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Martedì, 22 Maggio 2018

Articoli filtrati per data: Martedì, 10 Aprile 2018 - nelPaese.it

Anche l’Emilia-Romagna avrà un Osservatorio sulla condizione delle persone con disabilità. A istituirlo, dopo la ripresa dei lavori dell’Osservatorio Nazionale, tre realtà attive nell’ambito del welfare: il Forum regionale del Terzo settore e le Organizzazioni Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap) e Fand (Federazione tra le Associazioni nazionali delle persone con disabilità), che oggi a Bologna hanno illustrato l’iniziativa alla stampa, alla presenza dell’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi. 

“Sempre, e a maggior ragione quando si parla di welfare e disabilità, è fondamentale il lavoro di squadra tra Istituzioni e Associazioni- ha sottolineato Venturi-. Come Regione, non possiamo quindi che guardare con favore alla nascita di questo Osservatorio, uno strumento con cui le organizzazioni promotrici svolgeranno un prezioso lavoro di monitoraggio delle condizioni dei disabili in Emilia-Romagna in relazione, in particolare, ai servizi socio sanitari e all’inserimento scolastico e lavorativo. Anche le iniziative di comunicazione che l’Osservatorio intende organizzare- ha aggiunto Venturi- sono importanti, perché su un tema come quello della disabilità la soglia di attenzione, e sensibilità, da parte dei cittadini, oltre che delle Istituzioni, va sempre tenuta alta. E siamo orgogliosi- ha chiuso l’assessore- di poter dire che la nostra Regione è quella che ha il Fondo regionale per la non autosufficienza più alto in Italia”.

A presentare questa mattina le attività del neonato Osservatorio - presso il Centro di Documentazione Handicap - sono stati Alberto Alberani, Federico Amico (Forum Terzo Settore Emilia-Romagna), Giuliana Gaspari (Fish Emilia-Romagna) e Andrea Prantoni (Fand Emilia-Romagna).

L’impegno della Regione per le persone con disabilità e non autosufficienti

Particolare attenzione è stata riservata, in questa legislatura, ad interventi per favorire l’indipendenza e l’autonomia dei disabili: alle opere per l’abbattimento delle barriere architettoniche degli appartamenti o degli spazi comuni dei condomini vengono destinati finanziamenti annuali e il bando più recente, del 2017, ha messo a disposizione 2 milioni di euro; contributi di cui hanno beneficiato 633 famiglie. Inoltre, proprio nei giorni scorsi, per la prima volta la Regione ha stanziato specifici fondi per installare ascensori e montascale (ma anche per abbattere dislivelli con gradini o rampe troppo ripidi, o allargare corridoi e servizi troppo stretti) negli stabili di Edilizia residenziale pubblica: 2 milioni di euro per il 2018 e altri 2 milioni per il 2019.

Sul piano dell’assistenza a disabili e anziani, l’Emilia-Romagna è la Regione con il Fondo regionale per la Non autosufficienza più alto in Italia: nel solo 2017 sono stati investiti 500 milioni di euro per lo sviluppo della rete dei servizi socio-sanitari, residenziali e semiresidenziali e la realizzazione di interventi di natura assistenziale ed economica.

L’Emilia-Romagna è stata poi la prima in Italia ad avere adottato una legge specifica (n.2/2014) per i caregiver, coloro che assistono familiari o amici disabili e non autosufficienti, offrendone un riconoscimento giuridico sull’esempio di altri Paesi europei. /EC

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Una dura condanna nei confronti dei respingimenti di minori stranieri non accompagnati (MSNA) effettuati dalle autorità francesi alla frontiera di Ventimiglia, ma anche delle violazioni dei diritti dei MSNA perpetrate in Italia. È quanto si legge in una lettera inviata alla Commissione europea e alle autorità italiane da ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione), INTERSOS, Terres des Hommes Italia, Oxfam Italia, Caritas Diocesana di Ventimiglia – Sanremo e Diaconia Valdese. La lettera si rivolge alla Commissione europea chiedendo di verificare se le competenti autorità italiane e francesi abbiano violato la normativa europea, valutando se sussistano gli estremi per l’apertura di una procedura d’infrazione.

