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Sabato, 25 Novembre 2017

Articoli filtrati per data: Giovedì, 02 Novembre 2017 - nelPaese.it

Le vicende petrolifere in Basilicata, sia quelle che riguardano la Val d'Agri ma anche quelle prossime future della Valle del Sauro, in questi ultimi mesi sembrano trovarsi più che mai in mezzo a un guado, tra sospensioni reali e "sospensioni del pensiero", in cui ad ogni doveroso blocco da parte del governo regionale di attività legate alle estrazioni in seguito ad incidenti, rilevamenti anomali o altro, corrisponde una progressiva stratificazione di dubbi come se il decisore politico fosse in attesa di qualcuno o qualcosa capace di togliere le castagne dal fuoco ed evitare un imbarazzo crescente.

Questo dicono gli avvenimenti degli ultimi mesi, dallo sversamento di 400 tonnellate di greggio (secondo ENI) dal serbatoio D del Cova, ai risultati della Commissione VIS sull’associazione di rischio tra estrazioni e patologie cardiorespiratorie in val d'Agri, al ritrovamento di ammine nelle acque di strato del pozzo di reiniezione Costa Molina 2.

"Tutti fatti gravi e rilevanti per il loro potenziale impatto sulla salute e l'ambiente - dichiara Antonio Lanorte Presidente di Legambiente Basilicata-  rispetto ai quali risulta necessario e prioritario verificare e interpretare i dati, monitorare e controllare, ma che pongono interrogativi che vanno oltre il lungo inseguimento di una compatibilità tra il petrolio e la Basilicata, mai dimostrata e probabilmente irraggiungibile".

"E' giunto davvero il momento - continua Lanorte - di chiedersi laicamente se ne vale davvero la pena". Forse se lo sta chiedendo anche il governo regionale se il presidente Pittella qualche giorno fa si è spinto a dichiarare che "se le condizioni di sostenibilità ci diranno che non possiamo sfruttare più la risorsa petrolifera, allora ci rinunceremo senza pensare al bilancio". Dunque si tratta di stabilire quali siano queste "condizioni di sostenibilità" tenendo presente che già ora i danni di immagine sono gravi e conclamati e che la filiera petrolifera si è dimostrata in questi venti anni un freno per lo sviluppo del territorio oltre che a forte rischio illegalità come dimostrano le numerose indagini giudiziarie di questi anni.

"Questo già basterebbe  - sostiene ancora Lanorte - per dichiarare il fallimento dell'esperienza petrolifera in Basilicata, tuttavia a questo quadro già fosco si aggiungono i rischi, ormai non più solo percepiti come incombenti, per la salute e le risorse naturali. Già oggi quindi fatichiamo a riconoscere quelle "condizioni di sostenibilità" anche perché dubitiamo che Eni voglia (o possa) mettere in campo garanzie tecnologiche credibili, tanto più che la Compagnia petrolifera più che discutere dell'adozione delle migliori tecnologie disponibili sembra piuttosto propensa a mettere sul piatto un eventuale aumento delle royalties! In cambio di cosa? E' lecito qualche sospetto".

Il geologo

Sulla vicenda il geologo Franco Ortolani ha sempre mostrato una grande attenzione analitica denunciando i rischi relativi alla corrispondente zona sismica: “il Centro Oli di Viggiano realizzato in val d’Agri proprio nella zona che registrò la massima distruzione in seguito al terremoto del 1857 e circa 2 chilometri a monte del bacino artificiale del Pertusillo ha un ruolo strategico nel garantire l’estrazione di petrolio dai pozzi della val d’Agri. Gli impianti servono ad eliminare lo zolfo dal petrolio che viene pompato in oleodotto alla raffineria di Taranto. Un impianto ad alto pericolo di incidenti catastrofici. Costruito modificando la morfologia preesistente mediante sbancamenti e riporti di terreno. Un impianto che deve essere super controllato. Ma come: in un impianto tanto “delicato” e inquinante come può accadere che da cinque anni i dirigenti sapessero che si stava inquinando l’ambiente e non siano prontamente intervenuti per tutelare la salute dei cittadini e l’acqua del bacino del Pertusillo?”.

