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Mercoledì, 20 Giugno 2018

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 07 Marzo 2018 - nelPaese.it

Donne motore dell'economia e della speranza, moderne, tecnologiche, connesse alla Rete e appassionate di social, attente al proprio aspetto fisico e sempre più propense a inseguire la bellezza anche a costo di ricorrere al bisturi. Dopo un lungo e difficilissimo periodo di crisi, le abitudini di consumo delle donne hanno contribuito a ridare fiducia ad un'economia rimasta per molto tempo in difficoltà.

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Sospendere il bando per i Centri di accoglienza straordinaria nella provincia di Pisa. È quanto chiedono Legacoopsociali, Federsolidarietà e Agci solidarietà Toscana con i rispettivi responsabili regionali Marco Paolicchi, Fabio Palmieri e Federico Pericoli.

Pubblicato in Toscana

Per chi è a sciare in settimana bianca o per chi i primi fiocchi li abbia visti in città, la neve quest’anno non ha risparmiato nessuno. E intanto i meteorologi confermano: non è finita qui, Burian bis sta per arrivare. Il rischio cadute sulla neve o sul ghiaccio è dietro l’angolo. Massima attenzione, quindi, in questi casi a spalle e articolazioni.

Una delle lesioni più frequenti che colpisce la spalla, spesso in seguito ad un trauma da caduta, è quella della cuffia dei rotatori, un insieme di tendini, per la precisione cinque se contiamo anche il capo lungo del bicipite, che avvolgono la testa omerale come una cuffia e sono fondamentali per movimenti di elevazione e rotazione del braccio insieme al deltoide. Ma come ci si deve comportare, avendo subito un trauma, laddove esista anche soltanto il sospetto di lesione della cuffia dei rotatori?

“Evitare sempre il fai da te – raccomanda il prof. Marco Maiotti, primario dell’U.O.C. di Medicina e Traumatologia dello Sport presso l’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma, specialista in Ortopedia e Medicina dello Sport - anche quando il primo soccorso avvenga in prossimità di località sciistiche dove spesso è più difficile trovare centri ad alta specializzazione. Una diagnosi accurata è fondamentale: occorre eseguire una risonanza magnetica e chiedere immediatamente il consulto di uno specialista. Se viene riscontrata una lesione della cuffia dei rotatori la terapia è quella chirurgica - con intervento in artroscopia in anestesia locale – necessaria per riparare i tendini”.

La causa sportiva è prevalente nella casistica di lesioni traumatiche della cuffia dei rotatori (oltre allo sci, sono a rischio soprattutto i praticanti di discipline quali pallanuoto, pallavolo, motocross e anche calcio). Nel 2017 in Italia sono stati eseguiti 27.850 interventi di ricostruzione della cuffia dei rotatori, 6.000 dei quali nel Mezzogiorno e il 65% degli interventi riguarda adulti over 50 secondo un’indagine del Registro Nazionale degli Interventi. Ne conseguono costi sociali rilevanti, in quanto la patologia incide su individui in età da lavoro, con una stima, proiettata al 2025, di oltre un miliardo di euro di spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

In realtà questa patologia non è prerogativa soltanto degli sportivi. Ben nell’85% dei soggetti affetti da questa patologia la causa è degenerativa e va a colpire per lo più individui avanti negli anni. “Come si nasce alti e bassi, con occhi chiari o occhi scuri - spiega Marco Maiotti - si nasce con un osso della scapola chiamato acromion più o meno spesso, sotto il quale scorrono i tendini della cuffia dei rotatori. Nel caso l’acromion sia spesso, lo spazio di scorrimento si riduce e nei movimenti soprattutto di elevazione e di rotazione si usurano e provocano dolore”.

Il sintomo dolore può verificarsi, quindi, o in giovane età negli sportivi o in età adulta over 50 per un’usura cronica. In assenza di una diagnosi precoce, i tendini in seguito all'usura si rompono e al solo sintomo del dolore si associa una difficoltà ad alzare il braccio e a vestirsi, come ad esempio infilarsi una giacca. “Solitamente, le terapie mediche e fisioterapiche sono solo dei palliativi e spesso peggiorano la situazione - aggiunge il prof. Maiotti. I farmaci, infatti, limitando il dolore, fanno sì che ci si muova di più con la spalla e si finisca per aggravare il danno. La fisioterapia mirata sarà indispensabile - conclude lo specialista - solo dopo aver eseguito il necessario trattamento chirurgico”.

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

C’è Serena Fiorentino, mamma No Tap. Isabella Abate, Osservatorio Popolare Val D’Agri. Ilaria Giacomi, Donne Rifiutiamoli. Giovanna Dal Lago, Mamme No Pfas. E infine il premio speciale alla Casa internazionale delle donne di Roma.

