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Martedì, 14 Agosto 2018

Articoli filtrati per data: Lunedì, 12 Febbraio 2018 - nelPaese.it

Arriva in sala, distribuito da Nexo Digital, CARAVAGGIO – L'ANIMA E IL SANGUE, il nuovo film d’arte prodotto da Sky con Magnitudo Film. Dai creatori di Raffaello – il Principe delle Arti e Firenze e gli Uffizi, un viaggio emozionante attraverso le opere e i tormenti di Michelangelo Merisi da Caravaggio, uno degli artisti più amati, controversi e misteriosi della storia dell'arte. Un’esperienza cinematografica emozionale, inquieta e quasi ‘tattile’ della sua vita e della sua arte in una delle prime produzioni in Italia girate in 8K, al cinema in Italia solo il 19, il 20 e il 21 febbraio. E sono già 340 le sale aderenti (elenco completo su www.nexodigital.it), un vero e proprio record per un contenuto d’arteal cinema nel nostro paese.

L’uomo e artista Caravaggio viene raccontato attraverso un’approfondita indagine investigativa effettuata attraverso documenti originali preziosissimi, tra cui quelli custoditi all’Archivio di Stato di Roma: verbali, processi denunce, mostrati per la prima volta sul grande schermo.

La narrazione si sviluppa su due livelli: innanzitutto quello della digressione artistica, con il racconto dei luoghi e delle opere dell’artista, affidata alla consulenza scientifica e agli interventi del Prof. Claudio Strinati, storico dell'arte ed esperto di Caravaggio, e con la partecipazione della Prof.ssa Mina Gregori (Presidente della Fondazione di Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi) e della Dott.ssa Rossella Vodret (curatrice della mostra ‘Dentro Caravaggio' a Palazzo Reale di Milano). Mentre l’uomo Caravaggio viene esplorato attraverso scene “fotografiche”, evocative e simboliche, che diventano metafore della condizione esistenziale dell’artista, consentendo di entrare in contatto con la sua mente, i suoi impulsi irrefrenabili, il suo vissuto interiore.

La voce dell'io interiore di Caravaggio è di Manuel Agnelli. Artista multiforme e talentuoso, rivoluzionario e originale, impulsivo e profondo. Un alter ego capace, come Caravaggio, di emozionare e sconvolgere. 5 città eoltre 15 luoghi d’arte per 3 settimane di riprese, un team di produzione di oltre 60 persone, oltre 200 oredi girato, per un film d’arte,il quinto prodotto daSky, che sperimenta tra i primi in Italial’ultra risoluzione di un girato in sorgente in 8K (7680x4320 pixel) che permette di carpire dettagli dell’opera non visibili ad occhio nudo, di percepire la singola pennellata restituendo così la voluttuosità e la consistenza materica dell’opera di Caravaggio, cogliendo la dimensione intima e coinvolgente delle opere del Merisi.E il formato Cinemascope 2:40 che consente una visione più “allungata” e “orizzontale” dell’immagine, che si avvicina molto di più all’effettiva visione dell’occhio umano, con il risultato di rendere l’immagine percepita meno rafforzata e artefatta, aiutando così l’esperienza visiva ed emotiva dello spettatore. A queste scelte visive si aggiunge il trattamento di post produzione della luce, protagonista nella rappresentazione delle opere, che regala un’esperienza di immersione di fortissimo impatto visivo, assolutamente inedita e pionieristica.

La regia è affidata a JesusGarcesLambert, che ha firmato documentari per Sky e per importanti network televisivi internazionali, tra i quali National Geographic, BBC, ZDF, CBS, Arte.

Evocazioni e voce interiore

Il film fa vivere la vita tormentata di Caravaggio e la sua propensione a vivere sempre sull’orlo dell’abisso attraverso scene ‘fotografiche’ contemporanee,  essenziali e simboliche, che mettono in scena gli stati d’animo dell’artista (la costrizione e ricerca della libertà, il dolore, la passione, l’attrazione per il rischio, la ricerca della misericordia, fino alla richiesta di perdono e redenzione) con scelte visive ed artistiche visionarie e di grande impatto emotivo, che diventano metafore o correlativi oggettivi della sua condizione esistenziale.

Iprotagonisti attivi nella scena sono personaggi del reale e non attori, gente comunecosì come comuni e ‘del popolo’erano i modelli usati dal Caravaggio, la cui interpretazione è talmente reale e senza filtri da trasportare lo spettatore in un luogo di sensazioni riconoscibili.

Una voce fuori campo traduce il moto continuo degli stati d’animo dell'artista, riproducendo le sfumature del suo carattere e tradendo le emozioni, spesso violente, che albergano in lui, aiutando lo spettatore ad entrare in contatto con il suo animo e la sua mente.La voce dell'io interiore di Caravaggio, emotiva, evocativa ed al tempo stesso intima, è di Manuel Agnelli. Il frontman degli Afterhours e giudice di X Factor, come Caravaggio, è un artista multiforme e talentuoso, rivoluzionario e originale, impulsivo e profondo. Un alter ego capace, come Caravaggio, di emozionare e sconvolgere.Un interprete d’eccezione, molto amato dal pubblico italiano, una voce dal timbro profondo e struggente, malinconico e tagliente. Artisti multiformi e talentuosi, rivoluzionari e originali, impulsivi e profondi: il Caravaggio della musica e il Manuel Agnelli della pittura, in una contaminazione reciproca di pensieri e idee.

