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Sabato, 25 Novembre 2017

Articoli filtrati per data: Lunedì, 13 Novembre 2017 - nelPaese.it

In un nuovo rapporto sulla Siria diffuso oggi Amnesty International ha denunciato che, a seguito dei cosiddetti accordi di "riconciliazione" tra il governo e i gruppi armati di opposizione, intere popolazioni, dopo aver subito terribili assedi e intensi bombardamenti, non hanno avuto altra scelta che lasciare le loro zone o morire.  La campagna governativa di assedi, uccisioni e sfollamenti forzati, che ha costretto migliaia di civili a sopravvivere in condizioni durissime, costituisce una serie di crimini contro l'umanità.

Il rapporto di Amnesty International, intitolato "O andiamo via o moriamo: sfollamenti forzati a seguito degli accordi di 'riconciliazione' in Siria", analizza quattro di tali accordi e le violazioni dei diritti umani che ne sono derivate. Raggiunti tra agosto 2016 e marzo 2017, questi accordi hanno causato lo sfollamento forzato di migliaia di abitanti di sei zone sotto assedio: Daraya, Aleppo Est, al-Waer, Madaya, Kefraya e Foua. Il governo siriano e in misura minore gruppi armati di opposizione quali il Movimento islamico Ahrar al-Sham [Uomini liberi del Levante] e Hay’at Tahrir al-Sham [Organizzazione per la liberazione del Levante] hanno illegalmente assediato popolazioni civili, privandole di cibo, medicinali e altri beni di prima necessità e hanno portato a termine attacchi illegali contro centri densamente abitati.

"Mentre l'obiettivo dichiarato del governo siriano era quello di sconfiggere i combattenti armati, il suo cinico uso della strategia 'o resa o fame' ha dato luogo a una devastante combinazione di assedi e bombardamenti che in quanto parte di un attacco sistematico e diffuso contro i civili costituiscono crimini contro l'umanità", ha dichiarato Philip Luther, direttore delle ricerche e dell'advocacy sul Medio Oriente e l'Africa del Nord di Amnesty International. "Tutti gli stati dovrebbero cooperare per porre fine alla sporca macchia sulla coscienza del mondo rappresentata dall'impunità in corso per questi crimini. Non c'è modo più semplice per farlo che fornire sostegno e risorse al Meccanismo internazionale, imparziale e indipendente istituito dalle Nazioni Unite per contribuire a indagare e a processare i responsabili", ha proseguito Luther.

Le persone sottoposte a queste terribili violazioni dei diritti umani non hanno avuto altra scelta che lasciare in massa le loro abitazioni. Di conseguenza, migliaia di persone vivono oggi in campi improvvisati con scarso accesso agli aiuti e ad altri beni di prima necessità e in lotta per la sopravvivenza giorno dopo giorno. "Se il governo siriano e gruppi armati di opposizione come il Movimento islamico Ahrar al-Sham e Hay’at Tahrir al-Sham vogliono davvero la riconciliazione, allora devono porre immediatamente fine a queste pratiche illegali, togliere gli assedi e cessare di attaccare le migliaia di civili ancora sotto assedio in tutta la Siria", ha aggiunto Luther. 

Il rapporto di Amnesty International si basa su 134 interviste condotte tra aprile e settembre 2017 a sfollati che hanno subito assedi e attacchi, operatori umanitari, esperti, giornalisti e funzionari delle Nazioni Unite. L'organizzazione per i diritti umani ha visionato decine di video e analizzato immagini satellitari per corroborare le testimonianze dirette. Ha chiesto di commentare le sue conclusioni alle autorità siriane e russe, che non hanno replicato, e al Movimento islamico Ahrar al-Sham, che invece lo ha fatto. 

Condizioni di vita sotto assedio

Dall'inizio del conflitto armato, il governo siriano ha imposto assedi nei confronti di centri abitati, usato la fame come arma di guerra e bloccato o limitato arbitrariamente l'accesso a beni di prima necessità come il cibo, l'acqua, i medicinali, l'elettricità, il riscaldamento e le comunicazioni e, infine, impedito alle organizzazioni umanitarie di entrare nelle aree assediate. Gli effetti sono stati devastanti: intere popolazioni sono state ridotte alla fame e molte persone sono morte per cause altrimenti trattabili. Un ex medico di Daraya ha dichiarato ad Amnesty International: "Nei casi di malattie renali, non potevamo fare niente perché non avevamo i macchinari per fare la dialisi. Aspettavamo che i pazienti morissero davanti ai nostri occhi, non c'era nulla che potessimo fare per loro".

