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Venerdì, 22 Giugno 2018

Articoli filtrati per data: Sabato, 16 Dicembre 2017 - nelPaese.it

Che impatto hanno avuto le innovazioni degli ultimi vent’anni sull’economia e sulla società italiana? La gran parte degli italiani si dimostra fiduciosa (57,9%) dichiarando però che le trasformazioni in atto hanno generato effetti positivi sia pure connessi all'insorgenza di alcuni piccoli problemi. 

Così il Rapporto 2017 Agi-Censis sulla cultura dell’innovazione fotografa la “voglia di futuro” degli italiani concentrando l’attenzione sulla disponibilità ad aderire ai nuovi schemi. La presentazione questa mattina alla Camera dei Deputati con la Presidente della Camera Laura Boldrini, il segretario generale del Censis Giorgio De Rita e il direttore di Agi Riccardo Lunadurante l’evento “#InnovazioneItalia: storie, idee e persone che cambiano il mondo” promosso da Agi.

Innovazione e sociale

Per il 51,4% degli italiani i processi di innovazione hanno prodotto nuovi divari sociali, mentre il 47,8% è convinto che abbia contribuito a ridurli.  A temere soprattutto i ceti sociali più bassi (66,7%).

Innovazione e lavoro

E quali ricadute avranno sulle opportunità di lavoro? Il 37,8% degli italiani è convinto che processi di automazione sempre più spinti e pervasivi determineranno un saldo negativo di posti di lavoro. Mentre il 33,5% ritiene che genereranno nuove opportunità in uno scenario di nuovi lavori ancora inesplorato. E il 28,5% crede che a cambiare sarà più la tipologia di lavoro. I più preoccupati, anche in questo caso, gli italiani con un livello socio-economico e istruzione più bassi.

PA digitale

Quasi 1 cittadino su 3 (30,1%) tra quelli che hanno avuto accesso ai servizi digitali, è convinto di non aver ottenuto nessun vantaggio sostanziale rispetto ai servizi erogati attraversi i canali tradizionali (il 30,7% sottolinea vantaggi connessi ad una maggiore "comodità" di accesso). In generale gli italiani sono favorevoli alla digitalizzazione della PA, ma si aspettano che a ciò corrisponda soprattutto una semplificazione delle procedure (29,1%) e una velocizzazione dei processi (25,5% delle risposte).

Web tax e tassa sui robot

Oltre la metà degli italiani (55%) ritiene opportuno introdurre una legge per tassare i profitti generati in Italia dai più grandi del web, ma è un consenso non uniforme in tutte le fasce di età (tra i più giovani la quota è più bassa).  Il 42,1% degli italiani pensa che i robot sottraggono lavoro e non pagano le tasse e questo alla lunga finirà per impoverirci.

Sharing economy

La digitalizzazione disintermedia: per oltre il 70% della popolazione la sharing economy nei sui diversi ambiti di applicazione (turismo, mobilità, housing, ecc.) è una soluzione interessante che consente di risparmiare nell'accesso ad alcuni servizi. Di fronte alla prospettiva di aderire a queste opportunità per integrare il reddito familiare o per avviare un’attività imprenditoriale, la percentuale scende rispettivamente al 55,2% e 52,5%.

Innovazione ed energia

Dall’innovazione arrivano le risposte più importanti per affrontare la sfida della sostenibilità e della progressiva decarbonizzazione. Tra le infrastrutture più gradite agli italiani ci sono i parchi fotovoltaici (82,4%) e i parchi eolici (73,3%). Tra gli impianti non graditi al primo posto le raffinerie di petrolio (77%) e al secondo le centrali elettriche a carbone (76,5%). Infine il Il 65,6% degli italiani è convinto che diventeremo tutti in qualche modo produttori di energia in uno scenario no-grid (o smart-grid), dove la produzione di elettrica - e non il solo consumo -  diventerà un fatto collettivo.

Sicurezza, libertà: il ruolo del digitale

Le preoccupazioni per la micro-criminalità e la minaccia del terrorismo stanno spostando il pendolo tra libertà e sicurezza verso quest’ultima. Ben vengano allora per gli italiani le tecnologie digitali che garantiscono maggior controllo anche se potrebbero sottrarre qualcosa alla privacy e alla libertà di movimento. Solo il 15,4% degli italiani paventa una possibile riduzione della libertà.

Le eccellenze dell’innovazione italiana – il Premio dei Premi per l’Innovazione

In questo scenario ci sono imprese, enti pubblici, università e designer, che stanno cogliendo le opportunità offerte dall'innovazione mostrando tutta la vitalità e competitività del nostro Paese. A questi “campioni” dell’innovazione è dedicato il Premio dei Premi 2017, istituito dal Governo Italiano nel 2008, organizzato dalla Fondazione Cotec (presidente onorario il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella) come riconoscimento per il forte impulso e contributo alla rinascita del nostro Paese.

Così come le precedenti, anche la nona edizione del Premio testimonia la vitalità del tessuto imprenditoriale italiano, in possesso di conoscenze avanzate e ricco di elementi di creatività: dall’evoluzione del design nel settore medicale alle nuove tecnologie applicate ai polimeri, dai nuovi servizi di mobilità intelligente alle nuove piattaforme turistiche integrate dai veicoli a moduli coordinabili alle chat genitore-figlio delle nuove offerte bancarie multicanale.

A 34 eccellenze dell’innovazione sarà consegnato, dal Presidente della Camera dei Deputati On. Laura Boldrini, il prestigioso riconoscimento.

