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Lunedì, 11 Dicembre 2017

Articoli filtrati per data: Martedì, 21 Novembre 2017 - nelPaese.it

Liberamente tratto dalla sceneggiatura della Banda degli Onesti di Age e Scarpelli, “Gli Onesti della Banda” è una spericolata riscrittura di Diego De Silva e Giuseppe Miale Di Mauro, con Ivan Castiglione, Francesco Di Leva, Giuseppe Gaudino, Irene Grasso, Adriano Pantaleo, Luana Pantaleo, con la partecipazione di Ernesto Mahieux. 

Lo spettacolo che ha debuttato lo scorso giugno in occasione del Napoli Teatro Festival, nel Cortile della “46” del Rione Villa di San Giovanni a Teduccio, nell’ambito del più ampio progetto dal titolo “Anfiteatro urbano di periferia”, torna dal 23 al 26 novembre a San Giovanni a Teduccio nella nuova stagione teatrale del Nest. 

Prodotto da Nest Napoli est teatro/Casa del Contemporaneo, protagonisti de Gli onesti della Banda sono Tonino, laureato a pieni voti che, non trovando lavoro, decide di ereditare la portineria del defunto padre e il suo migliore amico Peppino, che gestisce la tipografia di famiglia, attanagliato dai debiti dopo aver comprato nuovi macchinari. L’amministratore del palazzo in cui Tonino lavora è il ragioniere Casoria, uomo sempre in bilico tra legalità e illegalità, che attenta continuamente all’onestà del giovane portinaio…

“Abbiamo deciso di ritornare a una tematica che ci appartiene – racconta Giuseppe Miale Di Mauro – torniamo a occuparci di camorra, ma tenendo ferma la necessità di ricercare altri codici, più moderni e meno realistici. Abbiamo pensato che la leggerezza potesse essere un modo nuovo di affondare l’occhio nel reale, di raccontare i meccanismi malavitosi che attanagliano la società, facendo in modo che il pubblico percepisse certe dinamiche come universali. La strada della commedia brillante ci è sembrata rispondere a queste esigenze e per fare in modo che la nostra commedia mantenesse uno spessore anche di indagine sociale, abbiamo chiesto ad un grande scrittore come Diego De Silva di collaborare al progetto”.

Pubblicato in Cultura

Con 1500 repliche in 37 paesi, è considerato un cult nella storia del teatro internazionale, un distillato di maestria comica che fa impazzire il pubblico. È “La Lettera” di e con Paolo Nani, regia di Nullo Facchini, in scena sabato 25 novembre (ore 21) al Teatro Comunale di Casalmaggiore, primo titolo della Stagione 2017/2018 diretta da Giuseppe Romanetti, realizzata dal Comune di Casalmaggiore con il sostegno della Regione Lombardia nell’ambito di Circuiti Teatrali Lombardi, con il contributo di La Briantina S.p.A.

Ferrarese da vent’anni in Danimarca, Paolo Nani è uno dei clown più grandi al mondo che conquista per genialità, controllo totale dei tempi comici, capacità di riempire lo spazio scenico, perfetta empatia con il pubblico. Vincitore di numerosi riconoscimenti (Primo Premio United Slapstick-The European Comedy Award, Frankfurt a.m., Primo Premio Roner SurPris 2005, Bolzano, Premio del Pubblico alla Mostra Internacional de Teatro de Santo André 2016, Portogallo), lo spettacolo, dal 1992 in perenne rappresentazione ai quattro angoli del globo, dalla Groenlandia al Giappone, è un piccolo e perfetto meccanismo che continua a stupire, anche dopo averlo visto decine di volte, per la sua capacità di tenere avvinto il pubblico alle sorprendenti trasformazioni di un formidabile artista. 

Liberamente ispirato al libro dello scrittore francese Raymond Queneau Esercizi di Stile, scritto nel 1947, dove una breve storia è ripetuta 99 volte in altrettanti stili letterari, la storia della “La Lettera” è molto semplice: un uomo entra in scena, si siede a un tavolo, beve un sorso di vino che però sputa, contempla la foto della nonna e scrive una lettera. La imbusta, affranca e sta per uscire quando gli viene il dubbio che nella penna non ci sia inchiostro, controlla e constata che non ha scritto niente. Deluso, esce. Tutto qui.

