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Martedì, 12 Dicembre 2017

Articoli filtrati per data: Martedì, 05 Dicembre 2017 - nelPaese.it

Con “Matrimonio d'inverno” si chiude la Stagione 2017 del Teatro delle Ariette. Lo spettacolo, che ha debuttato nel febbraio 2010 proprio nella cucina di casa di Via Rio Marzatore 2781 e che mancava da un po' di tempo alle Ariette, ritorna venerdì 8 e sabato 9 dicembre alle ore 20 (e successivamente in scena, dal 13 al 17 dicembre, al Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma). Con l'arrivo del freddo e della neve, tornano i tortellini, il brodo, la salsa verde e soprattutto il diario, scritto durante un inverno di quasi 10 anni fa e ancora così attuale, tagliente come una lastra di ghiaccio e caldo come il fuoco del camino.

"Matrimonio d'inverno" è il diario della vita quotidiana di Paola Berselli e Stefano Pasquini, scritto durante l'inverno 2008-2009, dopo 20 anni di vita in campagna e 10 di teatro fatto in giro per l'Italia e l'Europa. Ma è anche il racconto del loro amore e dell'amore che li lega alle Ariette, ai campi e agli animali, agli amici e ai compagni di vita. Amore per il teatro, la cucina, l'agricoltura. Amore per il tempo che passa e trasforma la vita, i corpi, i pensieri e i sentimenti. 

È uno spettacolo intimo e delicato, fragile e sincero, fedele alla poetica e coerente con le scelte che la Compagnia ha fatto nel corso dei 20 anni di quella che definiscono la loro "seconda vita". 20 anni di esperienza quotidiana che li hanno portati in un territorio dove la solitudine è l'unica condizione esistenziale del loro stare di fronte alla natura. 

Soli e nello stesso tempo fratelli, dei sassi, delle bestie, dei fiori e del cielo. Granelli di sabbia e parte del tutto. Sposati alla vita ogni giorno, senza via di scampo, senza possibilità di separazione. 
Attorno al tavolo di "Matrimonio d'inverno", con Paola e Stefano, c'è Ferro, Maurizio Ferraresi,  estraneo alla loro esperienza di vita, ma in fondo l'unico amico che l'ha silenziosamente accompagnata, pur non sposandola, testimone di un matrimonio non suo. 

È la cucina della loro memoria, perché quel desiderio inappagabile di una condivisione impossibile si placa soltanto (e provvisoriamente) quando il pubblico arriva e si siede al tavolo e guarda aspettando qualcosa. In quel momento comincia la cerimonia del matrimonio d'inverno.

Pubblicato in Cultura

In questi giorni la cronaca ha portato in evidenza storie di discriminazione di lavoratori che assistono i loro familiari. Il caso più emblematico è quello della lavoratrice di Ikea licenziata perché non poteva sostenere i nuovi turni di lavoro con un figlio disabile. Vicende emblematiche di un universo ben più ampio, silenzioso e subdolo, ma non meno drammatico: un certo mondo del lavoro marginalizza ed espelle chi, per condizioni proprie o dei familiari, si trova ad affrontare difficoltà enormi nel conciliare il tempo dedicato alla cura con quello del lavoro.

Ecco allora i licenziamenti, i demansionamenti, gli isolamenti, le discriminazioni che una certa parte del mondo del lavoro pone in atto.  Emblematico il dato proposto da un recentissimo studio del CENSIS (La gestione della cronicità: il ruolo strategico del caregiver. Il quadro generale ed un focus sul Parkinson) che ha coinvolto un campione di caregiver familiari, in prevalenza donne (il 76,4% contro il 23,6% degli uomini).

“Oltre ad altri seri impatti negativi – scrive la Fish in una nota - il 36,9% di loro dichiara che il lavoro di cura ha generato un deleterio effetto sulla propria occupazione, che va dai problemi per le ripetute assenze sul lavoro, alla necessità di chiedere il part-time, fino alla scelta di andare in pensione o di licenziarsi con la conseguente perdita di un lavoro retribuito”.

