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Martedì, 14 Agosto 2018

Articoli filtrati per data: Martedì, 13 Febbraio 2018 - nelPaese.it

“Siamo soddisfatti per la ricostituzione del Fondo a 500 milioni e riteniamo positivo anche l’aumento, rispetto all’annualità precedente, dal 40% al 50% della quota vincolata alle disabilità gravissime, tra le quali sono esplicitamente menzionate, oltre alla Sla, anche le demenze gravi come l’Alzheimer”.

Così Roberto Speziale, coordinatore della Consulta Disabilità e Non Autosufficienza del Forum Terzo Settore, ha commentato la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, avvenuta nei giorni scorsi, del decreto (DPCM 27 novembre 2017) che dispone il riparto per il 2017 del Fondo per le non autosufficienze per un totale di 463.6 milioni di euro, a cui si aggiungono altri 50 milioni messi a disposizione dalle Regioni a statuto ordinario.

“Permangono, però, delle criticità”, continua Speziale; “siamo ancora in attesa, infatti, del piano triennale 2017-2019 per le non autosufficienze, espressamente previsto dal decreto di riparto del 26 settembre 2016. È ancora irrisoria, inoltre, la quota destinata al Fondo per la vita indipendente. Come Forum Terzo Settore auspichiamo una progressione graduale del Fondo che garantisca interventi strutturali e livelli essenziali delle prestazioni assistenziali su tutto il territorio nazionale”.

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Nei giorni scorsi un centro sanitario supportato da Medici Senza Frontiere (MSF) a Mishmishan, nel governatorato di Idlib, nel nord-ovest della Siria, è stato colpito da un raid aereo. Il bombardamento è avvenuto mentre l’equipe medica del centro era impegnata in alcuni villaggi limitrofi per seguire il programma di vaccinazioni. È solo per una coincidenza che la vita dei suoi componenti, oltre a quelle dei genitori e dei bambini che sarebbero stati in fila per le vaccinazioni, sono salve. L’attacco ha però portato alla morte di 6 persone che si trovavano nel centro, tutti pazienti o loro accompagnatori, e al ferimento di altre 17, tra cui 3 medici.

Quello di Mishmishan è solo l’ultimo di una serie di attacchi contro strutture mediche e ospedaliere in Siria. Dalla metà di dicembre scorso, gli intensi combattimenti in diverse aree del paese, sia con attacchi aerei che con bombardamenti di terra, stanno inoltre causando uno dei più grandi sfollamenti di persone dall’inizio della guerra. Le violenze sono in aumento e stanno mettendo a dura prova la popolazione con già alle spalle quasi sette anni di guerra.

“È triste e innegabile vedere come aree civili, in particolare strutture sanitarie, siano ancora sotto attacco nel nord-ovest della Siria e come questi attacchi, sempre costanti in questi sette anni di conflitto, stiano crescendo di intensità fino a raggiungere un preoccupante livello d’allarme” dichiara Omar Ahmed Abenza, capo dei programmi di MSF per la Siria nord-occidentale. “È un atto oltraggioso che non può essere tollerato. Una situazione già grave sta peggiorando. L'obbligo di evitare le aree e infrastrutture civili, come quelle mediche, è il primo passo per evitare una catastrofe”.

Nel centro sanitario di Mishmishan, MSF supportava in particolare le attività di vaccinazione, che solo nella seconda metà del 2017 hanno coinvolto più di 10.000 bambini. “Questo servizio è ora in frantumi. L'area del centro sanitario dove si svolgevano le vaccinazioni è stata gravemente danneggiata. Sono stati colpiti lo stock di vaccini e i frigoriferi necessari per mantenerli al fresco”, aggiunge Omar Ahmed Abenza di MSF.

Dato l’alto numero di famiglie sfollate che arrivano in quest’area della Siria per fuggire al conflitto che imperversa nelle regioni sud-orientali, molte persone vulnerabili non sono a conoscenza dei servizi di vaccinazione attivi o presumono che in tempo di guerra siano interrotti. C’è poi chi non rischia di spostarsi fino ai centri sanitari per paura di diventare bersaglio degli attacchi aerei. Per questo MSF ha deciso di supportare il lavoro delle equipe di vaccinazione che raggiungono le persone al di fuori del centro sanitario, andando nei villaggi e nelle comunità vicine.