Le madri che hanno partorito sotto assedio hanno riferito ad Amnesty International della sofferenza dei neonati, a causa dell'insufficienza del latte materno e dell'assenza di latte in polvere. Una donna di 30 anni di Daraya che ha partorito nel marzo 2016 ha raccontato che sua figlia è nata piccola e debole: "L'allattavo al seno ma non bastava. Era molto fragile e non potevo fare nulla. Non c'erano alternative. Lei piangeva tantissimo e io ero impotente. Come può una persona che ha appena partorito e deve allattare al seno andare avanti solo con la minestrina?"

Il governo siriano e i gruppi armati di opposizione hanno limitato o bloccato l'accesso ad aiuti umanitari e medici cruciali per la sopravvivenza, specialmente nei casi in cui la popolazione non poteva affrontare i costi alle stelle dei generi alimentari e dei medicinali. Di conseguenza, gli abitanti sotto assedio sopravvivevano con un pasto al giorno. Una donna di Aleppo est, madre di tre figli e che ha dovuto prendersi cura anche del nipote dopo che nel 2015 i genitori di quest'ultimo erano stati uccisi in due diversi attacchi, ha raccontato ad Amnesty International: "L'assedio era terribile per chi, come la mia famiglia, non aveva alcun reddito. Le organizzazioni umanitarie del posto non erano più in grado di lavorare a causa degli attacchi incessanti, anche contro i loro magazzini... Era molto difficile reperire generi fondamentali per i neonati, come il latte e i pannolini. Il costo della verdura era inaffrontabile per me. L'assedio non ha tanto colpito me quanto i bambini. Mio nipote aveva meno di due anni: non riuscivo a procurargli il latte e altri nutrimenti necessari, perché o non avevo soldi per comprarli o perché le organizzazioni umanitarie li avevano finiti".

Il governo siriano e le milizie alleate hanno distrutto le produzioni locali di cibo dando fuoco ai terreni agricoli di Daraya e Madaya. Le immagini satellitari analizzate da Amnesty International mostrano un’enorme diminuzione delle superfici agricole nel corso degli anni e un'evidente zona morta intorno a Daraya. "Le forze governative e quelle di Hezbollah hanno dato fuoco ai campi, solo per punirci dato che non potevamo neanche raggiungerli", ha dichiarato un ex insegnante di Madaya ad Amnesty International. Anche i gruppi armati di opposizione, in particolare Hay’at Tahrir al-Sham e il Movimento islamico Ahrar al-Sham, hanno illegalmente cinto d'assedio Kefraya e Foua, limitato e confiscato gli aiuti umanitari e bombardato i terreni agricoli. 

Attacchi incessanti contro i civili

Oltre all'immensa sofferenza causata dagli assedi, i deliberati attacchi contro le popolazioni civili e gli obiettivi civili hanno causato tormenti inimmaginabili. Secondo gli sfollati incontrati da Amnesty International, le forze governative hanno intensificato gli attacchi nel periodo precedente lo sfollamento, per velocizzare la resa delle aree sotto assedio. Il governo siriano ha raddoppiato gli attacchi contro al-Waer dal 7 febbraio 2017, spingendo la città alla resa un mese dopo. L'unico ospedale di Daraya è stato attaccato e dato alle fiamme più volte e reso inutilizzabile poco prima dell'esodo della popolazione civile. Per gli abitanti di Aleppo est le peggiori sofferenze sono arrivate dalla brutale e calcolata campagna di attacchi aerei illegali delle forze siriane e russe: civili, abitazioni e ospedali sono stati presi deliberatamente di mira e interi quartieri sono stati colpiti da bombe, colpi d'artiglieria e persino da armamenti vietati dal diritto internazionale, come le bombe a grappolo, i "barili bomba" e le armi incendiarie.

"Ci vogliono mesi prima di morire di fame. Gli attacchi aerei sono un'altra cosa. Puoi morire a causa di una scheggia in una frazione di secondo. Nessuno era protetto dagli attacchi aerei e dai bombardamenti. Ogni cosa era un obiettivo: civili, ribelli, edifici, automobili, ponti, alberi, giardini...", ha testimoniato ad Amnesty International un ex abitante di Aleppo Est.

Il rapporto di Amnesty International descrive 10 attacchi contro aree residenziali di Aleppo tra luglio e dicembre 2016. L'analisi delle immagini satellitari ha mostrato come gli attacchi abbiano colpito lontano dalla linea del fronte, senza che vi fosse alcun obiettivo nei pressi, distruggendo centinaia di strutture tra cui appartamenti, ospedali e un mercato.  Anche i gruppi armati hanno ucciso e ferito centinaia di civili bombardando indiscriminatamente le città assediate di Kefraya e Foua, ricorrendo ad armi esplosive con effetti a largo raggio. Questi attacchi hanno violato il diritto internazionale umanitario e in molti casi hanno costituito crimini di guerra. 

