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Martedì, 12 Dicembre 2017

Articoli filtrati per data: Lunedì, 04 Dicembre 2017 - nelPaese.it

Il 2017 è stato l'anno più secco in Italia dal 1800 ad oggi. Secondo il Cnr le piogge sono state oltre il 30% inferiori alla media del periodo di riferimento 1971-2000, "etichettando quest'anno come il più secco dal 1800 ad oggi".  "A partire dal mese di dicembre del 2016 (primo mese dell'anno meteorologico 2017) si sono susseguiti mesi quasi sempre in perdita - scrive il Cnr in una nota -: fatta eccezione per i mesi di gennaio, settembre e novembre, tutti gli altri hanno fatto registrare un segno negativo, quasi sempre con deficit di oltre il 30% e, in ben sei mesi, di oltre il 50%".

"A conti fatti - spiega il Cnr -, gli accumuli annuali a fine 2017 sono risultati essere di oltre il 30% inferiori alla media del periodo di riferimento 1971-2000, etichettando quest'anno come il più secco dal 1800 ad oggi. Per trovare un anno simile bisogna andare indietro al 1945: anche in quell'anno ci furono 9 mesi su 12 pesantemente sotto media (il deficit fu -29%, quindi leggermente inferiore)".

Il 2017 è stato un anno record anche per il caldo, ma in questo caso non è stato il più caldo in assoluto. "Dal punto di vista termometrico - scrive il Cnr - il 2017 ha fatto registrare, per l'Italia, un'anomalia di +1,3 gradi al di sopra della media del periodo di riferimento convenzionale 1971-2000, chiudendo come il quarto più caldo dal 1800 ad oggi, pari merito agli anni 2001, 2007 e 2016. Più caldi del 2017 sono stati solo il 2003 (con un'anomalia di +1,36 gradi), il 2014 (+1,38 gradi rispetto alla media) e il 2015, che resta l'anno più caldo di sempre, con i suoi +1,43 gradi al di sopra della media del periodo di riferimento".

Pubblicato in Nazionale

Accoglienza si', ma "nei limiti dell'integrazione": cosi' oggi il ministro degli Interni, Marco Minniti, al seminario organizzato dal Parlamento europeo dal Centro studi di politica internazionale (Cespi) e dall'eurodeputata Patrizia Toia sul tema dell'inclusione finanziaria dei migranti.

E' necessario il controllo "dei confini meridionali della Libia e dei transiti nel Mediterraneo per verificare che i foreign fighters non rientrino in Europa" dopo le sconfitte che l'Isis sta registrando" ha aggiunto Minniti. Secondo il ministro, e' importante "sradicare il traffico di esseri umani, che rappresenta per una parte della popolazione libica una forma di reddito, "dannato e inaccettabile", e creare "opportunita' di fonti di reddito alternative". Infine, ha sottolineato Minniti, bisogna eliminare la parola "emergenza" dalla questione migratoria perche' si tratta di un fenomeno strutturale

I fantasmi di Ventimiglia

“Ho provato 10 volte ad attraversare la frontiera con la Francia nelle ultime settimane, 8 volte a piedi e 2 volte in treno. Ogni volta la polizia francese mi ha fermato, ammanettato. Più volte mi hanno picchiato e ogni volta rimandato a piedi in Italia”. Così Sheref (nome di fantasia), 16 anni, fuggito da solo dal Ciad, dove guerra e carestia stanno generando una delle più gravi emergenze umanitarie del mondo, racconta la sua storia, mentre si accinge ad affrontare un'altra notte al freddo dell’inverno, senza sapere nulla di ciò che gli riserverà il domani. L’inferno che ha dovuto attraversare in Libia, dove si è imbarcato per raggiungere l’Europa, non è poi tanto lontano. Quella di Sheref è solo una delle storie raccolte nelle prime settimane di lavoro dell’unità mobile di Open Europe a Ventimiglia, di Oxfam e Diaconia Valdese. Al confine tra Italia e Francia, infatti, ci sono  centinaia di migranti, per lo più fuggiti da paesi in guerra (Sudan, Iraq, Afghanistan, Eritrea e altri ancora), che si ritrovano a vivere sotto un cavalcavia, lungo il fiume Roia, fuori dal sistema di accoglienza per i richiedenti asilo, in condizioni disumane.

Lungo il fiume Roia oltre 200 migranti allo stremo: 1 su 3 è un minore. Oxfam sottolinea che le persone sono ormai costrette in un “limbo”: sono fantasmi, in una condizione di spaesamento, isolamento e abbandono. La gran parte tenta di attraversare il confine con la Francia, mettendo a rischio la propria vita lungo sentieri di montagna, la ferrovia o i cavalcavia dell’autostrada. “A Ventimiglia è in atto una vera e propria emergenza umanitaria - sottolinea l’organizzazione- sono circa 700 i migranti che si trovano qui nel pieno dell’inverno: 500 vivono nel centro di transito gestito dalla Croce Rossa, mentre oltre 200 dormono all’aperto nel campo improvvisato lungo il greto del fiume Roia. Tra loro circa 1 su 3 sono minori non accompagnati, che dopo non aver ricevuto la protezione a cui hanno diritto in Italia, si vedono respinti con brutalità dalle autorità francesi”. 

