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Martedì, 25 Settembre 2018

Articoli filtrati per data: Martedì, 20 Febbraio 2018 - nelPaese.it

In un’epoca contraddistinta da grandi successi in oncologia, i pazienti rischiano il cuore per le conseguenze avverse proprio delle cure che li hanno salvati dal tumore. È quanto è emerso da un recente studio sulle cause di decesso in 1807 pazienti sopravvissuti al cancro: in un follow-up di 7 anni, si è evidenziato che il 33% muore per disturbi cardiaci e il 51% per la malattia per la quale era realmente un cura, cioè di tumore.

Praticamente un paziente su tre muore non di cancro ma a causa delle terapie oncologiche. Tutto ciò si potrebbe evitare solo se al momento della diagnosi e prima della scelta della terapia oncologica si accedesse e si venisse presi in carico da una struttura cardioncologica, per individuare e trattare in maniera aggressiva eventuali fattori di rischio cardiovascolari come ipertensione, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, diabete, ed intervenire precocemente in caso di patologie cardiache non diagnosticate come la disfunzione ventricolare sinistra, la cardiopatia ischemica, aritmie, problemi tromboembolici, ma principalmente intervenire in caso di urgenza cardiovascolare.

“È per questo motivo – spiegano Nicola Maurea, direttore della Struttura Complessa di Cardiologia, e Michelino De Laurentiis, direttore della UOC di Oncologia Clinica Sperimentale di Oncologia del Pascale, copresidenti dei due Congressi che si terranno a Napoli, il primo al Pascale e il secondo all’Hotel Royal dal 21 al 23 febbraio – abbiamo organizzato con il direttore generale Attilio Bianchi e il direttore scientifico Gerardo Botti gli eventi che si svolgeranno in partnership con il Dipartimento di Cardiologia dell’ MD Anderson Cancer center di Houston, Università del Texas, e la Divisione di Cardioncologia del Vanderbilt Heart medical center di Nashville”.

Il problema degli effetti collaterali cardiaci delle terapie antitumorali, come emerge dagli studi, sta diventando sempre più consistente anche perché, a causa dell'invecchiamento della popolazione, un numero sempre maggiore di pazienti arriva alla diagnosi di tumore con fattori di rischio cardiovascolari o cardiopatie silenti. Ad esempio, le donne con cancro al seno di età superiore ai 50 anni hanno una probabilità più alta di morire per problematiche cardiache collegate ai trattamenti oncologici che di morire per la recidiva del tumore. 

“Spesso – sottolinea Maurea – mentre si è tutti concentrati a eliminare il cancro, questi problemi non sono purtroppo riconosciuti, o non vengono adeguatamente trattati: un errore di prospettiva, anche perché la presenza di fattori di rischio cardiovascolari non trattati aumenta il rischio di eventi avversi cardiaci a seguito della chemioterapia o della terapia con farmaci biologici. Fondamentale, inoltre, che il cardiologo che prende in cura il paziente sia continuamente aggiornato sui farmaci oncologici utilizzati e sulle loro interazioni con i farmaci cardiologici con cui trattare il paziente”. 

Inoltre, le tecniche ecocardiografiche, attualmente diffuse nella maggior parte degli ospedali e sul territorio, non sempre sono sufficienti a diagnosticare precocemente il danno cardiaco, laddove invece il paziente dovrebbe essere seguito dal team cardio oncologico durante il corso della malattia, e se ha assunto determinati farmaci anche per anni dopo la fine della chemioterapia.

Questa “regola” entra a buon diritto nel decalogo della prevenzione cardioncologica ideale, che verrà presentato ai due convegni: dieci semplici raccomandazioni che incrementano le possibilità di successo della cura e al tempo stesso sono “salvasalute” perché consentono di ridurre le recidive e gli effetti avversi delle terapie, permettendo ai tanti che sconfiggono il tumore di rimanere sani e forti. 

