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Martedì, 22 Maggio 2018

Articoli filtrati per data: Lunedì, 27 Novembre 2017 - nelPaese.it

Il 29 Novembre dalle ore 16, nel Complesso Monumentale di Santa Maria La Nova (Sala del Consiglio Metropolitano) a Napoli, si terrà la presentazione e proiezione in anteprima assoluta, ad ingresso gratuito, del promo per il film ASTRID'S SAINTS che sarà girato prossimamente a Napoli dal regista e artista multimediale Mariano Baino, partenopeo trapiantato a New York, grazie alla Green Card per i suoi "eccezionali meriti artistici". Dagli Stati Uniti, in occasione dell'evento, sarà presente l'attrice e artista italo-americana Coralina Cataldi-Tassoni, protagonista e co-sceneggiatrice (con Baino) di ‘Astrid’s Saints’.

A seguire, conferenza stampa e incontro di Mariano Baino e Coralina Cataldi-Tassoni con la Stampa e il Pubblico presenti. Interverranno Maurizio Gemma, direttore della Film Commission Regione Campania, e il produttore Gaetano Di Vaio della Bronx Film (Gomorra La Serie, Per Amor Vostro); modera il giornalista Antonio Tricomi di La Repubblica. Nel corso della serata verrà  proiettato anche, in anteprima napoletana, il nuovissimo cortometraggio LADY M 5.1 di Mariano Baino, con Coralina Cataldi-Tassoni nel ruolo principale di Lady Macbeth, per il quale ha vinto il Premio d’Eccellenza come attrice protagonista al ‘Best Shorts Competition’. Al termine dell’evento verrà servito un rinfresco.  La manifestazione è organizzata in collaborazione con Animartis Cultura e C.E.F.A.

La storia

Questo dramma mystery psicologico, è ambientato in un mistico paese di nostra invenzione, in cui quello che vediamo è sempre in bilico tra realtà e allucinazione. Il film userà le straordinarie risorse artistiche e la spettacolare architettura di Napoli in modo unico per ricreare una vera e propria realtà alternativa. La storia di ASTRID'S SAINTS verrà vissuta attraverso gli occhi di Astrid, una madre che ha perso il suo amato bambino, e spende le sue notti insonni nella stanza di suo figlio, che è rimasta inalterata da quel tragico giorno. Con l'avvicinarsi dell'anniversario della morte di suo figlio, Astrid cerca sempre più conforto nella fede ed è proprio in chiesa, mentre sta pregando, che una voce le sussurra: "Per cosa preghi?"

Astrid è ben lontana dall'immaginare che, dal momento in cui si volta per guardare Martha, la dolce donnina anziana che le ha sussurrato queste parole, la sua vita cambierà per sempre. Guidata da Martha, Astrid incontra una serie di personaggi eccentrici e bizzarri e scoprirà che le donne che ha incontrato sono tutte madri in lutto, proprio come Astrid. Ma cos'altro le accomuna e quali misteri si nascondono dietro le loro preghiere?

Il regista

Acclamato dal quotidiano inglese ‘The Daily Star’ come "Un individuo con un’ immaginazione pura e selvaggia che farebbe invidia a Bram Stoker", Mariano Baino è un pluripremiato regista e artista multimediale, vincitore del “Prix Du Public” al FantAsia Film Festival di Montreal e del “Premio Vincent Price per il contributo straordinario al cinema del fantastico” al FantaFestival di Roma, per citarne solo alcuni. Il suo film Dark Waters è stato definito un “capolavoro del cinema d’autore di genere” dalla prestigiosa rivista Americana ‘FilmMaker Magazine’. In Italia, ‘La Repubblica’ ha dichiarato: "La critica specializzata ha accostato Baino, oltre che ai maestri dell'horror, anche a Ingmar Bergman per la cupezza delle ambientazioni, l'enigmaticità dei personaggi e lo spessore della riflessione religiosa"

Mariano Baino, che ha vissuto gli anni dell'adolescenza a Napoli, ha ricevuto la Green Card dal governo Usa per i suoi "eccezionali meriti artistici" (procedura molto rara). Il suo lungometraggio ‘Dark Waters’, girato in Ucraina tra mille vicissitudini, è stato premiato in diversi festival internazionali e celebrato con proiezioni in sale prestigiose quali il Lincoln Center di New York, la Cineteca Nazionale di Roma, e il Museo Nazionale del Cinema di Torino. "Dark Waters" è stato pubblicato in tutto il mondo in versione dvd e cofanetto

L’attrice

“Coralina Cataldi -Tassoni seduce con il suo talento” così viene descritta la premiata attrice, e artista multimediale, da ‘America Oggi’, quotidiano italiano negli USA. Nata a New York, con nonni materni di Agropoli, Coralina Cataldi-Tassoni è seguita da devoti fan internazionali, grazie alla sua distinta carriera in capolavori seminali del cinema Europeo (Opera, Il Fantasma Dell'Opera, La Terza Madre, per citarne solo alcuni). Il libro CORALINA: LA VITA È ARTE/L'ARTE È VITA, pubblicato in una prestigiosa edizione bilingue (Inglese/Italiano) ed edito dal noto giornalista Filippo Brunamonti (La Repubblica, The Huffington Post) è una celebrazione del lavoro di Coralina Cataldi-Tassoni da parte di illustri registi, produttori, artisti e critici. Il libro è stato recentemente incluso nella collezione della prestigiosissima New York Public Library of Perfoming Arts, la più importante biblioteca americana dedicata alle arti recitative.