Minori, madri con bambini: “Li aiutiamo ma bisogna fare di più”. “Ogni giorno incontriamo ragazzi come Sheref, respinti dalla Francia.  – raccontano Chiara Romagno responsabile dell’intervento di Oxfam Italia a Ventimiglia e Simone Alterisio, operatore della Diaconia Valdese – Ci sono anche madri con figli molto piccoli, magari a loro volta fuggite quando erano minorenni da conflitti, come quello in Somalia, che si ritrovano a vivere in una totale assenza di diritti e servizi essenziali. Una condizione non lontana da quella infernale della loro provenienza. A loro ogni giorno rivolgiamo tutti i nostri sforzi, distribuendo coperte, scarpe, cappelli per affrontare il freddo della notte”.

L’unità mobile di Open Europe, costituita da due operatori socio-legali e un mediatore linguistico-culturale, oltre a distribuire kit di prima necessità ai migranti, identifica i casi di abuso soprattutto verso i soggetti più vulnerabili. Fornendo, là dove necessario, assistenza legale per presentare ricorso verso il decreto di respingimento a supporto di un’eventuale richiesta di protezione internazionale. Vengono inoltre date informazioni sui servizi presenti sul territorio e i rischi connessi all’attraversamento della frontiera italo-francese. "Il progetto Open Europe a Ventimiglia non risolverà i problemi di tutti - ammette il segretario esecutivo della Diaconia Valdese, Gianluca Barbanotti - ma, a volte, è importante essere presenti e cioè essere dove appaiono con vivida concretezza le contraddizioni dell'accoglienza nel momento in cui queste si manifestano alle persone che cercano un futuro migliore. Fornire consulenza legale o un supporto per comunicare con le proprie famiglie lontane, è un'occasione per significare la solidarietà nostra, e di conseguenza di tutte le persone che hanno ancora a cuore i diritti delle persone e non si sono lasciati sopraffare dalla paura." 

“I minori migranti hanno diritto di chiedere protezione internazionale in qualunque Stato membro dell’Unione europea si trovino. A stabilirlo è una sentenza del 2014 della Corte di Giustizia, per questo i respingimenti dalla Francia sono un abuso intollerabile. - afferma il direttore dei Programmi in Italia di Oxfam, Alessandro Bechini – Chiediamo quindi alla Commissione europea e agli Stati membri che vengano messe in atto tutte le procedure affinché i diritti - in particolare di minori fuggiti da guerre, persecuzioni e povertà - vengano sempre garantiti. In questa direzione anche l’Italia può fare la sua parte: ad esempio riducendo i tempi necessari per le procedure di ricongiungimento familiare e garantendo così canali di accesso sicuro verso l’Europa”. 

(Fonti: Agenzia Dire e Redattore Sociale) 

Pubblicato in Migrazioni

L’appello del Pontefice e le sue scuse ai Rohingya nel viaggio in Bangladesh. Ai giornalisti nel viaggio di ritorno ha confidato di aver pianto per quel popolo in fuga da decenni sotto i colpi dell’esercito di Myanmar e ha fatto in modo che restassero con i leader religiosi, mentre li volevano allontanare subito dopo aver parlato con il Papa.

E alla vigilia della riunione d'emergenza convocata dal Consiglio Onu dei diritti umani su Myanmar, Amnesty International ha sollecitato una posizione forte sul drammatico peggioramento della situazione per le minoranze etniche e religiose del paese, il cui l'esercito ha lanciato una crudele campagna di pulizia etnica contro i rohingya e continua a commettere crimini contro l'umanità su base quotidiana.   "Convocando questa sessione speciale, il Consiglio Onu dei diritti umani intende mettere in evidenza l'urgente necessità di rispondere alla crisi dei diritti umani in Myanmar", ha dichiarato James Gomez, direttore di Amnesty International per l'Asia sudorientale e il Pacifico. 

"Ma questo non è sufficiente. Il Consiglio deve adottare una forte risoluzione, in grado di far comprendere al governo e alle forze armate di Myanmar che l'orribile trattamento impartito ai rohingya deve cessare immediatamente e che i responsabili non beneficeranno dell'impunità", ha aggiunto Gomez. 

Nel giro di pochi mesi, oltre 620.000 rohingya sono fuggiti in Bangladesh a causa della campagna mirata di violenza nei loro confronti, fatta di innumerevoli uccisioni di uomini donne e bambini, di stupri di donne adulte e adolescenti, di incendi di interi villaggi e di impiego delle mine antipersona. 

I rohingya rimasti in Myanmar sono intrappolati in un sistema disumanizzante di apartheid, in cui praticamente ogni aspetto della loro vita subisce gravi limitazioni. Smantellare questo sistema sarà essenziale per assicurare il ritorno volontario e in condizioni di sicurezza e dignità delle centinaia di migliaia di rohingya che hanno lasciato il paese. 

"Il Consiglio Onu dei diritti umani deve anche affrontare le ampie violazioni dei diritti umani che le forze di sicurezza di Myanmar compiono contro altre minoranze etniche, in particolare i kachin e gli shan: esecuzioni extragiudiziali e altre forme di uccisione illegale, sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie, torture e lavori forzati", ha aggiunto Gomez.  "La risoluzione del Consiglio dovrà riflettere questa situazione e chiedere a Myanmar di porre immediatamente fine alle violazioni dei diritti umani contro tutte le minoranze in ogni parte del paese", ha concluso Gomez. 