Al Ministro dell’Interno si richiede di rafforzare le “ispezioni nei centri di accoglienza e di garantire un’adeguata informazione ai MSNA in merito al diritto al ricongiungimento”, sottolineando in particolare come “solo se le procedure di ricongiungimento diventeranno più celeri potrà ridursi il numero di minori che tentano di raggiungere i parenti attraversando irregolarmente le frontiere interne all’Unione europea”.

Infine, al Ministro degli Affari Esteri, le organizzazioni rivolgono la richiesta di “adottare nei confronti delle competenti autorità francesi tutte le misure necessarie affinché cessino i respingimenti illegittimi di MSNA”.

La lettera

Gravi le violazioni registrate nel monitoraggio alla frontiera da parte delle autorità francesi e già oggetto del rapporto “Minori stranieri non accompagnati lungo le frontiere nord italiane” promosso da INTERSOS con il supporto di Open Society Foundation nel corso del 2017.

“Come è noto – si legge nella lettera – ai sensi del Regolamento Dublino e della giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, i minori non accompagnati che presentano domanda d’asilo in Francia, non possono essere rinviati in Italia: a differenza degli adulti, infatti, ai MSNA non si applica il criterio del paese di primo ingresso. Nel caso in cui invece il minore non manifesti la volontà di presentare domanda d’asilo in Francia (spesso perché non adeguatamente informato di tale diritto), e venga fermato nella zona di frontiera, le autorità francesi potranno respingerlo in Italia. La normativa francese stabilisce però precise garanzie che devono essere rispettate nel caso di respingimento di un MSNA: in particolare deve essere nominato un tutore provvisorio (c.d. “administrateur ad hoc”) e il respingimento non può essere effettuato prima del termine di 24 ore (c.d. “jour franc”)”.

Tali norme e garanzie vengono costantemente disattese dalla polizia di frontiera francese. Non solo i minori fermati non vengono messi nella condizione di presentare domanda di asilo, ma il respingimento viene effettuato immediatamente, senza che sia nominato l’“administrateur ad hoc” e senza attendere la scadenza del termine di 24 ore previsto dalla legge francese. Un comportamento che espone i minori, che tentano nuovamente di attraversare la frontiera, al controllo dei trafficanti e in alcuni casi al rischio della vita.

Il Tribunale di Nizza, con ordinanza del 22 gennaio 2018, ha riconosciuto per le prima volta le violazioni delle garanzie previste dalla normativa francese, ordinanza ribadita in seguito di fronte ad altri 20 ricorsi. “Successivamente alle decisioni del Tribunale di Nizza – sottolineano le organizzazioni - abbiamo osservato da parte della polizia francese l’introduzione di una pratica di identificazione come maggiorenni di persone che si dichiarano minorenni e che erano state precedentemente identificate come minorenni in Italia”.

Gravi le mancanze anche dal lato italiano, legate in particolare all’estrema lunghezza dei tempi di esame delle domande di ricongiungimento famigliare, alla mancata informazione nei confronti d minori e alle condizioni dei centri di accoglienza. “In molte città – affermano le organizzazioni - i minori non riescono a presentare domanda d’asilo e quindi avviare la richiesta di ricongiungimento se non dopo molti mesi dall’arrivo, in violazione delle norme italiane ed europee che stabiliscono l’obbligo della questura di formalizzare la domanda di protezione internazionale entro tre giorni dalla manifestazione di tale volontà da parte del richiedente, prorogabili di dieci giorni lavorativi in presenza di un elevato numero di domande”.

