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Lunedì, 24 Settembre 2018

Articoli filtrati per data: Martedì, 28 Novembre 2017 - nelPaese.it

Nell’enclave sotto assedio di Ghouta est, vicino Damasco, gli intensi bombardamenti in corso stanno provocando un alto numero di feriti, mentre è sempre più drammatica la situazione di chi necessita di cure mediche, avverte l’organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF).Dal 14 al 26 novembre, cinque ospedali supportati da MSF a Ghouta est hanno fatto fronte a 24 afflussi di massa. Finora il numero totale di pazienti registrati nelle strutture è di 576 feriti e 69 decessi, inclusi anche altri ricoveri. Questo numero è solo parziale, dato che vi sono altri feriti e altri decessi registrati in strutture che MSF non supporta regolarmente.

Il 26% dei feriti ricoverati e il 25% dei decessi erano donne e bambini sotto i 15 anni. “In un momento di intenso conflitto come ora, l’assistenza medica – per uomini, donne e bambini – è fondamentale. Tuttavia, i servizi a Ghouta est sono al limite. Chi mette a repentaglio la propria vita nel tentativo di raggiungere un ospedale o una clinica, rischia di trovare i servizi ridotti a causa della paura dei bombardamenti, e perché molte strutture stanno utilizzando un eccezionale numero di forniture mediche che sarà difficile rifornire”, dichiara Bertrand Perrochet, direttore delle operazioni di MSF.

L’assistenza medica è ridotta a causa dei bombardamenti e della paura degli attacchi. Il 20 novembre, il più grande ospedale da campo di Kafr Batna a Ghouta est, che MSF supporta dal 2013, è stato colpito da due missili che hanno distrutto una cisterna d’acqua e i pannelli solari, causando alcuni danni nel reparto di degenza e danneggiando un’ambulanza. Fortunatamente non ci sono stati feriti gravi né tra i pazienti né tra il personale. I medici hanno sospeso le attività per due giorni per consentire le riparazioni essenziali. Altri due ospedali da campo supportati da MSF e una clinica hanno temporaneamente sospeso le attività non emergenziali, tra il 15 e il 18 novembre, per non esporre il proprio personale medico e i pazienti al rischio di essere colpiti o uccisi.

Oltre a supportare 21 strutture, che vengono rifornite regolarmente, MSF ha approntato delle scorte nella zona, a cui attingere in caso di necessità, come adesso. Alcune forniture mediche si stanno però esaurendo rapidamente, come le sacche per il sangue, quelle di destrosio per la somministrazione intravenosa, i guanti per le visite mediche, la soluzione di iodio e gli antibiotici pediatrici in formulazione orale. La maggior parte delle strutture con cui è in contatto MSF, afferma di aver bisogno di maggiori forniture, non solo per il trattamento dei feriti ma anche per i pazienti malati, che sono la maggioranza. Se queste strutture non riusciranno a ricevere le forniture mediche essenziali, l’assistenza medica sarà ulteriormente ridotta, e la vita dei pazienti sarà a rischio.

La dilagante paura dei continui bombardamenti fa sì che sia le persone che hanno bisogno di assistenza, sia il personale medico rimangano intrappolati in casa. Molti pazienti, di conseguenza, non stanno ricevendo l’assistenza medica di cui hanno bisogno e il personale medico è ancor più ridotto del solito nelle strutture supportate da MSF. “I medici che supportiamo e i loro pazienti devono sentirsi al sicuro negli ospedali e nelle cliniche”, prosegue Perrochet. “Eppure, se anche le persone riescono a raggiungere le strutture sanitarie, senza un grande impegno per rifornire l'area di forniture essenziali, la capacità dei medici di salvare vite sarà sempre più limitata”.