Luoghi e opere d’arte

Artista rivoluzionario eper questo spesso poco amato dai contemporanei, Caravaggio gira l’Italia in cerca di fortuna o forse in cerca di se stesso, sfuggendo ai nemici che sempre si creava al suo passaggio. Milano, Firenze, Roma, Napoli, la Sicilia, Malta: 5 città, oltre 15 luoghi d’arte e 40 opere, tra le più celebri e rappresentative della produzione caravaggesca, come Canestra di frutta,Ragazzo morso da un ramarro,Bacchino Malato, la Vocazione di San Matteo, Giuditta e Oloferne,  Scudo con la Testa di Medusa,  Davide con la testa di Golia,Sette Opere di Misericordia, Decollazione di San Giovanni Battista fiore all’occhiello delle collezioni dei principali musei in Italia e nel mondo o tutt’oggi custodite nei luoghi originali per i quali furono create, come la Chiesa di San Luigi dei Francesi e le Basiliche di Santa Maria del Popolo e Sant’Agostino a Roma, Pio Monte della Misericordia a Napoli e la Concattedrale di San Giovanni a Malta, sono le protagoniste assolute del racconto filmico.

Il film è un excursus emozionale e investigativo che porta sulle tracce di Caravaggio, attraverso i luoghi dove l’artista ha vissuto e operato o che custodiscono oggi alcune delle sue opere più note. A partire dal realismo delle prime opere, le nature morte, fino alle ultime tele, complesse scene di figure sacre e profane, di luce e di ombra che attraversano la tempestosa vita di un uomo tormentato nello spirito. Dall’infanzia a Milano al periodo romano: Roma, città delle arti e dei piaceri, che oggi custodisce il nucleo più ricco dei suoi capolavori e delle sue trasformazioni nella tecnica. Il suo perenne stato di fuggiasco determina una geografia ricca e in continua espansione dei suoi percorsi dell'animo e dell'arte: Napoli, la patria dell'esilio e il luogo in cui cerca la Misericordia,Malta, la città dell'ascesa e della caduta, Siracusa, e di nuovo Napoli, i luoghi che lo accolgono dopo l’ennesima fuga alla ricerca di se stesso.

In questo excursus narrativo e visivo l'uomo Caravaggio e la sua vita tormentata sono ricostruiti attraverso una ricerca documentale approfondita,condotta in stretto riferimento con la sua esistenza fatta di luci e ombre, contrasti e contraddizioni, genio e sregolatezza, e che trova nei suoi capolavori l’eco delle esperienze personali.

L'indagine investigativa sulle tracce di Caravaggio ha inizio all'Archivio Storico Diocesano di Milano, che oggi conserva l'atto di battesimo datato 29 settembre 1571 che ricolloca i natali del maestro nella città meneghina anziché a Caravaggio, come a lungo ritenuto,  e poi si sposta all’Archivio di Stato di Roma, scrigno ricco di testimonianze preziosissime, documenti originali mostrati per la prima volta sul  grande schermo, capaci di proiettarci nella vita e nei guai di Caravaggio, come querele e verbali dei processi a suo carico, che restituiscono  il ritratto di un personaggio tenebroso e sanguigno, spavaldo e incline alle baruffe. Non mancano i contratti delle commesse, come quella per la Cappella Contarelli e la Cappella Cerasi, e i libri contabili del Pio Monte della Misericordia di Napoli.

Tra le fonti documentali, i verbali del Processo Baglione del 1603 raccontano di alleanze e invidie tra artisti, ma soprattutto testimoniano la dichiarazione di Caravaggio contenente la sua teoria sulla pittura e il ruolo del pittore: un pittore valent’uomo, è colui che “sappia dipingere bene e imitare bene le cose naturali”;  le accuse di Prospero Orsi, datate 12 luglio 1597, permettono di sapere che il Merisi era l’unico autorizzato a girare armato di spadone avendo la licenza di portarla in quanto servitore del cardinal Del Monte; la querela di un garzone di un'osteria del 24 aprile 1604 testimonia il gesto di Caravaggio, reo di avergli tirato un piatto di carciofi addosso; e ancora l'inventario del sequestro degli oggetti nella sua casa, risalente al 26 agosto 1603, restituisce la precisa descrizione degli “oggetti di scena” delle sue composizioni e uno spaccato privatissimo della vita del pittore.

Un viaggio sulle tracce e dentro Caravaggio che si completa con le ultime scoperte radiografiche e sulla tecnica pittorica del maestro, recentemente presentate alla mostra ‘Dentro Caravaggio’, a Palazzo Reale a Milano.

L' esclusiva

Il film compie un’operazione senza precedenti, grazie alla preziosa collaborazione con Vatican Media (già Centro Televisivo Vaticano), l’Arciconfraternita Vaticana di Sant’Anna dei Parafrenieri e la Fabbrica di San Pietro. Attraverso evolute tecniche digitali, il film effettua il riposizionamento virtuale dell’opera rifiutata “La Madonna dei Parafrenieri” nella sede a cui era originariamente destinata, ovvero l’attuale Altare di San Michele Arcangelo nella Basilica di San Pietro, proprio di fianco al Baldacchino del Bernini.

L'opera fu commissionata a Caravaggio il 31 ottobre del 1605 dalla Confraternita dei Parafrenieri di Sant’Anna da cui deriva il nome originale del dipinto (che è poi stato tramandato con il nome attualmente noto di ‘Madonna dei Palafrenieri’ ed è oggi custodito alla Galleria Borghese) per rendere omaggio alla loro Patrona all’interno dell'Altare dedicato alla Santa, nella Basilica di San Pietro.

