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Mercoledì, 18 Luglio 2018

Articoli filtrati per data: Giovedì, 11 Gennaio 2018 - nelPaese.it

"Raccogliamo il profondo malessere di un nostro associato, letteralmente bullizzato durante una visita nell'ospedale Cotugno". Così l'Arcigay di Napoli. "Recatosi in ospedale per sottoporsi ad una visita di controllo successiva ad un intervento, è stato prima preso in giro dal chirurgo - che ironizzava in maniera volgare sull'utilità dei suoi organi genitali - e poi non è riuscito ad ottenere risposte chiare a domande specifiche circa le inferenze tra decorso post-operatorio e la possibilità di una normale vita sessuale: il medico ha reagito stizzito definendo l'omosessualità come una 'patologia'".
 

L'Azienda Ospedaliera dei Colli, da cui dipende l'ospedale Cotugno, ha avviato una indagine interna "per verificare il fatto denunciato e per prevenire ogni eventuale ed ulteriore episodio discriminante", annuncia Giuseppe Matarazzo, direttore generale. "Una volta accertati i fatti saranno presi gli eventuali provvedimenti del caso".

(Fonte: Ansa)

Pubblicato in Parità di genere

Il 13 gennaio dalle 14.30 alle 17.30 "open day" alla scuola media Balliana-Nievo di Sacile nella sede di viale Zancanaro con uno special corner dedicato al progetto europeo Medes: insegnanti e studenti si metteranno a disposizione per illustrare ai futuri studenti ed ai loro genitori, grazie anche all'ausilio di immagini e video, i contenuti del progetto europeo Erasmus + incentrato sulla mediazione per prevenire conflitti e bullismo ma anche l'abbandono scolastico. Nel frattempo, è già in preparazione il prossimo viaggio studentesco in Spagna degli "studenti mediatori" sacilesi, che dal 20 al 27 marzo saranno a Vila-real.

La presenza dell'angolo Medes alla scuola aperta del 13 gennaio sarà un'occasione preziosa per far conoscere ai nuovi studenti della media Balliana-Nievo ed alle loro famiglie i contenuti e lo sviluppo di un progetto sul quale la dirigenza scolastica, gli insegnanti e gli stessi studenti stanno investendo molto. Un'opportunità speciale, insomma, anche nell'ottica di orientamento per genitori e alunni nel periodo di informazione utile alla scelta in vista delle oramai prossime iscrizioni scolastiche, che segneranno il passaggio dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado per molti ragazzi e ragazze.

Grazie al progetto italo-spagnolo di cui l'istituto è partner insieme al Comune di Sacile e alla Cooperativa sociale Itaca - oltre ai soggetti spagnoli della città valenciana di Vila-real, ovvero Municipio, Scuola Ies Miralcamp e l'Associazione El Porc Espí -, il metodo di mediazione scolastica sviluppato dal Medes, grazie al finanziamento del programma europeo Erasmus+, potrà essere illustrato nei dettagli all'interno di una delle aule dell'istituto sacilese, specialmente dedicata a questo scopo ed attrezzata con strumenti multimediali.

I docenti coordinatori del progetto, Alessandro Fabbroni ed Elena Camilotti, accoglieranno i visitatori insieme ad un gruppo di circa 10 studenti delle classi seconde di spagnolo, che si stanno formando come mediatori attraverso i corsi attivati sotto la supervisione degli esperti della Cooperativa Itaca, che già da qualche mese sono attivi a scuola con percorsi per studenti e insegnanti coordinati da Sara Dell'Armellina e Luca De Pizzol. Oltre a una serie di cartelloni esplicativi del progetto nelle sue varie fasi ed obiettivi, alcuni dei quali creati direttamente dagli stessi ragazzi, verranno proiettati dei video realizzati insieme ai partner spagnoli dell'Istituto Ies Miralcamp con la "rappresentazione" di casi-tipo di mediazione in ambito scolare gestiti dagli stessi "studenti mediatori" (in lingua spagnola e con sottotitoli in italiano).

