Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Sabato, 25 Novembre 2017

Articoli filtrati per data: Martedì, 14 Novembre 2017 - nelPaese.it

Il 14 novembre 2017, per il tramite delle avvocate Giulia Crescini e Cristina Laura Cecchini, l'Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi) ha impugnato davanti al Tribunale Amministrativo del Lazio  il Decreto 4110/47 con il quale il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale ha accordato al Ministero dell'Interno un finanziamento di 2 milioni e mezzo di euro per la rimessa in efficienza di 4 motovedette, la fornitura di mezzi di ricambio e la formazione dell'equipaggio. Tutte attrezzature ed attività da destinare alle autorità libiche.

“La vicenda contribuisce a rendere ancora più evidente – scrive Asgi - come siano attuate nel concreto le politiche di gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo centrale grazie al finanziamento delle stesse da parte dell'Italia verso la Libia . L'attività di sostegno alle autorità libiche, infatti, rende palese la responsabilità del Governo italiano, tanto nelle operazioni di respingimento condotte dal governo libico su delega del governo italiano, quanto nell'aggravamento delle condizioni di vita di migranti e rifugiati in Libia, dove gli stessi sono sottoposti a trattamenti disumani e degradanti, e la cui vita è posta in pericolo, in totale spregio degli artt. 2 e 3 della Convenzione dei Diritti dell'Uomo”.

"Riteniamo necessario mettere in discussione le politiche attuate dalle autorità italiane ed europee, le quali finanziano direttamente ed indirettamente le autorità libiche, le rafforzano con attrezzature e strumentazione - affermano le avvocate Giulia Crescini e Cristina Laura Cecchini dell'Asgi - L'Italia e l'Unione Europea, in questo modo, delegano il controllo della frontiera alle autorità libiche, di fatto impedendo le partenze, rendendo la fuga dei migranti dalla Libia ancora più pericolosa anche grazie alla strumentazione che inevitabilmente è utilizzata dalle autorità libiche per attaccare le navi delle ONG durante le operazioni di soccorso, rendendo ancora più drammatiche le condizioni di vita dei migranti."

"Occorre al più presto tornare nell'ambito di un dibattito democratico sul tema e disdettare formalmente e quanto prima l'accordo tra Governo Gentiloni e Al Serraj, così come quelli con altri soggetti in Libia che non diano garanzie di agire nel rispetto dei diritti fondamentali della persona " concludono le legali dell'Asgi.

In particolare dal punto di vista giuridico la vicenda è caratterizzata da chiare e gravi illegittimità. Il decreto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, infatti, appare con tutta evidenza illegittimo per eccesso di potere, sotto il profilo dello sviamento di potere. L'art. 1 comma 621 L 232/2016 istitutivo del Fondo Africa stabilisce, infatti, che il fondo stesso è finalizzato a realizzare "interventi straordinari volti a rilanciare il dialogo e la cooperazione con i Paesi africani d'importanza prioritaria per le rotte migratorie".

Per contro, il decreto 4110/47 “svia i Fondi da tali finalità fornendo, come espressamente riferito nell'atto stesso, supporto tecnico alle competenti autorità libiche per migliorare la gestione delle frontiere e dell'immigrazione inclusi la lotta al traffico dei migranti e le attività di ricerca e soccorso”. Appare “assolutamente evidente come l'utilizzo dei fondi sia profondamente difforme rispetto agli obiettivi per i quali tale fondi erano stati stanziati”.

“Come attori della società civile – aggiungono i giuristi - impegnati nella difesa dei diritti di migranti, richiedenti asilo e titolari di protezione, abbiamo il dovere di contrastare tali prassi illegittime con ogni strumento giuridico a disposizione”. Il ricorso in oggetto si iscrive in questa prospettiva: “è un'occasione per impedire che si configuri un'evidente illegittimità e, più in generale, può essere un'occasione per mettere in discussione le politiche violente e gravemente lesive dei diritti umani che caratterizzano quel tratto di mare, a due passi dalle coste europee, che continuiamo a chiamare Nostrum”.

 

Pubblicato in Nazionale

Aumentano in Italia i bambini che vivono in povertà assoluta. E non sempre la suola riesce a colmare il gap socio-economico che c'è tra loro e chi è più fortunato. E' l'allarme che lancia Save the Children, attraverso l'Atlante dell'infanzia a rischio "Lettera alla scuola", presentato oggi a Roma e pubblicato da Treccani.

