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Sabato, 25 Novembre 2017

Articoli filtrati per data: Giovedì, 09 Novembre 2017 - nelPaese.it

Come nasce il senso di insicurezza nelle periferie delle metropoli europee?. Un gruppo di ricercatori italiani dell'Università Bicocca ed europei ha condotto uno studio in due quartieri di cinque città: Milano, Londra, Parigi, Budapest, Barcellona. A Milano, in particolare, hanno intervistato residenti nei quartieri di Rogoredo-Santa Giulia e Gratosoglio-Ticinello. E quel che hanno scoperto è, per certi versi, sotto gli occhi di tutti ogni giorno: ciò che ci rende insicuri, ciò che ci fa sentire in pericolo, è la trasformazione che sta avvenendo nei quartieri, nelle nostre strade. Non ci sentiamo più parte di una comunità. "Il materiale empirico raccolto nel corso della ricerca - scrivono gli studiosi -, ha messo ben in luce come nei quartieri delle città oggetto d’analisi i migranti, e tutti i soggetti che vivono ai margini della società (senza dimora, tossicodipendenti ecc.) rappresentino il peggiore incubo dei cittadini residenti, perché esprimono la precarietà e la fragilità della condizione umana.

In un certo senso rappresentano l’essere 'superflui', quello che ognuno di noi, a causa della pressione di questo sempre più precario equilibrio economico, potremmo diventare e che vorremmo velocemente dimenticare. I migranti sono diventati per innumerevoli motivi i principali portatori delle differenze di cui abbiamo paura e contro cui tracciamo confini". Non ci sentiamo più sicuri, perché non ci sentiamo più "a casa". Usciamo dal nostro appartamento e il quartiere nel quale magari viviamo da decenni non lo riconosciamo più. E così tutto ciò che è diverso e sconosciuto, lo percepiamo come un pericolo. Rompe l'equilibrio che avevamo raggiunto nel corso degli anni. 

La ricerca è stata presentata oggi a Milano, durante il convegno "La lezione delle periferie". L'insicurezza, dunque, nasce da come viviamo i cambiamenti delle nostre città. "Cambiamenti che riguardano tanto gli aspetti urbanistici e architettonici (trasformazioni e/o degrado di strutture e infrastrutture) quanto la morfologia sociale delle città -sottolineano i ricercatori - . Il costante e profondo ricambio della composizione socio-demografica dei quartieri, le trasformazioni del tessuto economico e commerciale, la presenza di conflitti fra popolazioni che usufruiscono in maniera fortemente differenziata degli spazi pubblici, sono processi strettamente intrecciati e generano una sensazione diffusa di perdita di controllo sulle condizioni all’interno delle quali si svolge la vita quotidiana nelle aree urbane. L’habitat urbano, in sostanza, risulta insicuro per i suoi utilizzatori perché si trasforma sempre più velocemente, dal punto di vista sia fisico sia sociale; questi cambiamenti rendono i quartieri sempre più distanti, anonimi e insicuri". 

Di fronte ad una paura non legata a episodi criminali specifici, la reazione è quella di crearsi comunque un nemico. "Può sembrare paradossale, ma l’esplosione del conflitto sembra rispondere al bisogno di ripristinare una forma di controllo su un ambiente urbano sempre meno familiare. Tali conflitti, peraltro, sempre più di frequente si declinano in termini securitari e vedono coloro che continuano a detenere una posizione di relativo vantaggio (in genere, i residenti di lunga data nel quartiere) evocare l’intervento repressivo della mano pubblica per ripristinare un ordine sociale che non può scaturire da processi sociali endogeni e informali". Si ha bisogno di un capro espiatorio. "L’ansia collettiva, in attesa di trovare una minaccia tangibile contro cui manifestarsi, si mobilita contro un nemico qualunque e, spesso, lo straniero viene identificato tout-court con il criminale che insidia l’incolumità personale dei cittadini e i politici tendono a sfruttare questo disagio a fini elettorali".