A questo ruolo si stanno infatti preparando gli studenti sacilesi della Balliana-Nievo che dal 20 al 27 marzo saranno protagonisti della prima fase dello scambio studentesco previsto dal progetto a Vila-real. La seconda fase accoglierà, invece, gli studenti spagnoli a Sacile nel mese di maggio, in occasione dell'evento finale che presenterà agli operatori del mondo socio-pedagogico, oltre che al pubblico e all'ambito scolastico e giovanile, i risultati del progetto Medes nonché la metodologia di prevenzione e risoluzione dei conflitti elaborata dal progetto stesso, sulla base delle esperienze e degli studi condivisi tra i partner.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Nasce il coordinamento di CulTurMedia Legacoop Puglia con l'obiettivo di promuovere la cultura tra le comunità e le persone.  Si è tenuta stamane, nella sede di via Capruzzi a Bari, l’assemblea regionale delle cooperative aderenti a Legacoop Puglia dei settori culturali, del turismo e della comunicazione, nel corso della quale sono stati eletti gli organismi di rappresentanza del neo nato coordinamento pugliese ed è stato approvato il documento programmatico. 

“Lo scopo del progetto, nonché il nostro programma – ha tenuto a precisare il presidente Legacoop Puglia, Carmelo Rollo -, è quello di mettere insieme le competenze per promuovere e condividere i valori che definiscono i tratti identitari nei quali le persone si riconoscono e attorno ai quali si allacciano le relazioni e si rilancia il patto sociale.  È un compito arduo ma siamo convinti che, con le qualità dei cooperatori e l'apertura ad accogliere nuove professionalità, potremo raggiungere gli obiettivi".

 All'incontro è intervenuta l'assessore regionale all’Industria turistica e culturale, gestione e valorizzazione dei beni culturali, Loredana Capone, la quale, riconoscendo l'importante ruolo della cooperazione e condividendone gli obiettivi, ha esposto le linee strategiche con il quadro degli interventi e delle politiche regionali. 

Numerosi sono stati anche gli interventi dei cooperatori pugliesi nel corso del’’assemblea, tra cui Leonardo Palmisano, presidente della coop Radici Future e Matteo Serra di PazLab, entrambi componenti della presidenza nazionale di CulTurMedia, i quali, insieme al coordinatore nazionale,Roberto Calari, hanno presentato i documenti programmatici. Dalle sollecitazioni emerse nel dibattito è stata evidenziata l'importanza della cooperazione nel promuovere la cultura soprattutto nel meridione dove i caratteri antropologici e le vocazioni territoriali si prestano ad essere opportunità di sviluppo economico sostenibile e diffuso.

 

Pubblicato in Puglia

Per la prima volta nella storia, la popolazione urbana nel mondo ha superato la popolazione rurale. Nel 2014 la popolazione urbana ha raggiunto i 3.900 milioni, pari al 54% della popolazione mondiale. Un cambiamento di grandissima portata, uno “squilibrio” che avrà conseguenze pesanti dalle politiche di welfare all’ambiente. Si prevede che entro il 2050 il mondo sarà per un terzo rurale (34%), per due terzi urbano (66%), più o meno il contrario della distribuzione globale della popolazione rurale e urbana della metà del XX secolo. Anziani e bambini saranno i soggetti sociali che più risentiranno di queste trasformazioni.

L’Italia è tra le punte avanzate del processo di trasformazione demografica, arrivando ad essere uno dei paesi più longevi del pianeta, sta inoltre affrontando il processo urbanizzazione che nel 2050  la porterà ad avere ben il 78% della popolazione urbana. Di Standard edilizi ed urbanistici per l’invecchiamento attivo, dell’esigenza di pensare a nuovi modelli abitativi per rispondere a questi profondi cambiamenti,  si è parlato a Roma in un Seminario Nazionale organizzato dall’associazione Abitare e Anziani,  giovedì 11 gennaio 2018.

“Non c’è ancora un’adeguata consapevolezza e lungimiranza di ciò che sta accadendo da parte del mondo della politica” ha sottolineato il direttore di AeA Claudio Falasca nella  relazione introduttiva. “Come indica il rapporto UE “Anziani e casa nell’unione Europea” ha detto -  è necessario ripensare profondamente le relazioni degli anziani con la casa e il contesto di quartiere in quanto è sui caratteri di queste relazioni che si fonderà in futuro la qualità della vita nella terza e quarta età”. 