Nel 2016, ricorda Save the Children, un bambino su otto vive in condizioni di povertà assoluta, il 14% in più rispetto all'anno precedente. E le diseguaglianze sociali "continuano a riflettersi sul rendimento degli alunni". Il tasso di ripetenze è 6 volte maggiore nelle scuole che presentano un indice socio-economico e culturale più basso: più di un quindicenne su 4 (27,4%) contro una quota di quasi uno su 23 (4,4%) negli istituti con indice alto. Una differenza di 23 punti percentuali, contro una media Ocse del 14,3%. Inoltre, tra chi proviene da un contesto svantaggiato, quasi uno su due (47%) non raggiunge il livello minimo di competenza in lettura, otto volte tanto rispetto a un coetaneo cresciuto in una famiglia agiata (6%).

La provenienza incide anche sulla dispersione scolastica: il rischio, sottolinea Save the Children, è "elevato" tra i bambini e i ragazzi che vivono in condizioni di disagio. In generale, l'abbandono è un problema che ogni anno può riguardare "oltre 130 mila ragazzi" e "continua a essere tra le sfide maggiori per la scuola italiana". 

Istruzione: 6 su 10 fuori da attività culturali 

Attività culturali e ricreative irraggiungibili per 6 bambini su 10. In Italia il 59,9% dei ragazzi tra i 6 e 17 anni non riesce a svolgere in un anno quattro attività culturali tra accesso a internet, lettura, sport, visite a siti archeologici e musei, partecipazione a spettacoli teatrali e concerti. Lo ricorda l'Atlante dell'Infanzia a rischio "Lettera alla scuola" di Save the Children, pubblicato da Treccani e presentato oggi a Roma.

La povertà culturale si accentua tra i bambini con risorse economiche scarse o insufficienti rispetto a quelli che vivono in famiglie con risorse ottime o adeguate. L'accesso a internet almeno una volta nel corso dell'anno non è stato possibile per un ragazzo con risorse limitate su tre (34,8%), contro il 25% tra chi è più agiato.

Il 58,1% non ha letto neanche un libro (contro il 48,9%), il 53,5% non ha fatto sport in modo continuativo (34,6%), il 77,9% non ha visitato monumenti e siti archeologici (63,6%), l'82,3% non ha assistito a concerti (73,3%), il 64,6% non ha visitato mostre o mostre (48,1%), il 75,6% non è mai andato a teatro (64,1%). Rispetto alla media nazionale del 59,9%, a livello regionale, è il Trentino - Alto Adige a raggiungere il risultato migliore, con valori tra il 41,8 e 42,8%. Fanalino di coda invece Campania, Calabria e Sicilia, con valori tra 75,5 e 78,2%. 

(Fonte: Ansa)

 

Pubblicato in Nazionale

Alla scadenza del secondo mese dal ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo e dalla conseguente normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Italia ed Egitto, il presidente di Amnesty International Italia Antonio Marchesi è tornato a chiedere al primo ministro Gentiloni e al ministro degli Esteri Alfano "se vi siano novità relative alla ricerca della verità sull’uccisione di Giulio Regeni".

Tali novità, sotto forma di "passi avanti" nella collaborazione della procura del Cairo con quella di Roma, erano state annunciate dal governo sia il 14 agosto in occasione dell’ufficializzazione del ritorno dell'ambasciatore sia successivamente come sviluppo positivo di tale decisione. Marchesi ha inoltre chiesto al governo di sapere come l'Italia abbia risposto alla convocazione del suo ambasciatore - e di quelli di Canada, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito - da parte del ministero degli Esteri egiziano per esprimere profonda indignazione per una "interferenza inaccettabile ed evidente", ossia aver espresso preoccupazione per la sorte dell'avvocato per i diritti umani Ibrahim Metwally, detenuto da metà settembre. 

Infine, Marchesi ha sollecitato il governo a condividere notizie sulla figura di supporto tecnico alle indagini sulla tortura e l'uccisione di Giulio Regeni. Tale figura, di cui era stato dato annuncio dalla Farnesina il 14 agosto, contestualmente a quello del ritorno dell'ambasciatore ai Cairo, non risulta presente al Cairo e presumibilmente neanche ancora nominata. Come in occasione della prima lettera, Marchesi ha informato il governo che Amnesty International Italia continuerà a chiedere verità per Giulio Regeni e a monitorare con scadenza mensile i progressi realizzati, nell’auspicio di ricevere buone notizie.