Il noto giornalista Vincenzo Mollica, nella sua rubrica trasmessa nel corso del TG1 RAI, ha definito Cataldi-Tassoni come “Un'artista originale che ha tanto talento ed emozioni da regalare.” Nel 2016, ha vinto il ‘Premio d’Eccellenza’ come Attrice Protagonista al ‘Best Shorts Competition’, per la sua interpretazione di Lady Macbeth nel cortometraggio LADY M 5.1, un adattamento in chiave sperimentale dell'Atto 5, Scena 1 di Macbeth di William Shakespeare, per il quale ha inoltre curato i costumi e composto le musiche.

 

Pubblicato in Campania

Mercoledì 29 novembre esce in libreria, per la collana i Ricci di Edizioni Gruppo Abele, Il diritto a un reddito di base. Il welfare nell’era dell’innovazione, di Giuseppe Bronzini. L’autore propone un fondamento teorico per il reddito di base garantito e universale che permetta ai cittadini di vivere appieno la propria vita, liberi da una morsa economica senza argini. Un tema sempre più attuale nel dibattito europeo e italiano, in vista delle imminenti elezioni politiche. La prima presentazione nazionale del libro avverrà giovedì 7 dicembre alle 14.00 presso la fiera Più libri Più Liberi di Roma.

Il libro

«Un giorno ci domanderemo come abbiamo potuto vivere senza un reddito di base universale» afferma il filosofo belga Van Parijs. Giuseppe Bronzini, in questo volume dal taglio divulgativo, delinea un modello teorico e pratico per l’assunzione di un reddito di base per tutti i cittadini e per una riforma dell’intero sistema di welfare italiano. L’allarmante perdita di posti di lavoro, dovuta in parte anche al cambiamento strutturale del sistema produttivo, non può infatti essere gestita mantenendo l’attuale sistema sociale. Che fare, dunque? «In Italia la prospettiva non può che essere quella del rilancio attraverso una mobilitazione culturale dell’idea di un reddito di dignità, che abbia alcune caratteristiche irrinunciabili: l’adeguatezza[…], l’individualità della prestazione e, eventualmente, preveda una “ragionevole condizionatezza”[…], senza l’imposizione di attività (con i conseguenti controlli) irrispettose delle aspirazioni e competenze degli individui», teorizza l’autore.

Sinossi

Nel primo capitolo si ricostruiscono la nuova attenzione al tema del reddito di base e le sue cause; nel secondo si sintetizza, sul piano della storia delle idee, la proposta della garanzia di un minimo vitale, uno ius existentiae, con un cenno ai contributi più recenti; segue poi il processo di costituzionalizzazione del reddito minimo garantito e si torna sulla distinzione con il reddito di base nella prospettiva di un percorso di rafforzamento dei diritti della persona. Il successivo capitolo affronta il nesso tra diritto a un reddito minimo e lavoro alla luce della svolta della cosiddetta sharing economy, affrontando il problema delle tutele del lavoro autonomo che opera nelle piattaforme. I due successivi capitoli ricostruiscono rispettivamente la situazione in Italia e in Europa con l’ipotesi, in corso di chiarimento, di un european social pillar lanciata dalla Commissione europea nel 2017. Dopo alcune brevi conclusioni sul da farsi chiude il volume un glossario minimo.

L’autore

Giuseppe Bronzini, magistrato, consigliere presso la sezione lavoro della Corte di cassazione, è socio fondatore dell’associazione Basic income network. Tra i suoi numerosi scritti: Diritti sociali e mercato globale, Rubbettino, 2007; Le prospettive del welfare in Europa, Viella, 2009; Il reddito di cittadinanza. Una proposta per l’Italia e per l’Europa, Edizioni Gruppo Abele, 2011.

 

Pubblicato in Economia sociale

Ivana Nikolic, oggi ha 25 anni, nata da padre bosniaco musulmano e madre serba cristiana, entrambi rom fuggiti dal conflitto balcanico e giunti in Italia con lo status di rifugiati politici. Nel nostro Paese, Ivana e la sua famiglia, per via dell’appartenenza al popolo Rom, sono stati trasferiti in un campo nomadi, nonostante quella condizione di vita non facesse parte della loro cultura di provenienza. 

Cresciuta in una sorta di “ghetto”, circondata dal degrado e con l’unica possibilità di chiedere l’elemosina, per tutta l’adolescenza Ivana ha guardato la vita passarle davanti: passava dalle case famiglia alle case-emergenza, condividendo la battaglia dei suoi genitori che, con il lavoro, cercavano nuove opportunità di miglioramento per i figli. Si sentiva esclusa dalla società, e non vedeva per sé l’opportunità di costruire un futuro diverso. A 16 anni, però, decide di cambiare vita: si impegna in un’associazione di volontariato, diventa tutor di un progetto contro l’abbandono scolastico, finisce le scuole superiori e si iscrive all’Università, lavorando per mantenersi durante gli anni di studio. Ha seguito corsi sui diritti umani e internazionali e prevede di laurearsi a breve.

