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Martedì, 21 Novembre 2017

Articoli filtrati per data: Giovedì, 19 Ottobre 2017 - nelPaese.it

In un rapporto diffuso oggi, intitolato "In strada a difendere i diritti umani", Amnesty International ha accusato il governo polacco di reprimere le proteste pacifiche con l'evidente proposito di disincentivarne altre. 

Il rapporto dettaglia le varie tecniche usate dalle autorità, come la sorveglianza, le intimidazioni e i procedimenti giudiziari, sia per disperdere che per impedire le proteste di massa.  Dal 2016 migliaia di persone sono scese in strada per protestare in modo pacifico contro una serie di leggi repressive, tra cui quelle sui diritti delle donne, e di proposte pericolose per lo stato di diritto. 

"Mentre il governo continua a rafforzare il controllo sul sistema giudiziario, la resistenza popolare continua a crescere. Le autorità cercano in tutti i modi di bloccare le proteste: la polizia sorveglia, minaccia e avvia persino procedimenti giudiziari nei confronti dei manifestanti, anche per il semplice fatto di aver preso la parola in pubblico", ha dichiarato Barbora Černušáková, ricercatrice di Amnesty International sulla Polonia. 

"Sia le Nazioni Unite che l'Unione europea hanno rapidamente riconosciuto che il veto del presidente alla legge che avrebbe demolito l'indipendenza della magistratura era arrivato soprattutto a seguito delle proteste di massa. Ora questi manifestanti hanno bisogno del sostegno della comunità internazionale per continuare a portare avanti la loro lotta", ha aggiunto Černušáková.

Le intimidazioni 

Nel luglio 2017 migliaia di persone in oltre 50 città polacche hanno preso parte alle manifestazioni contro la proposta di legge del governo che avrebbe messo a rischio l'indipendenza dei giudici. Il governo ha reagito con una serie di azioni di polizia che hanno ostacolato lo svolgimento delle proteste e violato il diritto alla libertà di espressione e di manifestazione. 

A Varsavia le forze di polizia, presenti in gran numero, hanno eretto grate di metallo per tenere i manifestanti lontani e non visibili dal parlamento. Centinaia di agenti hanno pattugliato costantemente l'area scelta per la manifestazione ricorrendo a tutta una serie di tattiche per impedire alle persone di prendere parte alle proteste: cordonando le strade, circondando o trattenendo gruppi di manifestanti (il cosiddetto "contenimento"), minacciandoli fisicamente o intimidendoli. 

La notte del 18 luglio una donna di Klementyna stava scattando fotografie a una manifestazione. Ha denunciato di essere stata aggredita da agenti di polizia: "Un agente mi ha afferrato senza preavviso e mi ha spinto verso un semaforo. Mi ha schiaffeggiato in faccia senza che facessi alcuna resistenza. Sono sopraggiunti altri poliziotti, hanno completamente bloccato l'accesso alla strada e mi hanno 'contenuta'". La polizia ha dichiarato che la donna non ha esibito alcuna prova a sostegno della sua denuncia. 

Favorire alcune proteste invece di altre 

Oltre all'impiego di tattiche pesanti da parte della polizia, nuove leggi continuano a imporre limitazioni ingiustificate al diritto di manifestazione pacifica. Nel dicembre 2016 il parlamento polacco ha adottato una restrittiva legge sui raduni, che privilegia le "manifestazioni cicliche", ovvero quelle curate dai medesimi organizzatori e che si svolgono nello stesso luogo più volte all'anno. 

Nel 2017 le autorità hanno favorito lo svolgimento di raduni mensili di sostenitori del governo - ad esempio la commemorazione dell'incidente aereo del 2010 in cui morirono l'allora presidente Lech Kaczyński e altre 95 persone - a scapito di altre richieste di manifestare pacificamente e in chiara violazione del diritto internazionale dei diritti umani. 

Nonostante i divieti, manifestanti pacifici hanno continuato a svolgere "contro-manifestazioni". Decine di persone sono state incriminate per reati minori come "disturbo a una riunione legale" o, poiché i raduni mensili filogovernativi sono svolti come processioni religiose, "disturbo intenzionale a una funzione religiosa". 

Un clima di paura 

I manifestanti che vogliono che il loro dissenso nei confronti delle leggi restrittive sia visto e ascoltato devono affrontare altri importanti ostacoli. Oltre a essere fisicamente dispersi durante le proteste pacifiche, vengono sottoposti a intensa sorveglianza, che comprende anche le visite a casa. Molti, inoltre, sono stati incriminati. 

