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Martedì, 16 Ottobre 2018

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 10 Ottobre 2018 - nelPaese.it

Non sentite l’odore del fumo? Tornano così, nel segno di Danilo Dolci, le contaminazioni artistiche e sociali di Restart: il quarto festival delle creatività antimafia e dei diritti di daSud, che quest’anno scende in campo a sostegno della Casa Internazionale delle Donne a rischio sgombero in un’assurda vertenza con Roma Capitale, portando dal 19 al 20 ottobre negli spazi della storica sede al civico 19 di Via della Lungara a Trastevere una due giorni di musica, teatro, fumetti, fotografia, videoart, dibattiti e workshop contro le mafie e per i diritti.

Diventato un appuntamento annuale della scena sociale e culturale romana e nazionale, il Festival quest’anno raccoglierà l’eredità di pensiero e azione, riconosciuta a livello mondiale (ma troppo spesso dimenticata), del grande sociologo, poeta, educatore, attivista e protagonista delle lotte non violente e antimafia, Danilo Dolci: il Ghandi italiano.  

“In un momento delicato segnato da disagio economico, sociale e culturale - spiega Danilo Chirico, giornalista e scrittore, presidente di daSud - che amplifica odio e violenza, produce veleni, calpesta diritti e favorisce le mafie, è ormai indispensabile un cambio di passo. Non è più tempo di prudenze e timidezze, serve un nuovo impegno civile con al centro solidarietà, radicalità e partecipazione attiva. Bisogna praticare la trasformazione, esercitare i diritti e le libertà che progressivamente ci vengono sottratti, abitare i luoghi del disagio, costruire cambiamento. Serve pertanto una nuova alleanza di associazioni e artisti, militanti e cittadini: la vera crescita, per dirla con Danilo Dolci, infatti può avvenire soltanto con il protagonismo degli interessati”. 

Giunto alla sua quarta edizione e realizzato con il contributo di SIAE - Società Italiana degli Autori ed Editori e con il sostegno del MIUR e del CESV Lazio, il Festival è una kermesse culturale  sperimentale, che prenderà il via il 18 ottobre alle ore 11 presso lo Spazio ÀP di Cinecittà/Don Bosco con un’anteprima in collaborazione con il Goethe Institut su Freiraum Project: la città che non ti aspetti - idee, punti di vista ed esperienze per riportare al centro le periferie - a cui prenderanno parte tra gli altri la direttrice del Goethe Institut di Roma e d’Italia Gabriele Kreuter-Lenz e il direttore generale dell’Agenzia Nazionale Giovani Domenico De Maio, con l’inaugurazione di Beyond the Wall, prima opera di street art dedicata a Danilo Dolci e un tour della periferia est di Roma tra i simboli e i luoghi di mafia e antimafia.

Palcoscenico di produzioni originali e di interazioni inedite fra artisti e linguaggi, il Festival proseguirà nei due giorni successivi alla Casa Internazionale delle Donne con gli speaker’s corner di daSud su quattro parole chiave - reciprocità, veleno, conflitto, crescita - a cui interverranno Rosella Postorino, Claudio Fava, Christian Raimo, Antonio Pergolizzi, Francesca Mannocchi, Oria Gargano, Tamar Pitch, Amico Dolci, Cesare Moreno e Daniele Vicari.

Dalle parole ai fatti con La sfida al governo: l’incontro che vedrà Luigi Gaetti, sottosegretario all’Interno con delega all’Antimafia, protagonista di un confronto con daSud sulle norme più controverse - anche legate alle mafie - contenute nel decreto sicurezza. Il festival sarà anche l’occasione per conferire i Premi Restart Antimafia 2018 ad alcune personalità e realtà del mondo della cultura e del sociale che si sono distinte per il loro impegno in chiave antimafia, rendere omaggio al grande scrittore Alessandro Leogrande (intellettuale straordinario e amico di daSud venuto a mancare lo scorso anno).