(Fonte: Redattore Sociale/dp)

 

Pubblicato in Nazionale

Importante occasione di scambio di buone prassi nell'ambito della mediazione scolastica quella offerta dal tavolo di coordinamento del progetto MEDES, convocato a Sacile dal 7 al 9 novembre per la quinta delle riunioni transnazionali previste tra i rappresentanti dei partner che dal 2015 stanno condividendo questo percorso finanziato dal Programma Europeo Erasmus+, i cui esiti sono stati illustrati dagli Assessori delegati delle due Amministrazioni comunali coinvolte: Carlo Spagnol per il Comune di Sacile e Álvaro Escorihuela Claramonte del Municipio di Vila-real, ente capofila e città gemellata.

I due Enti, insieme all'Istituto Comprensivo di Sacile, tramite la Scuola Media Balliana-Nievo, l'Istituto Scolastico spagnolo IES Miralcamp, l'Associazione El Porc Espí e la Cooperativa Itaca hanno non solo affrontato l'organizzazione dell'ultima fase del progetto, che si avvia alla conclusione nel 2018, ma anche offerto un'importante occasione di scambio di buone prassi tra docenti, genitori e formatori rispetto alle esperienze che già da un decennio vedono la Spagna, e in particolare la Comunità Valenciana, punto di riferimento per l'attuazione di efficaci strategie di mediazione per la prevenzione o risoluzione di possibili ambiti di conflittualità in ambito scolastico, educativo e sociale. 

L'incontro organizzato mercoledì 8 novembre al Centro Giovani Zanca, aperto, su invito del Dirigente Claudio Morotti, a docenti e genitori dell'Istituto Comprensivo, così come a formatori ed educatori, ha potuto infatti approfittare della presenza in città della direttrice dell'IES Miralcamp Maria Ángeles Alba Peralta e dei suoi collaboratori, tra i quali Francisco José Usó Ballester, docente mediatore e formatore, che hanno condiviso, insieme ai referenti dell'Associazione educativa El Porc Espí, le buone prassi ed esperienze condotte sul campo.

Un sistema, quello della mediazione scolastica, che il MEDES vuole armonizzare in un nuovo approccio metodologico che tenga conto anche degli importanti risultati ottenuti in ambito italiano dalla cosiddetta "mediazione umanistica", per creare un'innovativa procedura applicabile a livello europeo. Per raggiungere questo importante obiettivo, oltre a creare un vero e proprio "manuale d'uso", che sarà presentato e messo a disposizione online al termine del progetto, fondamentali sono i momenti dedicati alla formazione di adulti e ragazzi, questi ultimi selezionati tra gli studenti dei due Istituti partner, che si incontreranno per una settimana di lavoro, socializzazione ed esperienza comune a Vila-real il prossimo marzo e quindi a Sacile nel mese di maggio.

Quest'ultimo incontro avverrà nell'ambito dell'appuntamento finale destinato alla presentazione ufficiale dei risultati e dei contenuti scientifici del progetto agli operatori del settore socio-educativo, ai referenti dei vari livelli istituzionali e alla cittadinanza, attraverso un programma di eventi pubblici la cui organizzazione sarà realizzata sotto la regia dell'Amministrazione comunale.  Nel frattempo sarà lanciato un Concorso di idee tra gli alunni mediatori (formati e in formazione) delle due Scuole partecipanti al progetto per il logo che sarà utilizzato per la certificazione di qualità MEDES degli enti educativi che vorranno applicare il metodo e quindi partecipare al Bando che attesterà, negli anni a venire, lo standard qualitativo del loro impegno nella mediazione. Tra le Scuole di Sacile già interessate ad aderire al metodo per una sua immediata applicazione, a partire dalla formazione di docenti e studenti, è l'ISIS di Sacile-Brugnera, grazie alla disponibilità del Dirigente Alessandro Basso e degli insegnanti.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Cronaca di una tragedia continua. E ancora una volta sono bambini le vittime. Ha visto la morte in faccia in alto mare sul gommone che stava affondando poi il salvataggio ma anche la tragedia: il suo bimbo di due anni e mezzo non ce l'ha fatta. E' morto annegato. Lo ha tenuto in braccio sulla nave Sea Watch, dopo il salvataggio, nel viaggio fino a Pozzallo. La donna, nigeriana di 26 anni, era partita sola col figlioletto. Il marito aveva raggiunto l'Italia mesi fa. La donna, che poi a Pozzallo ha dovuto riconoscere ufficialmente il figlio, è stata affidata ad una struttura protetta. E nel naufragio, da cui la donna è scampata, lunedì scorso, potrebbero essere 50 i migranti scomparsi in mare.