Pubblicato in Dal mondo

L’Italia, con sette anni di ritardo, ha raggiunto e superato la soglia del 50% di raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Ma il nuovo metodo di calcolo della raccolta voluto dal Governo rischia di far fare un testacoda al Paese. Aggravando il ritardo rispetto agli “standard europei”. Abbiamo spiegato perché nel numero di novembre di Altreconomia.

La rivista parte da Ginevra, dove le Nazioni Unite stanno mettendo a punto un regolamento vincolante in capo alle multinazionali in tema di diritti umani nel mondo. “Abbiamo intervistato Guillaume Long, coordinatore del gruppo di lavoro dell’Onu che sta portando avanti questa “rivoluzione”. Tra pressioni e boicottaggio”.

Gli altri temi

E ancorale isole Andamane, l’arcipelago conteso tra India e Cina, tra le popolazioni indigene messe a rischio dalla rotta marittima della moderna “Via della Seta”. Un lungo viaggio “post-industriale” in Italia. Dai primi cento anni del porto di Marghera alla “colmata” di Bagnoli, in attesa di una riconversione da 25 anni. Un interessante approfondimento in tema di finanza ricostruisce poi la corsa dei Piani individuali di risparmio, i PIR, gli strumenti introdotti un anno fa per sostenere le piccole e medie imprese. Tra costi e sostenibilità.

La filiera distributiva degli acquisti solidali inaugura il “secondo tempo” della rivista. Vi raccontiamo i nascenti modelli di “food coop”, da Bruxelles a Bologna. Al centro, la condivisione delle scelte e la selezione dei produttori con criteri socio-ambientali. Dal cibo al welfare, per scoprire il valore delle farmacie comunali, che sono autentici presidi al servizio della comunità. A partire dal “caso Reggio Emilia”, ecco perché il loro contributo è determinante per la crescita del benessere sociale delle città.

Turismo responsabile: un reportage traccia la rotta sul lago Titicaca, lo specchio d’acqua più alto del mondo divenuto meta battuta da migliaia di visitatori. Non sempre attenti all’equilibrio dell’ecosistema locale.

“Siamo stati in Spagna, alla scoperta del Paese solidale che batte monete complementari. Si tratta di una cinquantina di “valute” basate sull’economia reale, l’accesso ai beni di prima necessità e il contrasto a speculazione e povertà. Infine, nel “terzo tempo” partiamo dalla storia e da chi per mestiere ama “perdersi in un archivio”. Come è cambiato il mestiere dello storico? Ce lo ha raccontato Mimmo Franzinelli. Dalla storia allo sport per tutti. E poi ecco le regole del “baskin”: su un campo da basket modificato si sfidano giocatori con e senza disabilità, uomini e donne, giovani e meno giovani”.

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Ieri la Giornata delle persone con disabilità 2017. L’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane ha stilato un rapporto che descrive una situazione italiana sempre più difficile per chi ha un svantaggio a causa della mancata risposta di inclusione, assistenza e sostegno.

Ha una disabilità il 7,2% della popolazione, la maggior parte della quale ha una età oltre i 65 anni e vive nelle regioni del Mezzogiorno, in un caso su tre da solo. Il 19% delle famiglie con persone disabili vivono in uno stato di grave deprivazione materiale e il 14,0% è costretto a rinunciare all’assistenza sanitaria. E’ un quadro grigio quello che tratta il tema dei diritti e dell’inclusione sociale delle persone con disabilità rappresentato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane per la Giornata delle persone con disabilità 2017 del 3 dicembre 2017. Vengono messe in luce numerose criticità, a fronte di una normativa nazionale che ha posto come principale obiettivo delle politiche sociali quello dell’inclusione sociale delle persone con disabilità, di cui la Legge n. 104 del 1992 ne costituisce il principale esempio, così come l’impegno preso dal nostro Paese con la ratifica della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità.

La Federazione Italiana Superamento Handicap ha chiesto che “questa non fosse solo la Giornata della consapevolezza, condizione pur essenziale per ripensare, con il pieno coinvolgimento delle persone con disabilità, ad una strategia che superi, in tempi non generazionali, l’esclusione sociale garantendo per davvero pari opportunità e diritti umani”. “Vorremmo – aggiunge  che fosse la data in cui si assumono degli impegni come integranti dei futuri programmi e azioni di governo, indipendentemente dagli schieramenti o dagli esiti delle prossime consultazioni. Si esprima con chiarezza e puntualità chi si candida a guidare il Paese”.

Il rapporto

Chi sono le persone con disabilità in Italia. La prevalenza della popolazione con disabilità è un numero che varia a seconda della definizione che si da a questa condizione, se ci si attiene ad una definizione di tipo medico, tipica delle fonti dati di natura amministrativa, si stima che nel nostro Paese ci sono circa 4 milioni e 360 mila persone che hanno una disabilità.

Si tratta del 7,2% della popolazione, la maggior parte della quale ha una età >65 anni e vive nelle regioni del Mezzogiorno. Circa 2 milioni 155 mila sono in condizioni di particolare gravità che rappresentano circa il 3,6% della popolazione, di questi 888 mila vivono nel Mezzogiorno, 806 mila nel Nord e 461 mila nelle regioni del Centro. I dati Istat evidenziano che oltre un terzo di queste persone vive solo, un quarto con un coniuge e senza figli; tra gli ultra 75enni la quota di coloro i quali vivono soli raggiunge il 42,4%. Si tratta di dati molto preoccupanti poiché palesano una diffusa condizione di vulnerabilità che coinvolge un numero elevato di persone che non possono contare sull’aiuto di un familiare.