Solo sul palco con un tavolo e una valigia di oggetti, Paolo Nani dà vita a 15 micro-storie, tutte contenenti la medesima trama cambiando ogni volta genere o stile narrativo: all'indietro, con sorprese, horror, senza mani, cinema muto, circo, ubriaco, western, pigro. “La Lettera” è uno studio sullo stile, sulla sorpresa e sul ritmo, portati all'estremo della precisione ed efficacia comica.Perché non si smette mai di ridere per tutta la durata dello spettacolo? La risposta sta nella incredibile precisione, dedizione, studio e serietà di un artista considerato a livello internazionale uno dei maestri indiscussi del teatro fisico.

Al termine dello spettacolo, alle ore 22, si svolgerà l’incontro con Paolo Nani intitolato “Clown e buffoni: il governo del corpo”, nell’ambito del ciclo di seminari “Il teatro e i suoi pensieri”, occasioni di approfondimento e dialogo con gli artisti ospiti della Stagione.

 

 

Pubblicato in Cultura

Il 25 è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Fuori da ogni retorica questo spazio serve ad avere conoscenza di tutte le iniziative che verranno segnalate alla redazione e che sono frutto di organizzazioni sociali del territorio di appartenenza: progetti, manifestazioni, buone pratiche. Il programma sarà aggiornato fino al giorno 25

Treviso

Sabato 25 novembre alle 20.45 all'Auditorium Luigi Stefanini di Treviso serata speciale dedicata al tema della violenza di genere attraverso il linguaggio poetico e una performance con musica elettronica e poesia. "Sono un uovo alla coque?", questo il titolo dell'evento (ingresso libero), vedrà la partecipazione di Silvia Salvagnini (poesia e voce), Nicolò De Giosa (musiche, chitarra, effetti live electronics) e Alessandra Trevisan (voce loop). L'appuntamento è organizzato da Comune di Treviso - assessorato alla Partecipazione, politiche giovanili e pari opportunità, Treviso Smart City, Progetto Giovani Treviso e Cooperativa sociale Itaca. La performance, aperta a tutti coloro che hanno voglia di interrogarsi sulla violenza di genere e condividere pensieri e riflessioni, è rivolta ai giovani 18+ anni, e sarà introdotta da un workshop di due giorni (24 novembre dalle 16.30 alle 19.30, 25 novembre dalle 15) che permetterà sia la costruzione sia di essere parte della performance stessa.

La parola contemporanea e quotidiana della poeta performativa Silvia Salvagnini, la musica di Nicolò De Giosa e la voce di Alessandra Trevisan, sperimentatrice vocale e lyricist, si uniscono in un concerto per poesia, chitarra elettrica, live electronics e visual originali a cura di Marco maschietto. I testi poetici diventano frammenti vocali, più che canzoni, e pezzi unici tradotti in più lingue. La poesia è letta e collocata nella dimensione di un ascolto lieve, empatico e visivo. Così la musica, che va dall'acustico ad un'elettronica soft con sperimentazioni live, è in grado di dare spazio e nuova necessità alle parole. La video-arte irrompe con una scenografia ad hoc creata da Crunchlab e l'utilizzo di fotografie originali di Alessandra Calò, completando lo spettacolo a tre voci, origina una nuova e inedita formula.

I due appuntamenti sono realizzati in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne e rientrano nelle iniziative vole alla sensibilizzazione dei giovani contro la violenza di genere proposti dalla Rete Oltre l'8 Marzo r_Esistenze

Napoli

“Uscire dal silenzio” è un progetto che coniuga perfettamente la necessità di dare un’occasione di emancipazione alle donne vittime di violenza e il riuso sociale di beni confiscati alle mafie. Testimonial d’eccezione Miriam Candurro, attrice di Un Posto al Sole.

Si terrà il 24 novembre alle ore 11 presso la Sala Marrama della Fondazione Banco di Napoli la conferenza stampa di presentazione del progetto “Uscire dal silenzio” promosso presso la Masseria Antonio Esposito Ferraioli, bene confiscato alla camorra, dal Consorzio Terzo Settore, attuato dall’associazione Sott’e’ncoppa e finanziato grazie al contributo di Costa Crociere Foundation. “Uscire dal silenzio” è un progetto ambizioso, ma concreto che ha come obiettivo quello d’interrompere il circolo vizioso della violenza attraverso la formazione, il lavoro e l’autonomia decisionale. Testimonial d’eccezione del progetto “Uscire del silenzio” Miriam Candurro, attrice di Un Posto al Sole, di eccezionale sensibilità rispetto alla tematica della violenza contro le donne, affrontata con il suo personaggio nella storia della serie.

Sulmona

Fino ad oggi è stato offerto un aiuto concreto alle vittime di violenza attraverso l’istituzione della Casa Rifugio “La Casa delle Donne” e del Centro Antiviolenza “La Libellula”. Entrambe i servizi, istituiti dalla Comunità Montana Peligna, sono gestiti dalla Società Cooperativa Sociale Horizon Service di Sulmona rispettivamente dall’anno 2005 e dall’anno 2008.