“In realtà non è il lavoro di cura la causa di tutto ciò quanto piuttosto il pregiudizio, l’assenza di forme di flessibilità (pur suggerite dalla normativa recente), di formule di conciliazione fra necessità occupazionali e famiglia. E gli effetti – continua la Fish - si riverberano in particolare sulle lavoratrici donne alle quali, ancora oggi, viene delegata in modo preponderante l’attività di cura. Ne pagano il conto più salato: part-time forzato, rinuncia alla carriera, marginalizzazione, retribuzioni più basse e troppo spesso sono le prime ad essere licenziate nei momenti di crisi, generando nuove povertà”.

"Un Paese ed un tessuto produttivo che non sappiano porre attenzione alla giusta conciliazione fra necessità aziendali e le sempre più diffuse esigenze familiari dei lavoratori genera - conclude la Fish - amplifica ed esaspera nuovi conflitti allargando implacabilmente la forbice dell’esclusione sociale. È questa la consapevolezza che deve unire in uno sforzo comune il legislatore, l’impresa, la pubblica amministrazione, le organizzazioni sindacali, le espressioni dell’impegno civile per trovare le ineludibili soluzioni".

Pubblicato in Lavoro

Allo stadio Olimpico, e non solo, siamo abituati a veder sventolare vessilli nazifascisti. Croci celtiche e svastiche sono la simbologia predominante delle due curve, giallorossa e laziale. Drappi e bandiere che entrano allo stadio senza problemi e non solo quello di Roma.

Eppure lo scorso I dicembre la polizia ha fermato una bandiera: quella con il volto di Federico Aldrovandi che i tifosi della Spal portavano nella trasferta romana (come ogni domenica). Federico fu ucciso nel settembre del 2005 a soli 18 anni. Fu ucciso da 4 poliziotti che gli spezzarono il cuore fino a soffocarlo, rompendogli addosso due manganelli fino a procurargli 54 lesioni. “Schegge impazzite” fu la definizione che diede un procuratore generale a quelle persone, prima della loro condanna definitiva in Cassazione.

“Quello che ha subito Aldro è una verità storica, oltre che giudiziaria, incancellabile come lo furono i fatti vergognosi successivi alla sua morte: negli applausi dei sindacati di polizia agli agenti condannati, nelle offese alla madre, nelle querele alla madre, nelle dichiarazioni folli e disgustose di certi esponenti istituzionali che hanno negato per anni l’evidenza. Il divieto imposto ai tifosi della Spal non ha alcuna giustificazione. È un atto di prepotenza e arroganza”. Così ha dichiarato l’Associazione contro gli abusi in divisa (Acad) che ha lanciato un’iniziativa per il prossimo fine settimana.

“Abbiamo deciso di non rassegnarci alla denuncia e al racconto: se non volevano Federico in una curva, Federico glielo faremo trovare ovunque – affermano in una nota i rappresentanti di Acad”. Acad invita tutta la collettività, a partire dalle tifoserie e dalle curve, oltre la propria fede e oltre i colori, “ad esporre ove sia possibile l'immagine di Federico Aldrovandi con striscioni, magliette, foto, bandiere e qualsiasi mezzo ognuno ritenga più opportuno e ad accompagnare, dove realizzabile, il tutto con l'hashtag #FedericoOvunque”.

“Chiediamo a chiunque di far apparire Federico in ogni luogo possibile delle nostre città, con la dignità e il rispetto che la famiglia Aldrovandi ci ha sempre insegnato”, conclude il comunicato. Un'iniziativa pacifica e civile che merita di assumere la diffusione in tutto il Paese. Perché non è umano lasciar entrare le svastiche in curva e tenere fuori la bandiera che porta il volto di un ragazzo ucciso brutalmente a 18 anni. 

Per informazioni, comunicazioni, adesioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o la pagina facebook Acad Onlus

Pubblicato in Editoriale

In un rapporto intitolato "Attacchi mortali e prevenibili: uccisioni e sparizioni forzate di coloro che difendono i diritti umani", Amnesty International ha accusato gli stati di ogni parte del mondo di venir meno al loro dovere di proteggere in modo efficace i difensori e le difensore dei diritti umani, contribuendo dunque all'aumento di uccisioni e sparizioni forzate che avrebbero potuto essere evitate. 

