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Lunedì, 11 Dicembre 2017

Articoli filtrati per data: Lunedì, 20 Novembre 2017 - nelPaese.it

Tutti gli esseri umani hanno diritto ad avere diritti, inviolabili, come il diritto di dire ciò che pensano e di parlare la propria lingua, il diritto di credere al proprio Dio, il diritto di non venire torturati o trattati in modo disumano. E' partita nella Bassa friulana la "Settimana dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza", 21 appuntamenti rivolti a bambini e ragazzi - i prossimi sono previsti il 21, 22, 23, 24, 25 e 27 novembre (ma gli eventi sono partiti il 17 novembre) e distribuiti nei 5 Comuni di Muzzana del Turgnano, Carlino, Marano Lagunare, Torviscosa e Porpetto i cui Centri di aggregazione giovanile sono in rete grazie alla Cooperativa sociale Itaca, che gestisce il servizio, e alle amministrazioni comunali che supportano le attività.

Per celebrare, ricordare e applicare la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza - approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 -, sono diversi gli eventi che vedono il coinvolgimento diretto degli educatori Itaca dei Centri di aggregazione giovanile Il Muretto di Porpetto, La Stanzute e Ccr di Muzzana, La Banda di Mio Cugino di Carlino, Centro giovani Maran di Marano, Ccr e Centro giovani di Torviscosa.

Questo il calendario dei prossimi appuntamenti: diritto alla libertà d'espressione con "L'ora del racconto" rivolta a bambini e ragazzi a cura dei lettori volontari e dello sportello lingua friulana il 20 novembre alle 16 Villa Muciana a Muzzana del Turgnano; diritto all'istruzione con attività di supporto informatico rivolta a tutti i cittadini il 20 novembre alle 16 in biblioteca a Carlino; diritto alla libertà d'espressione con un laboratorio creativo rivolto ai ragazzi della scuola secondaria inferiore con realizzazione dell'Albero di Natale che verrà appeso sul Palazzo dei Provveditori, il 20 e 27 novembre dalle 16 alle 19 al Centro giovani di Marano Lagunare, e diritto al gioco con la ludoteca per i bambini della scuola primaria il 22 novembre dalle 16 alle 19 al Centro giovani di Muzzana; diritto all'istruzione con "L'albero dei diritti" il 21 novembre alle 11 alla scuola di Torviscosa, poi sempre a Torviscosa il 23 alle 15 al Centro giovani diritto al gioco con giochi in scatola e tornei, mentre venerdì 24 diritto alla libertà d'espressione alle 15 nella Hall of Fame al sottopasso; a Porpetto sabato 25 diritto alla partecipazione, alle 16 al Centro giovani incontro del Consiglio comunale dei ragazzi con forum e proiezione video progetto di cittadinanza attiva Dreams on the Wall.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Si chiama galleria Bombi, si trova nel pieno di centro di Gorizia, in piazza Vittoria. Buca il colle sopra il quale svetta il castello della città, costruito nel secolo XI. Si gode di una vista incantevole dalle sue mura. Ma è quello che c’è sotto che invece bisogna portare alla luce. Nella galleria infatti sono mesi che centinaia migranti ci vivono, se così si può dire. Questo è ciò che ha visto Ivan Grozny Compasso, reporter freelance, che sul suo canale youtube ha postato il video di questa situazione che è in corso a Gorizia. Centinaia di persone dormono sotto una Galleria urbana in pieno centro senza nemmeno l’acqua. Ecco il video

Pubblicato in Video
Lunedì, 20 Novembre 2017 16:24

A BOLOGNA TORNANO LE "VISIONI COOPERATIVE"

Torna Vicoo-Visioni Cooperative, il laboratorio di idee per l'innovazione e lo sviluppo di imprese, comunità e territorio, creato da Legacoop Bologna. Per l'edizione 2017 Vicoo ha stretto una partnership con Coopfond in occasione della giornata di apertura del Meeting Nazionale di Coopstartup in programma dal 22 al 24 novembre a Fico Eatalyworld. L'evento farà di Bologna la capitale delle startup cooperative provenienti da tutta Italia.

