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Sabato, 25 Novembre 2017

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 08 Novembre 2017 - nelPaese.it

Il progetto Vesta per l’accoglienza di rifugiati in famiglia è stato individuato come esempio europeo di buona prassi collaborativa basata su integrazione, innovazione e sviluppo in ambito sociale. La cooperativa Camelot che ha ideato e gestisce questo progetto culturale di innovazione sociale è stata invitata, ieri martedì 07/11/2017, a presentarlo nella sede del Parlamento Europeo a Bruxelles nell’ambito dell'evento “A cooperative vision for the collaborative economy” organizzato dall'europarlamentare Nicola Danti e da Cooperatives Europe, l'ufficio europeo dell’Alleanza Cooperativa Internazionale.

All’incontro hanno preso parte rappresentanti del Parlamento Europeo e della Commissione Europea interessati a raccogliere le testimonianze del lavoro di alcune realtà cooperative selezionate in tutta Europa. Oltre a Camelot, scelta per rappresentare l’ambito sociale, erano presenti anche cooperative dal Belgio e dalla Francia che si occupano di energia e trasporti. 

Già attivo da oltre un anno a Bologna, Vesta è da poco partito anche a Ferrara, nell’ambito del progetto SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) offrendo ai cittadini di tutta la provincia la possibilità di ospitare un rifugiato nella propria casa, candidandosi attraverso la piattaforma www.progettovesta.com. Dal momento della candidatura, uno staff di professionisti della cooperativa Camelot con esperienza decennale nel campo dell’accoglienza e integrazione di richiedenti e titolari di protezione internazionale, si fa carico degli aspetti burocratici, amministrativi, psicologici e legali dell’accoglienza oltre che dell’inserimento lavorativo del ragazzo, e affianca le famiglie in tutte le tappe del percorso.

Ai cittadini che accolgono, viene corrisposto un contributo di 350 € per coprire le spese che verranno sostenute a fronte dell’aumento delle persone che abitano nella casa, oltre che per permettere alla famiglia di coinvolgere l’ospite nelle attività che normalmente svolge. All’esperienza dei professionisti che lavorano al progetto, si è scelto di unire le potenzialità del web con una piattaforma on line per facilitare l’accesso dei candidati e soprattutto con una community on line dedicata che possa favorire la rete dei legami, permettere di condividere l'esperienza e le attività da fare assieme ed offrire uno spazio di supporto reciproco. La community è anche un ulteriore strumento che permette allo staff di Vesta di monitorare i percorsi di ospitalità in casa.

A Ferrara stanno iniziando gli incontri con le prime famiglie che si sono candidate al progetto. Dopo il colloquio conoscitivo con lo staff Vesta, i cittadini e le famiglie che si sono resi disponibili, inizieranno un percorso di formazione preliminare all’accoglienza. Sono previsti cinque incontri che spazieranno dal contesto migratorio alla legislazione in materia e verteranno anche sugli aspetti psicologici, culturali ed emotivi propri di questo specifico rapporto di convivenza.

A breve verranno inoltre fissati momenti di incontro con le realtà del territorio per approfondire questa opportunità, a cui sono invitati tutti i cittadini interessati.

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Il nuovo procuratore nazionale antimafia è Federico Cafiero de Raho, che ora è il capo della procura di Reggio Calabria. Lo ha nominato il plenum del Csm all'unanimità, dopo che ieri il Pg di Palermo Roberto Scarpinato aveva ritirato la propria candidatura.

Napoletano, 65 anni, de Raho è stato a lungo pm a Napoli e ha legato il suo nome al processo 'Spartacus' che, scaturito dalle dichiarazioni del primo pentito dei casalesi Carmine Schiavone, portò all'azzeramento della cupola del clan. Succede a Franco Roberti che lascia la magistratura per raggiunti limiti di età.

Da un ex magistrato e da concittadino arrivano gli auguri del sindaco di Napoli Luigi de Magistris: “Federico Cafiero De Raho è un magistrato coraggioso, un uomo corretto ed onesto con una grandissima competenza e professionalità ed un altissimo senso del dovere e di abnegazione verso la missione di Magistrato. So con quanto impegno e con quali grandissimi risultati ha operato, da ultimo, presso la Procura della repubblica di Reggio Calabria, così come so, da quando facevo il Magistrato, l’enorme ruolo che egli ha avuto per contrastare il più potente clan camorristico della Campania, i Casalesi”.

