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Domenica, 25 Febbraio 2018

Articoli filtrati per data: Martedì, 06 Febbraio 2018 - nelPaese.it

Nella notte di ieri si è consumato l’ennesimo atto vile nei confronti di una nostra associata la Cooperativa Sociale Alba di Polistena. Ignoti si sono introdotti all’interno del capannone adibito a deposito e custodia degli automezzi e macchinari, portando via tutto. Ingente il danno economico, ma soprattutto la rabbia e contemporaneamente lo sconforto e l’ amarezza provocata nei Soci.

La cooperativa Alba, socia del consorzio Macramè, da qualche anno esegue per conto dello stesso consorzio, come attività principale, i lavori di manutenzione e raccolta frutto nei terreni proveniente da confisca e sequestri da parte dell’autorità giudiziaria.

“Tale azione delittuosa – dichiarano la presidente di Legacoop Calabria Angela Robbe e il responsabile Legacoopsociali Calabria Lorenzo Sibio - vede ancora una volta colpire il lavoro dei Soci di cooperative sociali che con impegno, abnegazione e sacrificio cercano, attraverso la gestione dei beni confiscati, l’opportunità di riscatto per la Calabria e la possibilità di riconquistare la speranza di continuare a vivere in questa terra, attraverso la diffusione di una nuova cultura, quella della legalità” .

“Ai Soci ed ai tanti lavoratori impegnati nelle attività della cooperativa Alba – aggiungono - va tutta la nostra solidarietà e vicinanza.

Legacoop Calabria “condanna fermamente tali azioni, che offendono quanti come noi ogni giorno si spendono per costruire un tessuto sociale, economico e produttivo libero da ogni forma di mafia, convinti che il respingere con forza tali atti, sia fondamentale a tutta la società civile per contrastare l’arroganza della malavita e riaffermare i fondamentali principi di  giustizia e legalità”. 

 

Pubblicato in Nazionale

Giovedì 8 febbraio alle ore 21 al Teatro Comunale di Casalmaggiore sarà il concerto del Quartetto Lyskamm a proseguire la Stagione Concertistica, realizzata dal Comune di Casalmaggiore con il sostegno della Regione Lombardia, nell’ambito di Circuiti Teatrali Lombardi, in collaborazione con il Casalmaggiore International Music Festival.

Composto da Cecilia Ziano (violino), Clara Franziska Schoetensack (violino), Francesca Piccioni (viola), Giorgio Casati (violoncello), il Quartetto si esibirà in un concerto su musiche di Franz Joseph Haydn, Ludwig van Beethoven e Béla Bartok.

Nato nel 2008 al Conservatorio di Milano, il Quartetto dal 2009 al 2011 è stato allievo del Quartetto Artemis all’Università delle Arti di Berlino; in seguito ha incontrato importanti docenti tra i quali Hatto Beyerle, Johannes Meissl, Ferenc Rados, Claus Christian Schuster, Eberhardt Feltz e il Cuarteto Casals e ha proseguito il proprio perfezionamento sotto la guida di Heime Müller presso l’Università di Lubecca. Nel 2016 il Borletti Buitoni Trust gli ha assegnato il Premio speciale per la musica da camera intitolato alla memoria di Claudio Abbado. Nei due anni precedenti, il Quartetto ha ricevuto il Premio Vittorio Rimbotti dell’Accademia Europea del Quartetto, il secondo premio e il premio speciale Pro Quartet al Concorso Internazionale Franz Schubert und die Musik der Moderne di Graz, il Premio della Jeunesse Musicale Deutschland, la borsa di studio della Ad Infinitum Foundation ed il primo Premio al concorso della Possehl Stiftung di Lubecca.

Il Quartetto Lyskamm è stato ospite di numerose e prestigiose società concertistiche italiane, ha collaborato in quintetto con Mario Brunello, Alessandro Taverna e Simone Rubino. Dal 2014 è impegnato in progetti di circuitazione promossi, in Italia e in Europa, dal Cidim (Comitato Nazionale Italiano Musica). Sono stati selezionati per far parte de ”Le dimore del Quartetto“, progetto volto a rilanciare il ruolo primario del mecenatismo, rispondendo alle necessità di giovani quartetti d’archi e valorizzando il patrimonio artistico. Il Quartetto è in residenza per il biennio 2016-17 presso gli Amici della Musica di Padova.