Coopstartup è il progetto promosso da Coopfond e Legacoop per le startup cooperative: in quattro anni ha intercettato più di settecento idee progettuali che hanno visto il coinvolgimento di oltre duemila persone e incubato oltre cento progetti d'impresa. Oggi sono trenta le startup cooperative create da percorsi sperimentali realizzati in collaborazione con le principali università italiane e alcune tra le più importanti cooperative italiane.

Il meeting vedrà la partecipazione delle startup, dei rappresentanti di alcune tra le maggiori cooperative italiane e di Legacoop, di docenti di università italiane e internazionali. Obiettivo di Visioni 2017 è quello di rilanciare un cammino iniziato sperimentando nuove forme di promozione cooperativa legate al territorio e all'economia sostenibile, intorno ai temi quali: industria 4.0, innovazione sociale, comunicazione e marketing, sostenibilità ambientale e sociale.

Visioni 2017 è stato presentato oggi, nel corso di una conferenza stampa, da Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna; Aldo Soldi, direttore di Coopfond; Simone Gamberini, direttore di Legacoop Bologna; Alfredo Morabito, coordinatore nazionale del progetto Coopstartup.

"I risultati ottenuti in questi anni da Coopstartup sono una buona notizia per almeno tre motivi – dichiara Aldo Soldi, direttore di Coopfond -  Perché raccontano che la crisi non ha avuto la meglio e che esistono ancora in Italia creatività e intraprendenza. Perché testimoniano che si realizzano i risultati più facilmente scegliendo di fare insieme, di dare vita a una cooperativa, uno strumento capace di innovazione e di dare risposte efficaci alle sfide della modernità.  Perché tutto ciò è stato sostenuto non con fondi pubblici, ma con le risorse delle cooperative, che hanno versato il 3% dei propri utili nel Fondo mutualistico proprio per sostenere le nuove imprese così come quelle in difficoltà".

La forma cooperativa è un valido strumento per i giovani che vogliono creare imprese innovative ma Visioni 2017 non sarà solo una passerella delle migliori esperienze di startup cooperative, sarà anche il momento in cui saranno annunciati i nuovi progetti per l'innovazione cooperativa e per la digital transformation verso Industria 4.0.

"Esiste un approccio cooperativo all'innovazione e a Industria 4.0, con proprie peculiarità legate anche alla forma cooperativa e ai valori insiti nel nostro modo di fare impresa – commenta Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna – La cooperazione è un ecosistema e l'innovazione cooperativa deve fare leva su questo ecosistema, fortemente integrato. Legacoop Bologna – conclude Ghedini – sta puntando molto sull'innovazione; in questo mandato abbiamo messo a disposizione dei nostri associati nuovi strumenti per l'innovazione o riqualificato quelli esistenti, per renderli sempre più coerenti con le nuove traiettorie di sviluppo. Cito i percorsi di alta formazione di Going Digital, Alma Vicoo, Icaro, le tante collaborazioni attivate con prestigiose università italiane e estere o Vicoo-Visioni Cooperative, il nostro think thank per l'innovazione, che abbiamo creato nel 2015, in occasione dei 70 anni di Legacoop Bologna".

Vicoo è il laboratorio di idee per l'innovazione e lo sviluppo, creato da Legacoop Bologna. Un'esperienza che ha assunto dimensione nazionale con la Biennale dell'Economia Cooperativa e che ora si salda con il progetto Coopstartup per unire i percorsi di innovazione con quelli dei giovani che vogliono sviluppare la loro idea di impresa in forma cooperativa.

La prima giornata di Visioni 2017, dedicata all'Innovazione cooperativa,  sarà aperta da una tavola rotonda su Cooperazione 4.0, cui parteciperanno: Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo; Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna; Antonella Pasquariello, presidente di Camst; Antonino Rotolo, prorettore alla Ricerca Università di Bologna; Pierluigi Stefanini, presidente Unipol; Adriano Turrini, presidente Coop Alleanza 3.0; Eleonora Vanni, vicepresidente Coopfond.