(Fonte e foto: Ansa)

 

Pubblicato in Nazionale

Scontro continuo tra ministero dell’Interno e Ong. Durante la presentazione a Roma del Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2017 il capo di Gabinetto Mario Morcone ha sbottato contro Amnesty e Sea Watch nelle dichiarazioni raccolte da Eleonora Camilli di Redattore Sociale: “Io non seguo le stupidaggini che dice Amnesty international né il responsabile dei diritti umani europeo, ancora devono trovare manganelli elettrici che avremmo utilizzato negli hotspot e ancora mi devono dare la prova dei respingimenti di migranti in Libia da parte dell’Italia. Stiamo discutendo di un paese che sta cercando di ritrovare una sua stabilità di un governo riconosciuto dalle Nazioni Unite. Se poi mettiamo in discussione una istituzione riconosciuta dalle Nazioni unite, il discorso è diverso – sottolinea Morcone - L’Italia non ha mai rispedito nessuno in Libia, se il commissario ai diritti umani dice questo, dice il falso. Noi abbiamo solo consentito che la Guardia costiera libica salvasse le persone e le riportasse in Libia, ma lo ha fatto la Guardia costiera libica, non lo hanno fatto le navi italiane. Molto spesso questo tema è usato in modo strumentale rispetto al ruolo che l’Italia ha svolto e svolge rispetto ad altri paesi europei. L’Italia dal 2014 ha accolto numeri sempre più elevati di persone che cercavano il riconoscimento di un diritto – aggiunge Morcone -, questo ha portato ad avere oggi in accoglienza 200 mila persone e a porci il problema di quanto saremmo stati in grado di garantire effettivamente a queste persone”.

Secondo Morcone finora “nessuno si era mai posto il problema delle condizioni della carceri in Libia: c’erano gli sbarchi, le ong portavano i migranti in Italia e fine”. “Noi da tempo stiamo spingendo a favore delle grandi organizzazioni umanitarie, Unhcr e Oim innanzitutto, perché siano presenti in Libia per garantire accoglienza dignitosa “.

E su Sea Watch, dopo le accuse di un suo membro alla Guardia costiera libica Morcone non ha dubbi: “Noi non crediamo né a Sea Watch né alla Guardia costiera libica, ma non dobbiamo neanche stabilire aprioristicamente chi sono i buoni e chi sono i cattivi perché c’è molto da discutere su chi oggi siano i buoni e chi siano i cattivi”.

Queste dichiarazioni sono arrivate in risposta alle parole  direttore della Caritas, Francesco Soddu che aveva espresso preoccupazione sulla esternalizzazione delle frontiere in Nord Africa: “l’urgenza del contenimento dei flussi, non può indurre a soluzioni che si muovono su terreno pericoloso sul fronte dei diritti umani. Lo stesso commissario dei Diritti umani del Consiglio d’Europa, lo scorso 28 settembre, chiedendo chiarimenti sull’accordo con la Libia ha scritto che: consegnare individui alle autorità libiche o ad altri gruppi in Libia li espone a un rischio reale di tortura o di trattamenti inumani e degradanti o punizioni. Il fatto che queste azioni siano portate avanti in acque territoriali libiche non esime l’Italia dai suoi doveri stabilità dalla Convenzione”.

(Fonte: Redattore Sociale)

 

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Una ricerca dimostra che, nel Delta del fiume Niger, i neonati hanno il doppio delle probabilità di morire entro il primo mese di vita se le loro madri vivevano nei pressi di una fuoriuscita di petrolio prima di iniziare la gravidanza.

Audrey Gaughran, direttrice del programma Temi globali di Amnesty International, ha detto che “questa sconvolgente ricerca solleva gravi interrogativi sui motivi per cui le compagnie petrolifere non hanno fatto di più per monitorare l'impatto delle loro attività sulla salute delle popolazioni che vivono nel Delta del fiume Niger”.

“Il governo nigeriano – aggiunge Gaughran - deve istituire un sistema di monitoraggio indipendente, in grado di allertare le comunità sui rischi per la loro salute derivanti dalle attività petrolifere e di chiamare le compagnie a rispondere di ogni danno alla salute che le loro attività possano aver causato".