I cadaveri recuperati sono 5, compreso il bimbo. Lo scafista potrebbe essere morto o essere stato salvato dalla Guardia Costiera libica. Lo dice la polizia di Ragusa dopo aver ascoltato le dichiarazioni dei superstiti nell'ambito delle indagini dello sbarco, avvenuto ieri a Pozzallo.
 

Dall'attività investigativa, condotta dalla squadra mobile di Ragusa - con la partecipazione della Guardia di Finanza di Pozzallo e dei Carabinieri - è stato appurato che 145 persone circa erano partite dalle coste libiche su un gommone che giunto in acque internazionali ha iniziato ad imbarcare acqua. Dopo poche decine di minuti il gommone era semi sommerso ed è stato avvistato da un elicottero della Marina Militare italiana che ha lanciato l'allarme.   

(Fonte: Ansa)

Pubblicato in Migrazioni

Da quattro giorni, la Coalizione guidata dall'Arabia Saudita non autorizza più i voli di Medici Senza Frontiere (MSF) verso lo Yemen, ostacolando direttamente la capacità dell'organizzazione di fornire assistenza medico-umanitaria salvavita a una popolazione già stremata. MSF chiede alla Coalizione di consentire immediato accesso al Paese, affinché l'assistenza possa raggiungere i più bisognosi. Il 6 novembre, la Coalizione ha sancito la chiusura di tutte le frontiere yemenite, i porti marittimi e gli aeroporti, dichiarando che avrebbe preso in considerazione "l'ingresso e l'uscita delle forniture e del personale umanitario". Finora, questa promessa non è stata mantenuta.

"Negli ultimi quattro giorni la Coalizione non ha permesso a MSF di volare da Gibuti a Sana'a o Aden, nonostante le continue richieste di autorizzazione dei nostri voli. L'accesso al personale umanitario e ai cargo in Yemen è essenziale per fornire assistenza a una popolazione già gravemente colpita da più di due anni e mezzo di conflitto", dichiara Justin Armstrong, capo missione di MSF in Yemen. L'accesso all'assistenza sanitaria in tutto lo Yemen è già seriamente limitato. Centinaia di strutture sanitarie sono state chiuse, danneggiate o totalmente distrutte durante il conflitto. Milioni di yemeniti sono sfollati e non hanno accesso a beni di base, nutrizione adeguata e acqua sicura.

"Il vasto impatto di questo blocco è già evidente, e mette in pericolo centinaia di migliaia di vite umane. Nei centri maggiori, i prezzi del carburante sono aumentati, le forniture di gasolio e di gas per cottura stanno scarseggiando e le spedizioni di farmaci essenziali sono bloccate alle frontiere. L'economia yemenita già devastata, subirà un ulteriore tracollo, rendendo sempre più difficile per la popolazione soddisfare le esigenze fondamentali, ecco perché l'assistenza umanitaria è così importante", ha aggiunto Armstrong. La dichiarazione della Coalizione guidata dall'Arabia Saudita includeva anche un avvertimento generalizzato per le organizzazioni umanitarie di evitare alcune aree all'interno dello Yemen. Ciò priverebbe dell'assistenza sanitaria essenziale migliaia di persone particolarmente colpite dalla crisi. Tali misure contraddicono il principio umanitario di imparzialità, che afferma che l'assistenza deve raggiungere chi ne ha più bisogno, indipendentemente da qualsiasi considerazione politica.