“Sappiamo ad esempio – dice De Laurentiis – che una corretta alimentazione è fondamentale per contrastare gli effetti cardiotossici di chemioterapia e cure biologiche. L’alimentazione migliora la prognosi e le regole per una dieta antitumorale sono poche: bisogna limitare o abolire carne rossa, zuccheri e dolci, ma senza restrizioni particolari su tutte le altre classi di alimenti. I tanto demonizzati latticini, ad esempio, non devono essere eliminati del tutto né è necessario diventare vegani: non esiste nessuna prova scientifica chiara di eventuali vantaggi, in più si tratta di un regime alimentare difficile da seguire con costanza e anche complicato da gestire perché sia equilibrato in termini di nutrienti necessari”. 

Anche l’attività fisica gioca un ruolo fondamentale. “Nel caso delle donne con carcinoma mammario, ad esempio – conclude De Laurentiis – l’attività fisica è talmente efficace da poter essere considerata una vera e propria cura, al pari di chemio e ormonoterapia, oltre che essere preventiva sullo sviluppo di tumori. Durante il congresso saranno, infatti, evidenziati gli effetti preventivi del training ad alta intensità nelle donne a rischio elevato di cancro al seno”.

Tutto questo non può prescindere da un grande sforzo organizzativo e di ricerca preclinica e traslazionale, come sottolineano il direttore generale Attilio Bianchi e il direttore scientifico Gerardo Botti. “Il Pascale è già ad ottimi livelli e dispone di un laboratorio avanzato di ricerca preclinica cardioncologica con cui studiamo gli effetti cardiotossici dei farmaci e le possibilità di cardioprotezione, sfruttando un modello che, partendo dall’analisi in vitro su cardiomiociti, passa all’analisi in vivo con metodiche ecocardiografiche avanzate (analisi dello strain, ecc.), per poi passare all’analisi isto-patologica. Tale attività di ricerca ha prodotto negli ultimi anni importanti lavori su riviste impattate. È anche intenzione della Direzione Scientifica potenziare il numero degli studi clinici sulla cardiotossicità, ma principalmente per la ricerca nel campo della cardioprotezione in oncologia”.

 

 

Pubblicato in Salute
Martedì, 20 Febbraio 2018 16:00

PER EDUCATORI E PROF ECCO IL METODO PITOPÌ

Sabato 24 febbraio la libreria Madamadorè di Grosseto in collaborazione con Il Quadrifoglio Gruppo Cooperativo ha in programma un corso di formazione e introduzione al metodo Pitopì dedicato al manuale didattico “Metodo Pitopì - Oltre l'apprendimento dei requisiti di base” (coedizione tra LibriLiberi e Tutti Matti per l'Arte – Il Quadrifoglio Gruppo Cooperativo) lavoro editoriale di Maurizio Pizzetti, Maria Laura Tondi e Antonella Pizzetti.

Quella di sabato 24 sarà dunque un'intensa giornata di formazione che inizierà alle 10.30 con la presentazione del metodo Pitopì e saranno presenti gli autori. Dalle 14.00 fino alle 17.00 si svolgerà la sessione di lavoro pratico su alcune delle esperienze del metodo presentate nella guida didattica che terminerà con le riflessioni e le conclusioni. Il corso è rivolto agli insegnanti, professori, educatori e anche a tutti quei genitori che intendono conoscere questo nuovo e innovativo metodo. E' possibile iscriversi al workshop direttamente presso la libreria.

Il Metodo Pitopì (dai nomi dei tre autori, Maurizio Pizzetti, Maria Laura Tondi, Antonella Pizzetti), nasce da un'idea fortemente innovativa che pone l'arte al centro del lavoro educativo di insegnanti e genitori. I requisiti di base ne costituiscono un importante pilastro insieme all'integrazione intima nella formazione del pensiero emotivo e del linguaggio. 

