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Mercoledì, 15 Agosto 2018

Articoli filtrati per data: Martedì, 24 Aprile 2018 - nelPaese.it

Sport e sociale, integrazione e partecipazione. Il tiro con l'arco torna a Napoli grazie ad una gara interregionale "hunter & field 12 + 12" che si terrà mercoledì 25 aprile sul terreno di un bene confiscato alla camorra, il Fondo Rustico Amato Lamberti. L'appuntamento, organizzato dalla società Arcieri don Bosco, vedrà la partecipazione di oltre 70 atleti provenienti da tutta Italia e servirà alla classifica per la qualificazione ai campionati regionali "tiri di campagna".

"Siamo molto orgogliosi di organizzare questa gara in un bene confiscato, stiamo lavorando da settimane perché sia per tutti una bella giornata di sport e divertimento. E soprattutto siamo contenti perché è la prima volta che un 'hunter & field' viene organizzato a Napoli" commenta Giovanni Castaldo, istruttore e vicepresidente dell'asd Arcieri don Bosco. La don Bosco, che ha la sua sede in viale Umberto Maddalena 268, è una delle società più vecchie della Campania, affiliata alla Fitarco (la Federazione Nazionale Tiro con L'arco) dal 1981. 

La gara si svolgerà a partire dalle 9,30 fino al pomeriggio e prevede una sorta di percorso, articolato in due giri, costruito sui prati del Fondo Rustico Amato Lamberti e composto da 12 paglioni posizionati a distanze sempre diverse che vanno dai 5 ai 60 metri. Sarà possibile assistere gratuitamente alla gara.

Il Fondo Rustico Amato Lamberti, che è gestito dalla cooperativa (R)esistenza anticamorra presieduta da Ciro Corona, si trova a Chiaiano ed è il primo bene agricolo confiscato a Napoli, composto da 14 ettari di vigneto e pescheto confiscati al clan dei Nuvoletta 13 anni fa. 

 

Pubblicato in Sport sociale

Dignità e serenità, autonomia possibile e integrazione sono i tasselli che compongono la mostra di fotografia sociale “Riservato a un pubblico adulto”, percorso che raccoglie una ventina di scatti a colori del fotografo – ed educatore della Cooperativa sociale Itaca – Fabio Passador. L’inaugurazione è prevista sabato 28 aprile alle 17.30 al bar “Alla Cheba” della Casa della gioventù in via Regina Elena 20, e l’evento si inserisce all’interno del programma per la 30^ edizione della marcia non competitiva “Prendiamoci per mano”.

A promuovere la mostra dedicata alla disabilità in età adulta sono Cooperativa sociale Itaca, Lega italiana handicap sezione di Maniago, Circolo fotografico l’Immagine e Comune di Maniago. Quello di Fabio Passador è un progetto dedicato alla disabilità adulta, il suo occhio si sofferma ed entra in punta di piedi nella quotidianità degli adulti con disabilità, cogliendoli negli ambienti che “vivono” quotidianamente, come i Centri diurni o le Unità educative territoriali, ma anche in sala prove o durante una rappresentazione teatrale. Ma vi sono anche i momenti più ludici o di svago nella natura e le passioni artistiche coltivate. Nei suoi scatti, insolitamente a colori, Passador (che è prima di tutto educatore nei servizi territoriali di Itaca) racconta le ricchezze di alcune realtà socio educative del Pordenonese, nelle quali la Cooperativa Itaca svolge un’importante ruolo di innovazione e consolidamento nei servizi presi in carico.

Ci sono la Big Bang Band, progetto nato 11 anni fa a Pordenone da una collaborazione tra Itaca, Giardino educativo delle Sorprese e Oratorio Don Bosco, in stretta sinergia con l’allora Ass 6 Friuli Occidentale (oggi Aas 5). Ma negli scatti c’è anche la maniaghese Comunità alloggio Casa Carli, il Centro diurno e il Centro gravi gravissimi (Chrgg) di Sacile, il Durante e dopo di noi, progetto condiviso tra associazioni dei familiari, servizi in delega e Ambito Socio-Assistenziale 6.4, e poi ancora il progetto Solimbergo di unità educativa territoriale Casa Mander.