Il programma è consultabile dal sito dedicato all'evento, attivo anche il modulo di iscrizione online per partecipare: http://visioni.coopstartup.it

 

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

"Fare breccia nei mercati privati di cura: con quali chiavi di ingresso?”. È questo il titolo delconvegno annuale della rete UP – Umanapersone che si svolgerà martedì 21 novembre a Firenze all’Educatorio del Fuligno (Sala Giglio, via Faenza 48), a partire dalle 9.30.

Verranno presentati i risultati della ricerca UP Umanapersone - Ipsos “I bisogni di welfare delle famiglie con necessità di cura conclamate”, che ha analizzato i bisogni di cura in tre diversi target: famiglie con bambini nella fascia di età 0-10 anni, famiglie con anziani non completamente autosufficienti e famiglie con disabili.
Interverranno tra gli altri Luca Comodo, responsabile Public affairs Ipsos; Stefania Saccardi, assessore al Diritto alla salute, al welfare e all’integrazione sociosanitaria della Regione Toscana; Marco Paolicchi, responsabile delle cooperative sociali di Legacoop Toscana; Luca Terrosi, presidente di UP Umanapersone; Eleonora Vanni, presidente nazionale di Legacoopsociali.

 

Pubblicato in Lettera al Direttore

Bullismo e cyberbullismo sono un fenomeno in aumento nel nostro Paese. Secondo i dati del Rapporto Censis 2016 emerge, infatti, che il 52,7% degli studenti tra 11 e 17 anni nel corso dell’anno ha subito comportamenti offensivi, non riguardosi o violenti da parte dei coetanei. La percentuale sale al 55,6% tra le femmine e al 53,3% tra i ragazzi più giovani (11-13 anni). Sulla rete, poi, sono le ragazze ad avere la peggio.

E il cyberbullismo, in effetti, è l’altra faccia della stessa medaglia che fa paura. Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza 1 adolescente su 10 tra gli 11 e i 13 anni subisce cyberbullismo rispetto all’8,5% dei ragazzi più grandi tra i 14 e i 19 anni. Le femmine sono ancora le vittime predilette dai cyberbulli (70%) che sono per oltre il 60% di sesso maschile.

Quando il cyberbullismo è a sfondo sessuale si parla di sexting e anche qui i dati sono allarmanti: sempre secondo l’Osservatorio, fin dagli 11 anni di età la tendenza degli adolescenti è quella di scattarsi selfie intimi e senza vestiti e inviare le immagini o i video nelle chat. Ciò che desta preoccupazione è l’età dei ragazzi coinvolti, sempre più bassa: sono infatti il 6% dei preadolescenti dagli 11 ai 13 anni, di cui il 70% sono ragazze, che praticano il sexting e circa 1 adolescente su 10, dai 14 ai 19 anni.

“Il bullismo è un fenomeno in continua evoluzione – afferma la prof.ssa Susanna Esposito, ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia e presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici, WAidid – i ragazzi non devono essere allarmati ma consapevoli che le loro azioni possono cambiare la vita di un loro coetaneo, influenzandoli durante una delle fasi più delicate della loro vita come appunto l’adolescenza. Anche i genitori devono fare la loro parte, prestando attenzione all’utilizzo che i figli fanno dei cellulari e dei social. Nonostante ci sia il divieto di iscrizione ai social network prima dei 13 anni di età, infatti, i bambini si aggirano fin da piccolissimi sulle diverse piattaforme social attraverso lo smartphone o il tablet dei genitori. Permettendogli l’accesso nonostante il divieto, i primi ad infrangere le regole sono proprio loro”.

Gli adolescenti di oggi, e talvolta anche i loro genitori, sembrano in effetti sottovalutare il pericolo e la gravità. Per fortuna oggi esiste una tutela in più con la Legge 29 maggio 2017 n. 71 secondo cui “un minore di almeno 14 anni potrà chiedere, senza l’intervento di un adulto, di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti diffusi in rete al gestore del sito web o ai social network. E se non sarà cancellato entro 48 ore, potrà ricorrere al Garante della privacy”.

