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Martedì, 25 Settembre 2018

Articoli filtrati per data: Lunedì, 12 Marzo 2018 - nelPaese.it

La cooperativa sociale Il Bettolino svolge attività di integrazione sociale dei cittadini disabili e svantaggiati, attraverso esperienze di lavoro nei settori agricolo, industriale, commerciale e di servizi. Dal 2013 svolge anche attività educativo e socio assistenziale.

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Il doppio fronte in Siria: dalle cronache del Ghouta al dramma di Afrin. Nello scacchiere siriano i civili e combattenti curdi anti-Isis si trovano sotto attacco, questa volta di Turchia e jihadisti. Uiki Onlus, l’ufficio del Kurdistan in Italia, ha lanciato un appello dopo l’inascoltato cessate-il-fuoco dell’Onu: “una città ora è sul punto di essere distrutta dal secondo esercito più grande della Nato che è dotato delle armi più sofisticate prodotte da diversi paesi. Questo attacco viene legittimato diffondendo un discorso propagandistico come se eserciti di due grandi Stati stessero combattendo l’uno contro l’altro”.

Ad Afrin comincia l’iniziativa degli scudi umani. “La popolazione della città di Afrin si rifiuta di abbandonare le proprie case – si legge nell’appello - e giura di resistere all’invasione. Nel momento in cui l’esercito turco insieme con le sue bande si è avvicinato nel raggio di 1 km al centro della città, i civili si sono mobilitati contro gli invasori. Diversi convogli di veicoli sono stati organizzati dagli abitanti e gli attivisti hanno fatto il giro della città per esortare tutti a unirsi allo di scudo umano. Durante i 52 giorni degli attacchi, l’esercito invasore ha ucciso più di 290 civili. Un attacco genocida davanti agli occhi dell'umanità”.

“Chiediamo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di intervenire per fermare l’invasione turca di Afrin – conclude l’appello d Uiki Onlus - e facciamo appello affinché si batta in difesa della Risoluzione 2401, per non lasciare che il regime turco venga meno alle responsabilità per le proprie azioni nella regione di Afrin, Siria”.

In questa corsa contro il tempo diventa fondamentale l’attuazione di una tregua, attivare una no fly zone per evitare nuovi bombardamenti e favorire il passaggio di aiuti umanitari, ad Afrin come nel Ghouta. Su questo la comunità internazionale è chiamata per non lasciare la Siria nel baratro di un genocidio.

 

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Sono 86 i progetti approvati da Con i Bambini attraverso il Bando Adolescenza (11-17 anni). Di questi, 69 per la graduatoria A (regionali) e 17 graduatoria B (multiregionali), selezionati tra le 248 proposte ammesse alla seconda fase e complessivamente tra le 800 idee pervenute in risposta al Bando, per un ammontare complessivo di 73, 4 milioni di euro erogati (una media di oltre 884 mila euro a progetto). Per sostenere le iniziative, sono state coinvolte 2748 organizzazioni, tra enti del Terzo settore, scuole ed enti locali.

“L’esperienza del Fondo e la rapidità di attuazione, nonostante il processo sia di per sé articolato, dimostra come se ci sono la volontà politica e la capacità organizzativa di ‘fare’ è possibile aggredire un fenomeno che è tra più ingiusti e pericolosi per il Paese – ha dichiarato Carlo Borgomeo presidente di Con i Bambini. La povertà educativa minorile in Italia, come emerge anche dal primo rapporto che abbiamo pubblicato la scorsa settimana – ha aggiunto Borgomeo – è diffusa in tutto il territorio e in particolare nelle aree meridionali e nelle grandi città. Dovrebbe essere una priorità assoluta perla politica, perché un Paese che abbandona i suoi ragazzi è un Paese che, di fatto, rinuncia al futuro”.

L’obiettivo del Bando Adolescenza, rivolto alle organizzazioni del Terzo settore e al mondo della scuola, è promuovere e stimolare la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di dispersione e abbandono scolastici di adolescenti nella fascia di età compresa tra 11 e 17 anni. Di grande rilievo sarà il contributo offerto dalle “comunità educanti” dei territori, ovvero coloro che a diverso titolo si rivolgono agli adolescenti (scuole, famiglie, associazioni e organizzazioni non profit, fondazioni, enti territoriali, gli stessi ragazzi).