Entrambi i servizi, grazie all’esperienza acquisita negli anni, sono inseriti nella Rete Nazionale del 1522, numero di pubblica utilità creato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri a sostegno delle reti locali di contrasto alla violenza. Dall’anno 2015 è operativo anche lo Sportello Antiviolenza “La Libellula” nel Comune di Castel Di Sangro, anch’esso gestito dalla Società Cooperativa Sociale Horizon Service.

In occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, la Horizon terrà una conferenza stampa che avrà luogo giovedì 23 novembre 2017 alle ore 11.00 in Sulmona, presso la Sala Riunioni – Uffici Servizi Sociali del Comune di Sulmona, in via G. Pansa (ex Caserma Pace) snc.

 

L’iniziativa vede l’adesione e il coinvolgimento di diverse realtà territoriali, che si sono mostrate sensibili e attente alla problematica, tanto da diventare attive nel contrasto alla violenza sulle donne.

 

Gioca con le parole il Convegno “Il riscatto di Afrodite”, che si svolgerà a Firenze il 24 novembre dalle 15.00 alle 19.00, ma lo fa con quella leggerezza di calviniana memoria, che serve a fugare la superficialità ed a far spazio al gioco che non serve solo ai bambini ma anche agli adulti per conoscere ed imparare e che ha il sapore delle faccende davvero profonde.

Ad ospitare l’incontro la Firenze, in particolare Villa Pallini in Via Francesco Baracca, 150/P. Una Firenze che, in questo caso, incontra e si gemella con Napoli, dato che dal 7 al 9 luglio scorso la Città delle Sirene ha ospitato la seconda edizione del DisabilityPride Italia, all’interno del quale vi sono state due serate dedicate ad esplorare, con delicatezza e competenza, ma anche con grinta e propositività, utilizzando e facendo incontrare diversi linguaggi, da quello scientifico a quello dell’arte, il tema dell’affettività e della sessualità.

Non a caso è stato proprio a Napoli che è avvenuta la prima presentazione del calendario “Il riscatto di Afrodite”, che dà il nome a tutto il convegno, progetto artistico di Tiziana Luxardo, nota fotografa, spesso protagonista di importanti campagne sociali. L’evento è organizzato in collaborazione con: il Comune di Firenze Q5, l’Associazione HabiliaOnlus, l’associazione toscana Paraplegici Onlus, il Centro di Riabilitazione Villa Il Sorriso, il Comitato LoveGiver, Il DisabilityPride Italia. Un riscatto possibile che parla da una parte di scatti fotografici, che con coraggio, ma anche con levità, riescono ad entrare in punta di piedi nell’intimità delle persone con disabilità fisica.

Le foto

Un’intimità spesso violata, laddove i bisogni di accudimento si scontrano, in maniera stridente, con la legittima possibilità di autodeterminarsi, di poter concretamente scegliere per la propria vita, anche in condizioni di non autonomia fisica. Un’intimità in cui la fotografa Tiziana Luxardo, che ha curato il progetto fotografico, è riuscita ad entrare con discrezione, sollevando il velo su una realtà, quella dei corpi delle persone con disabilità, abitati da legittimi bisogni e desideri affettivo-sessuali, spesso taciuta o disconosciuta.

Ecco perché Afrodite, dea dell’amore ma anche del desiderio, trova in questi strumenti di conoscenza e risveglio delle coscienze un momento nevralgico di riscatto, di riconoscimento pieno di una dimensione appartenente a tutti, al di là della loro condizione esistenziale. Nel convegno, quindi, si parlerà di sessualità a 360 gradi. Dalla presentazione fiorentina del calendario Codacons 2018 (i cui proventi in parte sosterranno il progetto LoveGiver ed in parte l’organizzazione del DisabilityPride Italia 2018), all’analisi multidimensionale del tema della sessualità nella disabilità. Il convegno sarà occasione di dialogo, confronto e scambio di visioni ed anche di riflessioni su una serie di buone pratiche, attuali e potenziali, inserite in un orizzonte prospettico.