Nel monitoraggio effettuato a Ventimiglia, “molti minori, anche dopo diversi mesi dal loro arrivo, non erano stati iscritti a scuola né a corsi di formazione, non era stato loro rilasciato un permesso di soggiorno né avevano potuto presentare domanda d’asilo, non avevano un tutore né altre figure adulte di riferimento che si prendessero cura di loro. Alcuni hanno lamentato addirittura il mancato soddisfacimento di bisogni primari, quali la disponibilità di cibo, vestiti e spazi adeguati, e l’inadeguata protezione da violenze e abusi”.

“Fino a quando non miglioreranno le condizioni di accoglienza – concludono quindi le organizzazioni - un elevato numero di minori continueranno ad allontanarsi dalle strutture, per cercare altrove migliori opportunità. Si ricorda come, al 28 febbraio 2018, 4.307 MSNA risultavano irreperibili, essendosi allontanati dalle strutture di accoglienza in cui erano stati collocati”.

 

 

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Una marcia di circa 3 chilometri, a Isola del Gran Sasso, per ricordare le vittime del lavoro, ma soprattutto per diffondere la cultura della prevenzione e della sicurezza. Perché gli incidenti sono ancora troppi e ogni giorno in media muoiono tre lavoratori. Si svolgerà domenica 29 aprile la “Marcia nazionale per la sicurezza sul lavoro”, promossa da Anmil a sei anni dalla prima, che si svolse ad Assisi nel 2012. Oltre 6 mila persone, provenienti da tutta Italia, sfileranno fino al Santuario di San Gabriele. 

L’iniziativa, patrocinata dal Consiglio superiore della Magistratura, dalla regione Abruzzo e dalle massime istituzioni locali, intende sottolineare la gravità del fenomeno degli infortuni sul lavoro, che miete ancora 3 morti al giorno. La manifestazione sarà anticipata, sabato 28 aprile, da un convegno che vuole fare il punto sull’attuale normativa in materia di salute e sicurezza lavorativa. Sarà inoltre annunciato un Bando per due borse di studio di 1.000 euro ciascuna, riservate agli studenti delle Facoltà di Giurisprudenza e di Medicina veterinari,a che elaboreranno progetti per la prevenzione della sinistrosità in ambito lavorativo in Abruzzo. 

Per evidenziare quanto ancora ci sia da fare in materia di prevenzione e sicurezza, Anmil rammenta alcuni dati sulle ispezioni svolte nel 2017 dall’Ispettorato nazionale del lavoro e contenuti nel Rapporto annuale sull’attività di vigilanza 2017. 

Due aziende su tre non in regola

Nel corso dell’anno 2017 sono state ispezionate 160.347 imprese, riscontrando 103.498 casi di irregolarità, pari al 65% del totale. Questi alcuni dei dati presentati dall’Ispettorato nazionale del lavoro. Delle 160.347 ispezioni, 122.240 hanno riguardato la vigilanza del lavoro, 24.291 la vigilanza previdenziale, 13.816 la vigilanza assicurativa. In tutto il 2017 sono quindi risultate non in regola due aziende su tre.

I lavoratori risultati irregolari sono stati 252.659 (+36% rispetto al 2016) di cui 48.073 quelli totalmente in nero. Per quanto riguarda in particolare la salute e la sicurezza sul lavoro, sono 22.611 le aziende controllate dall’Ispettorato, in gran parte nel settore edilizia, dove sono risultate irregolari 17.580 aziende su 22.805 accessi definiti, ovvero il 77,1% del totale ( +3,5% rispetto al 2016) e riscontrate. 36.263 violazioni, di cui 28.364 penali e 7.899 amministrative. Nel dettaglio,il 29% delle irregolarità si è registrato nella prevenzione dai rischi di caduta dall’alto; il 13% nella sorveglianza sanitaria; il 12% nella formazione e informazione; il 9% nei rischi elettrici; nell'utilizzo di attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione collettivi ed individuali; il 9% nella valutazione dei rischi e il 7% nelle violazioni di committenti e coordinatori.