Il rapporto comprende testimonianze di amici, parenti e colleghi di difensori e difensore dei diritti umani impegnati nella difesa dell'ambiente, dei diritti delle donne e di quelli delle persone Lgbtiq così come giornalisti e avvocati, uccisi o vittime di sparizione forzata. In molti hanno ricordato come le richieste di protezione da parte delle vittime fossero state ripetutamente ignorate dalle autorità e come i responsabili siano rimasti alla larga della giustizia, alimentando un ciclo mortale d'impunità. 

"Abbiamo incontrato parenti di difensori e difensore dei diritti umani di ogni parte del mondo e abbiamo ascoltato le stesse parole: le vittime sapevano che le loro vite erano a rischio", ha dichiarato Guadalupe Marengo, direttrice del programma Difensori e difensore dei diritti umani di Amnesty International. 

"La loro morte o sparizione erano state precedute da una serie di attacchi che le autorità non avevano preso in considerazione, se non addirittura avevano incoraggiato. Se gli stati avessero preso sul serio i loro obblighi nel campo dei diritti umani e avessero agito con diligenza sulle denunce di minacce e altro, le loro vite avrebbero potuto essere salvate", ha aggiunto Marengo. 

Il rapporto di Amnesty International mette insieme storie di ogni parte del mondo per illustrare l'aumento di attacchi contro i difensori e le difensore dei diritti umani che potrebbero essere prevenuti e mette in evidenza un raggelante sistema d'impunità. Ecco alcuni casi descritti nel rapporto: 

- Berta Cáceres, un'attivista per l'ambiente e per i diritti dei popoli nativi dell'Honduras, uccisa nel 2016 dopo anni di minacce e aggressioni; 
- Xulhaz Mannan, un attivista per i diritti delle persone Lgbtiq in Bangladesh, accoltellato a morte nel 2016 insieme a un collega. Dopo 18 mesi, la giustizia si fa ancora attendere; 
- Pierre Claver Mbonimpa, fondatore di un'organizzazione per i diritti umani del Burundi, raggiunto da due colpi di pistola alla testa e al collo nel 2015. Mesi dopo, mentre era all'estero per ricevere cure mediche, suo figlio e suo genero sono stati assassinati; 
- i "quattro di Douma", quattro attivisti della Siria rapiti nel loro ufficio da uomini armati nel dicembre 2013 e da allora mai più visti. 

Attacchi in aumento 

Quando, nel 1998, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò la Dichiarazione sui difensori e sulle difensore dei diritti umani, la comunità internazionale s'impegnò a proteggere e a riconoscere l'importanza del lavoro di queste persone. Il rapporto di Amnesty International dimostra invece come occuparsi di diritti umani continui a essere un'attività estremamente pericolosa: nei due decenni trascorsi dal 1998, migliaia di difensori e difensore dei diritti umani sono stati uccisi o fatti sparire da attori statali e non statali. 

Secondo l'Ong Frontline defenders, solo nel 2016 sono stati uccisi nel mondo almeno 281 difensori e difensore dei diritti umani, quasi il doppio rispetto all'anno precedente. Il numero reale è probabilmente assai più elevato, dato che molte delle vittime possono non essere state identificate come tali. 

I motivi alla base dell'accanimento contro i difensori e le difensore dei diritti umani sono molteplici. Alcuni sono presi di mira a causa della loro occupazione (come nel caso degli avvocati, dei giornalisti o dei sindacalisti), altri per la loro opposizione a potenti attori che violano i diritti umani, altri ancora per aver condiviso informazioni o per aver aumentato la sensibilità sulle questioni relative ai diritti umani. 

Molti rischiano di essere attaccati per quello che fanno e per ciò che sono: ad esempio, coloro che difendono i diritti delle donne, o delle lavoratrici del sesso o ancora delle persone Lgbtiq; oppure coloro che difendono i diritti dei popoli nativi e di altre minoranze; o infine coloro che operano durante i conflitti o all'interno di comunità che sono nella morsa della criminalità organizzata o di repressioni violente. 

"I motivi di questi attacchi possono variare, ma ciò che li accomuna è il desiderio di ridurre al silenzio coloro che si ergono contro l'ingiustizia o che sfidano interessi potenti. Questo silenzio ha un effetto raggelante all'interno di comunità più grandi, crea un clima di paura e compromette i diritti di tutti", ha spiegato Marengo. 