Tra queste verrà introdotto un progetto di consulenza online ad accesso gratuito ed anonimo. Un help desk messo a disposizione per abbattere i tabù su sesso e disabilità. “Le persone con disabilità – sottolinea Fabrizio Quattrini, presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica, psicoterapeuta, sessuologo, vicepresidente e responsabile scientifico dell’Osservatorio Nazionale Assistenza Sessuale LoveGiver - ancora oggi sono impossibilitate a vivere la propria esperienza affettiva e sessuale. Permettere la libertà di vivere tale esperienza è l’obiettivo del progetto LoveGiver. Un progetto dove l’operatore all’emotività, all’affettività e alla sessualità (OEAS) rappresenta il trait d’union tra le diverse figure professionali e la persona con disabilità in tema di affettività e sessualità”.

A fargli eco MaximilianoUlivieri, presidente del Comitato LoveGiver: “Andando oltre quello che da tempo sentiamo sull'argomento sessualità e disabilità, ossia il fatto che sia un tabù, che le persone disabili siano considerate asessuate o eterni bambini – evidenzia – sarebbe opportuno sensibilizzare e lavorare sulla cultura del Paese. A mio parere un aspetto nevralgico connesso alla sessualità è quello dell’l'autodeterminazione, cioè la libertà di scegliere. Il diritto di sperimentare, sbagliare, provare. Per questo mi sento di lottare. Non per convincere che il progetto “LoveGiver” sia la soluzione per eccellenza, ma una possibilità. Quella di vivere questa esperienza è decisione personale dei singoli soggetti. Decisione che non può e non dev'essere presa da altri. D'altra parte, si può lavorare su di una visione più ampia dei corpi e della sessualità. Visione che progetti come quello del calendario possono aiutare a svilupparsi più rapidamente."

La sessualità, secondo quanto sottolinea Tania Sabatino, è una sfera multidimensionale fondamentale per l’esistenza, il cui sviluppo, frutto di una progressiva presa di consapevolezza, è indispensabile per la costruzione identitaria di ogni essere umano. Per questo l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la pone tra le componenti della salute, da intendersi non come mera assenza di malattie, bensì come qualità di vita globale, all’interno della quale confluiscono il benessere oggettivo e soggettivo. “Una qualità della vita – ribadisce Tania Sabatino - che non può realizzarsi se non ci si interfaccia con un ambiente fisico e sociale, ma anche simbolico-relazionale, pensato per includere e per valorizzare le potenzialità e le caratteristiche proprie di ogni individuo”.

A ribadire la centralità della possibilità di sperimentare e sviluppare, in maniera equilibrata il proprio potenziale è anche Vito D’Aloisio, presidente di HabiliaOnlus: “Il tema della sessualità – spiega – verrà trattato in maniera itinerante. Dopo Palermo, nel 2016, e Napoli, nel 2017, facciamo tappa a Firenze, un incontro che porterà, attraverso una serie di dibattiti che si svolgeranno in varie città italiane, ad approfondire la riflessione e l’operazione di sensibilizzazione, sino ad arrivare al DisabilityPride 2018, che si terrà a luglio a Roma.So per esperienza personale quanto sia terribile psicologicamente avere delle limitazioni, anche nel campo sessuale, ma io posso autodeterminarmi… Mi sono messo un attimo in un altro corpo ed ho immaginato di avere ancora altri limiti, Devastante è l’unica parola che mi è venuta in mente. Questa sensazione dentro mi ha spinto ad aiutare il DisabilityPride, il progetto LoveGiver e chiunque si impegni in questa causa, per cercare di far sì che la sessualità diventi un diritto assoluto per le persone con disabilità”.

 

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

“Sono certo, e con me tutti i miei colleghi del Terzo Settore, che uno dei punti all’ordine del giorno del nuovo Governo siciliano sarà il rilancio della cooperazione sociale”. Sono parole del presidente del Consorzio Sisifo, importante realtà nazionale nel campo delle cure domiciliari oncologiche e delle terapie riabilitative e vicepresidente Legacoop Sicilia. Il gruppo opera per lo più in Sicilia e al Sud: “ la cooperazione ha buone potenzialità inespresse a causa del mancato utilizzo in Sicilia di risorse pubbliche disponibili. Per prima cosa bisogna cominciare a destinare quei fondi”.

Nell’isola, con l’elezione di Nello Musumeci, si sono appena concluse le elezioni regionali, a giorni si saprà la composizione del nuovo Governo e le aspettative verso un buon rilancio del territorio sono alte. 

Come giudica la vittoria di Nello Musumeci e la campagna elettorale appena conclusa?

Abbiamo assistito a un risultato netto a favore del centrodestra che si è affermato senza particolari esitazioni. E’ finita una campagna elettorale molto aspra dovuta al dilagare di toni aggressivi e di anche troppi dissidi interni nel Pd isolano. Credo che, in generale, non si sia parlato abbastanza di contenuti e di programmi, la Sicilia vive un momento critico, bisognava fare di più il punto sui progetti di rilancio. E’ così che mi spiego l’altissima astensione. 