Biglietti: Intero € 12, 00, Ridotti e Loggione € 8, 00, Studenti € 5, 00. I biglietti dei singoli concerti si acquistano in prevendita presso il Centro Servizi al Cittadino (Piazza Garibaldi, tel. 0375 284496), dal lunedì al sabato dalle ore 8.30-12.30 e presso il botteghino del Teatro tutti i giorni di concerto a partire da un’ora prima l’inizio previsto.

Pubblicato in Cultura

La storia del calciatore Deniz Naki non ha che fare con il campo. Curdo-tedesco, lo scorso gennaio Naki ha subito un attentato con colpi di pistola contro la sua auto. Poi dopo aver condiviso sui social un video che sosteneva una manifestazione contro l’offensiva militare turca di Afrin a Colonia è arrivata la decisione: radiato dalla Federazione calcio della Turchia.

Deniz ha affidato la sua risposta a una lettera pubblica che sta girando sulle pagine facebook dedicate al calcio popolare e antirazzista. Ecco il testo:

 

Ho giocato a calcio per due stagioni e mezzo, con entusiasmo, nella squadra dell’Amedspor alla quale ho dato il cuore. Di questo periodo, conservo dei bei ricordi che non potrei mai dimenticare nella mia vita. Oltre al calcio, abbiamo stretto legami sinceri con la nostra gente. Ho avuto giorni pieni di amore, rispetto, gioia e felicità, e una grande famiglia che mi aveva offerto ciò. Non si può dire che su questo cammino che abbiamo intrapreso con l'obiettivo della vittoria, abbiamo avuto molto successo. Ci ha sempre reso tristi. In qualità di Amedspor, eravamo tristi, abbiamo riso, ci siamo presi le nostre colpe. Abbiamo sentito e fatto sentire tutte queste emozioni nella veste della famiglia dell’Amedspor.

Anche prima dell’Amedspor la mia vita è stata costruita sulla libertà, la pace e la lotta per la mia terra. Sapendo che portare l'identità dell’Amedspor, richiede una lotta ardua e difficile, di restare sempre in piedi a testa alta, ho cercato di mostrare un atteggiamento adeguato. E mi sono comportato con la consapevolezza che tutto non si riduce al calcio. Dopo l’Amedspor continuerò ancora la mia vita, con questa attitudine. Ho messo al di sopra di tutto, gentilezza, bellezza, solidarietà, pace, vita umana e patriottismo, che richiedono una sensibilità sociale. Perché questi sono i valori a cui sono legato. Sono loro che mi rendono l’uomo che sono. Il giorno in cui dovessi rinunciare a questi valori, sarei distrutto.

"Chi non si riappropria del suo passato, non potrà avere né il suo presente né il suo futuro. La persona che non si riappropria della sua storia e della sua cultura, non potrà possedere la sua dignità e la sua vita libera. L'essere umano può esistere solo attraverso la sua storia, la sua cultura e la sua società. " Ho sempre vissuto secondo queste parole, che per me sono estremamente sensate. A causa di questa posizione, ho sofferto sui campi di calcio, molte volte, aggressioni verbali e fisiche. Il vile agguato che mi ha colpito di recente in Germania, avrebbe potuto togliermi la vita. So molto bene che Dio mi ha protetto attraverso le preghiere della nostra gente e delle persone che mi conoscono. Non sono rimasto insensibile ai massacri e agli scontri a Sur, Nusaybin, Silvan, Cizre, Silopi, Şırnak. Non potevo stare in silenzio mentre le persone morivano vicino a me e non mi l’ho fatto. Come persona che desidera la pace, non posso, neanche, rimanere insensibile alla guerra condotta in Africa. Perché le persone stanno morendo.

Ho fatto una richiesta di sensibilizzazione, in modo che queste morti, che questa guerra si fermi. Ho sempre reagito e continuerò a reagire contro la persecuzione, contro l'ingiustizia ovunque essa sia nel mondo. È un mio diritto umano e legittimo. Ma la stampa turca [quella al potere] ha riportato ciò per l’ennesima volta in maniera distorta trasformandomi in un bersaglio di una campagna di linciaggio mediatico. Per questi media di fango, queste pratiche di calunnia sono diventate una tradizione. Non dobbiamo dimenticare che le persone, prima di essere atleti, medici, insegnanti, artisti, amministratori, lavoratori, credenti o atei, di destra o di sinistra, conservatori o liberali ecc.,

Sono soprattutto esseri umani. E hanno la responsabilità di appropriarsi dei valori dell'umanità.