(Fonte: Redattore Sociale)

Pubblicato in Lavoro

Il gioco d'azzardo ha avuto negli ultimi anni una diffusione esponenziale: gli ultimi dati parlano di  95 miliardi di euro giocati in Italia nel 2016, il doppio rispetto al 2008. Il fenomeno sta assumendo una forte rilevanza oltre che dal punto di vista economico anche sul fronte sociale; sono sempre più frequenti le notizie di persone che spendono i propri risparmi nel gioco e portano nella disperazione se stessi e le proprie famiglie.

È per avviare una riflessione su questo tema che il Consorzio Solidarietà Sociale, realtà di 30 cooperative sociali che rappresentano un importante osservatorio giovanile e sulle situazioni di fragilità e vulnerabilità, ha promosso e coordinato il progetto 'A che gioco giochiamo? azioni a contrasto del gioco d'azzardo patologico'.

Il progetto, che ha il sostegno di Fondazione Monte Parma e il patrocinio del Comune di Parma, si è sviluppato attraverso una serie di incontri formativi rivolti a operatori di centri giovani e di cooperative sociali che si occupano di politiche giovanili e del lavoro, con la finalità di approfondire la conoscenza del fenomeno e gli strumenti per individuare situazioni di fragilità e di possibile dipendenza da gioco.

E' stato quindi realizzato, in collaborazione con l'Istituto d'Arte Toschi, un percorso educativo e culturale per progettare ed elaborare una campagna comunicativa in grado di portare l'attenzione sul fenomeno del gioco patologico. I progetti grafici sono stati utilizzati per realizzare delle t-shirt che verranno consegnate durante la conferenza stampa ai centri di aggregazione giovanile e alle cooperative sociali che hanno partecipato al progetto. A breve anche l'avvio di una campagna comunicativa sui social media.

L'incontro si svolgerà mercoledì 11 aprile alle ore 15,30  nella sede del Consorzio Solidarietà Sociale (Strada Cavagnari 3, Parma). Interverranno Fabio Faccini, Presidente Consorzio Solidarietà Sociale; Roberto Arduini, Vice Presidente Fondazione Monte Parma; Enrico Malferrari, Cooperativa "Papa Giovanni XXIII"; Francesca Brugnoli, Responsabile struttura operativa giovani del Comune di Parma; Lucia Maria Giustina, Psicologa AUSL;  Marco Bottani, Insegnante Liceo artistico "Paolo Toschi"

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

L’uso di armi chimiche su Duma. Il raid aereo israeliano che uccide 7 iraniani in una base siriana. Afrin caduta sotto l’occupazione dell’esercito turco e di miliziani jihadisti. E ora una nave da guerra Usa a 100 km da una base della marina militare russa. La Siria è diventato il terreno di un conflitto globale tra i principali eserciti del mondo: Usa, Russia, Israele, Iran e Turchia. L'Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) ha diramato un'allerta sulle rotte aeree del Mediterraneo orientale. Secondo quanto riportano i media internazionali. L'allarme è stato emesso "a causa del possibile lancio di raid aerei con missili aria-terra e/o cruise entro le prossime 72 ore". E va tenuta anche presente "la possibilità di un'interruzione intermittente delle apparecchiature di radionavigazione", afferma l'Easa.

I fatti di Duma

 “Siamo inorriditi dall’attacco avvenuto a Duma. È chiaro che ancora una volta i bambini sono stati uccisi e feriti in modo indiscriminato. I nostri partner riferiscono di aver aiutato bambini in preda a soffocamento, con schiuma alla bocca, convulsioni, in una situazione di caos” ha dichiarato Sonia Khush, Direttrice della risposta in Siria di Save the Children.

Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha ribadito che gli esperti dell'Opac "devono visitare Duma" per compiere degli accertamenti e ha assicurato che la Russia può "garantire" la loro sicurezza. A questo proposito Mosca proporrà al Consiglio di Sicurezza dell'Onu una risoluzione per "istituire un'indagine" sui fatti di Duma

La mattanza dei bambini

Migliaia di bambini in Siria sono stati uccisi nelle loro case, a scuola o negli ospedali, luoghi dove dovrebbero sentirsi al sicuro e protetti. Da inizio 2018 più di 60 scuole sono state distrutte o danneggiate obbligando 57.000 bambini a interrompere o abbandonare la scuola.