I progetti dovranno, da un lato, promuovere percorsi formativi individualizzati, complementari a quelli tradizionali, dall’altro coinvolgere anche i gruppi classe di riferimento e prevedere azioni congiunte “dentro e fuori la scuola”, che affianchino all’attività ordinaria delle istituzioni scolastiche l’azione della comunità educante, favorendo il riavvicinamento dei giovani che hanno abbandonato gli studi o che presentano forti rischi di dispersione. Ovvero, mettere in sinergia attività scolastiche, extra-scolastiche e tempo libero per sviluppare e rafforzare competenze sociali, relazionali, sportive, artistico-ricreative, scientifico-tecnologiche, economiche e di cittadinanza attiva, a contrastare lo sviluppo di dipendenze e del fenomeno del bullismo.

Oltre al bando Adolescenza, sono stati pubblicati i bandi Prima Infanzia (0-6 anni) e Nuove Generazioni (5-14 anni). Con il primo sono stati finanziati 80 progetti, con 62,2 milioni di euro. Il Bando Nuove Generazioni, che mette a disposizione 60 milioni di euro, si è concluso a febbraio con 432 proposte pervenute attualmente in fase di valutazione

 

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Povertà e disuguaglianze stritolano il Paese.  In Italia quasi una persona su 4 era a rischio povertà nel 2016. Secondo l'indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie la quota di individui con un reddito equivalente inferiore al 60% di quello mediano (che individua il rischio di povertà ed era pari a circa 830 euro mensili nel 2016) è salita al massimo storico del 23% dal 19,6% del 2006.  Nel caso degli immigrati l'incidenza di questa condizione è salita dal 34% al 55%, e una crescita notevole del rischio povertà si è avuta anche al nord (dall'8,3% al 15%).

Aumentano le diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza in Italia: nel 2016 il 5% del 'Paperoni' deteneva il 30% della ricchezza complessiva. Il 30% più ricco delle famiglie ha circa il 75% del patrimonio netto rilevato nel complesso, con una ricchezza netta media di 510.000 euro.

Oltre il 40% di questa quota è detenuta dal 5% più ricco, che ha un patrimonio netto in media pari a 1,3 milioni di euro. Al 30% delle famiglie più povere invece l'1% della ricchezza. Questi dati devono far riflettere circa il dibattito, spesso condito da banalizzazioni e approssimazioni, sul Reddito minimo o di cittadinanza.

(Fonte: Ansa)

 

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Gli intrecci tra mafia e appalti, le trattative con lo Stato e gli anni bui della Repubblica. Ne parla, da testimone in prima linea, la giornalista Roberta Ruscica che venerdì 16 marzo 2018 alle 17 inaugura la rassegna Pomeriggio al Poggio con il suo ultimo libro, I Boss di Stato. I protagonisti, gli intrecci e gli interessi dietro la trattativa Stato-Mafia (ed. Sperling & Kupfer).

L'appuntamento è nel polo enogastronomico Il Poggio in via Poggioreale 160 C a Napoli; con l'autrice ci saranno il sostituto procuratore generale presso la Corte di Appello di Napoli Simona Di Monte, la psicocriminologa Virginia Ciaravolo e il giornalista Alessandro Sansone.

Il libro ricostruisce intrecci, accordi, contatti, l'affaire mafia-appalti e descrive, attraverso le parole dei pentiti, i retroscena più inquietanti della Cupola. Con un'intervista esclusiva a Teresa Principato, il procuratore aggiunto di Palermo in prima linea nella caccia al superlatitante Matteo Messina Denaro, considerato il boss più potente della mafia.

L'autrice è giornalista d'inchiesta e scrittrice. Ha realizzato diverse interviste esclusive a personaggi scomodi, tra cui molti pentiti. Ha lavorato per Corriere della Sera, Sette, Io donna, Elle e Oggi.