Sebbene con il mio club Amedspor, abbiamo rotto il nostro contratto di comune accordo, prima della decisione della Federcalcio turca, ho ricevuto pesanti sanzioni come mai nella storia del Consiglio disciplinare del calcio professionistico della Turchia. La mia licenza di calcio è stata rimossa, sono stato bandito dal calcio in Turchia e ho ricevuto multe esorbitanti. Il fatto che la federazione mi abbia dato la più grande sanzione della storia, dimostra quanto [questo gesto] sia politico e porta pregiudizi per partito preso.

So molto bene che la decisione è politica. Le vostre mani politiche, fasciste e sanguinose, hanno toccato come tutto il resto, anche il calcio. In verità, non vorrei essere parte di un sistema di calcio così sporco. In effetti, la vostra decisione mi ha alleviato un po'. Vorrei che fosse noto che questo tipo di sanzioni e imposizioni non possono togliere la mia ambizione per la pace, la libertà e il patriottismo. Non rimpiango nulla di ciò che ho fatto, e continuo a pensare a ciò che non potrò fare. La resa conduce al tradimento, alla resistenza alla vittoria. Abbiamo resistito a Koçgiri, abbiamo resistito ad Ağrı, abbiamo resistito a Dicle, Dersim, Kobanê e abbiamo resistito ad Afrin. Abbiamo resistito per il Kurdistan e continuiamo a resistere. Vinceremo. Per tutta la vita sono rimasto in piedi, ho difeso coloro che hanno ragione e vissuto degnamente.

Qualunque sia il contrario. Qualunque siano le conseguenze, questa attitudine sarà la mia filosofia di vita, fino alla mia morte. Se la morte deve venire, per questo popolo, per la pace, per una vita dignitosa, che venga pure. Dopo tutti questi periodi problematici, non posso tornare ad Amedspor e alle mie terre. Lascio al giudizio del nostro popolo, tutte le ingiustizie, le illegalità e le persecuzioni. Ringrazio infinitamente tutto l’Amedspor i nostri supporters i miei compagni di squadra e la nostra gente, che, soprattutto dopo il recente attacco, mi hanno chiamato, mi hanno sostenuto, e mi hanno dimostrato il loro supporto in tutto il mondo. Tornerò un giorno con il motto "ciò che non uccide, rafforza" e vivremo tutti insieme giorni di pace, serenità e libertà. Ci riusciremo. Questo non è un messaggio di addio ma di esistenza. Perché assieme alla mia identità calcistica, sono anche, fino alla fine delle mie unghie, il piccolo figlio di Seyit Rıza.

Vengo da Dersim, vengo da Amed, vengo dal Kurdistan. Con tutto il mio rispetto.

Deniz Naki

 

 

 

 

 

“Scimmia, zingaro, egiziano di merda, bagascia”, sono solo alcuni degli insulti che domenica scorsa sono stati rivolti ai ragazzi della squadra RFC Lions ed a tifosi e tifose venuti a sostenerci a Castel Morrone (CE), da parte di un cospicuo gruppo di giovani tifosi della squadra locale. Lo comunica la stessa squadra antirazzista di Caserta sulla propria pagina facebook.

“A fine partita poi, lo stesso gruppo di ragazzini di circa 15 anni si è rivolto ai nostri sostenitori facendo il saluto romano ed inneggiando al duce. Non è la prima volta che subiamo insulti di stampo razzista in trasferta, ma riteniamo che mai come stavolta quanto accaduto non possa essere tollerato”. Vedere 15enni col braccio teso, scandire “duce, duce” e “vomitare odio verso i nostri giocatori solo perché di colore della pelle diverso, ci fa arrabbiare ed avvilire allo stesso tempo”.

Proprio all’indomani della strage fascista e razzista di Macerata, “ci sarebbe piaciuto vedere e condividere ben altro clima sugli spalti. Ed invece ha vinto ancora una volta l’odio. E la cosa più triste è che siano proprio dei ragazzini ad atteggiarsi a fascisti ed a rivolgere insulti razzisti e sessisti”.