Ortolani non risparmia nemmeno i media “disattenti” sulla vicenda: “con tante cose importanti che succedono, possono mai avere il tempo di stare attenti all'inquinamento dei 155 milioni di metri cubi di acqua invasata nel lago del Pertusillo e alla sismicità indotta dalle reiniezioni del Pozzo Costa Molina 2? E poi possono mai occuparsi del progetto di riattivazione del pozzo Monte Alpi 9 OR come pozzo reiniettore, sotto Grumento Nova, che inietterebbe fluidi ad alta pressione nelle faglie attive che hanno causato il disastroso terremoto del 1857 con oltre 10.000 vittime e magnitudo 7,0?”

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Il 3 Novembre a Crotone, l'autore del  libro "La quinta mafia", Marco Omizzolo, incontra gli studenti del Liceo Classico "Pitagora" alle 11 e alle 18 la cittadinanza,  alla Libreria Cerrelli di Crotone.

Un momento per discutere ed approfondire su come si sono evolute le mafie, di come sono riuscite ad inserirsi nel sistema economico – politico – amministrativo e di come esse sfruttino la manodopera dei migranti e dei nostri connazionali.

Un viaggio all'interno del mondo dello sfruttamento lavorativo .Questo evento rientra nella rassegna "Letteratura e impegno civile"che vuole approfondire le tematiche legate al sociale, alla giustizia, ai diritti e del razzismo e vede la partecipazione della coop sociale Agorà Kroton

                                     

 

Pubblicato in Calabria

In occasione del Vertice Mondiale sull'Epatite in corso a San Paolo, in Brasile, dal 1 al 3 novembre, l'organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) dichiara di aver stipulato accordi per l’acquisto di farmaci generici contro l’Epatite C al prezzo più basso di 1,40 dollari al giorno, o 120 dollari per un ciclo di trattamento di 12 settimane, per i due farmaci chiave nella lotta alla malattia: Sofosbuvir e Daclatasvir.

Negli Stati Uniti, nel 2013 la casa farmaceutica Gilead ha commercializzato il Sofosbuvir a 1.000 dollari a pillola, mentre nel 2015 la Bristol-Myers Squibb (BMS), ha lanciato il Daclatasvir a 750 dollari a pillola, portando a 147.000 dollari il prezzo di un ciclo di trattamento combinato di 12 settimane. Le aziende hanno anche imposto prezzi esorbitanti in molti Paesi in via di sviluppo, impedendo il lancio di programmi nazionali di cura e causando la limitazione dei trattamenti in molti Paesi.

“A cosa serve una medicina innovativa se le persone non possono permettersela?” Si domanda Jessica Burry, farmacista della Campagna per l’Accesso al Farmaci di MSF. “Le aziende farmaceutiche impongono prezzi fuori dalla portata per molte persone e anche per tanti governi che lottano per fornire i trattamenti nel settore pubblico; tuttavia i prezzi delle versioni generiche continuano a scendere. I governi devono utilizzare ogni strumento a loro disposizione per ottenere l’accesso a generici a basso prezzo in modo da poter finalmente curare i milioni di persone che ne hanno bisogno; dovrebbero seguire le orme di Paesi come la Malesia e accordare licenze obbligatorie quando i brevetti bloccano l'accesso a questi trattamenti salvavita”.

Nel 2015, MSF ha iniziato ad acquistare il Sofosbuvir e il Daclatasvir dalla Gilead e dalla BMS attraverso i loro “programmi di accesso” a un prezzo compreso tra i 1.400 e i 1.800 dollari per un trattamento di 12 settimane. Oggi, MSF paga una frazione di quella cifra, grazie ai produttori generici di qualità garantita.

Si stima che circa 71 milioni di persone in tutto il mondo siano affette da Epatite C cronica, il 72% delle quali vive in Paesi a basso e medio reddito. I farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) rappresentano un passo avanti nella cura, con tassi di guarigione fino al 95% e con molti meno effetti collaterali rispetto ai trattamenti più obsoleti. Tuttavia, l'accesso ai DAA è ancora limitato perché le case farmaceutiche impongono prezzi fuori portata, costringendo molti Paesi a riservare il trattamento solo alle persone in fase più avanzata della malattia. Alla fine del 2016, tre anni dopo l’uscita del Sofosbuvir, solo 2,1 dei 14 milioni di persone diagnosticate erano state trattate con il farmaco, mentre sono ancora 69 i milioni di persone che aspettano di potervi accedere.