MSF chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto, di prendere le dovute precauzioni, secondo il Diritto Umanitario Internazionale, per evitare di colpire i civili e le strutture civili, inclusi gli ospedali e le aree residenziali. E al Governo siriano, di autorizzare immediatamente la fornitura di medicine e di materiale medico a Ghouta est da parte di tutte le agenzie o le organizzazioni pronte a intervenire. MSF è informata dei bombardamenti da parte dei gruppi armati dell’opposizione in corso nell’area di Damasco centrale, ma non avendo ancora ottenuto l’autorizzazione a lavorare nelle zone controllate dal governo, non ha accesso alle informazioni sulla situazione e i bisogni delle persone in quella zona.

MSF gestisce direttamente cinque strutture mediche e tre cliniche mobili in Siria settentrionale. Nelle aree dove non può essere direttamente presente, MSF ha una partnership con cinque strutture mediche e fornisce supporto a distanza a circa 70 strutture in tutto il Paese. Nessuna équipe di MSF è presente nelle strutture supportate. Le attività di MSF in Siria non includono le aree controllate dall’ISIS dal momento che non vi sono garanzie circa la sicurezza e l’imparzialità. Nonostante le continue richieste, MSF non ha mai ricevuto l’autorizzazione a lavorare nelle aree controllate dal governo.

 

 

Pubblicato in Dal mondo

Uno stesso filo lega le morti in mare dell’11 ottobre 2013 e quelle del 6 novembre 2017: una politica di respingimento affidata all’Italia. Per questo motivo più di cento tra associazioni, Ong e singoli attivisti della società civile italiana ed europea, giornalisti ed intellettuali hanno scritto e sottoscritto una lettera aperta ai Parlamentari italiani ed europei chiedendo di accogliere la cruda testimonianza delle conseguenze delle politiche di respingimento in Libia attuate dall’Italia e dall’Unione europea: conseguenze che riguardano tanto il diritto internazionale e la democrazia, quanto la vita e la morte di migliaia di uomini, donne e bambini che tentano di arrivare in Italia e in Europa. Obiettivo: chiedere con forza un cambio delle politiche in atto.

Tra i firmatari ci sono Arci, Asgi, Cospe, Baobab, Lasciatecientrare, i preti come Don Ciotti e Don Vitaliano Della Sala, padre Alex Zanotelli, gli scrittori Erri De Luca e Roberto Saviano, l’ex calciatore Ciro Ferrara, Gad Lerner e il rapper Maruego tra gli altri.

La lettera

“Gentili Membri del Parlamento europeo e della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni, Gentili Onorevoli del Parlamento italiano,

siamo associazioni, Ong, attivisti della società civile italiana ed europea che si rivolgono a voi in quanto rappresentanti della sola istituzione democratica dell'UE – il Parlamento – deputato a rappresentare i cittadini.

CHIEDIAMO che l’attivista italiano testimone del comportamento criminale tenuto lo scorso 6 novembre dalla guardia costiera libica – finanziata con fondi UE gestiti dall'Italia e addestrata da personale dell'UE – sia audito con urgenza dal Parlamento italiano e dal Parlamento europeo riunito in sessione plenaria, o dalla sua competente Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni.

Cinque profughi sono annegati, tra questi un bambino di quattro anni, e almeno altri trentacinque risultano dispersi. Il materiale video pubblicato dalla Ong tedesca Sea-Watch[  mostra con chiarezza che la Guardia costiera libica, lungi dall’aver condotto un’operazione di search and rescue, ha agito in modo aggressivo e scoordinato per riportare i profughi in Libia, impedendo alla Ong e alle unità italiane e francesi presenti sulla scena del naufragio di procedere nelle operazioni di soccorso, già coordinate dal MRCC di Roma.

L’attivista Gennaro Giudetti ha affermato che la motovedetta libica «ha agganciato il gommone dei migranti, in quel momento bucato e quindi con decine di persone in mare, alcuni con il salvagente, molti altri senza nulla. […] Abbiamo dovuto farci largo tra persone che erano già annegate, per riuscire a raggiungere quelli che invece erano ancora in vita, per recuperarli. La situazione era abominevole: abbiamo tirato a bordo i superstiti con le braccia».