"Avevamo il terrore di mandare i nostri due figli a scuola a causa dei bombardamenti e dei cecchini che aprivano il fuoco su chiunque fosse in giro indossando un grembiule blu. Avevamo trovato dei modi sicuri per far arrivare i ragazzi a scuola, ma alla fine era comunque pericoloso dato che non potevi prevedere dove sarebbero cadute le bombe", ha raccontato ad Amnesty International un ex conducente di taxi di Kefraya.

Sfollamenti forzati

A Daraya, al-Waer, Aleppo Est, Kefraya e Foua migliaia di persone sotto assedio sono state alla fine obbligate a lasciare le loro case a seguito degli accordi di "riconciliazione".  Così un avvocato di Aleppo ha descritto ad Amnesty International gli ultimi giorni sotto assedio in attesa che l'accordo venisse finalizzato: "Gli ultimi 10 giorni prima dell'evacuazione sono stati un incubo. Il numero di bombardamenti era il chiaro segnale che il governo voleva che andassimo via. Negli ultimi cinque mesi gli attacchi da terra e dal cielo sono stati equivalenti a quelli dei cinque anni precedenti. Era giunto il momento di andare via. E poi, come avrebbero fatto i civili a rimanere senza infrastrutture, ospedali o acqua? Il governo ha raggiunto il suo obiettivo: distruggere tutto e lasciarci senza nessun motivo per perdere altro tempo".

Un uomo che aveva fatto parte del comitato per i negoziati su Daraya ha raccontato ad Amnesty International come è stato raggiunto l'accordo di "riconciliazione" locale: "Il regime proponeva una tregua o una pausa aumentando nel frattempo la pressione per costringerci ad andare via. Abbiamo ricevuto quell'offerta dagli intermediari, poi il giorno dopo c'è stata un'escalation degli attacchi in modo che la gente impaurita li supplicasse di arrivare a una soluzione". Nell'ultimo anno, specialmente da aprile 2017, l'Unione europea e la Russia hanno espresso la volontà di sostenere gli sforzi per la ricostruzione della Siria. Non è però chiaro quali misure il governo siriano assumerà per assicurare che gli sfollati potranno tornare volontariamente e in condizioni di sicurezza per reclamare il possesso delle loro abitazioni.

"Mentre la comunità internazionale sposta l'attenzione sugli sforzi per la ricostruzione, Amnesty International chiede a tutti i soggetti che possono esercitare influenza, in particolare Russia e Cina, di assicurare che ogni forma di assistenza finanziaria destinata alle aree dove sono avvenuti sfollamenti forzati rispetti il diritto delle vittime alla restituzione delle loro abitazioni, dei loro terreni e delle loro proprietà così come quello al ritorno volontario e in condizioni di sicurezza e dignità", ha concluso Luther.

 

Pubblicato in Dal mondo

È stato presentato questa mattina al Wopa il calendario di Parma Città Infinita, una rassegna di eventi promossa dalla cooperativa sociale Proges, dalle associazioni Manifattura Urbana e Mammatrovalavoro, con il contributo della Fondazione Cariparma, il patrocinio del Comune di Parma, la collaborazione dell’Università degli studi di Parma e la sponsorizzazione di Facekids, Città del Sole e del colorificio Marchesi.

Il Festival si svolgerà tra novembre e maggio con eventi nelle scuole, nelle biblioteche, nei musei, ma anche nelle strade, nelle piazze e nei giardini della città. Diverse le tipologie di attivitàpreviste: installazioni artistiche e sonore, laboratori didattici e atelier creativi, passeggiate culturali e storiche, incontri e seminari sul tema dell’educazione e della comunità.

La finalità del festival è quella di scoprire, vivere ma anche ripensare la città, intesa come bene comune, spazio condiviso, luogo dell’abitare, della conoscenza e dell’arte: un luogo capace di accogliere, di educare e far crescere.

“Appoggiamo con convinzione questa bellissima iniziativa – ha spiegato l’Assessore Michele Guerra -  che grazie al gioco e alla creatività ci permette di riscoprire e riappropriarci di parti della città che conosciamo di meno. Guarderemo Parma con gli occhi dei bambini, un punto di vista che serve anche agli adulti. La città stessa è un grande gioco sociale, che sempre di più spetta a noi riempire di nuovi significati.”

Ilaria Dall’Olio, ha dato voce al pensiero che ha spinto Proges ad essere parte integrante di questa iniziativa: "Quello che inizierà venerdì sarà un atto di partecipazione della città da parte di bambini e famiglie, nelle scuole, nei musei, nelle biblioteche, nelle piazze. La cooperativa Proges crede che lavorare su nuovi contesti di apprendimento sia anche uno strumento di inclusione sociale."

