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Sabato, 16 Dicembre 2017

Articoli filtrati per data: Martedì, 03 Ottobre 2017 - nelPaese.it

Amnesty International ha confermato attraverso i suoi osservatori presenti in Catalogna che la Polizia nazionale e la Guardia civile hanno fatto ricorso a una forza eccessiva e sproporzionata contro persone che opponevano resistenza passiva, in strada e all’ingresso dei seggi elettorali. Le forze di polizia hanno agito eseguendo l’ordine del Tribunale superiore di giustizia della Catalogna di impedire lo svolgimento del referendum.

Il ministero dell’Interno ha reso noto che le forze di sicurezza hanno chiuso 92 seggi. Secondo i dati forniti dalla Generalitat de Catalunya, in totale erano stati allestiti 2315, 400 dei quali chiusi su mandato giudiziario. I cinque osservatori di Amnesty International hanno monitorato la situazione in Catalogna per diversi giorni, compresa la sera del 30 settembre e il 1° ottobre, visitando diversi seggi elettorali e raccogliendo testimonianze e dichiarazioni.

Secondo dati forniti dalle autorità sanitarie della Catalogna, aggiornati alle ore 12 del 2 ottobre, 893 persone sono state curate nei centri di primo soccorso o negli ospedali per ferite, contusioni o altre conseguenze dell’azione delle forze di polizia. Due feriti gravi si trovano negli ospedali di Sant Pau y Vall d’Hebron.  Il ministero dell’Interno ha reso noto che 19 agenti della Polizia nazionale e 14 della Guardia civile sono rimasti feriti. Alcune immagini hanno mostrato comportamenti violenti dei manifestanti contro gli agenti. Un membro della Guardia civile è stato ferito dal lancio di una sedia nel seggio di Sant Joan de Villatorrada, a Barcellona.

“È evidente che varie azioni delle forze di polizia sono state caratterizzate dall’uso eccessivo e non necessario della forza e da un uso pericoloso di dotazioni atte a contrastare gli assembramenti che hanno provocato centinaia di feriti tra le persone che manifestavano pacificamente”, ha dichiarato John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l’Europa e l’Asia centrale.

Secondo il diritto internazionale, gli agenti incaricati di far rispettare la legge possono usare la forza solo quando strettamente necessario per svolgere i compiti loro affidati dal Tribunale superiore di giustizia della Catalogna. Amnesty International ritiene che in molti casi l’uso della forza da parte della Polizia nazionale e della Guardia civile sia stato sproporzionato. L’organizzazione per i diritti umani ha potuto documentare anche l’uso pericoloso e inadeguato di dotazioni quali le pallottole di gomma in almeno un caso, all’incrocio tra calle Sardenya e calle Diputació. Una persona è rimasta ferita a una gamba, un’altra all’occhio destro e ha dovuto subire un’operazione chirurgica.

Secondo i Principi di base sull’uso della forza e delle armi da fuoco, le pallottole di gomma possono causare gravi danni soprattutto se colpiscono le parti superiori del corpo, la testa o il volto - anche di rimbalzo dopo aver colpito il suolo - e non dovrebbero mai essere usate per disperdere folle di manifestanti bensì solo contro soggetti violenti.

Gli osservatori di Amnesty International hanno raccolto testimonianze e visionato immagini relative all’uso eccessivo della forza anche nei pressi dei seggi elettorali, come alla Scuola mediterranea nel quartiere di Barceloneta o a Sant Joan de Vilatorrada, dove sono state prese a manganellate e calci persone indifese che non costituiscono alcun tipo di minaccia apparente.

Amnesty International sottolinea che quando i partecipanti a una riunione o a una manifestazione non oppongono resistenza violenta, la polizia non può ricorrere alla forza. Quando la condotta dei manifestanti si limita a essere di resistenza passiva rispetto al conseguimento dell’obiettivo delle forze di polizia, la forza che queste devono usare dev’essere quella minima necessaria e sempre proporzionata rispetto al loro obiettivo. Mostrano il contrario le immagini riprese all’Istituto Pau Claris, situato nel Passeig Lluis Companys, a Barcellona. 