Nella grande tela, di quasi tre metri di altezza per due di larghezza, Caravaggio rappresenta la Vergine con Cristo bambino e Sant’Anna impegnati in una lotta contro il serpente, simbolo del male. La giovane madre è inondata dalla luce, protagonista assoluta dell’azione, con le fattezze di Maddalena Antognetti, descritta in molte cronache come “Lena donna di Michelangelo”, cortigiana e concubina del Caravaggio, mentre alla Santa Patrona della Confraternita è affidato un ruolo da comprimaria, avvolta dall’oscurità e raffigurata come una donna anziana e fragile.

Quando Caravaggio consegnò l’opera, l’8 aprile del 1606, rilasciò al Decano della confraternita l’unica dichiarazione scritta di suo pugno che ci sia pervenuta, in cui si dichiara ‘contento e satisfatto’ del dipinto realizzato; fu invece inappellabile il verdetto: 'Rifiutata’. L’opera rimase così nella sua collocazione originaria solo pochi giorni, rimossa rapidamente, e ben presto si sparse la voce che fosse stato Scipione Borghese, nipote di Papa Paolo V, a determinare il rifiuto dell’opera in modo da poterla acquistare a buon prezzo e arricchire così la sua collezione di dipinti del Caravaggio, oggi ammirabile nella Galleria Borghese.

Dopo quattro secoli, con un’operazione simile a quella di ricostruzione della parete d’Altare della Cappella Sistina precedente al Giudizio Universale di Michelangelo, fatta nel film ‘Raffaello, il Principe delle Arti’, il nuovo film d'arte Sky restituisce alla storia una testimonianza mai realizzata prima: la ricollocazione virtuale dell’opera nel luogo dove nessuno ha mai potuto ammirarla prima d’ora. Un'operazione straordinaria ottenuta grazie alla realizzazione di una serie di fotografie a 360 gradi dell'Altare e sul cui modello è stato successivamente applicato in digitale l'immagine del dipinto.  

Luce e tecnologia

Inedito e sorprendente è l’impatto visivo delle opere, che prendono quasi vita e corpo, si confondono con la realtà dando una percezione quasi tattile.È un effetto ottenuto grazie all’impiego di evolute elaborazioni grafiche e di lavorazione della luce. La lavorazione in CGI ha avuto come obiettivo primario restituire l'enfasi dell'illuminazione dipinta: dettagli, abiti, figure, illuminati ed adombrati dalle pennellate del pittore, sono stati la base sulla quale il team grafico del Production and Creative Hub di Sky ha generato luci e ombre capaci di svelare il quadro da prospettive e punti di vista inediti.

Grazie all'altissima qualità delle scansioni di alcune opere, sono stati colti movimenti di camera virtuali con diverse focali, avvicinando moltissimo l'obiettivo alla tela -  un punto di vista impossibile da ottenere anche per l’occhio attento di un fruitore posto di fronte al quadro. Ciascuna inquadratura è stata volontariamente studiata per lasciare in vista la trama della pittura e della tela, illuminando entrambe con le stesse luci con cui sono state illuminate le forme generate digitalmente.

L’utilizzo di questa nuova tecnica ha consentito di costruire mappe di profondità ed occlusione, che regalano una percezione del quadro tridimensionale, tattile, viscerale, ‘quasi reale’. Un connubio di elementi studiato e voluto per lasciare allo spettatore il dubbio di trovarsi di fronte alla luce sul dipinto o a quella sulla scena. Un impatto scenico delle opere tale da rendere ancora più immersiva l'esperienza di visione che cala lo spettatore all'interno dei dipinti, senza far ma perdere di vista la trama e la pittura originali.Un tributo a Caravaggio, alla sua attenzione per le dinamiche di illuminazione e alla sua abilità nella ricostruzione della luce, reale e simbolica.

Il film, prodotto da Sky con Magnitudo Film, vanta il Riconoscimento della Direzione Generale Cinema del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, il Patrocinio del Comune di Milano realizzato e la collaborazione con Palazzo Reale e Vatican Media (già Centro Televisivo Vaticano) e il sostegno di Malta.I media partner sono radio RTL 102.5, Mymovies e ARTE.it.

 

Caravaggio – l'Anima e il Sangue è un’immersione assolutamente inedita e pionieristica nelle opere e nell'animo di Caravaggio, un film palpitante che racconta l’arte di un uomo la cui audacia e genio furono tormento ma anche slancio verso una gloria affidata all’eternità. 

 

Pubblicato in Lettera al Direttore

Due donne, una scrittrice di successo ed una addetta alle pulizie, si incontrano ed iniziano un percorso di apparente complicità: Marina Massironi e Alessandra Faiella sono le straordinarie ed eclettiche protagoniste di "Rosalyn" che, dopo lo straordinario successo dello scorso anno, con sold out in tutta Italia, arriva al Teatro Comunale di Casalmaggiore sabato 17 febbraio alle ore 21, inserito nel cartellone della Stagione 2017-2018 diretta da Giuseppe Romanetti, realizzata dal Comune di Casalmaggiore con il sostegno della Regione Lombardia, nell'ambito di Circuiti Teatrali Lombardi e con il contributo di AFM Casalmaggiore.

"Rosalyn" è un thriller psicologico dalle tinte leggere e comiche, un delitto inatteso che apre lo scenario ad una vicenda avvincente, ricca di colpi di scena, ribaltamenti di ruoli, sostenuta da una scrittura incalzante: la regia di Serena Sinigaglia e la drammaturgia di Edoardo Erba si incontrano nuovamente per una vicenda che ci racconta, tra introspezione e virate umoristiche, il ritratto della solitudine e dell'isolamento nella società americana contemporanea. E di quel grumo di violenza compressa e segreta pronta ad esplodere per mandare in frantumi le nostre fragili vite.