Ogni volta che una struttura medica viene bombardata si verifica un terribile effetto a catena sulle strutture sanitarie limitrofe e anche l'ospedale di Qunaya, anche questo supportato da MSF, ha risentito di quanto accaduto a Mishmishan. Per paura di nuovi bombardamenti, la direzione ha deciso di limitare i servizi per ridurre al minimo il rischio per i medici e ha dimesso i pazienti meno critici. Nella struttura è rimasta attiva solo una piccola equipe per la gestione del pronto soccorso e della sala operatoria.

Questo circolo vizioso si presenta dopo ogni bombardamento di una struttura sanitaria. Gli ospedali che restano aperti sono sovraffollati e così il personale è costretto ad accorciare il tempo per ciascuna visita. Questo può portare a un aumento degli errori nelle diagnosi e rendere più difficili i trasferimenti dei casi critici. Così cresce il numero di pazienti che si aggravano e hanno bisogno di cure mediche più avanzate, sempre più limitate nel paese.

Le cliniche mobili di MSF curano i pazienti che riescono ad intercettare, ma ci sono centinaia di migliaia di sfollati sparsi nell’area settentrionale di Idlib e non tutte le persone possono recarsi da un medico o da un infermiere. “Quando gli operatori delle nostre cliniche mobili si recano nei campi incontrano persone che cercano riparo dal freddo in tende sovraffollate. Uomini, donne e bambini che hanno camminato per decine di chilometri, a piedi nudi, per fuggire dai combattimenti o per evitare il rischio di esserne coinvolti”, conclude Omar Ahmed Abenza di MSF.

Tra i bisogni medici più diffusi ci sono le infezioni del tratto respiratorio e le malattie croniche, come il diabete e l'ipertensione. Senza l'accesso alle cure, queste condizioni possono solo peggiorare fino a rendere potenzialmente pericolose per la vita anche malattie croniche o curabili.

 

MSF gestisce direttamente cinque strutture sanitarie e tre cliniche mobili in Siria settentrionale, è partner di 5 strutture e fornisce supporto da remoto a circa 50 strutture in tutto il paese, in aree dove le nostre equipe non possono essere direttamente presenti. MSF è stata una delle numerose organizzazioni che hanno sostenuto il centro di salute di Mishmishan, con donazioni di forniture mediche e medicinali. A dicembre dello scorso anno un'altra organizzazione ha rilevato il sostegno generale, mentre MSF si è concentrata sul supporto dei servizi di vaccinazione, dalla formazione al pagamento del personale di vaccinazione fino alla fornitura dei vaccini.

Le attività di MSF in Siria non includono le aree controllate dal gruppo dello Stato islamico perché non abbiamo ricevuto dai suoi leader alcuna garanzia su sicurezza e imparzialità, e non possiamo lavorare nelle aree controllate dal governo perché a oggi, nonostante le nostre ripetute richieste, non abbiamo ottenuto l’autorizzazione a farlo. Per garantire l’indipendenza da pressioni politiche, MSF non riceve finanziamenti governativi per il proprio lavoro in Siria.

Pubblicato in Nazionale

Si stima che siano 8 milioni 816mila (43,6%) le donne fra i 14 e i 65 anni che nel corso della vita hanno subito qualche forma di molestia sessuale e si stima che siano 3 milioni 118mila le donne (15,4%) che le hanno subite negli ultimi tre anni. Considerando solo le tipologie di molestie sessuali rilevate anche nell'indagine del 2008-2009, il fenomeno risulta in sensibile diminuzione. La stima delle donne che hanno subito molestie sessuali nei tre anni precedenti alle indagini è passata da 3 milioni 778mila (18,7%) nel 2008-2009 a 2 milioni 578 mila (12,8%) nel 2015-16.

Per la prima volta sono rilevate le molestie a sfondo sessuale anche ai danni degli uomini: si stima che 3 milioni 754mila uomini le abbiano subite nel corso della loro vita (18,8%), 1 milione 274 mila negli ultimi tre anni (6,4%). Gli autori delle molestie a sfondo sessuale risultano in larga prevalenza uomini: lo sono per il 97% delle vittime donne e per l'85,4% delle vittime uomini.

Le molestie verbali sono la forma più diffusa sia nel corso della vita (24% delle donne e 8,2% degli uomini) sia nei tre anni precedenti all'indagine. Le molestie con contatto fisico, ovvero le situazioni in cui le vittime sono state accarezzate o baciate contro la loro volontà, sono state subite nel corso della propria vita dal 15,9% delle donne e dal 3,6% degli uomini.