Tra i centri in Italia che vengono in soccorso delle vittime di bullismo e dei loro genitori, un ruolo importante lo svolge il Centro multidisciplinare sul disagio adolescenziale della Casa Pediatrica Fatebenefratelli a Milano che solo nel 2016 ha raccolto oltre mille pazienti con un incremento dell'8% rispetto al 2015. La Casa Pediatrica ha stipulato un protocollo pluriennale con il Ministero dell'Istruzione per ampliare proprio la sezione dedicata alla prevenzione e alla cura dei problemi di bullismo e cyberbullismo.

“I nostri piccoli pazienti hanno per lo più dagli 8 ai 16 anni, età che scende anche a quattro o cinque anni per quanto riguarda episodi di bullismo 'classico', che non va sulla rete, per intenderci - spiega il prof. Luca Bernardo, direttore della Casa Pediatrica Fatebenefratelli. Quello che manca è un incontro tra famiglie, scuola e istituzioni sul piano della prevenzione. I dati sul bullismo e, in particolare, sul cyberbullismo sono in aumento, questo significa che qualcosa non sta funzionando. Bisogna formare prima di tutto le famiglie e gli insegnanti. Nella metà delle scuole italiane, infatti, si verificano episodi di bullismo o cyberbullismo ogni giorno. La prevenzione e la cura devono essere poi svolti da centri specializzati. Nella nostra struttura il percorso di cura può durare da sei mesi a un anno e mezzo. Come prima cosa incontriamo i genitori per ricostruire la storia, poi parliamo con i ragazzi e infine decidiamo insieme il piano progettuale, spesso svolgiamo attività di gruppo con scuole e lavori pratici di vario tipo”.

In collaborazione con il prof. Bernardo, a Perugia presso la Clinica Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria la prof.ssa Esposito intende istituire uno sportello multidisciplinare per offrire un aiuto ai minori vittime di violenze. “Le violenze consumate contro i minori spesso non vengono intercettate neanche dai medici di famiglia e dai pediatri e diventano evidenti quando ormai sono reiterate”. Aggiunge la prof.ssa Esposito: “A Perugia dal mio arrivo un anno fa mi sono trovata spesso di fronte a situazioni di abuso sui minori e a un importante disagio sociale. Considerato anche il rapporto di stima e collaborazione che da anni mi unisce al prof. Bernardo, ho pensato di istituire uno sportello dedicato in stretta collaborazione con la Casa Pediatrica Fatebenefratelli”.

I pediatri di WAidid per gli adolescenti e i loro genitori invitano a rispettare alcune semplici regole: rispetto, non isolarsi, reagire, segnalare le violenze, fare buon uso dei social network, dialogare. 

Pubblicato in Nazionale

L'inserimento nel Codice del Terzo Settore delle Società di mutuo soccorso rappresenta una novità importante. Si smarcano così dal quadro giuridico che le ha spesso assimilate alle cooperative, pur non potendo svolgere attività di impresa, e vengono formalmente riconosciute come protagoniste dell'economia sociale italiana. Ed è proprio per evidenziare gli elementi distintivi delle società di mutuo soccorso che la Federazione della mutualità integrativa volontaria italiana, all'interno dell'Assemblea generale dell'Associazione internazionale delle mutue, ha organizzato a Roma un evento volto a rilanciare il ruolo chiave che ricoprono in un paese in cui la spesa integrativa continua a crescere.

E soprattutto a raccontare i difficili equilibri tra organizzazioni profit e non-profit che operano nel settore, nonché a denunciare il crescente proliferare di false società di mutuo soccorso in Italia. In difesa delle aderenti alla FIMIV è intervenuto l'economista Stefano Zamagni. “Aporetiche e fallaci le tesi contro le mutue. La FIMIV, associazione delle società di mutuo soccorso italiane, agisca per contrastare l'ignoranza”.