Oggi, a pochi giorni dall’insediamento di un rinnovato Parlamento siciliano si parla spesso di “impresentabili” e poco di quello che questa nuova classe politica dovrebbe affrontare. Secondo Lei, a dove si dovrebbe ripartire?

Sicuramente c’è un problema, di composizione delle liste che tutti i partiti della scena politica italiana dovrebbero affrontare. Noi, come tutti, ci aspettiamo persone specchiate e credo che il nostro nuovo Presidente lo sia. La questione morale in Sicilia come in Italia è un punto fondamentale ormai per la gente e non riguarda solo i partiti che tanto la sbandierano. Da cooperatore mi aspetto che per andare a governare i candidati ci parlino innanzitutto di cosa intendono fare una volta eletti, di futuro e di programmi, dei problemi della gente, delle fasce più deboli, di cosa intendono fare in sanità soprattutto. Non va bene che ci propinino solo campagne  elettorali basate sulla violenza verbale e sui veleni.

Cosa vi aspettate da Musumeci e dal suo mandato?

Un rilancio convinto di un settore che è fondamentale per sostenere un tessuto economico e sociale molto debole. Si deve migliorare una situazione che è infatti molto grave. La cooperazione sociale in Sicilia ha buone potenzialità inespresse e questo è causato anche dal non utilizzo di risorse pubbliche che pure ci sono. Quello che ci aspettiamo subito è che si comincino a destinare le risorse appositamente destinate. Faccio un esempio? I fondi PAC che prevedono servizi agli anziani e all’infanzia. In più questo nuovo Governo regionale dovrebbe concentrarsi anche sui servizi domiciliari sanitari, sulla sanità a basso costo, su un maggior coinvolgimento dei Comuni e, soprattutto, modificare il sistema di gestione, puntando, così come avviene già in altre regioni, sul sistema dell’accreditamento dei servizi. Aggiungerei che si dovrebbe rendere attuativa la legge, già approvata, sull’integrazione Sócio-sanitaria. 

Avete avuto modo di confrontarvi con il neo governatore?

Sì, lo abbiamo incontrato in campagna elettorale come Alleanza Cooperative Italiane. Abbiamo trovato delle aperture da parte sua e ci ha garantito che ritiene il nostro mondo una risorsa, da tutelare e da “accompagnare”. Non abbiamo percepito nessuna particolare prevenzione verso il mondo cooperativo, anzi, pensiamo di programmare con lui un nuovo confronto a breve, dopo che avrà completato la formazione della sua squadra di governo.

 

Pubblicato in Sicilia

Media e migranti, un rapporto ancora tormentato. A scatenare nuove polemiche è stata la trasmissione Report condotta da Sigfrido Ranucci.  Associazioni, esperti e giornalisti impegnati sul fronte delle migrazioni e della loro narrazione hanno espresso un forte disappunto su come è stata impostata l’inchiesta su Rai 3.

“In riferimento all'ultima puntata di Report del 20 novembre la Campagna LasciateCIEntrare – Campagna Nazionale contro la detenzione amministrativa dei migranti  e la malaccoglienza - esprime forte perplessità sullo schema narrativo adottato dal programma intriso di allusioni, ammiccamenti e accuse nei confronti delle ong che effettuano salvataggi in mare.  Una narrazione parziale e ambigua, infarcita di luoghi comuni che non scava affatto a fondo nella questione, lanciando ombre sulle ONG senza argomentare se non con vaghi riferimenti a riprese e spezzoni di interviste.   Il programma non è riuscito a dare informazioni precise e complete e l'unico risultato prodotto è lo screditamento verso chi salva esseri umani, senza nessuno scopo di lucro”. 

Anche Fulvio Vassallo Paleologo, avvocato ed esperto di immigrazione, ha parlato di “attacco frontale a Sos Mediterranee” aprendo la sua pagina facebook ai commenti indignati di docenti universitari e operatori sociali.

Ad esprimere rammarico è anche il giornalista Daniele Biella, autore del libro “L’isola dei giusti”, che sulla sul suo profilo fb dichiara: “peccato. Report ieri sera poteva dare un colpo netto al giornalismo delle allusioni e delle calunnie, confezionando un'inchiesta in cui veniva messa in luce l'estrema complessità del Mediterraneo. Poteva fare come Propaganda Live e Le Iene, che la testimonianza di Gennaro Giudetti l'hanno raccolta: invece no, Gennaro è stato contattato ma non intervistato. Alla fine ha prevalso ancora una volta la logica del bianco e nero, lo stabilire una linea - "tutti ipocriti" - e portarla avanti a ogni costo. Spiace e fa male perché la giornalista e la troupe hanno girato per settimane se non mesi per intervistare tutte quelle persone, un lavoro immagino faticoso e minuzioso e a tratti ammirevole come la parte delle fosse comuni in Tunisia e l'insistenza sulle irreponsabilità di altri Stati europei. Spiace vedere com'è finita, con le ong di nuovo nel mirino”. 