“I bambini dell’area est di Ghouta patiscono già da cinque anni l’assedio e la violenza. Educazione, cibo e assistenza sanitaria sono stati negati loro e per ripararsi dagli attacchi sono stati costretti a dormire in scantinati per mesi. Ora, con migliaia di persone che fuggono dalle proprie case, coloro che sono sopravvissuti al bombardamento affrontano un destino incerto” ha aggiunto Kush. La guerra sconvolge la vita dei bambini interamente. Tutto ciò che dovrebbe farli sentire al sicuro, dalla propria casa alla scuola, è ormai distrutto.

 

 

Pubblicato in Nazionale

A chiudere la Stagione Teatrale 2017/2018 di Industria Scenica è il giovane regista Giuliano Scarpinato, attualmente tra le nuove promesse più apprezzate della drammaturgia in Italia. Industria Scenica presenta in unica data a Milano Alan e il mare​, in una serata speciale che vede la partecipazione di Amnesty International Lombardia​. L'evento si svolgerà il 20 aprile. 

Con questo spettacolo, Scarpinato torna per la seconda volta all’Everest, dopo aver portato in scena lo scorso anno Fa’afafine - che ha ottenuto autorevoli riconoscimenti per il coraggio e l’accuratezza con cui viene affrontato il delicato tema dell’educazione alla diversità. Un’altra tematica di scottante attualità, ormai protagonista della cronaca di tutti i giorni, è al centro di Alan e il mare​, presentato in prima assoluta a “Segnali” - Festival Teatro Ragazzi (2-5 maggio 2017): la tragedia dei migranti.

In scena, la storia di Alan Kurdi - il piccolo bambino siriano la cui fotografia del corpo inerme, scattata sulle rive di Bodrum in Turchia, ha scosso il mondo intero. Questo tragico fatto di cronaca, per molti versi impossibile da rappresentare, si sublima qui nell’ideale canto di una sirena, che con videomapping e videoproiezioni porta sul palcoscenico dell’Everest l’evento reale in una dimensione onirica e trasfigurativa, l’unica capace di affrontare argomenti difficili quali la separazione, il lutto, lo smarrimento identitario, e di arrivare agli occhi ma soprattutto alla sensibilità di un pubblico giovanissimo (dagli 8 anni in su).

L’Alan di Scarpinato - un bambino-pesce, fratello delle alghe e dei coralli, figlio perduto di un padre che era in cerca di fortuna - è infine pronto a condurci in un viaggio immaginifico e doloroso, eppure carico di speranza, negli abissi di un mare lontano. Giuliano Scarpinato (Palermo, 1983) è attore, regista e drammaturgo. Dopo il diploma presso la scuola del Teatro Stabile di Torino, lavora come attore, tra gli altri, con John Turturro

Pubblicato in Cultura

In occasione della Giornata nazionale del ricordo e della solidarietà con le vittime del conflitto armato, Amnesty International ha sollecitato il governo colombiano a riconoscere l’aumento della violenza nei confronti dei difensori dei diritti umani e degli attivisti delle comunità già duramente colpite dal conflitto e a prendere misure urgenti per garantire queste persone. “Il governo colombiano non può ignorare la tremenda e crescente ondata di minacce e omicidi contro coloro che difendono i diritti umani e le loro comunità. Lo stato è assente e non garantisce il rispetto dei diritti umani, il che favorisce un clima in cui i leader delle comunità possono essere presi di mira impunemente”, ha dichiarato Erika Guevara Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe.

“Questa violenza sta danneggiando profondamente quel tessuto sociale necessario per proseguire l’attuazione dell’accordo di pace. Lo stato deve immediatamente assumersi la responsabilità di salvaguardare la vita e l’incolumità dei difensori dei diritti umani, soprattutto di coloro che proteggono la terra, il territorio e l’ambiente e di quelli che hanno assunto ruoli di primo piano nelle comunità devastate dal conflitto”, ha proseguito Guevara Rosas.