La storia è quella di Esther, una scrittrice americana che nel corso della presentazione del suo libro a Toronto in Canada, conosce Rosalyn, la donna delle pulizie della sala conferenze. Il libro insegna a liberare la vera natura del sé. Rosalyn ne è ammirata e sconvolta, vuole leggerlo subito, e si offre, il giorno dopo, di portare la scrittrice a vedere la città. Dopo la visita, in un prato in periferia, Rosalyn rivela ad Esther la storia del suo amore per un uomo bugiardo e perverso, che le infligge continue violenze fisiche e psicologiche. Lui ha famiglia e la relazione con Rosalyn è clandestina. La sera prima, quando lei è tornata in ritardo dal lavoro per aver seguito la conferenza della scrittrice, l'uomo infuriato l'ha picchiata e ferita...

Rosalyn è quando pensi di aver capito tutto e invece no, non avevi capito niente – scrive la regista Serena Sinigaglia - Rosalyn è un gioco di specchi. Rosalyn è comico, ma all'improvviso diventa tragico. È un gioco beffardo, disperato e violento. Senza scampo. Rosalyn è una sfida, un quiz, un meccanismo che si inceppa e tutto precipita. Ciò che appare non è e ciò che è non appare. 

Marina Massironi dopo i primi anni di giro in compagnie teatrali incontra Giacomo Poretti e intraprende con questi l'attività cabarettistica, creando il duo noto con il nome di Hansel & Strüdel. A partire dagli anni novanta collabora con il trio Aldo, Giovanni e Giacomo dapprima in teatro e successivamente in televisione (da ricordare le numerose edizioni di "Maidiregol" con la Gialappa's Band e gli show "I Corti" e "Tel chi el Telun") e al cinema in tre film di grandissimo successo. Negli anni a seguire la ritroviamo in televisione al fianco di Serena Dandini e Corrado Guzzanti ("Comici" e "L'Ottavo Nano") e di Flavio Insinna ("Cotti e mangiati"), nonché protagonista di diversi successi teatrali con registi importanti, tra i quali Dario Fo, Cristina Comencini, Giorgio Gallione, Daniele Luchetti. Tra i premi ricevuti: Premio Flaiano 2015; Premio Persefone 2010; David di Donatello 2000.

Alessandra Faiella si diploma alla scuola Quelli di Grock e dopo aver recitato per molti anni a teatro esordisce in televisione nel 1996 nella trasmissione "Producer", condotta da Serena Dandini, con la quale lavora anche al Pippo Chennedy Show e a Comici. Partecipa a "Zelig - facciamo cabaret", "Mai dire domenica", "Bulldozer", "Glob e Markette". Debutta al cinema a fianco di Luciana Littizzetto nel 1999 con il film "La grande prugna". Contemporaneamente alla sua attività televisiva e teatrale esordisce come scrittrice pubblicando tra gli altri "Il lato B" per Fazi Editore e "La versione di Barbie" per Mondadori.

 

Pubblicato in Parità di genere

In un evento collaterale alla Conferenza internazionale per la ricostruzione dell'Iraq, che si apre oggi in Kuwait, Medici Senza Frontiere (MSF) chiede di non dimenticare i bisogni medico-umanitari attuali di chi è ancora intrappolato o sfollato a causa del conflitto. "Il conflitto in Iraq ha avuto un impatto disastroso sul sistema sanitario. Dopo anni di conflitto e intensi combattimenti, intere comunità in tutto il Paese non hanno accesso a cure mediche essenziali. Tante strutture sanitarie oggi si trovano sotto cumuli di macerie. Ci sono spesso gravi mancanze nella disponibilità di farmaci e attrezzature mediche e molti operatori sanitari non ricevono più lo stipendio", ha detto Carla Brooijmans, responsabile dei programmi di MSF in Iraq.

"C'è un bisogno reale di ricostruire le infrastrutture sanitarie in Iraq, ma è fondamentale non dimenticare gli attuali bisogni umanitari e medici acuti per le persone che sono ancora intrappolate o sfollate dal conflitto. Un'assistenza umanitaria costante è urgentemente necessaria in tutto il Paese, anche per le decine di migliaia di persone che hanno dovuto lasciare le loro case e non sono in grado di ritornarvi", conclude Carla Brooijmans di MSF.

MSF lavora in Iraq nei governatorati di Erbil, Diyala, Ninewa, Kirkuk, Salaheddin, Anbar e Baghdad. MSF offre assistenza medica neutrale, imparziale e indipendente e non accetta fondi da nessun governo o agenzia internazionale per i propri programmi in Iraq, affidandosi unicamente alle donazioni dei privati da tutto il mondo per portare avanti il proprio lavoro nel paese.

 

Pubblicato in Dal mondo

All’assemblea nazionale di Roma hanno votato i delegati di tutti i 64 CSV soci. Vice Squillaci e Tommasini. Nella relazione di apertura di Tabò l’esortazione ad “avere coraggio, essere tempestivi e radicati nella società”. Presentata la programmazione 2018, con il nuovo Sistema Informativo per la raccolta dei dati e la rendicontazione economica e sociale

Con la partecipazione di circa 130 delegati da tutti i 64 CSV soci (su 65 attivi in Italia), nell’assemblea nazionale svoltasi sabato 10 febbraio a Roma CSVnet ha eletto i nuovi organi sociali che governeranno l’associazione nei prossimi tre anni.
Stefano Tabò è stato confermato presidente per il terzo mandato consecutivo. Al suo fianco, come vicepresidenti, ci saranno Luciano Squillaci (riconfermato) e Chiara Tommasini. L’assemblea è stata aperta con la presentazione dei dati relativi al Report sulle attività dei Centri di Servizio per il volontariato. L’indagine, relativa al 2016, conferma sempre di più i CSV come “case diffuse del volontariato” con quasi 400 punti di servizio sul territorio nazionale e una mole di attività che si attesta su circa 226mila servizi (+8% rispetto all’anno precedente).

