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Martedì, 17 Ottobre 2017

Articoli filtrati per data: Venerdì, 06 Ottobre 2017 - nelPaese.it

I referendum sull’autonomia regionale indette in Lombardia e Veneto piacciono ai locali, ma lasciano piuttosto freddi gli italiani. Convincono maggiormente i cittadini del Nord e gli elettori di centrodestra, mentre, la restante parte del corpo elettorale si colloca su posizioni di maggiore distanza. Osservato dai diversi angoli del Paese la scelta di convocare i referendum per l’autonomia lascia perplessa la maggioranza relativa dell’opinione pubblica.  Questo è quanto rileva il sondaggio PoliticApp di Swg.

Il 54% ritiene poco utili le due consultazioni, mentre una corposa minoranza (34%) si schiera a favore della chiamata alle urne. Il dato, come è ovvio, è distribuito in modo disomogeneo sul territorio. L’analisi di queste dinamiche non riguarda gli elettori di Lombardia e Veneto, che si trovano coinvolti in prima persona sul tema, ma è un u-le punto di osservazione per cogliere che cosa accade nell’opinione pubblica delle realtà non trascinate dal processo referendario. Più convinti della necessità delle due consultazioni sono gli ele0ori di centrodestra (55% degli ele0ori della Lega e 54% di quelli di Forza Italia). Al di fuori delle due regioni in cui avviene la consultazione, cresce la disa0enzione e il disinteresse dei corpi ele0orali e aumentano le perplessità anche tra i militanti e la base elettorale dei due partner principali del centrodestra. Interessante, invece, è il quadro che emerge negli altri blocchi elettorali.

La proposta dei referendum dialoga con poco più di un quarto degli ele0ori del PD (28%), con il 37% degli elettori grillini e con il 30% degli indecisi. Non solo. Le ipotesi referendarie trovano consensi in più di un quarto degli ele0ori del Centro e del Sud Italia. Ad alimentare i livelli di freddezza verso i referendum, da parte dei ci0adini non residenti in Veneto e Lombardia, è il tema dei cos- che si devono sostenere per le due consultazioni. Il 55% degli italiani ritiene si tratta di una spesa inutile, mentre il 34% valuta giusta la spesa.

Sul tema, purtuttavia, c’è una maggiore omogeneità di valutazioni: i dubbi sui costi emergono sia tra gli ele0ori di Forza Italia (51%), sia tra i residenti del Nordovest (56%), sia tra quelli del Nordest (52%). Il distacco degli italiani nei confronti dei referendum lombardo-veneti non deve trarre in inganno.

Aumentano spinte autonomiste

Il tema dell’autonomia, in primis fiscale, lambisce da tempo le coste di molto elettorato. Per la maggioranza degli italiani, il 51%, le Regioni dovrebbero negoziare direttamente con lo Stato una nuova spartizione di ruoli, risorse e poteri. Il processo autonomista per contrattazione piace al 65% degli elettori del PD, a metà dei Cinquestelle, dei berlusconiani e degli indecisi. Solo agli elettori della Lega Nord l’ipotesi della negoziazione piace poco e preferiscono la via del taglio referendario. In ogni caso il tema di una maggiore autonomia è sul tappeto.

Da Nord a Sud, più o meno la metà dell’opinione pubblica, è favorevole all’avvio di percorsi di contra0azione tra le Regioni e lo Stato centrale. Il dato non riguarda solo l’oggi, ma è confermato dal trend di lungo periodo. Dal 1997 a oggi la spinta federalista e autonomista è in aumento. Venti anni fa gli autonomisti, a livello nazionale, erano solo il 10% dell’opinione pubblica. Una quota concentrata, maggioritariamente, nelle regioni del Nord e nelle Isole. Nel corso di 4 lustri la mappa è mutata. Già nel 2007 la quota degli autonomisti puri aveva fa0o un passo in avanti, arrivando al 14%.

Oggi è raddoppiata, salendo al 26%. L’impulso autonomista e federalista, nonostante l’incedere di altri pressanti temi (crisi, disoccupazione, immigrazione, debito pubblico, terrorismo, Euro e Europa), ha continuato a covare sotto le ceneri. Il trend in crescita non fa presagire rallentamenti, ma, anche per effetto degli attuali referendum, la spinta autonomista potrebbe ulteriormente accentuarsi, aumentando, sotto le vesti di una negoziazione tra Stato e Regioni, il suo peso nell’agenda politica

 

Pubblicato in Nazionale

Pranzo delle famiglie al Pionta di Arezzo. La sala del centro di aggregazione sociale ospiterà, alle ore 12.30 di sabato 7 ottobre, gli anziani della "dirimpettaia" Rsa, i loro familiari e amici, gli operatori, le associazioni di volontariato che nel corso dell'anno collaborano all'organizzazione di attività e eventi per gli anziani.

Non mancherà una sottoscrizione interna a premi. Il ricavato verrà utilizzato per finanziare le iniziative di animazione e i progetti dedicati agli ospiti della residenza.

