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Martedì, 16 Ottobre 2018

Articoli filtrati per data: Venerdì, 13 Aprile 2018 - nelPaese.it

Nasce a Lecco “la Casa della Solidarietà e della Terza età” in un vecchio edificio dell’Ottocento rimasto inutilizzato e nel degrado per oltre dieci anni. Grazie ad una straordinaria gara di solidarietà che sta coinvolgendo tutta la cittadinanza, gli anziani di Lecco avranno un nuovo punto di riferimento accogliente ed accessibile. L’iniziativa è  promossa da Auser, Anteas e Comune di Lecco.

Il progetto prevede il recupero di una vecchia palazzina ottocentesca che fu prima comune del rione di San Giovanni per diventare poi scuola materna ed essere infine abbandonato all’incuria e al vandalismo. Ora sarà possibile restituire alla cittadinanza l’utilizzo di questo edificio, grazie anzitutto a un bando della Fondazione Cariplo e alla collaborazione tra Auser Leucum, Anteas Lecco e l’amministrazione comunale.

I locali ristrutturati  manterranno all’esterno l’estetica originale, mentre all’interno saranno molto moderni e fruibili anche da persone con disabilità motoria. La Casa della Solidarietà e della Terza Età ospiterà le sedi di Auser e di Anteas e i Servizi Sociali Famiglia e Territorio del Comune di Lecco. Questa operazione, a particolare beneficio delle persone anziane e fragili e a contrasto della solitudine, è resa possibile da una compartecipazione tra pubblico e privato: oltre al finanziamento ottenuto a seguito della vittoria del bando, dell’impegno economico delle due associazioni coinvolte e del Comune, ci sarà  una quota da raccogliere grazie alla generosità dei cittadini.

“Rimane da raccogliere il 20% circa del necessario al completamento dell’opera – spiega Angelo Vertemati ex presidente dell’Auser Provinciale di Lecco e attuale componente della Presidenza di Auser Lombardia –per questo è stata lanciata una campagna di raccolta fondi rivolta a tutta la nostra comunità e non solo, utilizzando la disponibilità dell’emittente locale Teleunica che ogni giovedì dedica un’ora in diretta a questa iniziativa”.

 

Pubblicato in Lombardia

La Calabria detiene il record negativo italiano di spesa per le politiche sociali con 27 euro pro capite contro i 110 euro di media nazionale. I comuni calabresi, tra il 2001 e il 2015 hanno speso soltanto il 5,2% per il sociale a fronte di un dato medio nazionale del 13%. Una spesa che varia nel corso degli anni, che non riesce a soddisfare le reali necessità dei territori. Di questa situazione si è discusso ieri durante il convegno “La Calabria di domani. Le politiche sociali regionali e la riforma del welfare”, promosso dall’Ufficio per il Partenariato della Regione in collaborazione con il Forum Terzo Settore regionale ed i Centri di servizio per il volontariato calabresi.

“Fino a che nel nostro Paese ci sarà un divario così grande in un settore fondamentale per la vita dei cittadini – commenta la portavoce nazionale del Forum del Terzo Settore Claudia Fiaschi – non potremo pensare a una democrazia compiuta. I dati oggi ci dicono che in Calabria esiste ancora un gap inaccettabile per quanto riguarda i servizi sociali con pesanti conseguenze per i cittadini e per quelle famiglie che si trovano in condizioni di forte disagio e che hanno naturalmente più bisogno del sostegno delle istituzioni. Un contributo rilevante per superare questo gap lo può dare senz’altro il Terzo settore rappresentato da cooperative sociali, associazioni, fondazioni che possono offrire servizi importanti nell’ambito del welfare e non solo. In questo contesto e per queste ragioni è necessario favorire investimenti in riforme di sviluppo comunitario, da una parte per ridurre la disoccupazione, dall’altra per ridurre la disuguaglianza sociale. Ci auguriamo quindi che l’attuazione della riforma del welfare, di politiche sociali e di interventi strutturali a contrasto della povertà e a sostegno di famiglie, non autosufficienza, disabilità, minori, possano diventare una questione prioritaria per l’agenda politica“, conclude Fiaschi.

Il Terzo settore ha svolto in questi anni un ruolo fondamentale, tentando, non senza fatica, di realizzare un sistema di welfare che sia centrale per lo sviluppo di un’economia sociale e solidale per la comunità. Benché la situazione calabrese sia oggettivamente più difficile di altre, ci sono delle organizzazioni del Terzo settore che lavorano intensamente e proficuamente sul lato sociale o anche rispetto a vere e proprie emergenze sociali, con esperienze anche di avanguardia (come la gestione dei beni confiscati) che potrebbero competere tranquillamente con altre realtà organizzative nel resto d’Italia.