Il dibattito

“Chi attacca le mutue sotto più fronti non considera un dato fondamentale: in paesi come gli Stati Uniti, in cui tutto è affidato solo alle assicurazioni private, si è arrivati al tracollo, con una spesa sanitaria pari al 20% del Pil. Noi sappiamo che il tipping point, ovvero il punto di non ritorno, è del 25%. L'Italia spende meno della metà eppure ha una performance, rispetto agli standard definiti dall'Oms, di gran lunga superiore. Basta questo dato per dimostrare che occorre difendere la biodiversità economica e soprattutto per affermare che l'ostilità nei confronti delle mutue è ingiustificata e irriconoscente”.

Così, il professore Stefano Zamagni ha introdotto il tema della biodiversità economica in ambito sanitario, durante l'Assemblea generale dell'Associazione internazionale delle mutue (AIM), organizzata dalla Federazione italiana della mutualità integrativa volontaria (FIMIV), che si è tenuta a Roma dal 15 al 17 novembre. Un'avanzata economia di mercato ha bisogno che soggetti diversi operino affinché possa esserci un superamento delle logiche di welfare state, contrapposte a quelle di welfare society. “L'altro attacco alle mutue viene da chi dice che alla sanità ci debba pensare solo lo Stato, 'dalla culla alla bara'. Far tacere le mutue, però, avrebbe come effetto solo la diminuzione del capitale sociale, da tutti riconosciuto come fattore strategico di sviluppo” ha aggiunto Zamagni.

Il problema dei valori e delle logiche che devono risiedere alla base della gestione della spesa privata non è marginale perché in Italia è superiore a 30 miliardi di euro. “E' impressionante se si pensa che si tratta di una cifra che è sostenuta per la maggior parte di tasca propria dai cittadini (82%), mentre il 13,9% è veicolato dai fondi integrativi sanitari e solo il 3,7% dalle assicurazioni” ha dichiarato Placido Putzolu, presidente della FIMIV. Le ultime stime del rapporto Censis mostrano che circa 11 milioni di italiani nel 2016 hanno dovuto rinunciare ad alcune prestazioni sanitarie, specialmente odontoiatriche, specialistiche e diagnostiche. E mentre in tutta Europa e nel mondo le mutual benefit societies lottano per il riconoscimento e per l'inserimento in un quadro giuridico specifico, in Italia lo Stato identifica negli strumenti complementari di integrazione sanitaria e assistenziale il secondo pilastro del welfare italiano, inserendole all'interno del Codice del Terzo Settore. Difficile però difendersi ancora dalle mutue spurie, fenomeno in costante crescita che sembra essere difficilmente contrastabile con strumenti normativi. “Assistiamo ad un proliferare di soggetti che dietro la maschera formale della Società di mutuo soccorso nascondo intenti speculativi e commerciali – spiega Placido Putzolu- Scelgono questa nostra specifica forma giuridica solo strumentalmente per ottenere i relativi vantaggi fiscali senza però possedere i nostri elementi di distintività”. Concorrenza e dumping contrattuale spesso nascondono realtà che intendono fare della sanità soltanto un business.

Incoraggiante, però, l'inserimento delle società di mutuo soccorso nella Riforma del Terzo Settore. Orfana di una legge recente che ne valorizzi le specificità, la mutualità in Italia fa ancora riferimento alla L. 3818 del 1886, aggiornata nel 2012 con un Decreto legislativo. “È un riconoscimento importante da parte del legislatore - ha spiegato Zamagni- E questo  dovrebbe consentire loro di ottenere una serie di benefici fiscali e di accedere a strumenti di finanza sociale. Pensiamo ai social impact bond, ai social lending e ai titoli di solidarietà. Da parte delle mutue e della loro associazione 'umbrella' occorrerà muovere passi sempre più decisivi nella promozione e diffusione perché c'è molta ignoranza e bisogna far comprendere quale sia la strategia generale delle mutue”. Ora, avverte l'economista italiano- bisogna vigilare perché nei successivi regolamenti non vengano introdotte delle limitazioni”.