“Occorre darsi degli obiettivi chiari come  adeguare il patrimonio immobiliare degli anziani alle loro nuove esigenze – ha proseguito -  adeguare le strutture per l’ospitalità degli anziani non autosufficienti (RSA); promuovere nuovi modelli abitativi capaci di soddisfare la prevedibile crescente domanda di domiciliarità; adeguare i quartieri alle esigenze di una popolazione sempre più longeva, con particolare riferimento ai servizi per la domiciliarità.”

I  riferimenti normativi ci sono: dal Codice Civile alle leggi in materia urbanistica,  dai regolamenti edilizi fino al codice della strada ed ai decreti ministeriali sugli standard urbanistici e le barriere architettoniche. Il problema è di renderli attuali e rispettarli. 

La strada della “residenzialità leggera”

Già oggi la vita per gli anziani nelle città è piuttosto complicata e faticosa: i presidi sanitari e assistenziali sono spesso fuori mano e mal collegati; i negozi sotto casa stanno chiudendo; il trasporto pubblico è inadeguato; mancano servizi come bagni pubblici, panchine ecc; i marciapiedi e gli attraversamenti stradali sono insicuri e  poco agibili; le strade poco illuminate; mancano punti di informazione, di assistenza, di ritrovo. Gli anziani che vivono in abitazioni di proprietà sono quasi 10milioni e non sono case nuove. Il 70% ha più di 50 anni, nel 20% sono ancora più vecchie. Nel 7% dei casi non c’è l’impianto di riscaldamento, nel 76% di case con anziani manca addirittura l’ascensore. Case poco sicure. Nel 2014  secondo i dati Istat, 700mila persone hanno dichiarato di aver subito un incidente domestico, oltre un terzo degli incidenti (36%) riguarda una persona di 65 anni e più.

Pochi i posti nelle RSA, in Italia il rapporto è di 22,5 posti letto ogni 1000 anziani (dato 2011) ben lontani dalla media OCSE che è 30-60 posti ogni mille anziani.  Va superata una vecchia cultura che fa delle RSA una sorta di luogo di “detenzione”. E migliorare si può. Le esperienze in corso dimostrano che la cosa è fattibile per rendere il servizio delle RSA più tempestivo ed efficace sotto il profilo sanitario (liste di attesa, trattamenti terapeutici, ecc.), ma anche di rendere le RSA luoghi ad alta intensità relazionale, aperti alle comunità esterne e con un il coinvolgimento delle famiglie.

Per rispondere alla crescente domanda di domiciliarità occorre pensare a nuovi modelli abitativi. Una sorta di “residenzialità leggera” che permetta agli anziani di continuare a vivere in autonomia, aiutati e seguiti da un’assistenza e da una serie di servizi che li aiuta nella gestione della quotidianità.

Il ruolo di Ater e Inps nei nuovi modelli abitativi

Ater e Inps sono i due  soggetti che  possono dare un grande contributo alla maturazione di nuovi modelli abitativi per l’invecchiamento attivo in considerazione del patrimonio residenziale «pubblico» di cui sono titolari, della loro missione istituzionale, della grande esperienza e professionalità. Questo impegno può avvenire in particolare in quattro direzioni: qualificando il patrimonio in loro possesso dotandolo di tutti quei “servizi” indispensabili per affermare un nuovo modello abitativo sempre più inclusivo; proponendosi come protagonisti nei programmi di trasformazione del patrimonio pubblico in cui sono previste quote significative di social housing; facilitando il diffondersi di esperienze di coabitazione assistita; ponendosi come riferimento per i programmi di riqualificazione del patrimonio abitativo privato con servizi di assistenza e orientamento.

Cosa fare

Le cose su cui intervenire dovrebbero riguardare diversi ambiti: stabilizzare le misure di sostegno alle ristrutturazione del patrimonio immobiliare privato condizionandolo al rispetto di standard di qualità commisurati ai problemi di una crescente popolazione anziana; aggiornare la normativa su standard e barriere adeguandoli alla nuova domanda sociale; aggiornare il quadro tecnico normativo (edilizio: agibilità e sicurezza; tecnologico: ascensori, domotica); sostenere le esperienze innovative e le buone pratiche come la badante di condominio, la coabitazione solidale; attivare confronti con i soggetti detentori di quote di patrimonio “pubblico”.