(nelpaese.it aderisce alla #scortamediatica per mantenere alta l’attenzione sul caso Regeni)

 

Pubblicato in Nazionale

Sono circa 35 mila le famiglie napoletane che potranno accedere alle tariffe sociali promosse dall'ABC, Acqua Bene Comune, azienda speciale del Comune di Napoli. Gli effetti delle agevolazioni, attive dal prossimo anno, prevedono la distribuzione ogni tre mesi di 23 mila litri d'acqua completamente gratis alle famiglie in difficoltà della città di Napoli. In totale, nell'arco dell'anno solare, l'azienda speciale dell'acqua pubblica di Napoli distribuirà gratuitamente quasi 100 mila litri d'acqua a ciascuna famiglia avente diritto.

E' il frutto della delibera di adeguamento delle tariffe varata dall'azienda guidata da Sergio D'Angelo. Già dalle bollette che arriveranno nei prossimi giorni, gli utenti troveranno le condizioni di accesso alla tariffa sociale. Per poter consentire la fruizione del cosiddetto bonus idrico ad un maggior numero di famiglie, ABC ha innalzato il tetto ISEE da 7.500 a 9.000 euro annui (occorrerà, naturalmente, essere titolari del contratto della fornitura ed in regola con i pagamenti). Il dato rappresenta la soglia più alta di un grande Comune italiano per l'accesso alle tariffe agevolate delle utenze.

In attesa delle determinazioni dell'AEEGSI in materia di welfare, le tariffe sociali sono state rese possibili grazie allo sforzo dell'ABC che ha caricato su di sé i costi dell'operazione. Uno sforzo, questo, che testimonia la vocazione dell'azienda all'attenzione per le fasce sociali deboli, per garantire a tutti l'accesso all'acqua, contro le speculazioni e contro gli sprechi. Una misura di welfare che è stata definita nell'ambito dell'adeguamento delle tariffe ordinarie relative alle utenze cittadine per le quali si determinerà un lieve aumento, a partire dall'1/1/2016, in esecuzione della Delibera 664/2015 dell'Autorità - che definisce, a livello nazionale, le tariffe per l'energia elettrica, il gas e l'acqua (AEEGSI) - e della Delibera n. 28/2017 dell'Ambito territoriale ottimale di riferimento (ATO2).

Per una famiglia media di 4 persone, si stima un aumento annuo di poco più di 20 euro. I conguagli scaturenti dal recupero dell'adeguamento tariffario saranno applicati a partire dal 2018 e suddivisi in sei cicli di fatturazione, per ridurre l'impatto sulle famiglie e sugli utenti.    "Chiederemo la collaborazione delle associazioni dei consumatori, di volontariato, della Caritas e dei Patronati - dichiara il Commissario Straordinario di ABC, Sergio D'Angelo - allo scopo di assicurare la massima diffusione della tariffa sociale ed un maggior accesso alla misura".

Pubblicato in Campania

Droghe, consumi e nuove sostanze: a Napoli incontro nazionale sulla riduzione del danno. La Riduzione del Danno è un pilastro della Strategia europea e del Piano d’azione europeo 2017-2020 sulle droghe. È validata a livello globale grazie alle evidenze della sua efficacia e perché rispetta e promuove i diritti umani di chi consuma. È praticata in Italia dai primi anni ’90; ha saputo innovare il sistema dei servizi, ha fornito risposte a bisogni emergenti e a stili di consumo in continuo cambiamento: ha salvato vite e ne ha migliorato la qualità; ha evitato che un uso non problematico fosse trattato alla stregua di un comportamento patologico; ha creato e sviluppato professionalità e insieme ha valorizzato e messo al centro le competenze di chi usa sostanze; ha lavorato in modo pragmatico ma ha anche evidenziato le contraddizioni e gli esiti paradossali dell’attuale politica sulle droghe; ha alzato lo sguardo verso il contesto, dimensione prima spesso dimenticata.

