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Martedì, 20 Febbraio 2018

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 17 Gennaio 2018 - nelPaese.it

Dopo l’editoriale dell’Avvenire “Tante promesse e un vero scandalo. Invalidi dimenticati” di Francesco Riccardi interviene la Fish Onlus: “il quotidiano è l’unico che in queste prime battute di campagna elettorale abbia indicato con desolante chiarezza l’assenza del tema della disabilità nei programmi di partiti e movimenti che si presentano agli italiani”.

“La disabilità – scrive la Federazione italiana superamento handicap - proprio a causa dell’esclusione che le persone e le famiglie subiscono, proprio a causa dell’inadeguatezza di servizi di sostegno a domicilio, proprio a causa di maggiori costi che rimangono a loro carico, proprio a causa dell’esclusione, rinuncia, marginalizzazione nel mondo del lavoro, è una delle prime cause di impoverimento. E non solo economico”.

È quindi “condivisibile” la sorpresa di Riccardi: “come mai questa sperequazione, questa marginalità non entrano nei programmi elettorali con la stessa enfasi di altre promesse?”

Ma le lacune sono ancora “più ampie e vanno al di là della legittima e sostenibile istanza, che condividiamo, di un adeguamento, congruo e selettivo, delle pensioni agli invalidi”. “È l’abbandono – prosegue la Fish - e la lentezza delle politiche per la disabilità che sono la dimostrazione dell’assenza di una visione inclusiva della nostra società, delle nostre comunità. È la delega (che non è tale) alle famiglie, al volontariato, al buon cuore dell’assistenza, della cura riparatoria e consolatoria, che poco ha a che spartire con i diritti umani, con la possibilità di partecipare in condizioni di pari opportunità”.

E ancora: “manca un piano per la non autosufficienza per aggredire lo stato in cui versano milioni di persone con necessità di supporto intensivo. Mancano interventi seri (non prese in giro come quelle previste nell’ultima legge di bilancio) che non solo valorizzino i caregiver familiari, ma prevedano coperture previdenziali e di malattia certe. Mancano robuste misure di welfare aziendale, di flessibilità lavorativa che evitino ai familiari, in particolare alle donne, di dover abbandonare il lavoro per assistere un familiare. Manca la volontà di sostenere progetti per la vita indipendente delle persone con disabilità, anche di quelle solo parzialmente in grado di autodeterminarsi”.

Poi “è assente dalla prospettiva immediata una radicale revisione dei percorsi di riconoscimento della condizione di disabilità. Oggi è ancora una modalità improntata al pregiudizio e alle distorsioni: la persona con disabilità è un potenziale truffatore, un furbetto. Oppure è un malato da proteggere e da cui proteggersi. Non è una risorsa, non è una persona con le sue caratteristiche o le sue peculiarità. Il risultato è un percorso kafkiano, costoso, conflittuale, inutile a descrivere le diverse situazioni personali e a contribuire a costruire un progetto di vita e a realizzarlo con strumenti e misure adeguate”.

Secondo la Fish “per tacere di tutto ciò che rimane perennemente procrastinato e che rende faticosa e umiliante la quotidianità delle persone con disabilità: politiche e servizi per l’inclusione lavorativa, fruibilità dei sistemi di trasporto pubblico locale, accessibilità di ausili tecnologicamente avanzati, accessibilità alle risorse culturali, qualità dell’inclusione scolastica e molto altro di una lista che appare lacrimevole quanto lettera morta”.

Su ciascuno di questi intrecciati risvolti vi sono, anche da parte della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, “proposte sostenibili, riflessioni articolate, volontà di partecipare, ma se prevale la disattenzione e il silenzio, un reale cambiamento continua ad appartenere al mondo dei sogni”.

La FISH, anche “per non dare adito ad alibi di sorta”, ha pubblicato nel proprio sito (www.fishonlus.it) un appello alle forze politiche per un impegno concreto sulla disabilità.

Pubblicato in Diritti&Inclusione

A Napoli migliaia di studenti contro la violenza criminale. C'è un lenzuolo bianco con la scritta "Basta violenze" in testa al corteo partito dalla stazione della metropolitana di Scampia. In strada ci sono i ragazzi dell'area nord di Napoli: sono gli studenti contro le violenze delle "baby gang", gruppi di giovanissimi che nelle ultime settimane hanno colpito, ferendoli e accoltellandoli, diversi coetanei. Da Arturo, il 17enne del liceo Cuoco vittima di un'aggressione che lo ha costretto a lottare tra la vita e la morte, a Gaetano, adolescente di Melito ferito da una banda di una decina di giovanissimi.

Ieri il ministro dell'Interno, Marco Minniti, era in prefettura, a Napoli, per illustrare le misure prese per arginare il fenomeno delle baby gang: più forze dell'ordine, maestri di strada e tolleranza zero. Ma l'inquilino del Viminale ha chiesto anche alla città di partecipare, manifestando il proprio dissenso contro una violenza "inaccettabile" e in cui esiste un "rischio emulazione".

Quella di oggi, organizzata dal collettivo Ferraris di Scampia, è la seconda risposta dopo un primo corteo pacifico che aveva come protagonisti i compagni di scuola e i familiari di Arturo. La sfilata di ragazzi, studenti e docenti ha attraversato tutto il quartiere fino a raggiungere la metropolitana di Chiaiano, uno dei luoghi dove si sono consumate le violenze di questi giorni.