La mostra fotografica sarà aperta con ingresso libero dal 28 aprile al 6 maggio dalle 18.30 alle 21.30, il primo maggio in concomitanza con la marcia. Fabio Passador è nato ad Aviano nel 1980, formatosi in fotografia e grafica pubblicitaria, è socio lavoratore di Itaca dal 2004 con il ruolo di educatore.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Il welfare aziendale è uno strumento cresciuto in maniera rapida e costante negli ultimi anni, anche a causa della tendenziale riduzione del welfare pubblico. È uno strumento  che piace sempre di più ai lavoratori perché consente di massimizzare il valore netto delle risorse stanziate dalle aziende, grazie al sostanziale azzeramento del prelievo fiscale e contributivo. Se l’azienda mette a disposizione 100 euro per ogni lavoratore, il valore che arriva in tasca al singolo è molto vicino a questa somma, al contrario di quanto accade con la retribuzione classica.

Ma cos’è il welfare aziendale? Non esiste una nozione legislativa, ma possiamo definirlo come l’insieme dei beni e dei servizi che un’azienda eroga in favore dei propri dipendenti per soddisfare alcuni bisogni di carattere extra lavorativo.

Buoni pasto, assistenza sanitaria, voucher e convenzioni per acquisti o servizi a prezzi scontati sono tra le misure generalmente più note al grande pubblico in materia di welfare aziendale. Ben più vario è tuttavia l’insieme di iniziative attraverso le quali le aziende, grazie all’art. 51 del Testo Unico delle Imposte sul Reddito (TUIR), possono farsi carico dei bisogni dei propri dipendenti e dei loro familiari, venendo così ad assumere una funzione d’integrazione sussidiaria dalla valenza anche sociale.

Gli articoli 51 e 100 del TUIR, infatti, hanno individuato un ampio panel di servizi che non costituiscono reddito da lavoro dipendente. Da sanità, istruzione e previdenza (per tradizione visti come i pilastri del welfare aziendale) a quelli legati all’area ricreativa, passando per i cosiddetti fringe benefits (ad esempio, il cellulare aziendale) e i servizi di conciliazione, vale a dire tutte quelle misure pensate con un occhio di riguardo per la conciliazione tra vita lavorativa e privata del lavoratore: assistenza sanitaria integrativa, buoni pasti, servizi di trasporto collettivo casa-lavoro, istruzione a rimborso, assistenza a familiari anziani o non autosufficienti, assicurazioni rischio non autosufficienza e malattia grave, contributi previdenziali e assistenziali, fringe benefit, voucher, muti e finanziamenti, altri servizi.

Il Welfare aziendale, dunque, piace alle aziende perché è facile da attivare (anche unilateralmente, senza passaggio sindacale) e riduce il costo del personale, ma piace anche ai lavoratori perché consente di massimizzare il valore netto delle risorse che vengono stanziate dalle aziende, grazie all’azzeramento del prelievo fiscale e contributivo.

I vantaggi per le aziende: incremento della produttività, contenimento del costo del lavoro, fidelizzazione dei talenti e riduzione del turnover, miglioramento della reputazione aziendale, i vantaggi per i dipendenti, aumento del potere d’acquisto, conciliazione tra lavoro e vita privata, libertà di scegliere i benefit in base alle proprie esigenze, accesso a servizi per la crescita professionale.

Che il Welfare Aziendale funziona non c’è dubbio, ci credono, infatti, otto aziende su dieci. A non crederci fino in fondo sono proprio i dipendenti, ancora convinti che le aziende implementino questi piani per contenere i costi del personale. Una volta compresone i vantaggi, anche i lavoratori non potranno più farne a meno e le aziende, quelle serie, si sostituiranno sempre di più allo Stato nell’attuazione di misure di welfare, in una sorta di sussidiarietà all’incontrario.

Le cooperative sociali, infine, possono svolgere nell’attuale assetto di mercato, la funzione di intermediario tra domanda e offerta aggregata di servizi di welfare aziendale in un approccio che deve essere di sistema per riuscire ad individuare soluzioni di welfare a vantaggio dei dipendenti e delle loro famiglie, in termini di nuovi e migliori servizi, e delle aziende, sotto il profilo della produttività.