 

 

 

Pubblicato in Dal mondo

Gli Uffici di Piano dei distretti di Parma, Fidenza, Langhirano e Valli Taro e Ceno in collaborazione con Fondazione Trustee e Consorzio Solidarietà Sociale promuovono 8 incontri su tutto il territorio provinciale per favorire la conoscenza dei contenuti e delle opportunità della legge 112/2016 - Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare e per approfondire la conoscenza del trust e di altri strumenti di sostegno al Dopo di Noi.

Gli incontri, curati da Fondazione Trustee, avranno la durata di circa due ore, sono rivolti a famigliari, persone con disabilità, operatori, associazioni di famigliari, amministratori di sostegno e cittadini interessati a vario titolo. Per favorire una diffusione capillare dei contenuti proposti, gli incontri si replicheranno in tutte queste date/territori:

 

  • Fidenza – Ospedale di Vaio, Via Don Tincati 5 (Corpo N – 1° piano – aula A)        9 novembre h 15.00
  • Langhirano – Centro Culturale, Via C. Battisti 20                                                           14 novembre h 16.30
  • Parma – Coop.va La Bula, Str. Quarta 23                                                                            17 novembre h 17.00
  • Borgotaro – Sala del Consiglio, p.zza 11 febbraio 7                                                         24 novembre h 15.00
  • Collecchio – Casa I Prati, via San Prospero 13                                                                    5 dicembre h 17.00
  • Parma – Consorzio Solidarietà Sociale, Str. Cavagnari 3                                              18 gennaio h 17.00

 

Data a Colorno in corso di definizione.

 

Pubblicato in Lettera al Direttore

È giunto ormai al termine il primo trimestre, ricco per il direttivo nazionale di AIESEC Italia. Il team è composto da 16 ragazzi tra i 20 e i 27 anni, quasi tutti provenienti da diverse città in Italia, ma arricchito anche dalla presenza di un brasiliano, tre colombiani e un serbo. L’organizzazione, perseguendo il raggiungimento della pace e dello sviluppo del potenziale umano tramite formative esperienze di mobilità internazionale, da Agosto ad Ottobre ha permesso a 316 ragazzi di vivere un’esperienza internazionale e di lasciare il segno nella nuova realtà incontrata.

Con questo obiettivo, AIESEC Italia raggiunge il 94% dell’obiettivo pianificato ed una crescita del 17% rispetto allo stesso periodo nell’anno 2016. Nel numero 316 sono ricompresi sia i ragazzi italiani che hanno avuto la possibilità di andare all’estero, sia i volontari internazionali che sono giunti in Italia per svolgere progetti in scuole o ONG locali.

Parte significativa di questo successo sono i 145 ragazzi giunti dai più disparati angoli del mondo per svolgere progetti di volontariato qui in Italia, portando apertura al confronto, conoscenza di nuove tradizioni, ricchezza culturale, nuove prospettive, amore per il diverso. Infine, nel trimestre appena passato, ben 165 scuole hanno aderito al progetto Educhange, supportato dal MIUR ormai da 5 anni. Al momento, saranno 391 i ragazzi che nei primi mesi del 2018 saranno accolti nelle scuole italiane per realizzare il progetto, che consiste nella creazione di laboratori in lingua inglese e attività interattive sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

 

Per maggiori informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o consultare il sito web aiesec.it

 

 

 

Pubblicato in Lombardia

Quasi 32mila imprese femminili in più in tre anni, con Roma leader per presenza di donne d'impresa. Questi alcuni degli spunti che emergono dalla fotografia, scattata dall'Osservatorio dell'imprenditorialità femminile di Unioncamere-InfoCamere, sulla base dei dati al 30 settembre scorso, confrontati con lo stesso periodo del 2014.L'analisi fa da sfondo alla decima edizione del Giro d'Italia delle donne che fanno impresa, l'iniziativa organizzata da Unioncamere insieme ai Comitati per l'imprenditorialita' femminile delle Camere di commercio.