Purtroppo il buon risultato del campo è passato in secondo piano, così come la bella accoglienza della società e della squadra di casa, che nulla ha a che fare con il comportamento di una parte dei suoi tifosi. “Noi non vogliamo starci, non vogliamo cedere alla barbarie xenofoba in cui sta sprofondando questo Paese. Saremo sempre ai nostri posti contro fascismo, razzismo e discriminazioni, sui campi di calcio come nelle strade. Laddove c’è odio faremo inclusione e aggregazione. Orgogliosamente Antirazzisti”.

Pubblicato in Sport sociale

"Le mutilazioni genitali femminili (Fgm) rappresentano tante cose: un atto violento che causa infezioni, malattie, complicazioni durante il parto e anche la morte; una pratica crudele che infligge danni emotivi duraturi nel tempo, perpetrati sui piu' vulnerabili e i meno potenti della societa' - le ragazze nella fascia di eta' compresa tra l'infanzia e i 15 anni; una violazione dei diritti umani che riflette e protrae il basso status sociale di ragazze e donne in troppi luoghi; un ostacolo al benessere delle comunita' e delle economie. Ma le mutilazioni genitali femminili rappresentano anche qualcosa che puo' essere fermato. Nel mondo, sta crescendo una pressione per eliminare le mutilazioni genitali femminili.  La volonta' politica, il coinvolgimento delle comunita' e gli investimenti mirati stanno cambiando le abitudini e le vite delle persone".

 Cosi' in un comunicato Henrietta H. Fore, Direttore generale Unicef e Natalia Kanem, Direttore generale Unfpa. "Nei paesi in cui l'Unfpa e l'Unicef lavorano congiuntamente per porre fine alle mutilazioni genitali femminili, le ragazze oggi hanno meno di un terzo delle probabilita' di essere sottoposte a questa tremenda pratica rispetto al 1997. Dal 2008 oltre 25 milioni di persone in circa 18.000 comunità in 15 paesi hanno pubblicamente ripudiato questa pratica. A livello globale, la diffusione e' declinata di circa un quarto dal 2000. Questa è una buona notizia per le ragazze e le giovani donne, e' una buona notizia per le loro famiglie e le comunità. Le ragazze che non subiscono la pratica tendono a crescere piu' in salute e hanno bambini più sani. Spesso ricevono un'istruzione migliore, hanno un reddito più alto e maggiori strumenti per prendere decisioni per il proprio futuro. Le comunità e i paesi che contrastano questa terribile pratica e si impegnano a cambiare le proprie abitudini ottengono benefici commisurati. Questa e' la buona notizia”.

Eppure si apre uno scenario su cui bisogna intervenire presto: “ i trend delle popolazioni in diversi paesi tra i piu' poveri al mondo, dove le mutilazioni genitali femminili sono ancora praticate, minacciano di ridurre i progressi compiuti. Entro il 2030, oltre un terzo di tutte le nascite nel mondo avverra' in 30 paesi in cui si praticano le mutilazioni genitali femminili".

In Italia si stima che le donne che hanno subito una forma di mutilazione genitale durante l'infanzia siano tra le 60.000 e le 80.000. Negli ultimi anni, il nostro Paese, è stata interessato dall'arrivo via mare di donne che hanno chiesto la protezione internazionale, provenienti da Paesi dove la pratica delle mutilazioni genitali è ancora diffusa: Eritrea, Somalia, Nigeria, Guinea, Sudan, Mali, Burkina Faso, Costa d'Avorio. A rilanciare la presenza silenziosa del fenomeno nel nostro Paese è stata AciotnAid che con il progetto After “è stato possibile realizzare percorsi di empowerment per le donne e di informazione ed educazione per le loro comunità, sensibilizzando un più ampio pubblico sull’esistenza in Europa di questa realtà”

“Le mutilazioni genitali – così come i matrimoni forzati – rappresentano una forma di violenza contro le donne che rientra nella fattispecie degli atti di persecuzione individuati dalla Convenzione di Ginevra del 1951, ripresa dalla Direttive Europee in materia e dalla normativa nazionale, ragione per cui è possibile il riconoscimento dello Status di rifugiato politico”. A dirlo è la commissione pari opportunità di Auser

“Bisogna affiancare un lavoro altrettanto importante di prevenzione insieme alle comunità straniere, affinché il valore dell’intangibilità del corpo delle donne e della loro integrità fisica e psichica siano garantite a tutte ed, in particolare, alle giovani di seconda generazione”, conclude Auser.