Pubblicato in Economia sociale

Il Forum Nazionale del Terzo Settore festeggia i 20 anni dalla sua costituzione e lo fa con un’assemblea dei soci aperta anche al pubblico, alle istituzioni, ai media. A Roma, al Centro Congressi Frentani, il Forum presenta una fotografia del suo stato di salute e le sfide per il futuro con i rapporti “Le reti del Terzo settore” e “Il Terzo settore e gli Obiettivi di Sviluppo sostenibile”. Le rilevazioni, pur nella loro diversità, hanno permesso di conoscere, nell’insieme, la realtà e i dinamismi del Terzo settore italiano. Quello che emerge è una realtà in costante crescita, capace di creare le condizioni di partecipazione attiva che favoriscono processi di inclusione e sviluppo locale.

In cinque anni i soci del Forum, che rappresentano le principali reti nazionali di Terzo settore, sono passati da 69 a 81 per un totale di 141.000 sedi territoriali, ovvero quasi la metà di tutti gli enti non profit censiti dall’Istat nel 2011 (301.191). I volontari sono oltre due milioni e mezzo, in crescita di quasi un milione rispetto alla prima rilevazione, oltre la metà dei volontari registrati dall’ultimo censimento.

I lavoratori 504.000 rispetto ai 481.000 del 2014. Il valore economico delle realtà che aderiscono al Forum oggi supera i 12 miliardi di euro (almeno 2 miliardi in più rispetto alla rilevazione precedente). Dal Rapporto emergono due aspetti fondamentali, da una parte la pluralità e complessità delle reti: le organizzazioni indagate compongono un enorme volume di risorse, energie materiali e simboliche, e dall’altro la capacità di creare relazioni e partnership: pur con differenti intensità, le reti sono in grado di creare importanti relazioni, all’interno e tra le organizzazioni ma anche  a livello internazionale.

Il Rapporto “Il Terzo settore e gli Obiettivi di Sviluppo sostenibile” ha permesso di mettere in relazione le attività dei soci del Forum con i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) indicati due anni fa dall’ONU e con traguardo al 2030.  L’indagine ha svelato una grande sintonia tra le attività delle organizzazioni e le sfide universali del nostro secolo; nessuno dei 17 Obiettivi è estraneo all’impegno del Terzo settore italiano. Dei 51 rispondenti (con oltre 200 esperienze ricevute) è emerso che ogni rete è impegnata mediamente in ben 9 SDGs (più del 50% degli enti), tutti gli SDGs vedono almeno una o più reti nazionali (da un minimo di 15 enti per l’SDGs 6 – acqua pulita e servizi igienico-sanitari -,  ad un massimo di 42 enti per l’SDGs 3 – salute e benessere). 

Tutte le attività svolte dagli enti del Terzo settore censite dall’Istat sono riconducibili agli SDGs (quindi tutte le risorse, umane ed economiche, rilevate nel rapporto “Le Reti del Terzo settore” possono essere annoverate attive nel perseguire gli Obiettivi di Sviluppo). Un grande numero di esperienze si estende in una dimensione internazionale: le organizzazioni agiscono in oltre 60 Stati. Le risorse messe in campo per le attività (volontari o personale retribuito e risorse economiche) possono variare moltissimo. Infine anche da questo rapporto emerge una forte propensione degli enti di Terzo settore ad operare in partnership, mobilitando e aggregando tante altre energie, sia pubbliche sia private.

All’iniziativa è stata conferita la “Targa del Presidente della Repubblica“. “Venti di Partecipazione” è organizzato con il sostegno della Fondazione CON IL SUD

Il dibattito

La giornata è stata seguita in diretta facebook dal Giornale Radio Sociale. Ad aprire i lavori è stato la Portavoce Claudia Fiaschi: “Numeri importanti dal punto di vista della rappresentanza, dell’occupazione, e dei profili sociali ed economici – dichiara - che raccontano un mondo fatto di relazioni e capitale sociale capace di inventare nuovi legami e soluzioni sociali, di generare innovazione sociale, identità, senso di appartenenza, consapevolezza. L’associazionismo rappresenta il tessuto di cui è pervasa la nostra società.”

“L’adozione degli obiettivi da parte delle organizzazioni aderenti al Forum  – prosegue la Portavoce – nella maggior parte dei casi si traduce in termini operativi, con attività e progetti che spesso coinvolgono una pluralità di altri soggetti, e mettono in moto un indotto vasto, confermando che il Terzo settore è un mondo fattivo, che crea condizioni ed opportunità di partecipazione attiva per i cittadini. Sono in campo non solo impegni morali, ma anche lavoratori, volontari, risorse, sperimentazione e innovazione sociale.”

Alla tavola rotonda si è discusso anche di economia sociale e a fare il punto verso le prospettive future è stata Eleonora Vanni, coordinatrice della Consulta economia sociale del Forum e presidente nazionale Legacoopsociali: “All’interno del terzo settore – ha esordito Vanni - ci sono stati momenti contraddittori rispetto alle attività economiche gestite dalle nostre organizzazioni. Dal pensarle come un elemento in assoluta contraddizione con la natura delle organizzazioni, al pensarle come uno degli elementi qualificanti del ruolo e del peso nel sistema. Nella relazione della portavoce ci sono numeri significativi a questo proposito che vengono puntualmente messi in relazione con l’interesse generale è il capitale sociale prodotto. A proposito di obiettivi di sviluppo sostenibile l’economia sociale che mette al centro le persone e la loro partecipazione responsabile, è la precondizione per non parlare solo di crescita economica ma di sviluppo umano e sociale”.

 

 

 

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