Pomeriggio al Poggio è la rassegna culturale organizzata dal gruppo Gesco presso Il Poggio il polo enogastronomico nato da un progetto di rigenerazione urbana a Poggioreale, che unisce alla cucina di qualità l'impegno per il sociale e l'attenzione alle famiglie e ai bambini.

 

Pubblicato in Campania

Quattro concerti, una conferenza ed una partecipazione speciale tutti ad ingresso libero consacrati alle opere musicali di ben 23 donne compositrici, a coprire 1100 anni di creatività femminile nella storia non solo musicale dell’Occidente. Tavagnacco apre la stagione 2018 di “Donna: La Musica Dimenticata”, dedicando una intensa due giorni il 21 e 22 marzo alla musica femminile, non quella interpretata bensì la musica composta dalle donne. Ricchissimo il programma della kermesse promossa da Comune di Tavagnacco e Radio Web Le Metronome con la direzione artistica di Paola Selva, che si aprirà mercoledì 21 marzo alle 18.30 nel Centro Civico della cittadina friulana con la breve conferenza “Donna: La Musica Dimenticata” tenuta dal Maestro Alberto Chicayban, che presenterà il progetto e tutti i concerti della rassegna, cui seguirà intorno alle 19 il concerto associato del Coro Cantiere Armonico diretto dal Maestro Marco Toller.

Giovedì 22 marzo a partire dalle 20.45 - per la serie I Concerti del Giovedì Musica Donna, rassegna organizzata dal Servizio Cultura del Comune di Tavagnacco in collaborazione con la Fondazione Luigi Bon di Colugna, dedicati in questa 14^ edizione ai 20 anni di apertura del Centro di Ascolto e Consulenza delle Donne – si entrerà nel cuore della kermesse “Donna: La Musica Dimenticata” con i concerti del Duo Pierpaolo Levi e Elisa Frausin (pianoforte e violoncello), Rachele Glorioso e Laura Micelli (pianoforte e clarinetto) e Pasodoble 21 (Michele Pucci chitarra flamenca e Alberto Chicayban chitarra a 10 corde), con la partecipazione speciale di Katia Marioni (ghironda). Presenterà la serata Giusy Cozzutti.

L’iniziativa si inserisce nel Progetto Metronomi & Rose concepito nel 2016 dalla Radio Web Le Metronome e destinato alla diffusione delle opere delle compositrici, per sfaldare i preconcetti storici intorno alla creatività musicale della donna. Il concerto del 21 marzo presenterà opere di Hildegard von Bingen (1098-1179), Kassia (ca. 810 -865), Sofija Asgatovna Gubaidulina (1931), Cheryl Lynn Helm (1957), Maddalena Casulana (fl.1544–1590), Vittoria Aleotti (?1575-1640), Lina Braghetta Piozzi (1906–1987), Fanny Hensel (1805–1847), Clara Schumann (1819–1896), Cecilia Seghizzi (190 , Meredith Monk (1942) e Giovanna Marini (1937).

I concerti del 22 marzo presenteranno opere di Francesca Caccini (1547–1641), Tanya Anisimova (1966), Eladia Blazquez (1931-2005), Teresa de Rogatis (1893-1979), Ethel M. Smyth (1858-1944), Henriette Bosmans (1895-1952), Rebecca Clarke (1886-1979), Clara Wieck Schumann (1819-1896), Chiquinha Gonzaga (1847-1935), May Frances Aufderheide (1888-1971) e Aziza Mustafa Zadeh (1969).

“Se domandassimo a 100 mila persone i nomi di alcuni compositori di musica concertistica colta – spiegano Alberto Chicayban e Michele Pucci, fondatori di Le Metronome -, la maggioranza riuscirebbe forse a pronunciare quelli ultra noti di Bach, Mozart o Beethoven. Invece, se la domanda riguardasse le donne compositrici, forse di nomi non ne verrebbe in mente nemmeno uno”. “Probabilmente neanche donne con una buona formazione tecnico-musicale, o vere professioniste della musica, saprebbero menzionare anche una sola compositrice al di fuori, forse, di Clara Wieck Schumann (1819-1896).

