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Domenica, 21 Gennaio 2018

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 10 Gennaio 2018 - nelPaese.it

Cala la dispersione scolastica ma persistono le differenze di classi sociali come discriminanti principali: chi vive in povertà assoluta ha molte più probabilità di abbandonare gli studi. Sono queste le indicazioni principali del lavoro della Cabina di regia istituita a maggio sulla dispersione scolastica presentato oggi dalla ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli, e l'esperto sul tema, Marco Rossi Doria, che prevede inoltre una serie di raccomandazioni sulle azioni da mettere in campo nei prossimi 5 anni e una panoramica completa sul fenomeno per realizzare un 'piano nazionale di contrasto'.

Un documento da cui emerge un calo del fenomeno, con un tasso del 13,8% di coloro che abbandonano precocemente gli studi (dato 2016) contro il 20,8% di dieci anni fa. Tuttavia restano forti gli squilibri territoriali, con Sicilia, Campania, Sardegna sopra la media nazionale. I maschi sono piu' coinvolti delle femmine, cosi' come percentuali piu' alte si registrano fra studenti di cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia e fra coloro che partono da condizioni economiche e sociali meno vantaggiose. In Italia ci sono infatti oltre 1 milione di persone in crescita (fra i 3 e i 18 anni) e in eta' scolare che vivono in condizione di poverta' assoluta.

Fra gli obiettivi prefissati dal documento, l'abbattimento dei tassi di abbandono al di sotto del 10% (che e' il limite europeo) in tutte le aree del Paese e l'aumento degli investimenti per elevare il livello delle conoscenze e competenze di base e di cittadinanza. Obiettivi da raggiungere mettendo in campo: una governance unitaria affidata al governo, con l'accordo di Regioni e Comuni, sotto il controllo del Parlamento per coordinare azioni e interventi, fare una ricognizione degli strumenti gia' in campo, concretizzare nuove proposte; un piano di azioni nazionale delle misure anti-dispersione; l'individuazione di aree di educazione prioritaria su cui concentrare gli interventi (a partire dal rafforzamento del passaggio fra scuola primaria e secondaria); L'allocazione di risorse sulla base dei risultati di apprendimento e dei tassi di dispersione; l'estensione dei servizi per la prima infanzia; Il rafforzamento delle reti territoriali per la valorizzazione delle buone pratiche; l'attivazione di interventi per fare in modo che citta' e quartieri entrino sempre piu' in relazione con le comunita' educanti; il rafforzamento della base di dati.

A livello scolastico, suggerisce il documento, vanno studiate modalita' specifiche di composizione delle classi, va rafforzata e favorita la didattica laboratoriale con una gestione piu' flessibile e aperta delle classi stesse, va ricostruito il patto fra scuola e famiglie. Il contrasto alla dispersione e alla poverta' educativa, prosegue il documento, va promosso, in concreto, anche attraverso un'edilizia scolastica di qualita', l'estensione del tempo pieno, la promozione di attivita' che vadano oltre l'orario scolastico, il sostegno all'innovazione digitale e ai laboratori, la formazione dei docenti.

"Grazie al lavoro della Cabina di regia- ha detto Fedeli- offriamo al Paese una fotografia chiara del fenomeno che, voglio dirlo chiaramente, non e' semplicemente uno dei problemi della scuola italiana ma del Paese intero. L'abbandono e la dispersione sono il fallimento di tutta la societa'. Si tratta di fenomeni che vanno contrastati con forza, perche' dove la dispersione e' alta vuol dire che non sono garantite a sufficienza pari opportunita' ai ragazzi cosi' come non viene garantito un diritto sancito dalla Costituzione".

"La riduzione delle diseguaglianze- ha aggiunto Rossi Doria- e' un diritto da garantire ai nostri ragazzi. Su questo fronte servono interventi sistemici e di lungo termine, una metodologia d'azione condivisa e partecipata con un forte coinvolgimento dal basso che metta al centro le studentesse e gli studenti, le docenti e i docenti, le famiglie. Abbiamo il dovere di contrastare la dispersione e creare opportunita' per chi abbandona i percorsi di istruzione".