"Il governo polacco sta cercando di instillare la paura in coloro che vogliono manifestare pacificamente", ha commentatoČernušáková.  "Vogliono spaventare la gente in modo che non protesti", ha dichiarato uno studente universitario incriminato nel dicembre 2016 per "ostruzione alla libertà dei mezzi d'informazione" per aver protestato ad alta voce nei pressi di un giornalista che stava trasmettendo in diretta da uno spazio pubblico. 

"La criminalizzazione di chi si limita a esercitare il suo diritto alla libertà d'espressione e di manifestazione pacifica getta un'ombra sulla Polonia odierna. Le accuse meschine e frutto di vendetta nei confronti dei manifestanti sono il segnale di uno spazio via via più ridotto per la società civile. Dovrebbero essere ritirate immediatamente", ha concluso Černušáková. 

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

La crisi umanitaria a Cox’s Bazar, in Bangladesh – dove si sono rifugiati oltre 582.000 Rohingya in fuga dalle violenze nello stato di Rakhine, in Myanmar – sta peggiorando: nei soli primi due mesi della nuova ondata di arrivi, Medici Senza Frontiere (MSF) ha assistito oltre 30.000 pazienti, un numero cinque volte maggiore a quello delle persone trattate nelle proprie strutture nello stesso periodo dello scorso anno.

“Se la risposta a questa crisi non aumenterà per far fronte all’enorme bisogno di rifugi, acqua pulita, assistenza medica e cibo, temiamo lo scoppio di una grande epidemia e, con essa, un’emergenza di salute pubblica”, dichiara Roberto Onus, coordinatore dell’emergenza per MSF.

In risposta alla crisi umanitaria MSF ha ampliato enormemente le proprie operazioni nel paese. In aggiunta al personale già sul campo, l’organizzazione ha impiegato altre 800 persone, portando la propria presenza a Cox’s Bazar da 200 a 1.000 operatori. “Raramente ho visto così tante persone, centinaia di migliaia, vivere in ripari di fortuna, bloccati in un'area delle dimensioni di una piccola città europea e con scarso accesso ai servizi di base”, racconta Paul Jawor, esperto di acqua e potabilizzazione per MSF.

MSF ha aumentato la capacità della propria struttura a Kutupalong da 50 a 70 posti letto, con nuovi reparti e possibilità di isolamento per casi di malattie infettive. La struttura, che fornisce assistenza medica di base e di secondo livello - la più grande di MSF a Cox’s Bazar - è operativa dal 2009. Una seconda struttura, che si focalizzerà sulla salute materno-infantile, è in costruzione a Balukhali e aprirà nei prossimi giorni.

Nella regione è inoltre prevista l’apertura di altre due strutture, per venire incontro alla crescente domanda di assistenza di secondo livello. Inoltre, sono già stati istituiti presidi sanitari e cliniche mobili a Kutupalong, Balukhali, Mainnerghona, Jamtoli, Unchiparang e nelle zone di confine.

“Oltre alla risposta medica, l’aumento di acqua e di servizi igienici è fondamentale per prevenire il diffondersi di malattie”, spiega Roberto Onus. “Con l’approssimarsi della stagione secca e l’aumento della popolazione, l'accesso all'acqua rimarrà la preoccupazione principale in tutti gli insediamenti. Come MSF prevediamo di continuare questo lavoro fino a dicembre”.

MSF ha finora costruito 200 latrine, 34 pozzi e un sistema di approvvigionamento dell’acqua, e trasporta quotidianamente una media di 100m3 di acqua dal centro medico di Kutupalong. Da adesso fino alla fine dell’anno, nelle baraccopoli di Balukhali e Kutupalong saranno costruiti 100 pozzi tubolari profondi, 300 pozzi tubolari di minore profondità e 1.000 latrine.

 

“Data l’estensione della popolazione e le precarie condizioni di igiene, servono almeno 8.000 latrine per scongiurare la diffusione delle malattie. Ma con una popolazione di oltre 582.000 rifugiati che si sono aggiunti ai 200.000 già presenti, rimangono da colmare enormi lacune nei servizi e nelle infrastrutture” concludeRoberto Onus.

 

Pubblicato in Dal mondo

È in programma da venerdì 20 a domenica 22 ottobre a Bologna la terza edizione di Gay Bride Expo, il salone italiano dedicato alle unioni tra persone dello stesso sesso. Organizzato da Bussola Eventi, azienda specializzata nella realizzazione di fiere dedicate al wedding, in collaborazione con BolognaFiere e con il patrocinio di Arcigay nazionale, l'evento si svolgerà all'interno dei padiglioni del quartiere fieristico  (ven: h. 19 / 23; sab e dom: h. 10 / 20 ingresso 5,00  €)  nell'ambito di Bologna Sì Sposa 2017, rassegna di prodotti e servizi per la cerimonia nuziale, giunta alla sua dodicesima edizione.