La replica

Sigfrido Ranucci si difende e precisa in una diretta dalla pagina facebook di Report: “noi siamo giornalisti e non siamo volontari, altrimenti saremmo ‘embedded’. Ma salvare le vite umane è la priorità e le Ong vanno ringraziate”

 

Pubblicato in Migrazioni

Nelle ultime settimane, la cronaca, ma prima ancora l’attività ispettiva e di monitoraggio del MIUR, hanno reso evidente ciò che FISH va ripetendo da anni: “la qualità della specializzazione didattica per il sostegno può essere compromessa da un lato dall’assenza di titoli reali, dall’altra dall’attività di enti non autorizzati né preparati per il rilascio degli stessi titoli. Per tacere sui titoli falsi oggetto peraltro di recenti indagini in Calabria”.

“La FISH – dichiara il Presidente Vincenzo Falabella – approva l’intervento del MIUR che ha bloccato alcuni incongrui titoli di specializzazione per il sostegno all’inclusione didattica degli alunni con disabilità rilasciati da enti non autorizzati. Il danno per le persone con disabilità e la credibilità stessa del sistema di inclusione sarebbe stato grave.” Tuttavia lo stesso Ministero non è intervenuto con la stessa sollecitudine sulle sospensive rilasciate dal Consiglio di Stato contro il rifiuto del TAR Lazio circa la richiesta di ammissione ai corsi di specializzazione per il sostegno da parte di docenti privi dei requisiti di ammissione ai corsi medesimi.

Ed è su tale lacuna che FISH richiama l’attenzione del MIUR: “è necessario, velocemente, presentare, tramite l’Avvocatura dello Stato, la richiesta di anticipata trattazione nel merito dei ricorsi presentati al TAR Lazio.” Solo in tal modo infatti si chiarirebbe, “opportunamente e prima della fine dei corsi di specializzazione, se i docenti avevano o meno diritto a frequentare tali corsi”.

Se infatti essi non possedevano i requisiti, la loro specializzazione, a corsi ormai da tempo avviati, “rischia di ammettere a questa specifica attività didattica docenti non correttamente preparati per il sostegno e quindi forieri di verosimili danni educativi agli alunni con disabilità”.

 

Pubblicato in Nazionale

Sempre nuovi riconoscimenti per le Cooperative di Comunità dell'Appennino Reggiano. Era appena terminata a Succiso e Cerreto Alpi la Scuola delle Cooperative di Comunità, con una grande partecipazione da tutta Italia, che alla cooperativa Valle dei Cavalieri di Succiso è arrivata una importante comunicazione.

L’Organizzazione Mondiale del Turismo (Unwto), che fa parte del sistema Onu, come l'Unesco e l'Unicef, ha informato la Valle dei Cavalieri che è stata ammessa come finalista per il premio "Innovazione" riservato alle imprese. Il titolo dell’esperienza presentato dalla Valle dei Cavalieri è “Comunità e resilienza, due cooperativa affrontano lo spopolamento”. Due cooperative perchè nel presentare la domanda la cooperativa di Succiso ha avuto come partner l'altra cooperativa di comunità dell'Appennino Reggiano, I Briganti di Cerreto.

Tutti i finalisti avranno la possibilità di presentare i loro progetti al Forum del Premio Unwto e di partecipare al gruppo di discussione con eminenti esperti di turismo, che avrà luogo all'Università Complutense di Madrid il 15 gennaio prossimo. Il Forum del Premio Unwto mette in mostra le eccezionali acquisizioni dei finalisti dei premi. Inoltre serve come piattaforma mondiale per condividere e insegnare le tendenze più innovative e lo sviluppo per il settore turismo.

I nomi dei vincitori di ogni categoria saranno annunciati durante la cerimonia di premiazione che si terrà il 17 gennaio durante la fiera internazionale Fitur. Molto soddisfatto per questo riconoscimento il presidente della Valle dei Cavalieri Dario Torri, intervistato proprio alcuni giorni fa dal TG3 sull'esperienza della cooperativa di Succiso, e reduce sabato da un viaggio alla Rai di Roma con il vicepresidente Oreste Torri per registrare un servizio che andrà in onda su Geo.