(Fonte: Redattore Sociale/Dire)

 

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Territorio, valore sociale dello sport e nuovo racconto giornalistico saranno al centro di due seminari con riconoscimento di 6 crediti formativi che si terranno a Roma nei prossimi giorni. Come avvicinare cittadini e media? Orgoglio e coraggio individuale non bastano: come rilanciare la funzione sociale del giornalista?

Il primo seminario dal titolo “Abitare e raccontare il territorio. E non chiamatelo rischio del mestiere. Sport, deontologia e comunicazione sociale” è promosso da Giornale Radio Sociale, Uisp e Ordine dei giornalisti del Lazio e si terrà venerdì 12 gennaio, dalle ore 10 alle 14 presso lo Scout Center in largo dello Scautismo a Roma.

Parteciperanno, in qualità di relatori, giornalisti e professionisti della comunicazione tra i quali: Maria Lepri, segretaria Odg Lazio; Paolo Borrometi, giornalista e presidente associazione Articolo 21; Beppe Giulietti, presidente nazionale Fnsi; Vincenzo Morgante, direttore Tgr Rai; Vittorio Di Trapani, segretario Usigrai; Carlo Paris, corrispondente Rai Gerusalemme; Ivano Maiorella, direttore Giornale Radio Sociale; Pasquale Mallozzi, giornalista e docente Università “La Sapienza” Roma. Il seminario verrà aperto da Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp.

Il secondo seminario, dal titolo "Il racconto sociale attraverso gli eventi sportivi valoriali. Il caso della Corsa di Miguel. Sport, deontologia e comunicazione sociale", si terrà lunedì 15 gennaio allo IUSM (Istituto Universitario Scienze Motorie), Foro Italico, largo De Bosis 15, dalle ore 10 alle 14. Il seminario è organizzato da Corsa di Miguel, Giornale Radio Sociale, Uisp e Ordine dei giornalisti del Lazio in collaborazione con l’Ussi e la partecipazione dà diritti a 6 crediti formativi per gli iscritti all’Odg. Parteciperanno, Guido D'Ubaldo, segretario dell’Odg nazionale; Valerio Piccioni, La Gazzetta dello sport; Luigi Ferrajolo, presidente Ussi; Angelo Carotenuto, La Repubblica; Donato e Aureliana Russo, “Fondazione Marta Russo”; Alberto Urbinati, Liberi Nantes; Franco Fava, giornalista; Elena Fiorani, Giornale Radio Sociale; Fabio Pigozzi, rettore Facoltà di Scienze Motorie.

Pubblicato in Sport sociale

È scontro a Genova sulla schedatura dei migranti che chiedono l’elemosina. Contro questa decisione è la Comunità di San Benedetto al Port che precisa: “chiedere l’elemosina non è un reato, non è illegale”. “La schedatura fatta in città – scrive la Comunità fondata da Don Andrea Gallo - non servirà a nascondere sotto il tappeto un fenomeno complesso che invece andrebbe conosciuto, approfondito e studiato, su cui andrebbe fatta formazione per gli operatori, figure che invece si vogliono sempre più relegare a meri controllori e sanzionatori. Dietro il gesto dell'elemosina c'è molto da capire Ci vogliono strumenti adeguati e non semplice repressione che nulla risolve sul piano dei problemi della città”.

“In Italia – continua la nota - non è possibile entrare in maniera legale. Non si fanno più i decreti flussi e sanatorie. Non esiste più il permesso provvisorio per “ricerca lavoro”. È questo il nodo centrale da cui ripartire. Ripensare la legge permettendo alle persone, in modo regolare, di provare ad avere una nuova vita.  Tutto il resto sono chiacchiere per la campagna elettorale”. 

La Comunità ricorda il “fatto gravissimo” che la Questura per mesi non ha potuto stampare i permessi di soggiorno “perché dal ministero non mandavano la carta”? Lasciando così nell'oblio centinaia di persone senza assistenza, la possibilità di rinnovare tirocini e borse lavoro e altri aspetti di tutela.