Eppure restano tante criticità. Non è inclusa nel Piano d’Azione nazionale (fermo al 2010, quando nemmeno si poteva utilizzare la definizione “RdD”) Dal 2000 non è seriamente all’ordine del giorno di una Conferenza nazionale sulle droghe (che peraltro non si tiene dal 2009). È inclusa in modo disuguale e non omogeneo nelle strategie e nei piani dipendenze solo di alcune Regioni. È esposta a tagli e discontinuità più degli altri servizi. È inclusa nei LEA, ma non ci sono Linee guida che ne orientino l’elaborazione, né esiste certezza della relativa copertura finanziaria.

“L’indifferenza e la latitanza della politica sono evidenti, ma la RdD è nata dal basso – dichiarano dalla Rete Itardd - ed è cresciuta grazie a un movimento a più voci. Ricominciamo da noi. Occupiamoci della nostra capacità di fare advocacy per la Riduzione del Danno. Il 17 e 18 novembre, a Napoli, nell’appuntamento promosso dalla rete ITARDD e dal Progetto CSI-Civil Society Involvement in Drug Policy lavoriamo su: imparare dalle esperienze, accrescere la nostra coesione e sviluppare alleanze possibili, migliorare la capacità di negoziare sugli obiettivi in agenda apprendere a comunicare la RdD in modo più efficace”.

Qui è possibile leggere il programma completo che prevede anche i saluti del sindaco di Napoli Luigi de Magistris e uno spazio sul rapporto tra informazione e consumi di droghe con la partecipazione di alcuni giornalisti tra cui Mariano Bottaccio, Andrea Oleandri, Giuseppe Manzo e Antonio Storto.

 

 

 

 

Pubblicato in Salute

“Finanza etica: prospettive per crescere”. A un anno dall’approvazione della prima normativa italiana dedicata al settore, Banca Etica chiama tutti a riflettere sulle opportunità di sviluppo e sul ruolo che il comparto può e deve svolgere per tutto il Paese. L’appuntamento è per martedì 28 novembre, a partire dalle ore 9.30 fino alle 13, presso la Sala della Regina di Palazzo di Montecitorio, a Roma.

Banca Etica è nata dal terzo settore, dal mondo della cooperazione sociale e internazionale, dall’ambientalismo, da movimenti di base e organizzazioni religiose, da privati cittadini. Nei suoi primi 18 anni ha lavorato per accreditare un’economia giusta e inclusiva in Italia e in Europa. Oggi una legge raccoglie questo sforzo e riconosce la finanza etica e sostenibile, nell’alveo della più ampia finanza sociale ricompresa anche nel nuovo codice del terzo settore.

In Italia, coerentemente con le evoluzioni dell’Unione europea, si è aperta una stagione di innovazioni normative significative per rispondere a scenari economici, sociali e ambientali che necessitano di interlocutori preparati in ambito pubblico e privato. Ma la finanza sta prendendo coscienza del suo impatto trasformativo, del suo potere di inclusione o di esclusione? A discuterne sono chiamati martedì 28 novembre onorevoli, economisti, rappresentanti della finanza e delle imprese.

Tra gli interventi dei soci di riferimento di Banca Etica dedicati all’obiettivo di migliorare la società attraverso la finanza, è previsto quello di Mauro Lusetti, presidente di Coopfond e di Legacoop nazionale e copresidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane. “Dalla disoccupazione al lavoro dignitoso” il tema della sua relazione, a cui seguiranno quelle del direttore della Caritas, del presidente dell’ARCI e del fondatore di Libera don Luigi Ciotti. In allegato il programma completo dell’iniziativa. Chi fosse interessato a partecipare può segnalarlo alla segreteria di Coopfond: http://www.coopfond.it/contatti-direzione/

 

Pubblicato in Economia sociale
Martedì, 14 Novembre 2017 13:44

IN UMBRIA IL PRIMO MARCHIO DISABILITY FRIENDLY

Un marchio per garantire alle persone disabili una corretta informazione sulla effettiva accessibilità e fruibilità dei luoghi pubblici, dei beni culturali, delle strutture ricettive e di accoglienza. Questo è Adam. Non solo quindi il rispetto della normativa sulle barriere architettoniche, ma soprattutto la certificazione della reale sussistenza di standard qualitativi dei servizi di accoglienza e di fruizione.