I prezzi elevati gravano molto anche sui sistemi sanitari dei Paesi ricchi, in particolare su quelli che promulgano l'assistenza sanitaria universale. In Paesi come l’Australia, il Canada e gli Stati Uniti, oltre che nei Paesi in via di sviluppo, i trattamenti sono stati razionati e ciò ci riporta con la memoria agli albori del trattamento per l'HIV.Anche in Italia, fino a qualche mese fa, il prezzo elevato del Sofosbuvir costringeva a limitare il trattamento ai soli casi più gravi con un’inevitabile esclusione di gran parte dei pazienti. Ora l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha esteso i criteri di rimborsabilità dei farmaci innovativi ampliando le possibilità di accesso alle terapie, ma solo con un’azione combinata di riduzione dei prezzi di farmaci di ultima generazione e individuazione dei casi di infezione a stadi meno avanzati si potrà arrivare in tempi rapidi all’eliminazione della malattia. 

“Quasi due decenni fa, MSF e altri attori della società civile hanno lavorato duramente per accedere ai farmaci generici e abbassare i prezzi per il trattamento dell'HIV”, ricorda Mickael Le Paih di MSF Cambogia, dove MSF ha un programma di trattamento per le persone affette da Epatite C. “La storia si sta ripetendo con l'Epatite C - i farmaci necessari sono ancora troppo costosi - ma stiamo lavorando per rendere il trattamento accessibile in modo che i nostri pazienti possano essere curati”.

MSF tratta persone affette da Epatite C in 11 Paesi. Dal 2015, MSF ha fornito il trattamento con DAA a quasi 5.000 pazienti. Di quelli che hanno terminato il trattamento fino a oggi, il tasso globale di guarigione è del 94,9%.

 

 

Pubblicato in Salute

Trovarsi all’interno di un’aula non è facile, sia per chi sta dietro la cattedra, sia per chi vi sta di fronte. Il metodo d’insegnamento è in continua evoluzione e, nonostante ormai le tecniche interattive siano avanzate e progredite notevolmente, rimane una barriera principale che spesso non è facile da superare: quella tra studente e professore. Specialmente per alcune materie, quali per esempio quelle in lingua, rimane un mistero come arrivare alla mente degli studenti e come fare si che i concetti rimangano impressi.

AIESEC Italia porta avanti un progetto denominato “Educhange” che permette proprio di superare questo limite, grazie alla mediazione resa possibile dalla presenza di volontari internazionali nelle aule. I volontari,  provenienti da uno dei 128 paesi nel mondo con i quali AIESEC collabora, fanno sì che gli alunni trovino nelle ore di lezione svolte con i volontari, un elemento di novità che li porti a essere più stimolati di quanto non possano immaginare, e ai professori di innovarsi nelle tecniche didattiche.

A prendere parte al progetto nel 2017  sono state moltissime scuole, motivate anche dal MIUR, che appoggia il progetto e ne comunica la validità attraverso una Circolare annuale che viene puntualmente spedita alle scuole all’inizio dell’anno scolastico.

Una delle scuole aderenti è L’Istituto Copernico- Pascoli di Verona, rappresentato dal Dirigente professore Turri, che ha realizzato il  progetto nel Gennaio 2016, ospitando due volontari internazionali. Turri si è reso disponibile a  mostrare un resoconto dell’esperienza vissuta con i due volontari, frutto di un questionario inoltrato ai docenti per dare una valutazione del progetto.

“L’esito dell’esperienza - ci racconta il Dirigente - essere stata molto positiva e fruttuosa. I docenti hanno ritrovato nei ragazzi un punto di svolta per arrivare a trattare anche di temi attuali e di difficile discussione, proprio per la delicatezza che li caratterizza. Inoltre i ragazzi più portati con le lingue non hanno esitato a intraprendere dei vivaci dibattiti con i volontari, generando così un clima dialogico e aperto alle diverse opinioni, ma che soprattutto ha consentito di parlare in lingua inglese ai ragazzi più spigliati, e di ascoltare a quelli più introversi”.