 

 

Pubblicato in Nazionale

Dopo l’ampio successo delle prime due edizioni, riparte “Selfie - Teatro e social network”, il laboratorio teatrale rivolto a studenti delle scuole di Padova e Rovigo, nato con l’intento di stimolare nei ragazzi una riflessione sull’uso delle nuove tecnologie e dei social network e sulla dipendenza che talvolta ne può derivare.

Il progetto, ideato e curato dagli attori Gianni Bozza e Loris Contarini della compagnia TOP - Teatri Off Padova e vincitore di “Attivamente 2017-2018” (iniziativa promossa e sostenuta dalla Fondazione Cariparo per arricchire l’offerta formativa delle scuole di ogni ordine e grado delle province di Padova e Rovigo), ha visto negli anni scorsi il coinvolgimento di 50 classi e 35 scuole, per un totale di oltre mille adolescenti tra i 14 e i 18 anni. Per l’anno scolastico in corso, la nuova avventura vedrà i due attori e formatori incontrare altre 40 classi, 22 scuole, e un complessivo di 900 ragazzi. Il progetto farà tappa a Padova, Rovigo, Piove di Sacco, Adria, Camposampiero, Montagnana, Badia Polesine, Castelmassa, Sant’Apollinare.

Durante gli incontri, due per ciascuna scuola, con l’aiuto di alcune tecniche ed esercizi teatrali i ragazzi sono sollecitati a raccontare di sé ai coetanei e poi ad analizzare insieme il modo e le parole da loro scelti per farlo, nonché i messaggi arrivati agli altri partecipanti.

Cosa succede quando però la piazza, anziché essere quella reale, della propria classe o del gruppo di amici, diventa quella virtuale della rete? È intorno a questo interrogativo che si articolano le due giornate di confronto e  laboratorio con l’obiettivo di sviluppare nei ragazzi il senso dell’“identità” dell’individuo (se stessi e l’altro), una riflessione sul valore della propria dimensione personale e privata come parte preziosa di sé - e dunque sulla necessità di proteggerla -, cercando di favorire capacità critica e maggior consapevolezza rispetto a cosa significhi consegnare una parte della propria vita, delle proprie emozioni e delle relazioni “reali” alla virtualità incontrollabile della rete. Al termine del laboratorio, la restituzione del lavoro svolto: ai ragazzi è chiesto sempre di scrivere in forma anonima cosa portino con sé dell’esperienza vissuta e di cosa, invece, si vogliano liberare rispetto al loro rapporto con i social, le nuove tecnologie, gli altri.

 

Pubblicato in Cultura

Potrebbe essere la Scarpata di Malta, la sorgente dei magmi che alimenta le eruzioni dell'Etna e che, in passato, ha dato vita ai vulcani dei Monti Iblei, oggi estinti. A svelarlo, lo studio, Etnean and Hyblean volcanism shifted away from the Malta Escarpment by crustal stresses, condotto da un team di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), German Centre for Geosciences (GFZ) di Potsdam, Università degli Studi Roma Tre e di Catania. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Earth & Planetary Science Letters, Elsevier B.V

"Eruzioni e terremoti sono parenti stretti", spiega Marco Neri, primo ricercatore dell'Osservatorio Etneo-INGV. "Come facce opposte della stessa medaglia, entrambi i fenomeni accadono soprattutto lungo i margini delle placche tettoniche che segmentano la superficie della Terra. Esistono, però, vulcani che non seguono questa regola, perché si sviluppano all'interno delle placche tettoniche e non sui bordi. Si tratta di un vulcanismo che i geologi definiscono di tipo "intraplacca", proprio come i vulcani che da milioni di anni eruttano lungo la Sicilia orientale".

Sebbene da cinquecentomila anni ad oggi è l'Etna ad essere molto attivo, in precedenza e per milioni di anni sono stati i Monti Iblei (un altopiano montuoso localizzato nella parte sud-orientale della Sicilia) a dominare la scena, ospitando numerosi vulcani distribuiti da Capo Passero alla Piana di Catania e da Siracusa a Grammichele. Ma qual è la sorgente che alimenta le eruzioni dell'Etna? E da dove provengono i magmi che hanno dato vita ai vulcani iblei?