L'impunità fa aumentare i rischi 

Quando le minacce e gli attacchi non sono indagati efficacemente e puniti, il clima d'impunità che ne deriva erode lo stato di diritto e diffonde il messaggio che i difensori e le difensore dei diritti umani possono essere attaccati senza conseguenze.  Bertha Zuñiga, figlia di Berta Cáceres, l'attivista fondatrice del Consiglio nazionale delle organizzazioni popolari e native dell'Honduras uccisa nel marzo 2016, ha dichiarato: 

"Prima della morte di mia madre c'era stata una chiara alleanza tra interessi commerciali, agenzie private di sicurezza, funzionari statali e criminalità organizzata. Siccome tutti i protagonisti di quest'alleanza sono complici della morte di mia madre, indagare a tutto tondo si sta rivelando sempre più difficile. Mia madre merita giustizia ed è fondamentale che facciamo luce su quella cospirazione, se vogliamo impedire altre uccisioni". 

Raccomandazioni 

Amnesty International sta sollecitando tutti gli stati a dare priorità a riconoscimento e alla protezione dei difensori e delle difensore dei diritti umani. Le autorità statali devono appoggiare pubblicamente il loro lavoro e riconoscerne il contributo all'avanzamento dei diritti umani. Inoltre, devono prendere tutte le misure necessarie per impedire ulteriori attacchi nei loro confronti e portare alla giustizia i responsabili di uccisioni e sparizioni forzate attraverso indagini e procedimenti giudiziari efficaci. 

Ma soprattutto i governi dovrebbero affermare pubblicamente che queste violazioni dei diritti umani non saranno tollerate.  "I brutali attacchi denunciati in questo rapporto sono la logica conseguenza di una tendenza preoccupante: invece di proteggere coloro che difendono i diritti umani, molti leader nel mondo li mettono in pericolo attraverso campagne diffamatorie e la manipolazione del sistema giudiziario o etichettandoli come soggetti contrari agli interessi nazionali. In questo modo, mostrano il loro disprezzo verso i diritti umani di tutti noi", ha affermato Marengo.  "Per invertire questa pericolosa narrativa, gli stati devono riconoscere pubblicamente il ruolo fondamentale dei difensori e delle difensore dei diritti umani. Dobbiamo proteggere coloro che si battono con coraggio per i nostri diritti umani mettendo in gioco le loro vite", ha concluso Marengo. 

Questo rapporto è parte della campagna "Coraggio", lanciata da Amnesty International nel maggio 2017 per chiedere agli stati di riconoscere il lavoro dei difensori e delle difensore dei diritti umani e assicurare che essi possano continuare a svolgere le loro attività in un ambiente sicuro, in cui tali attività siano consentite. 

Pubblicato in Nazionale
Non hanno paura di nessuno. Se vuoi essere un boss, un capo, non puoi averne. Parlano i minori delle strade di una Napoli che vive questa nuova fase criminale. Sono i protagonisti del reportage “Non hanno paura di nessuno” firmato dai giornalisti Lorenzo Giroffi e Giuseppe Manzo e sarà on line su Rsi News, il sito della televisione svizzera.

La recrudescenza delle stese, dei raid e della violenza metropolitana pongono inquirenti e magistrati di fronte a un fenomeno nuovo. “Più che a bande di camorra somigliano a bande di delinquenti colombiani”, così racconta alle nostre telecamere il primo dirigente Michele Spina, Primo Dirigente dell'Ufficio Prevenzione Generale della Questura di Napoli, che spiega questa nuova dinamica.

E in mezzo ci vanno gli innocenti, feriti se gli va bene o uccisi dai proiettili vaganti. Vittime come Genny Cesarano, Maikol Russo e Ciro Colonna. E, in ordine di tempo, un uomo ferito a Ponticelli nell’agguato in pieno giorno a pochi passi da una scuola lo scorso 15 novembre.

Appuntamento a giovedì 7 dicembre dalle ore 8 su www.rsi.ch
Pubblicato in Video

L'incremento dell'attività eruttiva osservata nelle ultime settimane sul vulcano Stromboli, culminata lo scorso primo dicembre con una esplosione maggiore, evidenzia la necessità di migliorare la comprensione delle eruzioni esplosive stromboliane e sviluppare nuove tecniche per il monitoraggio dei vulcani attivi.