I quarantasette migranti recuperati in mare dall’equipaggio libico sono stati ammassati sul ponte e frustati per impedir loro di tuffarsi in mare e raggiungere i familiari a bordo dei gommoni della Sea-Watch3, che aveva intanto salvato cinquantanove persone. La motovedetta si è poi allontanata a tutta velocità, incurante del fatto che un naufrago fosse aggrappato a una cima sporgente da una paratia. La guardia costiera libica non si è fermata al disperato e ripetuto avvertimento dell’elicottero della Marina militare italiana, distintamente udibile sulle frequenze radio registrate dalla Sea-Watch 3

«È stato terribile, abbiamo visto l'uomo gridare verso la moglie e poi buttarsi in acqua», ha detto Giudetti, «si è aggrappato alla cima che i libici usavano per far salire a bordo i naufraghi, ma a quel punto la motovedetta ha fatto un balzo in avanti trascinandolo via e non siamo riusciti a salvarlo. I libici sono stati violenti e incauti, picchiavano i migranti con funi e mazze e – per incredibile che possa sembrare – ci tiravano patate contro, per renderci più difficili i soccorsi».

Un comportamento criminale, che viola le leggi internazionali e la legge del mare, rispondente alla volontà dei governi italiani e dell’Unione europea di bloccare l’arrivo dei profughi delegando alla Libia quella che altrimenti sarebbe una palese prassi di refoulement, proibita dalla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo.

CHIEDIAMO che il governo italiano sia chiamato a rendere conto davanti al Parlamento europeo circa l’accordo stretto tra Italia e Tripoli lo scorso 2 febbraio, alla luce del decreto con cui il ministero degli Esteri italiano ha conferito 2,5 milioni di euro al ministero dell'Interno per la rimessa in efficienza di quattro motovedette da consegnare alle autorità libiche. Tali fondi provengono dallo stanziamento di 200 milioni effettuato dal Parlamento italiano per il Fondo Africa destinato alla cooperazione, motivo per cui l’Associazione Studi Giuridici per l’Immigrazione (ASGI) ha notificato un ricorso al Tribunale Amministrativo del Lazio contro il Ministero degli affari Esteri e del Ministero dell’interno.

Siamo preoccupati dal fatto che non vi sia alcun controllo sul reale utilizzo dei fondi UE in Libia. Questa preoccupazione sembra confermata dalla risposta data dalla Commissione europea all’interrogazione scritta presentata lo scorso 5 settembre da ventuno parlamentari europei con riferimento alla denuncia dell'Associated Press, secondo cui i fondi versati dall’Italia al governo di Tripoli finirebbero alle milizie coinvolte nel traffico di esseri umani. I deputati chiedevano quali garanzie vi fossero che «il considerevole sostegno al governo libico, anche attraverso il Fondo fiduciario di emergenza per l'Africa e con un progetto con una dotazione finanziaria pari a 46 milioni di euro», non finisse nelle mani dei trafficanti di uomini.La risposta della Commissione è un groviglio di frasi ipotetiche che trovano sintesi in un paradosso: non ci sono controlli, ma se dai controlli dovesse risultare qualcosa, allora i programmi dell’UE verrebbero sospesi.

CHIEDIAMO al governo italiano, come cittadini dell’Unione, una risposta all’altezza della gravità dei fatti – quella che non ha avuto nemmeno il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, quando lo scorso 28 settembre ha chiesto chiarimenti in merito alla natura dell’accordo con la Libia e ai respingimenti di cui esso è causa. La risposta del ministro dell’Interno Marco Minniti, infatti, è stata che non è l’Italia a respingere le persone, ma la Libia. Una risposta «sostanzialmente vuota e certamente irrispettosa a fronte della conoscenza delle reali politiche di delega, aiuto e supporto dell’Italia alla Libia ed al contemporaneo ostacolo posto alle attività di ricerca e salvataggio in mare da parte delle Ong operanti nel Mediterraneo centrale».