Partito oggi da Firenze, il Giro tocchera' domani Pescara, e fara' poi tappa a Ravenna (16 novembre), Arezzo (28 novembre), Torino (30 novembre), Ferrara (4 dicembre), Mantova (5 dicembre), Lecce (7 dicembre), Viterbo (12 dicembre) e Roma (14 dicembre). Obiettivo dell'iniziativa: informare le imprenditrici e offrire strumenti formativi a chi aspira a diventarlo, dare visibilita' alle dinamiche che riguardano l'occupazione femminile e creare consenso sul tema delle pari opportunita'.

I dati del Registro delle imprese mostrano una presenza cospicua e crescente delle donne nel nostro sistema produttivo. A fine settembre scorso, hanno sfiorato un milione e 330mila unita', aumentando non solo di numero (quasi 32mila in piu'), ma facendo crescere anche l'incidenza sul totale: dal 21,45% del settembre 2014 al 21,83% della piu' recente rilevazione. Piu' del 40% del saldo del triennio proviene dalle imprese femminili del Mezzogiorno (poco meno di 14mila in piu'). Nelle regioni del Centro, le donne d'impresa sono aumentate di oltre 8.800 unita', nel Nord Ovest di piu' di 5mila e nel Nord Est di oltre 4mila. E' proprio in quest'ultima area, pero', che l'incidenza sul totale delle imprese e' cresciuta maggiormente, portandosi a fine settembre scorso al 20,11% a fronte del 19,55% di tre anni fa.

Ad aumentare di piu' sono le imprese femminili di Roma (+6.213), Napoli (+4.015) e Milano (+3.934). In termini di numerosita', le aree metropolitane di Roma e Milano occupano a settembre 2017 i primi posti nella graduatoria. In termini di incidenza sul totale delle imprese sono invece le province del Mezzogiorno ad aggiudicarsi le posizioni di vertice. A contendersi il primo posto sono Benevento e Avellino, dove le donne d'impresa rappresentano oltre il 30% del totale delle imprese provinciali. A seguire, Chieti e Campobasso, con piu' del 28% di imprese femminili.

Osservando la presenza delle donne dal punto di vista settoriale, emerge la chiara inclinazione verso alcuni ambiti. Tra questi, le altre attivita' di servizi, che includono i servizi per la persona (tra cui attivita' di lavanderia, parrucchiere, istituti di bellezza ecc.), dove oltre 50 imprese su 100 sono capitanate da donne (piu' di 121mila in valori assoluti, +5.885 rispetto a settembre 2014). Ben 18 regioni su 20 vedono questo aggregato conquistare il primo posto per incidenza di imprese femminili, prima tra tutte la Valle d'Aosta, dove quasi il 66% delle imprese del settore ha una donna al comando. Fanno eccezione solo la Campania, in cui il settore a maggior densita' di donne d'impresa e' l'agricoltura, con un tasso di femminilizzazione del 36,36%, e la Sicilia, dove la quota piu' consistente di imprese femminili sul totale si concentra nella Sanita' e assistenza sociale (40,31%).

Proprio quest'ultimo ambito, in aumento di 1.339 unita' rispetto a tre anni fa, occupa la seconda posizione per incidenza di imprese guidate da donne sul totale. Oltre 15mila le attivita' a trazione femminile in questo comparto che comprende servizi per anziani, asili nido, centri di medicina estetica, con un tasso di femminilizzazione superiore al 37%. I piu' elevati tassi di femminilizzazione di questo settore si registrano in Sardegna (51%) e in Umbria (48%).Terzo ambito per presenza femminile e' l'istruzione: quasi 8.900 le attivita' guidate da donne, +786 rispetto a tre anni fa, pari al 29,82% del totale delle imprese al 30 settembre 2017. Puglia e Campania sono le regioni in cui le imprese femminili fanno sentire maggiormente la propria presenza in questo ambito, rappresentando oltre il 35% del totale.