 

Pubblicato in Salute

Nuove cooperative per far ripartire l’Italia centrale colpita dal terremoto. Legacoop ha deciso di utilizzare 235 mila euro raccolti tra le associate per sostenere la nascita di nuove cooperative, di comunità ma non solo. Lo fa attraverso il bando Centro Italia Reload, riservato a nuove imprese cooperative nei 140 Comuni del cratere sismico dell’Italia centrale, di cui 87 nelle Marche. "Il bando vuole sostenere, con due sezioni, progetti cooperativi per turismo, cultura, eccellenze agroalimentari e servizi - ha spiegato Fabio Grossetti, coordinatore Legacoop Marche, in una conferenza stampa che si è svolta alla Camera di Commercio di Ascoli Piceno -, la prima potrà contare su 100 mila euro ed è dedicata alla nascita di nuove cooperative di comunità o ad imprese costituite da cittadini e altri attori locali per il miglioramento della qualità della vita e l’interesse generale della collettività.

I progetti selezionati beneficeranno di formazione e accompagnamento oltre ad un contributo economico fino a 25 mila euro". La seconda sezione è dedicata invece a nuove imprese cooperative. A disposizione ci sono 135 mila euro. Tra le proposte pervenute e valutate ammissibili, saranno selezionati progetti che beneficeranno di attività di formazione e accompagnamento della cooperativa, oltre al contributo economico fino a 10 mila euro per ciascuna cooperativa. Il bando si chiuderà il 31 dicembre per le nuove cooperative e il 31 gennaio 2018 per le cooperative di comunità.

"Questa è un'iniziativa con cui le nostre cooperative fanno nascere altre cooperative, che potrebbero addirittura essere in concorrenza - ha detto Gianfranco Alleruzzo, presidente di Legacoop Marche -, ma questa, per noi, è la più bella sfida che possiamo fare a favore di questo territorio anche perché vuol dire parlare della rete economica e solidale in cui questa forma d'impresa fa la differenza. Una rete in cui parlare di piccoli numeri si traduce in comunità e sostenibilità economica, sociale e ambientale".

Del bando, Gino Sabatini, presidente della Camera di Commercio di Ascoli Piceno, ha detto che "è un progetto per le imprese che aspettano di ripartire, per i nostri territori che hanno bisogno di riemergere. Territori che si sono creati da soli, senza prendere un contributo ma che hanno perso tutto. Dobbiamo far sì che possano essere di nuovo vivibili, per continuare a valorizzare le professionalità che vi operano, nella cooperazione, nell'artigianato, nel commercio, nell'industria, ma soprattutto per far restare i giovani a vivere e lavorare qui".

"La cooperativa di comunità è un modello di innovazione sociale in cui i cittadini sono produttori e fruitori di beni e servizi - ha spiegato Paolo Scaramuccia, responsabile Cooperative di comunità Legacoop -, che parte anche dal bisogno di una comunità di non disgregarsi, una necessità che il terremoto, purtroppo, ha ancora più evidenziato. È un'opportunità per creare sinergia e coesione in una comunità, mettendo a sistema le attività di singoli cittadini, imprese, associazioni e istituzioni in vari settori come l'offerta di servizi sociali, energetici, ambientali, di ristorazione, turistici, sanitari".

Le proposte per il bando Centro Italia Reload saranno valutate per valore imprenditoriale, impatto sul territorio e capacità di fare rete, sviluppo e creazione di lavoro, innovazione tecnologica. Entro il 30 gennaio 2018 la Commissione di valutazione selezionerà i progetti vincitori della sezione “Nuove imprese cooperative”, entro il 28 febbraio 2018 i quattro progetti tra le “Cooperative di Comunità”. Per informazioni, approfondimenti e supporto è possibile contattare le sedi regionali di Legacoop

 

Pubblicato in Marche

Investire sui percorsi d’inclusione sociale sui territori, assumere figure professionali sociali qualificate laddove non ce ne siano e soprattutto fornire risorse giuste affinché il Reddito di inclusione possa diventare realmente una misura universale e adeguata.