Nella maggior parte dei casi, il 60%, questo tipo di molestie sono perpetrate da estranei o da persone che si conoscono solo di vista (15,8%). Considerando l'intero corso della propria vita, avvengono più frequentemente sui mezzi di trasporto pubblici per le donne (27,9% dei casi) mentre per gli uomini nei locali come pub, discoteche, bar (29,2%).

La percezione della gravità delle molestie fisiche subite è molto diversa tra i generi: il 76,4% delle donne le considera molto o abbastanza gravi contro il 47,2% degli uomini. Sono diffuse anche le molestie attraverso il web: nel corso della propria vita il 6,8% delle donne ha avuto proposte inappropriate o commenti osceni o maligni sul proprio conto attraverso i social network e all'1,5% è capitato che qualcuno si sia sostituito per inviare messaggi imbarazzanti o minacciosi od offensivi verso altre persone. In questo caso il dato degli uomini non è particolarmente diverso (rispettivamente 2,2% e 1,9%).

 

Pubblicato in Nazionale

Verso un protocollo d’intesa transfrontaliero che sperimenti un nuovo modello di presa in carico delle persone anziane, volto ad elaborare soluzioni congiunte che affrontino il progressivo invecchiamento della popolazione in atto sia in Italia sia in Slovenia.

Pubblicato in Salute

In occasione dei 10 anni della compagnia Elea Teatro (2008-2018) torna all’Everest Pout Pourri, il primo e il più irriverente spettacolo prodotto nel 2009 per il centenario della nascita del Futurismo. In scena una narrazione scoordinata ma fedele ai movimenti e alle parole protagoniste dei palchi italiani dei primi del Novecento.

Pubblicato in Lombardia

Torna “SportAntenne”, il progetto di UISP Nazionale volto all’emersione, mediazione e contrasto alle discriminazioni razziali. Dopo la giornata del 28 gennaio interamente dedicata al progetto Uisp, è la volta della consueta “Caserta Antirazzista Cup”, il trofeo messo in palio ogni anno dalla compagine multietnica della RFC Lions Ska Caserta e che quest’anno rientra tra nell’ambito degli eventi sportivi di sensibilizzazione legati a “SportAntenne”.

A giocarsi la coppa, mercoledi 14 febbraio alle ore 21:00 presso il Centro Sportivo “Talamonti” di Caserta, saranno RFC Ska Lions, ASD Family e Stella Rossa 2006. L’ASD Family è una squadra nata quest’anno e formata da richiedenti asilo e rifugiati attualmente ospiti del Centro di Accoglienza Straordinaria sito a Piana di Monteverna (CE). La Family partecipa al campionato amatoriale di calcio a 11 Opes Caserta, nello stesso girone in cui milita la Ska Lions.

Non ha bisogno di presentazioni la Stella Rossa, compagine di calcio popolare partenopea attiva dal 2006 sul territorio napoletano (in particolare a Scampia, dove gioca le sue gare casalinghe) e legata alla RFC Lions da un’amicizia di vecchia data, risalente all’avventura condivisa dei Mondiali Antirazzisti 2012. Le tre squadre daranno vita ad un torneo triangolare con tempi da 30 minuti ciascuno.

Presente al “Talamonti” il banchetto informativo SportAntenne e lo staff del comitato provinciale della Uisp che si dedica ormai da quasi un anno al progetto antidiscriminatorio. “SportAntenne” è un progetto della UISP Nazionale che fa riferimento al Fondo asilo, migrazione e integrazione 2014-2020 del Ministero dell'Interno ed Unione Europea. La Uisp sta operando in sinergia con l’UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali per far emergere discriminazioni etnico-razziali dirette e indirette nei confronti di cittadini di Paesi terzi, valorizzando ed utilizzando la capillare rete territoriale dell’Uisp, associazione di promozione sociale e sportiva diffusa su tutto il territorio nazionale.

Un progetto teso all’emersione del fenomeno discriminatorio e rivolto alla mediazione attraverso lo sport. Tante le segnalazioni arrivate all’Antenna Uisp casertana, relative a casi di discriminazioni su base etnica ed episodi di razzismo verificatisi all’interno e all’esterno dei centri di accoglienza, nelle strade, sui campi di calcio e sugli spalti, nei rapporti con uffici pubblici e con locatori di alloggi.

Per segnalare episodi di discriminazione di stampo etnico-razziale percepiti, diretti o indiretti, vittime e/o testimoni possono rivolgersi al numero dell’Antenna Territoriale Uisp Caserta 3421707337, alla email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., ovvero al numero verde dell’Unar 800901010".