Con questo obiettivo si è svolto anche quest'anno l'esperimento multiparametrico Broadband ACquisition and Imaging Operation - BAcIO 2017, organizzato a Stromboli dal Laboratorio Alte Pressioni Alte Temperature di Geofisica e Vulcanologia Sperimentali (HPHT) dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Tra le attività svolte, sono state osservate le modificazioni morfologiche avvenute nell'area dei crateri del vulcano eoliano, a distanza di un anno dal precedente esperimento, l'attività vulcanica alle bocche attive e le dimensioni delle stesse (Foto 1).

Come nelle precedenti edizioni l'esperimento, coordinato dal vulcanologo INGV, Jacopo Taddeucci, ha visto la partecipazione di circa 30 ricercatori italiani e stranieri provenienti da 5 università di 4 Paesi (Italia, Germania, Regno Unito, USA).

Tra le novità di quest'anno, la presenza di ricercatori nel settore meteorologico che hanno effettuato rilievi sul campo elettrico connesso all'attività vulcanica. Per le misure in atmosfera sopra il vulcano, sono stati utilizzati palloni sonda, attrezzati con sensori per la misura nella nube vulcanica di vari parametri, quali temperatura, umidità, concentrazione di cenere e campo elettrico (Foto 5).

Per osservare in dettaglio le esplosioni dello Stromboli sono state impiegate quattro telecamere ad alta velocità e ad alta risoluzione e due telecamere termiche sincronizzate (Foto 2 e 3 e Video termica). È stato possibile osservare, da distanza ravvicinata, le bocche attive e altre zone del vulcano altrimenti irraggiungibili per i pericoli connessi all'attività esplosiva del vulcano (Video 2 YOUTUBE). Queste osservazioni hanno permesso di misurare le variazioni morfologiche avvenute nell'area dei crateri a distanza di un anno dal precedente esperimento, e di descrivere le dimensioni delle bocche dove avvengono le esplosioni e la presenza del magma al loro interno (Foto 1). Dalle immagini ad alta definizione dei crateri riprese nel 2016, è stato infine possibile realizzare un modello digitale ad alta risoluzione dell'area sommitale dello Stromboli. Il risultato è stato pubblicato dal team di ricercatori, in coincidenza con l'edizione dell'esperimento di quest'anno, sulla rivista dell'American Geophysical Union EOS.

Il Laboratorio Alte Pressioni - Alte Temperature di Geofisica e Vulcanologia Sperimentali​, di cui è responsabile Piergiorgio Scarlato, è collocato ​nella sede di Roma dell'INGV. Qui​ sono concentrate ​molte attività analitiche e sperimentali​ ​a supporto delle ricerche e del monitoraggio​, ma anche svilupp​o ​di tecnologie e di nuove metodologie d'indagine​. ​Nel laboratorio si ​portano avanti alcun​e ricerche di ​spicco dell'INGV​ in ambito vulcanologico, sismico e ambient​ale​, alcune delle quali finanziate nell'ambito di progetti europei​. ​Le più recenti attività sperimentali, svolte anche in collaborazione con laboratori di altri paesi, riguardano simulazioni e misure legate alla fisica delle rocce ​e dei terremoti, ​alle proprietà chimico-fisiche dei magmi​ e​ ​la modellizzazione analogica dei processi vulcanici. ​Il laboratorio è anche​ un ​polo di attrazione per i ricercatori italiani e stranieri.​

 

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Agevolazioni alle imprese e rafforzamento dell’economia sociale. Di questo si è discusso oggi a Roma al seminario organizzato da Legacoopsociali. Al centro del dibattito il Fondo per le "Agevolazioni alle imprese per la diffusione e il rafforzamento dell’economia sociale". Gestito da Invitalia il Fondo consta di 223 milioni da destinare a progetti che mettono al centro l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, l’inclusione sociale, la valorizzazione ambientale e dei beni culturali. Le risorse sono rivolte alle imprese sociali, alle cooperative sociali e alle società cooperative Onlus.

Ad illustrare il progetto è stata Concetta Pagano di Invitalia, aprendo gli interventi dei soggetti bancari accreditati. Si sono alternati Camillo De Berardinis di Cfi, Lorenzo Mancini di Banca Prossima, Stefano Cortesi di Ubi Banca e Adriano Pallaro di Banca Etica e hanno illustrato i diversi progetti rivolti al settore tra opportunità e criticità.