Grande entusiasmo anche da parte di Manifattura Urbana nella persona di Francesco Fulvi: “E' una bellissima idea che abbiamo sposato subito e ringraziamo chi ha voluto coinvolgerci. Parma Città Infinita è un gioco rivolto a tutta la città. Col gioco a didattica è più veloce e sorridente.”

Alice Pallesi, vice presidente “Mamma trova lavoro”, ha voluto concludere sottolineando l’importanza di un impegno comune e della collaborazione nel realizzare un’idea che già da due anni era in lavorazione: “Per me è un sogno vedere tutta la città che si sta muovendo per realizzare questo progetto nato due anni fa. Sarà una frase fatta, ma davvero l'unione fa la forza. Vogliamo rigenerare gli spazi della città e viverli insieme.”

“Parma Città Infinita” si aprirà con l’omonima installazione artistica e costruttiva dell’architetto Mao Fusina, un’occasione di scoperta e divertimento per adulti e bambini, a cui sarà possibile prendere parte al Wopa dal 17 al 19 novembre (venerdì aperta alle scuole, sabato e domenica aperta alla cittadinanza dalle 10.00 alle 18.00). In contemporanea, un laboratorio del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma, e una performance dell’archeologa Lidia Cannata.

Il calendario proseguirà con la città guidata, un ciclo di le passeggiate artistiche, in cui le famiglie saranno accompagnate in giro per la città alla scoperta di itinerari a sorpresa. La prima passeggiata è prevista il 25 novembre (ritrovo davanti alla Città del Sole in Via Farini).

Prenderanno poi avvio nelle scuole i laboratori della Città Sonora, fino alla performance conclusiva aperta al pubblico alla Casa del Suono, nel mese di Aprile.Nelle biblioteche Pavese e di Alice, verranno realizzati due laboratori sulla città nascosta e archeologica, in cui sarà possibile esplorare e indagare la vita “romana” della città antica.

È previsto infine un momento di riflessione sullo stato dell’arte e sulle buone pratiche a livello europeo riguardanti la rigenerazione urbana sostenibile e la rigenerazione delle comunità, dei territori e dei suoi legami, con la partecipazione del Politecnico di Milano e dell’Università di Bologna.

Pubblicato in Emilia-Romagna

Ripiegati (40%), ruggenti (32%), rancorosi (28%). Questo è il sentiment sociale degli italiani a cui si aggiunge quello sul razzismo: il 55% degli italiani pensa che possa essere giustificato e accettato e il 65% dichiara la propria chiusura verso i migranti. Sono alcune anticipazioni dei dati di Swg che ha condotto la ricerca “Nella società del rischio le paure emergenti” e che sarà presentata il 15 novembre al 4° Congresso nazionale di Legacoopsociali: Roma Eventi via Alibert 5°, zona piazza di Spagna.

Titolo dell’assemblea nazionale è “Gli altri, il nuovo, il domani: la cooperazione sociale”. Il 15 novembre, dopo la presentazione della ricerca si terranno due panel condotti dal giornalista Riccardo Iacona si confronteranno il filosofo Guglielmo Tamburrini (università Federico II), la scrittrice Licia Troisi, il decente Alessandro Rosina (Cattolica di Milano), il presidente di ASviS (Alleanza Sviluppo Sostenibile) Pierluigi Stefanini e Lella Palladino, presidente nazionale di D.i.Re Donne in rete contro la violenza. Nel secondo panel il tema sarà il coraggio legato al “domani”, al futuro. E qui sono previsti gli interventi di Carlotta Sami - portavoce per il Sud Europa Unhcr, Federico Gelli - presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza, Asha Omar Ahmed - medico ginecologa, Roberto Pontecorvo di Agenda Praiano che ha ricevuto il riconoscimento della Fondazione Obama  e Roberta Tumiatti di Pas cooperativa sociale.

Donne e cooperazione sociale: i dati e le storie

Il numero degli occupati è pari a 121mila unità. Con oltre la metà delle strutture, la cooperazione sociale di tipo A rappresenta il 62% dell’intera produzione sociale Legacoop. Il 74,2% dell’occupazione è femminile, mentre per la base sociale tale incidenza è del 69,2%. E sono proprio le donne a parlare nei tre panel su “paura”, “coraggio” e “visione”. Si comincia con Lella Palladino, presidente nazionale di Donne in rete contro la violenza, che ha fondato nel 1999 la Cooperativa Sociale E.V.A. di cui è stata presidente fino a luglio 2016. La cooperativa E.V.A.attualmente gestisce in Campania dieci Centri Antiviolenza, tre Case rifugio, due nidi, nei quali sperimenta l’educazione alle differenze quale prioritario ambito di prevenzione. 