"Abbiamo simulato al computer i percorsi di propagazione del magma al di sotto dei vulcani iblei ed etnei fino al limite crosta-mantello, a circa 30 km di profondità", prosegue Neri. "Nei calcoli abbiamo considerato i diversi regimi tettonici che si sono alternati in Sicilia orientale negli ultimi dieci milioni di anni. In quest'area la crosta terrestre è stata compressaoppure dilatata con diverse direzioni di estensione e compressione che hanno, a loro volta, favorito o contrastato la risalita dei magmi dal mantello verso la superficie. Il modello ha anche messo in luce la progressiva evoluzione delle faglie della Scarpata di Malta, che nel tempo si sono approfondite, aumentando il carico litostatico indotto dalle masse di roccia in deformazione", aggiunge il ricercatore dell'OE-INGV.

Gli scienziati hanno, così, scoperto che le traiettorie seguite dal magma lungo la risalita dal mantello terrestre verso la superficie non sono verticali, bensì variamente curve. "Le traiettorie del magma confluiscono, verso il basso, sia per l'Etna sia per i vulcani degli Iblei, in una stessa zona, sottostante la cosiddetta Scarpata di Malta", afferma Neri. "Si tratta di una struttura tettonica che apre la crosta terrestre in Sicilia orientale e permette la risalita dei magmi dal mantello. Ma la Scarpata di Malta è anche un imponente sistema di faglie "sismogenetiche" situate poco al largo delle coste orientali siciliane sotto il Mare Ionio e capaci di generare terremoti. Le sue faglie si allungano per oltre trecento chilometri producendo, nel fondale marino, una scarpata profonda fino a tremila metri".

E sarebbe stata proprio la Scarpata di Malta ad aver generato, l'11 gennaio del 1693, nella Val di Noto, il sisma più violento accaduto negli ultimi mille anni in Italia: Magnitudo Mw7.4, cinquantaquattromila vittime e un devastante tsunami indotto dallo scuotimento del fondale marino. "Lo studio dimostra che anche in Sicilia orientale vulcani e faglie sismogenetiche sono espressione di un unico contesto vulcano-tettonico attivo da milioni di anni e che evolve nel tempo, spiegando perché i vulcani iblei sono oggi estinti, mentre l'Etna è ancora molto attivo. Individuare la zona di provenienza dei magmi consente anche di vincolare i modelli geochimici che indagano sul perché si formano i magmi", conclude Marco Neri.

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"A quasi 2 anni dall'approvazione della legge sulle unioni civili,  l'amministrazione comunale di Verona ha censurato lo slogan di un' espositrice della fiera "Verona sposi" perché fa riferimento, in maniera allusiva, alle unioni civili. Un fatto grave, che tenta di scollegare la città di Verona dalle leggi della nostra Repubblica, di cui Verona, fino a prova contraria, è ancora parte": lo denuncia  Laura Pesce, presidente di Arcigay Pianeta Milk di Verona.

Pesce poi prosegue: "Invece di favorire il trattamento equo di tutti i cittadini e le cittadine che rappresenta, Il Comune si muove addirittura a censura delle iniziative che questa parità la promuovono. A Verona si respira un clima di repressione preoccupante, che ci ricorda tempi che vorremmo pensare molto lontani. Lo slogan #sposachivuoi prendeva chiaramente atto di una realtà che è già scritta nei cuori della gente, oltre che   nella legge: uomini e donne di questo Paese oggi si sposano, etero, gay, lesbiche o bisessuali che siano, indipendentemente dal fatto che lo facciano con matrimoni o unioni civili. Negarlo - continua Pesce - è pura cecità".

"La censura messa in campo dal Comune di Verona - prosegue Gabriele Piazzoni, segretario nazionale Arcigay - è non solo rivelatrice di un pensiero liberticida, discriminatorio e antidemocratico, ma è anche sintomo di un'incompetenza raggelante della classe politica, che evidentemente ignora il rispetto dovuto alle leggi dello Stato e alle iniziative dei privati, se non lesive di queste leggi. Stiamo procedendo in queste ore a segnalare la vicenda all'Unar, l'ufficio nazionale contro le discriminazioni, affinché richiami la giunta di Verona al rispetto delle leggi". 

 

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