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Lunedì, 23 Aprile 2018

Articoli filtrati per data: Lunedì, 08 Gennaio 2018 - nelPaese.it

“La situazione nel Mediterraneo e in Libia continua ad essere particolarmente grave. Non si può ravvisare certamente un miglioramento nel calo degli arrivi in Italia rispetto al 2016 o nella diminuzione dei decessi in mare, che comunque superano le 3000 vittime”. E’ il commento del Centro Astalli che ricorda il primo naufragio del 2018, il giorno dell'Epifania al largo delle coste libiche: 86 migranti salvati dalla Guardia costiera italiana, otto i cadaveri recuperati, tutte donne.

“Le persone che non riescono ad attraversare il mare – si legge - vengono rinchiuse in carceri libiche dove sono esposti a violenze e gravi violazioni di diritti umani”.

Il Centro Astalli sottolinea che dal primo gennaio sono stati recuperati in mare e indirizzati in Italia 417 migranti e che nel 2017 almeno 3.116 migranti hanno perso la vita nel Mediterraneo. Sono invece riusciti a sbarcare in Italia in 119.369, il 34,24% in meno rispetto al 2016. “Il calo è iniziato a luglio, dopo gli accordi siglati con Tripoli: - prosegue il Centro Astalli - da allora la Guardia costiera libica ha iniziato a pattugliare le acque, riportando indietro chi tentava la traversata per rinchiuderli in centri di detenzione gestiti dal governo o dalle milizie”.

L’organizzazione torna a chiedere a istituzioni nazionali e sovranazionali l’attivazione immediata di vie legali che consentano a chi scappa da guerre e persecuzioni di giungere in Europa per chiedere protezione; di non far accordi con paesi terzi in cui non vengono rispettati i diritti umani e in cui non sia pienamente assicurato il rispetto del diritto d’asilo e di potenziare lo sforzo di ricerca e soccorso delle imbarcazioni in difficoltà nel Mediterraneo.

Su Twitter Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr, scrive: “Siamo a Catania, accogliamo i sopravvissuti sotto choc del primo naufragio del 2018. I corpi recuperati sono 8, tutte donne. Fra loro la mamma di un bimbo di 2 anni, ora orfano. Queste vite vanno salvate a terra e in mare, senza esitazioni: ogni giorno la loro vita è a rischio”. Per Unhcr Italia "le attività di salvataggio in mare sono e rimarranno essenziali anche nel 2018". Secondo Flavio Di Giacomo, portavoce italiano dell'Oim, sarebbero 64 i migranti morti  in mare.

Il supporto di Medici Senza Frontiere

Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno svolto questa mattina un intervento di Primo Soccorso Psicologico (PFA) al porto di Catania per i sopravvissuti del naufragio del 6 gennaio. “Dalle prime ricostruzioni, sembra che i sopravvissuti abbiano aspettato almeno due ore l’arrivo dei soccorsi. Aggrappati a quel che restava del gommone, si aiutavano gli uni con gli altri, mentre osservavano altre persone lottare per sopravvivere. Purtroppo, in questo lasso di tempo almeno 64 persone, tra cui molti bambini, avrebbero perso la vita in mare,” dichiara Teo Di Piazza, coordinatore MSF dell’attività di supporto psicologico in Sicilia.

Delle 14 persone assistite dagli psicologi di MSF, nove hanno perso almeno un membro della famiglia e tutti hanno perso almeno una persona cara durante la traversata. “Tra i sopravvissuti ci sono anche un bambino di tre anni che ha perso la madre e una famiglia di undici persone in cui si sono salvati solamente in tre,”continua Di Piazza di MSF.  

Il barcone sarebbe partito la notte precedente al soccorso dal porto di Garabulli, a est di Tripoli, con circa 150 persone a bordo e verso mezzogiorno avrebbe cominciato ad imbarcare acqua mentre le condizioni del mare peggioravano. “Nonostante gli sforzi delle autorità europee ed italiane per chiudere ad ogni costo la rotta Mediterranea e bloccare le persone in Libia, uomini, donne e bambini continuano a rischiare la vita e a morire in mare”, dichiara Tommaso Fabbri, capo missione di MSF in Italia. “Questa continua tragedia non si risolverà con stretti corridoi umanitari per pochi. Solo l’apertura di vie legali e sicure stabili e sostenibili per chi è in cerca di protezione potrà evitare che persone disperate mettano i loro destini e quelli dei loro figli nelle mani dei trafficanti.”