ARIS, ente di formazione di Legacoop Umbria, e l'Associazione no profit ADAM Accessibility di Perugia hanno sottoscritto un accordo di collaborazione con il quale, si propongono di promuovere questa nuova visione dell'accessibilità agli ambienti fisici per le persone con disabilità arricchendola del valore della fruibilità e dell'inclusione.
Tali attività sono rivolte alla formazione di operatori di imprese, enti e strutture sia pubbliche che private che intendono adottare modelli organizzativi, con i relativi standard gestionali, validati da ADAM Accessibility.

"C'è bisogno di formare figure professionali – sottolinea Enrico Libera di Aris - perché gli standard del progetto Adam non sono conosciuti. Sono standard pensati per dare corretta informazione alle persone con disabilità". Una concezione, quella della "accessibilità fruibile" particolarmente innovativa che, partendo dal prerequisito del rispetto delle leggi, tiene conto dei diritti fondamentali alla corretta informazione sulla qualità dell'accoglienza, con l'obiettivo di assicurare una scelta consapevole a chi ha esigenze speciali.

"Se io dovessi chiamare una struttura – dice Paolo Maria Vissani Presidente dell'associazione Adam Accessiibility – e la stessa mi dovesse rispondere di rispettare la normativa per disabili, ma al momento dell'arrivo all'ingresso trovassi 2 gradini dovrò per forza essere aiutato. Il gestore mi ha dato un'informazione sbagliata solo per non perdere il cliente, non lasciando a me la scelta. Con Adam questo non sarebbe possibile, la struttura mi dovrà informare correttamente così da poter far scegliere il disabile se essere aiutato o optare per un altro luogo. Il marchio Adam ha più valore qualora ci fosse un organismo terzo accreditato che arriverà a certificarlo. Questo sarà lo step successivo".

L'obiettivo qualificante dei modelli validati è quello di limitare al massimo la necessità di essere costretti a chiedere .
L'attuazione dello standard Adam - gestione accessibilità fruibile - permette alle organizzazioni che lo attuano di dimostrare di essere in grado di accogliere persone con esigenze speciali avendo come riferimento l'obiettivo di mantenere l'attenzione sulla piena fruibilità dei servizi e dei contenuti.

Applicare tale standard permetterà quindi ad enti pubblici e soggetti economici di farsi conoscere e riconoscere dalle Persone con disabilità. Lo Standard, lo Schema e la Formazione collegata sono tra loro connessi, tutelati e riconoscibili attraverso il marchio Adam registrato e brevettato con brevetto del Ministero delle Attività Produttive.

Pubblicato in Umbria

La legge sulla tortura recentemente approvata dal parlamento italiano non è conforme alla Convenzione Onu e va cambiata. La definizione di tortura aggiunge elementi che rendono la tortura difficile da dimostrare (la crudeltà, il verificabile trauma psichico, le condotte plurime), il reato è stato concepito come generico e dunque commettibile da chiunque e non solo da pubblici ufficiali, inoltre non è imprescrittibile e non c'è un fondo per risarcire le vittime. Sono tra i rilievi più importanti che il rapporteur sull'Italia del comitato delle Nazioni Unite contro la tortura (CAT) ha formulato questa mattina all'Italia, durante la sessantaduesima sessione del Comitato stesso.

Altro rilievo mosso al nostro paese riguarda la raccomandazione ad istituire un comitato nazionale per la promozione e protezione dei diritti umani. Molto apprezzata è stata invece l'istituzione del Garante Nazionale dei detenuti e delle persone private della libertà, che risponde al Meccanismo Nazionale di Prevenzione stabilito dalle Nazioni Unite, incarico attualmente ricoperto da Mauro Palma.

Critiche durissime riguardano la gestione delle politiche migratorie che non possono mai legittimare la tortura e le brutalità. Tra i rilievi e le preoccupazioni del Comitato: la persistenza del reato di immigrazione irregolare, le deportazioni collettive verso paesi che praticano la tortura e violano i diritti umani, l'uso eccessivo della forza e gli abusi di polizia contro i migranti, così come le espulsioni che non vengono precedute da verifiche attente sul rischio di tortura nei paesi di provenienza. Duro il rapporteur è anche a proposito del memorandum - non avvallato dal parlamento - con il Sudan e le conseguenti espulsioni collettive di 48 sudanesi del Darfur.