“Dobbiamo avere coraggio, essere tempestivi e radicati nella società.”. Sono i principali concetti su cui Stefano Tabò ha insistito nella sua relazione. Un discorso inevitabilmente collocato nel contesto della recente riforma del terzo settore, che nel 2018 entrerà a regime e che prevede un ruolo decisamente rafforzato per il “sistema” (questa la parola ricorrente in vari interventi della giornata) dei Centri di servizio. Ma anche un discorso che ha delineato alcune linee strategiche per il mandato appena iniziato. “Con la riforma – ha detto il presidente – i Centri di servizio per il volontariato hanno conquistato sul campo il riconoscimento della loro azione in questi venti anni. Limitandosi all’operatività nazionale, la nuova normativa in realtà non ha cambiato quasi nulla per CSVnet, perché ha recepito sensibilità che da sempre sono nelle nostre corde. Ma ha cambiato le relazioni e il contesto in cui svolge le proprie funzioni: quel riconoscimento giuridico ha avuto un impatto immediato in chi si relaziona con noi”.

E riferendosi alla riduzione del numero dei CSV che la stessa riforma determinerà entro il 2018, Tabò ha spiegato: “A prescindere da quanti saranno i Centri, colgo infatti attorno a noi sollecitazioni affinché ci sia più presenza dei CSV sui territori per una più efficace promozione del volontariato. Per fare questo dobbiamo essere sempre di più un ‘sistema’, una grande infrastrutturazione nazionale in grado di avere impatto anche sulle mappe culturali del paese. Ma la nostra presenza non può essere avulsa da un progetto di società. Non ci possono lasciare indifferenti la crisi delle istituzioni e della rappresentanza democratica, la crisi della legalità, i crescenti atti di violenza e di razzismo: dobbiamo opporre a questi fenomeni i valori del volontariato nella promozione della cittadinanza, della nonviolenza, dell’accoglienza. Non possiamo non intercettare queste emergenze: dobbiamo esaltare il volontariato come respiro di civiltà”.

“Ecco perché nei prossimi anni – ha aggiunto Tabò – ci è chiesto di essere coraggiosi, di abbandonare le abitudini anestetizzanti, perché dobbiamo affrontare scelte che comporteranno dei rischi e anche dei sacrifici. I nuovi organi sociali dovranno proteggere il sistema dei CSV dall’apatia, dall’infertilità, dall’incoerenza, dalla frammentazione e dalla miopia”. Il presidente ha poi comunicato che la costituzione dell’Organismo nazionale di controllo (il nuovo soggetto previsto dalla riforma per l’indirizzo e il controllo dei Centri di servizio) “sarà l’ultimo atto di questo governo, dato che il decreto è già firmato ed è al vaglio della Corte dei Conti. Da quel momento – ha affermato – dovremo svolgere appieno anche la nostra azione informativa e propositiva”. Un riferimento al nuovo Sistema informativo realizzato da CSVnet e presentato nel corso dell’assemblea: una complessa piattaforma di strumenti web per la rendicontazione economica e sociale che, ha detto Tabò, “metteremo a disposizione anche degli organismi di controllo e di altre reti del Terzo settore”.

Rinnovato per un terzo, il consiglio direttivo è composto da 33 persone: 24 volontari e 9 volontarie (elette senza bisogno di prevedere le quote rosa) i cui profili sono disponibili sul sito di CSVnet. Oltre a Tabo, Squillaci e Tommasini ne fanno parte: Emanuele Alecci, Maria Antonia Brigida, Giorgia Brugnettini, Simone Giovanni Bucchi, Paola Capoleva, Nicola Caprio, Giorgio Casagranda, Lamberto Cavallari, Luigi Conte, Luca Cosso, Antonio D’Alessandro, Casto Di Bonaventura, Ermanno Di Bonaventura, Gian Piero Farru, Rosa Franco, Claudio Latino, Giampiero Licinio, Maria Luisa Lunghi, Silvio Magliano, Emilia Muoio, Ivan Nissoli, Katia Orlandi, Luigi Paccosi, Piero Petrecca, Giuditta Antonia Petrillo, Renzo Razzano, Attilio Rossato, Luigi Russo, Pierluigi Stefani, Leonardo Vita.

Il comitato esecutivo sarà composto da 7 persone, tra cui il presidente e i vicepresidenti. La nomina degli altri quattro membri avverrà nella prossima seduta del consiglio direttivo fissata per il 16 e 17 marzo prossimi. Nominati anche i componenti del collegio dei revisori – Ermete Dall’Asta, Giuseppe Merante e Adriano Propersi, e dei garanti – Elisabetta Bonagiunti, Emanuela Maria Carta, Stefano Iandiorio (presidente), Pasquale Lacagnina. Durante l’assemblea è stata anche illustrata la programmazione delle attività messe in campo da CSVnet per il 2018. Tra queste il varo del già citato “Sistema informativo”: orientato all’efficienza nella raccolta dei dati e alla massima trasparenza, è costituito da un software di rilevazione dei servizi erogati dai Centri, da una anagrafica degli enti del Terzo settore coerente con la riforma, da strumenti per il monitoraggio e la gestione della vita associativa.