Quella di Ivana è solo una delle tante storie di giovani che sono partiti da condizioni disagiate, ma grazie all’impegno personale e con il sostegno della “comunità educante” sono riusciti a costruirsi una nuova vita. Ivana ha raccontato la sua esperienza a Torino, al Teatro Nuovo, in occasione della prima tappa della manifestazione nazionale #Conibambini- Tutta un’altra storia. Una iniziativa promossa dall’impresa sociale Con i Bambini, che attraverserà l’Italia da Nord a Sud per incontrare le comunità educanti dei territori e soprattutto i ragazzi, per ascoltarli e condividere con loro idee e buone pratiche di contrasto alla povertà educativa minorile e offrire opportunità significative ai giovani.

La tappa torinese è stata organizzata insieme a Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Fondazione CRC, in collaborazione con l’Associazione delle 12 Fondazioni di Origine bancaria del Piemonte, impegnate nel mettere in campo progetti contro la povertà educativa minorile e aderenti all’omonimo Fondo nazionale, nato da un’intesa tra Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo.

Il dibattito

Sono intervenuti: Carlo Borgomeo (Presidente di Con i Bambini); Giovanni Quaglia (Presidente Fondazione CRT e Presidente dell’Associazione delle Fondazioni di Origine bancaria del Piemonte); Francesco Profumo (Presidente Compagnia di San Paolo); Giandomenico Genta (Presidente Fondazione CRC).

“L’obiettivo generale della campagna – ha spiegato Carlo Borgomeo presidente di Con i Bambini- è quello di promuovere i temi legati al Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile e la missione che caratterizzano l’impresa sociale, meglio sintetizzati da tre parole chiave: “povertà educativa minorile”, “comunità educante”, “periferie”. Tre parole che potrebbero cambiare il presente e il futuro di molti bambini e ragazzi costretti a vivere periferie quotidiane, mancanza di opportunità, in contesti di povertà e dove, la comunità educante, non riesce a dare risposte concrete privandoli del proprio futuro. Dalle tappe della manifestazione – prosegue Borgomeo - emergeranno buone prassi che potrebbero rappresentare un esempio a livello nazionale, e allo stesso tempo fare notare le criticità, i bisogni di quella generazione talmente liquida da sembrare invisibile”

“La povertà educativa dei minori –ha detto il presidente della Fondazione CRT e dell’Associazione delle Fondazioni di Origine bancaria del Piemonte, Giovanni Quaglia – è certamente un tema sfidante per chi, come la Fondazione CRT e le altre Fondazioni piemontesi, lavorano per contrastare le fragilità sociali, economiche e culturali del nostro tempo, riducendo le aree del disagio e della marginalità. L’attenzione alle periferie, sia del territorio sia dell’anima, come terreno ricco di potenzialità da coltivare e su cui investire, è il primo passo per una crescita più equilibrata, sostenibile, solidale: in una parola, più equa e più giusta, proprio perché finalizzata a compensare le disuguaglianze che, con tutta evidenza, esistono nella distribuzione delle risorse nella società, tra contesti territoriali e tra le famiglie stesse”.

“La nostra Fondazione- ha continuato Francesco Profumo, Presidente della Compagnia di San Paolo-  promuove l’educazione, la cultura e la conoscenza, sostiene le scuole nel loro prezioso operare quotidiano, dà forza alle tante esperienze di inclusione e di lotta alla povertà educativa che rappresenta una delle dimensioni più evidenti e preoccupanti del fenomeno della povertà nel nostro Paese. Al centro i ragazzi che apprendono, attraverso l’innovazione della didattica, il rafforzamento delle comunità educanti, la valorizzazione di competenze fondamentali per un percorso educativo di qualità. Vogliamo favorire ovunque, a partire dalle scuole, processi educativi capaci di dare di più alle parti deboli, alle parti forti e talentuose e alle parti inesplorate e da scoprire di ciascuno”.

Per Giandomenico Genta, presidente della Fondazione CRC “Il Fondo, nato dalla collaborazione con il Governo e il Terzo Settore, offre oggi un’occasione unica per contrastare, in collaborazione con tutti i soggetti che ogni giorno operano in campo educativo e sociale, la povertà educativa. Questo significa combattere il rischio di abbandono scolastico offrendo nuove opportunità ai giovani che abitano territori marginali, affrontare le sfide della multiculturalità e della costruzione di un’identità comune, stimolare la crescita di cittadini attivi e responsabili. Sfide essenziali a cui è necessario dare risposta, per costruire il futuro delle nostre comunità”

Le storie e il progetto

Durante l’evento di Torino oltre alla storia di Ivana, sono state condivise con i 900 ragazzi delle scuole piemontesi presenti in sala altre tre esperienze: quelle di Alessandro, Maria e Esa, coinvolti in alcuni interessanti interventi sostenuti dalle Fondazioni del territorio. Ad accompagnare i ragazzi sul palco nel racconto delle loro storie, quattro ospiti speciali: Luigi Mastrangelo, campione di pallavolo; la cantante Loredana Errore, il campione paralimpico Rio 2016 Oney Tapia e il parkourer romano Gianpaolo Anastasi.