"Anche quest'anno Arcigay patrocinia Gay Bride Expo - dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay -, un appuntamento che rappresenta per noi l'occasione preziosa di osservare da vicino l'approcciarsi delle coppie di gay e lesbiche e degli operatori del wedding alla novità delle unioni civili.

Molte coppie formate da persone dello stesso sesso hanno affollato i padiglioni della fiera lo scorso anno e ci ha consegnato entusiasmi, desideri, timori, difficoltà. Lo stesso hanno fatto le aziende che per la prima volta si relazionavano con questi nuovi clienti, con le loro aspettative e le loro diverse emozioni. Gay Bride Expo è quindi un'occasione importante per costruire questo incontro e per far sì che questa scoperta reciproca sia per tutti e tutte una bella esperienza". 

Dopo il galà inaugurale di venerdì sera, la manifestazione entrerà nel vivo sabato mattina: al taglio del nastro, previsto  per le 10,30, parteciperanno il  presidente di Arcigay, Flavio Romani, e  Sergio Genna, eletto quest'anno "Il gay più bello d'Italia". Alle 11, nel Salotto Sì Sposa TV allestito nell'area Gay Bride Expo, è in programma un incontro patrocinato dal Comune di Bologna e che rifletterà sullo stato delle unioni civili, a un anno dalla loro approvazione. Interverranno: Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay, Roberta Li Calzi, consigliera comunale di Bologna e presidente VII Commissione consiliare parità e pari opportunità, e Franco Grillini, storico leader del movimento lgbti. Contributi video di Monica Cirinnà e Sergio Lo Giudice. Modera Alberto Bignardi, presidente Arcigay Modena.

Alle 15 il Salotto Sì Sposa tv ospiterà invece l'intervista al prete polacco omosessuale Krzysztof Charamsa e al suo compagno. Docente di prestigiose università pontificie come la Pontificia Università Gregoriana, Charamsa è stato al centro di un caso clamoroso: il suo coming-out, nell'ottobre 2015,  causò la sua rimozione   incarico accademico e dalla commissione teologica internazionale per l'incompatibilità delle sue posizioni con la dottrina della Chiesa cattolica. Domenica 22 ottobre, invece, alle ore 15 interverranno   Eleonora Murtinu e Anna Appeso, la prima coppia ad aver celebrato un'unione civile a Bologna.

Nella fiera, per tutti e tre i giorni, sarà allestito un banchetto di Arcigay con materiali informativi e campagne. Per informazioni: http://circuitosisposa.it/fiera/gay-bride-2017/

Pubblicato in Parità di genere

“Cooperazione Sociale, Tra Impresa e Comunità”. È questo il titolo della Tesi di Laurea con cui la studentessa Luna Mortini si è laureata martedì 17 ottobre, presso la Scuola di Scienze Politiche dell’Università di Bologna, sede di Forlì.

La tesi prende come caso studio l’esperienza che la giovane ha avuto come tirocinante presso il Consorzio Cooperative Sociali Quarantacinque, traendone l’essenza in termini di governance, vista sia come rapporto che il Consorzio ha con le sue associate sia come l’ente si pone nei confronti dell’ambiente esterno al terzo settore, sia esso inteso come pubblica amministrazione o enti privati.

 “È stata una bella novità – dichiarano dal Quarantacinque – essere caso studio in una tesi è per il Consorzio motivo di orgoglio. Ospitiamo spesso tirocinanti, il fatto che una laureanda si sia avvicinata alla nostra realtà, tanto da volerla prendere come esempio per la sua tesi, ci fa nutrire fiducia verso l’interesse che le nuove generazioni ripongono nei confronti della cooperazione sociale, il che non è poco”.

“Il Consorzio Quarantacinque è stato il contesto ideale dove poter sviluppare i temi di ricerca incentrati sulla cooperazione sociale nella sua collocazione tra impresa e comunità – replica la neodottoressa Mortini -  La realizzazione della tesi è stato un percorso condiviso e partecipato, ricco di contenuti, all'interno del quale è avvenuto uno scambio sincero di conoscenza, di apprendimento e di confronto. Ringrazio per questa splendida opportunità”.

E dal Consorzio “arrivano a lei i più sinceri auguri”.

 

Pubblicato in Economia sociale
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