Sul piano della comunicazione è stata prevista per i primi mesi dell’anno la pubblicazione del Reportage sui 20 anni dei CSV (1997-2017) che sarà presentata con un evento nazionale. Rispetto alla formazione, diverse sono le iniziative in programma per il supporto e l’accompagnamento dei CSV all’interpretazione delle nuove norme del Codice del Terzo settore e per lo sviluppo della progettazione europea sui territori. Confermato infine lo spirito di apertura al lavoro di rete, anche sostanziato dal rafforzamento delle partnership già avviate.

 

 

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Le risposte dell’Italia attese entro il 14 maggio 2018. Numerose le illegittimità riscontrate dagli avvocati che hanno presentato i ricorsi. Sotto accusa il sistema degli hotspot. “Trattenuti per giorni senza una comunicazione scritta in situazione promiscuità con persone adulte, sotto un’unica tenda circondata da alte reti metalliche presidiate da soldati dell’Esercito italiano, privati della possibilità di contatti con l’esterno, senza aver ricevuto alcuna informazione sulla possibilità e gli effetti di una eventuale presentazione di richiesta di protezione internazionale né dal personale di polizia, né dall’associazione che si occupa delle mediazione culturale, né dal personale dell’ UNHCR”.

Così gli avvocati Maria Cesarea Angiuli e Dario Belluccio dell’ASGI hanno trovato 14 ragazzi minorenni, provenienti dal Bangladesh, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Mali, Senegal, trattenuti di fatto nell’ Hotspot di Taranto nel luglio 2017. Immediata la presentazione dei ricorsi alla Cedu (Corte Europea Diritti dell’Uomo), resa possibile dall’incontro avvenuto all’interno dell’hotspot con i legali, accompagnati dalla parlamentare italiana Annalisa Pannarale.

Il 19 gennaio 2018 la Cedu ha risposto, “ritenendo ammissibili i ricorsi presentati ed invitando il Governo italiano a fornire chiarimenti entro il 14 maggio 2018 in relazione ai fatti e alle violazioni contestate dai ricorrenti”. Secondo Asgi sono “evidenti e plurime le violazioni di numerose norme e principi previsti dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione sui diritti del fanciullo e degli articoli 3, 5, 8, 13 della Convenzione europea per i Diritti dell’uomo”. Da un lato è stata denunciata “la violazione della libertà personale” perché i ricorrenti sono risultati “trattenuti in maniera illegittima negli hotspot in assenza di un qualsiasi provvedimento scritto e formalmente comunicato”, senza poter accedere “ad alcuna forma di difesa e privati di ogni strumento di comunicazione con l’esterno”.

Non solo: “i minori erano trattenuti in condizioni materiali inumane e degradanti, date anche dal sovraffollamento e dalla promiscuità con adulti mentre, in base alla loro età, la legge prevede precise forme di accoglienza a tutela della loro vulnerabilità e vieta il trattenimento negli hotspot”.

Inoltre non è stato nemmeno nominato un tutore e non hanno potuto accedere ad un’adeguata assistenza legale, sociale, sanitaria e psicologica, né ad adeguato supporto in quanto potenziali vittime di tratta a scopo di sfruttamento e, comunque, in quanto provenienti dalla Libia, ove sono presumibili le violazioni subite. Tutte garanzie previste dalla legge, tutte violazioni riscontrate nei fatti dai legali nella visita della scorsa estate.

“La richiesta di chiarimenti della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo al Governo italiano è un risultato importante per contrastare la grave mancanza di tutela e il quadro di inquietante assenza di protezione del minore che abbiamo riscontrato nel centro di Taranto - affermano i legali dei ricorrenti - Per la rilevanza della fattispecie e per il carattere sistemico delle violazioni riscontrate, le considerazioni riportate nei nostri ricorsi contribuiscono a far luce sul reale funzionamento dei cd. hotspot e sulla considerevole mole di violazioni collegate, senz’altro non circoscrivibili alle vicende qui descritte” .

 

 

Pubblicato in Nazionale
Lunedì, 12 Febbraio 2018 11:12

"Questo è lavoro", ecco il trailer

Un uomo deve sbrigare un affare proprio nel weekend che avrebbe dovuto trascorrere con sua figlia. La porta con sé. Il viaggio ridesta tutte le loro distanze ma alla fine riesce a ricomporre il rapporto tra i due anche grazie all’incontro con le persone di una cooperativa sociale, che senza troppe parole riescono a trasmettere i propri valori anche a chi vorrebbe mandarli via. Questa la trama del cortometraggio “Questo è Lavoro”, realizzato dal Consorzio Parsifal e Save The Cut, presentato in prima assoluta giovedì 22 febbraio alle 19,30 alla Casa del Cinema di Roma.

Pubblicato in Video

La Cooperativa Sociale Zerocento di Ravenna, all'interno del proprio progetto di Welfare Aziendale, intraprende un percorso di riduzione dello stress per i propri lavoratori attraverso la pratica della consapevolezza. Sono moltissime le aziende, soprattutto americane quali Google, Apple, Nike, che hanno introdotto Mindfulness per i propri dipendenti e collaboratori; a livello territoriale la Zerocento è sicuramente la prima a proporre un percorso di questo tipo per i propri soci e dipendenti.

Zerocento è una cooperativa sociale che si prende cura delle persone a 360° attraverso la gestione di servizi socio-sanitari-assistenziali ed educativi e conta oltre 500 lavoratori fra soci e dipendenti. Mindfulness è una parola inglese che significa "consapevolezza" ma in un senso particolare, che si riferisce ad una esperienza diretta, un modo per entrare in contatto con ciò che succede dentro e fuori di sè, un modo per prendersi cura del corpo e della mente sviluppando la capacità di stare nel presente. Un metodo sistematico per gestire lo stress, la sofferenza ed il disagio affrontando, al contempo, le sfide della vita quotidiana. 