Nei prossimi mesi la manifestazione farà tappa a Reggio Emilia, Milano, Napoli, Brindisi, Catania e si concluderà nella prossima primavera a Roma, dove le storie e le buone pratiche raccolte durante la campagna verranno simbolicamente consegnate alle istituzioni.

Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo – la cui dotazione è di 360 milioni di euro per tre anni -  a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD.

 

In poco più di un anno sono stati pubblicati tre bandi (Prima Infanzia 0-6 anni, Adolescenza 11-17 e Nuove Generazioni 5-14 anni, quest’ultimo ancora in corso con scadenza il 9 febbraio) e approvati i primi 80 progetti relativi alla fascia di età 0-6 anni, sostenuti con 62,2 milioni di euro.

 

In allegato, sono disponibili le schede di presentazione dei progetti piemontesi del Bando Prima Infanzia sostenuti con il Fondo e le altre storie presentate durante l’evento.

 

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Medici senza Frontiere (MSF) invita le autorità della Papua Nuova Guinea (PNG) a permettere alla propria équipe l'accesso nei Centri di transito per richiedenti asilo e rifugiati di Manus, per valutare le condizioni delle persone al loro interno e fornire cure mediche essenziali a seconda dei casi.

Domenica 19 novembre, MSF aveva ricevuto un'autorizzazione scritta dalle autorità della PNG per valutare le condizioni mediche all'interno del Centro di elaborazione regionale (RPC), ufficialmente chiuso, ma nel quale vivevano ancora centinaia di persone. Di conseguenza, mercoledì 22 novembre, un’équipe composta da due medici e uno specialista di acqua e servizi igienico-sanitari è arrivata sull'isola di Manus in attesa di avere accesso al Centro. Tuttavia, venerdì 24 novembre, la polizia della PNG ha sgomberato i 328 rifugiati e richiedenti asilo rimasti nel RPC inviandoli in Centri di transito alternativi. Finora l’équipe di MSF non è riuscita ad avere accesso a nessuno di questi Centri, nonostante l'autorizzazione ottenuta.

Il dottore Stewart Condon, membro dell’équipe di MSF a Manus e presidente di MSF-Australia, dichiara: “come operatore umanitario e medico, sono molto preoccupato per la sorte dei rifugiati e richiedenti asilo nei Centri di transito sull'isola di Manus. Secondo quanto ci è stato riferito, nelle ultime tre settimane hanno avuto un accesso limitato al cibo e all'acqua. Alcuni hanno vissuto in detenzione anche per quattro anni, con un probabile impatto sulla loro salute mentale. Giovedì 23 novembre, abbiamo visto un uomo, successivamente trasferito in ambulanza all'ospedale generale di Lorengau, che sembrava disidratato, malnutrito e con segni di grave depressione, ma non siamo stati in grado di parlare con lui per un tempo sufficiente. Ora stiamo monitorando i suoi progressi.

MSF vuole sincerarsi che i bisogni medici e psicologici delle persone nei Centri siano soddisfatti e che le strutture locali abbiano la capacità di prendersi cura di loro. La situazione qui è instabile ma l’équipe di MSF è pronta a fornire qualsiasi supporto medico-umanitario possibile. Chiediamo quindi alle autorità di concedere a MSF l'accesso all'interno dei Centri di transito per valutare le condizioni mediche dei rifugiati e i richiedenti asilo che si trovano al loro interno”.

 

Pubblicato in Dal mondo
Lunedì, 27 Novembre 2017 12:58

INDUSTRIA SCENICA VI PORTA "IN CAPO AL MONDO"

Venerdì 1 dicembre ultimo appuntamento con il teatro per il 2017 all’Everest di Vimodrone per la Stagione 2017/2018 curata da Industria Scenica. Lo scopo dell’avventura è trovare l’uomo, così avrebbe detto Walter Bonatti, uno dei più grandi alpinisti di sempre e forse l’ultimo grande esploratore del nostro tempo. Ci ha lasciati da poco e ora Teatro Invito decide di ricordarlo raccontando la sua vita, ma soprattutto la filosofia di un personaggio unico e speciale, che ha cercato di superare i propri limiti, come non solo un campione ma ogni uomo dovrebbe sentire il desiderio di fare.

"In capo al mondo" è uno spettacolo che regala il fascino dell’avventura e delle conquiste, le esplorazioni nella natura selvaggia, ma è soprattutto un omaggio alla montagna, per la quale i due autori Federico Bario e Luca Redaelli, vissuti come Bonatti ai piedi del Resegone e della Grigna, non possono che condividere un amore unico e viscerale. La narrazione si accompagna alla musica dal vivo, mentre proiezioni di immagini spettacolari delle imprese del grande alpinista ci immergono nella sua vita avventurosa. In scena, un attore e un musicista ci conducono così nel cuore della più coraggiosa delle spedizioni: la realizzazione dei sogni di un uomo libero.