In Calabria le istituzioni non profit sono 8.593 di queste l’87,4 per cento sono associazioni, il 7,3 cooperative sociali, l’1,2 sono fondazioni. Il rapporto di incidenza sulla popolazione indica che ci sono 43,6 enti per 10 mila abitanti, 55,4 è il rapporto italiano, con punte che superano i 100 nel Nord Italia.

“La nostra regione attende da 18 anni la riforma del welfare e quella del Terzo settore – afferma Gianni Pensabene, portavoce del Forum del Terzo Settore regionale – La situazione tuttavia non è semplicissima, qui non si tratta infatti solamente di applicare una legge, quanto di rimettere in discussione un modello culturale che dal dopoguerra ad oggi vige nel campo delle politiche sociali: i Comuni non si sono mai attrezzati per realizzare delle politiche moderne ed è necessario superare la logica del ‘bisogno’ o degli interventi ‘una tantum’ affinché la popolazione torni a percepire i diritti fondamentali di cittadinanza come tali, e non come ‘concessioni’ dell’amministrazione alle classi meno abbienti.”

Regione, si cambia: tre donne in Giunta, arriva la presidente di Legacoop al welfare

L'attuale assessore Francesco Russo è il nuovo Vice Presidente della Giunta Regionale. "La nomina di Russo non è una semplice o ordinaria sostituzione". A Francesco Russo, in aggiunta alle deleghe che già deteneva, è stata anche assegnata la delega assessorile allo Sviluppo Economico e alle Attività Produttive. Il completamento dell'organico della Giunta Regionale è stato definito con la nomina ad assessore di Maria Teresa Fragomeni, Angela Robbe (Lavoro e welfare, ndr) e Maria Francesca Corigliano.

"Ho inteso compiere questa scelta - ha affermato Oliverio - per dare maggiore impulso alla nostra azione di governo affinché, a compimento del mandato elettorale conferitomi, i cittadini possano toccare con mano il mutamento della condizione in cui versa la Calabria. Vogliamo dimostrare - ha continuato Mario Oliverio - che nonostante le macerie ereditate stiamo lavorando con successo per restituire alla nostra terra il diritto ad avere speranza e fiducia verso il futuro. I primi timidi segnali di ripresa si vanno già registrando. Dopo oltre un decennio compare il segno positivo davanti ad alcuni indicatori economici. Questa prima inversione di tendenza non può essere ritenuta, però, ancora soddisfacente. Siamo impegnati a fare ancora di più e meglio e a dare una forte accelerazione per determinare il miglioramento della condizione di vita dei calabresi e per l'affermazione di una positiva reputazione della Calabria".

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Sono giunti a termine i festeggiamenti della Pasqua ortodossa che i rom continuano ad osservare con riti e cerimonie, quelle che nella tradizione dei loro padri, delle nonne matriarche si praticavano nelle terre della ex Jugoslavia e oltre. Così i preparativi iniziano già qualche settimana prima, per chi può, si parte per la provincia alla ricerca nelle zone verdi e ancora rurali, di un maiale giovane da sacrificare nel pranzo della convivialità che dura diversi giorni. 

Tutte le tavole sono bandite a festa, sarme ripiene, ardea perde, rusca (insalata di vario tipo), colaco il pane delle feste, maialino arrosto, e certamente non possono mancare le anr sarpamè, le inconfondibili uova colorate con diverse tecniche e colori sgargianti, donate ad amici e parenti venuti a far festa. E anche a Scampia per i rom è tempo di Pasqua. La comunità divisa tra il vecchio insediamento di Cupa Perillo ancora sotto sequestro e in attesa di una bonifica che nessuno sa se ci sarà, l'Auditorium Fabrizio De Andrè dove circa 50 persone resistono dal 27 agosto e molte famiglie andate via non si sa bene dove.