“Sfogliando Pitopì – spiegano Olivia e Petra, di Madamadorè - pensiamo a come l'arte abbia tracciato un percorso fin da subito nel nostro lavoro. Il linguaggio artistico siamo certe sia una possibilità concreta per veicolare tante informazioni ed esperienze in maniera efficace, semplice e soprattutto vera”.

 

 

Pubblicato in Lettera al Direttore

Sono 700 le cooperative aderenti, un fatturato di oltre 4,2 miliardi di euro, 530.000 soci e 25.000 occupati per Legacoop Lazio. Questi i numeri delle imprese cooperative aderenti alla struttura territoriale di Legacoop, che ingloba anche il territorio afferente all’Area Metropolitana di Roma Capitale.

Un sistema economico di notevole rilevanza sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, visti i numerosi servizi a carattere sociale che la Cooperazione laziale svolge sul territorio e le riconosciute eccellenze nei più diversi settori. Eccellenze che, nell’ambito di un più ampio dibattito sul ruolo della Cooperazione laziale come volàno per lo sviluppo dell’economia regionale, verranno presentate nel corso dell’iniziativa “Costruire Valore – Il modello di sviluppo economico della Cooperazione nel Lazio”, organizzata da Legacoop Lazio grazie al sostegno della Camera di Commercio di Roma.

Appuntamento venerdì 23 febbraio dalle ore 9,00 alle ore 13,00, a Roma presso il Tempio di Adriano (Piazza di Pietra). L’incontro chiuderà idealmente il percorso di riaffermazione del portato valoriale della Cooperazione laziale e di costruzione di una nuova visione condivisa, iniziato con il 13° Congresso di Legacoop Lazio del 15 febbraio 2017.

Economisti e rappresentanti del mondo cooperativo dialogheranno sul presente e sul futuro della Cooperazione nel Lazio, analizzandone punti di forza e debolezza ed individuandone le peculiarità come possibile modello di sviluppo per l’economia regionale. “Valori come l’etica, l’inclusione, la sostenibilità e l’intergenerazionalità fanno parte del nostro DNA e possono essere messi a disposizione dei cittadini e delle Istituzioni per ripensare le politiche di sviluppo economico e sociale della nostra regione. – dichiara il presidente di Legacoop Lazio, Placido Putzolu – Per portare avanti iniziative innovative su economia circolare, innovazione sociale, rigenerazione urbana e sharing economy non bastano le buone intenzioni, c’è bisogno di un know-how da cui partire.”

La sfida futura che la Cooperazione laziale vuole cogliere è quella di contribuire al cambiamento della Regione Lazio, attraverso una partecipazione attiva che sia in grado di favorire la messa a sistema delle competenze maturate e del forte radicamento territoriale in tutti i territori della regione. “Questa iniziativa rappresenta per noi un traguardo e, al tempo stesso, un punto di inizio. – ha continuato Putzolu – Sono stati anni difficili per la Cooperazione laziale, ma ne stiamo uscendo a testa alta, nonostante le mille difficoltà che quotidianamente le nostre cooperative sono tenute ad affrontare. Con l’iniziativa del 23 febbraio vogliamo evidenziare di poter essere tra i protagonisti di un modello di sviluppo non più legato alla finanza ma all’economia reale, capace di produrre performance positive non solo economiche, ma anche sociali e ambientali.”

Grazie al filo conduttore che lega la Cooperazione laziale ad un più vasto sistema economico e imprenditoriale, in grado di valorizzarne le peculiarità e metterne a sistema le buone pratiche, prenderanno parte all’evento anche il presidente della Camera di Commercio di Roma, Lorenzo Tagliavanti, e il presidente di Legacoop Nazionale, Mauro Lusetti. “Resilienza: un termine che viene spesso associato al mondo della Cooperazione – ha commentato il presidente nazionale Mauro Lusetti – A dirlo non siamo noi ma i dati: le cooperative hanno resistito e resistono alle contrazioni del mercato, in quasi tutti i settori, proprio grazie alla peculiarità non speculativa del modello cooperativo. Il principio di mutualità interna ed esterna che ci contraddistingue, rende il nostro operato molto più vicino all’economia reale rispetto a quanto può avvenire in altre forme d’impresa”.