Il Cai di Vimodrone, da poco riconosciuta come sezione autonoma, ha “adottato” lo spettacolo In capo al mondo: in occasione della serata, sarà allestito nel foyer dell’Everest un banchetto per presentare tutte le attività della Sezione (tra cui l'inaugurazione della nuova sede in via Fiume e il programma delle iniziative 2017/18) e a conclusione dello spettacolo verrà offerto a tutti gli spettatori un bicchiere di vin brûlé. Inoltre, in collaborazione con la Biblioteca "Lea Garofalo" di Vimodrone, sarà allestito durante la settimana dello spettacolo in sala lettura un corner con tutti testi di Walter Bonatti disponibili per la consultazione.

Teatro Invito è compagnia professionale dal 1986, ed è riconosciuta dalla Regione Lombardia e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali come “Compagnia di rilevanza artistica nazionale”. La Compagnia si distingue per l'utilizzo di una drammaturgia originale che prende spunto da fonti letterarie ma anche dal lavoro di improvvisazione degli attori, in un'alternanza di narrazione e dialogo, azione corale e canto. Una peculiare ricerca che la Compagnia ha sviluppato fin dagli spettacoli di strada degli albori è quella per la teatralizzazione di spazi non deputati: visite guidate teatrali nei musei, rivisitazioni scespiriane itineranti nel bosco. Teatro Invito produce anche spettacoli per bambini: reinterpretazioni delle fiabe classiche in cui la narrazione si sposa con l'uso degli oggetti e della musica dal vivo.

Per il pubblico dei ragazzi vengono affrontate tematiche attuali: l'attenzione per l'ambiente, la giustizia, l'immigrazione. Oltre alla circuitazione nazionale, la Compagnia è stata presente a vetrine e festival internazionali in Francia, Germania, Svizzera, Spagna, Austria, Malta, Croazia, Repubblica Popolare Cinese, Turchia, Tunisia, Algeria, Armenia. Teatro Invito affianca all'attività produttiva una permanente e intensa attività sul territorio che comprende laboratori per ragazzi e adulti, letture teatrali, cene letterarie e rassegne per le scuole. Appuntamenti teatrali ormai consolidati sono i festival estivi I luoghi dell'Adda e L'ultima luna d'estate.

Pubblicato in Lombardia

"La disabilità non è una malattia, abbiamo imparato che ognuno di noi attraversa la vita con un proprio equipaggiamento, che non ci sono preclusioni, solo diverse opportunità". Ed è stata questa la molla che ha spinto un gruppo di 24 persone del Centro diurno disabili di Sacile, composto da operatori della Cooperativa sociale Itaca che gestisce il servizio, ma soprattutto dai beneficiari che lo frequentano quotidianamente, ad organizzarsi con tanto di pranzo al sacco per andare alla Casa delle Farfalle di Bordano.

Una giornata ricca di emozioni trascorsa tra farfalle e pappagalli, serpenti, iguane e millepiedi giganti per imparare a guardare altrove, e trascorrere dei momenti all'insegna della condivisione anche delle emozioni, per affrontare paure e provare nuove esperienze. Nonostante le temperature fossero già scese, al Centro diurno di Sacile in tanti avevano ancora voglia di primavera, ed è così che si sono ritrovati tutti pieni di entusiasmo in partenza alla volta di Bordano.

La visita è iniziata con il filmato sulla vita delle farfalle ed è poi proseguita con la visione della mostra. Ma ciò che ha reso l'esperienza indimenticabile - e non avrebbe potuto essere altrimenti - è stato entrare nelle serre, nei tre ambienti africano, asiatico e amazzonico che ospitano una vegetazione rigogliosa e un clima adatto per poter accogliere le innumerevoli specie di farfalle e di insetti che nascono e vivono nella struttura di Bordano.

"È stata una passeggiata ricca di emozioni la nostra, le guide della Casa delle Farfalle ci hanno fatto conoscere i piccoli abitanti che vivono in quel luogo, facendoci toccare con mano, nel vero senso della parola, insetti stecco, insetti foglia, mantidi orchidea e altri animaletti" - spiegano i 24 componenti del Centro diurno di Sacile. Che si sono dimostrati non solo curiosi ma anche coraggiosi perché non sono mancati i serpenti, le iguane, i millepiedi giganti. La parte del leone, però, tanto per restare in tema, l'hanno fatta loro, le farfalle, regine indiscusse della Casa.