“La Polizia nazionale e la Guardia civile sono state chiaramente ostacolate nello svolgimento dei loro compiti in numerosi seggi elettorali. Tuttavia, molte informazioni a nostra disposizione dimostrano che gli agenti hanno fatto un uso eccessivo e sproporzionato della forza. Quest’operato dev’essere oggetto di indagini affinché i responsabili siano portati di fronte alla giustizia e nulla del genere possa ripetersi in futuro”, ha commentato Esteban Beltrán, direttore di Amnesty International Spagna.

Amnesty International sollecita l’apertura urgente e senza esitazioni di un’indagine indipendente, immediata e imparziale da parte delle autorità spagnole sull’uso eccessivo e sproporzionato della forza da parte della Polizia nazionale e della Guardia civile. L’organizzazione per i diritti umani chiede inoltre che l’uso della forza da parte di chi ha il compito di far rispettare la legge sia coerente con le norme internazionali e sottoposto a revisione. Se le indagini concluderanno che vi è stato uso eccessivo della forza, i responsabili dovranno essere sottoposti agli opportuni procedimenti disciplinari o penali e considerati autori di un reato.

(Foto Ansa/Ap)

 @nelpaeseit

Pubblicato in Dal mondo

“La Città di Napoli, entro fine anno, sarà dotata di un ulteriore centroservizisociali diurno dedicato alle persone adulte indifficoltà presso l'ex Albergo dei Poveri. Si aggiungerà in questo modo un nuovo tassello alla serie di interventi chel'amministrazione comunale pone in essere per i cittadini fragili arricchendo la rete di servizi alla persona presenti in tuttele municipalità” - dichiarano gli Assessori Roberta Gaeta e Carmine Piscopo, promotori del progetto “Restituire la dignità”realizzato in collaborazione con il Rotary Club Napoli Nord Est.

I lavori, per una superficie di circa 270 mq della struttura, sono stati finanziati per 74.000,00€ dalla Rotary Foundationmentre la restante parte a copertura dell'importo complessivo dei lavori di 130.000,00€ dal Comune. Il progetto prevede la realizzazione di uno spazio di accoglienza diurno con servizi igienici e docce, divisi per uomini e perdonne, ospitati in 3 locali situati a piano terra di via Tanucci, 9.

Gli accessi alla struttura saranno consentiti esclusivamente nelle fasce orarie mattutina e pomeridiana, secondo turnistabiliti dagli operatori sociali che avranno in gestione la struttura e che seguono da anni i cittadini senza dimora. Pertanto,l'utilizzo del servizio sarà regolamentato da orari e appuntamenti prefissati e gli utenti saranno seguiti dal momento delloro ingresso, per tutto il percorso di utilizzo del servizio.

“Il progetto si rivolge, così, alle nuove povertà. Siamo certi – concludono gli Assessori – di poter contare sulla sensibilità e sulla solidarietà del quartiere”. Contestualmente, l'Amministrazione comunale sta lavorando con il Governo alla rifunzionalizzazione dell'intero complesso monumentale, per la realizzazione del già annunciato progetto Federal building.

Pubblicato in Campania

A febbraio scorso Valerio Guerrieri, un ragazzo di 22 anni, si è suicidato nel carcere di Regina Coeli. Oggi è uscita la notizia della richiesta di rinvio a giudizio, da parte della Procura di Roma, per due poliziotti penitenziari, rei di aver tardato di qualche minuto il controllo di Valerio, soggetto considerato a rischio suicidario.

Sul caso interviene Patrizio Gonnella, presidente dell'Associazione Antigone, che fin dall'inizio - contattata dalla madre del ragazzo - sta seguendo il caso: "l'unica cosa che non vorremmo da tutta questa inchiesta è che si vada alla ricerca di capi espiatori e che tutto si risolva in una questione di mancata sorveglianza. Non è con un controllo esasperato, né privando i detenuti di magliette, cinte o lenzuola che si può risolvere la questione suicidi. Il rischio, anzi, è quello di rendere la vita del detenuto ancora più faticosa e difficile di quella che già è”.

“Nello specifico – aggiunge - della questione di Valerio Guerrieri c'è da capire perché il ragazzo fosse in carcere e se vi fossero tutti i titoli per trattenerlo in custodia. Questo è il punto che più ci interessa della questione”.