A seguire per il “coraggio” ci sarà Roberta Tumiatti, un’operatrice sociale che dal 2006 al 2015 si è occupata di consumi e consumatori di droghe con percorsi di promozione della salute, limitazione dei rischi e riduzione dei danni.  Dal 2014 è membro del gruppo di lavoro Dipendenze Patologiche di Legacoopsociali Nazionale ed è impegnata nell’accoglienza ed assistenza a cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale.

Il 16 novembre nel panel sulla “visione” parleranno Fiorella Belpoggi, direttrice Area Ricerca dell’Istituto Ramazzini (IR) di Bologna. Dal 1981 al 2001, ha collaborato strettamente con il Professor Cesare Maltoni, oncologo di fama internazionale, allora a capo del Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni, ora diretto dalla stessa Belpoggi. Esperta nello studio degli agenti che possano determinare i tumori ed altre patologie degenerative è Membro dell’Accademia Internazionale di Patologia Tossicologica (IATP), della New York Academy of Sciences, e del Consiglio Esecutivo del Collegium Ramazzini.

E Chiara Fazzari, presidentessa della coop sociale calabrese Sciabaca, che ha ideato la App WEWETE – in lingua maori “slegarsi”. Si tratta di uno strumento di prevenzione delle dipendenze fra i giovani che utilizza il paradigma della gamification e dello sharing di obiettivi di gruppo

I temi

Così la vicepresidente vicaria Eleonora Vanni, candidata unica per la presidenza nazionale di Legacoopsociali, spiega la scelta dei temi per questo 4° congresso: “gli altri, il nuovo, il domani sono ambiti della vita che implicano il confronto con chi e che cosa non conosciamo o è diverso da noi e con quello che accadrà. La storia della cooperazione sociale è connotata dal prendersi cura dei diversi, degli emarginati, delle persone considerate ‘altro’ rispetto alla famiglia dei ‘normali’ dal costruire e percorrere strade nuove e sconosciute verso l’integrazione sociale delle persone svantaggiate e per l’affermazione e la valorizzazione di un’organizzazione democratica e partecipata del lavoro di cura”.

“Lavorare per un domani di pari opportunità – aggiunge Vanni - e di promozione delle persone e delle comunità. La nostra storia ci chiama oggi, di fronte all’espandersi delle paure del nuovo secolo, a riflettere sul ruolo, anche politico, della cooperazione sociale quale agente di potenziamento della partecipazione attiva dei cittadini e della costruzione collaborativa di comunità accoglienti nell’ottica della cooperazione con tutti i soggetti che condividono un progetto di sviluppo umano equo e sostenibile”.

E poi conclude: “questo richiede ascolto, confronto e responsabilità.Con questo intento, sostenuti dalle testimonianze di cooperatori che, con coraggio e determinazione, affrontano le paure perché hanno e credono in una visione di futuro, apriamo il confronto congressuale coscienti delle importanti sfide che ci aspettano, ma convinti di non voler procedere da soli”.

Il 16 parla il ministro Poletti

Nella mattinata del 16 si svolgerà il terzo confronto pubblico condotto dall’autore Andrea Pugliese sulla “visione”, il “nuovo” come capacità di innovazione soprattutto nell’economia. Ad aprire la discussione sarà il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti. A seguire interverranno Lorenzo Sacconi - Università di Trento, Francesco Boccia – presidente Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera, Luciano Pero - Politecnico Milano, Roberto Pontecorvo, Chiara Fazzari - Sciabaca cooperativa sociale e Fiorella Belpoggi – direttrice dell’Istituto Ramazzini cooperativa sociale.

A chiudere il congresso nazionale sarà l’intervento del presidente nazionale di Legacoop Mauro Lusetti il 16 novembre alle 12 prima degli adempimenti con l’elezione della nuova direzione nazionale di Legacoopsociali che, una volta eletta, voterà anche la nuova presidenza.

L'evento sarà visibile in diretta streaming video su www.nelpaese.it 

 

 

Pubblicato in Nazionale

A Roma una trans uccisa nel mese del TdoR Transgender Day of Remembrance, giornata mondiale durante la quale si commemorano le vittime dell'odio e del pregiudizio trans fobico. "Proviamo dolore e rabbia per l'omicidio di Laurentiu Ursaru, la ventisettenne transgender ritrovata ieri senza vita nei pressi dell'Eur a Roma": lo dichiara Ottavia Voza, responsabile politiche trans di Arcigay.