E poi conclude con alcune domande: “il Comune è disponibile a lavorare realmente sul tema dell'inclusione per aiutare a crescere dei nuovi cittadini? Oppure intende mettere in atto solo politiche di esclusione ?  Come è avvenuto per il centro storico allontanando intere famiglie accolte nei progetti Sprar, integrate e con bambini inseriti nel contesto scolastico. C'è bisogno di scelte coraggiose, costruttive, non di cavalcare e fomentare odio ed esclusione”

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Amnesty International ha sollecitato le autorità iraniane ad avviare immediate indagini sulle notizie secondo cui almeno cinque manifestanti sarebbero morti in carcere dopo l'arresto. L'organizzazione per i diritti umani ha chiesto l'adozione di tutte le misure necessarie per proteggere i detenuti dalla tortura ed evitare ulteriori morti. 

"L'estrema segretezza e la mancanza di trasparenza su cosa sia accaduto a questi detenuti è preoccupante. Invece di affrettarsi a dichiarare che si è trattato di suicidi, le autorità iraniane dovrebbero lanciare immediatamente un'indagine indipendente, imparziale e trasparente ed eseguire autopsie indipendenti sui corpi", ha dichiarato Magdalena Mughrabi, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l'Africa del Nord. 

"Da tempo denunciamo le condizioni da incubo delle strutture detentive in Iran e l'uso della tortura", ha aggiunto Mughrabi. Sina Ghanbari, 23 anni, è morto nella sezione di quarantena della prigione di Evin, nella capitale Teheran, dove i detenuti vengono portati immediatamente dopo l'arresto. Gli attivisti per i diritti umani contestano la versione ufficiale secondo cui Ghanbari si sarebbe suicidato. 

Secondo la nota avvocata per i diritti umani Nasrin Sotoudeh, a Evin sono morti altri due detenuti la cui identità non è attualmente nota. Altre due persone arrestate durante le proteste, Vahid Heydari e Mohsen Adeli, sono morte rispettivamente ad Arak (nella provincia di Markazi) e Dezfoul (nella provincia del Khuzestan). Anche in questo caso gli attivisti e i familiari non credono alla versione ufficiale che parla di suicidio. 

Molti parenti delle centinaia di persone arrestate negli ultimi giorni hanno denunciato di non essere stati in grado di ottenere informazioni sui loro cari e di aver subito intimidazioni e minacce da parte delle autorità per il solo fatto di aver chiesto notizie.  "Le autorità non solo devono fornire informazioni sui detenuti ai parenti di questi ultimi, ma devono anche consentire che questi possano incontrare le loro famiglie ed essere rappresentati da un avvocato. Nessuno dovrebbe subire rappresaglie per aver chiesto notizie su un familiare o aver cercato di sapere la verità sulla sua sorte", ha concluso Mughrabi. 

 

Pubblicato in Nazionale

Bullismo e cyber bullismo. Strategie di intervento e prevenzione. Questo il titolo del convegno regionale che si svolgerà venerdì 26 gennaio 2018 dalle 8.30 alle 13.30 presso il Complesso Monumentale di Santa Maria La Nova, piazza S. Maria La Nova 44, Napoli.

Nel corso del convegno, riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione a cui saranno trasmessi gli atti, il fenomeno del bullismo sarà affrontato a 360 gradi, da un punto di vista legale, socio-psico-pedagogico e formativo, con la partecipazione di esperti e rappresentanti istituzionali. L’incontro è promosso dall’associazione Social Skills, che partecipa all’Osservatorio nazionale sul bullismo istituito dal Ministero della Pubblica Istruzione e al tavolo tecnico di concertazione e programmazione delle azioni sul Bullismo e Cyberbullismo. Secondo la recente normativa in materia, ogni scuola è tenuta a formare un docente referente sul fenomeno, perciò le scuole sono individuate come antenne indispensabili sul territorio.