Altro settore ad alta partecipazione di donne d'impresa e' il turismo, in cui le imprenditrici sono aumentate di quasi 10mila unita' in tre anni. In ben 11 regioni (Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria e Valle d'Aosta), le imprese femminili del settore alloggio e ristorazione rappresentano almeno il 30% delle attivita' presenti nei diversi territori. Un ruolo importante, infine, le donne imprenditrici lo svolgono nel settore Noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese, dove le imprese femminili sono aumentate di 4.568 unita' dal 2014. In questo ambito mediamente le donne d'impresa rappresentano piu' di un quarto del totale, ma in 4 regioni (Abruzzo, Liguria, Piemonte, Sardegna), le attivita' guidate da donne superano il 30% del tessuto produttivo locale

 

Pubblicato in Lavoro

Il 15 novembre 1999 usciva il primo numero di Altreconomia: una denuncia sulle condizioni di lavoro nelle piantagioni africane di ananas. Lo spirito, dopo 18 anni di pubblicazione ininterrotta, rimane lo stesso: raccontare il sistema economico in maniera chiara ed approfondita, denunciando storture e sostenendo le alternative. E farlo sempre in maniera indipendente, che per noi vuol dire avere come editori solo i lettori, non ricevere finanziamenti pubblici, selezionare e limitare le inserzioni con criteri etici. 

Con il numero di novembre, dedicato all’universo femminile, in vista del 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, "festeggiamo consegnando ai lettori sette reportage da altrettanti Paesi diversi. Australia, India, Siria, Tunisia, Francia, Finlandia, Oman, oltre all’Italia". La copertina è dedicata alla nuova economia dall’altra parte del mondo. Un reportage esclusivo tra i produttori e consumatori che stanno trasformando l’Oceania. Il “primo tempo” si apre con un viaggio nei cimiteri elettronici dell’India, il Paese diventato l’hub mondiale degli scarti digitali. E poi un approfondimento sulle lotte delle lavoratrici domestiche, sfruttamento e bassi salari. Siamo stati nel Chianti senese, con un’inchiesta sul rischio caporalato “conto terzi” nelle vigne. E poi ancora nella regione del Rojava, in Siria, raccontando i progetti di auto-governo che mettono al centro le donne.

Il “secondo tempo” del giornale "vi accompagnerà in Tunisia, dove dopo la dittatura sta fiorendo anche l’economia solidale, e in Finlandia, che potrebbe festeggiare il centenario dell’indipendenza in un modo particolare". "Raccontiamo poi il “patto dell’avocado” stipulato tra le reti di economia solidale di Italia e Francia per una nuova filiera equa". Dal deserto dell’Oman, dove si sta preparando il balzo verso Marte, il viaggio del “terzo tempo” tocca anche i nuovi circhi del nostro Paese: piccoli, indipendenti e senza animali.

 

Pubblicato in Economia sociale

Una fiaccolata nella serata di ieri, una manifestazione sabato 11 novembre e la proposta di un’adunata collettiva dei giornalisti taccuino e telecamera in spalla. Sono alcune delle reazioni a caldo dopo la violenta aggressione ai danni Daniele Piervincenzi ed Edoardo Anselmo della trasmissione Nemo di Rai2. Il video della testata e delle manganellate, diventato ormai virale, ha reso chiaro al Paese il livello di violenza che possono subire i giornalisti in territori a rischio.

Un’altra proposta è arrivata dalla giornalista Amalia De Simone, nominata cavaliere della Repubblica dal presidente Mattarella per le sue inchieste e sottoposta a decine di querele temerarie. De Simone ha sollecitato gli organismi di categoria a capire se ci sono gli estremi per “l'istituzione di un'aggravante per il reato di minacce e lesioni nei confronti del giornalista che sta esercitando la propria funzione (che vale la pena ricordarlo: è di interesse pubblico ed è garantito dalla costituzione)”.