Quest’anno il progetto verrà riproposto e si spera in un esito ugualmente felice, e anzi migliorato nell’efficacia.  Educhange è un’opportunità da non sprecare e da non sottovalutare, il multiculturalismo è un valore che va portato avanti con determinazione,e i docenti sono i primi a doversene fare carico. Infatti, sono queste ultime, le persone più a lungo in contatto con i giovani, in un periodo della vita così delicato quali sono  l'adolescenza e l’infanzia. AIESEC crede nei giovani e punta su di loro, e voi siete disposti a farlo?

Per ulteriori informazioni sul progetto Educhange, visitare il sito bit.ly/CollaboraUSR, mentre per inviare la candidatura della scuola basta andare su bit.ly/IscrizioneEduChange

Pubblicato in Cultura

La sala è piena. E non una sala qualsiasi, ma la Sala dell’Arciconfraternita del Museo Diocesano di Milano. È una sera di ottobre inoltrato e siamo nel quartiere Ticinese, conosciuto ai più per i locali e la vita notturna sulle sponde dei Navigli. Ma lungo il corso della Porta omonima, verso la Darsena, si apre la piazza della Basilica di sant’Eustorgio, un importante pezzo di storia della città.

Narra la leggenda che in questo luogo, nel quarto secolo, il carro che trasportava da Costantinopolii resti dei Re Magisprofondò nel fango e non ci fu verso di farlo avanzare un metro di più. Il vescovo Eustorgio decise allora di edificare esattamente lì una basilica per custodire le reliquie. Per questo, caso unico, sulla sommità del campanile è presente una stella a otto punte a simboleggiare la stella cometa.

Dietro quella facciata romanica di mattoni rossi,si nasconde uno dei tesori dell’arte di Milano. Si permetta un breve digressione: Milano per i non milanesi è la metropoli sempre di corsa del terziario e degli affari, efficiente e attenta ai dané. Nessuno la assocerebbe all’arte e ai monumenti, i luoghi comuni la vogliono imparagonabile a Firenze o Roma. Eppure, con discrezione e una certa aristocratica eleganza, Milano regala veri e propri gioielli a chi ha la pazienza di cercarli.

È questo il caso della Cappella Portinari in S. Eustorgio, commissionata intorno al 1462 da Pigello Portinari, fiorentino inviato a Milano per gestire una filiale del Banco Mediceo. Portinari volle edificare una cappella dedicata a san Pietro da Verona e nel farlo riuscì a conciliare l’architettura rinascimentale di stampo fiorentino con gli splendidi affreschi di scuola lombarda di Vincenzo Foppa, il tutto circa un ventennio prima dell’arrivo di Leonardo alla corte di Ludovico il Moro.

La sintesi di due tradizioni artistiche rinascimentali si collega, per tornare al presente, con la fusione tra due cooperative sociali di cui si celebra oggi l’anniversario: Il Melograno e CBM-Centro per il bambino maltrattato. Fusione che ha sancito l’incontro di due culture dedicate al benessere delle persone, due tradizioni e due prassi differenti, ma complementari: Il Melograno è una cooperativa sociale collaudata nei servizi alla persona e solida nel suo impegno verso gli utenti e verso i dipendenti; CBM ha dalla sua un’esperienza trentennale in cura delle relazioni, promozione del benessere di minori e famiglie, nonché un autorevole Comitato scientifico. Combinare due culture non è mai un processo neutro e privo di difficoltà; eppure possiamo affermare che le differenze in questo anno sono diventate e stanno diventando sempre più motivo di ricchezza, fonte per ritrovare la comune attenzione alle relazioni positive, al confronto aperto, all'accettazione reciproca. Differenze, dunque, capaci di generare novità, emozioni, prospettive di vita, interventi efficaci a favore dei fruitori dei nostri servizi.