Lanciare in tutta Italia lo sportello “Anziani abitare sicuri”

 

Un luogo dove gli anziani e i loro famigliari possono trovare risposte su tutte le problematiche che riguardano la casa e l’abitare.“L’esigenza di promuovere uno  sportello “anziani abitare sicuri” – ha concluso Falasca -  è sempre più urgente, cercando un  diretto coinvolgimento delle amministrazioni territoriali e facendolo  diventare un punto delle piattaforme rivendicative, in particolare dello SPI Cgil.” 

 

Pubblicato in Nazionale

A seguito della rimozione di Federica Roccisano come assessore al welfare della Regione Calabria da parte del presidente della Giunta Mario Oliverio, il Forum Terzo Settore calabrese ha espresso la propria preoccupazione per il futuro della tanto attesa riforma del welfare che, dopo 14 anni dalla legge regionale 23 del 2003, ha visto la luce al termine di un percorso partecipato durato oltre un anno fortemente voluto dallo stesso assessore Roccisano.

“Siamo estranei a logiche di carattere politico e tali vogliamo rimanere”, ha dichiarato il portavoce del Forum Terzo Settore Calabria, Giovanni Pensabene, “ma siamo preoccupati perché la Calabria è l’unica regione italiana che non ha applicato la legge 328 del 2000 sul welfare; la legge 23 del 2003 recepisce la normativa nazionale, ma non è mai stata attuata perché mancavano tutti i regolamenti attuativi”.

“Da più di un anno, come Forum abbiamo collaborato in modo sostanziale alla scrittura di questi regolamenti, e ora siamo a un passo dall’applicazione della legge”. “Doveroso”, si legge nel comunicato stampa del Forum regionale, “il ringraziamento alla Roccisano per la sensibilità e l’attenzione che ha sempre dimostrato per il nostro mondo e per le persone più deboli e svantaggiate della nostra terra, e per il lavoro che la stessa ha portato avanti insieme alle parti sociali arrivando a colmare una lacuna normativa che era ormai divenuta insostenibile”.

“Per questo il Forum Terzo Settore, pur non entrando nel merito di scelte che attengono esclusivamente al governo regionale, chiede al presidente Oliverio di procedere nel più breve tempo possibile all’individuazione della persona che dovrà ricoprire questo delicato ruolo, uscendo dalle logiche meramente partitiche, e avendo cura di scegliere qualcuno che sia immediatamente pronto e competente. La nostra Regione infatti non si può permettere, in questo momento, di perdere ulteriore tempo per consentire l’ambientamento di un nuovo assessore estraneo alla materia, e che metterebbe a rischio tutto il processo di riforma fin qui faticosamente costruito”.

 

Pubblicato in Calabria

In occasione del sedicesimo anniversario dell'apertura del tristemente noto centro di detenzione situato presso la base navale statunitense di Guantánamo Bay, Amnesty International ha chiesto ancora una volta la chiusura della struttura e un processo equo oppure il rilascio immediato delle persone che vi sono ancora trattenute. 

"Nel corso degli anni, Guantánamo è diventato il simbolo della tortura, dei trasferimenti illegali e delle detenzioni a tempo indeterminato senza accusa né processo, in totale violazione degli standard internazionali sulla giustizia e sui diritti umani. La sua chiusura è tanto essenziale quanto lungamente dovuta", ha dichiarato Erika Guevara Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe.  A Guantánamo restano 41 persone, tutte detenute da oltre 10 anni. La maggior parte di loro non è mai stata processata né accusata, mentre altri stanno affrontando processi iniqui da parte delle commissioni militari che in alcuni casi potrebbero concludersi persino con una condanna a morte. 

In occasione del sedicesimo anniversario, Amnesty International mette in evidenza il caso di Toffiq al-Bihani, detenuto a Guantánamo senza accusa né processo dal 2003 e più volte sottoposto a maltrattamenti e torture. Le autorità statunitensi hanno affermato chiaramente che non intendono incriminarlo.  "Non si comprende perché al-Bihani si trovi ancora a Guantánamo. Il suo caso spiega come il centro di detenzione rimanga un luogo di elevate violazioni dei diritti umani", ha commentato Guevara Rosas. 

"Al-Bihani dovrebbe essere trasferito in un paese che rispetti i suoi diritti umani, così come per tutti gli altri detenuti ancora a Guantánamo dovrebbe essere trovata una soluzione pienamente in linea col diritto internazionale dei diritti umani. Questa abominevole struttura detentiva dovrebbe essere chiusa una volta per tutte", ha proseguito Guevara Rosas. 