Le difficoltà quotidiane. Particolari difficoltà si riscontrano tra le persone anziane, l’11,2% ha, infatti, gravi difficoltà in almeno un’attività quotidiana (Activities of Daily Living-ADL), tra gli ultra 75enni tale condizione interessa una persona su cinque. Solo un anziano su dieci è autonomo nella cura personale, in particolare nel fare il bagno o la doccia e quasi il 7% ha difficoltà in tre o più delle attività quotidiane, circostanza che sale al 12% tra gli anziani ultra 75enni. Anche nelle attività domestiche più pesanti gli anziani perdono più frequentemente l’autonomia, accade per il 29,8% di loro, per esempio nelle attività fisiche come fare la spesa (17,0%).

La Salute. Le persone con disabilità vivono spesso in condizioni di cattiva salute: la prevalenza maggiore di uomini con disabilità e cronicità grave si riscontra nelle regioni del Centro con il 65,8%, quella minore nel Nord-Ovest con il 62,1%. Tra le donne la quota maggiore affetta da cronicità grave si osserva nel Nord-Ovest, pari al 68,0%, mentre quella più bassa si registra nelle Isole con il 65,4%. La salute è un concetto multidimensionale che include la dimensione fisica e funzionale, quella mentale ed emotiva, nonché quella relazionale. I dati (Physical Component Summary-PCS e Mental Component SummaryMCS) riferiscono che lo stato fisico è nettamente peggiore per le persone con disabilità tra le quali raggiunge un valore pari a 30,1 vs il 52,0 registrato nel resto della popolazione. Anche l’indicatore di stato psicologico fa registrare i valori più bassi tra le persone con disabilità, il suo valore medio si attesta a 39,9 vs 49,5 fatto registrare nel resto della popolazione. Il disagio psicologico maggiore e il gap più ampio con la popolazione senza disabilità si riscontra nella classe di età 45-64 con una media di 38,7, valore che raggiunge il 48,7 nel resto della popolazione.

La povertà. Le persone con disabilità sono particolarmente esposte a condizioni di vita economicamente svantaggiate. La difficoltà economica si riscontra già a partire dal dato relativo al reddito familiare equivalente, dal quale emerge che in Italia le famiglie con almeno una persona con disabilità dichiarano un reddito medio pari a € 16.349 vs € 18.451 dichiarato dal resto delle famiglie. Altro dato significativo è rappresentato dalla percentuale di famiglie con persone disabili in situazione di grave deprivazione materiale che nel 2013 sono 820 mila e corrispondono al 19,0%delle famiglie con persone disabili, tra le altre famiglie quelle in condizioni di grave deprivazione materiale sono invece il 10,0%. Un lavoro di ricerca ha messo in luce che una famiglia con almeno un componente con disabilità per avere lo stesso livello di soddisfazione per la condizione economica di una famiglia senza persone con disabilità ha bisogno di un reddito 1,76 volte superiore perché deve sostenere maggiori costi (ad esempio assistenza, apparecchi speciali, protesi etc.).

Non è assicurato il diritto alle cure. Particolarmente grave appare il mancato godimento del diritto alle cure, in particolare l’accessibilità ai servizi sanitari previsti dai Livelli Essenziali di Assistenza. Il 14,0% delle persone con disabilità è costretto a rinunciare all’assistenza sanitaria, percentuale che scende al 3,7% se si considera il resto della popolazione. Anche il territorio di residenza è un fattore discriminante, infatti nelle regioni del Mezzogiorno le persone costrette a rinunciare salgono al 30,0% in Puglia, al 22,2% in Calabria e al 18% in Campania.

Un altro diritto in parte disatteso è quello al lavoro, nella classe di età 45-64 anni la percentuale di persone in condizione di disabilità occupata è il 18,0%, nel resto della popolazione 58,7%. Risulta occupato il 23,0% degli uomini con disabilità, nel resto della popolazione maschile tale percentuale si attesta al 71,2%; tra le donne con disabilità lavora solo il 14,0% vs il 46,7% delle altre donne.

Il diritto all’istruzione. Il livello di istruzione per questo gruppo di popolazione è mediamente basso, infatti tra i più anziani la percentuale di persone che hanno al più la licenza media è pari al 75,6% tra gli uomini e raggiunge ben il 92,3% tra le donne; nella classe di età 45-64 anni le percentuali non scendono di molto tra gli uomini, 70,0%, mentre tra le donne si assiste a una diminuzione significativa che le avvicina a quella degli uomini, il 71,1%. Questi numeri testimoniano il forte divario che c’è tra le persone con disabilità e il resto della popolazione, dove la quota di persone con titolo di studio basso nella classe di età 45-64 anni è pari al 49,7% tra gli uomini e 50,4% tra le donne.

Le risorse statali a disposizione. Analizzando le risorse che il nostro Paese impegna, nell’ambito del Sistema di protezione sociale, per la funzione di spesa destinata alla disabilità (pensioni di invalidità, contributi per favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, servizi finalizzati all’assistenza e all’integrazione sociale e strutture residenziali), si può osservare che, nel 2015, sono stati spesi 27,7 miliardi di euro, il 5,8% del totale della spesa per la protezione sociale, pari all’1,7% del Prodotto Interno Lordo (PIL). L’impegno economico per questa funzione in Europa è fissato a circa il 7,3% della spesa per la protezione sociale, pari a circa il 2% del PIL dei Paesi dell’Unione Europea-28 (UE).