Secondo dati ufficiali, dal 1° gennaio 2017 al 27 febbraio 2018 in Colombia sono stati assassinati 148 difensori dei diritti umani. “Considerando il violento scenario di omicidi, minacce e intimidazioni, è incredibilmente allarmante che i più alti gradi dello stato colombiano abbiano risposto che non è vero che le persone vengono uccise a causa del loro ruolo di primo piano e del loro lavoro in favore dei diritti umani”, ha sottolineato Guevara Rosas. Il governo deve riconoscere che storicamente la Colombia si è orientata verso una cultura di violenza contro coloro che proteggono gli interessi pubblici e difendono i diritti umani. Solo quando ciò sarà ammesso, la risposta a questi crimini potrà essere migliore e i meccanismi di prevenzione e protezione potranno essere rafforzati.

Se si vuole arrivare a una pace seria e duratura, il governo colombiano dovrà prestare la massima attenzione e fornire piena assicurazione ai leader comunitari, ai contadini, alle vittime, a coloro che difendono il territorio e le risorse naturali e, infine, a chi pretende l’attuazione a livello locale dell’accordo di pace e del processo di restituzione delle terre sottratte durante il conflitto.

 

Pubblicato in Dal mondo

Industria Scenica presenta la Preview del Festival Tendenza Clown, organizzato da C.L.A.P.Spettacolodalvivo dall’1 al 7 maggio 2018 presso il Teatro Franco Parenti di Milano - in collaborazione con il Comune di Milano, l’Associazione Pier Lombardo e il progetto “Open Circus” dell’Università degli Studi di Milano; con il patrocinio di Regione Lombardia e Comune di Milano.

Lo spettacolo è parte del progetto Circus Zone, la rassegna di circo contemporaneo giunta alla II edizione a cura di Associazione Culturale Sarabanda con il sostegno di Nuovi Mecenati – Fondazione franco-italiana di aiuto alla creazione contemporanea e in rete con i circuiti multidisciplinari C.L.A.P.Spettacolodalvivo e AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali.

Per l’occasione, l’Everest si trasformerà per la prima volta in un’arena dove corpi fluttuanti si misureranno con sorprendenti acrobazie. La serata inizierà alle 21 con lo spettacolo Hetre, un solo di danza aerea, a cui seguirà Phasmes, un’esibizione di due acrobati danzatori. Le due rappresentazioni sono legate da una dimensione artistica di studio e sviluppo circa le relazioni fra la Natura e l’Uomo.

Da un ambiente simile a una foresta a un universo fatto di illusioni, lo spazio viene utilizzato in modo del tutto differente, ma con l’obiettivo comune di esplorare le molteplici possibilità gestuali del corpo. La ricerca di Fanny Soriano, autrice di entrambe le scritture sceniche, nasce dal bisogno di rappresentare la dimensione originaria e ancestrale del mondo.

Pubblicato in Lombardia

La mafia uccide solo d’estate, citando Pif. La ‘ndrangheta, invece, non conosce stagioni in Calabria e lo fa in modo plateale: un’autobomba a Limbadi (Vibo Valentia) contro Matteo Vinci, incensurato di 42 anni, candidato alle comunali con una lista civica.

Dalle prime indiscrezioni, però, non è l’impegno politico la motivazione plausibile per questo attentato. Secondo la stampa locale il padre di Vinci, sopravvissuto all’esplosione e in gravi condizioni, nell'ottobre scorso ha avuto un litigio con i proprietari terrieri adiacenti alla sua proprietà: quei terreni appartengono alla sorella del boss della cosca Mancuso. Altri litigi si registrano anche negli anni passati. 