A raccontare la difficile condizione dopo l’incendio di Cupa Perillo è Barbara Pierro, avvocato e cuore pulsante della Kumpania, Chi Rom e chi no e dell’impresa sociale Chicù, il ristorante cogestito da donne italiane e donne rom nel quartiere di Napoli: “Nonostante la festività non tutti però riescono a godersi con serenità queste giornate – scrive Pierro sulla sua pagina facebook - a celare quel sentimento di precarietà, di ignoto che fa sentire completamente smarriti di fronte al quotidiano. Sulle famiglie in Auditorium pesano mesi di attesa di soluzioni post incendio, i mille tentativi di concertazione con l'amministrazione come comitato Cupa Perillo per essere parte attiva nella costruzione di processi concreti di fuori uscita da situazioni di marginalità e disagio abitativo, sociale, non possono certamente essere ritenuti soddisfatti”.

Poi Pierro si rivolge a palazzo San Giacomo e alle decisioni prese dalla Giunta: “La decisione dell'amministrazione comunale, di attribuire alle famiglie aventi diritto un contributo economico una tantum di circa 5 mila euro, presa a fine dicembre al chiuso delle stanze di palazzo San Giacomo, se e quando arriverà, suona piuttosto come un lascia passare senza nulla a pretendere, utile forse, solo a consentire la pur necessaria liberazione dell'Auditorium. Nei moduli per richiesta del contributo predisposti dalla stessa amministrazione infatti, ogni richiedente doveva dichiarare di possedere i requisiti previsti dal bando e al contempo sottoscrivere di rinunciare definitivamente all'accoglienza presso l'Auditorium e presso qualsiasi struttura comunale. Se dopo l'installazione dei container a Via del Riposo questa è la mossa migliore che il comune è riuscito a partorire, nonostante le sollecitazioni e competenze offerte gratuitamente dal comitato, molti sono dubbi che sorgono rispetto alla posizione che l'Italia e in questo caso il comune di Napoli ha rispetto alla Strategia Nazionale d'Inclusione Sociale dei Rom dei Sinti e dei Caminanti 2012-2020”. 

Nella premessa italiana alla sua adozione infatti, si leggeva che “ preso atto, da un lato, della necessità, non solo di fornire all’Unione Europea, le risposte che sono fino ad oggi mancate, ma al tempo stesso di segnare una Strategia che possa guidare nei prossimi anni- è necessaria- una concreta attività di inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti (RSC), superando definitivamente la fase emergenziale che, negli anni passati, ha caratterizzato l’azione soprattutto nelle grandi aree urbane.”

“Quanto l'Italia sia ancora e più che mai lontana da queste buone intenzioni non è difficile constatarlo – prosegue Pierro - osservando da vicino il caso Cupa Perillo, che purtroppo non risulta essere isolato, dopo quasi otto mesi, alle famiglie ma neanche a tutte quelle presenti, l'unica possibilità che gli viene data è una buona uscita con la promessa di non dimenticarsi di loro. Ai meno fortunati, quelli che non hanno ancora il permesso di soggiorno (nonostante la promessa fatta in dicembre dall'assessore al welfare di affiancare le famiglie che lo necessitavano nelle pratiche amministrative per l'ottenimento dei documenti necessari) nessun contributo sarà erogato, per loro è stata prospettata la collocazione nel centro di Accoglienza temporaneo (si fa per dire a Napoli e non solo qui) Deledda che ospita rom in prevalenza rumeni in una situazione molto discutibile. Questo accade sebbene ancora di recente il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, ha espresso preoccupazione per la mancata applicazione della Strategia da un punto di vista sostanziale affermando inoltre che è necessario introdurre delle misure per ‘prevenire l’assenza di alloggio, cessare gli sgomberi forzati e chiudere gli insediamenti e i centri di accoglienza per soli rom esistenti attraverso l’offerta di alternative abitative ordinarie ed effettivamente integrate alle famiglie coinvolte’ ”.

“Queste parole – conclude Pierro - suonano davvero come una presa in giro alla luce di quanto sta accadendo sia alla comunità rom presente in Auditorium e prossima ad essere spedita alla macchia che quella ancora presente a Cupa Perillo che non se la passa meglio, ancora sommersa da rifiuti e rispetto alla quale, stando alle ultime dichiarazioni del Prefetto di Napoli, la minaccia di sgombero sarebbe tutt'altro che scongiurata e in assenza di alcun piano e visione dell'amministrazioni capace di superare precarietà, emergenzialità e monoetnicità lo spettro della caserma Boscariello riecheggia nuovamente”.

Pubblicato in Campania

Le proteste in Venezuela e un manifestante che corre mentre brucia. È di Ronald Schemidt la World Press Photo of the year, la foto migliore dell’anno commissionata da France Press al fotoreporter nato a Caracas nel 1971. Ieri si è svolta la cerimonia di premiazione privata nel corso degli Awards Show. Questi i numeri dell'edizione 2018: 8 categorie per i lavori esaminati. 42 fotografi, provenienti da 22 paesi: Australia, Bangladesh, Belgio, Canada, Cina, Colombia, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Norvegia, Russia, Serbia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Paesi Bassi, Regno Unito, USA e Venezuela. Un totale di 307 fotografie nominate.