E poi musica, teatro, arte e cultura con i fumetti e le vignette di Mauro Biani raccolti nell’inedita mostra Tracce Migranti, l’installazione videofotografica di Giovanni Izzo, le fotografie di Pierpaolo Lo Giudice che accendono i riflettori sul dominio del petrolio in Sicilia, la proiezione del film Vite sospese di Floriana Bulfon, lo spettacolo teatrale tutto al femminile scritto e diretto da Silvana Prestipino che porta in scena “Ho il veleno”, l’antidoto musicale dello sceneggiatore e cantante dei Manbassa Stefano Sardo che regalerà un dj set d’autore ai visitatori di Restart, le letture dell’attrice protagonista di Gomorra 3 Angela Ciaburri, gli aperitivi letterari con gli scrittori Vins Gallico e Giulia Caminito, la fumettista Rita Petruccioli e lo studioso Lorenzo Gasparrini.

Chiudono la quarta edizione di Restart il live painting di Giulio Rincione e il concerto dell’ex frontman dei 24 Grana Francesco Di Bella, sul palco con l’anteprima romana del suo nuovo disco ‘O Diavolo.

Per tutti gli eventi, l’ingresso è libero. Consigliata prenotazione a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Per visualizzare il programma completo: www.dasud.it/restart-2018/

 

 

Pubblicato in Cultura

L'11 ottobre in molti Paesi del mondo si celebra il Coming Out Day, la ricorrenza che accende i riflettori sulla visibilità delle persone lgbti, in famiglia, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e del tempo libero. la data ricorda quella dell'11 ottobre 1987, quando si tenne a Washington la seconda marcia nazionale per i diritti delle persone lgbti.

L'espressione coming out fa riferimento alla frase coming out of the closet, che, tradotta dall'inglese, significa letteralmente "uscire dal nascondiglio". Il suo utilizzo fa riferimento al momento in cui le persone lgbti dichiarano pubblicamente il loro orientamento sessuale o la loro identità di genere.

"Il coming out - commenta Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay - è un processo spesso graduale, lungo e complesso, nella vita delle persone lgbti. È evidente infatti che nonostante l'avanzamento nel riconoscimento dei diritti delle persone lgbti, dichiararsi gay o lesbica in un contesto sociale può comportare ancora effetti negativi, in termini di esclusione, discriminazione se non addirittura di violenze subite. Questo è il motivo per cui ancora tantissime persone lgbti rimangono nascoste, velate, relegando questo importante tratto identitario a un privato molto circoscritto, se non addirittura a una seconda vita vissuta in una sorta di clandestinità. Tuttavia, è necessario tenere a mente che proprio la visibilità delle persone lgbti ha permesso di compiere quella lenta ma importante rivoluzione culturale che ha portato nel nostro Paese all'approvazione di una legge sulle unioni civili, ad esempio. Non solo: l'esperienza del coming out rappresenta una seconda nascita per le persone che la attraversano: una rinascita autentica e orgogliosa. In questa giornata, quindi, è per noi fondamentale diffondere lo stimolo ad affrontare il coming out, per vivere meglio innanzitutto, ma anche per dare il proprio contributo all'avanzamento delle battaglie della nostra comunità. Coming out come atto personale e politico assieme, che contribuisce a migliorare la propria vita e quella delle persone che ci circondano. Perché la visibilità è il primo e più importante antidoto contro l'omofobia che ci circonda".

Per la giornata del coming out day Arcigay promuove una campagna di comunicazione, fatta di card da diffondere sui social media, e che mostra i volti sorridenti di persone che hanno fatto coming out, coi familiari, con gli amici, coi colleghi. Il claim della campagna è "L'ho detto" ed è inserito nel progetto sulla visibilità lgbti promosso da Arcigay, dal titolo "Ho qualcosa da dirvi".

Tutti i materiali sono disponibili all'indirizzo:  http://comingoutday.it

 

Pubblicato in Parità di genere

Un ambulatorio etnico di dermatologia e venereologia per curare pazienti di diversa nazionalità: è il primo del genere a Napoli e nasce per iniziativa del Dipartimento di Immunologia Clinica, patologia clinica, malattie infettive e dermatologica dell’Unità Operativa Complessa di Dermatologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II. L’obiettivo principale è quello di assicurare il diritto alla salute e all’assistenza sanitaria del paziente straniero, riuscendo a prevenire e riconoscere in tempo utile patologie legate a malattie della pelle e della sfera sessuale in relazione all’etnia, quindi, difficilmente individuabili con tecniche comuni di screening.