"Sono state le farfalle a realizzare la magia volando attorno a noi, c'è chi è riuscito a farle posare sulle proprie mani, chi ha preferito solo ammirarne il volo, chi ne aveva un po' paura, ma per tutti è stato qualcosa di unico". Perché la normalità della disabilità è anche trascorrere una giornata tutti insieme alla Casa delle Farfalle di Bordano.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

A novembre 2017 l'indice del clima di fiducia dei consumatori torna a diminuire passando da 116,0 a 114,3; anche l'indice composito del clima di fiducia delle imprese registra un lieve calo (0,3 punti percentuali) spostandosi da 109,1 a 108,8. Lo dice l’Istat. Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono in diminuzione seppur con intensità diverse: la componente economica e quella futura registrano un calo più deciso (da 143,3 a 139,2 e da 121,6 a 119,8 rispettivamente) mentre il deterioramento è più contenuto per la componente personale (da 105,9 a 105,7) e corrente (da 111,5 a 110,1).

Più in dettaglio, si evidenzia una diminuzione del saldo relativo sia ai giudizi sia alle aspettative sulla situazione economica del paese nonché un aumento delle aspettative sulla disoccupazione; per quanto riguarda la situazione personale, i giudizi sulla situazione economica della famiglia sono in peggioramento mentre le aspettative sono in aumento. Con riferimento alle imprese, nel mese di novembre segnali eterogenei provengono dai climi di fiducia dei settori indagati. In particolare, il clima di fiducia rimane sostanzialmente stabile nel settore manifatturiero (da 110,9 a 110,8), aumenta nelle costruzioni e nei servizi (i climi passano, rispettivamente, da 130,3 a 132,1 e da 107,7 a 108,2); invece, il commercio al dettaglio registra una diminuzione (da 113,2 a 110,0).

Passando ad analizzare le componenti dei climi di fiducia si segnala che, nel comparto manifatturiero, continua il recupero dei giudizi sul livello degli ordini in atto ormai dallo scorso settembre mentre le attese sulla produzione registrano un lieve calo; le scorte di magazzino sono giudicate in accumulo. Nel settore delle costruzioni, l'aumento dell'indice è trainato da un miglioramento dei giudizi sugli ordini in presenza di aspettative sull'occupazione sostanzialmente stabili. Per quanto riguarda i servizi, l'incremento dell'indice di fiducia riflette un generale miglioramento di tutte le sue componenti. Nel commercio al dettaglio si registra un peggioramento sia dei giudizi sulle vendite correnti sia delle aspettative sulle vendite future; le scorte di magazzino sono giudicate in accumulo.

Federconsumatori

La disoccupazione, specialmente quella giovanile, incide ancora in maniera drammatica sulle condizioni di vita delle famiglie e spesso anche su quelle dei loro parenti più prossimi, che spesso si ritrovano a dover sostenere economicamente figli e nipoti disoccupati (con un onere calcolato dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori in circa 450 Euro al mese). “Riceviamo quotidianamente richieste di supporto da parte di famiglie – scrive Federconsumatori - che non riescono a far fronte a rete, bollette e mutui. Nonostante i lievi segni di ripresa registrati da alcuni indicatori economici, le famiglie si trovano ancora in condizioni critiche. In tale contesto l’accelerata dell’inflazione registrata negli ultimi mesi, unita alla mancata crescita dei redditi delle famiglie, accresce gli effetti negativi sull’andamento dell’economia”.

“Per questo, come sosteniamo da tempo, è fondamentale intervenire con decisione affrontando la vera e principale priorità del Paese: il Lavoro.” – sostiene Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori. Il primo passo in questa direzione è “l’avvio di un piano strategico per il rilancio dell’occupazione, attraverso investimenti per la crescita e lo sviluppo, nonché attuando un taglio delle tasse sul lavoro”. Si tratta di una strategia fondamentale, “se si vuole aprire una nuova fase improntata alla reale, stabile e duratura ripresa dei redditi delle famiglie ed al rilancio della domanda interna, necessario per sostenere la crescita e lo sviluppo della nostra economia”.

 

 

Pubblicato in Nazionale

Si è spento improvvisamente Alessandro Leogrando, giornalista e scrittore tarantino.  Laureato in filosofia a Roma, incontra Goffredo Fofi iniziando a collaborare con la rivista "Lo Straniero" di cui è divenuto vicedirettore. Scrive su quotidiani come il "Corriere del Mezzogiorno" e riviste quali "Internazionale" e "Minima&moralia". Ha curato con Goffredo Fofi l'antologia Nel Sud senza bussola. Venti voci per ritrovare l'orientamento (Napoli, L'ancora del Mediterraneo, 2002), e la raccolta di racconti sul calcio Ogni maledetta domenica.

Molto forte è stato il suo impegno sul fronte delle migrazioni e del caporalato in Puglia. Ha scritto “Uomini e caporali: viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud” (Mondadori, 2008) con cui ha vinto il Premio Napoli (poi, Milano, Feltrinelli, 2016). E ancora “Il naufragio: morte nel Mediterraneo”, (Feltrinelli, 2011) e “La frontiera”, (Feltrinelli, 2015) con cui ha vinto il Premio Pozzale Luigi Russo.