"Ronaldo Shemidt si aggiudica il premio più ambito del World Press Photo 2018 con una foto scattata in Venezuela", ha spiegato il curatore della mostra romana, il già pluripremiato fotografo dello stesso WPF Francesco Zizola.  "Nel maggio 2017 durante le proteste contro il tentativo  messo in atto dal presidente Maduro, di cambiare la costituzione democratica rafforzando il suo potere, un dimostrante viene raggiunto dall'esplosione di un serbatoio di benzina di una moto, e prende fuoco. La foto di quell'istante è impressionante e ha il potere di sottoporre nuovamente e con forza all'opinione pubblica mondiale una crisi che anno dopo anno erode la fragile democrazia Venezuelana. Apprendiamo poi con sollievo dalla voce del fotografo che José, il ventinovenne dimostrante ritratto nell'immagine, sta guarendo dalle ustioni di primo e secondo grado riportate nell'incidente".

Tra i vincitori anche 5 italiani: Alessio Mamo, 2° nella categoria People -singola; Luca Locatelli, 2° nella categoria Environment -stories; Fausto Podavini, 2° nella categoria Long-Term Projects, Giulio Di Sturco, 2° nella categoria Contemporary Issues -singles e Francesco Pistilli,  3° nella categoria General News.

A Roma per un mese

 L'edizione 2018 del World Press Photo si terrà dal 27 aprile al 27 maggio 2018 a Roma, in prima assoluta italiana, presso il Palazzo delle Esposizioni. Il Premio World Press Photo è uno dei più importanti riconoscimenti nell'ambito del fotogiornalismo. Ogni anno, da oltre 60 anni, una giuria indipendente, formata da esperti internazionali, è chiamata ad esprimersi su migliaia di domande di partecipazione inviate alla Fondazione World Press Photo di Amsterdam da fotogiornalisti provenienti da tutto il mondo.

La tappa capitolina del World Press Photo 2018, ideata da World Press Photo Foundation di Amsterdam, è promossa da Roma Capitale - Assessorato alla Crescita culturale, e organizzata dall'Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con 10b Photography.

"Il migliore fotogiornalismo racconta qualcosa. Deve interessare le persone a cui si rivolge", commenta Lars Boering, managing director della World Press Photo Foundation. "La World Press Photo Foundation, oggi, continua a svolgere lo stesso ruolo che aveva nel 1955 perché le giurie dei nostri concorsi continuano a nominare i migliori fotografi e produttori video. L'enorme lavoro svolto in questa edizione 2018 ci aiuta a realizzare il nostro scopo: connettere il mondo con le storie che contano".

L'esposizione del World Press Photo 2018 non è soltanto una galleria di immagini sensazionali. E' soprattutto un documento storico che permette di rivivere gli eventi cruciali del nostro tempo. Il suo carattere internazionale, le centinaia di migliaia di persone che ogni anno nel mondo visitano la mostra, sono la dimostrazione della capacità che le immagini hanno di trascendere differenze culturali e linguistiche per raggiungere livelli altissimi e immediati di comunicazione.

La World Press Photo Foundation, nata nel 1955, è un'istituzione internazionale indipendente per il fotogiornalismo senza fini di lucro. Il World Press Photo gode del sostegno della Lotteria olandese dei Codici postali ed è sponsorizzata in tutto il mondo da Canon.

Il 10b Photography, partner della fondazione World Press Photo, è un centro polifunzionale interamente dedicato alla fotografia professionale. Si propone di mettere a disposizione del territorio l'esperienza e le relazioni costruite nel tempo, con l'obiettivo di portare a Roma e in altre città italiane il più grande e più prestigioso concorso di fotogiornalismo mondiale. Internazionale, media partner della mostra, è un settimanale italiano d'informazione fondato nel 1993 che pubblica i migliori articoli dei giornali di tutto il mondo.

L' Azienda Speciale Palaexpo è un ente strumentale della città di Roma. Si propone oggi come uno dei più importanti organizzatori di arte e cultura in Italia e gestisce il Palazzo delle Esposizioni, il Macro e il Mattatoio per conto di Roma Capitale.

 

Pubblicato in Nazionale
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