A lei risponde il presidente dell’Unione Cronisti Alessandro Galimberti: Le minacce ai giornalisti sono ormai una piaga gravissima, agevolata dalla mancata deterrenza della legge che non consente l'unico intervento adeguato, ossia l'arresto in flagranza del reo. Che l'aggressione sia fisica, come oggi, o virtuale via Facebook - come accaduto ad opera della stessa famiglia, 3 anni fa, ai danni di Federica Angeli - la risposta della società civile e dello Stato non può che essere adeguata ed efficace, sia nei tempi sia nella forza. Il governo e il Parlamento, invece, non hanno ancora deciso di intervenire sul punto nonostante le reiterate riforme e mini-riforme del sistema penale di questi ultimi anni. Ora la degenerazione degli eventi impone una scelta di campo non più rinviabile". "Ma nei fatti di Ostia di oggi c'è un altro aspetto inquietante, e da tempo denunciato dall'Unci e dagli enti della categoria. La progressiva proletarizzazione del lavoro giornalistico spinge al fronte del rischio massimo i colleghi non contrattualizzati, anche nelle aziende più strutturate e addirittura di Stato, come è il caso odierno della Rai. Su questo tema - conclude - non è possibile restare spettatori passivi e limitarsi a prendere atto di un'ineluttabilità davvero inconcepibile e oltremodo ingiusta".

Anche Fnsi e Usigrai ricordano il caso di Federica Angeli, giornalista di Repubblica minacciata dallo stesso clan di Ostia: “Come conFederica Angeli, già oggetto delle attenzioni della stessa famiglia, e con tutti i giornalisti che ovunque lottano contro mafie e criminalità, siamo e saremo al fianco dei colleghi in qualsiasi iniziativa, anche giudiziaria, vorranno intraprendere”.

Il contesto: clan Spada, Casa Pound e i giornalisti

Per capire ancora meglio come è maturata l’aggressione bisogna aver chiaro il contesto. Ieri alcune trasmissione hanno indugiato sulla etnia “rom” degli Spada o specificato che Casa Pound “ha preso le distanze”. Piervincenzi si è recato a Ostia per chiedere al fratello del boss il motivo del suo appoggio alla formazione neofascista provata dalla foto sua con il candidato sindaco Luca Marsella. In quel municipio i “fascisti del terzo millennio” saranno determinanti con il loro 9% per l’esito finale. Nella capitale non c’è ancora la consapevolezza della presenza mafiosa tanto che lo stesso Piervincenzi afferma che “una cosa del genere te la aspetti a Napoli, in Sicilia, non qui, nella mia Roma”. E che queste organizzazioni hanno rapporti con le formazioni di estrema destra in un connubio di propaganda politica e affari criminali.

Nel rivendicare il gesto su facebook Roberto Spada ha ricevuto decine di messaggi di sostegno con gli insulti ai giornalisti: "hai fatto bene", "sono terroristi". Questo racconta l'humus culturale che delegittima il ruolo di fa informazione e la sua stessa credibilità. 

Se Spada non può essere arrestato perché non c’è la flagranza di reato e gli inquirenti stanno attendendo di conoscere l'entità delle lesioni riportate dal giornalista per ridefinire eventualmente il reato si possono richiamare anche altre responsabilità, bisogna prima mettere un punto: la legittimazione di pezzi della stampa italiana verso Casa Pound e le formazioni neofasciste. Prima di proporre sepolcri imbiancati è necessaria un’autocritica ogni volta che si definiscono "ultrà" i fascisti che hanno ammazzato Ciro Esposito (tifoso napoletano ucciso dall’estremista di destra Daniele De Santis, ndr) e Emmanuel (rifugiato nigeriano ucciso dal militante di Forza Nuova Amedeo Mancini a Fermo, ndr) o pestato l'ambulante bengalese la scorsa settimana.

Prima di indignarsi e di proporre manifestazioni sull’onda della rabbia alcuni riflettano sull'enorme responsabilità quando giornalisti di tv nazionali si sono seduti fianco a fianco con i leader neofascisti nella sede di Casa Pound, mentre i cronisti da soli si trovano nei territori infestati dal virus fascioleghista e mafioso. Di fronte ai pestaggi e agli omicidi non esiste libertà di opinione o Voltaire che tenga. Siano i lettori, almeno quelli della parte civile e antifascista rimasta in questo Paese, a decidere responsabilità e credibilità degli operatori dell'informazione E in questa categoria emerga il coraggio di dire da che parte si vuole stare, magari rileggendo Sostiene Pereira di Tabucchi: perché se stai in mezzo non sei altro che la barricata.

 

Pubblicato in Editoriale
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