Ed è da qui che parte “Fuori e dentro la rete”, il progetto dell’associazione Social Skills di andare in tour, durante tutto l'anno, nelle scuole della Campania che daranno la loro disponibilità, portando seminari gratuiti, tenuti da professionisti, rivolti agli alunni delle medie e dei primi due anni di superiori. Al contempo, i docenti potranno formarsi attraverso corsi di alta formazione riconosciuti dal Miur.

Il convegno si propone come una prima giornata di dibattito e formazione per docenti, assistenti sociali, pedagogisti, educatori, psicologi, mediatori familiari, avvocati, neuropsichiatri, criminologi, dirigenti scolastici, sociologi, ma sarà aperto anche a tutti i cittadini, genitori, studenti che intendano parteciparvi in maniera totalmente gratuita. Sarà anche un’occasione per lanciare una piccola campagna interna di crowdfunding volta a raccogliere fondi che consentano di realizzare questo importante progetto.

“Il governo, i media, le istituzioni proclamano urgenza sociale, azioni da mettere in campo, indicano linee guida, ma non sono stanziati fondi nè per le scuole, nè per le Asl, nè per le politiche sociali, perciò solo attraverso uno strutturato welfare di comunità ed una rete largamente condivisa pensiamo sia possibile prevenire ed arginare il fenomeno - spiega la presidente di Social Skills, Rosa Chiapparelli - E per le nostre scuole intendiamo farlo puntando i riflettori sulla città di Napoli come capofila di buone prassi e pioniera di autorganizzazione”.

Parteciperanno, tra gli altri: Rosa Chiapparelli, assistente sociale, presidente associazione Social Skills; Simona D’Agostino, pedagogista, vice-presidente Social Skills; Annamaria Schiano, dirigente Superiore Miur Staff Indicazioni Nazionali USR Campania, presidente Ce.Ri.Pe.; Annamaria Palmieri, assessore all’Istruzione e alla Scuola del Comune di Napoli; Alessandro Frolli, neuropsichiatra infantile all’Ospedale Buonconsiglio Fatebenefratelli; Maria Gemmabella, presidente CGM per la Campania/Ministero della Giustizia; Cesare Romano, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Campania; Daniele De Martino, dirigente Compartimento Polizia Postale di Napoli/Ministero dell’Interno; Maria Rosaria Alfieri, criminologa, specialista in Scienze Forensi; Lucio Barbato, avvocato penalista al Foro di Nola.

(da napolicittasolidale.it)

Pubblicato in Campania

Lavoro e salute mentale: un binomio inscindibile. E che riporta al centro dell'attenzione il ruolo delle cooperazione sociale. Il Centro Franco Basaglia e l'Usl Toscana Sud Est torneranno a riflettere su questi temi venerdì 12 gennaio nella sala conferenze della biblioteca del San Donato di Arezzo.

“Siamo a fianco del Centro Basaglia e di chi ogni giorno convive con difficoltà legate a disagi mentali – ha dichiarato Simona Dei, direttore sanitario Asl Toscana sud est – E’ necessario lavorare tutti insieme per garantire  una vita qualitativamente dignitosa e affrontare certi tipi di problemi, senza lasciare solo chi ha più bisogno di aiuto. Con il Centro Basaglia abbiamo sempre trovato modalità interistituzionali per affrontare disagio e malattia mentale, nell’esclusivo interesse di chi ha diritto ad opportunità e servizi”.

"Il seminario si articolerà in tre sezioni - annuncia Cesare Bondioli, presidente del Centro Basaglia - La prima metterà a punto il concetto di riabilitazione psichiatrica con riferimento al ruolo del lavoro. E questo a 40 anni dal superamento del manicomio e dalle prime esperienze cooperative. La seconda sezione sarà dedicata al ruolo delle cooperative e al loro rapporto con gli enti locali. La terza dalla presentazione di esperienze di buone pratiche, sia nei servizi che nel terzo settore e che cercano di passare dalla cura della malattia alla produzione di salute".