Continua qui per leggere tutta le lettera e tutte le adesioni

 

 

Pubblicato in Migrazioni

“Apprezziamo lo sforzo complessivo da parte del Governo nei confronti di alcune categorie sociali attraverso il cosiddetto “Pacchetto sport” inserito all’interno della Legge di Bilancio. Il provvedimento infatti prevede misure che favoriscono la partecipazione dei giovani migranti alle attività sportive e riconosce un sostegno importante all’impiantistica nelle periferie, scelte che valorizzano il ruolo dello sport come strumento di inclusione sociale, di integrazione culturale e di promozione umana.” E’ quanto dichiarato dalla Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore Claudia Fiaschi, che commenta così il pacchetto sport previsto all’interno della Legge di Bilancio.

“Le attività dello sport dilettantistico italiano si reggono grazie all’azione entusiasta di centinaia di migliaia di volontari che operano nelle tante società sportive presenti in tutto il territorio nazionale e che sono impegnate ad assicurare, con continuità e a tutte le persone, a cominciare da quelle meno abbienti, e in ogni età della vita, il diritto alla salute, alla pratica motoria e sportiva. Socialità, relazioni e stili di vita attivi che rendono l’associazionismo sportivo dilettantistico un patrimonio di assoluto rilievo e un modello di riferimento nel nostro Paese e in Europa. Per questo esprimiamo perplessità in merito all’introduzione della figura di società sportiva dilettantistica ‘lucrativa’ ”.

“Tale previsione – conclude Fiaschi - aggiunge una nuova tipologia di soggetto a quelle esistenti e a quelle recentemente introdotte dalla riforma del Terzo settore che già ci aveva spinto a richiedere un tavolo ad hoc interministeriale per armonizzare e coordinare le normative. Riteniamo urgente l’attivazione del tavolo per pervenire ad una efficace e coerente regolazione del settore.”

Pubblicato in Nazionale

E’ partita oggi anche in Italia la Global Drug Survey 2018 (GDS), il più grande sondaggio sui consumi di sostanze psicotrope legali e illegali a livello mondiale. L’indagine è promossa dalla omonima Global Drug Survey, un'istituzione britannica indipendente costituita da una rete di esperti internazionali nel campo delle droghe, della salute, dell'epidemiologia e delle politiche pubbliche.

Tale istituzione mappa annualmente i trend del consumo di stupefacenti rivolgendosi direttamente ai consumatori. L’obiettivo, dell’indagine, infatti, è capire le nuove tendenze nel campo delle droghe chiedendo direttamente a chi fa uso di sostanze - in modo rigorosamente anonimo - quantità e modalità di assunzione. L’indagine utilizza una piattaforma online crittografata per condurre sondaggi anonimi. Negli ultimi 5 anni oltre 450.000 persone hanno partecipato ai sondaggi della GDS.

Giunto alla sua 7a edizione, il sondaggio di quest’anno è tradotto in 20 lingue e coinvolge numerosi partner in oltre 35 paesi. La GDS si concentra su quelle questioni che sono spesso ignorate dalle organizzazioni di ricerca tradizionali e dai centri finanziati dal governo. La GDS, per raggiungere il maggior numero possibile di consumatori, collabora con i media, le organizzazioni impegnate per la riduzione del danno e l'industria dell'intrattenimento.

Il CNCA appoggia l’iniziativa in Italia e favorirà la diffusione delle informazioni in merito attraverso azioni ad hoc rivolte ai media e alla propria rete di contatti.

Pubblicato in Salute

Modena, omicidio ventenne. "Abbiamo appreso con dolore e rabbia dell'omicidio del giovane Leo e delle circostanze terribili che gli inquirenti stanno portando alla luce in queste ore": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay. "Se non ci vediamo più diffondo le tue foto osé che ho sul mio cellulare". Sarebbe questo 'ricatto' a sfondo sessuale l'origine dell'omicidio di piazza Dante a Modena dove, sabato, un ventenne cinese, Congliang Hu, conosciuto come 'Leo', è stato trovato morto dentro una valigia, nella sua camera al sesto piano di una palazzina. Il giovane, a quanto emerge sulle indagini della Squadra Mobile, frequentava un minore suo connazionale, che aveva conosciuto a Prato dove lavora il suo padre naturale

"Nel racconto della vicenda finora emerso - prosegue - sembra verificarsi lo spaventoso effetto delle pulsioni omofobe e sessuofobe che da sempre denunciamo. Una cultura che trasforma la sessualità e l'orientamento sessuale in fatti infamanti, mette armi pericolose nelle mani dei malintenzonati, dei violenti, degli irresponsabili, degli immaturi. A qualcuno non sembrerà vero di poter utilizzare questo crimine per rinvigorire l'odio verso la comunità straniera, ma nonostante sia certamente necessario riflettere e farsi carico del portato omofobo di alcune culture, è la stessa cronaca a contraddire clamorosamente queste letture”.