Mohamedou Ould Salahi, un ex detenuto di Guantánamo, ha dichiarato: "So per esperienza diretta che a Guantánamo i prigionieri vengono trattati in modo crudele e degradante. È assurdo che persone come Toffiq al-Bihami continuino a stare lì dentro. Mi associo alla richiesta di Amnesty International che sia trasferito fuori da quella prigione".  Gli attivisti e le attiviste di Amnesty International di ogni parte del mondo stanno sollecitando il dipartimento Usa alla Difesa a rilasciare al-Bihami da Guantánamo, a trovare una soluzione pienamente in linea col diritto internazionale dei diritti umani per tutte le altre persone che vi sono ancora detenute e a chiudere il centro di detenzione una volta per tutte. 

 

Pubblicato in Nazionale
Giovedì, 11 Gennaio 2018 13:59

Sisifo felice nella periferia di Napoli

Un’ azione ludico-performativa promossa dai Maestri di strada ed il collettivo ATI suffix nei quartieri di Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio in collaborazione con la Biennale di Architettura di Orlenas.

Pubblicato in Video

“Per i magistrati, la consapevolezza che la professione deve basarsi sul rispetto delle regole deontologiche, e che di tale etica fa parte la dimensione “individuale” dell’indipendenza di ciascuno: l’essere e il sentirsi – prima di apparire – magistrato indipendente”. In un comunicato Magistratura Democratica interviene su due casi di cronaca richiamando all’indipendenza interna e al codice deontologico dell’Associazione nazionale.

“La vicenda di cronaca riguardante una scuola di preparazione al concorso – scrive Magistratura Democratica - deve indurre tutti a riflettere sui limiti e sui rischi dell’attuale sistema di accesso alla professione. Un sistema di accesso finalizzato alla mera preparazione tecnica e che non investe sulla crescita collettiva dei valori dell’etica che devono sempre sostenere le aspettative individuali degli aspiranti magistrati.Un sistema nel quale, facendo leva proprio sulle aspirazioni ed aspettative individuali, si possono proporre modelli di comportamento che minano alla radice la formazione di un’etica comune e l’equilibrio e la consapevolezza della complessità della funzione a cui si aspira”.

Nel secondo caso “grave è la vicenda relativa all’abrogazione della norma che poneva limiti temporali all’assunzione di incarichi dirigenziali e di fuori ruolo agli ex consiglieri”, perché “effettuata con l’inserimento nella recente legge finanziaria approvata alla Camera, secondo quanto riportato della stampa dopo una prima bocciatura al Senato”.

Una vicenda che provoca “un danno oggettivo all’immagine della magistratura”, a prescindere dall’opinione che si può avere in merito all’opportunità di tali limiti. “È difficile infatti – continuano l’associazione - per un cittadino intravedere una ragione di interesse generale − che siano esigenze di funzionalità della giurisdizione o di qualità del servizio che rendiamo alla collettività − sufficiente a motivare una modifica intervenuta al di fuori di ogni riflessione sull’opportunità o l’adeguatezza di disposizioni volte ad evitare il sospetto che le decisioni dei consiglieri prossimi alla fine del mandato siano influenzate da aspettative di carriera. È invece sin troppo facile sospettare che una modifica con effetto immediato, scivolata negli interstizi della legge finanziaria, sia collegata ad aspettative di vantaggio per singoli consiglieri uscenti, alimentando così l’immagine di una magistratura con il “cappello in mano” di fronte alla politica”.

Una magistratura che “non interloquisce come soggetto collettivo per rivendicare, in un confronto aperto con la politica”, gli interventi necessari ad assicurare alla giustizia le necessarie risorse e ai magistrati migliori condizioni di lavoro ma nella quale “ognuno” si preoccupa di raccogliere vantaggi per sé e per la sua “categoria” di appartenenza. Ed è per questo disponibile ad acquisire una “contiguità” con il potere politico, “incompatibile con l’etica della nostra professione e con quell’ indipendenza soggettiva che ne è parte essenziale”.

“È compito della magistratura associata – conclude la nota - rivendicare per la collettività, per i giovani che aspirano a diventare magistrati, e per coloro che da poco hanno realizzato quest’aspirazione, un modello diverso e positivo di magistrato, che sappia ritrovare nel “lavoro ben fatto” il senso e l’etica del proprio mestiere. La voce di Magistratura democratica opererà in questa direzione”.