Curare tutti gli stranieri, regolari e irregolari

Un presidio di prima accoglienza, aperto a tutti i cittadini stranieri con o senza permesso di soggiorno (tramite impegnativa o Codice “Straniero Temporaneamente Presente - S.T.P.”), cui viene garantito un percorso facilitato per accedere alla visita e alle diverse prestazioni dermatologiche e venereologiche, offrendo l’opportunità a tutti i pazienti, indipendentemente dall’etnica, di effettuare prestazioni personalizzate e altamente specializzate.

Il presidio è aperto anche ai bambini. In una società sempre più multietnica e multirazziale, ma in tempi duri per la convivenza e l’accoglienza, insomma, prende vita una esperienza che supera le barriere cliniche, linguistiche e culturali. Prevenire contagi e preparare i medici alla nuova società multietnica Ma ci sono ragioni anche scientifiche e di interesse collettivo per cui vale la pena tenere in piedi questo presidio. Ce le racconta il direttore dell’U.O.C. di Dermatologia Mario Delfino, che ha aperto l’ambulatorio una volta insediato circa un anno fa: “Oltre alla curare il singolo in quanto tale, un dottore ha il dovere di curare nell’interesse dell’intera collettività, soprattutto per prevenire possibili contagi delle malattie trasmissibili nella popolazione”.

“Non se ne parla ma, ad esempio, la scabbia è una malattia mai del tutto scomparsa, mentre quelle più comuni tra i giovani a livello venereo riguardano il papilloma virus, che si trasmette sessualmente; al contempo, non bisogna mai abbassare la guardia sulla sifilide e all’Aids”.

Questi sono solo alcuni esempi per sottolineare che la cura del singolo passa attraverso la cura della comunità. “Allo stesso tempo, c’è un terzo interesse e compito che abbiamo come università – aggiunge il professor Delfino - Insegnare ai giovani medici tutte le malattie presenti su qualunque tipo di paziente. E qui entra in gioco anche la branca della dermatologia, per sua natura molto morfologica e con un interesse scientifico particolare per tutti i tipi e colori di pelle, ognuna con la sua specificità. Le nuove generazioni di specialisti devono essere preparati a una valutazione multietnica, multirazziale e multifattoriale delle malattie, questo è il loro compito futuro”.

L’appello a farsi parte attiva a tutti coloro che lavorano per l’integrazione

“L’ambulatorio ha finora accolto soprattutto stranieri già inseriti in una rete collaudata ma per molti giovani l’ospedale è il primo contatto con le istituzioni, abbiamo, quindi abbiamo capito che andava fatto qualcosa in più per la loro presa in carico, sotto un profilo oltre che sanitario, anche sociale”, spiega l’assistente sociale Filomena Marra.

Da qui l’appello agli enti coinvolti nella gestione delle politiche migratorie a dare il proprio contributo “con il comune obiettivo di divulgare l’esistenza dell’ambulatorio e delle sue finalità, provvedere alla presa in carico dei pazienti per tutte le problematiche amministrative, per la mediazione linguistica e culturale e per l’accompagnamento e guida all’ambulatori, a farsi insomma parte attiva del più ampio progetto di integrazione culturale a cui tutti, cittadini e istituzioni, siamo chiamati a partecipare”.

Per ulteriori info rivolgersi alla dottoressa Marra al numero 0817462693 e via mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Come e quando funziona l’ambulatorio 

L’ambulatorio di dermatologia e venereologia etnica si trova all’Edificio 10 del complesso di via Pansini; è operativo il lunedì dalle ore 8.30 alle ore 13.30 (Dott.ssa Francesca D’Anna); il mercoledì dalle ore 8.30 alle ore 13.30 (Dott.ssa Patrizia Forgione); il venerdì dalle ore 8.00 alle ore 13.00 (Dott. Nicola Di Caprio).