A introdurre i lavori è stata la presidente nazionale di Legacoopsociali Eleonora Vanni: “Il tema degli investimenti a impatto sociale ci interroga da tempo ed ha caratterizzato molto del dibattito sull'impresa sociale. Sappiamo che la cooperazione sociale, nella sua articolazione, presenta difficoltà di capitalizzazione che in questi anni di riduzione delle risorse, è stata incrementata dall'impegno a fronteggiare la crisi con risorse proprie incidendo anche sulla possibilità di investire in nuovi progetti e ambiti di attività. A partire da questo  l’avvio di un percorso di riflessione e approfondimento sul tema che vuole guardare in modo nuovo alle opportunità e agli strumenti di finanziamento”.

“Rispetto alle opportunità aperte dalla Riforma del Terzo Settore – continua Vanni – ci siamo dati come obiettivo di occuparci in maniera approfondita del tema anche con iniziative di informazione e formazione come quella di oggi. Il Fondo per l'impresa sociale offre una significativa opportunità di integrazione fra più soggetti e fonti di finanziamento che possono concorrere alla realizzazione di progetti innovativi. L'iniziativa odierna, principalmente dedicata ai responsabili regionali, ci fornisce un modello di lavoro da trasferire nei territori per una migliore adesione alle specificità locali e diffusione fra le cooperative".

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Un teatro straripante di persone ha accolto, sabato sera al teatro Vittorio Emanuele di Messina, “Tutti su per terra” lo spettacolo organizzato dalla SSR - Società di Servizi Riabilitativi - alla vigilia della Giornata internazionale delle persone con disabilità che si è celebrata ieri (3 dicembre): una occasione per festeggiare il Natale che è alle porte, con i bambini, i dipendenti e le famiglie.

Ad aprire lo spettacolo una tempesta con pioggia, fulmini e tuoni che ha visto sul palco quasi cento bambini (la gran parte di quelli seguiti nelle sette sedi della SSR Messina, Villafranca, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Patti, Nizza di Sicilia, Mistretta) accompagnati da oltre trenta operatrici, ripararsi sotto grandi ombrelli bianchi. Dietro di loro una figura che trascinava un grande masso, con un evidente richiamo al mito di Sisifo, condannato a trascinare per l’eternità nell’Ade un grande masso sulla cima di una montagna.  Un masso che, nel corso dello spettacolo - grazie a una delicatissima e poetica scelta di colori, luci e immagini per la scenografia curata da Francesca Cannavò e l’ideazione e regia di Auretta Sterrantino -  è diventato sempre più leggero fino a trasformarsi prima in luna e poi in sole come a significare che, insieme, quel masso (in questo caso il peso della diversa abilità) lo si può sollevare. 

E sotto quel masso diventato luna piano piano è cominciata la festa. Prima gli artisti Lucy Denaro e Filippo Velardita (trampoli e giocolieria), Marco Privitera (ruota cyr e acrobatica), Annalusi Rapicavoli (tessuti Aerei e acrobatica), Alex Russo (giocoleria), hanno trasformato il palco in una “giostra delle diverse abilità” (regia di Alfio Zappalà). Poi i bimbi, mentre alle loro spalle la luna si trasformava in un sole splendente, hanno sfilato accompagnati dalle operatrici in una festa di luci, colori, palloncini, a ritmo del battito di mani del pubblico che ha partecipato con entusiasmo dall’inizio alla fine dello spettacolo. A chiudere la festa Martina La Malfa, una delle dipendenti della SSR, con una delle canzoni più note di Frozen. 

Brums Italia e, in particolare, il responsabile nazionale Luca Federici, ha dato la disponibilità degli abiti grazie al “gancio” messinese, il responsabile di Iperbimbo, Claudio Galimi.  “Abbiamo chiamato questa manifestazione ‘Tutti su per terra’ con un evidente richiamo alla frase finale del Girotondo ‘tutti giù per terra’ - ha evidenziato il presidente della SSR Mimmo Arena. Lo abbiamo declinato però, perché questi bambini non ci stanno a finire giù per terra ma ci insegnano ogni giorno che si può fare un piccolo passo in avanti per superare il proprio limite individuale. L’idea di questa sfilata - ha continuato il presidente - è nata per caso. Un giorno una delle nostre logopediste, Marisa Maniaci, mi ha fermato in corridoio indicandomi uno dei nostri bambini e dicendomi: ‘presidente ma se organizzassimo una sfilata?’. E così, a distanza di un mese, ci troviamo qui non con uno ma con cento bambini sul palco e per noi è una grande emozione vederli così belli e felici protagonisti sul palco del Teatro Vittorio Emanuele”. 