È anche vero, però, che tante enciclopedie, dizionari musicali, trattati di storia della musica ed opere di pedagogia musicale ignorano del tutto l’immagine della compositrice, come se non fossero mai esistite donne con il talento della creazione musicale. Perfino quando troviamo l’espressione musica al femminile l’idea è quasi sempre quella di donne che suonano della musica scritta da qualcuno dei consacrati compositori uomini”. Tuttavia, la verità è che di donne compositrici la storia della musica, dalla composizione pianistica fino a quella orchestrale, è piena. Tante donne hanno avuto idee musicali meravigliose e piene di colori, soprattutto a partire dal XIX secolo. “Perché vengono ignorate dai manuali di storia della musica, dalle scuole e dai conservatori? Se è vero che viviamo in una parte del mondo in cui l’informazione è a disposizione di tutti, come mai si sa così poco rispetto alle donne compositrici? È probabile che, attualmente – spiegano Chicayban e Pucci -, non vi sia una sola causa alla base della persistente e diffusa ignoranza rispetto a ciò. Forse, lo stesso problema rispetto al riconoscimento sociale delle compositrici era già presente all’epoca della loro esistenza: preconcetti familiari, vincoli sociali, convenienze o ostacoli creati da editori, colleghi musicisti e compositori, possono essere elencati come l’inizio dell’oblio delle donne compositrici”.

Nel tempo, poi, come conseguenza dell’apparente mancanza di donne, è andato anche prendendo piede il mito del grande uomo dietro la capacità di innovare e di riorganizzare la musica. “Un diffuso luogo comune ci porta a credere – proseguono Chicayban e Pucci - che nella storia della musica ogni genio, maschio, bianco, preferibilmente europeo o nord americano, non possa che passare la staffetta al successivo genio, anche lui maschio, bianco, preferibilmente europeo o nord americano, continuando così in una successione che non ammette eccezioni, contrasti o relativizzazioni”.

Da Monteverdi a Bach, da Bach a Mozart, da Mozart a Beethoven, da Beethoven a Schubert, da Schubert a Chopin, da Chopin a Liszt, da Liszt a Brahms, da Brahms a Wagner, fino ad arrivare al Novecento, sempre con la stessa modalità della staffetta dei geni virili, fino a John Cage o Philip Glass. “Trattati di storia della musica, libri didattici, cartelloni di grandi teatri o la programmazione dei mass media riflettono in maniera quasi assoluta il mito del genio virile musicale. Non si tratta qui di rivendicare una par conditio a favore delle donne compositrici, ma di chiedere la fine di un’assenza scomoda che non fa onore alla civiltà dell’informazione”.

 

Pubblicato in Cultura

Mercoledì 14 marzo alle 15.30, gli ingegneri Anıl Dindar e Cüneyt Tüzün dell'Università di Gebze terranno presso la sala conferenze dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di Roma un seminario di studi sul piano di rinnovamento edilizio e urbanistico, varato dal Governo Turco con la legge 6306 del 2012, a oggi il più grande progetto edilizio e urbanistico del mondo.

Il piano prevede l'adeguamento antisismico o la ricostruzione ex novo per quasi 6.5 milioni di edifici a rischio (di cui quasi 100mila già demoliti e in parte ricostruiti) per un investimento complessivo per l'intero paese di quasi 410 miliardi di euro, nei prossimi dieci o quindici anni. La Turchia è una regione ad alto rischio sismico. Nei soli anni novanta sono avvenuti ben cinque terremoti di magnitudo compresa tra 6.1 e 7.6, i cui effetti sono stati sistematicamente amplificati dalla scarsa qualità del patrimonio edilizio. Il solo terremoto di Izmit del 17 agosto 1999 ha causato almeno 18mila morti ed enormi danni economici.

Per questi motivi, il Governo Turco ha varato un piano antisismico straordinario, finalizzato al rinnovamento urbanistico ed edilizio nelle zone più esposte ai terremoti e, in particolare, nelle aree urbane intorno ad Istanbul, Ankara, Smirne, Antalya e Konya. Il piano prevede una serie di strumenti tecnici e finanziari per adeguare le abitazioni o ricostruirle ex novo, incluso il sostegno economico alle famiglie che si trasferiscono durante i lavori di ristrutturazione o riedificazione.