“Valerio aveva problemi di carattere psichiatrico – conclude Gonnella - per questo era stato ricoverato in una Rems dal quale era scappato. Persone come lui non si possono curare dietro le sbarre, le si cura affidandole al sostegno medico, sociale, psicologico dei servizi del territorio.
Questo andava fatto anche con questo ragazzo".

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Nella seduta di ieri, 2 ottobre, il Governo ha approvato, dopo il parere favorevole della Conferenza unificata, il Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e dell’integrazione delle persone con disabilità. Se ne attende ora la pubblicazione, nella veste di decreto del Presidente della Repubblica, in Gazzetta Ufficiale.

Il Programma è stato predisposto dall’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità nel precedente mandato. Prevede linee di azione e interventi su ambiti nodali in applicazione della Convezione ONU: diritto allo studio, al lavoro, alla salute, alla mobilità, alla vita indipendente, al riconoscimento della condizione di disabilità.

“È un atto programmatico di grande rilevanza alla cui stesura FISH ha stabilmente collaborato con un impegno convinto e decisivo. – ricorda Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – L’approvazione giunge quanto mai opportuna e gradita nell’imminenza dell’insediamento del nuovo Osservatorio presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali cui la FISH parteciperà con rinnovata convinzione.”

La seduta di insediamento del nuovo Osservatorio è infatti prevista per il giorno 11 ottobre, passaggio necessario soprattutto ad organizzare in modo efficace i lavori dell’organismo che ha funzioni di elaborazione, confronto e supporto alle politiche sulla disabilità con la partecipazione di associazioni, organizzazioni sindacali, ministeri e altre rilevanti istituzioni (INPS, INAIL, ISTAT).

“Oltre a garantire la sua partecipazione all’Osservatorio – conclude Vincenzo Falabella – la FISH continuerà la sua attività indipendente di monitoraggio e di verifica sulla reale applicazione del Programma d’azione sia a livello centrale che periferico, confidando che gli obiettivi fissati siano perseguiti in modo più reale ed efficace rispetto al precedente Programma.”

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Nel 2016 Napoli ha raggiunto il triste primato di città italiana con il maggior numero di omicidi e atti di trans fobia, 3 casi sui 7 nazionali. Sempre il capoluogo campano è il territorio dove la comunità trans è più la radicata, antica e numerosa del Mediterraneo.

Ma Napoli rappresenta tuttora un territorio controverso, nel quale la storia e le azioni concrete di accoglienza e supporto alla popolazione trans si intrecciano con il degrado, l’ostilità e la violenza esercitata verso persone che vivono spesso una condizione di forte emarginazione.

Sarà per questo che la città partenopea è stata scelta per ospitare la prima marcia nazionale per la libertà trans, Trans Freedom March Nazionale TDoR 2017, ideata da Veet Sandeh, che avrà luogo a Napoli il 18 novembre 2017. L’evento è promosso a pochi giorni dal Transgender Day of Remembrance o TDoR, giornata mondiale durante la quale si commemorano le vittime dell'odio e del pregiudizio trans fobico, che cade il 20 novembre.

Domani, mercoledì 4 ottobre 2017, alle 11.00 presso la Sala Giunta di Palazzo San Giacomo si terrà la conferenza stampa dell’iniziativa “perché il TDoR non sia solo una fiaccolata per commemorare le vittime di violenza transfobica nel mondo ma soprattutto un momento di sensibilizzazione sulle questioni trans”. La marcia è stata proposta in origine, quattro anni fa, dall’Associazione Sunderam Onlus Identità Transgender Torino. A organizzarla su suolo napoletano è l’Associazione Trans Napoli (ATN), orgogliosa di farlo come riconoscimento verso la comunità trans napoletana, che conta oltre duemila persone qui.

“Anche se abbiamo un triste primato di violenze e omicidi, per cui si tratta di un evento non bello – spiega Loredana Rossi, vicepresidente di ATN - Sono orgogliosa che questa marcia nazionale si tenga proprio nella ‘città dei femminielli’. Napoli è una città da sempre aperta a tutte le diversità e anche l’amministrazione cittadina ha dimostrato in questi anni di essere vicina al mondo transessuale”.