La Rsa Pionta, a titolarità Usl Toscana Sud Est e gestita dalla cooperativa sociale Koinè, dispone di  24 posti letto ed accoglie 13 ospiti diurni che per alcuni giorni alla settimana frequentano la struttura

"Pranzo delle famiglie in festa" è ormai un tradizionale momento di festa per stare insieme e per condividere pensieri e riflessioni sulla vita in Rsa. E attività: saranno esposti dolci e oggetti realizzati dagli ospiti in collaborazione con i familiari, gli operatori e i volontari. Il pranzo sarà preparato da Tuttigiorni, struttura di  catering della cooperativa sociale di tipo B, Betadue.

 

Pubblicato in Toscana

Ordinario, legittimato e persino ostentato: è il razzismo dell’era 4.0. La retorica della paura, la politica strumentale, le forme di razzismo istituzionale, l’informazione scorretta, le discriminazioni e le violenze razziste popolari trovano nella rete uno spazio di incontro e di reciproca contaminazione.

I discorsi stigmatizzanti e aggressivi incoraggiano atti e comportamenti discriminatori nella vita quotidiana, ma può accadere anche il contrario: le manifestazioni di intolleranza, di xenofobia e di razzismo sono “documentate” in video, esibite e rivendicate on line. Le due donne rom chiuse in una gabbia a Follonica nel febbraio scorso, le barricate costruite per impedire l’arrivo di 12 donne e 8 bambini richiedenti asilo a Gorino nell’ottobre 2016, l’aggressione compiuta contro un richiedente asilo ad Acqui Terme il mese scorso ne costituiscono solo alcuni esempi.

Sono 1483 le discriminazioni e le violenze fisiche e verbali monitorate tra l’1 gennaio 2015 e il 31 maggio 2017 documentate in ‘Cronache di ordinario razzismo. Quarto libro bianco sul razzismo in Italia‘, presentato ieri da Lunaria a Roma alla Camera.

Il razzismo ha ucciso molte volte

Ad esempio Muhammad Shazad Kan, cittadino pakistano di 28 anni, è stato picchiato a morte a Roma nel quartiere di Tor Pignattara il 18 settembre 2014. Roberto Pantic nella notte tra il 21 e 22 febbraio 2015 a Calcio (BG), è stato ucciso con un colpo di pistola mentre stava dormendo nella sua roulotte. Sare Mamadou è stato ucciso da un colpo di fucile in pieno petto perché ha “osato” rubare in un campo un melone marcio, a Lucera il 21 settembre 2015. Emmanuel Chidi Namdi, richiedente asilo nigeriano di 36 anni, è morto il 5 luglio 2016 a Fermo perché ha “osato” ribellarsi di fronte a un insulto rivolto alla sua compagna. Yusupha Susso, 21 anni, studente di origine gambiana, insultato, picchiato e colpito da uno sparo alla testa a Palermo nelle strade di Ballarò da un gruppo di uomini il 2 aprile 2016, si è invece salvato. Aveva “osato” protestare contro due giovani in scooter che avevano rischiato di investirlo. La stampa mainstream si affrettò a liquidare l’aggressione razzista subita come una semplice “rissa”.

Il razzismo attraversa il mondo dell’informazione talvolta in modo esplicito, più spesso omettendo le notizie scomode o lanciando campagne stigmatizzanti. “Gli sbarchi di migranti nell’Italia meridionale, la crisi umanitaria in Grecia e lungo la cosiddetta Rotta Balcanica, le indagini giudiziarie sulla gestione dei centri di accoglienza, hanno prestato il fianco al rilancio di una criminalizzazione generalizzata e stigmatizzante dei migranti, dei profughi e dei cittadini stranieri di paesi terzi stabilmente residenti in Italia, con un particolare accanimento contro i cittadini di fede musulmana, in coincidenza con i numerosi attentati che hanno colpito purtroppo l’Europa”.

Molti i casi ricordati nel rapporto: dalle prime pagine che hanno invitato a “cacciare l’Islam”, al lessico che ha sostituito la parola “clandestini” con quella apparentemente più neutra di “migranti”, alla distratta dimenticanza della morte di Faye Dame nell’Hotel di Rigopiano, poi rigorosamente ricordato come “incensurato”, alla riscoperta delle “percezioni” di insicurezza di un non meglio definito “senso comune”, al recupero delle più “tradizionali” stigmatizzazioni: immigrato=criminale=terrorista=untore=stupratore.

La novità, rispetto al passato, è la delegittimazione operata nei confronti della società civile solidale: da quella che accoglie i richiedenti asilo nelle nostre città alle Ong che prestano operazioni di soccorso in mare sino ad arrivare a coloro che offrono solidarietà vicino alle frontiere. Tra le omissioni più eclatanti vi è invece l’omicidio di Mohamed Habassi, perpetrato a Parma nella notte tra il 9 e il 10 maggio 2016. Tra gli incidenti imprevisti una trasmissione di grande audience in cui i rom sono stati definiti da un ospite in studio la “feccia della società”.