Anche quest'anno, per il 7° anno consecutivo, si è tenuto il Premio Donne Pace Ambiente Wangari Maathai, organizzato dall'Associazione A Sud, in collaborazione con la Casa Internazionale delle Donne. Il premio si tiene ogni anno dal 2012, a ridosso dell'8 marzo, ed è dedicato all'impegno delle donne in prima linea per la tutela del territorio e del diritto alla salute. 

Durante la VII edizione stono state premiate quattro attiviste, in rappresentanza di altrettante battaglie popolari in corso in Italia contro fattori di rischio ambientali dannosi per l'ambiente e le comunità che lo abitano. Quest'anno è stato inoltre consegnato un Premio Speciale alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, a rischio di sfratto da parte del Comune, per esprimere sostegno, vicinanza e solidarietà all'esperienza della Casa, che co-promuove e ospita il Premio sin dalla sua prima edizione, e di ribadirne l'alto valore politico, culturale e sociale per tutte le donne e per l'intera città. Per il quarto anno consecutivo, l'iniziativa ha goduto sul patrocinio della Camera dei Deputati.

Durante l'assegnazione del premio, lo street artist Mauro Sgarbi si è esibito in un live painting per rendere omaggio alle attiviste che nel corso della storia sono riuscite a cambiare il mondo migliorando la percezione della figura femminile nella società contemporanea. Il murales, ispirato al Monte Rushmore, ritrae le premio Nobel per la pace africane Wangari Maathai (keniota) e Leymah Gbowee (liberiana), l'attivista indiana Vandana Shiva, in prima linea per la difesa della biodiversità, e la leader indigena onduregna Bertha Caceres, brutalmente assassinata due anni fa per l'impegno in difesa del territorio Lenca dalla costruzione di una enorme infrastruttura idroelettrica.

Pubblicato in Parità di genere

Nella Giornata internazionale delle donne Legacoopsociali riunisce nella sede nazionale di via Guattani a Roma la direzione nazionale (dalle ore 10.30). La cooperazione sociale ha più volte posto l’accento sui numeri del

Pubblicato in Nazionale

Case bruciate, morti e decine di migliaia di persone in fuga. Sono le conseguenze degli scontri tra diverse comunità, iniziati nel dicembre 2017 e cresciuti di intensità nel mese di febbraio, intorno all'area di Djugu, nella provincia di Ituri, nel nord est della Repubblica Democratica del Congo. Per fuggire dai combattimenti, più di 42.000 hanno cercato rifugio in Uganda, attraversando il lago Albert a bordo di canoe e piccoli pescherecci sovraffollati e instabili. Un viaggio pericoloso che ha portato all'annegamento di alcune persone.

Medici Senza Frontiere (MSF) sta lavorando su entrambe le sponde del lago, offrendo assistenza medico-umanitaria a chi ne ha bisogno. "Chi arriva in Uganda ci racconta di essere stato attaccato di notte, alcuni hanno profondi tagli e ferite. Molti arrivano traumatizzati ed esausti, con bambini malati. Chi utilizza piccole canoe a volte ha dovuto pagaiare per quasi tre giorni per raggiungere un posto sicuro", spiega Ahmad Mahat, coordinatore dell'emergenza in Uganda per MSF.

A metà febbraio erano quasi 3.000 i rifugiati congolesi che arrivavano in Uganda ogni giorno. Oggi il numero si è ridotto, arrivando a qualche centinaia, per via delle cattive condizioni climatiche e del costo elevato della traversata. Nonostante questo calo, il centro di accoglienza di Kagoma e il campo di Marutatu non riescono più a far fronte all'afflusso di rifugiati. I nuovi arrivati, già resi vulnerabili dalla fuga e la violenza subita, dormono all'aperto, esposti alle forti piogge di questa stagione, con un accesso inadeguato all'acqua e al cibo, in condizioni igieniche spaventose. Inoltre, il 23 febbraio, le autorità sanitarie ugandesi hanno confermato lo scoppio di un'epidemia di colera e ad oggi si contano già 1.000 casi gravi e oltre 30 morti.

"La situazione in Uganda è estremamente allarmante", prosegue Mahat. "Oltre a centri per il trattamento del colera, stiamo aumentando la nostra risposta il più rapidamente possibile, attraverso la creazione di un impianto di trattamento delle acque reflue, punti di reidratazione orale e ulteriori latrine. Stiamo anche effettuando attività di sorveglianza epidemiologica ma per controllare questo micidiale focolaio e proteggere le persone più a rischio, è davvero urgente intraprendere una campagna di vaccinazione contro il colera nei prossimi giorni. Dopo aver discusso con i partner internazionali, uno stock di vaccini è stato reso disponibile per questa campagna di emergenza e MSF è pronta ad assistere il Ministero della Salute non appena verrà dato il via libera".