"Siamo di fronte all'ennesimo fatto di violenza efferata ai danni di una persona trans, a meno di dieci giorni dalla ricorrenza del TDoR, il 20 novembre,  la giornata in cui in tutto il mondo si ricordano lue vittime di transfobia. L'Italia, come ribadiamo ogni anno in occasione di questa amara ricorrenza, è tra i Paesi col tasso più alto di violenza nei riguardi di transessuali e transgender e l'assassinio di Laurentiu non fa che obbligarci a fare i conti con l'inutilità dei nostri moniti e dei nostri allarmi. Occorre che l'indignazione si canalizzi in rivendicazioni e risposte concrete: per il riconoscimento del diritto all'autodeterminazione, senza gabbie e labirinti procedurali, per lo sviluppo di politiche vere per l'accesso alla formazione e al lavoro, politiche in grado di rappresentare una possibilità per quelle esistenze drammaticamente provate dalle difficoltà prodotte dallo stigma, dall'emarginazione, e dalla disoccupazione, che ne costituisce il primo esito".

"Intendiamo reagire a quest'ennesimo atto di violenza che colpisce la comunità romana", le fa eco Francesco Angeli, presidente di Arcigay Roma. "Domenica prossima, 19 novembre, ci troveremo alle 20 alla metro Eur Magliana, per dirigerci verso viale Murri, dove ieri è stato ritrovato il corpo della giovane transgender. Nel corteo, voluto da Arcigay Roma, Azione Trans, ArciLesbica Roma e Gay Center, porteremo in mano delle candele, elemento caratterizzante delle manifestazioni del TDoR in tutto il mondo, per ricordare tutte le vittime ferite o uccise dalla transfobia", conclude Angeli. 

A Napoli la Trans Freedom March Nazionale

Nel 2016 Napoli ha raggiunto il triste primato di città italiana con il maggior numero di omicidi e atti di trans fobia, 3 casi sui 7 nazionali. Sempre il capoluogo campano è il territorio dove la comunità trans è più la radicata, antica e numerosa del Mediterraneo. Ma Napoli rappresenta tuttora un territorio controverso, nel quale la storia e le azioni concrete di accoglienza e supporto alla popolazione trans si intrecciano con il degrado, l’ostilità e la violenza esercitata verso persone che vivono spesso una condizione di forte emarginazione.

Sarà per questo che la città partenopea è stata scelta per ospitare la prima marcia nazionale per la libertà trans, Trans Freedom March Nazionale TDoR 2017, ideata da Veet Sandeh, che avrà luogo a Napoli il 18 novembre 2017. L’evento è promosso a pochi giorni dal Transgender Day of Remembrance o TDoR, giornata mondiale durante la quale si commemorano le vittime dell'odio e del pregiudizio trans fobico, che cade il 20 novembre.

Nel corso della conferenza stampa a Palazzo San Giacomo gli organizzatori hanno spiegato che “il TDoR non è solo una fiaccolata per commemorare le vittime di violenza transfobica nel mondo ma soprattutto un momento di sensibilizzazione sulle questioni trans”. La marcia è stata proposta in origine, quattro anni fa, dall’Associazione Sunderam Onlus Identità Transgender Torino. A organizzarla su suolo napoletano è l’Associazione Trans Napoli (ATN), orgogliosa di farlo come riconoscimento verso la comunità trans napoletana, che conta oltre duemila persone qui, dopo dieci anni di battaglie per i diritti LGBT.

“Anche se abbiamo un triste primato di violenze e omicidi, per cui si tratta di un evento non bello – ha spiegato Loredana Rossi, vicepresidente di ATN - Sono orgogliosa che questa marcia nazionale si tenga proprio nella ‘città dei femminielli’. Napoli è una città da sempre aperta a tutte le diversità e anche l’amministrazione cittadina ha dimostrato in questi anni di essere vicina al mondo transessuale”. “Ma c’è ancora tanto da fare – ha continuato la Rossi – Parlo della casa di accoglienza per trans e persone cacciate dalla propria casa e famiglia per la condizione che vivono, per cui siamo ancora in attesa di risposte e soluzioni concrete da parte delle istituzioni. Ricordiamoci sempre che le persone trans non hanno molte alternative, non solo in termini di casa ma anche e soprattutto di lavoro, e molte di loro sono ancora costrette a prostituirsi in mancanza di altro da fare per andare avanti”.

“Noi dobbiamo produrre contagio, scardinare gli stereotipi e decostruire i messaggi mistificatori, agendo nell'immediato, soprattutto a beneficio delle generazioni più giovani e di quelle future”, ha detto Simonetta Marino, delegata del Sindaco alle Pari Opportunità. “Le persone Trans sono persone con la propria creatività, con il proprio intelletto e i propri sentimenti, occorre rispettarle in quanto tali” ha sottolineato Sandeh Veet, dell’Associazione Sanderam Identità Transgender Torino Onlus. “La Trans Freedom March è una voce per quel Sud spesso tagliato fuori, simbolo di quella nuova realtà che troverà fondamento anche nella definitiva emancipazione dall'odio e dalla violenza omotransfobica” è quanto fa sapere attraverso una lettera Porpora Marcasciano, presidente MIT (Movimento Identità Transessuale).