(Fonte: Redattore Sociale)

 

 

Pubblicato in Nazionale

Nella legge di bilancio 2018, recentemente approvata dal Parlamento italiano, vi sono – tra gli altri – due provvedimenti particolarmente importanti per la vita delle imprese cooperative, frutto di un’azione comune di confronto e del dialogo tra l’Alleanza e il Governo italiano. “È uno dei risultati – spiega il direttore Giancarlo Ferrari – prodotti in questi mesi dal percorso che stiamo realizzando come Alleanza delle Cooperative Italiane”.

Prestito sociale

“Il primo provvedimento – spiega Ferrari – è contenuto nell’Articolo 1, commi 238/243, e riguarda la definizione di nuove norme che disciplinano il prestito sociale, finalizzate ad assicurare maggiori tutele ai soci prestatori. Si tratta di scelte in linea con il Regolamento di recente approvato da Legacoop, che mettono in sicurezza questo istituto fondamentale e compiono passi avanti in una direzione giusta”.

I provvedimenti attuativi sono soprattutto in capo al CICR (Comitato interministeriale per il credito e il risparmio), il quale dovrà deliberare in tema di: limiti di raccolta del prestito in relazione al patrimonio netto della cooperativa; forme di garanzia, alcune delle quali richiamano istituti già disciplinati da Banca d’Italia (garanzie finanziarie personali o reali ovvero schemi di garanzia, anche consortili, promossi dalle società cooperative), altre rappresentano vere e proprie novità, quali la costituzione di un patrimonio separato. Si tratta di garanzie chiamate a tutelare importi pari al 30% del prestito versato dai soci alle cooperative che abbiano una raccolta eccedente i 300.000 € e superiore all’ammontare del patrimonio netto; obblighi di informazione e di pubblicità in capo alle cooperative al fine di assicurare la tutela dei soci, dei creditori e dei terzi. Modelli organizzativi e procedure per la gestione del rischio per le cooperative che raccolgano importi considerevoli di prestito o che eccedano il doppio del patrimonio; regimi transitori volti a consentire un adeguamento ordinato alle nuove disposizioni da parte delle cooperative.

Vi sono poi provvedimenti attuativi lasciati alla competenza del MiSE su materie quali: le forme e le modalità di controllo e monitoraggio sul rispetto delle norme concernenti le suddette forme di garanzia; l’implementazione del verbale di vigilanza ai fini dell’osservanza delle disposizioni concernenti il prestito sociale.

 False cooperative

Le norme sulle false cooperative sono contenute nell’ Articolo 1, comma 936. “Rappresentano – spiega Ferrari – una parte significativa del disegno di legge che l’Alleanza delle Cooperative ha promosso nel corso della legislatura per contrastare il fenomeno delle false cooperative e del confronto, da tempo in atto con il MiSE, per la riforma delle forme di vigilanza e controllo sulle cooperative”.

Le disposizioni stabiliscono sanzioni particolarmente gravi per le cooperative che si sottraggano alla vigilanza o che non rispettino le finalità mutualistiche (cancellazione dall’Albo delle cooperative, scioglimento e devoluzione del patrimonio ai fondi mutualistici). Si prevedono sanzioni anche nel caso di mancata ottemperanza alla diffida operata dai revisori ovvero degli adempimenti previsti in caso di perdita della qualifica di cooperativa a mutualità prevalente.

Si dispone che lo scioglimento di una cooperativa debba essere sempre comunicato all’Agenzia delle entrate allo scopo di contrastare, in particolare, il fenomeno delle cooperative che nascono e si estinguono in tempi rapidi per evitare controlli di ogni tipo ed eludere gli obblighi di legge.

Si riforma complessivamente la sanzione della gestione commissariale introducendo, tra l’altro, la figura del commissario ad acta per le irregolarità minori. Infine, si modificano le norme civilistiche allo scopo di eliminare le figure dell’amministratore unico o degli amministratori senza scadenza di mandato.

Si tratta di istituti per i quali non si richiedono espressamente decreti ministeriali attuativi, ma la loro complessità renderà comunque necessario pronunciamenti da parte del MiSE, sia per dare istruzioni ai fini dell’adeguamento alle nuove norme sugli amministratori, sia per applicare correttamente le sanzioni così come sono state riformulate.