“Poche ore prima del delitto di Modena, di porn revenge, cioè di ricatti legati a foto hard, moriva suicida un'altra ragazza a Porto Torres, in un contesto degenerato che ha che fare soltanto con la nostra cultura”. Piazzoni si riferisce a  Michela Deriu, la barista di 22 anni di Porto Torres morta a La Maddalena a casa di un'amica. Il procuratore facente funzioni di Tempio Pausania, Gianluigi Dettori, ha iscritto tre persone nel registro degli indagati a garanzia delle perquisizioni in casa e personali alle quali sono stati sottoposti. Si tratta di tre conoscenti della cerchia di amici di Michela. Le ipotesi di reato vanno dall'istigazione al suicidio alla tentata estorsione sino alla diffamazione aggravata. Gli inquirenti stanno verificando gli indizi acquisiti per capire se, come ed eventualmente in quale ruolo ciascuno dei tre abbia avuto parte nella vicenda.

Seguendo le tracce lasciate sulla rete, gli inquirenti sono andati a ritroso rispetto alla strada che aveva preso il video, forse arrivato anche al cellulare di Michela: la ragazza ne sarebbe rimasta impressionata e dopo la rapina ha deciso che doveva allontanarsi da Porto Torres. Grazie alle tracce lasciate sul web, gli uomini messi in campo dalla Procura di Tempio sono risaliti ad un personal computer nella disponibilità di uno dei tre indagati. Il procuratore, assieme ai carabinieri di Porto Torres e Olbia, stanno ora verificando se il video sia anche a disposizione degli altri due sospettati. Sequestrati pc, cellulari e tablet per cercare le tracce informatiche che confermino le ipotesi di reato.

“I discorsi sulla  sessualità consapevole, sugli orientamenti sessuali e sulle pratiche sessuali sono ancora tabù nel nostro Paese – continua il presidente Arcigay - la tv marchia i "baci gay" coi bollini rossi, le rappresentazioni delle relazioni tra persone dello stesso sesso sui media generalisti raccolgono proteste iraconde, i laboratori nelle scuole che cercano di trattare questi temi contano più nemici che alleati. Eppure è proprio questo stigma, cioè il voler bollare la sessualità, specie quella tra persone dello stesso sesso, come sbagliata e inopportuna, a fornire ai violenti la loro arma mortale e ad innescare spirali che in questo caso hanno portato addirittura all'omicidio”.

“Dal canto nostro, trasmettiamo tutta la nostra vicinanza tanto alla famiglia e agli amici di Leo, quanto a chi voleva bene a Michela, la giovane morta suicida in Sardegna. La rabbia che queste morti ci suscita ci motiva a un impegno ancora più tenace nella nostra decennale battaglia per la liberazione sessuale di tutte e tutti", conclude Piazzoni.

Pubblicato in Nazionale

In un nuovo rapporto diffuso oggi, dal titolo "Nessun luogo è sicuro", Amnesty International ha denunciato che la vita e la sicurezza delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) vengono sempre meno protette dalla violenza endemica in El Salvador, Guatemala e Honduras.  Costrette alla fuga dai loro paesi, le persone Lgbti finiscono per trovarsi in pericolo anche in Messico. Il rapporto descrive i viaggi rischiosi intrapresi dagli omosessuali e dalle transgender costretti a lasciare El Salvador, Guatemala e Honduras a causa degli elevati livelli di discriminazione e di violenza di genere che chiamano in causa tanto le bande criminali quanto le forze di sicurezza. Ma il rapporto accusa anche le autorità del Messico di non proteggere queste persone mentre si muovono all'interno del paese e denuncia l'esperienza insopportabile dei centri di detenzione per immigrati degli Usa. 