La sala è piena. E non una sala qualsiasi, ma la Sala dell’Arciconfraternita del Museo Diocesano di Milano. Nelle nostre orecchie risuonano le note della la Petite messe solennelle di Gioachino Rossini, regalateci dal coro polifonico MusicaInCanto diretto dal Maestro Michele Brescia. Una composizione che mescola e include sapientemente voci, suoni, ritmi, sfumature timbriche che passano dai toni raffinati della contemplazione alle note di festosa leggerezza, da passaggi di improvvisa drammaticità e mestizia a frasi di delicata sensibilità mistica. Momenti contrastanti per stile, tecnica e carattere espressivo raggiungono un prodigioso equilibrio armonico. Non è stata una scelta casuale: questo gioiello musicale ci permette, letteralmente, di cantare le differenze. Differenze che vediamo plasticamente riprodotte in sala: persone diverse per età, provenienza, sensibilità e cultura si ritrovano, qui e ora, per gioire del piacere di stare insieme e di ascoltare musica classica. Del resto, la musica resta tra i migliori esempi di come il bello e il giusto nascano da intuizioni, strumenti, ritmi, suoni ogni volta diversi e inaspettati. Come la vita, come lo stare insieme, come lavorare per gli altri, comequel progetto ambizioso che è stato la fusione tra Il Melograno e CBM. Grazie per esserci, per la numerosa e calorosa partecipazione in questa serata d’autunno milanese.

Cooperativa sociale Il Melograno Onlus

Pubblicato in Lombardia
Giovedì, 02 Novembre 2017 14:34

"LEGGERE È FICO": ECCO L'AGRIBOTTEGA DI CADIAI

Un’anticipazione di alcune delle esperienze che i bambini dai 4 agli 11 anni potranno fare a FICO nello spazio “L’AgriBottega dei bambini” di CADIAI e in quello, adiacente, della Libreria Coop. L’anteprima si potrà avere partecipandoai Laboratorigratuiti “Leggere è FICO” il 4e l’11 novembre in contemporanea nelle Librerie Coop Zanichelli e Centro Nova di Bologna e Castenaso.

Nei pomeriggi di questi due giorni, gli educatori CADIAI condurranno i bambini, anche attraverso la lettura, in alcuni percorsi dedicati al riuso dei materiali, all’esplorazione dei materiali naturali, alla contaminazione creativa, etc.. Tutti temi che saranno poi approfonditi e declinati in mille modi nelle attività previste, a partire dal 16 novembre, all’interno del grande Parco Agroalimentare.

La partecipazione ai laboratori darà diritto ad un sconto del 30% per una delle attività previste ne “L’AgriBottega dei bambini”. Per le iscrizioni ai laboratori del 4 e 11 novembre scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

“L’AgriBottegadei bambini”

All’interno di FICO, all’incrocio tra cardo e decumano, si trova “l’AgriBottega dei Bambini”della Cooperativa CADIAI, partner del Parco Agroalimentare. Uno spazio, con tanto di area-serra,totalmente pensato per i più piccolisia negli allestimenti, sia nell’offerta laboratoriale studiata e coprogettata daun’equipe di artisti e atelieristi professionisti. Offerta che cambierà continuamente grazie ai “cassoni laboratori” realizzati ad hoc per aprirsi e chiudersi a seconda delle esigenze.

I temi centrali in cui i piccoli ospiti verranno guidati, sono quelli del mondo della natura, del cibo e dell’arte attraverso l’uso di materialidi origine naturale o provenienti da scarti. Le possibilità sono diverse e si articolano in 4 aree tematiche:

Laboratori del Fare – Creare, Costruire, Progettareche prevedono la realizzazione di oggetti attraverso l’usodi strumenti di lavoro di sartoria, falegnameria,decoupage, collage.

Laboratori De Rerum Naturae - Manipolare, ossia esperienze sensoriali legateal mondo dell’alimentazione in cui ibambini sperimentano con le loro maniil piacere di realizzare alcune delle specialitàculinarie della tradizione italianae internazionale.

Laboratori della Conoscenza - Esplorare Sperimentare Meravigliarsiattraverso la conoscenza degli organismi naturali e un primo approccioalla cultura del raccolto (stagionalità, rispettodella natura, coltivazione dellepiante) utilizzando l’area-serra dell’AgriBottega.

Laboratori delle Storie - Ascoltare Interagire Emozionarsidedicati alle storie, alla musica, ma anche ai silenzi e alla riflessione per imparare ad ascoltare e ad essere ascoltati e stimolare l’immaginazione.