Oggi la situazione dei servizi di salute mentale è particolarmente complessa soprattutto per il progressivo depauperamento di risorse cambiamento dello stile di lavoro con la prevalenza del lavoro ambulatoriale/ospedaliero e il conseguente abbandono, quasi completo, dell’attività domiciliare.

"Abbiamo fatto molti incontri - sottolinea Bondioli - E il problema più sentito che è emerso riguarda il tema del lavoro per gli utenti del Servizio e la necessità di rilanciare i programmi riabilitativi. Il tema del lavoro, e in particolare di quello cooperativo, è centrale nella storia della riabilitazione psichiatrica. E' sufficiente ricordare, ai tempi di Basaglia, la storica Cooperativa Lavoratori Uniti di Trieste che liberò i ricoevrati dell’O.P. dallo sfruttamento dell’ergoterapia avviandoli su un percorso di cittadinanza e di diritti, di impresa sociale, cioè. Le cooperative sono state quindi determinati ma il loro ruolo, specie nel rapporto con gli enti locali non è stato scevro di difficoltà ed equivoci".

Alcune di queste difficoltà sono state prospettate da utenti, familiari e anche operatori, nella realtà aretina "dove la situazione - sottolinea Bondioli - si è ulteriormente aggravata con la decisione unilaterale del Comune di mettere a gara appalti già assegnati da anni alle cooperative di tipo B senza tenere in alcun conto non tanto la garanzia del posto di lavoro (comunque garantita) per il soggetto inserito, quanto la peculiarità della presenza di soci svantaggiati per i quali il lavoro è parte integrante di un più vasto progetto riabilitativo che si concretizza nella  ricostruzione della piena cittadinanza del paziente psichiatrico, restituzione dei suoi diritti e costruzione affettiva e relazionale, materiale, abitativa, produttiva dei suoi diritti sostanziali".

Il convegno del 12 gennaio si aprirà alle  9 con i saluti di Bondioli e dei rappresentanti del Comune di Arezzo e della Usl Toscana sud est. Seguiranno relazioni e interventi del sistema sanitario (Simona Dei, Direttrice sanitaria Usl; Antonella Valeri, Direttrice zona distretto Arezzo; Giampiero Cesari, Responsabile UFMA; Giuseppe Cardamone, Responsabile area salute mentale adulti Area Vasta; Franco Magnani, UFSMA Grosseto; Maurizio Sauro, educatore professionale UFSMA), della cooperazione sociale (Francesco Fragola, Federsolidarietà; Claudio Signori, Legacoop sociali; Paolo Peruzzi, Koinè di Arezzo; Elena Brigo, Panta Rei di Verona; Michele Vignali, consorzio Coob; Massimo Iacci, Il Nodo di Follonica, Stefania Lisa di Grosseto), del Centro Basaglia (Pier Giovanni Menicatti, Sauro Testi, Tina Chiarini, Luisa Spisni) e infine della ricerca (Alessandro Ricci dell'Università dui Verona e Luciano Gallo, esperto delle relazioni tra pubblica amministrazione ed enti Terzo Settore).

 

 

Pubblicato in Toscana

Ieri la scoperta della presenza di magma nell’Appennino meridionale del Sannio-Matese. I risultati dello studio Ingv-Università di Perugia, pubblicati sulla rivista Science Advances, hanno aperto il dibattito tra gli esperti sulle possibili conseguenze. Secondo i ricercatori Ingv ci sarebbe il pericolo di terremoti di forte intensità. Sulla questione è intervenuto anche il geologo Franco Ortolani.

“Il Matese – scrive Ortolani - è interessato pure da faglie sismogenetiche come risulta anche sulla mappa di INGV allegata. Il reale problema, pertanto, è l'accumulo di "energia tettonica" che si verifica continuamente nel sottosuolo che è stato “costruito tettonicamente” negli ultimi milioni di anni con il coinvolgimento della copertura di sedimenti e del loro basamento. L'area della catena appenninica presenta un sottosuolo molto articolato ed è interessata da faglie crostali individuatesi dopo la costruzione della catena stessa. Tali faglie risalgono alle ultime centinaia di migliaia di anni ed hanno determinato l'assetto morfostrutturale dell'Appennino”.

