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Lunedì, 11 Dicembre 2017

Articoli filtrati per data: Venerdì, 24 Novembre 2017 - nelPaese.it

Il direttore generale di Amnesty International Italia, Gianni Rufini, ha denunciato le politiche disumane poste in essere dalle autorità di Pordenone e Gorizia, dove decine di migranti e richiedenti asilo hanno trovato ripari di fortuna, accolti dalla solidarietà di tante singole persone e associazioni ma al contempo oggetto di misure dissuasive da parte delle istituzioni locali. La vicenda, per quanto riguarda Gorizia, è stata mostrata anche su nelpaese.it con il video di Ivan Grozny e con la notizia della chiusura della "Bombi" da parte del sindaco. 

"In questi giorni abbiamo letto e ascoltato frasi di sindaci e assessori secondo cui un'accoglienza degna e rispettosa dei diritti umani costituirebbe un fattore di attrazione per altri migranti e richiedenti asilo. Da qui le misure di deterrenza: niente servizi igienici, niente dormitori e costanti minacce di sgombero", ha dichiarato Rufini. 

"Queste politiche disumane e di sapore elettoralistico non faranno altro che costringere persone in condizioni di grave vulnerabilità a cercare riparo nella città accanto. Siamo accanto a chi in questi giorni, a Pordenone come a Gorizia e altrove, sta dalla parte dell'accoglienza e dei diritti uman

Pubblicato in Migrazioni

Napolilandia, arriva il turismo di massa e cambia la faccia al centro storico. Nel mirino c’è la questione sociale del diritto alla casa nella ricerca condotta dall’architetto Alessandra Esposito e che è stata presentata ieri dalla campagna cittadina Magnammece ‘o pesone.

“Siamo convinti ci sia anche un ostacolo culturale da affrontare rispetto alla retoriche sul turismo – ha detto Alfonso De Vito della Campagna Magnemmece ‘o pesone - e alla necessità di un approccio non ideologico al processo. Occorre uscire da una serie di fraintendimenti linguistici: ormai più che di sharing economy è giusto parlare in questi casi di "on demand economy" e il problema più che il bnb è rappresentato dalla locazione di interi appartamenti (i cosiddetti "affitti brevi" di "case vacanza" che in realtà approfittano di un totale vuoto normativo nella situazione italiana) che rappresentano però il 65% delle offerte presenti sulle grandi piattaforme”.

Sono stati illustrati i dati quantitativi e qualitativi in merito all'impatto dei flussi turistici e delle piattaforme on line come Airbnb sul mercato immobiliare, sulla rendita e di conseguenza sulla disponibilità di alloggi, sul livello degli affitti e sul diritto alla casa. Un fenomeno che ormai ha dimensioni globali e sta performando le aree storiche di molte importanti città e che a Napoli potrebbe avere e sta avendo un impatto molto veloce (in generale l'Italia è il terzo cliente mondiale di airbnb). I dati raccolti sulla città di Napoli sono stati comparati con quelli di altre città europee che hanno messo in campo tentativi di contromisure come Barcellona, Londra, Berlino per cercare di alimentare un confronto che arrivi a delle scelte amministrative su come contenere e governare il fenomeno, soprattutto di attutirne l'impatto sul diritto all'abitare delle fasce più deboli.

Come a dire che la rendita immobiliare si è appropriata di questi strumenti per una specie di "turbovalorizzazione" di cui però i più deboli rischiano di pagare il prezzo. Restituiamo intanto qualche elemento. Nel 2014-2015 è esploso il fenomeno di airbnb in italia, con un incremento in un solo anno di queste offerte del 550%.

A Napoli in appena tre anni l'offerta sulla piattaforma di airbnb è arrivata a circa 4600 host, di cui, stando alle statistiche precedenti, oltre tremila sono "case vacanza". Parliamo di oltre tremila appartamenti scomparsi dal mercato delle locazioni ordinarie e quasi tutti concentrati nell'area dei quartieri storici, la cosiddetta "area unesco".

Gli effetti più ovvi sono l'incremento dei costi degli affitti ordinari, un nuovo processo di concentrazione della proprietà e la tensione a liberarsi dagli inquilini economicamente troppo deboli per resistere. “In diversi casi – aggiunge De Vito - non parliamo dello sfratto di singoli appartamenti, ma di interi palazzi e che sta cambiando il volto ad alcune aree della città (la parte bassa dei quartieri spagnoli ad esempio)” .