Pubblicato in Sport sociale

Baby gang e baby boss, i brand di una nuova narrazione "emergenziale". Sullo sfondo la questione minorile, tra devianza ed emarginazione sociale. Se ne discute a Napoli venerdì 16 febbraio alle 17.30 negli spazi dello Scugnizzo Liberato, salita Pontecorvo 46 ai Quartieri Spagnoli, con i giornalisti Giuseppe Manzo e Lorenzo Giroffi.

Saranno proiettati i due reportage realizzati da Manzo e Giroffi tra il 2016 e il 2017: Figli del Vesuvio e Non hanno paura di nessuno, trasmessi rispettivamente da Rainews e Rsi radiotelevisione svizzera. "Nell'ambito di un percorso di approfondimento che lo Scugnizzo Liberato sta avviando sul tema del disagio giovanile - e delle forme 'criminali' che questo talvolta assume - daremo vita ad un primo momento di confronto", sottolineano gli attivisti dello spazio occupato e recuperato alla cittadinanza.

L’iniziativa arriva in una fase di nuova tensione criminale. Nel quartiere San Giovanni a Teduccio e ai Quartieri spagnoli si registrano “stese” con decine di proiettili sparati all’impazzata e che hanno colpito anche le abitazioni.

I reportage

Figli del Vesuvio - Gli oltre 100 gruppi criminali in città, i 50 morti nel 2016, il business dello spaccio e del racket, e soprattutto le vittime innocenti. Napoli affronta la nuova generazioni di gangster e camorristi con preoccupazione, i magistrati si trovano davanti a un nuovo fenomeno chiamato "baby boss". Sempre più giovani imbracciano pistole e kalashnikov, imprevedibili e spavaldi sono protagonisti di agguati e "stese". E a finire sotto i loro colpi sono, spesso, persone innocenti.

Protagonisti del racconto sono proprio i familiari delle vittime innocenti: Genny Cesarano, Ciro Colonna e Maikol Russo. E per la prima volta in video parla Angela, la moglie di Maikol, a un anno dalla morte: fu ucciso la sera del 31 dicembre 2015 a Forcella. Con lei anche i genitori e la sorella di Ciro Colonna, 19 anni, ucciso a Ponticelli durante l'agguato al boss dei "barbudos" Raffaele Cepparulo,  e il papà di Genny Cesarano, ucciso anche lui dai colpi di una sparatoria a soli 17 anni.

Non hanno paura di nessuno - Se vuoi essere un boss, un capo, non puoi averne. Parlano i minori delle strade di una Napoli che vive questa nuova fase criminale. Sono i protagonisti di questo reportage. La recrudescenza delle stese, dei raid e della violenza metropolitana pongono inquirenti e magistrati di fronte a un fenomeno nuovo. "Più che a bande di camorra somigliano a bande di delinquenti colombiani", così racconta nel reportage il primo dirigente Michele Spina, Primo Dirigente dell'Ufficio Prevenzione Generale della Questura di Napoli, che spiega questa nuova dinamica.

Pubblicato in Campania

Con riferimento all'incursione delle forze di sicurezza la notte scorsa a casa di Mohamed al-Kassas, vice capo del partito di opposizione egiziano Misr al-Qawia, e alla mancanza di informazioni su dove si trovi, la direttrice delle campagne sull'Africa del Nord di Amnesty International, Najia Bounaim, ha espresso tutta la sua preoccupazione:  "dati i precedenti delle autorità egiziane sul loro uso continuato di sparizioni forzate per soffocare il dissenso, siamo profondamente preoccupati che Mohamed al-Kassas possa essere stato vittima di sparizione forzata e sottoposto a tortura. Le autorità devono rivelare qualsiasi informazione in loro possesso sul luogo in cui si trova Mohamed al-Kassas e rilasciarlo immediatamente in caso sia trattenuto in custodia". 

"Questa sparizione forzata di un membro anziano di un importante partito di opposizione è un attacco spudorato ai diritti alla libertà di espressione e associazione in Egitto. La sparizione forzata è diventata una pratica abituale dell'amministrazione al-Sisi per mettere a tacere gli attivisti e i gruppi di opposizione". 