Un passaggio specifico è stato dedicato anche all'abolizione dell'appello nelle richieste di asilo politico, provvedimento contenuto nel decreto Minniti-Orlando sull'immigrazione, che indebolisce la protezione giudiziaria dei rifugiati. Durissima critica arriva poi sugli accordi con la Libia. Il Comitato ONU definisce esplicitamente le milizie libiche come gruppi irregolari finanziati per detenere migranti, i quali subiscono violenze e torture, e afferma che gli accordi in questione hanno istituzionalizzato una politica di sequestri e riscatti.

In ambito penitenziario il Cat solleva dubbi sul fatto che un detenuto possa essere sottosposto al regime duro di cui all'articolo 41 bis anche per vent'anni, nonché sull'eccessivo isolamento in cui vengono posti. Invita a ridurre l'uso della custodia cautelare che ha tra i più alti tassi in Europa. E' preoccupato del sovraffollamento che supera il 120%. Valuta positivamente l'introduzione della sorveglianza dinamica ma troppo pochi sono gli educatori e gli operatori sociali. Troppi i casi di collocazione dei detenuti in regime di isolamento. Il Cat chiede i dati sui casi di violenza nei confronti dei detenuti. Mancano informazioni a riguardo.Altrimenti - afferma il Cat - il fenomeno della tortura e dei maltrattamenti non è misurabile. Chiedono spiegazioni sui casi delle violenze nei confronti di detenuti ad Asti e Lucera (caso Rotundo). Il Comitato ha chiesto spiegazioni all'Italia sui casi di Valerio Guerrieri, diciottenne con problemi psichiatrici suicidatosi nel carcere di Regina Coeli, e Alfredo Liotta, morto nel carcere di Siracusa per non essere stato curato nonostante il suo evidente deperimento fisico.

Rispetto alle violenze di polizia il Comitato Onu è preoccupato dell'assenza di provvedimenti disciplinari e penali nei confronti del personale delle forze dell'ordine che si è reso disponibile delle violenze a Genova, Napoli e Val di Susa. Si sottolinea la difficoltà dei detenuti stranieri a vedere riconosciuto il proprio pieno diritto di difesa.

"Antigone sta partecipando ai lavori di questa sessantaduesima sessione per la quale abbiamo presentato anche uno specifico rapporto indipendente nel quale abbiamo segnalato le nostre preoccupazioni su alcuni di quelli che sono stati poi i rilievi del Comitato". A dirlo è Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone, presente a Ginevra per partecipare ai lavori delle Nazioni Unite.

"Il Comitato muove una critica profonda alle politiche del governo sui temi dei migranti e della tortura, segnalando quanta poca attenzione sia stata posta sul terreno della difesa dei diritti umani. Quello che chiediamo è dunque che, conformemente ai rilievi delle Nazioni Unite, si straccino gli accordi con la Libia e con il Sudan e si interrompano immediatamente gli accordi di collaborazione con paesi dove sono provate e testimoniate torture e violazioni dei diritti umani, che sia reintrodotto l'appello per i richiedenti asilo, che si adottino politiche dirette a ridurre il numero di persone in custodia cautelare, che si prendano provvedimenti disciplinari nei confronti di personale coinvolto in episodi di violenza. E che si cambi la legge sulla tortura rendendola coerente con la definizione Onu".

 

 

Pubblicato in Nazionale

Si è svolta a l’Avana la 35° Fiera internazionale multisettoriale che ha visto la partecipazione di una delegazione Legacoop con uno stand messo a disposizione dall’ICE Agenzia all’interno del Padiglione Italia, tra i più frequentati di tutta la fiera, il cui allestimento è stato gentilmente offerto dalla Coop Mimosa di Riva del Garda, che, tra le sue varie aree di attività ha una divisione che si occupa da oltre 20 anni di servizi per eventi e fiere. L’Ambasciatore italiano a Cuba, Andrea Ferrari nel suo discorso di apertura del Padiglione Italia, alla presenza della vice Ministro del Commercio Estero Ileana  Nunez e di altri rappresentanti istituzionali cubani, ha evidenziato l’importanza attribuita alla presenza di Legacoop all’interno della Fiera, impegno preso in occasione di una precedente missione istituzionale realizzata ad aprile e guidata dal Presidente Lusetti, che aveva suscitato interesse da parte delle istituzioni cubane incontrate.

La delegazione Legacoop ha avuto modo di rafforzare le conoscenze e le relazioni, oltre che con l’Ambasciatore Ferrari, con il Direttore dell’Ufficio ICE a Cuba, Mauro de Tommasi e con vari rappresentanti di imprese ed associazioni italiane presenti nel padiglione Italia, anche con alcune istituzioni cubane presenti in Fiera nei vari settori di attività.