Saranno organizzate, inoltre, visite e tour a tema,narrate come trama di un racconto interattivoper divertire, ma anche perveicolare contenuti significativi quali ilrispetto della natura, l’ecologia, la sostenibilità.

Ogni laboratorio si concluderà con la realizzazione di un lavoro originaleche il bambino potrà portarea casa come ricordo della sua esperienza in AgriBottega.

Iscrizioni e prenotazioni:

https://www.eatalyworld.it/it/plan/agribottega-dei-bambini

Programma laboratori

Sabato 4 novembre 2017

Libreria Coop Zanichelli

15,30-16,30

“I biglietti d’oro di Willy Wonka” tratto dal libro “La fabbrica di cioccolato” di RoaldDahl - Lettura di alcuni passaggi salienti del romanzo e caccia al tesoro animata per bambini da 6 a 11 anni;

16,40-17,40

 “Per fare tutto… ci vuole un seme!” tratto dal libro “Piccolo seme” di Eric Carle - Lettura e laboratorio di trasformazione ed esplorazione di materiali naturali come farine, semi, terra per bambini da 4 a 8 anni;

17,50-18,50 

 “Cipollino” tratto dal libro “Le avventure di Cipollino” di Gianni Rodari- Lettura animata da tavolo con gli orto-personaggi della storia. Laboratorio creativo di scoperta e riuso di materiali per bambini da 5 a 10 anni.

Libreria Coop Centro Nova

15,30-16,30 

“Banchetto dei colori”, lettura del libro “Zuppa di sasso” di AnaisVaugelade - e laboratorio di esplorazione grafico espressiva di colori e materiali naturali per Bambini da 4 a 8anni;

16,40-17,40

“Il giardino (non è un) segreto” tratto dal libro “Il giardino segreto” di FrancesHodgson Burnett -  Lettura di alcuni passaggi del romanzo e laboratorio manuale in cui realizzare una piccola pressa per l’essiccazione per bambini da 6 a 11 anni;

17,50-18,50

“Palline colorate” tratto dal libro “Mangia i piselli” di KesGray, Nick Sharratt - Lettura e laboratorio sulla forma, il ritaglio, collage e la contaminazione creativa per bambini da 4 a 8 anni. 

Sabato 11 novembre 2017

Libreria Coop Zanichelli 

15,30-16,30 

“Banchetto dei colori”, lettura del libro “Zuppa di sasso” di AnaisVaugelade - e laboratorio di esplorazione grafico espressiva di colori e materiali naturali per Bambini da 4 a 8anni;

16,40-17,40

“Il giardino (non è un) segreto” tratto dal libro “Il giardino segreto” di FrancesHodgson Burnett - Lettura di alcuni passaggi del romanzo e laboratorio manuale in cui realizzare una piccola pressa per l’essiccazione per bambini da 6 a 11 anni;

17,50-18,50

“Palline colorate” tratto dal libro “Mangia i piselli” di KesGray, Nick Sharratt - Lettura e laboratorio sulla forma, il ritaglio, collage e la contaminazione creativa per bambini da 4 a 8 anni. 

Libreria Coop Centro Nova

15,30-16,30

“I biglietti d’oro di Willy Wonka” tratto dal libro “La fabbrica di cioccolato” di RoaldDahl - Lettura di alcuni passaggi salienti del romanzo e caccia al tesoro animata per bambini da 6 a 11 anni;

16,40-17,40

 “Per fare tutto… ci vuole un seme!” tratto dal libro “Piccolo seme” di Eric Carle - Lettura e laboratorio di trasformazione ed esplorazione di materiali naturali come farine, semi, terra per bambini da 4 a 8 anni;

17,50-18,50 

 “Cipollino” tratto dal libro “Le avventure di Cipollino” di Gianni Rodari- Lettura animata da tavolo con gli orto-personaggi della storia. Laboratorio creativo di

Pubblicato in Emilia-Romagna

Fon.Coop pubblica l’Avviso 40 “Strategie Formative per l’Occupazione” di 4,2 milioni di euro per piani formativi concordati aziendali e pluriaziendali. La pubblicazione completa la programmazione 2017 del Fondo di Rotazione, il canale di finanziamento della formazione per le PMI e micro cooperative.