La spesa pro capite, a parità di potere d’acquisto, nel nostro Paese è di € 461 annui, che ci colloca a metà della graduatoria dei Paesi dell’UE-28, dopo quelli del Nord-Europa. In Italia, la maggior parte dei trasferimenti economici del sistema di protezione sociale in favore delle persone con disabilità è erogato sotto forma di prestazioni pensionistiche per le quali sono stati spesi 65 miliardi. Ne beneficiano 1 milione e 883 mila persone nelle regioni del Mezzogiorno (489.065 in Campania), 1 milione 559 mila in quelle del Nord e 918 mila nelle regioni del Centro .

L’assistenza. Secondo i dati Istat, il 58,1% degli anziani con gravi difficoltà nelle attività di cura della persona, avverte la necessità di ricevere aiuto o ulteriore supporto, con una netta prevalenza tra gli uomini (64,3% rispetto a 55,6% nelle donne). Oltre la metà di essi dichiara, comunque, di avere in famiglia l’aiuto di una persona oppure usufruisce di servizi di assistenza domiciliare. Il 28,0% delle famiglie in cui abita un anziano con gravi riduzioni di autonomia si avvale dell’assistenza di una persona, supera il 40,0% per gli anziani soli che sono spesso costretti alla convivenza con la persona che li assiste. Permane la carenza di servizi e assistenza formale da parte del sistema sociale, questa scelta allocativa ricade inevitabilmente sulle famiglie che continuano a svolgere e a farsi carico della maggior parte delle attività di cura e di aiuto ai loro componenti in condizione di disabilità.

Il futuro. Riguardo alle conseguenze economiche, la Ragioneria Generale dello Stato ha effettuato delle previsioni sulla spesa per pensioni/assegni di invalidità civile in rapporto al PIL. Secondo queste proiezioni, la spesa per pensioni di invalidità si attesterà intorno allo 0,2-0,3% del PIL fino al 2060. Invece, per la spesa per indennità di accompagnamento si prospetterà una crescita costante che la farà passare dall’attuale 0,8% all’1,4% del PIL nel 2060. Sul piano sociale, il modello di welfare italiano si è appoggiato tradizionalmente sulle famiglie, le quali hanno svolto un ruolo di sussidiarietà all’intervento dello Stato, quest’ultimo sempre più limitato dai vincoli di finanza pubblica. La dinamica socio-demografica che si è andata sviluppando nel corso degli anni disegna strutture familiari con uno o due componenti e con molti anziani soli, tale processo causerà il dissolvimento strutturale.

(Fonte: napolicittasolidale.it)

 

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Con oltre 75mila visitatori (+3mila rispetto allo scorso anno) si è chiusa oggi in Fiera a Verona la 27a edizione di JOB&Orienta, il salone nazionale dell’orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro che per tre giornate ha messo al centro il tema “Orientarsi all’innovazione per costruire futuro”.

Promosso da VeronaFiere e Regione del Veneto, in collaborazione con Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Salone si è confermato ancora una volta un prezioso momento di approfondimento e informazione, anche grazie al racconto delle migliori esperienze già avviate che mettono in dialogo il mondo della scuola con quello del lavoro: insomma il racconto di una scuola che cambia e sa accogliere le nuove sfide. Centrali, in particolare, i temi dell’alternanza, del sistema di apprendimento duale (che si avvia a concludere la sua sperimentazione e a diventare ordinamentale) e degli Its, con l’obiettivo di valorizzare le modalità formative che rafforzano le competenze dei ragazzi coniugando lezioni in aula a presenza in azienda, per favorire il loro orientamento e la loro migliore occupazione.

Per tre giorni, migliaia di giovani hanno potuto ascoltare le esperienze diverse raccontate dai loro coetanei, scoprire i corsi formativi più vincenti in termini di occupabilità, conoscere quali siano le figure professionali più ricercate e le competenze richieste, imparare a muovere i primi passi verso il lavoro. Oltre ai convegni e ai dibattiti istituzionali, numerosi anche gli appuntamenti dedicati agli operatori della scuola e della formazione (con la novità assoluta, da questa edizione, di un calendario apposito di seminari formativi dedicati ai docenti) come pure le iniziative di orientamento scolastico per i ragazzi e le famiglie, e quelle di supporto e accompagnamento per i giovani in cerca di occupazione, venuti in visita al salone per conoscere i servizi, gli strumenti e le opportunità esistenti.

«A JOB&Orienta, quest’anno» commenta Claudio Gentili, coordinatore del comitato scientifico «è stata evidenziata l’esigenza delle imprese e delle categorie economiche, visti i primi segnali di ripresa dalla crisi, di una maggiore attenzione all’orientamento e alla formazione professionale e tecnica di qualità. Altra nota davvero positiva di quest’edizione è la presenza di attori che nel passato non erano stati mai così numerosi: a partire dagli insegnanti, a cui quest’anno il Salone ha dedicato particolare attenzione, dalle imprese e da grandi categorie dell’industria italiana - federmeccanica, federchimica, sistema moda italia, federalimentare – accomunate dall’esigenza di una maggior offerta formativa legata al manifatturiero di qualità e all’industria 4.0».