È possibile prenotare le prestazioni attraverso il Servizio CUP recandosi presso l'Edificio 14/E dal lunedì al venerdì 8:15 -17:00; telefonando ai numeri (prima di chiamare assicurati di avere l'impegnativa del medico curante) 081 7464418 - 081 7464419 - 081 7464420 - 081 7464421 dal lunedì al venerdì ore 12.30 - 16:30; inviando un fax al numero 0817462722 contenente nome, cognome, data di nascita, residenza, recapito telefonico del paziente e la richiesta della prestazione fatta dal medico di base o dal medico STP, presso le farmacie e le associazioni abilitate della Campania.

Maria Nocerino (da napolicittasolidale.it)

 

Pubblicato in Campania

L’11 ottobre alle 10, nella sede del Dipartimento della Protezione Civile a Roma, sarà presentata alla stampa l'ottava edizione di "Io non rischio - Buone pratiche di protezione civile". La campagna di comunicazione nazionale sui rischi naturali legati a terremoti, alluvioni e maremoti tornerà in circa 300 piazze italiane con 3.500 volontari nel weekend del 13 e 14 ottobre, in occasione della Giornata Internazionale ONU per la Riduzione dei Disastri.

Alla conferenza stampa di presentazione parteciperanno il Capo Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli, il Presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) Carlo Doglioni, il Direttore Generale dell'INGV Maria Siclari, il Responsabile Protezione Civile nazionale dell'Associazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze (ANPAS) Carmine Lizza, il Professore della Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica (ReLUIS) Angelo Masi, il Presidente dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) Stefano Laporta e il Presidente del Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale (CIMA) Luca Ferraris.

La campagna "Io non rischio" è promossa dal Dipartimento di Protezione Civile con ANPAS-Associazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze, INGV-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e ReLUIS-Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica. Partner scientifici sono, inoltre, ISPRA-Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, OGS-Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale, AiPo-Agenzia Interregionale per il fiume Po, Arpa Emilia-Romagna, Autorità di Bacino del fiume Arno, CamiLab-Università della Calabria, Fondazione Cima e IRPI-Istituto di Ricerca per la Protezione Idro-geologica.

L'elenco completo delle piazze italiane interessate dall'evento il prossimo 13 e 14 ottobre è disponibile sulla pagina web ufficiale della campagna,http://iononrischio.protezionecivile.it/io-non-rischio/dove-si-svolge/, dove è possibile trovare anche ulteriore materiale informativo.

Un'iniziativa interessante per promuovere la partecipazione dei cittadini fuori e dentro le piazze è inoltre prevista per giovedì 11 ottobre, dalle 11.00 alle 13.00, quando, nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'evento, i promotori della campagna daranno appuntamento per una mobilitazione virtuale su Twitter.

L'idea è quella di supportare l'iniziativa via social attraverso un tweetstorm, ovvero un flusso simultaneo di tweet con gli hashtag ufficiali della manifestazione: #iononrischio e #iononrischio2018.

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio
Nell’ambito del progetto Sent – Social Enterprise, il 19 settembre  Legacooposociali ha promosso promuove una prima iniziativa che darà avvio ad un ciclo di incontri / seminari /workshop sul tema della comunicazione. Il titolo è “Tra reale e virtuale: comunicazione e reputazione delle imprese sociali”.
Pubblicato in Video

I prigionieri condannati a morte devono essere trattati con umanità e dignità e detenuti in condizioni rispettose delle norme e degli standard internazionali sui diritti umani. Lo ha dichiarato Amnesty International in occasione del 10 ottobre, Giornata mondiale contro la pena di morte. In questa occasione, l’organizzazione per i diritti umani ha lanciato una campagna su cinque paesi (Bielorussia, Ghana, Giappone, Iran e Malaysia) affinché i rispettivi governi pongano fine alle inumane condizioni detentive dei condannati a morte e assumano iniziative in favore dell’abolizione totale della pena capitale.

“A prescindere dal crimine che possa aver commesso, nessuno dovrebbe essere costretto a subire condizioni inumane di detenzione. Invece, in molti casi, i condannati a morte sono tenuti in rigido isolamento, vengono privati delle cure mediche di cui necessitano e vivono nella costante ansia di un’imminente esecuzione”, ha dichiarato Stephen Cockburn, vicedirettore del programma Temi globali di Amnesty International.