(Fonte: Redattore Sociale/Dire)

 

Pubblicato in Campania

Che cos’è la felicità? Forse una convenzione. Non tutti sono felici, infatti, nel modo che la società occidentale propone e a volte impone: c'è qualcuno che va controcorrente; ci sono persone che resistono fuori dalle strade comode e più frequentate, per seguire cammini più accidentati ma autentici, gli unici possibili per loro. Sono le “vite resistenti” raccontate da Giulia Calligaro, in un percorso che l'ha portata a conoscere un'Italia inedita. Il libro “La prossima felicità. Storie di persone libere, resistenti, felici” è in uscita dal 25 gennaio con Altreconomia edizioni (128 pagine, 13.50 euro)

“I protagonisti di questi dodici straordinari incontri - spiega l'autrice - sono persone che hanno seguito la propria vocazione, anche quando portava fuori dall’ordinario e non passava per vie comode. La meta che cerchiamo di raggiungere - la felicità - ci rende infatti simili, ma i sentieri per raggiungerla sono diversi. Le persone che ho incontrato hanno accettato che la loro strada non sia battuta, di essere i pionieri della propria vita”.

Tra i dodici ritratti, una maratoneta che dalla corsa e dalla malattia “ha imparato la pazienza”, uno chef che ha scelto di avere solo le stelle del cielo, una coppia che in una casa di paglia ha trovato il rifugio più sicuro, un raccoglitore di erbe selvatiche che “teme più l’uomo dell’orso”, un genio moderno e incompreso per cui “la fisica può diventare metafisica”, un birraio asceta che pratica l'arte brassicola come un'illuminazione.

Sono uomini e donne che conducono vite “partigiane”. Non sono necessariamente eremiti o perfetti sconosciuti, ma molti di loro hanno scelto una semplicità volontaria, lontana dal consumismo e dalle luci della città. Spesso anzi vivono a stretto contatto con la natura, accettandone i doni ma anche le asperità: perché come ha detto uno di loro “anche la vita semplice è una conquista, non un acquisto”.

“In queste storie - dice Giulia Calligaro - la felicità diventa allora una pratica di verità. Il più grande malinteso è pensare che un giorno qualche cosa fuori possa colmare quel senso di mancanza che abbiamo tutti. Io credo che ci sia invece un’altra accezione di felicità molto più stabile, più vicina, che si trova nell’ascolto di sé: se quello che desideri più di tutto è diventare il fiore di cui hai dentro il seme, cioè compierti, allora i momenti difficili non verranno meno, ma saranno più sopportabili”.

Un libro da tenere sul comodino. Scrive nella bella prefazione Franco Arminio, poeta, scrittore e paesologo: “Questo [libro] non è uno spettacolo fatto con le parole, è un pellegrinaggio a cui dovete rispondere, altrimenti non cominciate neppure a leggerlo (…) Fidatevi di questo libro e di queste vite, ma fate la vostra, e che sia una vita con dentro l’universo. Illuminatevi, illuminatevi con la luce e con il buio, e poi portate nel mondo la vostra rivoluzione”.

L’autrice ha inoltre il dono di una scrittura in levare, densa e leggera, che lascia al lettore il piacere di rendere compiuta la scena e che fa alzare i suoi personaggi dalle pagine, così che si possano vedere, nella loro interezza e in prospettiva. Con 26 foto in b/n. L’illustrazione di copertina è di Simone Massi, illustratore e autore indipendente di film d'animazione, vincitore tra l'altro di un David di Donatello, nonché protagonista di una delle storie.

L'autrice

Giulia Calligaro è friulana, filologa, giornalista, giramondo, autrice, yogini. Ha studiato letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e ha fatto della scrittura - la sua passione segreta - il suo lavoro, in particolare dal 2007 collaborando con i periodici Rizzoli. Dal 2003 si occupa anche di comunicazione per il teatro. Si trova spesso con la valigia in mano e il tappetino da yoga sotto braccio: le sue mete preferite sono il Sud America, l’Africa, il Sud Est asiatico, dove ha fatto reportage sociali; e l’India, dove ha trovato uno dei luoghi d’elezione.

Giulia considera “casa” le isole di mondo in cui la sua anima respira: accade nelle sue Dolomiti, in certi colli dell’Umbria e sul suo divano a Milano. Ha scritto, tra l’altro, con Jayadev Jaerschky, “Esercizi di Felicità. Pratiche quotidiane per il corpo e il cuore” (Ananda Edizioni, 2017), cura il blog esercizidifelicita.com, e la pagina www.facebook.com/giulia.calligaro

Pubblicato in Cultura

“Mi chiamo Vera e ho due storie: mio nonno fu ucciso ad Auschwitz, mia figlia morì su un volo della morte in Argentina. Per entrambi, non c’è tomba”. Vera Vigevani Jarach, giornalista e scrittrice, è una delle madri che in Plaza de Mayo ogni giovedì da quarant’anni sfilano rivendicando il diritto a conoscere la sorte dei loro familiari desaparecidos negli anni della dittatura (‘76-83) e per il mantenimento di una memoria storica collettiva, che proprio perché terribile, non può essere dimenticata, né sottaciuta.

Quasi novantenne, infaticabile, è ancora impegnata nella sua toccante azione di testimonianza di quella tragedia, a Buenos Aires ci ha accompagnati nel Parco della Memoria tra le migliaia di nomi degli scomparsi e le installazioni d’arte che ne cantavano il lamento.

Martedi 23 gennaio 2017 alle 16.45 nella sede sociale di coop Arcobaleno in Via Paolo Veronese 202 a Torino  all’assemblea parteciperà Vera Vigevani Jarach, intervistata nell’occasione da Irene Zerbini giornalista di Radio 24-Il Sole 24 Ore

 

Pubblicato in Piemonte
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