Anche il Calabria iniziano i primi timidi approcci a questo strumento e la cooperativa sociale KYOSEI di Catanzaro ha avviato un rapporto di collaborazione con la cooperativa sociale CADIAI di Bologna per attività di welfare aziendale a favore dei lavoratori dei punti vendita ZARA di Cosenza e Reggio Calabria.

Si tratta, forse, della prima esperienza di questo genere in Calabria.

Giancarlo Rafele (da giancarlorafele.wordpress.com)

 

Pubblicato in Lavoro

“Infanzia cresce sicura" è un evento che si inserisce all'interno della quarta edizione del roadshow in simultanea in tante città italiane, organizzato da Italia Loves Sicurezza (ILS) per celebrare la Giornata mondiale della salute e della sicurezza sul lavoro. L'evento si svolgerà il 27 aprile in contemporanea in 65 servizi all'infanzia 0-3, sia privati che gestiti dalla Cooperativa sociale Arca per conto delle amministrazioni pubbliche, distribuiti in tutta la Toscana.

L'evento ha lo scopo di potenziare il concetto di sicurezza in caso di emergenza in un ambiente, come il nido d'infanzia o lo spazio gioco, in cui la bambina e il bambino hanno bisogno di una particolare attenzione e protezione. Nello specifico si intende affrontare in chiave ludico-educativa un'attività complessa come l'evacuazione da un edificio in situazione di emergenza, dove la straordinarietà del momento impatta in maniera rilevante a livello sia emotivo che fisico.

Lo scorso anno Stefano Pancari, ambassador di Italia loves sicurezza, ha invitato alcuni rappresentanti della cooperativa sociale Arca a partecipare a "Turn on the light",  realizzato a Firenze, che ha visto l'accensione del logo del movimento sul Ponte Vecchio. Nuovi ambassador interni alla cooperativa hanno ideato quest'anno l'evento di "Infanzia cresce sicura", contagiando educatrici ed educatori all'infanzia, i quali, condividendo lo spirito ed i valori stessi di ILS, si sono attivati personalmente e hanno contattato nel territorio diversi enti e associazioni locali impegnati sul tema della sicurezza e la gestione delle emergenze.

Il 27 aprile l'evento si aprirà nei 65 servizi all'infanzia con un'attività di lettura del libro "Buongiorno Pompiere" di Michaël Escoffier e Matthieu Maudet. Successivamente sarà lasciato spazio alla creatività degli educatori e alla libera espressione dei bambini attraverso laboratori, grafico-pittorici, di manipolazione, di gioco simbolico o di media education. Tante le iniziativepromosse nei singoli nidi d'infanzia e spazi gioco: dalle visite dei Vigili del Fuoco in uniforme e con mezzi dedicati, agli incontri con le associazioni di volontariato attive nell'antincendio boschivo, fino all'esperienza con il cane molecolare (addestrato per la ricerca di sopravvissuti tra le macerie)organizzato insieme alla Protezione Civile di Certaldo.

Italia Loves Sicurezza (ILS) è il movimento di persone (definite "ambassador") che sta contribuendo a cambiare la cultura in ambito salute e sicurezza in Italia, innovando il modo di comunicare questi valori: non solo attraverso regole e leggi che, pur se necessarie, non sono sufficienti, ma facendo leva sulle emozioni e sulla leadership personale, in modo che ciascuno sia in grado di intervenire in tutte quelle situazioni nelle quali sono a rischio la salute e la sicurezza proprie e di chi si ha a cuore.

Arca Cooperativa Sociale è stata costituita nel 1983, con lo scopo di progettare ed erogare servizi sociali, socio assistenziali ed educativi, in forma sia privata che in convenzione con Amministrazioni Pubbliche. Oggi, nell'ambito dell'area infanzia, rappresenta una rete diffusa su tutto il territorio toscano costituita da oltre 350 tra educatrici, educatori e addetti all'infanzia, cuochi, coordinatori pedagogici, che ogni giorno operano nei nidi d'infanzia e negli spazi gioco educativi e accolgono circa 2000 bambini tra i 3 ai 36 mesi.

 

Pubblicato in Toscana
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