Questa iniziativa, alla sua prima edizione, rientra nel bilancio sociale della SSR. Una società che ha grande attenzione verso i dipendenti e il territorio nel quale opera e che ha voluto dare il proprio contributo, a varie iniziative tra le quali il restauro della Galleria Vittorio Emanuele; la ripresa della produzione dell’ex birrificio Messina e, ancora, il “giro dei due mari con Marzia” organizzato dalla ciclo-turistica Castanea.

La SSR, inoltre, ha dato vita a una squadra di BASKIN che vede giocare insieme, allenati da Filippo Frisenda, abili, diversamente abili e professionisti, ospiti ieri sera sul palco del Vittorio Emanuele.  “La SSR è un esempio di approccio virtuoso alla sanità - ha evidenziato la dott.ssa Daniela Costantino, responsabile amministrativo dell’Asp 5 di Messina - perché porta il sorriso e l’entusiasmo nella gestione della professione e perché è attenta al territorio. Con il progetto scuola lavoro ha coinvolto, ad esempio, oltre 90 ragazzi che un domani, magari sceglieranno di fare questa professione e lo faranno con passione”.

La SSR, costituita nel 2000, è una società che conta 150 tra dipendenti e professionisti esterni, offre servizi di riabilitazione di carattere fisico o psichico attraverso un approccio multidisciplinare grazie al supporto di una equipe di lavoro composta da medici, psicologi, pedagoghi, logopedisti, neuropsicomotricisti, assistenti sociali e operatori socio sanitari.  Ha contribuito alla riuscita della serata tutta la grande squadra di SSR, dal “coach”, il presidente Domenico Arena, agli instancabili e preziosi Paolo Magaudda e Antonio Epifanio, rispettivamente responsabile amministrativo e responsabile sanitario a tutte le varie categorie professionali.

 

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Indignati e preoccupati, scriviamo poche righe per esprimere una ferma e forte condanna. Questa la nostra reazione alla notizia della cancellazione, nella notte tra il 3 e il 4 dicembre 2017, del murale “Bella ciao, Milano” dal cavalcavia Buccari nel quartiere Ortica.

Il colorato murale, alla cui realizzazione nel 2015 avevano contribuito ragazze e ragazzi del Nuovo Liceo Artistico, è stato coperto da una funerea scritta bianca su fondo nero, “Duce a noi”. Un gesto compiuto nottetempo da ignoti, l’ennesimo preoccupante segnale di una stagione inquieta ed inquietante. Di fronte alle sfide e alla complessità del presente, infatti, alcuni evocano spettri del passato: dittatura, guerra mondiale, alleanza con la Germania hitleriana, fame e miseria.

Quella scritta “Bella ciao” è inserita in un percorso di interventi artistici partecipati, sfociato quest’anno in Or.me. - Ortica memoria, progetto che mira a trasformare il quartiere in un museo a cielo aperto per ricordare personaggi positivi e ripercorrere, attraverso le immagini, alcuni momenti centrali della storia del Novecento. Un quartiere in cui arti e cultura sono intesi come strumenti di inclusione, superamento delle differenze e mezzo di espressione plurale dal basso. Valori che anche noi, nel nostro quotidiano, ci proponiamo di perseguire con il Cantiere dell’Ortica, laboratorio urbano delle arti realizzato grazie al crowdfunding civico del Comune di Milano.

Aderiamo perciò alla mobilitazione lanciata da Giovanni Lanzetti, presidente dell’associazione Or.me., per venerdì 15 dicembre alle ore 18.00: non solo per ripristinare la scritta “Bella ciao” sul cavalcavia Buccari, ma anche per inaugurare il nuovo, coloratissimo, murale in via Ortica 12, realizzato dal collettivo artistico Orticanoodles in collaborazione con numerose realtà del quartiere.

Coop sociale Il Melograno

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