L'esperienza delle cooperative di comunità reggiane assume sempre più un ruolo anche internazionale: due eccellenze italiane che partono da piccoli paesi dell'alto Appennino come Succiso e Cerreto Alpi.

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Coopstartup, il progetto dedicato alle startup cooperative promosso da Coopfond e Legacoop, in quattro anni è riuscito ad intercettare più di settecento idee progettuali che hanno visto il coinvolgimento di oltre duemila persone nei vari team e oltre cento progetti d’impresa incubati. Oggi sono trenta le startup cooperative create su tutto il territorio nazionale da percorsi sperimentali realizzati in collaborazione con le principali università italiane e alcune tra le più importanti cooperative del nostro paese. L’ecosistema nato da questo percorso si dà appuntamento a Bologna dal 22 al 24 Novembre in una location d’eccezione: FICO Eataly World, il più grande parco agroalimentare del mondo.

Il Meeting Nazionale Coopstartup 2017, realizzato in collaborazione con Legacoop Bologna, ha come titolo “Visioni” e rappresenta uno dei più importanti momenti nazionali dedicati alla cooperazione e alle startup, un connubio inedito risultato di un percorso che mette al centro la qualità dei progetti d’impresa, la formazione e, solo in un’ultima battuta, i finanziamenti, considerati importanti ma non al centro di questa nuova visione del mondo delle startup italiane.

La prospettiva del Meeting Nazionale è quella di un cammino iniziato sperimentando nuove forme di promozione cooperativa legate al territorio e all’economia sostenibile, e a Bologna rilancerà la sfida ragionando, con importanti ospiti e testimonianze, intorno ai temi del momento, tra i quali: finanza, industria 4.0, innovazione sociale, comunicazione e marketing, sostenibilità ambientale e sociale.

Il programma è consultabile dal sito dedicato all’evento, attivo anche il modulo di iscrizione online per partecipare: http:// visioni.coopstartup.it

Pubblicato in Economia sociale

I nonni come principale care giver e supporto per le coppie con figli, sia nel quotidiano sia nelle situazioni di emergenza; la scelta di una babysitter come frutto per lo più del passaparola con amici o con altri genitori; una prevalenza dei canali informali anche nella ricerca di una badante. E poi ancora, un interesse, nelle famiglie con bambini, verso occasioni di supporto e orientamento per la gestione di problematiche comportamentali e di apprendimento e, in quelle con anziani non autosufficienti e disabili, verso un orientamento sul progredire della malattia del proprio familiare.

Sono alcuni dei risultati emersi dalla ricerca UP Umanapersone – Ipsos “I bisogni di welfare delle famiglie con necessità di cura conclamate” che sono stati presentati questa mattina a Firenze nel corso del convegno annuale della rete UP Umanapersone “Fare breccia nei mercati privati: con quali chiavi di ingresso?”. Tre i target di famiglie toscane presi in esame dai ricercatori di Ipsos: famiglie con bambini da 0 a 10 anni, famiglie con anziani non completamente autosufficienti, famiglie con disabili (205 le interviste effettuate nel settembre 2017).

Dall’indagine emerge ad esempio che nelle famiglie con bambini 0-10 anni, la gestione dei figli crea difficoltà molto spesso nel 21% dei casi, qualche volta nel 59% dei casi. Il principale care giver sono i nonni (77%), seguiti dalla baby sitter (19%). Nella scelta di quest’ultima ci si basa principalmente sul “passaparola”, soprattutto amici o altri genitori. Il 48% del campione esprime la necessità di supporti economici (18%), di una maggiore elasticità degli orari di entrata/uscita dalla scuola/asilo (15%) e di uno snellimento delle pratiche burocratiche per l’iscrizione al nido (6%). Il 54% delle famiglie con bambini risulta interessato (molto o abbastanza) a occasioni di supporto o orientamento su tematiche riguardanti disturbi comportamentali o di apprendimento.