“Se si ha il polso della situazione – prosegue Lusetti – se si lavora e si opera con e per le persone, si crea un capitale umano che non può essere cancellato dalle oscillazioni del mercato. E sono proprio le persone, i nostri soci ed i nostri utenti, a renderci capaci di guardare al futuro ed intercettare i nuovi bisogni che la crisi economica sta ormai consolidando”.

Pubblicato in Lazio

Prende ufficialmente vita a Messina, presso la Palestra Comunale di Ritiro, il progetto “Baskin”, un'iniziativa  promossa da SSR insieme all’Associazione Castanea Basket 2010, che coniuga sport e solidarietà. Il "Baskin" si ispira al basket ma, grazie ad un sistema di regole modificate, consente la partecipazione all’interno della stessa squadra di ragazzi normodotati insieme  ad altri con disabilità fisiche o psichiche.

Il progetto, che mira anche alla realizzazione di un Centro Baskin, come già accaduto nel 2003 nella città di Cremona. "Non si tratta soltanto di un attività sportiva proposta a soggetti con disabilità - spiega l’Amministratore di SSR Mimmo Arena  - ma di uno spazio di inclusione che riconosce le potenzialità di ciascuno, e che dimostra di avere benefici anche sui soggetti normodotati, per i quali il confronto con persone che hanno abilità diverse rappresenta un esperienza di crescita ed arricchimento che spinge non solo ad avvicinarsi e ad accettare le differenze, ma soprattutto a valorizzarle". 

La squadra, costituita da soggetti di età e sesso diversi e differenti livelli di capacità motorie, cognitive e relazionali, è composta da: disabili, i familiari, e giocatori dilettanti. "I ragazzi disabili - aggiunge Antonio Epifanio di SSR- sono stati selezionati tra quelli assistiti dalla SSR, nei propri ambulatori. La SSR ha garantito tutta la propria esperienza e professionalità nel settore di assistenza al paziente e testerà questo progetto innovativo che vede al centro lo sport come volano di ripartenza sociale". 

"E’ un progetto che riempie d'orgoglio - conclude Arena - e vedere le famiglie contente ed i ragazzi entusiasti, ci deve spingere oltre, siamo consapevoli di essere dei pionieri di questo progetto e questo deve tenere sempre alte e costanti le nostre motivazioni. Dobbiamo remare tutti nella stessa direzione, col lavoro e la giusta alchimia di squadra i nostri assistiti potranno affermarsi anche in una disciplina così entusiasmante come il basket”. 

 

Pubblicato in Sport sociale
Martedì, 20 Febbraio 2018 14:54

IL VIAGGIO DE "LA SIRENETTA" ARRIVA A PARMA

Liberamente tratto dalla celebre favola di Andersen è “La Sirenetta” in scena a Europa Teatri domenica 25 febbraio alle ore 16.30, testo e regia di Ilaria Gerbella, con Elena Borra, una produzione di Europa Teatri, per bambini dai 4 ai 10 anni, appuntamento della rassegna di Teatro Ragazzi della Stagione 2017-2018.

Stanca e infreddolita, Estella, la cacciatrice di favole, è appena tornata da un lungo viaggio in Danimarca, dove un improbabile granchio parlante le ha raccontato la strana storia di una piccola sirena che abitava nelle profondità marine e che amava intensamente il mondo degli uomini che vivono nelle terre oltre la superficie del mare. Così inizia il viaggio, nelle profonde acque del mare, azzurre e trasparenti, così profonde che un’anfora non riuscirebbe a raggiungere il fondo.