Altra faccia della medaglia è la potente elusione fiscale, dalla fiscalità generale (molte transazioni sono totalmente in nero) alle tasse locali, non solo la tassa di soggiorno ma anche l'IMU visto che l'offerta alberghiera a due e tre stelle sta scomparendo in favore di questa modalità che nasconde la sua natura commerciale esternalizzando i servizi alle agenzie.

Un’altra ricerca “amatoriale” è stata condotta da un altro gruppo di ricercatori ed è stata illustrata dalla ricercatrice Anna Fava su come cambia la risposta del commercio al flusso turistico: botteghe si trasformano in trattorie, i bassi si adeguano alla domanda di b&b e case vacanza, i generi alimentari tradizionali come la mozzarella di bufala subiscono sensibili aumenti. Siamo di fronte a un fenomeno di offerta al fronte di una domanda di consumo turistico che però vede intere zone in una situazione di completa “deregulation”.

Presenti in sala alcuni consiglieri comunali, il presidente del consiglio comunale e l'assessore comunale al Bilancio Enrico Panini che si è detto disponibile ad aprire un tavolo di confronto. In questo scenario la domanda viene posta all’Amministrazione comunale che nel suo Piano Napoli 2020 presenta la città in forma “competitiva” per attrarre turismo ma non mostra quali interventi per governare il fenomeno che ha anche un altro aspetto: il dilagare del lavoro nero, anche nei principali siti archeologici e storici del centro antico.  

Pubblicato in Campania

E' stato svelato oggi durante la conferenza stampa che si è svolta alla Casa de Cinema di Roma l’intero programma della 35esima edizione del Torino Film Festival (24 novembre - 2 dicembre).

Il film “Al massimo ribasso” è in programma nella sezione Festa mobile/Film Commission Torino Piemonte e verrà proiettato nei seguenti giorni: Lunedì 27 novembre, ore 19.45 , Cinema Reposi 1 (Proiezione ufficiale), Mercoledì 29 novembre, ore 22.30 Cinema Reposi 5 (replica), Giovedì 30 novembre, ore 12.00  Cinema Reposi 1 (replica)

È il primo lungometraggio prodotto dalla Cooperativa Arcobaleno, che si occupa del riciclo della carta, e che ha lanciato un crowdfunding per il finanziamento e ha ricevuto il sostegno di Coopfond e Legacoop. La regia è di Riccardo Japino: sullo sfondo delle gare d'appalto, in cui vince chi presenta l'offerta più bassa a discapito di qualità, sicurezza, dignità del lavoro.

I biglietti e gli abbonamenti a tariffa intera potranno essere preacquistati sul sito del festivalwww.torinofilmfest.org La prevendita online sarà attiva dal giorno 14 novembre alle ore 14.00 circa e continuerà per tutta la durata della manifestazione, fino a 24 ore prima dell’inizio di ogni proiezione.

I biglietti e gli abbonamenti acquistati in prevendita dovranno essere ritirati durante il Festival presso le casse dei cinema nei normali orari di apertura, presentando il codice ricevuto all’atto dell’acquisto. Per il ritiro è consigliabile presentarsi con un anticipo di almeno 15 minuti rispetto all’inizio della proiezione.

 

Pubblicato in Piemonte

Le esperienze, i ricordi, gli aneddoti, le storie: raccontate dagli anziani e raccolte dai ragazzi, a Massa Marittima (Gr) sono diventate un calendario per il 2018, intitolato “L’amicizia non ha età”. Il calendario, che verrà presentato il 6 dicembre alle ore 17 alla Sala “Mariella Gennai” all’ex Convento delle Clarisse, arriva a conclusione di un laboratorio che ha visto protagonisti gli studenti della II C dell’anno scolastico 2016/2017 della scuola media dell’Istituto comprensivo “Don Curzio Breschi” – con loro la professoressa d’italiano Simonetta Noferi - e unaventina di “nonni” ospiti della Residenza assistenziale (RA) “San Giuseppe”, gestita dalla cooperativa Cuore Liburnia Sociale (CLS).

Il progetto, incentrato sul tema dell’autobiografia, si è sviluppato durante lo scorso anno scolastico: da ottobre 2016 a giugno 2017 i ragazzi sono andati in visita alla struttura, per conoscere gli anziani ospiti, entrare in confidenza con loro, ascoltare i loro racconti. “Inizialmente gli incontri avvenivano una volta alla settimana, poi una volta al mese – afferma Michela Pini, educatore responsabile della RA San Giuseppe -. È sempre stato un momento molto atteso, non soltanto dagli anziani, desiderosi di trascorrere del tempo con i ragazzi, ma anche dai più piccoli. A un certo punto, infatti, sono stati proprio gli studenti a chiedere in maniera autonoma di poter venire a trovare i nonni anche di pomeriggio”.