“Ma c’è ancora tanto da fare – continua la Rossi – Parlo della casa di accoglienza per trans e persone cacciate dalla propria casa e famiglia per la condizione che vivono, per cui siamo ancora in attesa di risposte e soluzioni concrete da parte delle istituzioni. Ricordiamoci sempre che le persone trans non hanno molte alternative, non solo in termini di casa ma anche e soprattutto di lavoro, e molte di loro sono ancora costrette a prostituirsi in mancanza di altro da fare per andare avanti”.

(da napolicittasolidale.it)

@nelpaeseit

 

Pubblicato in Parità di genere

Sono 200 le studentesse e gli studenti in questi giorni sono a Lampedusa per confrontarsi, dibattere, approfondire i temi dell’immigrazione, dell’integrazione e dei diritti delle e dei rifugiati e delle e dei richiedenti asilo. Una quattro giorni, che va avanti fino a domani, martedì 3 ottobre, di workshop, incontri, faccia a faccia con migranti e superstiti, esperti e addetti ai lavori. È il progetto “L’Europa inizia a Lampedusa” che riparte proprio dall’isola simbolo dell’accoglienza nei giorni dell’anniversario della strage del 3 ottobre 2013, Giornata della memoria delle vittime delle migrazioni.  

Il progetto è promosso dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca in collaborazione con il Comitato 3 ottobre ed è reso possibile grazie all'impegno del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (Fami) gestito dal Ministero dell'Interno

“Il 3 ottobre è una data significativa per noi di SOS Villaggi dei Bambini, per ricordare una delle più grandi tragedie umanitarie avvenute sotto i nostri occhi nel Mediterraneo, ribadendo la necessità di abbattere quei muri che hanno causato tragedie come questa e istituire al più presto canali di accesso legale al nostro paese - dichiara Orso Muneghina, Head of Emergency Response Unit di SOS Villaggi dei Bambini Italia -. L’impegno quotidiano che SOS Villaggi dei Bambini sta portando avanti, sia nei Paesi di provenienza che in quelli di transito e di destinazione dei migranti, è volto ad aiutare migliaia di bambini per evitare che situazioni come questa si possano ripetere.

"Essere oggi a Lampedusa con i ragazzi del nostro Movimento Giovani per parlare di inclusione e di non discriminazione, e' un modo di ricordare che la protezione e l'integrazione devono essere messi al centro di qualunque politica sulle migrazioni, in particolare per i tanti minori che arrivano nel nostro continente da soli". Lo ha detto Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia.

Save the Children, Ong impegnata dal 2008 in Italia per fornire supporto e assistenza a minori stranieri arrivati via mare, ha infatti preso parte con i ragazzi di SottoSopra del suo Movimento Giovani e con la loro web radio UndeRadio, agli eventi organizzati a Lampedusa dal Comitato 3 Ottobre, in occasione del quarto anniversario del naufragio del 2013 in cui persero la vita 368 migranti. Previsti due workshop tematici e laboratori sulla comunicazione etica e responsabile, per trasmettere l'importanza dell'inclusione e della non discriminazione. La Comunita' di Sant'Egidio, in questa giornata di memoria di tutte le vittime dell'immigrazione, ricorda "che esistono alternative ai trafficanti di esseri umani. Sono i corridoi umanitari, realizzati da Sant'Egidio insieme alle Chiese protestanti italiane: finora hanno portato in sicurezza, per chi arriva e per chi accoglie, circa 900 profughi siriani dal Libano, in un progetto che favorisce in modo evidente l'integrazione.

 Don Zerai: "in 4 anni più barriere contro queste persone"

Un monito severo arriva da padre Mussie  Zerai, intervistato dall’agenzia stampa Redattore Sociale, che in estate ha ricevuto attacchi nel bel mezzo della vicenda Ong: “in questi quattro anni non si è fatta neanche la prevenzione che ci aspettavamo perché non morissero altre persone in mare, offrendo un’alternativa, e una via sicura di ingresso per chi è in cerca di prevenzione – sottolinea padre Zerai -, al contrario si sono alzate più barriere e più ostacoli per non vedere arrivare queste persone, come per esempio il patto con la Libia. Oggi le persone non possono di fatto raggiungere un posto sicuro dove chiedere protezione e ottenerla. Si può davvero parlare ancora di diritto d’asilo?”.