La rassegna espositiva

Oltre 500 le realtà presenti, tra scuole, accademie e università, enti di formazione, istituzioni, imprese, centri per l’impiego e agenzie di servizi per il lavoro, associazioni di categoria,…; più di 350 i relatori intervenuti nei 200 appuntamenti in calendario, tra convegni, dibattiti e workshop.

I temi, i numeri, le esperienze

Nell’anno scolastico in cui l’alternanza entra a regime (con 1,5 milioni di ragazze e ragazzi coinvolti) JOB&Orienta ne ha scattato una fotografia aggiornata: i numeri importanti oggi ci sono, e ora il Ministero dell’Istruzione pensa a misurare e migliorare l’efficacia del lavoro sinora svolto alzando l’asticella della qualità dei progetti e coinvolgendo maggiormente le pmi. In quest’ottica JOB&Orienta è stata il contesto ideale per presentare i dati più aggiornati dell’asl e i nuovi strumenti messi a disposizione di scuole e ragazzi. A Job anche la premiazione dei sei migliori videoracconti realizzati dagli studenti per il concorso nazionale “Storie di alternanza” lanciato da Unioncamere.

E sul fronte dell’apprendimento duale, che vede volgere a conclusione la sua fase sperimentale per poi divenire ordinamentale, annunciato lo stanziamento di risorse nuove e ulteriori per rafforzare il sistema. Centrale anche il tema degli Its, che crescono ancora e dal 2018 cambieranno nome in “Academy”: a JOB&Orienta sempre numerose le significative esperienze raccontate direttamente dalle voci dei protagonisti, ossia dei giovani che, concluso il percorso di specializzazione, hanno trovato presto un’occupazione coerente.

E per imparare a trasformare una passione in lavoro, la proposta di incontri anche sul tema dell’autoimprenditorialità, con le testimonianze di giovani che hanno avviato un’impresa, talvolta addirittura una startup innovativa. Per le migliaia di giovani in visita al Salone, la possibilità di conoscere quali siano i titoli di studio più spendibili in termini di occupabilità, grazie ai dati del Sistema Excelsior presentati da Uniocamere.

Pubblicato in Lavoro

Quest'anno per le Feste, oltre alle tradizionali strenne e alle stelle di Natale, Fondazione ANT lancia anche in Basilicata un nuovo prodotto solidale, pensato per celebrarne la ricchissima tradizione enogastronomica. Il Paniere delle Eccellenze, realizzato grazie alla collaborazione del Caseificio Coviello di Potenza, è una selezione di eccellenze agroalimentari ed enogastronomiche locali dal cuore solidale.

Con una donazione minima di 36 € sarà possibile regalare il Paniere delle Eccellenze - graziose borsine in juta confezionate con salsiccia lucana, caciocavallo stagionato 12 mesi, pasta secca trittico lucano, taralli, olio, vino e peperoni cruschi - e sostenere il progetto di assistenza domiciliare oncologica che ANT offre in regione dal 2001 con un’équipe medico-sanitaria attiva a Potenza e nella provincia, composta da 2 medici, 3 infermieri e 2 psicologi dedicati all’assistenza medico-sanitaria domiciliare e gratuita ai malati oncologici. Dall’inizio delle attività, ANT in Basilicata ha curato a casa oltre 4.100 malati di tumore, offrendo supporto medico, infermieristico e psicologico anche alle loro famiglie. Numerose anche le attività di prevenzione oncologica con oltre 700 visite offerte gratuitamente alla cittadinanza per la diagnosi precoce dei tumori della pelle e della tiroide.

Quella che Fondazione ANT offre è un’assistenza unica, che va incontro ai malati e alle loro famiglie con gratuità, in una fase della vita che ci trova tutti fragili e impreparati – spiega Raffaella Pannuti, presidente di Fondazione ANT – È un servizio che si fonda su un concetto “alto” di persona e che produce un impatto molto forte sulla società. Scegliere il Paniere delle Eccellenze come omaggio natalizio significa dare un contributo alla qualità della vita di tanti cittadini che, grazie ad ANT, potranno ricevere cure specialistiche domiciliari o controlli gratuiti per la diagnosi precoce di diverse patologie. Mi piace ricordare un dato: secondo un recente studio condotto da Human Foundation, organismo presieduto da Giovanna Melandri, per ogni euro donato ad ANT, il valore prodotto e restituito alla società è quasi doppio. Ciascuno di noi può veramente fare la differenza, anche con una piccola donazione.

Il Paniere delle Eccellenze, realizzato in 100 pezzi, permetterà ad ANT di raccogliere fondi da destinare alle attività gratuite di assistenza specialistica domiciliare ai malati di tumore e prevenzione oncologica a Potenza. Per trovarlo visitare il sito www.ant.it o la pagina Facebook ANT in Basilicata, per prenotazioni contattare la delegazione ANT di Potenza: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Pubblicato in Basilicata

Il 14 dicembre alle ore 17, al COMODO64, in via Bologna 92/A a Torino, si terrà la presentazione ufficiale del calendario 2018 della Cooperativa Animazione Valdocco.  Interverranno, dopo l’introduzione di Beppe Quaglia, Responsabile della Comunicazione della Cooperativa Animazione Valdocco e della fotografa Irene Pittatore: Alberto Ferrari, Food and Company “i Birilli” Ristorante, Luca Ferrua, Giornalista de La Stampa, Sergio Durando, Direttore Ufficio Pastorale migranti Diocesi di Torino Donatella Giunti, funzionario Prefettura di Torino, Maurizio Pia, dirigente Servizio Stranieri Comune di Torino, Roberta Tumiatti della Cooperativa Animazione Valdocco e gli amici Piero e Lea D’Ettorre. 

