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Domenica, 25 Febbraio 2018

Articoli filtrati per data: Giovedì, 08 Febbraio 2018 - nelPaese.it

Un boomerang che porterà a Macerata migliaia di persone in piazza. Questo si sta rivelando il divieto del ministro Minniti alla manifestazione antifascista dopo la richiesta del sindaco della cittadina marchigiana: “mi auguro che anche altre organizzazioni che hanno annunciato manifestazioni accolgano l'invito del sindaco di Macerata. Se questo non avverrà, ci penserà il ministro dell'Interno ad evitare tali manifestazioni”.

Pubblicato in Nazionale

Un atto di “chiaro stampo intimidatorio”. Così il comitato del Forum del Terzo Settore per la Piana di Gioia Tauro ha definito il furto di macchinari per un valore di 80mila euro subito dalla cooperativa Alba di Polistena, in

Pubblicato in Calabria

Venerdì 16 febbraio alle ore 11.00 presso la Fondazione Basso verrà presentato il progetto "Forum Disuguaglianze Diversità", un luogo di pensiero e confronto per informare, discutere e convincere che le disuguaglianze

Pubblicato in Economia sociale

Pamela e Jessica, due storie nel fondale di odio e barbarie. Due ragazze lontane, la prima nella provincia marchigiana e la seconda nella metropoli milanese. Una 18 anni e l’altra 20, così distanti ma anche così vicine nel disagio e nella fragilità. Sono rimaste quasi ai margini della cronaca di questi giorni. Nemmeno la  parola “femminicidio”, spesso usata come titolo, è circolata molto per testimoniare le cause di morte e omicidi feroci.

Pamela, 18 anni e i suoi problemi con la droga. Il tentativo di uscirne con l’ingresso nella comunità di Corridonia. Pamela lungo la sua strada ha trovato maschi. Il primo le ha dato 50 euro per un rapporto sessuale, gli altri la droga e poi l’accanimento sul suo corpo che l’esame tossicologico dirà se spento a causa di un overdose dopo 3 mesi di astinenza. Pamela e “la spinta ad aiutare gli altri”, il ragazzo con i problemi di dipendenza che hanno poi coinvolto anche lei. Fragilità, disagio di un giovanissima donna appena 18enne. La sua morte non ha interrogato gli adulti e soprattutto i “maschi”, anzi. Un altro “maschio”, intriso di idiozia fascista, voleva vendicarla senza sapere nulla di lei e della sua morte. Con quella stessa violenza che Pamela ha subito.

Jessica, 20 anni e quel suo bambino che non poteva crescere. Lei che era stata tolta dai genitori e poi dalle famiglie affidatarie. Nemmeno le comunità protette sono riuscite a trattenerla, come racconta oggi il Corriere della Sera. Jessica che aveva risposto a quell’annuncio di una stanza finendo, a sua insaputa, nella stessa casa di un uomo sposato con l’ossessione delle ragazze. Il tranviere che le ha inferto la coltellata e poi ha tentato di bruciarla.

Due ragazze con disagio e fragilità. Vittime dei maschi e della solitudine di un Paese che non cura più il suo presente né il suo futuro. Un Paese che non difende i più deboli, i poveri, non difende i bambini e i giovani, non considera le donne nella pari dignità. Un Paese dove si muore e non si nasce più, che si svuota arrendendosi alla barbarie di questi crimini e di quelli di un’idea fascista che ritorna.

Pamela e Jessica, il rispetto per la loro memoria è restare umani. E difendere sempre e ovunque i più deboli e i fragili dalla mano criminale e da qualsiasi forma di potere.

 

 

Pubblicato in Editoriale

Si chiama smoking land, il sito idrotermale, con oltre 200 camini vulcanici, scoperto nel fondale marino tra l'isola vulcanica di Panarea e l'isolotto di Basiluzzo, nell'arcipelago eoliano, da un gruppo di ricercatori dell'Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISMAR-CNR), Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), in collaborazione con la Marina Militare, Università di Messina e di Genova e l'Istituto per l'ambiente marino costiero (Iamc-Cnr).