L'inserimento nella Riforma costituisce un precedente importante in tutta Europa. Il presidente dell'Aim, Christian Zahn, associazione che conta 240 milioni di assistiti nel mondo e 209 milioni in Europa, dichiara: “Dobbiamo continuare a lavorare perchè le mutual benefit societies vengano riconosciute- continua-. La Commissione europea ha inserito il tema in agenda, con la volontà di rendere sempre più rilevante il ruolo delle mutue come attori fondamentali per l'economia sociale. Anche il Parlamento europeo è favorevole. Noi però continueremo ad insistere che per un pieno riconoscimento, abbiamo anche bisogno di un assetto formale e giuridico specifico”.

Pubblicato in Salute

A Napoli riesplode la questione violenza. Anche se il centro del dibattito è la “movida” del salotto buono i protagonisti  e vittime di risse e spari (come l’ultima di sabato notte) sono giovanissimi dei quartieri popolari e della periferia.  Chi conosce molto bene i ragazzi a rischio e che vivono i rioni più emarginati è la coop sociale Terrà e Libertà che ha festeggiato i suoi 20 anni di attività. E oggi compie un altro compleanno: i 13 anni del centro socio-educativo Il Piccolo Principe a San Giovanni a Teduccio, periferia orientale della città.

Sono transitati circa 600 bambini in questi 13 anni. Il Piccolo Principe è nato nella Giornata internazionale diritti dell’infanzia del 2004. La peculiarità del centro è racchiuso in tre azioni: accogliere, integrare e emancipare. Ci sono bambini e minori di famiglie disagiate ma anche di nuclei non problematici:  “per un arricchimento reciproco e per l’emancipazione di tutti”. L’obiettivo è quello di avere ricadute positive su minori, famiglie e territorio. Ce ne parla Gigi Tarallo, il presidente di Terra e Libertà

Come sono cambiati i ragazzi del quartiere in questi 13 anni?

“È  cambiata la condizione del minore soprattutto nel confronto con lo sviluppo delle nuove tecnologie. C’è la necessità di un recupero della fantasia. Prima si scontravano solo con la realtà dura della strada che non permetteva uno sviluppo armonioso. Ora si sono aggiunte le nuove tecnologie che sono un’opportunità ma con cui bisogna fare i conti”.

In un quartiere come San Giovanni a Teduccio qual è l’emergenza che non è cambiata?

“ È la dispersione scolastica costante ma anche con un picco di aumento. Negli anni registriamo che non sempre le scuole esprimono un’attenzione giusta verso i minori più a rischio. Bisogna ricordare sempre che il vero problema non sono i bambini ma gli adulti accanto che non sono presenti o la fanno poco”

In questi giorni la città viene posta di fronte alla violenza dei giovanissimi nei pochi luoghi del divertimento: alcuni cittadini nel quartiere “bene” Chiaia vorrebbero chiuderlo ai ragazzi di periferia nonostante che ad essere ferito sia stato proprio un giovane di San Giovanni.  Qual è la tua esperienza?

“Negli anni proviamo a prevenire facendo visitarli tutta la città. Non c’entrano gli stili di vita ma questioni più profonde:  ci sono frustrazioni che possono scaturire in rabbia e violenza. Se non si dà la possibilità di vivere i propri luoghi di appartenenza  è inevitabile spostarsi in altre zone perché diventa una necessità per trascorrere una serata. Si deve dare la possibilità di vivere il proprio quartiere in modo sano e positivo”.

Qual è il bilancio di questi 13 anni? Le istituzioni si sono fatte vive di fronte al vostro impegno?

“Ci sono state famiglie che negli anni e ancora oggi hanno manifestato apprezzamento per il Centro perché non esisteva un altro spazio aggregativo per i figli. E molti genitori non sapevano quale strada potevano prendere un figlio senza un punto di riferimento. Parliamo di genitori con problematicità come guai con la giustizia o con le tossicodipendenze. Le istituzioni? Nel 2006 fa abbiamo avuto il riconoscimento della medaglia del Presidente della Repubblica mentre le istituzioni locali continuano a intercettare questa nostra esperienza autofinanziata”

 

Pubblicato in Nazionale
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