“Il fatto che alcuni governi notifichino l’esecuzione ai prigionieri e ai loro familiari pochi giorni, se non addirittura pochi minuti prima, aggiunge crudeltà alla situazione”, ha aggiunto Cockburn. “Tutti i governi che ancora mantengono la pena di morte dovrebbero abolirla immediatamente e porre fine alle drammatiche condizioni di detenzione che troppi condannati alla pena capitale sono costretti a subire”, ha proseguito Cockburn.

Amnesty International ha documentato condizioni detentive agghiaccianti in molti paesi del mondo ma la sua campagna si concentra su Bielorussia, Ghana, Giappone, Iran e Malaysia, dove la crudeltà del sistema della pena capitale è estrema.

In Ghana i condannati a morte denunciano che spesso non ricevono le cure mediche necessarie per curare malattie o disturbi di lunga durata.

In Iran, Mohammad Reza Haddadi, nel braccio della morte da quando aveva 15 anni, ha dovuto subire la tortura di vedersi fissata e poi rinviata l’esecuzione almeno sei volte negli ultimi 14 anni.

Matsumoto Kenji, in Giappone, soffre di delirio molto probabilmente a causa del prolungato isolamento in cui trascorre l’attesa dell’esecuzione. Hoo Yew Wah ha presentato una richiesta di clemenza alle autorità della Malaysia nel 2014 ed è ancora in attesa di una risposta.

Il clima di segretezza che circonda l’uso della pena di morte in Bielorussia fa sì che le esecuzioni non siano note all’opinione pubblica e vengano portate a termine senza alcuna comunicazione preventiva ai prigionieri, alle loro famiglie o agli avvocati.

Amnesty International si oppone sempre alla pena di morte, senza eccezione e a prescindere dalla natura o dalle circostanze del reato, dalla colpevolezza, dall’innocenza o da altre caratteristiche del condannato e dal metodo usato per eseguire le condanne a morte.

 

La pena di morte è una violazione del diritto alla vita, proclamato dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. È l’estrema punizione crudele, inumana e degradante. 

 

Nel 2017 Amnesty International ha registrato 993 esecuzioni in 23 paesi, il quattro per cento in meno rispetto al 2016 e il 39 per cento in meno rispetto al 2015. La maggior parte delle esecuzioni ha avuto luogo in Iran, Arabia Saudita, Iraq e Pakistan ma questo dato non tiene conto delle migliaia di esecuzioni avvenute in Cina, dove le informazioni sull’uso della pena di morte restano un segreto di stato.

 

Pubblicato in Dal mondo

In occasione del suo 12esimo compleanno, la Fondazione CON IL SUD promuove la manifestazione “Con il Sud, Prima e Dopo”, andando a incontrare alcuni dei progetti più significativi avviati in Calabria. Sarà l’occasione per conoscere meglio e raccontare un pezzo di Italia in cui si sperimentano davvero una società e un’economia solidali, fuori dal pensiero unico e dalla retorica.  Un viaggio che parte l’11 di ottobre da Lamezia Terme e si sviluppa nella Piana di Gioia Tauro e nella Locride, per vedere, ascoltare e incontrare organizzazioni, uomini e donne impegnati in una rivoluzione silenziosa e tenace che sfida il potere mafioso, ma anche la rassegnazione e l’attendismo.

Il viaggio di giovedì 11 e venerdì 12 ottobre, in compagnia dei corrispondenti della stampa estera e di giornalisti che vorranno partecipare, partirà da un’articolata visita alla Comunità Progetto Sud guidata da don Giacomo Panizza a Lamezia Terme, impegnata nel promuovere percorsi di legalità e inclusione sociale, rivolti a persone con disabilità, rom e giovani. Il giorno successivo si farà tappa nella Locride per incontrare il gruppo Goel presieduto da Vincenzo Linarello, un consorzio di cooperative sociali che dal 2003 ha iniziato a dare una risposta forte contro i poteri mafiosi, costruendo una realtà economica competitiva al malaffare, in un’area dove la disoccupazione tocca il 75% e i poteri mafiosi sono fortemente radicati. Nel pomeriggio visiteremo un agrumeto confiscato a Rosarno dove il Consorzio Macramè ha avviato il progetto “Mestieri legali” facendo lavorare dignitosamente braccianti italiani e immigrati e incontreremo Medu - Medici per i diritti umani che presta assistenza medica e legale ai migranti (programma dettagliato e contatti per partecipare a pié pagina).