Sono queste le richieste avanzate al governo dall’Alleanza contro la Povertà che questo pomeriggio al Senato presenta un rapporto di valutazione sul Sia, il sostegno all’inclusione attiva, la cui sperimentazione  recentemente allargata a tutto il territorio nazionale verrà sostituita proprio dal Rei, il reddito di inclusione, a partire da gennaio 2018. Per le organizzazioni dell’Alleanza, sebbene siano stati previsti finanziamenti ulteriori per il Rei che porteranno la dotazione del Fondo povertà a 2.059 milioni annui nel 2018, 2.545 nel 2019 e 2.745 a partire dal 2020, nel disegno di legge di bilancio mancano ancora quegli scatti progressivi di risorse avrebbero permesso di giungere ad una misura universale e adeguata. “Poiché all’inizio della legislatura si partiva da zero - spiega l’Alleanza in un comunicato -, ed alla luce del pluridecennale disinteresse della politica italiana nei confronti della povertà, si tratta di un risultato di indubbia portata. Bisogna darne atto a questo Governo e a quello che l’ha preceduto”. 

Il ddl bilancio, tuttavia, ha accolto qualche proposta dell’Alleanza, come quella relativa al “superamento della categorialità a favore di una logica universalistica, secondo la quale non c’è una gerarchia fra i poveri, ma tutti sono uguali - spiega la nota -. Si prevede, infatti, il progressivo superamento delle categorie per l’accesso al Rei, cosicché lo potranno ricevere tutti i soggetti - oggi circa uno su due - che si trovano al di sotto delle soglie economiche attualmente previste”.

Ulteriore richiesta accolta, inoltre, riguarda l’incremento degli importi per le famiglie con cinque persone o più, che risultavano svantaggiate dal disegno iniziale della misura. Per l’Alleanza, però, il disegno di legge di bilancio ha bisogno ancora di qualche altre limatura, soprattutto per quel che riguarda le azioni da compiere sui territori. “L’Alleanza richiede che nel dibattito parlamentare siano introdotte le seguenti modifiche alla Legge di Bilancio - si legge nella nota -: elevare dal 15 al 20 per cento del Fondo povertà la quota dei finanziamenti destinati ai Comuni per la realizzazione dei percorsi d’inclusione sociale e prevedere la possibilità di utilizzare queste risorse per assumere in forma stabile figure professionali sociali qualificate laddove le piante organiche dei comuni risultassero deficitarie. La riforma sarà credibile solo a condizione di rendere effettiva, seppure in modo incrementale, la capacità dei servizi territoriali di costruire percorsi di integrazione personalizzati e duraturi”. 

Dal “Rapporto di Valutazione: dal Sia al Rei” presentato oggi dall’Alleanza contro la Povertà, infatti, emergono alcune priorità su cui intervenire. I dati raccolti e analizzati dall’Alleanza suggeriscono in primo luogo di rafforzare le strategie di implementazione del Rei. “Auspichiamo un consolidamento del ruolo di programmazione delle regioni - si legge nella nota - e la costruzione di strategie ad hoc per fortificare le integrazioni possibili tra politiche attive del lavoro, istruzione, formazione professionale, salute e politiche sociali e per sostenere gli Ats a cui è affidata la gestione operativa della misura”.

Occorre anche consolidare la governance, spiega l’Alleanza, “attraverso il rafforzamento del ruolo del terzo settore e della società civile ed il coinvolgimento, da parte dei comuni, delle parti sociali nelle attività di progettazione”. Fondamentale, inoltre, perseguire la strada dell’accountability e della trasparenza. “Occorre migliorare il rilascio periodico da parte di Inps e ministero del Lavoro e delle Politiche sociali di dati utilizzabili da amministrazioni pubbliche, attori del terzo settore, comunità dei ricercatori e media per alimentare un dibattito pubblico informato”. Altra raccomandazione dell’Alleanza riguarda le linee guida sul Sia, su cui “è necessario integrare il focus del servizio sociale da intervento sulla singola presa in carico a promozione di opportunità a livello di comunità, concentrando le risorse professionali sui casi più fragili che maggiormente possono beneficiare di una presa in carico intensiva”.

Infine, occorre “riporre al centro la povertà minorile e giovanile, in particolare in alcuni contesti, e le strategie di rottura della trappola della povertà” e rafforzare le competenze. “Occorre prevedere soluzioni multiple (aggiornamento professionali, formazione sul lavoro, seminari congiunti, e-learning, ricerca-azione) per favorire la crescita di competenze e lo scambio di pratiche - spiega l’Alleanza -. Si auspica una valorizzazione delle iniziative migliori che soggetti pubblici e del terzo settore stanno realizzando sul tema”.