"A causa della loro identità di genere, queste persone subiscono una crudele discriminazione nei paesi dell'America centrale e non c'è alcun luogo dove possano trovare salvezza", ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe.  "Terrorizzate nei loro paesi e sottoposte a violenza estrema quando cercano riparo altrove, queste persone costituiscono uno dei gruppi più vulnerabili di rifugiati delle Americhe. Il comportamento delle autorità di Messico e Usa, che stanno a guardare, è semplicemente criminale", ha aggiunto Guevara-Rosas. 

El Salvador, Guatemala e Honduras hanno alcuni dei più alti tassi di omicidio al mondo: 81,2 ogni 100.000 abitanti in El Salvador, 59.8 ogni 100.000 abitanti in Honduras e 27,3 ogni 100.000 abitanti in Guatemala.  La maggior parte dei rifugiati Lgbti incontrati da Amnesty International ha raccontato di non aver avuto altra scelta che fuggire, di fronte alla costante discriminazione e ai livelli di violenza - aggressioni, estorsioni e anche uccisioni - presenti nei loro paesi. 

L'alto livello d'impunità e la corruzione nei loro paesi rendono improbabile che gli autori di reati contro le persone Lgbti siano puniti, soprattutto quando si tratta delle forze di sicurezza.  Secondo l'Ong honduregna "Cattrachas", tra il 2009 e il 2017 nel paese sono state uccise 264 persone Lgbti e nella maggior parte dei casi gli autori non sono stati assicurati alla giustizia.  Carlos è stato costretto a fuggire in Messico dopo che era stato aggredito e minacciato di morte da una banda criminale in quanto gay:  "Non ho mai provato a denunciare, visto cosa era accaduto ai miei amici. Appena uno di loro ha sporto denuncia, sono andati a cercarlo a casa e ha dovuto fuggire in Messico. Un altro amico che aveva denunciato è stato ucciso". 

Le brutalità subite dagli omosessuali e dalle transgender in America centrale non termina dopo aver lasciato i loro paesi.  La maggior parte delle persone intervistate per la realizzazione del rapporto ha riferito di aver subito ulteriore discriminazione e violenza da parte di pubblici ufficiali in Messico, dove si segnalano elevati livelli di violenza contro le persone Lgbti. Molti hanno continuato a percepire insicurezza, dato che diverse bande criminali agiscono anche lungo, e oltre, il confine meridionale del Messico. 

Secondo uno studio dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, due terzi dei rifugiati Lgbti provenienti dai paesi dell'America centrale incontrati tra il 2016 e il 2017 hanno subito violenza sessuale e di genere in Messico.  In molti casi, gli omosessuali e le transgender hanno riferito di non aver mai ricevuto informazioni appropriate sul loro diritto a chiedere asilo in Messico, nonostante i pericoli estremi cui sarebbero andati incontro in caso di rimpatrio. Analogamente, non hanno ricevuto notizie sugli eventuali sviluppi delle indagini dopo che avevano denunciato di aver subito violazioni dei diritti umani in Messico.  Alcune transgender che erano riuscite a concludere indenni il viaggio all'interno del Messico hanno denunciato il trattamento ricevuto nei centri di detenzione degli Usa. Altre sono state rimandate indietro e dal Messico verso i paesi di origine. 

Cristel, una transgender di 25 anni di El Salvador, ha denunciato di essere stata posta in isolamento carcerario non appena varcata la frontiera con gli Usa, nell'aprile 2017. Dopo una settimana, è stata trasferita in una piccola cella dove c'erano otto uomini. Alla fine, è stata rimandata in El Salvador, dove continua a subire le minacce delle bande criminali. 