“Lungo queste faglie crostali – continua il geologo - oltre ai terremoti della parte centrale della catena, si verificano risalite di fluidi crostali profondi che hanno interagito e interagiscono con le rocce e l'acqua che a luoghi le satura come in corrispondenza delle rocce carbonatiche che costituiscono i principali serbatoi idrogeologici dell'Appennino. I fluidi di origine profonda come l’anidride carbonica risalgono attraverso le rocce carbonatiche e anche attraverso quelle prevalentemente argillose come testimoniato da evidenti manifestazioni superficiali nel beneventano alle Bolle della Malvizza, nei pressi di Gesualdo alle Mefite e Mefitelle e nella valle del Sele tra Oliveto Citra e Contursi. Le evidenze di risalite di anidride carbonica sono spettacolari nella zona di Telese Terme dove hanno originato decine di "doline" e grandi sprofondamenti come il Lago Telese e le fosse nei pressi di Solopaca”.

La ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances 'Seismic signature of active intrusions in mountain chains', fatta da ricercatori dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e del dipartimento di Fisica e geologia dell'università di Perugia illustra “il possibile ruolo dell’incremento di pressione dei fluidi risaliti nelle faglie tra circa 15 e 25 km”.

“I ricercatori – sottolinea il professore - evidenziano che tale incremento di pressione può avere innescato i terremoti del 2013-14 nel Matese. Ed è una interpretazione accettabile. Non chiariscono se l’energia liberata sia stata fornita dai gas oppure se si sia trattato di liberazione di energia tettonica già accumulata nelle faglie attive. Se l’energia è dovuta alle intrusioni di gas si potrebbero definire terremoti indotti in una zona crostale priva di energia tettonica accumulata. Se invece l’energia tettonica era già accumulata si tratterebbe di terremoti innescati nel senso che l’incremento di pressione dei fluidi avrebbe favorito lo scorrimento delle faglie con conseguente innesco di terremoti. Nel primo caso la risalita di fluidi da sola può originare terremoti anche in zone che non sono caratterizzate da faglie sismogenetiche. Nel secondo caso se non c’è energia tettonica già accumulata lungo faglie sismogenetiche l’incremento di pressione dei gas nel sottosuolo non può originare terremoti come quelli del Matese e come quelli storici della stessa area”.

L’area interessata dai terremoti del Matese del 2013-14 è inserita tra quelle “con possibili faglie sismogenetiche nel sottosuolo e contigua alle faglie che hanno originato i terremoti del 1456, 1688 e 1805”. Per di più ai margini sudoccidentale e meridionale del Matese “sono note ed evidenti risalite di fluidi profondi dalla valle del Volturno alla zona di Telese”.

La figura tratta da DISS 3.2.0 di INGV illustra “le fasce nel cui sottosuolo sono previste faglie sismo genetiche”. “Lo scrivente – conclude Ortolani - ha aggiunto le principali zone in cui sono evidenti risalite di fluidi profondi in aree non vulcaniche tra Campania e Basilicata. La ipotizzata risalita attiva di magma è solo una ipotesi degli autori. Il reale problema è la tettonica attiva”.

 



Pubblicato in Ambiente&Territorio

Un dramma di pensiero in tre atti è “La Vita Ferma: sguardi sul dolore del ricordo” scritto e diretto da Lucia Calamaro, considerata una delle migliori scrittrici italiane, ed interpretato da Riccardo Goretti, Alice Redini, Simona Senzacqua, una produzione SardegnaTeatro, Teatro Stabile dell’Umbria, Teatro di Roma in coproduzione con i prestigiosi Festival d'Automne à Paris/Odéon-Théâtre de l'Europe, in scena al Teatro Comunale di Casalmaggiore domenica 14 gennaio alle ore 20.30, inserito nel cartellone della Stagione 2017-2018 diretta da Giuseppe Romanetti, realizzata dal Comune di Casalmaggiore con il sostegno della Regione Lombardia, nell’ambito di Circuiti Teatrali Lombardi, con il contributo di La Briantina S.p.A.