Le imprese presenti in delegazione sono state le protagoniste di un seminario organizzato presso il Padiglione Italia il 1 novembre sul tema: “Il ruolo delle cooperative nello sviluppo economico in Italia e possibilità di scambio con Cuba”. Il workshop ha visto la presenza dell’Ambasciatore italiano, S.E. Andrea Ferrari, che ha aperto i lavori ed i rappresentanti del Ministero dei Trasporti e della Commissione di implementazione delle Linee di Politica economica e sociale del Governo Cubano che, esprimendo il più vivo apprezzamento per la ricchezza delle esperienze cooperative presentate, hanno sottolineato l’importanza della promozione della collaborazione con la cooperazione italiana.

Parallelamente alla missione Legacoop alla Fiera, erano a Cuba anche Franca Guglielmetti, Presidente di Cadiai e Alberto Alberani, Responsabile Cooperative Sociali di Legacoop Emilia Romagna e Dina Taddia, presidente della ONG GVC, coadiuvati da Lilli Marinello, Responsabile Cuba del GVC per partecipare al lancio del progetto cofinanziato dalla Commissione Europea e realizzato in collaborazione con il GVC e l’Oficina dell’Historiador della città dell’Avana dedicato all’implementazione di “un modello di gestione sostenibile per i cittadini anziani e l’inserimento sociale dei giovani diversamente abili nella città vecchia dell’Avana”. Il progetto si pone l’obiettivo di scambiare buone prassi sui temi della cooperazione sociale e della attività di cura degli anziani e prevede, la prossima primavera, l’incoming di un gruppo di operatori cubani in Emilia Romagna.

Un altro momento di grande valore è stato l’incontro di alcuni rappresentanti della delegazione – presso l’Università Tecnologica de l’Avana CUJAE – con un gruppo di professori del Centro di Studi di Tecnologia Avanzata, che hanno manifestato la disponibilità a collaborare per facilitare l’introduzione delle tecnologie straniere a Cuba, mediante servizi e consulenza specifiche. Alla riunione era presente il Vice Rettore della Facoltà di Economia Josè Acevedo Suàrez, profondo conoscitore del cooperativismo internazionale, che supporta la Commissione di implementazione delle Linee di Politica economica e sociale nella redazione della strategia di sviluppo del cooperativismo privato a Cuba. Il Dr. Aceveido Suàrez ha rinnovato l’interesse a collaborare con Legacoop e a sviluppare corsi di alta formazione congiunti.

Facevano parte della delegazione di Legacoop Stefania Marcone, Responsabile Ufficio Relazioni Internazionali e Politiche Europee, Roberta Trovarelli (responsabile promozione e progetti internazionali di Legacoop Emilia Romagna), Stefano Mantovani (presidente Coop Noncello in rappresentanza di Legacoop sociali); Giorgio Rosso (Direttore  Coop la Città Verde), Ilaria Lachenet e Giulia Perini (rispettivamente Responsabile Marketing e Architettura Allestimenti di  Coop Mimosa), Piero Zanotti (Presidente Coop CentoRaggi, coadiuvato da Davide Zanotti e Roberto Leali) Luca dal Pozzo (responsabile sviluppo mercati esteri, CMC); Adolfo Galli (Direttore Coop Avola); Ivano Martinelli (presidente Coop ITASTICK, coadiuvato da Roberto Ferrando); Biagio Giocondo (Presidente Coop Briganti, coadiuvato da Domenico Marrazzo e Antonio Cavallo).

 

Pubblicato in Nazionale

Le responsabilità multidisciplinari nei percorsi di cura integrati e la posizione di garanzia degli operatori, torna a Pordenone la formazione Ecm targata Itaca con il corso "Gestione della sicurezza dell'assistito affidato. Le disposizioni di sicurezza delle cure e della persona assistita". Previsto il 30 novembre dalle 14.30 alle 19 nella sede della Fondazione Opera Sacra Famiglia in viale De La Comina 25, l'evento è rivolto a tutte le professioni sanitarie (4,5 crediti Ecm) e ad assistenti sociali (4 crediti). Previsto l'intervento alla tavola rotonda tra gli esperti del magistrato dott. Federico Facchin, sostituto procuratore del Tribunale di Pordenone. Iscrizioni online entro il 25 novembre sulla piattaforma Formazione Itaca<http://formazione.itaca.coopsoc.it/>.