"Più le autorità di El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico e Usa non agiranno per proteggere alcune delle persone maggiormente vulnerabili delle Americhe, più le loro mani saranno macchiate di sangue", ha commentato Guevara-Rosas.  "Spetta ai quei governi intraprendere azioni decisive per contrastare l'epidemia di violenza contro le persone Lgbti nella regione e migliorare le loro politiche e prassi per assicurare l'accesso alla protezione internazionale a tutte le persone che ne hanno bisogno", ha concluso Guevara-Rosas. 

Pubblicato in Dal mondo

Nel 2016 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 473.438 bambini, oltre 12 mila in meno rispetto al 2015. Nell'arco di 8 anni (dal 2008 al 2016) le nascite sono diminuite di oltre 100 mila unità. Il calo è attribuibile principalmente alle nascite da coppie di genitori entrambi italiani. I nati da questa tipologia di coppia scendono a 373.075 nel 2016 (oltre 107 mila in meno in questo arco temporale). Ciò avviene fondamentalmente per due fattori: le donne italiane in età riproduttiva sono sempre meno numerose e mostrano una propensione decrescente ad avere figli.

La fase di calo della natalità avviatasi con la crisi è caratterizzata da una diminuzione soprattutto dei primi figli, passati da 922 del 2008 a 227.412 del 2016 (-20% rispetto a -16% dei figli di ordine successivo). La diminuzione delle nascite registrata dal 2008 è da attribuire interamente al calo dei nati all'interno del matrimonio: nel 2016 sono solo 331.681 (oltre 132 mila in meno in soli 8 anni). Questa importante diminuzione è in parte dovuta al contemporaneo forte calo dei matrimoni, che hanno toccato il minimo nel 2014, anno in cui sono state celebrate appena 189.765 nozze (57 mila in meno rispetto al 2008).

Nel 2016 si conferma la tendenza alla diminuzione della fecondità in atto dal 2010. Il numero medio di figli per donna scende a 1,34 (1,46 nel 2010). Le donne italiane hanno in media 1,26 figli (1,34 nel 2010), le cittadine straniere residenti 1,97 (2,43 nel 2010). L'effetto della modificazione della struttura per età della popolazione femminile è responsabile per quasi i tre quarti della differenza di nascite osservata tra il 2008 e il 2016. La restante quota dipende invece dalla diminuzione della propensione ad avere figli.

La riduzione del numero medio di primi figli per donna tra il 2010 e il 2016 è responsabile per il 57% del calo complessivo della fecondità delle donne italiane e per il 70% di quello delle donne straniere. L’Istat mette a disposizione il contatore dei nomi per anno di nascita per scoprire quanti sono i bambini che si chiamano nello stesso modo, nati e iscritti nelle anagrafi italiane dal 1999 al 2016 e quali sono i più diffusi tra i quasi 60 mila nomi diversi scelti dai genitori

Pubblicato in Nazionale
Martedì, 28 Novembre 2017 12:45

MALTEMPO E GELO: FINE NOVEMBRE DA BRIVIDI

La fine del mese di novembre sta vedendo in generale peggioramento meteo sull’Italia: secondo quanto mostrato questa mattina dai principali modelli, sembra che la situazione sarà molto dinamica nei prossimi giorni con diverse perturbazioni che porteranno freddo e neve sulla nostra Penisola.

Le temperature subiranno un generale calo, assestandosi su valori sotto le medie del periodo, mentre il maltempo si farà man mano più intenso portando localmente la neve a cadere anche  a bassa quota. Tutte le previsioni sono a cura del Centro Meteo Italiano, anche su nelpaese.it 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Parte oggi "Storie di coop", la nuova trasmissione di Radio Siani che racconta il mondo della cooperazione sociale italiana attraverso la voce dei protagonisti. In onda dal lunedì al venerdì dalle 14.30 alle 15 su www.radiosiani.com  la rubrica è condotta da Mimmo Caiazza

Nella prima puntata ospite Fiorella Belpoggi, direttrice dell’ Istituto Ramazzini di Bologna, cooperativa sociale che si occupa di ricerca sull'incidenza dei tumori e della diffusione dell'informazione sui fattori di rischio ed è stata una delle donne protagoniste dell’ultimo congresso di Legacoopsociali. 