Ne “La Sirenetta” la tenace malinconia della vita vera si contrappone al sogno, si allude al significato dell’esperienza del mondo degli adulti a volte lontano e misterioso, ma che attraverso il racconto e le scelte della protagonista, tocca e rapisce il bambino, portandolo con delicata fantasia ad avvicinarsi e comprendere pensieri e sentimenti che gli apparterranno un giorno, non troppo lontano.

Pubblicato in Cultura

“Grazie a Francesco perché da un trauma come il mio si esce vivi solo grazie a un amore grande come il tuo, la tua spontaneità e la tua gioia. Mi hai dato il coraggio di alzarmi da quel letto e ricominciare a camminare e devo ammettere che alcuni passi li abbiamo proprio mossi insieme. Accudirti e rispondere ai tuoi bisogni è stata la cura migliore”.

Francesco non ha ancora letto queste parole. Il 29 maggio compirà tre anni e quando sarà in grado di capire, troverà l’inizio della sua vita in un libro, Emoglobina 14, che la madre Carla ha già scritto per lui. “Non sono una scrittrice e non voglio esserlo”. Carla Sanna è infatti una psicologa che si è laureata alla Sapienza di Roma, dove ha studiato lasciando la sua Cagliari e dal 2008 è socia della Koinè per la quale coordina il nido che la cooperativa sociale aretina ha nella città di Roma.

“Sono una donna di 38 anni che ha visto la morte in faccia e ne ha sentito l’odore, passando dalla gioia di avere un figlio alla scoperta di avere una malattia rara. Desidero profondamente che questa mia testimonianza sia conosciuta e diffusa perché si sappia cosa è successo e quanto io e la mia famiglia abbiamo sofferto; desidero che le persone, leggendo queste pagine, si rendano conto di quanto possa essere forte una donna e quanto sia importante l’istinto materno”.

La sua storia è diventata, con il sostegno di Koinè, il libro Emoglobina 14, edito da Aracne Edizioni di Roma e che verrà presentato venerdì 23 febbraio, alle ore 16.30, nei locali della Casa dell’Energia in via Leone Leoni ad Arezzo. Interverranno, insieme all’autrice, Grazia Faltoni, Presidente della cooperativa sociale; Sandro Vannini, Difensore Civico della Regione Toscana e Stefania Polvani, sociologa, Azienda Usl Toscana Sud Est. Brani del testo di Sanna verranno letti da Antonella Ganino. Il libro verrà poi presentato il 28 febbraio anche a Roma nella sede dell’associazione Il Melograno in Via Saturnia 4/a.

La capitale è il luogo della storia di Carla Sanna. Arrivata in clinica per partorire naturalmente alla quarantaduesima settimana di gestazione, ha subito gravi lesioni a seguito di un parto cesareo sbrigativo, eseguito per salvare il bambino. Viene dimessa dopo tre giorni con un’emorragia in corso e rischia la vita innumerevoli volte, affrontando diversi interventi per suturare vasi sanguigni recisi nell’intervento. In seguito viene trasferita in un centro di ematologia per affrontare una malattia rara sopraggiunta a causa delle emorragie interne. Resta lontana da suo figlio appena nato per tre mesi, affidato nel frattempo alle cure del padre e dei nonni. Carla è sopravvissuta a una vicenda dolorosa e sconvolgente che ha portato conseguenze traumatiche nella sua vita; convive con la malattia, l’emofilia acquisita dopo il parto, che si porterà dietro per il resto dei suoi giorni. 

Scrive Stefania Polvani nella prefazione: “attraverso la narrazione Carla (…) riporta la consapevolezza a ciò che è accaduto e ciò che ha da accadere; accende l’attenzione sulla necessità di cure personalizzate basate sull’ascolto e sulla relazione; ricostruisce il senso della sua storia; con la scrittura un po’ si cura e si guarisce, per curare e guarire altri, se possibile. Noi lettori, senz’altro”. Protagonista del libro è il bambino che ancora non sa di esserlo. Scrive Stefania Polvani: “Francesco ha una bella carnagione di porcellana, tanti capelli corvini di velluto. Si sente spesso nel libro il profumo di Francesco, insieme alla sua mamma che lo sogna mentre lui ne sente la sofferenza a distanza, Carla lo ha affidato alle cure e al coraggio di sua madre: non si sa chi delle due donne sia più dolce e più potente. E’ per Francesco che Carla sopravvive”.