Lo studio, dal titolo Exceptional discovery of a shallow-water hydrothermal site in the SW area of Basiluzzo islet (Aeolian Archipelago, South Tyrrhenian Sea): an environment to preserve), e pubblicato su Plos One, fornisce nuove e importanti informazioni sulle caratteristiche minero-geochimiche e biologiche dei sistemi idrotermali superficiali del mar Mediterraneo. 

"Lo Smoking Land", afferma Federico Spagnoli, ricercatore ISMAR-CNR, "è costituito da decine di strutture a forma di cono, composte soprattutto da ossidi di ferro, che presentano un'altezza variabile da 1 a 4 m e una base con diametro medio di circa 3.8 m. Alcune di queste bocche emettono fluidi acidi, ricchi di gas, in prevalenza di anidride carbonica". Una struttura così estesa e complessa non trova eguali in Mediterraneo ma solo in alcune aree oceaniche.

La scoperta, frutto di un'intuizione di Giovanni Bortoluzzi (oceanografo ISMAR-CNR, recentemente scomparso), nasce a seguito di una serie di indagini dell'Ingv volte a capire la natura di una improvvisa e forte attività esalativa che nel novembre 2002 ha iniziato a manifestarsi copiosamente tra gli isolotti di Panarea. Da quel momento, numerose sono state le campagne oceanografiche a bordo delle navi Astrea dell'ISPRA ed Urania del CNR e di unità della Marina Militare, per studiare l'area interessata e individuare altre zone di degassamento.

"Fino a quando nel 2015, durante una di queste campagne alle Isole Eolie, a bordo della nave Astrea", spiega Teresa Romeo, primo ricercatore dell'Ispra, "il ROV (Remotely operated underwater vehicle un robot filoguidato dotato di una videocamera, una fotocamera e un braccetto meccanico) non ha individuato, in una zona del fondale a sud dell'isolotto di Basiluzzo poi chiamata Smoking Land, numerosi camini fortemente colonizzati da alghe e organismi bentonici, alcuni dei quali con evidenti fuoriuscite di fluidi idrotermali e bolle di gas".

I primi dati raccolti hanno permesso ai ricercatori italiani di ipotizzare che lo Smoking Land e le altre aree della zona, oggetto di rilascio di fluidi idrotermali e bolle di gas (gas venting), siano dovute a una risalita di gas idrotermali profondi che innescano una circolazione di acqua marina nel sottofondo, favorendo la risalita lungo vie preferenziali, in questo caso piani di faglia, e la fuoriuscita attraverso camini vulcanici e aree adiacenti o l'accumulo nel sottofondo per l'impermeabilizzazione del fondale marino.

"Non è escluso che la presenza di aree di fondale interessate da forte attività di degassamento possa portare a un nuovo rilascio di gas o a una situazione come quella del 2002", riferisce Francesco Italiano, direttore della sezione di Palermo dell'INGV. Da qui la necessità di nuovi studi per comprendere non solo la genesi del fenomeno ma anche l'evoluzione di tali strutture sottomarine, e di attivare un'attività di monitoraggio e sorveglianza continua dei fondali tra l'Isola di Panarea e l'isolotto di Basiluzzo.

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Legacoopsociali Friuli Venezia Giulia vuole esprimere “tutta la propria preoccupazione” per il clima di razzismo e violenza che si sta dispiegando sempre più nel nostro Paese. “Quanto successo a Macerata, la tentata strage di innocenti da parte di un fascista è sintomatico di quanto costruito in questi anni con parole e campagne contro chi scappa da guerre e persecuzioni e chi, come le Ong, associazioni e cooperative sociali, lavorano invece per una accoglienza degna e solidale”. A dirlo in una nota congiunta sono Alessandro Metz, della direzione nazionale Legacoopsociali, e Gigi Bettoli, presidente Legacoopsociali Fvg

“Fascista che è per altro esponente di un partito che siede in Parlamento – aggiungono Metz e Bettoli - ed aspira a governare il Paese e le Amministrazioni locali. Oltre che libero, il tentato stragista, di circolare legalmente armato, a dispetto di una condizione clinica che avrebbe imposto agli organi di polizia cautela nel rilascio - evento straordinario nel nostro Paese, per fortuna - del porto d'armi”.