Da questo scambio tra le generazioni è nata innanzitutto una vera amicizia. E poi un calendario che raccoglie le storie raccontate da undici “nonni” e messe per iscritto dagli alunni della II C e che affrontano vari temi: il matrimonio, la famiglia, il lavoro, la guerra. Accanto a ogni storia c’è un ritratto dell’anziano o dell’anziana disegnato dai ragazzi. Ci sono poi alcuni commenti degli studenti coinvolti nel progetto. Scrive ad esempio Matteo: “I primi giorni non sapevamo che cosa dire, ma ora che ci conosciamo da vari mesi, parliamo come tra amici”. Dice Sonia: “Mi sono ricordata della mia povera nonna, di quando stavo con lei, del suo modo di parlare. Di lì si è creato un legame speciale”.

L’esperienza “è stata molto apprezzata da entrambe le parti, ha rappresentato per tutti un’occasione di scambio e arricchimento, andando oltre le aspettative – aggiunge Michela Pini -. Daremo continuità al progetto, coinvolgendo questa volta gli studenti e i “nonni” ospiti della struttura in piccoli laboratori teatrali”.

“Voglio ringraziare tutti i soggetti coinvolti – conclude Assunta Astorino, presidente della cooperativa Cuore Librunia Sociale (CLS) -. Esperienze come queste sono importanti, perché si pongono l’obiettivo di favorire lo scambio tra generazioni, cercando di recuperare gradualmente una dimensione di comunità, di inclusione e di appartenenza”.

 

 

Pubblicato in Toscana

Se non si può parlare di situazione di emergenza, poco ci manca. Le condizioni di vita nelle periferie delle città italiane (sia in quelle metropolitane, sia in quelle delle città medio-grandi) sono nettamente peggiorate nel corso degli ultimi anni per il 42% dei residenti.  Lo spiega le rilevazione PoliticApp Swg di questa settimana che arriva in un momento di forte tensione in alcune periferie come Ostia a Roma o quelle di Napoli dopo i fatti criminali di questi giorni. Una situazione che, però, investe anche città del nord come Torino e Milano dove su molti aspetti simili.

Di segnali di miglioramento ne parla solo una sparuta minoranza (13%), per il resto dei cittadini il quadro è perennemente uguale a se stesso, colto nel suo avvolgente senso di degrado e abbandono. Le criticità vissute da chi vive in queste realtà sono molteplici, ma quelle al calor bianco sono: la criminalità (37%), l’onnipresenza dello spaccio di droghe (14%), il problema della mancanza o dell’eterna precarizzazione del lavoro (36%), il vuoto di opportunità e futuro per i giovani (33%), il fastidio e la preoccupazione, in costante crescita nel corso degli ultimi anni, per la presenza degli immigra- (36%) e, infine, il sempre verde tema della ghettizzazione (17%), del vivere in ambi- esclusi dal cuore della vita urbana, lontani dai luoghi in cui crescono le possibilità, il benessere e la qualità dell’esistenza.

Le periferie urbane, siano esse alle latitudini nordiche o a quelle meridionali, mantengono inalterato il loro cliché esistenziale, marcato da violenza, abbandono, senso di frustrazione e rischio di guerra tra poveri. Il degrado, in ogni area, resta il tratto distintivo di queste parti urbane, alimentato da un micidiale cocktail, in cui primeggia la dimensione soffocante e dilagante della microcriminalità (45%), la pervicace e indisturbata operosità degli spacciatori (30%); il senso di abbandono, nutrito e sostenuto dalla scarsa cura degli spazi comuni, dalla mancanza di illuminazione (25%), dall’esistenza di edifici in stato di abbandono (24%) e dal dilagare di scritte e graffiti (17%).

Il contesto sociale

Completano il quadro, la presenza di mendicanti (19%), clochard (8%) e prostitute (15%). Per i cittadini che vivono nelle periferie delle nostre città la scala delle priorità è chiara e nitida. Complessivamente, le richieste tracciano il profilo di un modulo di azione che non è solo di investimento infrastrutturale ed economico, ma ha i contorni di un progetto di ri-umanizzazione esistenziale di queste parti delle città.