Altre storie si alterneranno ogni giorno per raccontare la cooperazione sociale da Nord a Sud: esperienze di economia sociale, di welfare, di innovazione e di comunità.

Pubblicato in Economia sociale

Un traguardo significativo quello a cui giunge la cooperativa sociale Azalea di Pescantina (Verona): 25 anni di storia e di attività per una realtà che ha fatto delle parole chiave “inclusione” e “innovazione” i capisaldi della propria visione e del proprio agire. Per celebrare l’anniversario - momento fondamentale per fare un bilancio e gettare uno sguardo alle sfide future - l’evento intitolato “Essere innovazione, fare comunità. Le cooperative come luoghi di nuove progettualità”, in calendario martedì 28 novembre, a partire dalle ore 9.15, presso la Camera di Commercio di Verona (corso Porta Nuova, 96). L’appuntamento è promosso e organizzato in collaborazione con Legacoop Veneto e vede il patrocinio della Camera di Commercio di Verona.

Nata nel 1992, la cooperativa opera in tre grandi filiere - cure primarie, educazione e cultura, inclusione -, offrendo servizi alla persona (tipo A) e d'inserimento lavorativo per persone svantaggiate (tipo B). Da subito si caratterizza per la ricerca di soluzioni capaci di rispondere in modo efficace e innovativo ai bisogni della persona, della comunità e del territorio. Con una convinzione salda: gli utenti dei servizi, tutti gli utenti, sono portatori di saperi, di desideri e di competenze oltre che di bisogni: per questo è fondamentale co-progettare insieme a loro i servizi.

Oggi l’obiettivo di Azalea è rafforzarsi come impresa sociale, grazie a un complesso percorso di riorganizzazione, sia interna che dei servizi, articolati non più per settori o aree ma, appunto, per “filiere”:  un percorso avviato in questi ultimi anni e che ha già dato ottimi risultati. A simboleggiare concretamente queste nuove sfide per Azalea sarà un anniversario festeggiato anche con un nuovo logo e una nuova veste grafica, presentati proprio in occasione del 28 novembre.

La mattinata di lavori intende essere per la cooperativa un'occasione privilegiata di incontro e di scambio con le istituzioni e il territorio in merito ai temi del nuovo welfare e dell'innovazione sociale, alla luce anche della recente riforma dell’impresa sociale e del Terzo settore, con l’obiettivo di condividere l’analisi dei bisogni e di disegnare la cornice di riferimento entro cui si è chiamati ad agire nei prossimi anni.

Ad aprire la giornata saranno i saluti istituzionali di Silvia Nicolis, componente di Giunta della Camera di Commercio di Verona, Luca Coletto, assessore alla Sanità della Regione del Veneto, Francesca Toffali, assessore alle Attività economiche e produttive, Commercio, arredo urbano, bilancio e tributi del Comune di Verona, e di Adriano Rizzi, presidente di Legacoop Veneto. Spazio poi al dialogo e al confronto in una sessione che vede gli interventi di Linda Croce, presidente di Azalea, Paolo Tomasin, sociologo e docente di Sociologia dell’impresa sociale all’Istituto universitario Salesiano di Venezia, Eleonora Vanni, presidente di Legacoop Sociali, Loris Cervato, responsabile settore Sociale di Legacoop Veneto, e ancora del direttore dei Servizi sociosanitari dell’Ulss 9 Scaligera Raffaele Grottola.

La mattinata sarà pure l’occasione per presentare il nuovo progetto di prossimo avvio, intitolato “Sliding Jobs”, coprogettato dalla cooperativa insieme a Ulss9 Scaligera, Comune di Verona, Comune di Sommacampagna, Aribandus cooperativa sociale, cooperativa Coopselios, con il supporto di Social Seed. A illustrarlo saranno Francesca Battistoni, cofounder di Social Seed, e Ludmila Bazzoni, progettista di Azalea. In conclusione l’intervento del sottosegretario del Ministero dell'Economia e delle finanze Pier Paolo Baretta.

 

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