Il punto di arrivo di questo itinerario sarà il Centro polifunzionale Padre Pino Puglisi a Polistena, un palazzo di cinque piani, confiscato alla ‘ndrangheta. Apparteneva al clan dei Versace, che lo utilizzava per gestire la sua attività criminale: lì si concludevano affari, si stringevano alleanze, si praticavano violenze e si decidevano condanne. Dopo la confisca, l’immobile è rimasto a lungo inutilizzato, abbandonato all’incuria e al vandalismo.

L’impegno e il coraggio della Chiesa locale, a cominciare dal parroco don Pino Demasi, affiancato da associazioni e con il sostegno economico della Fondazione CON IL SUD e di altri privati, hanno permesso di recuperarlo: oggi ospita un centro di aggregazione giovanile sociale, uno sportello di accoglienza e ascolto, laboratori per la formazione professionale, un poliambulatorio di Emergency, un ostello della gioventù per le migliaia di giovani volontari che scelgono l’impegno civile lavorando sui beni confiscati alle mafie. Quel palazzo, da simbolo del potere mafioso è diventato segno tangibile di liberazione e di riscatto.

Ecco perché proprio lì, tra i suoi nuovi “abitanti” e animatori, sabato 13 ottobre a partire dalle ore 11, si terrà l’incontro pubblico conclusivo della manifestazione. Sarà l’occasione per ascoltare l’esperienza di chi quel territorio lo vive, lo presidia con umanità, accoglienza e legalità. Il programma prevede gli interventi di don Pino Demasi, referente del Centro e di Gianni Pensabene, Portavoce del Forum Terzo Settore Calabria.

L’impegno della Fondazione CON IL SUD in Calabria sarà illustrato dal Presidente Carlo Borgomeo. Seguirà un Faccia a faccia tra il giornalista Giovanni Minoli e il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri. Seguiranno gli interventi del Direttore dell’Acri Giorgio Righetti, del Direttore del Forum Terzo Settore Maurizio Mumolo, della Vicepresidente di Assifero e Presidente della Fondazione Charlemagne Stefania Mancini e del Direttore Fondazione CON IL SUD Marco Imperiale.

Le testimonianze del “Prima e Dopo” raccontate dai protagonisti, dagli operatori e dai sostenitori di questo processo di cambiamento saranno arricchite dalle impressioni di numerosi giornalisti stranieri che hanno assicurato la propria presenza, tra cui: Esme Cakir, cronista turca presidente dell’Associazione della Stampa Estera di Roma, Ana Buj, corrispondente del quotidiano spagnolo La Vanguardia; Lorenzo Buccella, corrispondente della Radio e Televisione Svizzera; Irene Savio collaboratrice della rivista d’inchiesta messicana El Proceso, Giada Zampano corrispondente del quotidiano online statunitense Politico.

 

 

Pubblicato in Nazionale

La rivoluzione digitale, abbracciata entusiasticamente dai bambini, mette a dura prova i genitori che non sempre hanno la consapevolezza o le competenze per supportare i figli a un uso responsabile dei media.

Solo una minoranza di genitori è consapevole dell’importanza di spendere tempo per accompagnare con competenza, regole e dialogo i figli nel mondo dei media che cambia, con nuovi linguaggi, nuove opportunità ma anche nuove insidie, mentre a vari livelli la maggioranza rischia di lasciarli soli, abdicando al proprio ruolo di genitori, con il rischio di rendere più conflittuale il rapporto in famiglia.

Pur spaesati e incerti di fronte a un contesto che faticano a comprendere e regolare, gran parte dei genitori italiani non dimostra molta voglia di aggiornarsi, demandando spesso alla scuola l’educazione ai media.

Il 19 ottobre si terrà un laboratorio a Firenze, alla Fortezza da basso, dalle 9 alle 11, condotto dal Comune e dalla coop sociale Arca, coordinato dall’Istituto degli innocenti.