“L'impegno sociale ha l'obiettivo di costruire protagonismo, autonomia e partecipazione per le vittime di discriminazione. ATN Napoli con le proprie forze si propone oggi come una nuova dimensione politica e culturale, di vitale importanza”, ha concluso Andrea Morniroli, della cooperativa sociale Dedalus. 

(da napolicittasolidale)

 

Pubblicato in Parità di genere

Notte di terrore in provincia di Caserta. Vittima un 18enne gambiano, gravemente ferito da un colpo di pistola sparato da uno dei soci del centro d'accoglienza di cui era ospite, “La Vela” a Gricignano d’Aversa, il 43enne Garmine della Gatta. Gli accertamenti dei militari dell’Arma hanno consentito, anche grazie alle dichiarazioni rese da un testimone, di individuare, identificare e sottoporre a fermo il feritore. Il giovane è stato soccorso da alcuni passanti e trasportato da personale del 118 presso il Pronto Soccorso dell'Ospedale San Giuseppe Moscati di Aversa e trasferito al Cardarelli di Napoli dove si trova in rianimazione e in prognosi riservata per le sue gravi condizioni. I motivi del gesto sono riconducibili ad alcune manifestazioni di protesta inscenate dal ragazzo. La successiva perquisizione nell’abitazione del fermato da parte dei carabinieri, ha permesso di rinvenire e sottoporre a sequestro 4 fucili e 2 pistole.

Dal 2011 la campagna nazionale Lasciatecientrare e l’associazione Garibaldi 101 di Napoli hanno più volte denunciato il ricorso alle armi di numerosi gestori dei centri d’accoglienza sul territorio campano allo scopo di intimorire e terrorizzare i migranti ospiti. Modalità mafiose, oltre che totalmente fuorilegge.

“L’ennesima tragedia annunciata. Le nostre denunce sono state più volte ignorate. Alcune addirittura archiviate. Le vittime non parlano per il timore di connivenze o la paura di non essere tutelati a seguito della loro denuncia. In molti casi, i migranti ci raccontano di continue minacce. A volte solo verbali, a volte con le armi”, spiega Yasmine Accardo, referente dei territori della campagna Lascietecientrare. E prosegue: “La situazione nei centri è disastrosa. Gli ospiti non solo si sentono trattati come animali, senza alcun rispetto, ma vivono continuamente nella paura per la loro incolumità. E l’ultimo episodio non ne è che la dimostrazione. I centri di malaccoglienza si stanno moltiplicando sul nostro territorio. Luoghi dove ciò che importa è il solo tornaconto economico, a scapito dell’accoglienza e della tutela dei richiedenti asilo e rifugiati. E la malaccoglienza uccide”.

Al momento sono oltre 150mila i richiedenti sistemati in palestre, ristoranti, alberghi, improvvisati in fretta da cooperative e associazioni, emergenza dopo emergenza, senza controlli sugli standard minimi di accoglienza e di sicurezza. Una realtà parallela, nata e sviluppatasi nel corso degli anni, dove nel rimpallo Ministero dell’interno-Prefetture, si è scelto di continuare nella corsa alla ricerca di posti da riempire, favorendo così la speculazione privata, nelle cui pieghe si annida sempre il pericolo delle infiltrazioni criminali e mortali. Il ragazzo, attualmente, sarebbe fuori pericolo ma resta nel reparto rianimazione dell’ospedale Cardarelli.

(da napolicittasolidale - foto: Ansa)

Pubblicato in Nazionale

Amnesty International ha sollecitato il parlamento norvegese a salvare i richiedenti asilo dagli orrori della guerra votando a favore della sospensione temporanea di tutti i rimpatri in Afghanistan. "Mentre la situazione della sicurezza in Afghanistan continua a peggiorare, gli afgani che hanno chiesto protezione in Norvegia aspettano il voto di domani con trepidazione", ha dichiarato Maria Serrano, campaigner sull'Immigrazione di Amnesty International. 

"Chiediamo al governo norvegese d'invertire la tendenza europea che vede un crescente numero di afgani rimpatriati in un paese pericoloso. In questo modo, la Norvegia affermerebbe la sua reputazione di paese che sostiene i diritti umani e che sta dalla parte di chi fugge dalla guerra e dalla persecuzione", ha aggiunto Serrano.  Alcuni giorni fa la ministra dell'Immigrazione, Sylvi Listhaug, ha dichiarato che lei stessa non si recherebbe in Afghanistan perché è un paese troppo pericoloso. Eppure, nonostante le vittime civili non siano mai stata così numerose, il governo norvegese ha continuato a rimpatriare centinaia di afgani condannandoli a un futuro di paura e incertezza e al rischio di subire violazioni dei diritti umani.