I residenti  richiedono interventi massicci sul fronte della sicurezza (priorità delle priorità, che è al 45%); azioni di controllo e integrazione dei flussi migratori (38%); investimenti poderosi per la manutenzione, cura e pulizia degli spazi pubblici (36%), ma anche progetti per aree verdi, per il recupero di spazi ed edifici abbandona-. Dalle periferie arriva forte la richiesta di ricucire le cesure, di potenziare i trasporti pubblici, per rendere queste parti urbane più vicine al resto della ci@à (28%), di interventi per limitare le forme di marginalizzazione sociale (27%), di incentivi alle attività economiche, per far nascere nuove opportunità. Il quadro che emerge dalle periferie delle città del nostro Paese è sicuramente sconsolante. E lo è ancor di più se si guarda al futuro, con il 40% dei residenti che non prevede alcun miglioramento per il quartiere in cui vive e si prefigura una permanente realtà di disagio e sofferenze. In tutto questo la relazione con la politica mantiene alcuni tratti peculiari.

Da un lato, i livelli di astensione sono leggermente maggiori rispetto alla media, dall’altro lato, i parti che vanno per la maggiore (da0 calcola0 sulle intenzioni di voto del 16/11/2017) sono la Lega Nord (che prende mediamente quasi il 5,7% in più) e i raggruppamenti  estremisti di destra, mentre appaiono più penalizzati i Cinquestelle (-1% rispetto alla media nazionale) e il PD (-0,6%).

Pubblicato in Nazionale

Donne, salute e diritti. Il 25 novembre la piazza Non una di meno vedrà anche la presenza di due componenti che riflettono su altre angolazioni per il corpo delle donne e della sua difesa. Quest’anno c’è anche un’altra significativa novità: alla Manifestazione parteciperanno come gruppo, informale ma coeso, e sotto uno striscione senza sigle anche le donne e le ragazze con disabilità per portare il loro sostegno contro la violenza maschile e di genere in tutte le sue forme. Ma non solo.

La partecipazione di tante donne con disabilità sarà importante per fare finalmente emergere la discriminazione plurima da esse subìta, fatta di costrizioni e violenze sia fisiche che psicologiche, di esclusione. Perché donne e perché disabili. È un messaggio che la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap sostiene con forza, richiamando sia la Convenzione ONU che gli ormai numerosi atti e pronunciamenti UE: “la prospettiva delle donne e delle ragazze con disabilità va considerata in tutte le politiche in materia di parità di genere”. Ciò che oggi, purtroppo, non avviene nella società, nel lavoro, nei servizi sanitari e in molti altri ambiti da cui ci si attendono invece pari opportunità.

E non sfugge a FISH “quanto le ragazze e le donne con disabilità siano ancora più esposte a violenze e molestie, spesso nell’impossibilità di difendersi, denunciare, fuggire”. Anche per questo “la prospettiva di genere anche nella disabilità” rimane uno dei punti fermi delle rivendicazioni politiche di FISH. In Piazza della Repubblica alle ore 14 ci sarà lo striscione “Le donne con disabilità contro ogni discriminazione e violenza”.

Donne e ambiente

L’associazione ASud sarà in quella stessa piazza proponendo ciò che si perpetua sui corpi delle donne “attraverso le politiche di gestione ambientale che, nel nostro paese, guardano alla tutela degli interessi economici di qualcuno e non alla salute dei cittadini e delle cittadine”.

“E’ una forma di violenza che ha impatti sulla nostra salute – scrive ASud - sulla nostra fertilità, sulla capacità del nostro organismo di sostenere gravidanze, sulla nostra capacità di allattare.Non è niente che ci siamo inventate: il nesso tra inquinamento ambientale e salute delle donne è stato affermato chiaramente, e con preoccupazione, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Quello che mangiamo, beviamo, respiriamo, nei territori in cui viviamo, determina quello che accade ai nostri corpi: si tratta spesso, sempre di più, di veleni, di fattori che generano malattie e morte”.

E non è un caso che molti movimenti territoriali in difesa dell’ambiente e della salute contro l’avvelenamento tossico abbiano visto donne e madri in prima fila: dalla Terra dei fuochi alle mamme volanti di Brescia, dal Passeggino rosso di Brindisi alle No Tap

 

Pubblicato in Nazionale

Tra Matera e il Trentino c’è un rapporto di lunga data, basato sul ricordo ancora vivo della figura di Alcide De Gasperi: fu il grande statista trentino, infatti, da presidente del Consiglio dei ministri, a promuovere nel 1952 la legge che affrontò e risolse per la prima volta il problema dei “Sassi”, nei quali viveva in condizioni disastrose buona parte della popolazione materana. Quest’anno il gemellaggio ideale tra i due territori si arricchisce di un nuovo elemento: la collaborazione tra il Matera Sport Film Festival e il Trento Film Festival della montagna, che è stata siglata giovedì 23 novembre, in occasione dell'apertura della rassegna lucana dedicata allo sport. 