Il laboratorio, muovendo da una comprensione del rapporto tra bambini e “nuovi” (Internet, cellulare, social network e videogiochi)/“vecchi” media (come tv, giornali e radio), intende provare a delineare linee di intervento con le famiglie utili a fornire loro strumenti per provare a gestire questo rapporto spesso “caldissimo”.

Lo scopo del laboratorio è quello di analizzare i nuovi media per capire come funzionano, come possono essere utilizzati e quali esperienze possono progettare i docenti per rendere i genitori partecipi all’uso delle nuove tecnologie, liberandoli dai pregiudizi e promuovendone l’uso consapevole.

In modo un po’ innovativo proveremo a comprendere come i media stessi possono e devono avere un ruolo decisivo nell’accompagnare i genitori alla riconquista della funzione perduta di educatori.

 

 

Pubblicato in Lettera al Direttore

Violenze e aggressioni neofasciste, una vera emergenza da Nord a Sud. In 24 ore gli estremisti di destra scatenati in due episodi gravissimi a Napoli e a Bologna. Nel capoluogo campano un consigliere neofascista di Fratelli d’Italia, Pietro Lauro, eletto nel 2016 con la lista civica di Gianni Lettieri e poi tornato alla casa madre, ha aggredito e minacciato Jorit Agoch, lo street artist conosciuto in tutto il mondo. “Ti rompo la testa”, “ti vengo a prendere fino a casa” sono le minacce immortalate dal video pubblicato dalla testata on line fanpage.it

Jorit stava dipingendo un muro coi volti di Sandro Pertini e Ilaria Cucchi in un progetto che vede tutte le autorizzazioni e voluto da una scuola del rione Arenella con la cooperativa La Locomotiva.

A Bologna in azione, invece il Veneto Fronte Skinhead. “Questa regione finanzia la perversione”. Questo è il testo di uno striscione che i militanti neonazisti hanno affisso fuori la sede della regione Emilia Romagna per protestare contro la decisione dell'ente di finanziare con 105 mila euro la produzione di una pellicola dedicata a Mario Mieli.

A riportare la notizia è il blog fascinazione.info che monitora la galassia neofascista in tutto il Paese. Nella nota stampa dell’organizzazione veneta si fanno riferimenti offensivi e minacciosi ai diritti del mondo Lgbt.

Da Traini in poi, passando per la formazione del governo, la violenza neofascista fatta di minacce, aggressioni, agguati e colpi di pistola inizia ad essere una seria emergenza per il Paese. Uno degli ultimi episodi è stata la gravissima aggressione ai danni dell'europarlamentare Eleonora Forenza e del suo assistente a margine di una manifestazione a Bari: militanti di Casa Pound li hanno aggrediti con caschi, tirapugni e cinghie. Siamo oltre il livello di guardia e la situazione potrebbe degenerare molto presto. 

Pubblicato in Nazionale

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, in tutto il mondo una persona su quattro soffre di qualche tipo di disturbo legato alla salute mentale, ma circa il 60% dei malati non cerca aiuto. Questa percentuale aumenta sensibilmente quando si aggiungono fattori quali la persecuzione, la necessità di fuggire da conflitti armati o disastri naturali, la mancanza di accesso a cure mediche salvavita. Lo ricorda, nella Giornata Mondiale della Salute Mentale, Medici Senza Frontiere (MSF) che da vent’anni dedica alla salute mentale programmi specifici durante le emergenze umanitarie in decine di paesi.

Per le persone che hanno vissuto violenze o disastri naturali, che sono state separate dalle loro famiglie o hanno visto morire persone care, la sopravvivenza va oltre il benessere fisico. Anche quando le lesioni sono state trattate, possono rimanere ferite psichiche nascoste. Tuttavia, vi sono molti ostacoli che rendono difficile accedere alle cure di salute mentale, come la comprensione della sua utilità, le barriere linguistiche e culturali, il breve tempo di contatto tra professionisti e pazienti o lo stigma sociale.  

