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Lunedì, 11 Dicembre 2017

Articoli filtrati per data: Giovedì, 16 Novembre 2017 - nelPaese.it

Eleonora Vanni è la nuova presidente nazionale di Legacoopsociali. Il voto della direzione uscita dal congresso nazionale di questi due giorni. Già vicepresidente vicaria uscente e responsabile Legacoopsociali Toscana, Vanni succede a Paola Menetti che è stata presidente nei precedenti tre mandati.

Toscana, dopo aver lavorato in campo artistico entra nella cooperazione sociale ricoprendo ruoli di direzione e presidenza. Dal 2007 in Legacoop Toscana, ad oggi è presidente di Copas della Regione Toscana e vicepresidente di Coopfond.

“La cooperazione sociale vive quotidianamente la condizione di prossimità alle aspirazioni – ha dichiarato Vanni - e alle preoccupazioni delle persone, non prescinde dalla presenza dell’altro e dall’ascolto e non può astrarre il suo ruolo, anche politico, di partecipazione attiva all’esistenza degli altri e delle comunità pena il perdere l’identità”.

“Occorre oggi – ha aggiunto - per affrontare la sfida dell’innovazione sociale, un’organizzazione competente con una leadership consapevole, credibile che agisca con coraggio, in grado di interpretare il presente e altresì gestire i processi per catturare le energie che vengono dagli utenti e dalle comunità di riferimento per trasformarle in proposte innovative”

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Paura e coraggio. Sono stati i temi della prima giornata del 4° congresso nazionale di Legacoopsociali in corso a Roma. Nel talk condotto da Riccardo Iacona la ricerca Swg ha aperto gli spunti per il dibattito in cui sono intervenuti il filosofo Gugliemo Tamburrini, il demografo Alessandro Rosina, la scrittrice Licia Troisi, la presidente di Dire contro la violenza Lella Palladino, il presidente AsviS e Unipol Gruppo Pierlugi Stefanini. A seguire le testimonianze di Carlotta Sami, Asha Omar Amhed e Roberta Tumiatti.

La ricerca Swg

Il 2017 è stato un anno di forte chiusura nei confronti dell’immigrazione. Secondo il sondaggio gli italiani vivono una crescente diffidenza nei confronti degli immigrati. Una tendenza che, negli ultimi vent’anni, non era mai stata così accentuata. Il 65% degli intervistati si dichiara ‘chiuso’ rispetto alla questione immigrazione. Nel 2003 il 60% degli italiani si diceva favorevole ai flussi immigratori nel nostro Paese. Ma non bisogna andare molto indietro negli anni per accorgersi dell’aumento della sfiducia in merito a nuovi arrivi di migranti in Italia. 

Il dato è in forte aumento anche solo rispetto al 2015. Il 29% degli italiani pensa sarebbe necessario respingere il maggior numero possibile di immigrati, mentre appena due anni prima soltanto il 24% degli intervistati era dello stesso avviso. Stabile, invece, la percentuale di chi ritiene debba essere accolto solo chi fugge dalla guerra ma respinto chi scappa dalla povertà (36% contro il 37% della rilevazione del 2015). La sfiducia generale per l’immigrazione non risparmia nemmeno le Ong. Il 71% degli intervistati ha poca o nessuna fiducia in esse, mentre il dato cresce nel caso delle Ong che si occupano di aiutare i migranti: il 75% nutre poca o nessuna fiducia nei loro confronti. Secondo il 45% degli italiani è giusto aiutare i profughi, a patto che tali attività siano limitate, mentre per il 29% è sbagliato aiutare chi è irregolare.Solo il 17% ritiene giusto un aiuto incondizionato. 

Gli immigrati di origine indiana e bengalese sono i più graditi: il 41% degli italiani li ritiene ‘simpatici’. A seguire centroafricani e sudafricani, con il 36% e musulmani (32%). L’etnia meno accettata è quella rom e sinti, gradita solo al 16% degli intervistati. Nei rapporti di vicinato si nota una discriminazione solo rispetto all’etnia e non anche di tipo religioso, sessuale o economica. Il 69% del campione riterrebbe accettabile avere dei vicini di casa ebrei, omosessuali o in difficoltà economiche. La discriminazione, anche in questo caso, è però forte per le persone di etnia rom: ben il 58% considera inaccettabile essere loro vicini. Il 60% ritiene del tutto inaccettabile che i propri figli facciano coppia con una persona di origine rom, mentre il 41% non vedrebbe di buon occhio una relazione con una persona musulmana. Secondo la maggioranza degli intervistati, tuttavia, gli atteggiamenti razzisti restano da condannare. Le discriminazioni nei confronti di etnie, religioni e orientamenti sessuali non sono mai accettabili per il 45% degli italiani, mentre il 23% crede che si debba valutare caso per caso.

La relazione di Eleonora Vanni

Ad aprire i lavori è stata la vicepresidente vicaria di Legacoopsociali Eleonora Vanni. “Viviamo in un’epoca in cui la comunicazione digitale riduce la distanza e il tempo di reperimento delle informazioni e dei contatti, ma non stabilisce relazioni propriamente compiute. Quello che era visto come il luogo nuovo del confronto, della democrazia diretta, della memoria perenne, della valorizzazione dell’espressione individuale è oggi messo in discussione proprio nell’aspetto socializzante nonché in quello di creazione di monopoli che aggirano le regole del fisco e sono l’esatto contrario di quella economia condivisa e di quella partecipazione democratica che sembravano essere il frutto migliore dell’espansione del web”. Nel suo intervento (qui la sua versione completa) ha concluso citando Stieglitz “l’unica prosperità possibile è quella condivisa”.

Il dibattito

Sollecitati da Iacona Tamburrini, Rosina e Troisi hanno attraversato le paure e  le assenze della politica nel nostro Paese per affrontare i problemi di questa fase storia.  Per Lella Palladino "stiamo usando la violazione dei corpi delle donne per le politiche di esclusione. Lo stupratore è il nostro compagno di vita non lo straniero"

Carlotta Sami, dopo il duro intervento dell’Onu sugli accordi Italia-Libia, commenta: "le cose possono funzionare per accoglienza, diventa difficile quando si innesca propaganda politica". Asha Omar Amhed racconta la sua esperienza di ginecologa che a Mogadiscio è tornata dopo i suoi studi a Roma e sottolinea: "contro infibulazione ho scritto un libro, dopo il 50% non ha più fatto. Oggi cammino con la scorta per gli estremisti". Roberta Tumiatti di Pas cooperativa sociale descrive il contesto di Torino: "se accogliamo piccoli numeri di persone è più semplice, se possiamo seguire percorsi individualizzati"

Infine Pierluigi Stefanini, apprezzando la scelta dei temi del congresso,chiude: "serve la partecipazione dei cittadini e puntare su istruzione dei bambini. La cooperazione sociale deve diventare leader"

Oggi si riprende con il ministro Poletti e il panel sulla “visione”, condotto da Andrea Pugliese.

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