Trento Film Festival e Uisp dal 2015 hanno avviato un rapporto di collaborazione “al fine di arricchire la programmazione annuale del Trento Film Festival con iniziative pubbliche che mettano al centro lo sport nella sua valenza sociale e un’idea di montagna accessibile e aperta a tutti, nonché di favorire la conoscenza delle attività culturali del Trento Film Festival nei diversi eventi che l’Uisp svolge in tutta Italia nel corso dell’anno aventi a che fare con le attività di montagna e in ambiente naturale, sfruttando le opportunità del programma 365.” Al progetto partecipa anche Trentino Film Commission, che da anni collabora con il Trento Film Festival organizzando appuntamenti rivolti a produttori cinematografici e incontro di approfondimento, nonché “Orizzonti vicini”, sezione specifica nell’ambito del Trento Film Festival dedicata alle produzioni regionali.

Da questo intreccio consolidato, che ha portato l'Uisp Trentino negli ultimi tre anni a organizzare diverse iniziative inserite nel calendario del Trento Film Festival, si è sviluppata questa nuova relazione con il Matera Sport Film Festival, giunto alla sua settima edizione e sempre più interessato a crescere e rafforzare le relazioni con altre realtà italiane ed europee, in vista dell’importantissima scadenza del 2019, anno in cui la “Città dei Sassi” sarà Capitale europea della cultura. Il sodalizio tra i due Festival e tra le due Film Commissions darà spazio al rapporto affascinante e complesso tra uomo e natura, promuovendo la conoscenza e la difesa dei territori, approfondendo i legami con popoli e culture, celebrando le grandi e piccole imprese dello sport nazionale ed internazionale.

Il Matera Sport Film Festival, realizzato in collaborazione con la Fondazione Lucana Film Commission, il Comitato Uisp Basilicata, l’Ufficio scolastico regionale della Basilicata, il CONI-Comitato Regionale Basilicata, con il patrocinio della Fondazione Matera-Basilicata 2019 ed il Comune di Matera, è in programma dal 23 al 25 novembre: sono oltre 600 i film, documentari e cortometraggi pervenuti per questa settima edizione, provenienti da oltre 50 Paesi di tutto il mondo.

Giovedì 23 novembre la cerimonia di apertura è stata preceduta dalla proiezione di “Non gioco più”,  il cortometraggio diretto da Sebastiano Luca Insinga, prodotto da Jump Cut, realizzato grazie al contributo di Mibact, Lucana Film Commission e Trentino Film Commission. Venerdì 24 sarà invece in concorso “The White Maze”,  di Matthias Mayr, già in concorso nella scorsa edizione del Trento Film Festival, a seguire un momento di presentazione delle due realtà trentine al pubblico e ai professionisti presenti a Matera.

Pubblicato in Sport sociale

E’ stato presentato ieri mattina a Roma nella sede della Fondazione CON IL SUD e alla presenza del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina il nuovo bando sperimentale “Terre Colte”, promosso dalla Fondazione CON IL SUD in collaborazione con Enel Cuore Onlus.

L’obiettivo dell’iniziativa è valorizzare i terreni agricoli incolti, abbandonati o non adeguatamente utilizzati in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia, rivitalizzando la tradizione legata all’agricoltura e all’allevamento in queste regioni, anche attraverso l’inclusione sociale e lavorativa di persone in condizione di disagio, offrendo nuove opportunità per i giovani e favorendo l’introduzione di innovazioni tecnologiche e colturali.

A disposizione 3 milioni di euro, di cui 2 milioni messi a disposizione della Fondazione CON IL SUD e 1 milione da Enel Cuore. Le proposte potranno essere presentate esclusivamente online tramite il sito della Fondazione entro il 23 febbraio 2018 da organizzazioni del Terzo settore, in partnership con altre realtà non profit, ma anche con istituzioni, università, enti di ricerca e imprese profit.