(Fonte: Redattore Sociale)

 

Pubblicato in Nazionale

Sono 205 mila i migranti presenti nelle strutture di accoglienza in Italia (dato aggiornato al 15 luglio 2017) erano oltre 188 mila a fine 2016. I centri di accoglienza straordinaria (Cas) rimangono quelli più utilizzati con 158.607 accolti e assistiti. Segue il sistema dello Sprar con 31.313 presenze, e i centri di prima accoglienza con 15 mila persone. E’ la fotografia dell’accoglienza in Italia fatta dal Rapporto sulla protezione internazionale 2017, realizzato da Caritas, Cittalia, Migrantes, Anci, Sprar e presentato oggi a Roma.

Nel report si sottolinea che dal 2014 al 2016 la presenza di richiedenti nei Cas è aumentata in modo esponenziale del 286,5 per cento mentre lo Sprar ha registrato un incremento di circa il 50 per cento. Nel primo semestre 2017, le Regioni più coinvolte nell’accoglienza sono: Lombardia (13,2%), Campania (9,3%), Lazio (8,7%), Piemonte e Veneto (entrambe 7,3%), Puglia (7,0%). Il sistema di accoglienza comprende il 40,5 per cento dei Comuni italiani (3.231), un terzo dei quali è situato in Lombardia (20,3%) e Piemonte (10,8%). L’incidenza più elevata tra Comuni coinvolti nell’accoglienza e Comuni esistenti nella regione riguarda tuttavia la Toscana (sul totale dei comuni toscani ben l’83% accoglie richiedenti asilo) e l’Emilia Romagna (78,1%) mentre i valori più bassi sono relativi a Sardegna (17,8%), Abruzzo (19,3%) e Valle d’Aosta (20,3%).

Nel sistema istituzionale dell’accoglienza spicca  il contributo della Chiesa italiana in termini di posti messi a disposizione che, nel 2016, sono stati quasi 25 mila. Si è trattato di accoglienze nell’ambito dello Sprar e dei Cas ma anche nell’ambito di progettualità che hanno visto famiglie e parrocchie accogliere i beneficiari presenti sui loro territori. Nel 2016 i progetti Sprar finanziati sono stati 652, di cui 508 destinati all’accoglienza degli ordinari, 99 ai minori soli e 45 a persone con disagio mentale e disabilità fisica. In totale questi progetti hanno reso disponibili 26.012 posti che hanno permesso di accogliere 34.528 persone. 

Il rapporto sottolinea come il sistema Sprar sia stato incrementato passando dai 26 mila posti del 2016 ai 35 mila di ottobre 2017. Questo è dovuto anche alla direttiva ministeriale dell’11 ottobre 2016, che ha introdotto la cosiddetta “clausola di salvaguardia”. Gli enti locali titolari di progetto sono 555, dicui 491 Comuni. Del totale degli accolti Sprar, nel 2016, il 47,3 per cento è richiedente la protezione internazionale, il 28,3 per cento è titolare di protezioneumanitaria, il 14,8% di protezione sussidiariamentre solo il 9,6% ha ottenuto lo status di rifugiato.Tra i beneficiari accolti, le nazionalità più rappresentate sono Nigeria, Gambia, Pakistane Mali. Complessivamente sono stati accolti2.898 minori non accompagnati . Per quanto riguarda lo Sprar (sistema per la protezione dei richiedenti asilo e rifugiati) prevalgono gli appartamenti (83,3%) e, a seguire, i centri collettivi (10,3%) e le comunità alloggio (6,6%).

Nel corso del 2016 sono uscite dall’accoglienza 12.171 persone di cui il 41,3 per cento per inserimento socio – economico mentre il 29,5% ha abbandonato volontariamente l’accoglienza prima della scadenza dei termini. Tra i servizi erogati prevale l’assistenza sanitaria (20,9%) e la mediazione culturale (17%).

 (Fonte: Redattore Sociale)

Pubblicato in Nazionale

Nella sede di Consorzio Quarantacinque è stato presentato lo spettacolo "Risate in musica", che si terrà martedì 14 novembre, alle 21:00, presso il Cinema Teatro Boiardo di Scandiano, in via XXV Aprile. Tra gli ospiti della serata, come ha spiegato alla stampa l’organizzatore Maurizio Meglioli, ci saranno Andrea Vasumi comico monologhista, autore e presentatore del laboratorio Zelig in Emilia Romagna; Andrea Poltronieri; noto sassofonista collaboratore degli Stadio, Cristina D’Avena, Sergio Sgrilli e Paolo Cevoli; e il comico Paolo Migone, reso celebre dalla trasmissione Zelig. La serata sarà alternata da momenti di musica, in compagnia della President Band, e di danza, grazie alla partecipazione della compagnia “Balla che ti passa”.