Uno spettacolo che rifulge per bellezza e che illumina in modo potente sulla “gestione interiore dei morti”, l’assenza che abita in noi. Cosa resta, nei sopravvissuti, come si riempie il vuoto nel reale? Non uno spettacolo sulla morte, ma sul ricordo dei morti, che utilizza l’ironia come chiave per raccontarne il dramma. È il conflitto tra l’esigenza del morto di essere ricordato per ciò che era, e l’esigenza del vivo che deve in parte superare quel ricordo per andare avanti.

Eppure, guardando lo spettacolo, il tempo sembra volare. Uno spettacolo che “scivola” ma si imprime, che vola ma s’impregna, leggero e spietato, e si rimane stupiti nel rendersi conto che è un’opera che regala emozioni immediate e che ne riserva altre nei giorni successivi. Si avverte fluidità, respiro, ironia, leggerezza, vividezza dei personaggi, e mai si ha la sensazione che si strizzi l’occhio al pubblico, cercando l’effetto, il colpo di scena o indugiando nel voler dire, sottolineare.

La Vita Ferma è uno spazio mentale dove si inscena uno squarcio di vita di tre vivi qualunque - padre, madre, figlia - attraverso l’incidente e la perdita. Nel primo atto c’è un trasloco, una casa da svuotare, forzosamente attraversata dallo spettro e il suo voler essere ricordato bene, in quanto unico, insostituibile. Nel secondo una coppia con bambina: lui, Riccardo, storico e nostalgico fissato con Paul Ricoeur e i sinonimi; lei, Simona, quasi danzatrice e eccentrica fissata col sole e coi vestiti a fiori; la figlia Alice, da subito troppo sensibile, fissata col voler intorno gente che le parli.

Quindi la morte di Simona, dopo protratta e non identificata malattia. Nel terzo atto c’è un’Alice cresciuta e a sua volta neo-madre che ritrova il vecchio padre Riccardo, sulla tomba, o quasi, della madre morta anni prima; ragionano non senza conflitti, su quell’assenza anticipata che sempre-e chissà se sempre meno o nel tempo ancora di più- ha marcato una rottura nel racconto illusoriamente prescritto delle loro vite.

La Vita Ferma è una riflessione sul problema del dolore-ricordo, sullo strappo irriducibile tra i vivi e i morti e su questo dolore è comunque il solo a colmare, mentre resiste. Un dramma di pensiero in tre atti che accoglie, sviluppa e inquadra il problema della complessa, sporadica e sempre piuttosto colpevolizzante, gestione interiore dei defunti.

Di fronte alla qualità cristallina della scrittura, di certe soluzioni drammaturgiche e scenografiche si potrebbe parlare di meraviglia, di incanto perché è un teatro che insegna, con grazia, come sia possibile essere “leggeri per profondità”. Il tono naturale e leggero allontana il patetismo portandoci in un mondo che assomiglia al nostro, fatto di ironia e colori che ti colgono di sorpresa. L’ironia è, difatti, la chiave che l’autrice utilizza per raccontare l’estremo dramma.

Dall’Uruguay alla Francia fino all’Italia, è una corsa tra due continenti la carriera di Lucia Calamaro, drammaturga, regista e attrice. Nata a Roma, a tredici anni si trasferisce a Montevideo, seguendo il padre diplomatico. Laureata in Arte e Estetica alla Sorbona di Parigi, oltre all’insegnamento presso l’Universidad Catolica de Montevideo, ha preso parte come attrice e regista in molti spettacoli nella stessa città, e poi a Parigi e soprattutto a Roma, dove dagli inizi collabora ed è sostenuta dalla struttura indipendente Rialto Sant’Ambrogio.