“Su tutte queste disposizioni, oltre a proseguire il confronto con il Governo, garantiremo – assicura il direttore Giancarlo Ferrari – l’informazione immediata alle nostre cooperative tramite appositi appuntamenti seminariali e attraverso le informazioni della Rete Nazionale Servizi. L’obbiettivo è quello di recepire tali norme – aggiornando i regolamenti per la gestione del Prestito Sociale o, nel caso delle norme sulle false cooperative, attraverso modifiche statutarie delle diverse cooperative – per renderle operative entro i termini di legge in via di definizione e, per quanto possibile, già in previsione della scadenza della prossima assemblea di bilancio”.

Lusetti: due risultati importanti

"Nel merito credo siano accaduti almeno due fatti rilevanti. Penso all’approvazione delle nuove norme per il prestito sociale che, recependo in buona parte le stesse misure che avevamo ipotizzato nel nostro codice di autoregolamentazione, offre garanzie più solide sia per l’esistenza dell’istituto, fondamentale per noi, sia per la trasparenza e quindi la tutela del prestatore. E poi c’è il via libera alle norme contro le false cooperative”. Così dichiara il presidente di Legacoop Mauro Lusetti che aggiunge: "È un primo passo, che contiene novità importanti: la cancellazione per le cooperative che si sottraggono alla vigilanza o non rispettano le finalità mutualistiche; l’obbligo della comunicazione di scioglimento all’Agenzia delle entrate per evitare che vengano aperte e chiuse dopo poco per evitare gli obblighi di legge; l’eliminazione delle figure dell’amministratore unico o degli amministratori senza scadenza di mandato. In generale l’emendamento approvato prevede controlli più efficaci e misure più severe. Non ci accontentiamo di sicuro e per tutelare la cooperazione che rispetta le regole e i nostri valori riproporremo anche nella prossima legislatura il testo complessivo, predisposto dopo la raccolta di firme”.

 

Pubblicato in Economia sociale

Si chiama “A un passo dal farmaco #Facciamolotutti”: è la prima campagna di crowdfunding lanciata in questi giorni da Famiglie Sma su “For Funding”, la nuova piattaforma per il mondo non profit ideata da Intesa Sanpaolo per promuovere la cultura della donazione su tutto il territorio nazionale.

Un nuovo strumento digitale che affianca le azioni on e off line, portate avanti dall’associazione che riunisce i familiari dei bambini affetti da atrofia muscolare spinale, con l’obiettivo di attivare e accelerare l’iter che per la prima volta conduce dritti a una rivoluzione sanitaria messa in campo grazie alla ricerca scientifica: la somministrazione di un farmaco (Spinraza, approvato recentemente da Aifa e già in commercio) che consente di ottenere risultati davvero incoraggianti. 

Grazie alla finestra sul mondo internettiano che consentirà di dialogare con un network di donatori e ambasciatori sociali, Famiglie Sma racconterà le storie di tutti quei piccoli pazienti che hanno avviato un percorso terapeutico «che riesce a compensare la necessità di una ventilazione permanente e a prevenire la morte nei bambini – spiega la presidente di Famiglie Sma Daniela Lauro – un trattamento che però dev’essere supportato economicamente, in considerazione del fatto che la somministrazione necessita di una complessa iniezione per via intratecale, possibile solo con ricovero ospedaliero. In più è prevista un’equipe medica inclusiva di figure professionali che non sono in organico presso i centri ospedalieri: una di questa è lo psicologo, la cui presenza è obbligatoria fino alla quinta somministrazione, perché la terapia è ancora nuovissima e occorre gestire speranze e paure dei piccoli e dei loro genitori».

L’obiettivo da raggiungere è di 50mila euro per dotare 5 centri (Policlinico Gemelli – Nemo Roma; Bambin Gesù di Roma; Gaslini di Genova; Nemo Milano e Policlinico G. Martino – Nemo Sud Messina) di uno psicologo dedicato per circa 300 ore: «Serviranno 10mila euro per potenziare ogni singola struttura – continua Lauro - al raggiungimento di ogni obiettivo, l’Associazione potrà dedicarsi al sostegno di nuovi centri per evitare alle famiglie trasferimenti e degenze lontano da casa con relativi costi, a volte insostenibili. Speriamo che questa catena di solidarietà digitale possa diventare davvero lunga, consentendoci di mettere in campo quante più risorse economiche, utili ad accelerare i tempi e a coprire i costi di assistenza di numerose famiglie».