A Sebagoro MSF ha già messo in piedi un'unità di trattamento per il colera con 50 posti letto nel centro di salute della città. A Kagoma, le équipe di MSF hanno vaccinato 5.263 bambini contro la polio e il morbillo mentre 2.160 donne in età fertile sono state vaccinate contro il tetano. MSF ha inoltre aperto un ambulatorio aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dove oltre 2.000 pazienti sono stati curati dalla metà di febbraio. La clinica offre anche assistenza prenatale e supporto alle vittime di violenza sessuale.

 

Pubblicato in Migrazioni

“Torino città, notevole calo del M5S, a Milano il Pd va bene. Sono le due città con il tessuto intellettuale e economico più avanzato d’Italia”. (Jacoboni, La Stampa)  “Voti M5S nei collegi napoletani più a rischio Camorra: Barra 65,3%; Scampia 65,2%; Pianura 61,0%; Secondigliano 60,3%”. (Vittorio Zucconi, Repubblica). E a fare da tormentone è il ritorno di fiamma dell’ “assistenzialismo” di fronte alla promessa del Reddito di cittadinanza che pervade gli attori politici sconfitti e il loro elettorato (e il 40% di Renzi dopo gli 80 euro?).

Sono solo alcuni dei tweet o commenti sul voto “giallo” nel Mezzogiorno. Giornalisti, analisti, opinionisti e politici stanno riproponendo un campionario di luoghi comuni e sommarie interpretazioni di fronte al voto nel Mezzogiorno. Ovviamente viene rispolverata la presunta superiorità intellettuale del Nord e la ridutio a “tutto è mafia, coppola e lupara”, senza alcuna distinzione. La faccenda diventa anche ridicola se si pensa che al Sud tutte le regioni, eccetto la Sicilia al centro destra, sono amministrate dal Pd.

Lascia sconcertati che questo racconto arrivi da strenui oppositori del gentismo grillino e delle fake news. La venatura razzista che fa il paio con la narrazione anti-migranti, a cui tanti “liberal” di sinistra prestano il fianco, non mette invece in discussione “l’onda nera” leghista al Nord, quasi fosse normale e civile il consenso di massa per Salvini che vuole fare “pulizia etnica quartiere per quartiere”. Se i meridionalisti e tantissimi intellettuali (veri) si stanno rivoltando nella tomba, bisogna confutare queste sommarie .

Tessuto economico più avanzato?

Il Mezzogiorno è l’area più depressa d’Europa: indici di povertà e disoccupazione, soprattutto minorile e giovanile, assenza di infrastrutture, tagli dei trasferimenti pubblici. Eppure Apple e Cisco hanno scelto Napoli, i beni e i terreni confiscati alle mafie sono diventate aziende e opportunità di lavoro grazie alle reti e alle imprese sociali, giovani che dopo aver affollato università internazionali (altro che quelle del Nord) tornano per dare una mano. C’è da segnalare che nelle regioni del trionfo leghista emerge un piccolo problema di infiltrazioni mafiose: dalla Lombardia al Piemonte fino al più grande processo per mafia che si sta svolgendo a Reggio Emilia. Insomma, le mafie sono parte integrante dell’economia delle regioni dove trionfa la Lega Nord.

A Napoli voto inquinato?

Barra è un quartiere della periferia orientale della città, insieme a San Giovanni e Ponticelli. Lì il sottoscritto è nato, cresciuto e tuttora abita insieme a 100mila tra lavoratori, pensionati, disoccupati, precari, studenti. Sono rioni dell’ex zona industriale dove Pci-Pds-centrosinistra aveva il 65% : esattamente lo stesso consenso raccolto da M5S. C’è da dire che proprio a Napoli dal 2011 sia il Pd che il centrodestra sono fuori dai giochi e non raccolgono più quote di maggioranza. Resta il disagio di dover leggere in poche righe il marchio per interi quartieri, da Scampìa a Ponticelli, dove si muove una rete sociale e culturale di altissimo livello: dalla produzione cinematografica al teatro, dalla street art all’impegno ambientale e a quello per il recupero dei minori a rischio.

Bentornata questione meridionale

Di fronte a queste analisi da bar si spiega il trionfo 5 Stelle. Il 4 marzo è esplosa la questione meridionale che merita una narrazione seria, competente e dignitosa. Invece ancora ci troviamo tra Gomorra e boss delle cerimonie, le fiction più ammirate proprio tra presunti intellettuali dell'ex regno sabaudo ormai finito nelle mani della Lega. Certo, si comprende il destino baro e la frustrazione. Però il Mezzogiorno è abituato a capire ben prima i suoi problemi, a lottare per risolverli e al silenzio quando le piccole cose cambiano in meglio. Un silenzio a cui tanti devono dedicarsi per non fare altri danni. 

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