’italiani è schierata a favore dell’indipendenza della Catalogna, le scelte e l’atteggiamento del governo spagnolo compa0ano l’opinione pubblica. Per il 52% dei cittadini del nostro Paese il governo Rajoy ha scelto una linea autoritaria e repressiva. Una strategia giudicata sbagliata sugli elettori della Lega Nord (58%), di Forza Italia (74%), del PD (52%) e dei Cinquestelle (63%). Una posizione netta e diffusa, con solo il 6% degli italiani che approva completamente e senza dubbi l’operato e le scelte del governo di Madrid.

 Serve dialogo

Nell’opinione pubblica nazionale il sentimento che si va diffondendo è quello di un evidente fastidio verso l’opzione repressiva, ritenuta non degna di un Paese democratico come la Spagna. Per gli italiani, infatti, le pulsioni indipendentiste, anche se non condivisibili, debbono essere affrontate con il dialogo e non con il ricorso alla forza. Una strategia ritenuta miope, che non conduce ad alcuna possibile soluzione, ma serve solo ad esacerbare gli animi e a chiudere possibili mediazioni.

Il 52% dei cittadini del nostro Paese, non a caso, ritiene che Rajoy abbia fatto male a vietare il referendum. Questa quota si suddivide in due distinti filoni. Il 29% ritiene che ogni popolo abbia il diritto democratico di esprimersi sulla permanenza all’interno di un consesso nazionale (un diritto negato solo dal 7% dell’opinione pubblica nazionale). Un altro 23% mette l’accento sulla necessità di sviluppare una trattativa post referendum, senza scaldare ulteriormente gli animi e lo scontro. Contro la scelta di Rajoy e a favore della linea della trattativa sono schierati sia gli elettori di Salvini (65%), sia, con ancor più determinazione, quelli di Berlusconi (68%). Analoga posizione hanno i grillini (65%) e gli indecisi (51%), mentre gli ele0ori del PD pendono, maggioritariamente, a favore dell’indissolubilità degli Stati.

Su posizioni di ne0a condanna della soluzione repressiva si collocano i giovani (55%) e le persone che appartengono ai ceti medio bassi, mentre la middle class vanta tra le sue fila il maggior numero di persone contrarie ad ogni costo alle politiche di frazionamento degli sta- nazionali.

 (Foto: Ansa/Epa)

 

 

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La prima rappresentazione è stata a Villa Fiorita. Domenica prossima, 15 ottobre, alle ore 15.30 sarà nella Rsa Boschi di Subbiano . Il teatro in vernacolo aretino entra nelle residenze per anziani in collaborazione con la Usl Toscana Sud Est. Titolo dello spettacolo: "Stisera de che se ragiona". Idee e allestimento di due gruppi di Tregozzano: "I birbi verdi" (Enrico Orlandini, Walter Ralli, Fabio Biagini e Giancarlo Mazzi) e "Le ganze" (Manola Sisti, Laura Camici, Silvia Minetti e Ilaria Pasquini).

 "Lo spunto è l'abitudine delle vecchie famiglie contadine del secolo scorso – ricorda Manola Ghezzi, autrice della commedia e fisioterapista della cooperativa Koinè presso la Rsa Boschi di Subbiano. Alla sera si ritrovavano nell'aia per fare quattro chiacchiere. Noi abbiamo riproposto alcune figure tipiche:  marito e moglie con la tendenza al litigio facile, la zitella in cerca di marito, altri personaggi che ricordano detti popolari della cultura aretina ormai andati in disuso e che rappresentano un patrimonio che le generazioni dei nonni tentano di trasmettere a quelle dei nipoti affinché li conservino".

Le rappresentazioni di "Stisera de che se ragiona" si svolgono alla presenza di persone per le quali questi contenuti e questi linguaggi non solo hanno un senso ma rappresentano un pezzo fondamentale della loro vita: la gioventù. L'allestimento ripresenta l'aia di un tempo: ognuno si porta la sua sedia, ascolta e racconta.

L'iniziativa è aperta a tutto il territorio, alle associazioni, alle famiglie e al personale e la Responsabile della RSA Boschi, dottoressa Anna M. Ciommei ringrazia i due gruppi teatrali di Tregozzano " I birbi verdi" e "Le ganze" che con la fisioterapista Manola Grezzi e la Cooperativa Koinè, "hanno modo di portare all'interno della struttura residenziale iniziative che risvegliano ricordi di un tempo ma creano sopratutto momenti di unione e condivisione tra  nonni, figli  e nipoti. La decisione  della Cooperativa Koinè e della USL Toscana Sudest Distretto zona Aretina di coinvolgere tutte le strutture è segno di grande sensibilità verso il territorio nelle sue varie espressioni. L'iniziativa rappresenta un momento di condivisione tra gli operatori, gli ospiti ed i loro familiari che va oltre il quotidiano rapporto di lavoro".

Al termine dello spettacolo è in programma una merenda.

 

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