L’accesso al farmaco è ormai realtà: aiutare l’associazione ad ampliare il proprio raggio d’azione, significa salvare la vita di centinaia di bambini affetti da questa patologia genetica che inibisce ogni muscolo. In considerazione delle lunghe liste d’attesa, per alcuni pazienti non sarà possibile avviare la terapia prima della fine del 2018 e per una malattia degenerativa un anno è un tempo lunghissimo. Oggi più che mai è necessario dare uno slancio a Famiglie Sma nella corsa verso il traguardo più importante: la speranza di un respiro in più. E di un sospiro in meno per affrontare ogni giorno con fiducia.

   

Pubblicato in Salute

Una carcassa di un capretto all'interno di una busta della spazzatura e' stata legata allo specchietto retrovisore esterno dell'auto di don Ennio Stamile, referente di "Libera. Associazioni nomi e numeri contro le mafie" della Calabria. Il fatto e' avvento nella notte tra sabato e domenica scorsi. 

Il sacerdote, che era a cena con alcuni capi scout, ha subito denunciato il fatto ai carabinieri che, arrivati sul luogo, hanno sequestrato la carcassa del capretto. Don Stamile, ai militari, secondo quanto si e' appreso, ha detto di non sapersi spiegare i motivi dell'intimidazione. Le indagini riguardano il movente dell'intimidazione e non escludono alcuna ipotesi. Il sacerdote era stato oggetto di minaccia gia' nel 2012 quando, davanti il portone di casa, gli fecero trovare una testa di maiale mozzata con uno straccio in bocca. 

"Mi auguro che i responsabili di questo ennesimo, vile atto intimidatorio siano al piu' presto individuati e consegnati all'autorita' giudiziaria", ha dichiarato Mario Oliverio, governatore della regione Calabria. "Il lavoro di responsabilizzazione e di sensibilizzazione che don Ennio e Libera stanno svolgendo in tutta la Calabria e' importante e prezioso. Le popolazioni di Cetraro e dell'intero comprensorio- ha proseguito Oliverio- non possono essere lasciate da sole e combattere un nemico subdolo che, attraverso azioni violente e criminali, vorrebbe far ripiombare queste comunita' nella paura e nel terrore".

"Ancora un grave atto intimidatorio- sottolinea don Luigi Ciotti - che sollecita le nostre coscienze ad essere piu' vigili e che ci richiama a sentire sempre prepotente dentro di noi il morso del piu', del dare e impegnarci di piu'". Secondo il presidente di Libera, "la strada da percorrere nella lotta alla criminalita' organizzata, alle illegalita' e' ancora lunga dove ognuno, la politica, le istituzioni, i cittadini sono chiamati a fare la propria parte". "Resistere vuol dire esserci, fare, assumerci la nostra quota di responsabilita'. Perche' il problema piu' grave- ammonisce don Ciotti- non e' tanto chi fa il male, ma quanti guardano e lasciano fare".

(Fonte: Redattore Sociale/Dire)

 

Pubblicato in Nazionale

Centinaia di manifestanti pro-governo sono scesi per le strade di Amol, nella provincia settentrionale di Mazandaram, secondo quanto mostrato dalle immagini della tv di Stato. I dimostranti sventolano bandiere iraniane e urlano slogan contro gli Stati Uniti e Israele. La tv statale descrive la manifestazione come una "risposta ai disordini e a chi li ha sostenuti".

Amnesty International ha espresso il timore che la repressione in corso in tutto l'Iran nei confronti delle proteste possa intensificarsi.  L'organizzazione per i diritti umani ha sollecitato le autorità di Teheran a rispettare il diritto di manifestazione pacifica, a indagare sulle denunce di uso illegale della forza e delle armi da fuoco e a proteggere dalla tortura le centinaia di persone arrestate a partire dal 28 dicembre 2017.

Da quel giorno, migliaia di iraniani hanno riempito le strade di circa 40 città del paese per protestare contro la povertà, la corruzione, l'autoritarismo e la repressione politica. Secondo dati ufficiali aggiornati al 4 gennaio, i morti sarebbero almeno 22 (tra cui due membri delle forze di sicurezza).