Responsabilità personale, posizione di garanzia e obbligo giuridico, sicurezza e clima di lavoro, prescrizione e somministrazione dei farmaci, riduzione del rischio e dispositivi di tutela e protezione sono solo alcuni dei temi che verranno affrontati il 30 novembre a Pordenone all'interno del corso "Gestione della sicurezza dell'assistito affidato". Docenti della giornata formativa il dott. Mauro Marin - direttore del Distretto sanitario urbano Noncello dell'Aas 5 "Friuli Occidentale", la dott.ssa Clarissa Guggiana - medico chirurgo specialista in Medicina del lavoro, la dott.ssa Barbara Basso - responsabile farmacovigilanza e monitoraggio delle prescrizioni farmaceutiche dell'Aas 5 e il dott. Ranieri Paier - infermiere forense, consulente tecnico del giudice presso il Tribunale di Pordenone.

Il corso si propone di fornire ai partecipanti elementi informativi e formativi sul principio di responsabilità personale, corresponsabilità, affidamento, posizione di garanzia, nonché sull'analisi del rischio di errore nella gestione del farmaco. In primo piano garantire la sicurezza nelle strutture socio sanitarie mediante la costruzione di un buon clima di lavoro e la gestione dello stress. La legge 8 marzo 2017 n. 24 afferma la necessità di garantire il controllo delle situazioni di rischio e la sicurezza, mediante l'insieme delle attività finalizzate alla prevenzione e alla gestione del rischio connesso all'erogazione di prestazioni sanitarie, nonché all'utilizzo appropriato delle risorse strutturali, tecnologiche ed organizzative, sottolineando il ruolo degli operatori che a diverso titolo vi operano.

Sulla traccia di questi principi, l'evento formativo Ecm del 30 novembre mira ad integrare le diverse competenze professionali attraverso l'analisi e la riflessione sugli elementi normativi, operativi e deontologici utili ad accrescere le competenze professionali necessarie a rispondere in modo adeguato ai bisogni delle persone assistite, aumentando la sicurezza e riducendo i livelli di rischio.

Fondamentale in tal senso il significato di posizione di garanzia che gli operatori sanitari hanno nel rapporto con la persona assistita (posizione di garanzia in quanto obbligo giuridico contro qualsivoglia rischio o danno che possa minacciare l'integrità della persona). A tal proposito, gli operatori assumono diversi livelli di responsabilità in relazione ai singoli ruoli, che non si limitano all'erogazione della propria prestazione ma comprendono anche il dovere di garantire la continuità assistenziale tra i diversi setting di cura.

L'utilizzo di strumenti d'integrazione - quali regolamenti, linee guida e protocolli, o, così come previsto nell'art. 5 della legge Gelli, buone pratiche clinico assistenziali e raccomandazioni previste dalle linee guida - costituiscono elemento di garanzia della qualità delle cure adeguate, in quanto orientano a priori la condotta degli operatori, qualora messe in atto con diligenza, perizia e prudenza. I risultati attesi nell'erogazione delle cure non possono prescindere dalla costruzione di un clima lavorativo sereno e positivo e dal contenimento delle situazioni stress correlate a cui vanno incontro gli operatori, in quanto, assieme alla capacità di accoglienza, ascolto e costruzione di una buona relazione con la persona assistita, sono elementi determinanti della qualità dei servizi erogati.

Si affrontano i temi dell'appropriatezza prescrittiva e dell'individuazione dei processi a rischio di errore terapeutico in modo da fornire indicazioni sulla riduzione del rischio. Inoltre, sono approfonditi alcuni aspetti della gestione del rischio clinico e delle raccomandazioni ministeriali principalmente legate a farmaci o procedure di interesse territoriale.

La partecipazione al corso è gratuita per i soci lavoratori e i dipendenti a tempo determinato della Cooperativa sociale Itaca, mentre per gli esterni e i lavoratori a tempo indeterminato (non soci) la quota è di 30 euro. Segreteria organizzativa: Provider ECM FVG Itaca, Tel. diretto 0434504002 (martedì e giovedì dalle 10 alle 12), Centralino 0434504000.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Maggio 2017 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31