La meditazione Mindfulness si basa sostanzialmente su esercizi di respiro consapevole e attenzione alle sensazioni del momento. La ricerca scientifica ha dimostrato che questa pratica porta significativi benefici alla salute riducendo ansia, agitazione, inquietudine, depressione, disturbi del sonno, dell'attenzione e diversi disturbi fisici.  La scelta di introdurre Mindfulness nasce nell'ambito delle politiche di Welfare Aziendale attuate dalla Cooperativa Sociale Zerocento allo scopo di migliorare la vita privata e lavorativa di soci e dipendenti.

Il contesto lavorativo può essere una fonte di stress per diversi motivi: l'entità dell'impegno richiesto o il rispetto dei tempi, la gestione delle relazioni con i colleghi, le aspettative che ciascuno ha nei confronti di se stesso, degli altri e della Cooperativa. Il significato del lavoro nella vita di ciascuno e la motivazione verso la professione sono caratteristiche che, a lungo andare, possono essere compromesse.

Partendo dal presupposto che lo stress in ambito lavorativo non si può eleminare, la Cooperativa Zerocento cerca di aiutare i soci lavoratori a fronteggiarlo meglio ed a ridurre l'impatto che questo può avere sulla qualità del lavoro e della vita in generale, offrendo loro il corso Mindfulness.

Saranno 8 gli incontri di gruppo che si terranno in Cooperativa condotti da Manuela Galassi, Istruttrice Mindfulness Based Stress Reduction, presso l'Associazione Italiana Mindfulness (AIM). Non si tratta quindi solo di lavorare per guadagnare ma anche di stare bene per poter lavorare meglio ed è questa la strada che Zerocento intende percorrere per i suoi lavoratori.

 

 

Pubblicato in Lavoro

Vitamina C – Cooperazione, Condivisione e Cultura di Impresa è il nuovo progetto di educazione all'imprenditorialità cooperativa promosso da Legacoop Bologna, Confcooperative Bologna e il Centro di Documentazione sulla Cooperazione e l'Economia Sociale. Il progetto rappresenta la prima sperimentazione italiana in ambito cooperativo dell' EntreComp (Entrepreneurship Competence Framework) della Commissione Europea. Vitamina C è  stato presentato oggi all'Opificio Golinelli agli alunni delle classi in concorso. Il progetto è realizzato con il contributo della Camera di Commercio di Bologna e la Fondazione del Monte e con il patrocinio dell'Ufficio Scolastico Regionale.

L'EntreComp intende l'imprenditorialità come una competenza trasversale chiave in tutte le sfere della vita, definendola come la capacità di "agire sulle opportunità e sulle idee per trasformarle in valore per gli altri". Per la prima volta grazie all'EntreComp l'imprenditorialità in Europa è intesa in chiave collettiva e non solo individuale. Applicato alla cooperazione, l'approccio di EntreComp si realizza pienamente, valorizzando i principi di condivisione, partecipazione e mutualità, fondanti per il mondo cooperativo.

Il progetto educativo di Vitamina C è un percorso che possa che ha l'obiettivo di portare gli studenti delle scuole secondarie di I° e II° grado a riflettere sulle proprie competenze in ottica cooperativa. "Con questo progetto abbiamo voluto innovare i nostri percorsi di promozione cooperativa per i giovani. Grazie al lavoro di ricerca svolto da tutor e docenti coordinati dalla equipe educativa di Open Group - dichiara Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna -  abbiamo introdotto una nuova metodologia europea che evidenzia come le competenze imprenditoriali diventino più efficaci quando vengono sviluppate in forma collaborativa e cooperativa."

Per gli studenti delle scuole di II° (sia licei che istituti tecnici), inoltre, è previsto un percorso di ideazione di un'impresa cooperativa rispondendo appieno alle linee definite dalle direttive dell'alternanza scuola-lavoro. Nel corso dell'evento di presentazione gli studenti delle scuole che partecipano al progetto Vitamina C hanno interagito attraverso "Entrecomp-Escape Room: libera le tue competenze" un nuovo laboratorio educativo ideato e organizzato dalla Cooperativa Open Group.

"La collaborazione con i più giovani ci sollecita a ricercare sempre nuovi linguaggi, perché siamo convinti che la cooperazione possa rappresentare ancora una risposta positiva per le esigenze delle persone – dichiara Daniele Passini, presidente di Confcooperative Bologna – Continuiamo a investire sulla collaborazione fra il mondo della scuola e le imprese cooperative".

Alla presentazione di Vitamina C sono intervenuti: Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna, Daniele Passini, presidente di Confcooperative Bologna, Roberto Lippi, presidente Open Group, Eugenia Ferrara, responsabile aree scuola e divulgazione, Giada Grandi, segreterio generale della Camera di Commercio di Bologna, Ethel Frasinetti, Consigliere Delegato Solidarietà Sociale Fondazione del Monte.

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

“I giovani siano al centro delle sfide del futuro, e in  questo percorso le vecchie generazioni abbiano la consapevolezza e la disponibilità di essere al loro fianco ad accompagnarli.” È questo in sintesi il messaggio di Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore ai giovani durante il convegno “È tempo di andare” organizzato dall’Azione Cattolica Italiana e in programma nel fine settimana a Roma.