Oltre 1000 persone sono state arrestate nel corso delle proteste e trasferite in centri di detenzione noti per le torture praticate al loro interno. Nella sola prigione di Evin, a Teheran, tra il 31 dicembre 2017 e il 1° gennaio 2018 sono stati registrati 423 ingressi di detenuti. Molti di loro si troverebbero nella cosiddetta "sezione della quarantena" (dove i detenuti vengono perquisiti e visitati), che ha spazio solo per 180 persone.

Amnesty International ha chiesto il rilascio di tutte le persone arrestate mentre stavano manifestando in modo pacifico. 

(Fonte: Ansa)

 

Pubblicato in Dal mondo
Lunedì, 08 Gennaio 2018 13:18

Come un carillon

"Come un carillon" è un video liberamente tratto dalla storia di una famiglia di beneficiari del progetto Sprar per richiedenti asilo di Capo d'Orlando. Il video è stato realizzato nell'ambito di un progetto del Consorzio di Cooperative Sociali Xenia,cooperativa servizi sociali e Freeday. Il testo è stato scritto da Federico Miragliotta, mentre regia, fotografia e musica sono di Davide Cuscunà, la voce narrante è di Cono Messina. "Come un carillon" partecipa al contest promosso da Lampedusa, Berlin. Travel Journal

Pubblicato in Video

In tutta l’Emilia-Romagna i minori non accompagnati sono poco più di mille, il 90% sono maschi tra i 16 e i 17 anni, i piccoli e i piccolissimi, spesso rimasti orfani durante la traversata, vengono inseriti in percorsi di affido. Per gli altri – per i quali vale comunque la convenzione ONU sui diritti dei minori – c’è la tristissima prospettiva di un’attesa di 6 – 7 mesi nell’hub. La legge n. 47 del 7 aprile 2017 grazie alla quale viene ridisegnato il percorso di accoglienza e i diritti previsti dalla convenzione ONU possono trovare applicazione, istituisce la figura del tutore volontario: una persona adulta con più di 25 anni di età che deve essere capace di entrare in relazione col ragazzo e aiutarlo a realizzare il suo progetto.

Naturalmente non si è soli in questo percorso, anzi. Si viene formati attraverso 5 – 6 incontri per un totale di circa 30 ore. Non è prevista la convivenza e i riferimenti dei ragazzi continuano ad essere le persone che quotidianamente sono con loro. Il tutore volontario per minori non accompagnati, quindi, è una figura che si inserisce nel concetto più ampio di genitorialità diffusa, capace di capire se qualcosa non va a scuola, di accompagnarlo in tribunale o dal medico, di controllare la pagella e di andare insieme al cinema o allo stadio. Chi si è già avventurato in questa esperienza racconta di un impegno che consiste in un paio di incontri alla settimana. Di fatto l’obiettivo è quello di trasformare la tutela istituzionale (ci sono sindaci che hanno la tutela anche di 3 – 400 persone) in un rapporto più personale.

D’altra parte si tratta di ragazzi sopravvissuti ad una vita dolorosa e ad un viaggio terribile, animati da una volontà fortissima di voler fare, e riuscire, a tutti i costi ma che non hanno nessun punto di riferimento e che potrebbero trovare nei tutori volontari delle figure in grado di assumerne la rappresentanza legale oltre che promuoverne il benessere psico-fisico e vigilare sui percorsi di educazione e integrazione. Per loro sarebbe davvero importante avere dei punti di riferimento affettivi adulti, che li aiutino a crescere e a formarsi.

L'incarico di promuovere e facilitare la nomina di tutori volontari per le persone di minore età, nonché di selezionare e formare i cittadini disposti ad assumersi questo compito, è affidato dall'art. 11 della legge ai Garanti regionali per l'infanzia e l'adolescenza. A questo scopo, la Garante Clede Maria Garavini ha sottoscritto un protocollo con il Tribunale per i minorenni dell'Emilia-Romagna nel quale le parti si sono impegnate a garantire l'aggiornamento continuo di queste figure e a creare "spazi" a cui possano fare riferimento per ricevere supporto nell'esercizio della loro funzione.