Secondo Eurostat, la Norvegia ha rimpatriato in Afghanistan 760 persone nel 2016 e 172 nei primi sei mesi del 2017.  Amnesty International sta appoggiando la campagna promossa da un gruppo di studenti e studentesse norvegesi che vuole impedire che la loro compagna di scuola Taibeh Abbasi venga mandata in Afghanistan. Taibeh, 18 anni, è nata in Iran da genitori afgani. Non ha hai visto l'Afghanistan. La sua famiglia è arrivata in Norvegia dall'Iran nel 2012. Taibeh ha confidato ad Amnesty International di essere terrorizzata da quanto potrebbe accaderle se venisse mandata a Kabul, la più pericolosa delle province afgane, dove le violazioni dei diritti umani sono assai diffuse. 

Nelle ultime settimane centinaia di persone sono state uccise o ferite in una serie di attacchi che hanno colpito la capitale afgana. Negli anni scorsi anche l'ambasciata norvegese, nonostante le imponenti misure di sicurezza, era stata attaccata e costretta a chiudere.  "In Norvegia e in altri paesi europei vi sono migliaia di Taibeh che vivono nel terrore che un giorno un funzionario dello stato bussi alla porta di casa per cambiare la loro vita per sempre. Invece di sradicare ragazzi e ragazze da luoghi sicuri per rimandarli in zone di guerra, i paesi europei dovrebbero aiutarli a ricostruire le loro vite in sicurezza e dignità", ha sottolineato Serrano. 

"Domani i parlamentari norvegesi avranno la possibilità di stabilire un principio in Europa e di dichiarare che la protezione dei diritti umani dev'essere al centro di ogni politica sull'immigrazione. Chiediamo loro di votare per fermare i rimpatri, che esporrebbero tante persone a gravi pericoli e che costituiscono un'evidente violazione del diritto internazionale", ha concluso Serrano.

Il voto

Il 14 novembre il parlamento esprimerà il voto su una mozione, proposta dal Partito socialista di sinistra, che chiede la sospensione temporanea dei rimpatri dei richiedenti asilo afgani. Nel 2016, secondo la Missione Onu per l'Afghanistan (Unama), nel paese sono state uccise o ferite 11.418 persone. Gli attacchi contro i civili hanno luogo in ogni parte del paese e la maggior parte chiama in causa i gruppi armati, come i talebani e lo Stato islamico. Nei primi sei mesi del 2017 l'Unama ha registrato 5243 vittime civili.

Il principio giuridicamente vincolante del non rimpatrio (non-refoulement) significa che i paesi europei non possono trasferire una persona in un paese dove corra il rischio di subire gravi violazioni dei diritti umani. Rimandare i richiedenti asilo in Afghanistan, dove la violenza è in aumento, è una violazione del diritto internazionale.

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Il Codice dello Spettacolo è stato approvato alla Camera in via definitiva. Il provvedimento, in discussione da tre anni, regolamenta il vasto settore dello spettacolo dal vivo: musica, teatro, danza e circo, disciplinando aspetti che vanno dall’incremento delle risorse del Fondo Unico per lo Spettacolo, all’estensione dell’ArtBonus a tutti i comparti del settore, alla stabilizzazione del Tax credit musica, a un contributo per attività culturali nei territori colpiti dal sisma del centro Italia.

“Si tratta di una misura importante – dichiara la Portavoce del Forum del Terzo Settore, Claudia Fiaschi – che sancisce la ricchezza e la dinamicità di un settore strategico che, al pari di altri, gioca un ruolo rilevante nel favorire lo sviluppo territoriale del nostro Paese, l’inclusione sociale ed il benessere delle comunità”.

“Il Forum del Terzo Settore – prosegue Fiaschi –  ha sostenuto la definizione di questo atto, ed è un segnale importante che nel Consiglio Superiore dello Spettacolo, il nuovo organismo consultivo del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo che sostituisce la Consulta per lo spettacolo, sia prevista la partecipazione di un rappresentante del Terzo settore culturale. Ricordiamo che in Italia le organizzazioni che operano in questo ambito sono 54mila, con 65mila occupati e 2.815mila volontari, come fotografato dai dati dell’Istat.”

“Trattandosi di una legge delega – conclude la Portavoce – metteremo tutto il nostro impegno in questi 12 mesi per seguire da vicino l’emanazione dei decreti attuativi e per portare il nostro contributo costruttivo”.

 

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