Le responsabilità delle istituzioni e della politica

Alle radici del rigurgito di razzismo che, soprattutto dagli inizi del 2016 è tornato ad attraversare il nostro paese, vi è secondo Lunaria “una precisa responsabilità della politica che, come già è avvenuto in passato, ha riesumato l’antica ricetta sicuritaria con politiche migratorie e sull’asilo sempre più restrittive: le due leggi Orlando-Minniti approvate lo scorso aprile, ma ancora prima la scelta di fermare l’operazione Mare Nostrum, e, dopo, la torsione della cooperazione internazionale alla volontà di impedire ai migranti di arrivare a tutti i costi”.

A nuocere è anche la propaganda politica: “quella dei partiti che cavalcano la rabbia popolare e quella istituzionale, che agita lo spettro della paura per giustificare la propria incapacità di fornire risposte credibili e di lungo respiro alla crisi economica, sociale e culturale che attraversa ancora l’Italia e l’Europa e che sacrifica a meri calcoli politici l’approvazione della riforma della legge sulla cittadinanza”.

Auspici e speranze

“Il Senato ha ancora la possibilità di approvare definitivamente la riforma della legge sulla cittadinanza, attesa da almeno un milione di giovani di origine straniera nati o cresciuti nel nostro paese. Il Governo è ancora in tempo a rivedere gli accordi con Paesi terzi che non sono in grado di garantire il diritto di asilo”.

“Singoli e organizzazioni sociali possono praticare dal basso la solidarietà, l’accoglienza e l’inclusione sociale. Succede già in molti luoghi, nel Libro bianco ricordiamo molte di queste esperienze: ed è proprio questa la luce in fondo al tunnel che consente di sperare che combattere il razzismo sia ancora possibile”.

Il Libro bianco è un lavoro collettivo svolto per Lunaria da Paola Andrisani, Sergio Bontempelli, Serena Chiodo, Anna Dotti, Giuseppe Faso, Grazia Naletto, Annamaria Rivera

Pubblicato in Nazionale

Una giornata intera con i Cantieri Meticci si svolgerà al Teatro delle Ariette (Via Rio Marzatore 2781, località Castello di Serravalle) domenica 8 ottobre nell’ambito della ventunesima edizione di ‘A teatro nelle case’, intitolata ‘Stranieri’.  

Alle ore 10.30 si svolgeranno i laboratori, aperti a tutti, adulti e bambini, tenuti da attori, danzatori e artisti di varia provenienza. Un’occasione di incontro tra chi arriva da lontano e chi è sempre vissuto nel nostro territorio. Due i percorsi artistici che proporranno: uno legato alla manualità, finalizzato alla creazione di oggetti scenici con le tecniche del collages, l’altro legato alla danza e alla costruzione di azioni sceniche collettive. Alle ore 15.30 segue “Il violino del Titanic (non c’è mai posto nelle scialuppe per tutti)” diretto da Pietro Floridia con una compagnia composta da oltre 50 attori provenienti da Afghanistan, Belgio, Camerun, Cina, Costa d’Avorio, Ghana, Iran, Italia, Marocco, Nigeria, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Russia, Sierra Leone, Siria, Somalia.

Ispirato al capolavoro La fine del Titanic di H. M. Enzensberger, lo spettacolo fa salire gli spettatori a bordo del celebre transatlantico per vivere da dentro, gomito a gomito con gli attori-rifugiati, le azioni, le dinamiche, le domande scaturite dall’agonia e dall’affondamento di un mondo: chi si salva e chi è sommerso? A quale prezzo ci si salva? Qual è l’iceberg che ha colpito il nostro mondo? Quali innovazioni possono nascere dall’affondamento? Quale contributo possono dare i nuovi cittadini nell’impedire il naufragio? Quale ruolo possono giocare l’arte e la cultura in questi nostri tempi di crisi?

L’affondamento che lo spettacolo vuole indagare è la crisi non solo economica ma anche culturale e sociale che il nostro mondo sta attraversando.

Cantieri Meticci è una compagnia teatrale che riunisce artisti provenienti da oltre venti paesi differenti, nell'intento di rendere tale diversità un caleidoscopio attraverso cui interpretare artisticamente i cambiamenti della nostra contemporaneità. Sviluppa sia in Italia che all'estero percorsi teatrali che intrecciano i linguaggi della narrazione a quelli della danza, dell'installazione e della videoarte. Sul fronte della pedagogia teatrale, dal 2004, ha avviato percorsi dedicati a richiedenti asilo e rifugiati. Cantieri Meticci fa parte della rete europea Migrating Theater, rete di giovani artisti che promuove workshops e spettacoli sui temi dell'incontro tra culture. Ha inoltre preso parte a numerosi progetti finanziati dall'Unione europea, dando vita a spettacoli in svariati paesi di provenienza dei propri attori, quali, ad esempio, Palestina, Giordania, Brasile, Bolivia, Iran, Marocco e Senegal.

Ingresso libero fino a esaurimento posti. Info e prenotazioni Teatro delle Ariette: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.teatrodelleariette.it

@nelpaeseit

 

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