Così il padre Stefano lo ricorda su facebook: “Alessandro è stato un uomo di grande fede nel Cristo e nell' uomo. Tutto questo l'ha portato, già da giovanissimo, nello scoutismo e successivamente nei campi di volontariato della Caritas Diocesana di Taranto in Albania e, come giornalista e scrittore, si è impegnato in difesa degli ultimi e dei ferocemente sfruttati nei più diversi contesti : nell'ambito del caporalato, degli immigrati, dei desaparecidos in Argentina, ed ovunque ci sia stato un sopruso. A Voi tutti, chiediamo una preghiera, perché la nostra Luminosa ed Alba Maria c'illuminino e ci diano la forza di superare il dolore e lo sgomento umano e che possa sempre l'O.S.A. essere apportatice di Luce ovunque. Consentitemi, per favore, le lungaggini, che può fare un padre, che non riesce a lenire il proprio dolore. Alessandro, per me, era bellissimo. Alessandro era la Gioia, Che entrando in casa , ci coinvolgeva e travolgeva,roboante e trascinante;ma era anche il lavoro fatto bene, analitico e profondo; tutto alla ricerca della verità; ed era anche la denuncia; fatta con lo stile dell'annuncio, che, nonostante tutto, un mondo migliore, è ancora possibile. Ho sempre percepito, orgogliosamte, che la Sua essenza fosse molto, ma molto migliore della mia. Oggi questo padre si sente orfano. Sento pesantemente scendere le ombre nella mia vita. Spero tanto nella Luminosa"

Pubblicato in Cultura

Don Massimo Biancalani e il suo impegno per l’accoglienza ancora nel mirino. A Pistoia sono stati giorni di forti polemiche dopo quelle dello scorso agosto con le intimidazioni di Forza Nuova.  Il possesso di sostanze stupefacenti da parte di un migrante, ospite delle strutture gestite da Don Massimo Biancalani a Pistoia, sia amplificato a tal punto da sollecitare reazioni e commenti vergognosi e davvero pericolosi nei confronti non solo di coloro che sono al fianco di Don Massimo, ma anche di tutti coloro che, in maniera responsabile, si occupano di accoglienza e integrazione dei migranti e dei richiedenti asilo.

Locandine di giornali, titoloni roboanti, foto di Don Massimo in primo piano, social network scatenati sono stati gli ingredienti di questo nuovo scontro. In realtà, cosa è accaduto? “L'arresto del ragazzo biafrano – scrive l’assemblea antirazzista di Vicofaro - è avvenuto perché, come apprendiamo dai quotidiani locali, è stato trovato in possesso di soli 10 grammi di droga leggera e della vertiginosa somma di denaro di 260 euro. Tutto qui. Il caso ‘clamoroso’ di cui siamo costretti ad occuparci, molto probabilmente non sarebbe stato denunciato se solo fosse stata approvata la legge sulla depenalizzazione delle droghe leggere presentata in Parlamento la scorsa estate e sottoscritta da ben 290 parlamentari di quasi tutti i gruppi politici”.

“Il vero problema oggi in Italia – continua l’Assemblea antirazzista - non è rappresentato da questi ragazzi disperati che, di fronte al deserto umano ed economico in cui sono costretti a vivere, si improvvisano ‘spacciatori’. E ancor meno da uomini come Don Massimo Biancalani, o da tutti coloro che quotidianamente si impegnano nei centri di accoglienza, che dedicano la propria esistenza alla testimonianza di un genuino sentimento di fratellanza e di giustizia.  Questa sola potrà farci uscire dalla barbarie in cui l'attuale sistema economico e l'attuale sistema politico vorrebbero farci sprofondare”

Attaccare la comunità di Don Biancalani è “doppiamente ingiusto”, visto che la prima sua preoccupazione è stata da subito “quella di dare alternative formative concrete a questi ragazzi, proprio per sottrarli alle facili tentazioni della microcriminalità”. “Rifiutiamo con fermezza la logica del condannare e del respingere, perché solo con l'accoglienza, la protezione, la promozione e l'integrazione del diverso, si può dare un orizzonte di senso alla società futura”.   È quanto con le loro modeste forze stanno cercando di fare Don Massimo, i suoi collaboratori e le comunità di Vicofaro e di Ramini con i corsi di insegnamento della lingua italiana, con la formazione professionale (dall'orto biologico alla sartoria, alla panificazione, alla pasticceria) con le iniziative di socializzazione, come la Pizzeria Al Rifugiato, frequentata ogni sabato da centinaia di cittadini.  

“Bisogna ripartire, in una società profondamente imbarbarita, dal senso più autentico dell'accoglienza – conclude la nota dell’assemblea antirazzista - che non è buonismo o sterile ideologia, ma condivisione dell'umanità nel suo significato più vero e autentico”.

 

Pubblicato in Migrazioni

Giovedì 30 novembre e venerdì 1 dicembre alle ore 20.30 (con un’anteprima per le scuole il 29 novembre alle ore 11.00), al Teatro Cavallerizza di Reggio Emilia, nell’ambito del Reggio Parma Festival 2017, Festina Lente Teatro presenta “Il meraviglioso ordinario”, progetto e regia di Andreina Garella, ambientazione Mario Fontanini. Un progetto realizzato in collaborazione con AUSL Dipartimento di Salute Mentale di Reggio Emilia, Scandiano e S. Polo, Regione Emilia-Romagna, Fondazione I TEATRI di Reggio Emilia, Associazione Sostegno e Zucchero.