Infine, sulle decisioni in merito ai divieti per la manifestazione antifascista di sabato: “ci sembra quindi molto grave la volontà, da parte del Ministro Minniti, di impedire sabato a Macerata il manifestarsi di quel mondo che rivendica il proprio essere antifascista e antirazzista. Abbiamo bisogno di politica, cultura e società che promuovano accoglienza e solidarietà, come argine al ritorno di un passato che speravamo finito per sempre nella pattumiera della storia e che invece tenta di riprendersi la scena, purtroppo, anche con la violenza e il terrore”, concludono i due esponenti della cooperazione sociale friulana.

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Il Forum Nazionale Terzo Settore aderisce al manifesto italiano di Culture Action Europe, la rete di oltre 150 associazioni impegnate nella promozione della cultura come condizione necessaria di uno sviluppo sostenibile, sia a livello europeo che locale.

Il manifesto indica tre obiettivi da raggiungere nel nostro Paese sul piano culturale(accessibilità alle risorse; interventi per favorire la crescita e l’acquisizione di competenze; garanzia, in tutti i piccoli Comuni, di almeno un presidio culturale), e rivolge un appello a tutti i candidati alle prossime elezioni affinché si impegnino a sostenere nella futura legislatura un deciso incremento della quota di bilancio pubblico nazionale dedicata alla cultura.

“Diversi segnali ci dicono oggi che la nostra società ha bisogno di riposizionare la cultura in primo piano nelle prossime azioni di Governo da intraprendere per disegnare un futuro di sostenibilità, inclusione, consapevolezza e innovazione”, ha dichiarato Carlo Testini della Consulta Cultura, Sport, Turismo e Benessere del Forum Terzo Settore.

“Il Terzo settore ricopre un ruolo fondamentale nell’ambito della promozione culturale: sono oltre 58.000 in Italia gli enti non profit che se ne occupano, con più di 22.000 addetti e circa un milione di volontari. Come Forum lavoriamo costantemente per dare sviluppo a queste realtà e permettere loro di essere leva di piccoli quanto grandi cambiamenti sociali”, ha concluso Testini.

Pubblicato in Cultura

Bloccati alle frontiere, negli spazi aperti e negli edifici occupati delle città, nei ghetti delle aree rurali, senza accesso ai beni essenziali e alle cure mediche di base, spesso costretti a condizioni di vita durissime. Vivono così migliaia di richiedenti asilo e rifugiati, che pur essendo regolarmente presenti sul territorio italiano, si trovano al di fuori di un sistema di accoglienza ancora ampiamente inadeguato. Lo denuncia la seconda edizione del rapporto di Medici Senza Frontiere (MSF) "Fuori campo", frutto di un lavoro di monitoraggio compiuto nel 2016-2017 in circa 50 insediamenti informali, per un totale di 10.000 persone, in prevalenza richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale o umanitaria.

MSF, che in diversi insediamenti informali ha avviato progetti di assistenza medica e servizi di orientamento socio-sanitario, chiede alle istituzioni competenti, nazionali e locali, di favorire concrete politiche di accoglienza e inclusione sociale per richiedenti asilo e rifugiati, e di assicurare l'accesso ai beni primari e alle cure mediche a tutti i migranti presenti in Italia, a prescindere dal loro status giuridico e per tutto il periodo della loro permanenza sul territorio italiano.

"Dopo due anni, Fuori Campo si conferma una triste mappatura della vulnerabilità e dell'emarginazione sociale cui sono costrette migliaia di uomini, donne e bambini che avrebbero diritto ad accoglienza e protezione mentre oggi non hanno nemmeno un riparo decoroso, cibo sufficiente, l'accesso a cure essenziali", dichiara Giuseppe De Mola, advocacy officer MSF, curatore del rapporto Fuori Campo. "Una situazione desolante, che non ha bisogno di strumentalizzazioni e inapplicabili slogan, ma di soluzioni reali, a partire da un più adeguato modello di accoglienza e da serie politiche di integrazione, a livello nazionale, regionale e locale"

Rispetto al quadro delineato nella prima edizione del rapporto riferita al 2015, i recenti sgomberi forzati senza soluzioni abitative alternative stanno determinando la frammentazione degli insediamenti informali e la costituzione di piccoli gruppi di persone che vivono in luoghi sempre più marginali e che non riescono ad accedere non solo ai servizi socio-sanitari territoriali, ma anche ai beni più elementari come l'acqua, il cibo, l'elettricità. Tra loro ci sono persone provenienti dall'Africa sub-sahariana e dal Corno d'Africa, ma anche da Siria, Iraq, Pakistan, Afghanistan, appena arrivati in Italia o presenti nel nostro Paese da anni, titolari di una forma di protezione internazionale o umanitaria ma che faticano a raggiungere un inserimento lavorativo e abitativo stabile. In alcuni siti, ci sono anche italiani a condividere le condizioni dei migranti.