“Questa iniziativa – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina - apre nuove possibilità allo sviluppo di un modello agricolo innovativo e inclusivo nelle aree del Mezzogiorno. In questi territori l’agricoltura si sta dimostrando un pilastro cruciale non solo dal punto di vista economico, ma sotto il profilo occupazionale, sociale ed ambientale. Nell’ultimo anno i giovani impegnati in agricoltura nel Sud sono cresciuti del 13%, un dato molto importante, perché ci parla di futuro. Credo poi vada sottolineato il coinvolgimento del terzo settore in questo bando, perché le esperienze di agricoltura sociale che abbiamo tutelato con una legge ad hoc rappresentano una nuova forma di welfare che va valorizzata e sostenuta. Noi ci siamo”.

“Siamo convinti che il tema sia strategico per il futuro del Mezzogiorno – ha dichiarato Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione CON IL SUD – perché riguarda la proposta di un modello di sviluppo realmente sostenibile per il nostro Sud. ‘Terre Colte’ significa anche questo: avere l’intelligenza di saper coniugare i cambiamenti di un mercato attento alle tradizioni del territorio con quelli di un nuovo ‘paradigma’ dello sviluppo, che vede al centro la comunità e la coesione sociale, i giovani e la conoscenza”.

“Il bando Terre Colte guarda alle grandi possibilità offerte dal Mezzogiorno - afferma Patrizia Grieco, Presidente di Enel Cuore - a partire dalle tradizioni e dal territorio, attraverso il coinvolgimento diretto delle comunità locali, delle associazioni e dei giovani. La partecipazione di tutti gli attori coinvolti è indispensabile per favorire l'affermazione di nuovi modelli di sviluppo, più inclusivi e sostenibili. In questa ottica, il bando rappresenta un’importante opportunità per supportare il rinnovamento del mondo agricolo, nonchè per aiutare i giovani a costruire il loro futuro nella propria terra”.

L’iniziativa prevede la concessione, da parte dei proprietari, di uno o più terreni a uno o più soggetti del partenariato che propone il progetto, per una durata minima di 10 anni di cui i primi 5 a titolo gratuito o simbolicamente oneroso. Le partnership di progetto dovranno essere composte da almeno tre soggetti, di cui almeno due di Terzo settore. Potranno inoltre essere coinvolti il mondo economico, delle istituzioni, dell’università, della ricerca.

Le proposte potranno prevedere, oltre alle attività di coltivazione e di allevamento, iniziative di tipo artigianale, commerciale, sociale, turistico-ricettivo, etc., purché strettamente connesse e accessorie a quelle di carattere agricolo. Il contributo per singola proposta è di massimo 500.000 euro. 

Scenario

L’agricoltura ha rappresentato per lungo tempo la principale fonte di reddito degli italiani. Al censimento del 1901 il 64,7% dei lavoratori era impegnato in agricoltura, con una eguale distribuzione tra Nord (64,9%) e Sud (64,3%). Nel tempo però le strade delle due parti del Paese si sono divise: al censimento del 1961 la quota di popolazione lavorativa complessivamente impegnata nel settore primario era pari al 30% ma, mentre al Nord era del 23,8%, al Sud si attestava al 43,1%. Ancora nel 2001, mentre al Nord i lavoratori impegnati in agricoltura rappresentavano il 3,9% del totale, al Sud questa componente era proporzionalmente più che doppia (9,2%). L’agricoltura ha, dunque, segnato profondamente la storia del Mezzogiorno.

Nonostante le tante problematiche, di natura climatica e globale oppure legate ai locali processi di cementificazione scriteriata, alcune componenti dell’agricoltura meridionale hanno saputo rilanciarsi, grazie ad un attento lavoro di qualità sui prodotti, alla capacità di connettersi con i mercati nazionali ed esteri e allo sviluppo di nuovi modelli, con particolare riferimento alle esperienze di agricoltura sociale. La terra e il lavoro agricolo, e insieme con essi l’ambiente e il paesaggio che da questi si originano, sono dunque una grande opportunità soprattutto per i giovani, non solo per garantire reddito e occupazione, ma anche per favorire il consolidamento di percorsi di coesione sociale che hanno caratterizzato per secoli la vita umana nel Mezzogiorno.

D’altro canto, in questa fase si registra una crescita del settore agricolo e un forte interesse delle nuove generazioni. Una recente indagine della Coldiretti ha dimostrato che l’Italia, con i suoi 50 mila agricoltori under35, è leader in Europa nel numero di giovani in agricoltura. Ma per le nuove leve, nel 50% dei casi, l’accesso alla terra resta il principale ostacolo. 

 

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