Pubblicato in Nazionale

La riforma del Terzo settore ha i suoi cinque decreti legislativi, ma perché entri davvero in vigore ci sarà da attendere almeno un anno, entro il quale dovrebbero essere varati circa 40 testi normativi dai ministeri competenti. Mentre in tutta Italia si susseguono già decine di convegni sulla riforma, i veri giochi si faranno nella imminente scrittura di quei testi, per i quali il governo sta coinvolgendo esponenti del non profit.

È questo il motivo per cui il Forum del Terzo settore e CSVnet hanno lanciato una raccolta di segnalazioni, dubbi e problemi rilevati dalle associazioni e dai Centri di servizio. La richiesta è quella di compilare un modulo online con tali segnalazioni, che saranno poi sistematizzate al fine di “portare contributi alla elaborazione degli atti e dei decreti ministeriali attuativi della riforma, – scrivono in una lettera la portavoce del Forum, Claudia Fiaschi, e il presidente di CSVnet, Stefano Tabò – In tal modo vogliamo raccogliere anche le eventuali risposte già fornite da enti pubblici sulle problematiche oggetto delle segnalazioni”. L’invito è anche a diffondere questa opportunità “il più capillarmente possibile a tutte le organizzazioni di Terzo settore per consentire la massima partecipazione e ascolto”.

“Questa iniziativa, – concludono Fiaschi e Tabò – si inserisce in un più ampio percorso di collaborazione tra Forum Nazionale del Terzo Settore e CSVnet per diffondere la conoscenza della riforma del Terzo settore. Sono infatti in corso di preparazione una serie di materiali informativi sulle novità introdotte e alcuni strumenti formativi sugli aspetti più critici e delicati. Si tratta di un impegno rilevante che, considerato l’ancor lungo percorso attuativo della riforma, ci impegnerà nei prossimi mesi”.

 

Pubblicato in Economia sociale

L'arte come forma di riabilitazione, di scoperta di sé e dell'altro, arriva il primo lungometraggio realizzato dal Circolo delle Idee di Pordenone per la regia di Maurizio Perrotta. "Muovere il silenzio", questo il titolo, racconta la storia di Matthias, un adolescente di oggi con tutto il suo carico di sogni inespressi e problematiche stringenti, la cui fuga da casa si trasformerà in un viaggio interiore alla ricerca di sé.

Girato interamente tra Pordenone, Sacile, Porcia e Polcenigo, il film - realizzato in collaborazione con il Dsm di Pordenone e le Cooperative sociali Fai e Itaca - verrà presentato in anteprima a Pordenone il 9 ottobre alle 20.30 in Sala Grande a Cinemazero (ingresso gratuito), e si inserisce all'interno del programma della Giornata Mondiale della Salute Mentale.

Il Circolo delle Idee di Pordenone, fin dalla sua apertura, ha sempre lavorato per promuovere un ruolo attivo e stimolante di chi beneficia dei servizi afferenti al Dipartimento di salute mentale di Pordenone. Centro di socializzazione, il Circolo è infatti ben inserito nel contesto pubblico del quartiere di Villanova, e vede al suo interno la stretta collaborazione di beneficiari dei servizi della salute mentale, operatori delle Cooperative sociali FAI e Itaca, Aas n.5 Friuli Occidentale, volontari e cittadini.

Guidato dalla mano del regista Maurizio Perrotta, che è anche operatore di Itaca, nel corso degli anni il Circolo delle Idee ha realizzato tre spettacoli teatrali e nel 2014 un mediometraggio (tutte opere presentate a Pordenone e in alcune cittadine della provincia). Recentemente, il gruppo ha voluto cimentarsi nella realizzazione di un lungometraggio, prendendosi cura di tutti i suoi vari aspetti tecnici ed artistici. La sceneggiatura del film è così frutto di una scrittura collettiva, di ore di confronto e di discussione, così come la recitazione delle scene, che ha visto i beneficiari del servizio mescolarsi a diversi cittadini, nonché ad un gruppo di studenti dell'Isis Lino Zanussi.