La legge 6306 della Turchia propone un approccio radicale e organico alla governance del rischio sismico, prevedendo, tra l'altro, percorsi di formazione ed esami per l'accreditamento di studi di ingegneria e imprese costruttrici, a sottolineare la necessità di legare l'attività professionale a una più approfondita conoscenza scientifica dei processi geologici e delle più avanzate tecniche costruttive.

Pubblicato in Ambiente&Territorio

A Parma lo scorso sabato nella sede delle scuole primarie “Santa Rosa” e secondarie “P.G.E. Porta” in una sala affollata di famiglie e ragazzi si è svolta la presentazione del progetto educativo e delle attività formative previste per l’anno scolastico 2018-2019, per cui sono ancora aperte le iscrizioni.

“Abbiamo deciso di mettere in campo le nostre competenze e le nostre risorse – ha dichiarato Marco Papotti responsabile della linea educativa di Proges – per salvare questa realtà storica della nostra città e per rilanciarne le attività. L’identità cattolica della scuola, l’eccellente livello della sua offerta didattica e la qualità del corpo docente sono il patrimonio da preservare e da cui ripartire. Anzi, a cui dare ancora maggiore valore per migliorare l’attrattività e la dinamicità della scuola. La nostra idea è una scuola aperta alla comunità, che sappia immaginare e realizzare le sue progettualità assieme ai tanti soggetti che operano in quello spazio comune che è la dimensione educativa e educante di una città.

Il primo luogo concreto di questa condivisione – prosegue Papotti – è il costituendo Comitato d’indirizzo della scuola che vedrà rappresentati il corso di Laurea magistrale di psicologia clinica e sociale dell’Università, il Terzo settore, il mondo dell’imprenditoria e naturalmente il mondo ecclesiastico della nostra città. Stiamo terminando tutti i passaggi necessari e presto potremo rendere noti i nominativi”. “Nelle scorse settimane di incertezza e preoccupazione per il futuro della scuola – ha dichiarato il Preside Giovanni Ronchini –, abbiamo toccato con mano una cosa rara e non scontata: questa scuola è una comunità educante dove ciascuno si sente chiamato a svolgere un ruolo, a partire dal corpo docente che non è qui per caso ma ha scelto questa scuola e il suo modello educativo, dalle famiglie che hanno mostrato prima fiducia e ora grande collaborazione, fino ai ragazzi che non hanno subito distrattamente quello che succedeva alla loro scuola ma hanno cercato di capire e di esserci. Ora ripartiamo da qui, confermando tutto quello che di buono abbiamo saputo costruire e ci è riconosciuto in termini di qualità didattica, ma con davanti un’occasione che capita a pochi: riprogettare una scuola con uno sguardo più ampio, metterci dentro nuove idee e rinnovato entusiasmo.

Assieme a Proges, ai docenti e alle famiglie – ha proseguito Ronchini – abbiamo già individuato le nuove attività che miglioreranno l’offerta formativa della scuola a partire da settembre: tra queste il doposcuola per tutti gli studenti dal lunedì al venerdì fino alle 18.00, che comprenderà attività di recupero e attività di potenziamento a cura degli insegnanti, attività ludiche a cura di educatori socio pedagogici qualificati e attività sportive con la partnership dell’associazione sportiva Montebello, uno spazio di counseling rivolto agli studenti delle secondarie, incontri formativi rivolti ai genitori riguardanti le problematiche educative più attuali, e la costituzione di uno Staff pedagogico e di un  Consiglio d’Istituto per dare uno spazio corretto e riconosciuto a genitori e insegnanti per contribuire alla vita della scuola”.

“Abbiamo trovato subito in Proges – hanno dichiarato Michela Ranieri e Lara Garaventa, insegnanti – il nostro stesso approccio educativo, basato sull’ascolto dei bisogni e il rispetto e la valorizzazione dell’unicità di ogni ragazzo, da cui partire per progettare insieme percorsi di crescita non solo in termini di competenze, ma in termini di spessore umano. Non teste piene ma teste ben fatte, è scritto nel nostro Piano dell’Offerta Formativa. Questo comune sentire ci dà grande fiducia e entusiasmo. Siamo sicuri che da oggi potremo fare ancora meglio”.