Prossimi ai quarant’anni della legge Basaglia, una delle più grandi rivoluzioni sociali del nostro tempo, Festina Lente Teatro, impegnata dal 2002 a condurre un progetto di Laboratorio Teatrale rivolto a persone con fragilità e disagio psichico, in questo nuovo lavoro, sottolineando ancora una volta che la fragilità è una delle tante forme di stare al mondo, intende dare spazio ad altri modi di essere, aprire nuove strade di riflessione per liberare da stereotipi e luoghi comuni che tuttora accompagnano chi soffre di un qualsiasi disagio.

In scena un gruppo fuori dall’ordinario – composto da Stefano Barbieri, Elena Beltrami, Luciano Bertazzoni, Lorena Bianchini, Marco Cavalli, Giovanni Coli, Carmine Cirillo, Valeria Ferrari, Elia Ferri, Bruna Fogola, Enrico Franchi, Giampaolo Gualtieri, Caterina Iembo, Elena Manenti, Patrizia Marcuccio, Stefano Marzi, Antonia Prandi, Consuelo Tamburrino, Massimo Torri, Aurelio Vergai – che, con sensibilità e creatività, tra verità e finzione, contendono lo spazio scenico alle convenzioni sociali, alla prepotenza, all’egoismo, per liberarsi da imposizioni che imprigionano, per rendere straordinario l’ordinario. Un gruppo di straordinaria umanità, che amalgama dolore e piacere, caos e ordine, follia e normalità, in una continua alternanza di emozioni, e che trasforma la fatica del vivere in poesia.

Un gruppo di musicisti, la Banda di Quartiere diretta da Emanuele Reverberi, segue gli attori sulla scena diventando loro stessi protagonisti dello spazio. Non è una piccola ordinaria rivoluzione oggi riappropriarsi di tutto ciò che è considerato banale, dalla cura di noi stessi a quella degli altri?  Non è una piccola ordinaria rivoluzione recuperare lentezza, ascolto, empatia, portare dentro quello che prima era fuori e fuori quello che era dentro? Ne “Il meraviglioso ordinario” la vita autentica si impone alla forma e la vita irrompe sul palcoscenico, mettendo in crisi la finzione, con storie ordinarie, fatte di desideri, di passioni e di oggetti del fare quotidiano, simboli universali della nostra cultura.  

“Tentiamo di ritrovare stupore nelle cose comuni – scrive Andreina Garella -  nei ricordi, nei baci, dare loro un senso, raccontiamo le relazioni ordinarie e contraddittorie degli uomini. La sfida continua della vita, la fatica nel raggiungere un traguardo. Il fare e il disfare. Dov’è la nostra vita? Dov’è il nostro spazio?” È un teatro fatto di persone, attori fuori dagli schemi, capaci di trasformare la fatica del vivere in poesia e di offrirsi al pubblico con la sincerità del proprio corpo, dei propri movimenti, della propria voce. Un teatro di piccole grandi rivoluzioni.

“Cerco di mettere a disposizione del teatro ciò che in queste persone è sottile e impercettibile – continua la regista - credo e vedo che quello che ne scaturisce è “poesia dell’invisibile” dalle infinite e imprevedibili potenzialità. I loro corpi, che giocano, si sfidano, gareggiano, lottano, creano una drammaturgia di movimenti, fatta di gesti quotidiani, semplici, ripetuti con ritmi diversi. Corpi a volte pesanti o rallentati dalla cura, ma che, come per magia e con passione, riescono a prendere lo spazio, il tempo, le pause giuste per commuovere o far sorridere. Il mio non è un teatro terapeutico, il teatro non fa distinzioni di genere, è teatro e basta. L’acqua sicuramente disseta, il teatro sicuramente fa bene. Ma fa bene a tutti, a chi lo fa e a chi lo guarda”.

Festina Lente Teatro propone un teatro attento alla società, indicatore di eventi e cambiamenti che modificano il modo di essere, un teatro in cui impegno artistico e impegno civile permettono di non sfuggire dalla responsabilità del presente. La necessità del fare teatro è l’urgenza del dire, per creare relazioni, scambi, incontri, per resistere, difenderci da un mondo che spesso ci spaventa e spesso non riconosciamo. È un teatro “difficile”, che fa drammaturgia con i racconti di donne migranti, con le visioni poetiche dei matti, con le storie di donne indigene, con i disagi, con i razzismi e le discriminazioni. Raccoglie nella grande discarica dei valori ciò che quotidianamente viene dispensato dalle relazioni tra gli uomini, fino ad entrare nell’animo dello spettatore attraverso i difetti di fusione del suo sentire.

La Banda di Quartiere è un laboratorio musicale aperto e rivolto a musicisti principianti, 20 elementi coordinati dal maestro Emanuele Reverberi che affrontano un repertorio che tocca varie geografie e tradizioni musicali: dalla tradizione popolare emiliana, ai colori dei Balcani, alle luci della musica ebraica, restituendo il tutto in una personalissima versione.

 

 

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