In molti casi l'assistenza a migranti e rifugiati esclusi dall'accoglienza viene garantita da gruppi di volontari locali, che spesso per questo motivo subiscono forti pressioni, talvolta culminate in procedimenti giudiziari nei loro confronti. Nell'ambito della propria analisi sui migranti in Italia, MSF dedica un'indagine specifica, "Mal di Frontiera", al caso Ventimiglia. Qui i respingimenti dalla Francia continuano nonostante gli accordi di Schengen sulla libera circolazione siano ancora formalmente in vigore, e quasi 1 migrante su 4 tra quelli intervistati da MSF ha dichiarato di avere subito violenze, in molti casi commesse da uomini in uniforme di nazionalità italiana o francese.

A causa della chiusura delle frontiere da parte di Francia, Austria e Svizzera, più di 20 persone negli ultimi due anni sono morte nel tentativo di attraversare i confini e cresce ovunque il numero di migranti, anche minori non accompagnati, bloccati nelle aree di frontiera, che vivono in insediamenti informali, spesso all'aperto, nei parchi cittadini, lungo le rive dei fiumi, presso le stazioni ferroviarie, con un accesso limitato ai beni essenziali e all'assistenza sanitaria.

In alcune città le istituzioni locali hanno cercato di superare la condizione di marginalità di alcuni insediamenti informali, anche all'interno di edifici occupati, rifuggendo dalla logica degli sgomberi forzati (come a Torino, Padova, Cosenza); alcune Aziende Sanitarie Locali hanno promosso l'inclusione degli abitanti di insediamenti informali nel servizio sanitario pubblico, anche in collaborazione con MSF (Torino e Roma). Tutte esperienze concrete, che vanno nella direzione dell'integrazione sociale di uomini, donne e bambini che si trovano comunque a vivere in una condizione di vulnerabilità estrema.

"Molte delle attuali politiche locali, nazionali ed europee per la gestione della migrazione sono totalmente incentrate sul controllo dei flussi e la chiusura delle frontiere, alla proclamata ricerca di sicurezza, ma hanno come risultato diretto la creazione di vulnerabilità e marginalità sociale", dichiara Tommaso Fabbri, capo dei programmi MSF in Italia. "È ora di invertire la rotta e dare vita a politiche di accoglienza e integrazione strutturali e più umane: ne beneficerebbero, oltre che migranti e rifugiati, anche le comunità locali."

Nel 2016 e nel 2017, MSF ha rafforzato il proprio impegno a supporto dei migranti negli insediamenti informali. A Como e Ventimiglia è stato realizzato un programma di primo soccorso psicologico per le popolazioni in transito, integrato nella città ligure da un intervento sulla salute della donna. A Roma è stata avviata un'attività di salute primaria e supporto psicologico all'interno di edifici abbandonati dove uomini, donne e bambini vivono in condizioni indegne. A Bari e Torino MSF ha avviato un programma di orientamento socio-sanitario all'interno di edifici occupati, per superare la marginalità dei residenti facilitando il loro accesso alle strutture del Servizio Sanitario Nazionale. Infine, nelle città di frontiera, attraverso la collaborazione con gruppi di volontari locali, MSF ha reso possibile la distribuzione di generi di prima necessità, come coperte, sacchi a pelo, kit igienici.

 

 

 

 

 

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Al 1° gennaio 2018 si stima che la popolazione ammonti a 60 milioni 494mila residenti, quasi 100mila in meno sull'anno precedente (-1,6 per mille). Lo rileva l’indicatore demografico dell’Istat. Nel 2017 si conteggiano

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"Con l'avvicinarsi della scadenza elettorale è importante che tutti i cittadini italiani che hanno diritto al voto possano esercitare questa loro prerogativa. Questo deve valere anche per i detenuti". A dirlo è Patrizio Gonnella,

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