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Marco Omizzolo, sociologo con docenze in varie università italiane, è un ricercatore sul campo, che, partecipando personalmente come salariato in agricoltura nelle serre dell’agro pontino, ha sperimentato e portato alla luce un sistema di importazione di manodopera proveniente dal Punjab gestito dai caporali.

Ha raccontato e dimostrato come questo sistema riduce in condizioni di schiavitù donne e uomini, attratti dalla prospettiva di migliorare le loro condizioni di vita, e costretti a prestare la loro opera per 10-12 ore al giorno, in spregio a qualsiasi regola di sicurezza ed igiene, con paghe orarie di 2 o 3 euro, dovendo anche sostenere i costi che gli stessi caporali impongono per il trasporto sui campi, per il cibo, per l’acqua, per un letto in qualche tugurio.

Marco Omizzolo ha denunciato con la CGIL e le associazioni In Migrazione, Medici senza Frontiere, Medici per i Diritti Umani e Amnesty International, le condizioni inumane di sfruttamento delle donne e degli uomini che lavorano nell’agro pontino. Nei giorni scorsi ha subito l’ennesima intimidazione: ruote dell’auto squarciate, parabrezza rotto, cofano sfondato, fiancata sfregiata.

“Nel chiederci come mai nel contrasto ad un fenomeno illegale, anche di rilievo penale, così grave ed esteso non vi sia una presenza forte e costante dello Stato – scrive in un comunicato Magistratura Democratica - attraverso le forze dell’ordine e gli enti preposti al controllo sulla sicurezza del lavoro e sul rispetto delle regole poste a tutela della incolumità, della salute e della dignità dei lavoratori, esprimiamo a Marco, perché non sia solo a presidiare la legalità, tutta la nostra solidarietà e il nostro appoggio, dichiarandoci al suo fianco nel praticare il dovere civico di denuncia e di azione contro ogni sopruso e contro ogni deviazione dal rispetto dei diritti fondamentali”.

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Una menzione speciale per il miglior Bilancio Sociale del 2017 è stata assegnata ieri a Bologna alla siciliana Sisifo Cooperative Sociali da parte del presidente nazionale di Legacoop Mauro Lusetti e dei vertici dell’Associazione Airces (associazione italiana revisori legali dell’economia sociale) in occasione della cerimonia del Premio annuale QuadroFedele.

È già il secondo anno consecutivo che l’azienda siciliana, realtà tra le più importanti al Sud con 55 milioni di fatturato e un utile netto da reinvestire di circa 1,5 milioni, 1 milione e 155 prestazioni annue erogate, 22 mila pazienti assistiti e 250 nuovi assunti nel 2016 su 1667 totali si distingue come unica impresa del Mezzogiorno specializzata in servizi socio-sanitari e assistenza alla persona che redige un suo Bilancio Sociale. A ritirare il premio presso la sede di Bologna di Unipol Banca, in occasione dell’Assemblea dei delegati dell’Emilia Romagna, il presidente di Sisifo Mimmo Arena e il direttore Antonio Russo.

“Siamo orgogliosi – ha dichiarato Arena – che la nostra impresa sia riconosciuta in terra emiliana come realtà importante e da premiare da Forlì in giù. Ricevere un premio in questa terra, dove la storia delle cooperative si è formata e si è consolidata è un onore maggiore, perché rappresenta il vero riconoscimento di tutti gli sforzi e sacrifici fatti in questi anni per diventare impresa seria e all’altezza delle realtà importati del nord. In questi anni abbiamo creato lavoro e negli ultimi tre anni abbiamo ricevuto più di tremila curriculum sul nostro sito”.

Il consorzio siciliano, che si occupa prevalentemente di servizi riabilitativi, cure domiciliari, assistenza geriatrica e ai malati oncologici terminali, asili nido, day surgery e assistenza educativa ai minori è nato diciassette anni fa e attualmente composto da ventidue cooperative aderenti alla Legacoop Sicilia

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