Il ricavato andrà a sostegno delle attività rivolte a persone disabili accolte dalla cooperativa sociale “Lo Stradello”, nata  nel  1984, a Scandiano,  con  lo  scopo  di  favorire  e  sollecitare  la  promozione  umana  e l’integrazione  sociale  dei  cittadini,  con  particolare  attenzione  alle  persone  che hanno  difficoltà  di  accesso  e  inserimento  nella  vita  sociale,  attraverso  la  gestione di  servizi  di  supporto  all’inserimento  lavorativo  e  strutture  socio  riabilitativa  diurne  e residenziali.

“L’iniziativa ha un alto valore sociale” Spiega il presidente dello Stradello, Piero Giannattasio “Siamo contentissimi che si riscopra la voglia di far volontariato nei confronti di una cooperativa del territorio”. L’ingresso è a offerta libera, a partire da 15 euro. Per i diversamente abili, i loro accompagnatori i bambini e i ragazzi fino a 14 anni il costo della serata sarà di 10 euro. I biglietti si potranno acquistare presso il Cinema Teatro Boiardo di Scandiano; online presso il circuito Vivaticket

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Nella lunga storia del genere umano hanno prevalso coloro che hanno imparato a collaborare”, diceva Darwin. Questa osservazione vale anche all’interno delle organizzazioni aziendali. E proprio partendo da questo presupposto, Quadir, Scuola di alta formazione di Legacoop Emilia Romagna, ha avviato la quarta edizione del corso MIC Risorse Umane, incentrato sullo sviluppo delle capacità collaborative da parte di coloro che in azienda gestiscono gruppi di persone, in qualsiasi ruolo o settore siano inserite.

L’aula è composta da 19 allievi provenienti da diverse realtà cooperative della regione. Dall’area Emilia Ovest (Piacenza, Parma e Reggio Emilia): Accento, Activa, Ambra, Arbizzi, Assicoop Emilia Nord, Cantine Riunite & Civ, Coopservice. Dall’area estense (Modena e Ferrara): Bilanciai, Bonlatte, CCM, CMA Solierese, CMB Carpi, CSC. Dall’area Romagna: CAD, Conad.

Otto giornate di formazione per un totale di 64 ore tenute da docenti esperti che approfondiscono diversi focus: come sviluppare una mentalità per obiettivi, l’intelligenza emotiva nel lavoro, l’autorevolezza nell’esercizio della leadership, il feedback al personale attraverso la critica costruttiva, la motivazione del personale attraverso la delega.

Imparare ad ascoltare se stessi e gli altri, confrontarsi con i colleghi in modo costruttivo e propositivo, improntare il gruppo di lavoro allo spirito collaborativo per raggiungere insieme gli obiettivi in modo più efficace e soddisfacente per tutti: in sintesi sono questi gli obiettivi del MIC Risorse Umane che mette al centro le persone, un aspetto fondamentale soprattutto in cooperazione dove la persona rappresenta la risorsa principale da valorizzare e su cui investire. Questo progetto formativo, quindi, intende favorire la partecipazione, non solo attraverso gli strumenti di governance cooperativa, ma attraverso le modalità e gli strumenti di gestione, motivazione, valorizzazione e coinvolgimento delle persone, come leva strategica per la crescita, l’innovazione e lo sviluppo di impresa.

Pubblicato in Lavoro

In questi giorni la pioggia e la neve sono tornate ad essere protagoniste sulla nostra Penisola a causa di un’ampia circolazione instabile che coinvolgerà gran parte delle Regioni Italiane anche nei prossimi giorni. Secondo le ultime uscite dei modelli l’instabilità e l’aria fredda caratterizzeranno tutta la prima parte del mese di novembre.

Sembra infatti che una nuova perturbazione di origine atlantica stia per raggiungere il Mediterraneo rinnovando in questo modo, le condizioni di instabilità. Per rimanere aggiornati sulle previsioni, seguiteci sul nostro sito www.centrometeoitaliano.it

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio
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