Fin qui la normativa. Ma chi si è già avventurato in questa esperienza la descrive come molto coinvolgente dal punto di vista umano ed affettivo, un incontro capace di incidere positivamente nella vita delle famiglie. Sono ragazzi sani, motivati, pieni di voglia di fare: meritano che venga data loro un’opportunità.

Come si diventa tutori volontari

La Garante ha disposto l’apertura dell’avviso pubblico per la selezione e la formazione di soggetti idonei a svolgere la funzione di tutore volontario. L’avvio fornisce indicazioni precise e dettagliate sui requisiti previsti per la presentazione della domanda e indicazioni per la presentazione della candidatura.

La domanda dovrà essere inviata al Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Emilia-Romagna secondo una delle seguenti modalità: raccomandata AR inviata a Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Emilia-Romagna viale Aldo Moro 50 40127 Bologna (sulla busta indicare Avviso tutori volontari MSNA) oppure a mezzo PEC intestata al candidato all’indirizzo: garanteQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure per fax al numero 051/5275461.

Per maggiori informazioni tel. 051/5276263-5275713 oppure scrivendo alla mail: garante Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Annalisa Paltrinieri (redazione buonenotiziabologna.it)

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

La Direzione Regionale Risorse Idriche e Difesa del Suolo - Area Difesa del Suolo e Consorzi di Irrigazione della Regione Lazio - ha inserito nella graduatoria definitiva dei progetti finanziabili e attinenti al dissesto gravitativo anche quello presentato dal Comune di Cori (Latina), che punta a mitigare il pericolo di frane del versante sottostante via delle Rimesse e via Ninfina, al quale è stato accordato uno stanziamento di 4 milioni e mezzo di euro nell'ambito del programma POR-FESR 2014-2020.

La comunicazione ufficiale dalla Pisana è arrivata in questi giorni. "La Regione Lazio ha riconosciuto la fattibilità delle nostre idee per il paese – spiegano il Sindaco di Cori Mauro De Lillis e l'Assessore ai Lavori Pubblici Ennio Afilani – in questo caso usufruiremo di risorse importanti da investire in un settore chiave come il contrasto al dissesto idrogeologico, compiendo un altro passo verso la realizzazione di interventi fondamentali per la sicurezza del nostro territorio".

Le criticità geologiche e geomorfologiche della zona a valle soprastante una delle sponde del Fosso della Catena rendono necessario il consolidamento dell'intera area, ma anche e soprattutto la bonifica dei movimenti franosi diffusi che la rendono particolarmente sensibile, perché pronti a riattivarsi nelle situazioni di intensa piovosità. Seguirà un'operazione di recupero ambientale e rinverdimento con essenze vegetali autoctone.

La progettualità elaborata dall'Ufficio tecnico comunale su indirizzo dell'Assessorato ai Lavori Pubblici dell'ente lepino ha come obiettivo quello di offrire le migliori garanzie di incolumità, prevenzione e difesa attiva e passiva dai rischi legati all'instabilità del suolo, mediante palizzate e ancoraggi,tecniche ed opere di ingegneria naturalistica in grado di contenere gli smottamenti del terreno; captare, drenare e convogliare adeguatamente le acque meteoriche. 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

La Corte di Cassazione ha chiuso la vicenda dell'aggressione avvenuta nel carcere di Asti nel 2010. Dichiarando inammissibile il ricorso, sono state confermate le condanne inflitte a due poliziotti penitenziari (un sovrintendente e un agente) che pestarono il giovane C.G., "colpevole" di essersi convertito all'Islam. 

Un'aggressione islamofoba, avvenuta nei locali dell'infermeria, che aveva causato lesioni guaribili in 30 giorni. In primo grado il giudice aveva inflitto condanne superiori ai 2 anni, poi ridotte in appello a 1 anno e 5 mila euro di risarcimento del danno. La vicenda è stata recentemente esaminata dal Comitato ONU per la prevenzione della tortura, su segnalazione di Antigone.

Pochi anni prima, nel carcere di Asti erano avvenuti i violenti pestaggi nel reparto di isolamento, classificati come atti di tortura dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Oggi C.G. si trova ancora in carcere e non può ottenere il trasferimento nell'istituto più vicino a casa perché uno degli agenti condannati è in servizio in quel carcere. "È molto importante ora che il ministero della Giustizia assicuri protezione al detenuto e che sempre più nei programmi di formazione dello staff si parli anche di libertà religiosa" è il commento sulla vicenda di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

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