“Accanto ai neet e a quei ragazzi che non hanno fiducia nel futuro, ci sono quelli che accettano nuove sfide, la generazione di startup che sa mettersi in gioco ed è disponibile a fare i conti con il futuro, accettando la paura o l’insuccesso e gli inevitabili errori che accompagnano ogni conquista e innovazione. La chiave per una nuova stagione di protagonismo dei giovani passa oggi dalla loro profonda sensibilità verso i temi della solidarietà e della sostenibilità. I giovani sono in grado di immaginare l’economia del futuro: sostenibile, basata su modelli di sviluppo sociale ed inclusivo, con forti legami con il territorio, ma anche con uno sguardo a ciò che accade nel mondo”.

“Le  forme di economia sociale, volontariato e impresa sociale costituiscono gli strumenti ideali per accompagnare l’idea di futuro e di sviluppo delle nuove generazioni, il terreno per dare forma ai sogni e trasformarli in nuove opportunità di impegno sociale ma anche lavorativo. Il nostro compito è quello di sostenerli. Sottolineiamo – conclude la Portavoce Claudia Fiaschi – l’importanza di momenti come questi di confronto tra generazioni per tracciare la rotta del futuro”.

Pubblicato in Economia sociale

Un uomo deve sbrigare un affare proprio nel weekend che avrebbe dovuto trascorrere con sua figlia. La porta con sé. Il viaggio ridesta tutte le loro distanze ma alla fine riesce a ricomporre il rapporto tra i due. Anche grazie all’incontro con le persone di una cooperativa sociale, che senza troppe parole riescono a trasmettere i propri valori anche a chi vorrebbe mandarli via. Un viaggio fisico in tre regioni italiane, ma anche un viaggio nei rapporti complicati tra un padre e una figlia.

Sono questi due percorsi intorno ai quali si costruisce la trama di “Questo è lavoro”, cortometraggio del 2017, firmato Save the Cut e prodotto dal Consorzio Parsifal. Raro esempio, in Italia, di branded content, la storia ci racconta l’arco di trasformazione di Massimo, consulente d’affari per grandi realtà immobiliari, alle prese con una cooperativa di disabili da spostare, per far posto ad un hotel di lusso.

Questo viaggio di lavoro sarà per lui l’occasione di guardarsi dentro e di aprirsi finalmente a nuovi punti di vista sulla vita. Detonatore di questo processo è ovviamente Carolina, figlia appena diciottenne, che anziché iscriversi all’università vorrebbe dedicare un anno al servizio civile in un asilo nido.

“Servizio civile? Vuoi buttare un anno?”. Questa la reazione di Massimo. Questo progetto è nato dall’idea di raccontare una storia capace di veicolare i valori della cooperazione sociale, oggi talvolta messi in discussione. L’obiettivo non è quello di promuovere questo o quel servizio, questa o quella cooperativa, ma di richiamare l’attenzione collettiva sui principi che sono alla base della cooperazione: la legalità, la lotta alle mafie, la capacità di riabilitarsi attraverso il lavoro, la dignità dell’essere più fragile, la ricchezza di dedicarsi agli altri.

Il video è stato girato realmente nei territori citati: la Sardegna, il Lazio e l’Abruzzo. Il taglio di regia che è stato scelto va nella direzione di un prodotto dai toni realistici, a sprazzi ironici. Quasi tutte le figure coinvolte, tranne i ruoli principali, non sono attori ma sono persone realmente occupate in attività di cooperazione sociale, nell’ambito dei diversi servizi ricoperti dal Consorzio Parsifal sui territori. La fase di scrittura è durata oltre un anno. Gli sceneggiatori hanno dialogato con i responsabili dei servizi, sono stati in loco per toccare con mano le diverse situazioni e poterle raccontare nel modo più credibile possibile. La stessa fase di shooting, durata circa due settimane, è stata come un grande laboratorio, che ha visto lavorare insieme la troupe di Save the Cut e gli operatori del Consorzio, che a tratti sono stati aiutanti scenografi, assistenti di produzione, persino editor della sceneggiatura.

Ne è venuto fuori un cortometraggio dal sapore insolito: una storia normale, priva di sensazionalismi, ma capace di raccontare come l’aprirsi agli altri possa essere la chiave per una società di buone relazioni e di fiducia. L’evento di presentazione.  Alla fine di questo lungo percorso di produzione, il Consorzio Parsifal, insieme a Save the Cut, proietteranno il cortometraggio nella splendida cornice della Casa del Cinema, a Roma, giovedì 22 febbraio alle 19.30.

“L’idea è quella di un evento-incontro, di circa due ore, in cui gli autori, gli attori e i protagonisti possano raccontarsi e raccontare il filo rosso che dal soggetto inziale ha portato alla versione definitiva del corto. Un’occasione per creare un focus, originale e diverso, sui temi che ci stanno a cuore, rintracciandoli nella storia che abbiamo raccontato. Immaginiamo una breve introduzione che apra l’evento, e poi la proiezione del cortometraggio. A seguire la testimonianza dialettica degli autori e degli attori principali, che racconteranno aneddoti e significati di un progetto di questo tipo. Su tutti, l’attore romano Pietro De Silva, noto al grande pubblico per la partecipazione al film Premio Oscar la Vita è bella e per numerosi altri film, campioni d’incasso al botteghino. Con lui una delle promesse del cinema italiano, Martina Querini”.

Prenderanno parte alla serata anche il Presidente di Legacoop Nazionale, Mauro Lusetti, la Presidente di Legacoopsociali, Eleonora Vanni, e il Presidente di Legacoop Lazio, Placido Putzolu. L’ingresso è libero.

 

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