“Il calendario è lo strumento con cui i soci della cooperativa fanno da sempre gli auguri per un felice anno nuovo a tutti coloro che incontrano nel corso delle attività nelle comunità locali in cui opera” Paolo Petrucci, Presidente della cooperativa. Il calendario 2018  ha seguito l’idea che gli oggetti, portatori di un significato sociale, possono diventare un dispositivo per la comunicazione che aiuti a riflettere.

“Cosa significa chiedere ad una persona di farsi ritrarre recando un oggetto che richiami qualcosa del viaggio che ha intrapreso, qualcosa di importante? E raccontarlo; raccontarsi. Il calendario 2018 - come afferma Beppe Quaglia - è un avamposto tra gli immaginari. E per gli immaginari”.

Il progetto fotografico di Irene Pittatore non cede all’illusione di poter testimoniare la brutalità dei fatti di cronaca che stanno scrivendo la storia di questo inizio di secolo. Risponde però al desiderio, e a una pratica, di infiltrazione e di prossimità, come lei stessa dichiara. “Ho scelto di operare nei confini (o appena oltre) di un setting complesso, che ha visto compresenti i protagonisti e le protagoniste del servizio fotografico, rifugiati o richiedenti asilo politico, le operatrici e gli operatori dei Servizi (educatori, mediatori, antropologi).”.

Un progetto in cui non si vuole negare la veridicità e l’attualità della fotografia che ci avvicina all’uomo in mare, al salvataggio, alla donna incinta nel giubbotto arancione, agli indumenti lerci della fuga, al filo spinato: il fermo immagine dominante di un viaggio/tragedia che sta avvenendo, che tatua tanto il rifugiato, quanto già il migrante. Noi dobbiamo suggerire –  anche ai grandi fotografi e reporter – che occorre uscire da questo mainstream normalizzato dove sembra non poterci essere mai un “dopo”, spazi di esistenza in cui la persona non è più visibilmente in pericolo, non rappresenta “la vittima”, ha smesso di essere viaggiante.

Il calendario verrà donato alle persone che a diverso titolo incontrano la cooperativa nei territori in cui opera. Realizzato in quattromila copie su un'idea progettuale di Beppe Quaglia, la grafica di Leandro Agostini e la stampa di A4 Servizi Grafici.

Sono stati invitati Renato Saccone, Prefetto di Torino, Chiara Appendino, Sindaca di Torino, Sergio Chiamparino, Presidente della Regione Piemonte. Al termine della presentazione, intrattenimento gastronomico a cura di NATIPERSOFFRIGGERE, con la partecipazione di Chef Kumalè (aka Vittorio Castellani)

 

Pubblicato in Piemonte

Ha compiuto 10 anni: è la Casa di Pinocchio. Una risposta nuova alla domanda dei disabili e delle loro famiglie. Con essa il Progetto Viva per la vita indipendente. Due esperienze che vedono insieme la Cooperativa sociale Koinè, l'Usl Toscana Sud Est e la Conferenza dei Sindaci della Valdichiana.

Niente festa di compleanno ma tre appuntamenti: due saranno, a metà dicembre, a Cortona e Castiglion Fiorentino e il primo è in programma per mercoledì 6 dicembre a Firenze. Organizzato dalla Presidenza del Consiglio Regionale si terrà nella Sala delle Feste di Palazzo Bastogi in via Cavour. Interverranno il Presidente del Consiglio, Eugenio Giani e la vice Presidente, Lucia De Robertis. Quindi la Presidente di Koinè, Grazia Faltoni e la Direttrice dei Servizi sociali dell'Usl Toscana sud est, Patrizia Castellucci. Con loro Mario Onomastici, ospite della Casa di Pinocchio che racconta la vita con la poesia e la fotografa Melania Russo, del progetto Viva, che fa altrettanto con l'immagine. Inizio alle 15.30. A Enzo Brogi, Presidente del Corecom, il compito di condurre il confronto. Koinè organizzerà, con un pullman, la partecipazione degli ospiti della Casa di Pinocchio e Viva e delle loro famiglie.

L'occasione dell'incontro è la pubblicazione del libro di Graziano Perotti "Sogno i cerchi aperti", Edizioni M&FD, MIlano. Il titolo nasce da una foto che a sua volta nasce dalla frase di un ospite della Casa di Pinocchio. Perotti è un fotoreporter che  ha pubblicato oltre 200 reportage (di viaggio, cultura e sociale)  sui più importanti magazine, ottenendo 25 copertine e prodotto foto per importanti campagne pubblicitarie. Di lui hanno scritto e pubblicato lavori su riviste specializzate di fotografia e sui maggior quotidiani italiani i maggiori critici.

Perotti ha incontrato gli ospiti della Casa di Pinocchio e di Viva. Ecco il suo racconto: "non volevo far belle fotografie: loro erano troppo belli per competere ma raccontare un attimo, un loro importante pensiero... Entravano uno per volta e si chiacchierava prima di scattare, a volte mi sentivo perso, non ero pronto per i loro cuori troppo aperti, questo ho pensato per qualche attimo, sono stati loro con tutta la loro autentica umanità a darmi la forza, loro erano i docenti della vita ed io l’alunno che doveva solo imparare. Non so se ho imparato abbastanza, ho cercato i loro occhi e i loro cuori, e loro quei cuori li hanno aperti come sempre, hanno scritto su una lavagnetta il loro sogno più grande, qualcuno ha scritto che non sa sognare e quello è stato per me l’attimo più difficile da superare, avrei voluto dare tutto me stesso per farlo sognare ma sono sicuro che è stata una parentesi, anche lui tornerà a sognare.