Questa è la terza sparizione forzata in Egitto confermata da Amnesty International questa settimana. Lunedì 4 febbraio, il giornalista Mustafa al-Aassar e il suo coinquilino, l'attivista Hassan al-Banna Mubarak, sono stati visti per l'ultima volta mentre andavano a lavorare a Giza. Sinora, il loro destino e il luogo in cui si trovano sono rimasti sconosciuti. Un mese fa, l'Agenzia per la sicurezza nazionale del ministero dell'Interno ha convocato il fratello di al-Assar e gli ha chiesto informazioni su dove si trovasse e sulle sue attività. 

Nonostante numerose lamentele da parte di familiari e avvocati, le autorità egiziane si sono rifiutate di rivelare dove si trovassero le persone scomparse. Nel gennaio 2018, l'ex capo di stato maggiore delle forze armate, Sami Anan, è stato arrestato dopo aver dichiarato le sue intenzioni di candidarsi alle imminenti elezioni presidenziali

Pubblicato in Dal mondo

Venticinque anni ci sono voluti alla Regione Calabria per dare corso al recepimento della Legge 381 del 1991 che all’art. 9 prevedeva (entro un anno!), l’istituzione dell’Albo regionale delle cooperative sociali. Soltanto lo scorso anno, invece, la nostra Regione si è finalmente dotata di uno strumento indispensabile per le cooperative sociali che talvolta sono rimaste escluse da bandi di gara nazionali ed europei che prevedevano l’iscrizione all’apposito Albo pena la mancata ammissione alla procedura selettiva.

Certo, è una normativa che nasce vecchia, in ritardo rispetto ai tempi e ai cambiamenti che stiamo vivendo, che rischia di morire in culla, ma che era necessaria per fare ordine, per dettare dei criteri, specie rispetto all’allocazione delle risorse e alla contrattazione pubblica. Poi ci sarà tempo per emendarla. Speriamo in meno di mezzo secolo. Questo atto dà dignità ad un settore che in questi venticinque anni ha lavorato, svolgendo un ruolo fondamentale sui territori, con servizi di prossimità, spesso in supplenza alla pubblica amministrazione. Un settore che ha saputo costruire benessere e generare buona economie.

Buone economie, ma anche qualche area grigia come dimostra lo scandalo “mafia capitale” che ha rischiato di coinvolgere tutto il non profit italiano. Uso il termine “non profit” anche se è una locuzione che non prediligo. È un “non qualcosa” quando, invece, le migliaia di organizzazioni che ricadono in questa definizione sono qualcosa di ben definito e concreto. Sarebbe più opportuno parlare di “terzo settore”. Il problema del terzo settore, purtroppo, è che in esso vengono accorpate una miriade di organizzazioni che con l’interesse generale della comunità c’entrano poco o forse nulla e che sono tenute insieme soltanto da una serie di normative che andrebbe certamente riviste.

La confusione che regna è un buon affare per molti: consente a organizzazioni di varia natura di erigersi a rappresentati del benessere comune ed a qualche Pubblica Amministrazione di liberarsi della gestione dei servizi abbandonandoli a sé stessi o sottopagandoli. Le imprese sociali che meriterebbero di stare in questo sistema, invece, sono quelle che si sostituiscono allo Stato per quegli interventi che servono, come stabilito dalla nostra Costituzione, a “rimuovere gli ostacoli che si frappongono al pieno sviluppo della persona umana”. C’è un senso comune che attribuisce al terzo settore virtù intrinseche e che invece così intrinseche non sono, purtroppo.

Lo studioso Gian Paolo Barbetta, nel “Libro bianco sul terzo settore”, edito da Il Mulino, spiega bene il cosiddetto effetto “alone”, ossia che una parte indiscutibilmente meritoria del terzo settore diventa l’elemento distintivo e qualificante del tutto. Conseguenza dell’effetto alone è, però, l’effetto “boomerang”, ossia il rovescio della sua stessa medaglia. Quando imprenditori o imprese tradizionali sono protagoniste di un malaffare, il senso dello scandalo riguarda la singola impresa che ne è protagonista e non porta con sé un giudizio negativo sulle altre imprese. Il fatto è circoscritto.

Nel caso di organizzazioni del terzo settore, invece, un comportamento scorretto di una singola organizzazione diventa un marchio di infamia per tutto il settore, com’è accaduto per lo scandalo Mafia capitale. Difficile da capire perché quelli che ci rimettono non alzino la voce per prendere le distanze dal calderone in cui rischiano di finire [...]

Leggi tutto l’articolo su questo link

Dal blog di Giancarlo Rafele (cooperatore sociale - responsabile beni confiscati Legacoop Calabria)

Pubblicato in Calabria
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