 

Pubblicato in Nazionale

Quella di Legacoop Marche è una realtà economica e sociale in crescita. L’associazione conta oggi 324 cooperative associate con oltre a 13 mila occupati, con un aumento del +2,2%, 280 mila soci, determinanti le cooperative di consumo. Un sistema che produce un fatturato che sfiora i 2 miliardi di euro i cui settori trainanti sono quelli delle cooperative sociali e di consumo e che deve tanto alla grande presenza femminile. Il punto sulla realtà associativa e su un anno di cooperazione è stato fatto nel corso della direzione regionale di Legacoop Marche, alla presenza del presidente nazionale di Legacoop, Mauro Lusetti, in cui è stato presentato il bilancio di fine anno dell’organizzazione.

Un’occasione per analizzare lo stato delle cooperative associate, che ha visto una crescita del numero di cooperative, del valore della produzione e dell’occupazione, e per confrontarsi sulle azioni di solidarietà e di sviluppo nei territori colpiti dal sisma. A tutto questo va affiancato l’incessante lavoro di contrasto alle false cooperative che creano un circolo vizioso in cui tutti perdono: le cooperative che operano nel rispetto delle regole, che si trovano progressivamente marginalizzate dal mercato, i lavoratori, che vedono ridursi i diritti e la dignità, e le imprese committenti che, per inseguire presunti risparmi di costo, finiscono per pagare costi sociali ed economici molto più alti.

Per questo Legacoop accoglie con grande favore l’approvazione dell’emendamento del Governo a favore della legge contro le false cooperative. Nel confronto, sono state presentate alcune iniziative di attenzione e sostegno alle comunità e ai territori, tra cui il bando di Legacoop “Centro Italia Reload” per il rilancio economico delle aree colpite dal sisma 2016. Confermata anche la forte azione di consolidamento della formula dei Workers Buyout come strumento di riattivazione di imprese in crisi da parte dei dipendenti, oltre alle operazioni di sviluppo, rafforzamento e fusione delle cooperative del territorio.

Pubblicato in Marche

CSVnet ha avviato per il 2018 una collaborazione strutturale con AIESEC Italia volta all’accoglienza di volontari da tutto il mondo in associazioni italiane del terzo settore, nonché nelle sedi degli stessi Centri di servizio per il volontariato (CSV). Nell’ambito del programma “Global volunteer”, le associazioni potranno avvalersi per 6-8 settimane della presenza di giovani tra 18 e 30 anni provenienti da varie nazioni. Tale presenza sarà orientata a potenziare con una visione internazionale le attività di educazione e animazione di giovani e adulti, nonché quelle di promozione delle associazioni stesse, sia online che offline.

Le aree tematiche di intervento sono sei –beni culturali, disabili, anziani, povertà, diritti delle donne, ambiente – e rientrano nel sostegno condiviso da AIESEC e CSVnet agli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals - SGDs) fissati dalle Nazioni Unite per l’Agenda 2030.

AIESEC è la più grande associazione studentesca al mondo: presente in 126 paesi (in Italia ha 19 sedi locali), è un network di oltre 100 mila giovani provenienti da 2.400 università. Uno dei suoi obiettivi principali è appunto realizzare progetti di impatto sociale e comprensione interculturale per giovani internazionali, sotto forma di esperienze di volontariato e di tirocinio.

In base all’accordo con AIESEC Italia, un’associazione del terzo settore o la sede di un CSV – dopo aver fatto richiesta di volontari compilando un modulo online – sarà contattata da un responsabile di AIESEC che spiegherà come attivare il contratto, i tempi e gli obblighi delle parti.

Le associazioni o i CSV ospitanti, oltre a versare ad AIESEC un contributo di 150 euro+Iva per ognuno dei volontari accolti, dovranno provvedere alla copertura assicurativa contro gli infortuni e, se possibile, alla loro ospitalità. Inoltre, dovranno redigere un progetto sulle mansioni dei volontari, per un orario massimo di 25 ore settimanali. La qualità degli stage di volontariato, sarà monitorata attraverso l’analisi dei dati raccolti a metà e alla fine di ogni esperienza.

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione
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