Fonda l’associazione Malebolge nel 2003 e attraverso di essa dà corpo alla propria scrittura scenica, allestendo i seguenti spettacoli: nel 2003 Medea, tracce, di Euripide (adattamento e regia di Lucia Calamaro) e Woyzeck (adattamento e regia di Lucia Calamaro), Guerra (scritto e diretto da Lucia Calamaro), nel 2004; Cattivi maestri (scritto e diretto da Lucia Calamaro), 2005; Tumore, uno spettacolo desolato (scritto e diretto da Lucia Calamaro) nel 2006; Magick, autobiografia della vergogna (scritto e diretto da Lucia Calamaro ) nell’ambito del progetto “giovani talenti del Teatro di Roma”, Teatro India, 2008. Nel 2011 realizza lo spettacolo L’origine del mondo, ritratto di un interno con cui ha vinto 3 premi UBU tra cui miglior nuovo testo italiano o ricerca drammaturgica.

Nel 2012 vince il Premio Enriquez per regia e drammaturgia. Nello stesso anno esce il libro Il ritorno della Madre, a cura di Renato Palazzi con Editoria e Spettacolo che raccoglie tre testi: Tumore, uno spettacolo desolato, Magick, autobiografia della vergogna e L’Origine del mondo, ritratto di un interno. Nel 2014 ha debuttato a Roma, al Teatro India, lo spettacolo Diario del tempo, l'epopea quotidiana, rimasto incompiuto, prodotto dallo Stabile dell’Umbria e dal Teatro di Roma in collaborazione col Teatro Franco Parenti.

 

La vita ferma: sguardi sul dolore del ricordo, attualmente in tournée, è la sua ultima creazione. Ha debuttato a settembre 2016 al Festival di Terni, una produzione Stabile della Sardegna, Stabile dell’Umbria, Angelo Mai Occupato in collaborazione con Théâtre National de l’Odeon, Parigi e Teatro di Roma. Lucia Calamaro insegna drammaturgia alla scuola Civica Paolo Grassi di Milano dal 2014.

 

Pubblicato in Cultura

Amnesty International ha lanciato oggi una campagna per ricordare il terzo anniversario delle prime 50 frustate ricevute in pubblico, il 9 gennaio 2015, dal blogger saudita Raif Badawi, condannato l'anno prima a 10 anni di carcere e a 1000 frustate per aver creato un sito allo scopo di dibattere su temi sociali e politici. 

Dopo le prime 50 frustate, che suscitarono proteste internazionali, gli attivisti e le attiviste di Amnesty International si mobilitarono guidando la condanna mondiale nei confronti delle autorità saudite e chiedendo il rilascio senza condizioni di Badawi e di tutti gli altri prigionieri di coscienza. Da allora, Badawi non è stato più frustato ma resta in carcere a scontare la condanna a 10 anni. 

"Se le autorità saudite sono realmente intenzionate a promuovere riforme e cambiamenti positivi, allora devono rilasciare immediatamente Raif Badawi e tutti gli altri prigionieri di coscienza, in carcere solo per aver voluto esprimere liberamente le loro opinioni", ha dichiarato Samah Hadid, direttore delle campagne sul Medio Oriente di Amnesty International. 

"Non possiamo accettare che le gravi violazioni dei diritti umani in corso in Arabia Saudita passino inosservate. La repressione nei confronti della società civile e della libertà d'espressione prosegue senza sosta e le autorità saudite continuano ad arrestare e a processare difensori dei diritti umani per accuse riguardanti le loro attività pacifiche", ha aggiunto Hadid. 

La scorsa settimana gli esperti sui diritti umani delle Nazioni Unite hanno parlato di un "preoccupante modello di arresti arbitrari e imprigionamenti diffusi e sistematici" e hanno chiesto il rilascio di tutte le persone detenute in Arabia Saudita solo per aver esercitato pacificamente i loro diritti, tra cui i membri dell'Associazione saudita per i diritti civili e politici 

Nell'ambito della campagna intrapresa oggi, i sostenitori di Amnesty International organizzeranno iniziative di fronte alle ambasciate dell'Arabia Saudita in varie città del mondo e useranno i social media per fare pressione sulle autorità saudite e sui propri governi per assicurare il rilascio immediato e incondizionato di Raif Badawi e di tutti i prigionieri di coscienza. 

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