Una tecnica criminale di spessore elevato per eliminare due persone che non pare fossero legate ad ambienti mafiosi importanti. Perché quindi utilizzare per ucciderle modalità così spettacolari? É uno dei tanti dubbi che le indagini dei carabinieri dovranno sciogliere. Limbadi, tra l'altro, é uno dei centri a più alta densità mafiosa della provincia di Vibo Valentia e dell'intera Calabria, regno incontrastato da sempre della cosca Mancuso, uno dei gruppi storici della criminalità organizzata calabrese.

Al momento, però, non c'é prova alcuna di un coinvolgimento dei Mancuso in quanto è accaduto, né si capisce quale sia stata la logica mafiosa che possa avere provocato un episodio di tale gravità. Il prefetto di Vibo valentia, Guido Longo, ha convocato d'urgenza il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica per fare il punto sulle indagini. Il problema, innanzitutto, é capire se l'obiettivo dell'attentato fosse Matteo Vinci o il padre. Intanto è stato fermato per porto abusivo d'armi Domenico Di Grillo, marito di Sara Mancuso e cognato dei boss della cosca.

Unica certezza, come dicono alcune fonti in Calabria, a Vibo e dintorni “gira brutta gente”. Gente che uccide con un’autobomba. 

Pubblicato in Calabria

La paura corre sui social all’alba. Dai profili facebook e twitter i residenti di Marche e Umbria manifestano l’inquietudine dell’incubo che torna: il terremoto, la scossa di magnitudo 4.7 alle 5.11. Solo alcuni giorni fa l’Ingv aveva spiegato la sequenza dell’ultimo mese di piccole scosse nell’Italia centrale come conseguenze di quella iniziata ad agosto 2016.  

“Tale sequenza – scrive Ingv - si è gradualmente sviluppata interessando un'ampia fascia dell'Appennino centrale, un'area di circa 1200 km2, estesa per circa 80 km in direzione NNW-SSE e larga circa 15-20 km, dalla provincia di Macerata, nelle Marche, alla provincia dell'Aquila, in Abruzzo. La zona interessata dai terremoti di questi ultimi giorni si era attivata a fine ottobre 2016, tra il 26 e il 30 ottobre, quando sono avvenuti alcuni dei più forti eventi sismici della sequenza: quelli del 26 ottobre di magnitudo Mw 5.4 e magnitudo Mw 5.9 e quello di magnitudo Mw 6.5 del 30 ottobre 2016”.

Se si considera l'evoluzione temporale della sequenza sismica complessiva e l'energia rilasciata da tutti gli eventi sismici, si nota che negli ultimi mesi del 2017 sono stati localizzati una media di 30-40 eventi al giorno. I primi di marzo 2018 la sismicità è aumentata superando in un caso i 100 eventi al giorno e anche in questi primi giorni di aprile ha superato i 140 eventi al giorno. Questo aumento di sismicità è prevalentemente concentrato proprio nel settore più settentrionale del sistema di faglie attivato nel 2016, vicino ai comuni di Muccia, Pieve Torina, Pievebovigliana (MC). L'evento odierno rappresenta, quindi, un incremento di energia rilasciata rispetto agli ultimi due mesi di sequenza.

“Secondo i dati accelerometrici -aggiungono i ricercatori Ingv - l'evento presenta accelerazioni di picco che corrispondono ad un'intensità strumentale su terreno roccioso pari al VI grado della scala MCS (http://shakemap.rm.ingv.it)”.

L'evento è stato risentito in un'ampia zona, in particolare nella zona a nord-est dell'epicentro, nelle province di Macerata, Ancona, Pesaro, in Umbria, nel Lazio e, in modo lieve, a Roma. A Pieve Torina è in corso un vertice tra i sindaci del territorio del Maceratese a ridosso alla fascia appenninica, il capo della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli, la commissaria straordinaria alla ricostruzione Paola De Micheli e la Regione Marche, rappresentata dal presidente Luca Ceriscioli, vice commissario alla ricostruzione, e dall'assessore alla Protezione civile Angelo Sciapichetti. Non si registrano danni e feriti, per le zone rosse dei centri storici ormai vuoti è scattato il divieto di ingresso ai non addetti ai lavori e le scuole sono state chiuse.

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