"Muovere il silenzio" ha per protagonista Matthias (interpretato da Simone Pozzebon), un adolescente di oggi con tutto il suo carico di sogni inespressi e problematiche stringenti. Le difficoltà a comunicare con i genitori, la scuola che non dà le risposte attese, i compagni di classe che rendono la vita un inferno, le regole che soffocano le aspirazioni di libertà. Matthias subisce, più che tentare di risolvere le cose. Finché un giorno, esasperato, decide di scappare di casa. Ma a quel punto, la sua fuga diventerà un viaggio verso se stesso, un percorso interiore che lo porterà ad incontrare persone che lo aiuteranno finalmente a conoscere chi è e che cosa vuol fare nella vita, a capire ciò che non aveva mai capito prima.

Il film verrà presentato lunedì 9 ottobre alle 20.30 a Pordenone nella Sala Grande di Cinemazero (ingresso gratuito), la proiezione si inserisce all'interno del programma della Giornata Mondiale della Salute Mentale. "Muovere il silenzio" è un film di Maurizio Perrotta, soggetto di Alessandra Muz, sceneggiatura del Circolo delle Idee, musiche di Giuliano Poles e Massimiliano De Carli. Italia, 2017, dur. 90'.

Girato nei comuni di Pordenone, Sacile, Porcia e Polcenigo, Comuni di cui gode del patrocinio, come anche di quello della Provincia di Pordenone e del Progetto Genius Loci, il progetto di comunità sostenuto e promosso dalle Cooperative sociali Itaca e Fai, dall'Aas n.5 Friuli Occidentale, dall'Ambito distrettuale 6.5 e dalla Fondazione Friuli.

@nelpaeseit

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

E' salito a 59 morti e 527 feriti il bilancio della strage al concerto di musica country a Las Vegas. La polizia ha rivelato che il killer, il 64/enne Stephen Paddock, aveva nella sua automobile del nitrato di ammonio, un composto chimico utilizzato anche per produrre alcuni esplosivi, e 42 armi, parte nella camera d'albergo e parte nella sua casa. 

Sonny l'infermiere di 29 anni del Tennessee e' stata la prima vittima del massacro di Los Angeles ad essere identificata. Ma piu' si va avanti nel durissimo lavoro del riconoscimento delle persone rimaste uccise durante il concerto e piu' la vicenda assume i contorni di una vera e propria strage di donne. Ci sono Rachael la poliziotta di Manhattan Beach e Sandra la professoressa californiana. E ancora, Jenny la maestra d'asilo, Susan l'impiegata, Lisa la segretaria, come lo era Bailey. Non hanno avuto scampo nemmeno Denise, 50 anni, nonna e pensionata della West Virginia, Rhonda la designer di Boston, Jennifer ed Angie - solo 20 anni - entrambe della California, Jessica originaria del Canada, e Neysa l'imprenditrice. Ma nella identificazione delle 59 vittime finora accertate siamo solo all'inizio.

Secondo la prima ricostruzione degli esperti, avrebbe esploso oltre dieci colpi al secondo, forse grazie a un 'grilletto a manovella' facilmente acquistabile online e che permette di sparare 700 proiettili al minuto. Una pioggia di fuoco che si e' abbattuta sulla marea umana sotto di lui. Impossibile fuggire. Chi lo ha fatto ha travolto gli altri o e' rimasto a sua volta vittima del panico generale. Sul palco si stava esibendo Jason Aldean, una star assoluta della musica country, immortalata dai video mentre si precipita giù in cerca di riparo. 

Sulla strage è intervenuta la direttrice generale di Amnesty International Usa Margaret Huang: “La sparatoria della scorsa notte a Las Vegas è un atto di estremo disprezzo per la vita umana. I nostri pensieri vanno alle vittime di questo attacco e alla città di Las Vegas. Ma i pensieri vanno tradotti in azioni concrete per proteggere le persone da questo genere di violenza. Nessuno dovrebbe rischiare di perdere la vita mentre cammina in strada, si reca a scuola o assiste a un concerto”.

“Il governo statunitense deve agire secondo i suoi obblighi di diritto internazionale e considerare la violenza delle armi come una crisi dei diritti umani. Sono necessarie riforme legislative a ogni livello (locale, statale e federale) per garantire l’incolumità e la sicurezza di tutti”. In quanto stato parte del Patto internazionale sui diritti civili e politici e della Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale, il governo statunitense è obbligato a proteggere la popolazione dalle violenza delle armi.

(Fonte: Ansa - Foto: Ansa/Epa)

@nelpaeseit

 

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