Quando scattavo non pensavo a semplici fotografie ma al senso della vita, la raccontavano i loro scritti, i loro abbracci. Sono persone speciali con tante storie personali diverse, ma unite dall’amore che sanno dare a chi li sa ascoltare, chi li sa tenere per mano, sono continue lezioni che ti restano dentro. Tanta umanità sbagliata non li merita queste anime pure, con tutte le sue cattiverie, le tante guerre per sete di potere, il respingere il diverso che non è tale e chi scappa da una guerra con i figli in braccio schivando le bombe di nazioni diverse. Tutti dovrebbero imparare da loro il vero senso della vita. Loro non sono solo persone, sono anime in cammino e a noi non resta che seguirle tenendole per mano per imparare  il vero senso della vita".

Un percorso condiviso da Koinè: "poche cose hanno il potere di inquietare utilmente quanto le immagini che raccontano storie generando l’opportunità di riflettere e, con gli altri, condividere letture - commenta Paolo Peruzzi, Direttore di Koinè. Ma il potere delle storie si sbriciola - fino a svanire - se non si dispone dell’attitudine e dell’apertura mentale per guardare e vedere, ascoltare e sentire. Il bellissimo lavoro di Graziano Perotti – che è davvero un fotografo dell’anima – ha la rara proprietà di sollecitare ognuno a fare tutto questo.  Sulle parole e i volti delle persone di Viva e della Casa di Pinocchio, Graziano usa la luce per riperimetrare  lo spazio  di tutti e di ognuno, quello spazio da difendere e da ricostruire ove ogni vita viene posta prima delle cose e, perciò, riconosciuta come sacra, meritevole di autonomia e rispetto e da costituire di dignità. In questo sguardo, così intenso e coinvolgente, c’è, forse, anche  qualcosa di noi, impresa sociale di comunità che - quotidianamente – prova a dare corpo, concretezza e coerenza a parole e valori misconosciuti  e forse dimenticati".

Nel libro di Perotti è ospitata una poesia di Mario Onomastici, ospite della Casa di Pinocchio fin dalla sua apertura. Il titolo è Vita: "la vita corre incessantemente sul filo / il filo di un equilibrista: i passi sono lenti / incerti e ad ogni passo c’è la paura di / precipitare nel vuoto./ Ogni attimo è vissuto con il fiato sospeso / gli altri stanno a guardare al di sotto del filo / e si meravigliano quando ogni momento / risulta essere un successo".

 

Pubblicato in Toscana

Le Dr. Marten’s, il Tamagotchi, il Karaoke, Mtv, la Guerra del Golfo, le Spice Girls e poi naturalmente Smemoranda. Il diario da far firmare a tutti i compagni di classe, quello in cui custodire segreti e bugie, rivelazioni e arrabbiature, memorabilia e foto di gruppo, colori della squadra del cuore e amori inconfessabili.

Per rievocare quel sapore di un tempo e festeggiare i suoi 40 anni, a Smemo è venuta voglia di chiamare all’appello i mitici smemorandiani degli anni ’90, per vedere come sono cresciuti e cosa ne pensano oggi degli anni d’oro della loro giovinezza! Naturalmente riaprendo insieme le pagine delle Smemo di allora! L’appuntamento amarcord, libero e gratuito, è per mercoledì 13 dicembre alle 21 allo Zelig Cabaret di Viale Monza 140. Che succederà per l’occasione? Intanto ci sarà il reading delle frasi da Smemo che ci hanno segnato: da “Luca sei Bono” a “Come la barca lascia la scia, io lascio qui la firma mia” passando per “Marco sei più Bono di Luca”.

E poi, a riaprire i nostri diari ci saranno alcuni mitici collaboratori Smemo, Paolo Rossi, Gabriele Salvatores, La Gialappa's, e i direttori Nico Colonna, Gino&Michele. A moderare l’incontro (che potrebbe farsi acceso in memoria dei vecchi tempi!) due #ragazzianni90, Luca Mastrantonio ed Errico Buonanno, autori di Notti magiche edito da UTET: una raccolta di ricordi, emozioni, feticci, eventi, tormentoni musicali, mode passate e miti trascorsi, passioni e fatti di cronaca, ideologie e mitologie, raccontati per chi c’era ma anche per chi avrà voglia di riscoprirli oggi.

Guest star della serata sarà niente poco di meno che il mitico Eritreo Cazzulati! Che tutti i ragazzi anni ‘90 non possono che ricordare a menadito! Insomma di certo ci sarà una buona dose di nostalgia, ma anche un mix di racconti, aneddoti e confronti generazionali tra come eravamo e come siamo diventati.

Con tanto di dress code: partecipare dotati della propria vecchia Smemo. Per scoprire che, volendo, la si può usare anche oggi la Smemo, nella sua versione fiammante Smemoranda 12 mesi (che è questa qui http://www.smemoranda.it/smemo-12-mesi-letteraria-2018, cioè l’agenda per gli adulti che -un tempo- avevano sul banco sempre lei, sempre Smemo).

 

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