L’Avviso presenta caratteristiche innovative ed inedite nel panorama dei Fondi Interprofessionali in quando finanzia le attività di analisi e ricerca in una fase specifica a se stante, che consente alle imprese partecipanti di costruire un vero e proprio piano di sviluppo propedeutico alla progettazione successiva della formazione.

L’Avviso è infatti suddiviso in due fasi da realizzare in momenti diversi. La prima fase è dedicata esclusivamente all’analisi del contesto aziendale e delle competenze dei lavoratori, la seconda è successiva ed incentrata sulla progettazione di dettaglio della formazione, che deve coerentemente recepire i risultati della prima fase. I piani presentati saranno selezionati in base alla valutazione della fase di analisi, a fronte di una richiesta di finanziamento che include la realizzazione della formazione – almeno il 50% del totale della richiesta.

“Questo approccio innovativo ci consente, senza snaturare la mission dei Fondi Interprofessionali, di anticipare sperimentalmente le linee e politiche nazionali del Ministero e dell’Anpal sulle politiche del lavoro”, dichiara Andrea Fora, presidente di Fon.Coop.

“Siamo partiti dalla constatazione che oggi la competitività e lo sviluppo sostenibile delle imprese sono frutto della volontà di innovare i processi produttivi ed organizzativi, di tessere nuove reti e alleanze nel territorio, di valorizzare le competenze interne”, spiega Fora. “Per fare questo la formazione è indispensabile, ma deve partire da una strategia definita, da un piano che orienti le azioni da intraprendere. Per questo, facendo tesoro dell’esperienza degli Avvisi passati, le imprese che partecipano al ‘40’ devono fare un’analisi accurata del proprio contesto, potenzialità prospettive e, sulla base dei risultati ottenuti, organizzare le attività formative. In questo modo sarà possibile fare una formazione realmente integrata con le strategie aziendali”.

Il vicepresidente del Fondo, Fulvio Giacomassi, sottolinea come questa impostazione consenta ai lavoratori di conoscere il valore delle proprie competenze, esperienze e potenziale e di poter esercitare pienamente il diritto alla formazione. “L’innovatività di questo Avviso è espressa dall’integrazione delle strategie aziendali con l’incentivazione di percorsi di formalizzazione, riconoscimento e validazione di competenze acquisite sia in contesti formali che in contesti non formali – aggiunge Giacomassi –, a riprova di come il Fondo sia attento all’occupabilità dei lavoratori.”

 

 

Pubblicato in Lavoro

Lo scorso lunedì pomeriggio al quartiere Tamburi si è svolta un’affollata assemblea dove hanno partecipato tanti operai, studenti e famiglie a seguito dei recenti sviluppi sulla questione degli ormai tristemente noti “Wind Days”.

Anche la squadra di calcio popolare e antirazzista Ardita Due Mari ha preso parte a questo importante momento di confronto. E lo abbiamo fatto preferendo non intervenire durante il dibattito che si è sviluppato.

“Una scelta precisa, motivata dalla voglia di essere presenti semplicemente per poter ascoltare e dare maggiore spazio alle voci di tante persone – afferma in una nota il team tarantino - probabilmente estranee a movimenti o percorsi di lotta ma sicuramente decise come pochi nel portare avanti la battaglia ambientale in quanto residenti del quartiere o lavoratori del siderurgico”.

Gli interventi avevano quasi tutti un minimo comune denominatore: la volontà di manifestare davanti ai cancelli della fabbrica mettendo fortemente in discussione i cicli di produzione.

Se le premesse saranno mantenute, Ardita Due Mari sarà con grande entusiasmo “parte integrante di questa moltitudine e sostenitore di questa lotta”.

“Questa città ha pagato per oltre mezzo secolo un prezzo altissimo – continua il comnunicato - e in cambio, non hanno lasciato nulla in questo territorio se non inquinamento, malattie, precarietà e un drammatico impoverimento sociale e culturale”.

Infine la presa di posizione: “è ora di ribadire a gran voce che il ciclo della Grande Industria in questa città è definitivamente chiuso. Ed è necessario gridare tale verità proprio davanti ai cancelli di quella fabbrica”.

Pubblicato in Sport sociale
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