"In tutto il mondo siamo impegnati a supportare ed aiutare i pazienti a superare i traumi che hanno subito, affinché il corso delle loro vite non sia del tutto compromesso” spiega Ester Russo, psicologa di MSF in Italia. “Spesso le persone che incontriamo hanno difficoltà a riconoscere sé stesse, a raccontarsi e a chiedere aiuto, sono donne e uomini completamente sfiduciati e hanno perso ogni forma di speranza.” 

Nel Campo di Protezione dei Civili (PoC) di Malakal, in Sud Sudan, che da anni accoglie migliaia di sfollati in fuga dalle violenze nella regione, MSF ha visto aumentare il numero di suicidi e tentati suicidi, anche tra i bambini, a causa delle disastrose condizioni di vita, il senso di impotenza e le limitate opportunità di vita.

Nel campo di Moria, sull'isola greca di Lesbo, dove la politica di contenimento dei richiedenti asilo sulle isole greche ha bloccato indefinitamente oltre 9.000 persone, stiamo assistendo a un’emergenza senza precedenti, sia per la salute fisica che psicologica degli uomini, delle donne e soprattutto dei bambini.

Dopo quattro anni di conflitto, nell'est dell'Ucraina, i villaggi semi abbandonati sono abitati soprattutto da persone anziane, che vivono nella solitudine, soffrono di ansia e depressione e hanno un disperato bisogno di assistenza psicologica e cure mediche per malattie croniche, come il diabete o l’ipertensione, aggravate dallo stress dovuto al conflitto. 

In Iraq Amir, 35 anni, è in cura con MSF in un campo rifugiati a Sulaymaniyah. Ha lasciato la sua casa quando il gruppo dello Stato Islamico ha assediato la sua città. "Penso troppo e non riesco a dormire. Resto sveglio tutta la notte seduto in un angolo. Così facendo mi ammalo. Ho avuto dolori allo stomaco e al petto, ho visto dei medici ma non mi hanno aiutato. Lo psicologo di MSF mi ha incoraggiato a uscire dalla tenda ogni giorno, parlare con altre persone, evitare di rimanere solo, e oggi mi sento meglio."  

Ogni situazione richiede un approccio diverso da parte dei consulenti, psicologi e psichiatri di MSF. Aiutiamo le persone a parlare delle proprie esperienze, a processare i loro sentimenti e imparare ad affrontarli, oppure conduciamo sessioni individuali con focus specifici. In molti casi, i membri delle équipe di salute mentale di MSF provengono dalle comunità assistite, che svolgono un ruolo fondamentale perché conoscono i tabù sociali che circondano la salute mentale nelle loro comunità, così come gli eventi traumatici a cui le persone sono state sottoposte.

“Spesso la sfida più grande per i team di salute mentale di MSF è ottenere la fiducia delle persone, condizionate negativamente dalle loro storie e dagli incontri disumani che ne hanno causato la sofferenza” sottolinea Ester Russo “La maggior parte di queste persone non ha mai parlato con uno psicologo e potrebbe non comprendere in che modo le consultazioni possano aiutarle. Sottolineare il legame indissolubile tra salute fisica e mentale ci permette di guadagnare la loro fiducia, avviando un importante percorso insieme e restituendo loro dignità e fiducia nelle relazioni umane.”

MSF porta avanti interventi di salute mentale e psicosociali come parte del proprio lavoro nelle emergenze dal 1998. Nel 2017, le équipe di MSF hanno effettuato 306.300 consultazioni individuali di salute mentale e 49.800 sessioni di gruppo in 52 paesi sui 72 in cui opera. Anche in Italia l'attività di assistenza psicologica è fondamentale per rifugiati e migranti, come nel centro di riabilitazione per le vittime di tortura a Roma, dove gli psicologi e i mediatori di MSF aiutano le persone a superare i traumi che hanno subito durante il viaggio e le difficili condizioni di vita che spesso si trovano a vivere nel nostro Paese.

Inoltre MSF ha offerto primo soccorso psicologico agli sbarchi in Italia, nella provincia di Trapani ha fornito sopporto psicosociale ai richiedenti asilo nei CAS e ha aperto una clinica psicoterapeutica in collaborazione con autorità italiane per affrontare i casi più gravi.

 

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