 

Per due giorni, il 17 e 18 febbraio, associazioni ed avvocati si sono mobilitati alla frontiera franco-italiana per permettere alle persone di esercitare i loro diritti, nel rispetto della legislazione nazionale, europea ed internazionale.  I rappresentanti di associazioni francesi ed italiane, insieme ad avvocati dei due paesi (Nizza, Lione, Parigi, Tolosa, Milano, Genova e Torino) hanno monitorato la situazione alla frontiera e portato assistenza a persone illegalmente respinte dalle autorità francesi permettendo loro di far valere i proprio diritti dinanzi al tribunale di Nizza. Quest’ultimo è stato adito in merito ai casi di respingimento di 20  minori non accompagnati.  

“Questa missione si è resa necessaria perché le autorità francesi continuano a negare i diritti delle persone che attraversano la frontiera per raggiungere la Francia – dichiarano le associazioni - malgrado le numerose condanne di queste pratiche da parte dei tribunali locali.  Il ripristino dei controlli alle frontiere interne deciso dal governo francese alla fine del 2015, e regolarmente rinnovato fino ad oggi, non può giustificare la violazione di principi fondamentali quali la protezione dei minori,  il divieto di detenzione arbitraria o ancora il diritto d’asilo”.  

Eppure ogni giorno le autorità francesi respingono verso l’Italia minori stranieri non accompagnati, in violazione della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia. Viste le modalità dei rinvii, a molti viene di fatto impedito di chiedere asilo in Francia.  In parallelo, i rappresentanti delle associazioni hanno effettuato durante tutto il weekend un lavoro di osservazione alla stazione di Mentone Garavan e davanti alla stazione della polizia di frontiera di Mentone Pont Saint-Louis, constatando che quest’ultima viene utilizzata come luogo di detenzione, 36 persone in questo locale durante la notte da sabato a domenica, per periodi fino a 12 ore. Questi trattenimenti superano la durata massima prevista dalla legge e si verificano in condizioni indegne, senza che le persone private della libertà abbiano accesso ad un avvocato, ad un interprete, ad un medico o a un telefono, in violazione della legge e della sentenza del Consiglio di Stato del 5 luglio 2017.

Le organizzazioni firmatarie continuano a interpellare il Governo francese affinché “interrompa le pratiche illegali di non accoglienza dei richiedenti asilo e dei minori non accompagnati che si verificano alla frontiera con l’Italia. Il Governo deve rispettare la legislazione francese ed europea ed il diritto internazionale e la situazione delle persone che attraversano o si presentano alla frontiera deve essere esaminata nel pieno rispetto dei diritti”.

Lista delle organizzazioni firmatarie. Per la Francia: Amnesty International France, L’Anafé, L’ADDE,  La Cimade Médecins du Monde, Médecins sans frontières, Secours Catholique, Caritas France, AdN Association pour la Démocratie, à Nice Citoyens Solidaires, 06 DTC-Défends ta citoyenneté, LDH Nice Pastorale des migrants du diocèse de Nice Roya, Citoyenne Syndicat des Avocats de France, Tous Citoyens !  Per l’Italia : ASGI, Diaconia Valdese, Intersos, Terre des Hommes Italia, WeWorld Onlus 
 
Le associazioni hanno osservato, tra il 26 e il 28 novembre 2017, circa 150 respingimenti verso l’Italia a partire dai locali della polizia di frontiera di Mentone, di persone che non hanno avuto accesso alla procedura di asilo, e 30 bambini stranieri rimessi, senza alcuna misura di protezione, nel treno in direzione di Ventimiglia. 

 

Pubblicato in Migrazioni
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