Nelle famiglie con anziani non completamente autosufficienti o con disabili, tra i canali cui ci si è rivolti per ottenere supporto e orientamento prevalgono le strutture tradizionali: medico di base (anziani 74%; disabili 64%), Asl (anziani 45%; disabili 66%), ospedale (anziani 39%; disabili 56%), assistente sociale (anziani 6%; disabili 24%), Comune (anziani 2%; disabili 10%), ma anche amici e parenti (anziani 27%; disabili 23%). I soggetti del Terzo Settore sono citati solo da una minoranza (anziani 5%; disabili 9%): questo in virtù, secondo quanto emerge dalla ricerca, della preferenza per una struttura pubblica (anziani 35%; disabili 38%), ma anche della mancata conoscenza, ad esempio, che le cooperative sociali offrissero servizi di questo tipo (anziani 29%; disabili 23%). La valutazione sul supporto ricevuto è complessivamente soddisfacente (anziani 90%; disabili 87%) ed emerge interesse per un orientamento rispetto al progredire della malattia del familiare (anziani 62%; disabili 72%). La quasi totalità delle famiglie con anziani non autosufficienti (89%) o con disabili (94%) riceve un supporto economico di diversa natura: nelle famiglie con anziani il 54% non è del tutto soddisfatto, mentre il 46% lo ritiene abbastanza o completamente adeguato; in quelle con disabili il 57% non è del tutto soddisfatto mentre il 43% lo ritiene abbastanza o completamente adeguato.

Oltre due famiglie su cinque si avvalgono di una badante (43%); tra queste il 26% in modo continuativo. Tra i canali di ricerca di una badante prevalgono reti informali: parenti, conoscenti, persone nella stessa situazione (84%) seguiti da Terzo settore (14%), Asl (11%), medico curante (7%), servizi di incontro domanda/offerta (7%). Complessivamente la ricerca di una badante risulta abbastanza facile (71%), sebbene emerga qualche difficoltà per circa una famiglia su tre. L’interesse per un servizio di disbrigo pratiche badanti, segmenta il campione esattamente a metà: il 50% lo ritiene utile e l’altra metà no. Chi non ricorre a una badante, afferma di riuscire a gestire autonomamente l’accudimento della persona (44%), o ritiene che una persona di famiglia fornisca un accudimento migliore rispetto a un estraneo (21%). Il 79% delle famiglie con disabili si avvale dei servizi di un operatore specializzato (infermiere o educatore), o più di uno. Per la sua ricerca, i canali più utilizzati sono le strutture sanitarie tradizionali: Asl (73%), seguita da medico curante (38%), parenti e amici (22%), struttura specializzata (20%).

”I risultati danno alcune utili indicazioni rispetto ai canali di accesso al mercato privato – dice Luca Comodo, direttore del Dipartimento ricerche politico-sociali di Ipsos -. Nell’ambito della cura dei bambini gli spazi sembrano essere ridotti: la rete familiare copre gran parte delle esigenze. Diverso invece il caso di anziani e in particolare delle famiglie con disabili dove una visione olistica della famiglia, la presa in carico non solo del disabile, ma del suo intero contesto di vita, sembra essere il passaggio centrale. Così come, per gli anziani, il supporto per la ricerca delle badanti. E in generale c’è attenzione per corsi che aiutino a confrontarsi consapevolmente con le condizioni date. C’è quindi lavoro da fare per la rete Umanapersone”.

“Da sempre lavoriamo con gli enti pubblici, che tuttora rappresentano i nostri principali interlocutori – afferma Marco Paolicchi, responsabile delle cooperative sociali di Legacoop Toscana -. Oggi però le cose stanno cambiando e la domanda di servizi privati è diventata qualcosa con cui le cooperative sociali sono chiamate necessariamente a confrontarsi. E devono farlo senza perdere di vista il rispetto delle regole e dei valori, la difesa della legalità e con una profonda attenzione ai bisogni dei territori. Senza questi elementi non ci può essere vera innovazione sociale”.

“L’ampliamento dei bisogni e la contrazione di risorse pubbliche chiama la cooperazione sociale a confrontarsi con mercati differenti – sostiene Eleonora Vanni, presidente nazionale di Legacoopsociali -. L’elemento qualificante per noi rimane l’integrazione fra soggetti e risorse pubbliche, private e del privato sociale, finalizzate alla reale esigibilità dei diritti sociali e di salute dei cittadini”.

Cos’è la rete UP Umanapersone

Umanapersone è una rete composta da 13 cooperative sociali toscane, affiliate a Legacoop Toscana, che complessivamente danno lavoro a quasi 4600 occupati e il cui fatturato aggregato è pari a circa 110 milioni di euro. Umanapersone offre servizi di cura e assistenza, prestazioni infermieristiche e fisioterapiche, percorsi educativi e di tutoraggio scolastico per minori, servizi specialistici legati a disturbi dell’apprendimento, supporto alle famiglie per disbrigo pratiche, consulenze, traduzioni e mediazione linguistica. È presente con il proprio personale specializzato (42 case manager) in 25 zone distretto della Toscana. È convenzionata con UniSalute, Jointly-Il welfare condiviso e con l’Istituto DIRPOLIS e l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

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